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domenica 16 maggio 2010

MARIO VARGAS LLOSA? FALSA L' INTERVISTA O UN CRETINO FATTO E FINITO?

Pablo Picasso diceva dei suoi connazionali gli spagnoli: 
".....al mattino vanno alla messa,al pomeriggio alla Corrida e alla sera al bordello !  "
Chissà se vale anche per Mario Vargas Llosa noto scrittore spagnolo ?

La dinamique du plaisir dan la famille
"Eros et Toros" nature blessé
Come se ciò non bastasse, perfino la Chiesa Cattolica non condanna questi spettacoli, al contrario, è consuetudine che le corride siano fatte in "  onore dei santi con l'approvazione del clero. 
La verità è che non esiste alcuna giustificazione morale per rifiutarsi di prendere in considerazione la sofferenza di un essere vivente, sia esso umano o non umano. Gli animali sono esseri senzienti che provano gioia, felicità, paura e dolore, proprio come gli esseri umani. Non abbiamo alcun diritto di farli soffrire per il nostro "divertimento. Se qualunque tortura inflitta ad un animale merita di essere condannata, le corride sono il peggior tipo di tortura perché sono fatte in nome dell'intrattenimento. Dobbiamo smetterla di torturare gli animali e dobbiamo fermare per sempre questi spettacoli di brutalità e violenza. 
"    Un piccolo passo separa coloro che torturano gli animali e infliggono loro sofferenze, dal fare lo stesso sui propri simili  "   


In una città francese (amante delle Corride) ho fatto nel 2008 una mostra che non è stata molto apprezzata,semplicemente perchè trattavo il tema della Tauromachia in termini filosofici e cedendo in nulla al mito della Corrida,tanto apprzzato daMario Vargas Llosa,una pseudo cultura,una barbarie indegna del nostro tempo,mi lascia qualche perplessità il fatto che Picasso abbia abbondantemente celebrato nella sua opera il tema anche se si dice che era piu una metafora personale e infatti lui lo dice si identifica con il Minotauro "...se unite una serie di punti,luoghi e storie,vissuti della mia vita vedrete che ne esce il disegno di un Minotauro".Tra le altre cose Picasso diceva che gli spagnoli "...al mattino vanno a messa,al pomeriggio alla Corrida e alla sera al bordello...",Picasso riconobbe d'essere nato dentro la Corrida e la identificava come una componente della sua identità capace di ispirarlo,rammentate il toro nel "Guernica"?
Il tratto Realista,la metafora del popolo ribelle amante della libertà etc,
A suo tempo questo mi fece riflettere e finii con l'identificare nella Corrida una liturgia purificatrice di marca cristicola roba tipo il dolore ti redimerà (...) il toro che notoriamente è il simbolo dell'Eros umano,della sua potenza,della sua incontenibile irruenza viene accostato dal pensiero cattolico sacrificale-dolorista-sessuofobo al diavolo,al peccato,al male mentre il Toreador è l'eroe stoico,epico,puro nella fede che con grazia,leggiadria,armonia e virtu uccide la "bestia" in un rituale salvifico,esorcizzante e purificatorio...!?
Tutto questo non è altro che una rievocazione di culti sacrificali dell'antico mondo pagano (...)
Monda i suoi peccati,le sue trasgressioni e celebra le virtù della fede...Non per niente i segni della croce e i crocefissi nelle arene si sprecano,un po di superstizione non guasta,stanno li pure per scaramanzia,ma meglio sarebbe se ci mettessero il mago Otelma.
Ovviamente le cose stano in un modo un po piu complesso,il rituale della Corrida è anche una eredità del mondo pagano primitivo,quello in cui si sacrificava alla divinità dal primogenito (Cartagine) alla bestia piu bella donata al Dio crudele e geloso (Abele e Caino). 
Eredità presente anche nel "libro dei libri" la Bibbia allorchè il "buon Dio" chiede a un padre di dimostrargli la sua fede sacrificandogli il figlio prediletto ('episodio è noto e non serve che lo rammenti).Insomma una vecchia abitudine quella di far scorrere,imolare il sangue in segno di devozione.
Sospetto pure che si volle con la "Cristicola" Corrida cancellare le tracce del culto di Mitra,culto che aveva al centro il Toro e godeva di un grande successo nell'Impero Romano (...)
E curioso che un fatto legato allo scorrere del sangue e al dolore possa assurgere a cultura e nascondersi dietro il paravento della tradizione (...)
Sul piano simbolico stupisce che il machismo degli spagnoli ed il loro Eros personale trovi nel toro un degno nemico !
Il malinteso in cui precipitano letteralmente ingannati dal pensiero "cristicolo" se svelato il lato analittico,psicologico ci dice di un rito di auto-castrazione affettuato dall'uomo contro il simbolo del suo stesso Eros!
L'uomo popola il mondo di sensi e matafore,tutto è simbolo e l'insieme di questi nel profondo intereagisce ed emerge nelle "culture".
Bravi,complimenti e tutti a casa!
Oggi la Corrida alle notizie che mi pervengono si svolge piu che altro per un limitato pubblico di turisti di cui la meta non resiste e vomita prima della fine dello spettacolo!
Uno zoccolo duro di affezzionati e fanatici resiste (arrivano a produzze testimonianze medico veterinarie che affermano che l'animale non soffre perchè privo di anima!),sia in Spagna che in Francia ferocemente contrastati da varie organizazioni animaliste.
Da ultimo ho notato come Corrida faccia rima con alcool (una pura "coincidenza" annegare il dolore per 'Eros perduto proprio nell'alcool... scorre a fiumi (ne sono stato testimone e lo spettacolo è impressionante tantopiu che realizata la castrazione rituale del simbolo dell'Eros (il toro) a tarda notte quando la Feria finisce tutti vanno in bianco,felici e contenti,meno i tori ovviamente,complice l'alcool direte voi...
Ditemi bravo perche sono stato breve e conciso.
Vi allego due dei miei quadri che parlano della Corrida e dell'EROS,magari mi dite se vi piacciono.
Venendo a Mario Vargas Llosa quando dice:
"  Vietare le corride, oltre a un oltraggio alla libertà, è anche giocare a fare finta, rifiutarsi di vedere a viso aperto quella verità che è inseparabile dalla condizione umana: che la morte ronza intorno alla vita e finisce sempre per sconfiggerla; che, nella nostra condizione, entrambe sono sempre intente in una lotta permanente e che la crudeltà — ciò che i credenti chiamano il peccato o il male— fa parte di essa, ma anche così la vita può essere bella, creativa, intensa e trascendente. Proibire i tori non attenuerà in nessun modo questa verità e, oltre a distruggere una delle manifestazioni più audaci e appariscenti della creatività umana  "
Mi fà letteralmente sobbalzare sulla sedia,sembra un passo preso di pari passo dagli Ignobel e indegno di un grande  della letteratura quale lui è.
Mi perdonerà se liquido questo suo passo,paragrafo con una citazione lapidaria del nostro Gabriele D'Annunzio "Non ha nulla da insegnare chi ha molto sofferto ! " parafrasandola si potrebbe dire che non ha nulla del fatto culturale un momento di tortura e sofferenza e che men ci frega che ci siano persone capaci di trarre godimento da questo genere di rappresentazioni primitive che nei secoli hanno prodotto canoni estetici equiparabili al nazismo.
Non solo un fatto è nutrirsi (...) sia pure torturandolo un animale e un'altra cosa è nutrire il nostro universo simbolico del profondo,la nostra cosmogonia simbolica con atti e episodi di sofferenza inflitta gratuitamente,e ancor meno lecito accettare surretiziamente il fatto esorcistico (...) della Corrida,se hanno paura non hanno che da rinchiudersi in casa!
Esso interpreta la vita in termini esculsivamente doloristi,roba da "valle di lacrime" cristicola...puro Pensiero Magico,spazzatura,superstizione impastata di sadomasochismo! 
 Poi insiste :"....riorienterà la violenza ristagnata nella nostra condizione verso forme più crude e volgari, e magari verso il nostro prossimo. In effetti, perché inferocirsi contro i tori se è molto più eccitante farlo con i bipedi in carne e ossa che, per di più, strillano quando soffrono e in genere non hanno corna? " a suggerirci che abolita la Corrida fatto altamente "pedagogico" nelle dinamiche della non-violenza potremmo ritrovarci a praticarla su di noi una certa forma di violenza!
Lucido delirio e distrazione,a voi l'arduo quesito...
La Storia sembra non avergli insegnato nulla;nè quella di ieri nè quella che imperversa sotto i suoi occhi solo che accenda il tubo catodico o il pc!
Questa ntervista del  "El Pais" ripresa dal Corriere della sera.it che allego qui sotto potrebbe benissimo non essere mai stata rilasciata da Mario vargas Llosa,è talmente cretina da sembrare inverosimile,un falso,come è accaduto di recente da noi (...) io propendo per questa ipotesi,qualcuno più cattivo di me indagherà,almeno spero.
E qui la finisco con le parole di un sapiente,emerge dalle nebbie del tempo della classicità  romanica,dice: " crudelitas in animalia est tirocinium  contras homines "
Publius Ovidius Nasone

"Eros et Toros" la dinamique du plaisir dan la famille grec-romaine

 Per la libertà della corrida:le ragioni di una festa crudele

Vargas Llosa: «Vietarla sarebbe un’enorme perdita per l’arte, la tradizione e la cultura nella quale sono nato»



L’intento di proibire le corride di tori a Barcellona ha avuto ripercussioni in mezzo mondo e, nel mio caso, nelle ultime settimane mi ha coinvolto in polemiche in difesa della festa dei tori in tre Paesi diversi, davanti agli infuriati detrattori della tauromachia. La discussione più accesa è avvenuta nella notte di Santo Domingo — una di quelle sere stellate, di brezza soave, che danno ristoro al viaggiatore nella canicola del giorno —, nel cuore della Città Coloniale, nella terrazza di un ristorante da cui non si vedeva il mare vicino, ma lo si poteva ascoltare. Qualcuno ha lanciato la discussione e la signora a capotavola, fino a quel momento un modello di gentilezza, intelligenza e cultura, si è trasformata. Tremante d’indignazione, ha cominciato a inveire contro coloro che godono di questo indicibile spettacolo di pura barbarie, erede di atrocità come quelle che infervoravano le moltitudini nei circhi romani e nelle piazze medievali in cui si bruciavano gli eretici.
Quando io le ho assicurato che la delicata aragosta che lei stava facendo fuori in quello stesso istante e con evidente diletto era stata vittima, prima di finire sul suo piatto e tra le sue papille gustative, di un trattamento infinitamente più crudele di un toro da combattimento in un’arena, e senza la benché minima possibilità di rifarsi sferzando una stoccata al perverso cuoco, temevo che la gentildonna mi avrebbe schiaffeggiato. Ma la buona educazione ha prevalso sulla sua ira e si è limitata a chiedermi prove e spiegazioni. È rimasta ad ascoltare, con un sorriso annichilente che le serpeggiava tra le labbra, di come le aragoste in particolare, e i crostacei in generale, vengono tuffati vivi in acqua bollente, dove vengono arsi a fuoco lento perché, a quanto pare, patendo quel supplizio la loro carne diventa più saporita grazie alla paura e al dolore che provano.
E senza darle tempo di replicare, ho aggiunto che il granchio degustato da un altro dei commensali probabilmente era stato mutilato di una delle sue chele e restituito al mare, così che l’altra potesse crescergli in modo elefantiaco e placare meglio così gli appetiti degli amanti di un tale manicaretto. Giocandomi la vita — perché a quel punto gli occhi della signora in questione denunciavano intenzioni omicide — ho aggiunto qualche altro esempio dei più indescrivibili supplizi cui sono sottoposti infinità di animali terrestri, volatili, fluviali e marini per soddisfare le fantasie degli esseri umani. E ho concluso chiedendo alla signora se lei, coerente con i suoi principi, sarebbe stata disposta a votare in favore di una legge che proibisse per sempre la caccia, la pesca e ogni forma di utilizzo del regno animale che comportasse sofferenza.
La sua prevedibile risposta è stata che una cosa è uccidere animali per mangiarseli e potersi così sostentare e vivere, un diritto naturale e divino, diverso è ucciderli per puro sadismo. Le ho domandato se per caso avesse mai visto nella vita una corrida di tori. Ovviamente no e non l’avrebbe mai fatto anche per un miliardo. Le dissi che le credevo e che certamente né io né nessun patito della festa dei tori avrebbe mai obbligato né lei né nessun altro ad assistere a una corrida. E che l’unica cosa che chiedevamo era una forma di reciprocità: che lasciassero decidere a noi se andare o meno a vedere i tori, nell’esercizio della stessa libertà che lei metteva in pratica mangiandosi aragoste bruciate vive o granchi mutilati o indossando cappotti di cincillà, scarpe di coccodrillo o collane di ali di farfalla.
Le ho spiegato che la corrida, per alcuni, può rappresentare una forma di alimento spirituale ed emotivo tanto intenso e arricchente quanto un concerto di Beethoven, una commedia di Shakespeare o un poema di Vallejo. Nessuno può negare che la corrida di tori sia una festa crudele. Ma non lo è meno di altre infinite attività e azioni umane che riguardano gli animali, ed è una grande ipocrisia concentrarsi proprio sulla prima, e dimenticarsi od ostinarsi a non vedere queste ultime. Chi vuole proibire la tauromachia, in molti casi, e adesso nel caso di Barcellona, lo fa solitamente per ragioni che hanno a che fare più con l’ideologia e la politica che con l’amore verso gli animali.
Il toro da combattimento fino al momento in cui entra nell’arena è probabilmente l’animale più accudito e meglio trattato del creato, come hanno constatato tutti quelli che si sono presi la briga di visitare un allevamento di tori da corrida. Ma queste ragioni valgono poco o niente, di fronte a chi, a priori, proclama il proprio rifiuto e condanna una festa in cui scorre il sangue ed è presente la morte. Certo, è un suo diritto. Come lo è quello di muovere tutte le campagne possibili e immaginabili per convincere la gente a rinunciare ad assistere alle corride così che queste, per assenteismo, finiscano per languire fino a scomparire del tutto. Potrebbe succedere. Io credo che sarebbe un’enorme perdita per l’arte, la tradizione e la cultura nella quale sono nato; ma se deve avvenire così — nel modo più democratico, quello della libera scelta dei cittadini che votano contro la festa smettendo di andare alla corrida —bisognerebbe accettarlo.
Ciò che è intollerabile è il divieto, una cosa che mi sembra tanto illecita e tanto ipocrita come lo sarebbe proibire di mangiare aragoste o gamberetti con la motivazione che non si devono far soffrire i crostacei (ma i maiali, le oche e i tacchini invece sì). La restrizione della libertà che questo implica, l’imposizione autoritaria nell’ambito del piacere e della passione, è una cosa che mina un fondamento essenziale della vita democratica: quello della libera scelta. La festa dei tori non è un’attività eccentrica e stravagante, marginale per il grosso della società, praticata da infime minoranze. In Paesi come Spagna, Messico, Venezuela, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia e nel sud della Francia è una tradizione antica, profondamente radicata nella cultura, un marchio di identità che ha segnato in modo indelebile l’arte, la letteratura, gli usi, il folklore, e che non può essere estirpata con fare prepotente e demagogico, per ragioni politiche di corto orizzonte, senza ledere profondamente le conquiste della libertà, principio centrale della cultura democratica.
Vietare le corride, oltre a un oltraggio alla libertà, è anche giocare a fare finta, rifiutarsi di vedere a viso aperto quella verità che è inseparabile dalla condizione umana: che la morte ronza intorno alla vita e finisce sempre per sconfiggerla; che, nella nostra condizione, entrambe sono sempre intente in una lotta permanente e che la crudeltà — ciò che i credenti chiamano il peccato o il male— fa parte di essa, ma anche così la vita può essere bella, creativa, intensa e trascendente. Proibire i tori non attenuerà in nessun modo questa verità e, oltre a distruggere una delle manifestazioni più audaci e appariscenti della creatività umana, riorienterà la violenza ristagnata nella nostra condizione verso forme più crude e volgari, e magari verso il nostro prossimo. In effetti, perché inferocirsi contro i tori se è molto più eccitante farlo con i bipedi in carne e ossa che, per di più, strillano quando soffrono e in genere non hanno corna?
Traduzione di Francesca Buffo © El País

2 commenti:

  1. réapprendre à rêver , à contempler et à coder les rêves...et là vous verrez que les corridas n'apporteront plus aucun sens à vos propres sens.

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  2. çà c'est de la prose chérie,une sintes lirique et trés poetique,merci.

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"Rifiutare di avere opinioni è un modo per non averle. Non è vero?" Luigi Pirandello (1867-1936)