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lunedì 25 ottobre 2010

Il professore leghista a ruota libera: "I bergamaschi dei Mille? Drogati e noi padani solo un po cornuti !"

Il caso - Andrea Rognoni Centro delle Culture Lombarde si scaglia contro i bergamaschi che hanno partecipato alla spedizione di Garibaldi.


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“E’ una vergogna considerare Bergamo la città dei Mille visto che non erano altro che persone drogate che facevano finta di unire l’Italia”. Ad affermarlo è il professor Andrea Rognoni (nella foto) del Centro delle Culture Lombarde di Busto Arsizio intervenuto al dibattito “Simboli e partito” al centro identitario di Bassano, Milano. All’incontro, trasmesso in diretta da Radio Padania e organizzato da un’associazione della Lega Nord, hanno partecipato anche l’europarlamentare Mario Borghezio e Davide Boni,Il Fatto viene riportata la cronaca degli interventi.
Ma chi è Andrea Rognoni? E’ un professore del Centro delle Culture Lombarde di Busto Arsizio (via Alberto da Giussano, 10A) che organizza incontri in tutta la regione. Ogni settimana Rognoni partecipa a una tavola rotonda, un confronto, un convegno che ha per tema il dialetto ed espone il suo pensiero. Spesso senza peli sulla lingua, così come tanti suoi colleghi fedeli al Carroccio.
E’ successo anche sabato a Milano, con Rognoni che si è lanciato in un’invettiva contro i bergamaschi che hanno partecipato alla spedizione dei Mille. “Solo dei drogati” – secondo il professore, che ha riscosso anche un discreto consenso tra i presenti. E pensare che lo stesso Rognoni solo un paio di settimane fa era ospite proprio della Provincia di Bergamo per il primo appuntamento de “La nòstra lèngua: la lingua bergamasca” che si è tenuto allo Spazio Viterbi di via Tasso. Nel primo dei tre incontri in programma Rognoni si è scagliato contro il centralismo nazionalista, secondo lui un pericolo per il dialetto. "Dopo un secolo e mezzo di denigrazione (dialetto, vernacolo, parlata, patois) da parte della cultura ufficiale unitaria – ha detto, come si può leggere sul sito ufficiale della Provincia di Bergamo -, la nostra lingua lombarda rischia - anche in un regime che si dice democratico e che all'art. 6 della propria Costituzione proclama la difesa di tutte le lingue storiche dei territori facenti parte lo Stato - di essere sacrificata sull'altare del centralismo nazionalista prima e della unificazione economico-linguistica ad un unico idioma mondiale poi."

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