Fonte-Droga, santi e telefilm
Comunità che fanno male
Parla l'autore del noir «Mara come me», edizione Cooper, storia fantasiosa ma anche autobiografica ispirata al prelato amico del Cav.
«In futuro sarei guarito dalle numerose malattie causate dalla droga ma mai mi sarei del tutto liberato dallo stress e dal dolore subiti». Fausto è solo uno dei tanti ragazzi che come naufraghi esausti approdano in una ben precisa comunità di recupero per tossicodipendenti, molto sponsorizzata, e si ritrovano invece prigionieri di una sorta di setta dove le conoscenze medico-scientifiche vengono rifiutate e sostituite dalla «Cristoterapia», imposta da un prelato sempre circondato da guardie del corpo e dai suoi fedelissimi. Una comunità dove le forze dell'ordine si fermano alla porta, anzi, attendono in auto "il Don" da scortare. Abusi, soprusi, violenze psichiche, fisiche e sessuali: «Ma era poi così difficile immaginare come quasi 600 individui provenienti dalle strade di tutta Italia e con le esperienze più miserevoli alle spalle, rinchiusi nello stesso luogo e sotttoposti a privazioni di tutti i tipi tra cui quelle del sesso, potessero dedicarsi a
qualcosa di diverso, viste le finalità strumentali della direzione?». Li «c'era don Luigi, ma chi controllava che don Luigi fosse idoneo a un compito simile? Il Vaticano? Chi verificava la preparazione dei suoi collaborarori, in maggioranza ex tossici formatisi in quella stessa scuola?».
Fausto è il protagonista del romanzo di Marco Salvia «Mara come me» appena edito dai tipi della Cooper(pag. 159, euro 13). Un noir dal ritmo serrato, intrigante e appassionante, che in questa edizione (la seconda: venne pubblicato per la prima volta nel 2004 da Stampa Alternativa) porta in calce la rivelazione del segreto che nasconde la storia vera del fondatore della comunità cui l'autore si è ispirato.
Salvia, ci racconti tutto dall'inizio, da quando il suo noir venne scelto dalla Coloradofilm di Gabriele Salvatores per farne una fiction.
Scrissi la sceneggiatura, ma è finita sepolta in un cassetto, perché ormai in Italia non si fa più un film se non passa per la televisione e in tv le porte si sbarrarono una ad una. Si può immaginare che tipo di reazioni ha sollevato quel Don, manipolatore di anime, che fonda una sorta di città-stato tra le colline del centro Italia dove riceve illustrissimi ospiti e dove le terapie psicologiche e farmacologiche per la cura della tossicodipendenza non sono altro che «ridicoli palliativi inutili e fuorvianti», come afferma il Don Luigi del romanzo.
Fu allora, nel 2005, proprio sul manifesto che lei svelò i tratti autobiografici, reali, di un romanzo che è anche costruito su spunti di fantasia e rivelò a chi era ispirato don luigi, uno del personaggi principali. Venne querelato?
Assolutamente no, anzi. Dissi esplicitamente che si trattava di Don Pierino Gelmini, fondatore della comunità Incontro di Amelia(Tr). Anche se per scrivere il romanzo ho raccolto quasi 100 interviste di ospiti di varie comunità terapeutiche, e per quanto riguarda l'omicidio descritto nel romanzo, mi sono ispirato alle deposizioni del processo a Vincenzo Muccioli (assolto in secondo grado) il fondatore di San Patrignano. Sono testimone del grande business che si è sviluppato attorno a questo tipo di comunità e alla propaganda che tende solo a fare disinformazione sul problema delle droghe. In Francia la comunità Le Patriage, che ha lo stesso approccio ideologico di Gelmini e Muccioli, è stata iscritta sul registro delle sette.
È successo invece che il mio libro è stato acquisito agli atti dell'inchiesta della procura di Terni, e io stesso sono stato ascoltato dal pm Barbara Marzullo che nel marzo 2009 richiese e ottenne il rinvio a giudizio per don Gelmini con l'accusa di aver abusato sessualmente di 1O ospiti della comunità Incontro, alcuni dei quali minorenni.
Parliamo di un personaggio non da poco: nel 2006 con la sponsorizzazione di don Gelmini è diventata legge dello stato Italiano la Fini-Giovanardi che senza alcun fondamento scientifico ha parificato di fatto l'eroina alla marijuana facendo la ricchezza delle mafie e delle comunità terapeutiche private. E riempiendo le carceri di tossicodipendenti o di piccoli spacciatori. Lei ha conosciuto don Gelmlnl, vero?
Sì. Negli anni '80 ho passato una decina di giorni nella comunità Incontro, ad Amelia. E ho conosciuto tanti ragazzi che vi sono passati. Ho aiutato alcuni di loro a farsi forza e denunciare, perciò mio malgrado sono diventato il catalizzatore di tante terribili storie, tanti ragazzi che mi cercano perché non sanno a chi rivolgersi. Purtroppo sono anni che ricevo tanti piccoli "avvisi", telefonate mute notturne e altro. Ma non mi importa. Qualche tempo fa mi chiamò la madre di un ragazzo che mi chiedeva aiuto perché era disperata, tanto più perché lei era molto devota a quel prelato e lo vedeva come una sorta di santo. È così, d'altronde, che vogliono farlo passare. È già cominciata l'operazione di santificazione con un film dal titolo «Don Pierino» -l'unico che in quest'Italia anestetizzata si può fare su don Gelmini- che è pieno di falsificazioni, uno spottone per descriverlo come un santo e accusare di persecuzione chi lo ha denunciato e chi indaga. Una fiction appena prodotta che è un manifesto per esaltare questa persona e che presto - ne sono sicuro - vedremo in televisione. Pensi che tra le varie comparsate di questo film, veri e propri testimonial della sua immagine mediatica, c'è anche Silvio Berlusconi.
Queste sono sue valutazioni, non l'ho ancora visto. Dunque quest'anno, in occasione dell'apertura del processo a don Gelmlni prevista per Il 29 marzo 2011 ma subito rinviata a ottobre per problemi di salute del principale imputato (gli altri sono tre suoi collaboratori ma uno, Pierluigi La Rocca, nel frattempo si è suicidato, la casa editrice Cooper le ha chiesto di aggiungere in calce al romanzo la cronologia del caso giudiziario del controverso sacerdote. Perché lei ci tiene così tanto a far emergere questa storia?
Perché si dice sempre che ha salvato tante persone mentre io credo siano molte di più quelle che ha distrutto. Poi ci sono persone che sono state brave a salvarsi da sole, e la comunità ha offerto loro un posto dove farlo. Basti pensare che non è riuscito a salvare nemmeno La Rocca, ex tossicodipendente e suo fedelissimo trattato a base di Cristoterapia per vent'anni. Va detto chiaramente che il processo va fatto e non deve essere affossato. lI problema è che queste comunità ricevono moltissimi soldi pubblici. Don Gelmini, poi, malgrado abbia già scontato 4 anni di carcere negli anni '70 e sia accusato di abusi sessuali, gode della difesa ad oltranza di molti e potenti esponenti politici del centrodestra e degli ingenti doni di Berlusconi, decine di milioni di euro che gli sono serviti a costruire un impero di 150 comunità nel mondo anche in Thailandia, Bolivia e Costarica(5 milioni di euro solo negli ultimi anni, secondo la lista di donazioni resa nota dallo stesso Berlusconi attraverso Italia 1 nel febbraio scorso, ndr).
Nella postfazione al romanzo lei racconta le mille difficoltà incontrate dai ragazzi abusati nel trovare credibilità ("è la nostra voce che ascolteranno, non quellà di un tossico bugiardo come te'') e dalle famiglie impaurite dalla potenza e dalle conoscenze del personaggio.
Ma perché, se fossero veri tutti questi abusi, la comunità terapeutica non esplode?
Perché c' è effettivamente un grande controllo carismatico su persone molto fragili come i tossicodipendenti e le loro famiglie. Persone che non sanno a chi altro rivolgersi perché questo governo sta smantellando poco a poco tutti i servizi sociali per tossicodipendenti. Sono ragazzi che cercano un nuovo padre e genitori che credono più all'immagine che alla realtà. Dentro la comunità la legge non entra perché esiste solo la legge-verità del capo supremo. È una semplificazione che sviluppa dipendenza perché le leggi sono semplici, preistoriche, e se fili dritto spesso ti viene dato un ruolo che ti permette di usare potere verso gli altri. La società -che rimane fuori e non entra mai in queste strutture al contrario di quanto avviene perfino nelle carceri- è più complessa, è più difficile confrontarsi con le norme, le relazioni e la libertà di scelta. Un progetto di recupero, invece, dovrebbe essere un progetto di restituzione alla società.
Lei trova delle somiglianze tra la figura pubblica di Don Gelmini e quella di Silvio Berlusconl?
Assolutamente sì: antropologicamente, culturalmente, politicamente. Entrambi puntano a un potere carismatico ma don Gelmini, che non ha nulla di mistico, io credo sia più reazionario e bigotto. Sono molto potenti e sanno usare bene l'immagine mediatica, entrambi odiano chi si mette di mezzo sul loro cammino. Non aspirano all'autorevolezza ma ad ottenere riconoscimento. E questo è terribile, perché se una persona accede a un servizio non deve essere riconoscente a nessuno, è un suo diritto. Entrambi lavorano per costruire fabbriche di benpensanti, per limitare la capacità di pensiero delle persone. Gelmini conosce molto bene Berlusconi.
Eleonora Martini da "IL MANIFESTO" del 3/5/2011
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martedì 16 aprile 2013
venerdì 31 agosto 2012
PEDOFILIA BENEDICT GROESCHEL "I PEDOFILI VENGONO SEDOTTI DALLE LORO VITTIME"
Scandalo negli Stati Uniti,per un prete americano certi bambini "seducono" i pedofili.
Se certi bambini sono vittime di un pedofilo è perchè i primi hanno sedotti .
E quanto afferma Benedict Groeschel lunedi 27 Agosto durante una intervista al National Catholic Register in un articolo subito ritirato alle prime avvisaglie dello scandalo.
Il francescano ha evocato il caso Jerry Sandusky,un allenatore di footnall condannato questa estate per pedofilia e che qualifica di "povero uomo".
Quando pensano ad un pedofilo "le persone hanno in mente qualcuno che ha metodicamente pianificato le sue azioni,uno psicopatico insomma..." assicura il prete francescano di 79 anni "ma non è proprio cosi;immaginate un uomo in piena depressione nervosa,un giovane si avvicina per consolarlo.
In molti casi il giovane di 14,16 o 18 anni è il seduttore".
Secondo lui è in cerca di una "relazione romantica" e non intessuta da "rapporti sessuali" Benedict Groeschel aggiunge che i preti pedofili "non dovrebbero essere imprigionati poichè la loro prima intenzione non era quella di commettere un crimine" .
Davanti alla polemica e all'indignazione suscitata alle affermazioni del francescano l'articolo immediatamente ritirato è stato rimpiazzato da un comunicato sul sito del National Catholic Register.
"La pedofilia non è mai scusabile" scrive Jeanette R De Melo redattrice in capo e aggiunge che "la pubblicazione di certi passaggi sono stati un errore editoriale per il quale vi porgiamo tutte le nostre scuse."
Padre Benedict Groeschel si è ugualmente scusato "nelle mie intenzioni non vi era affatto il desiderio di mettere in causa le vittime ,scrive (un prete o chi altro) che abusa sessualmente di un minore ha sempre torto ed è sempre responsabile.
Il mio intelletto e la mia maniera di esprimermi non sono cosi lucidi come lo sono stati in passato,ho trascorso la mia vita ad aiutare il prossimo come meglio potevo.
Mi pento sinceramente del male che ho potuto provocare con le mie dichiarazioni."
In conclusione relativamente al francescano (San francesco si sarà rivoltato nella tomba!) c'è chi auspica l'apertura di una inchiesta e chi prona per un ritiro spirituale in una clinica psichiatrica.
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lunedì 9 aprile 2012
CATTURANO PEDOFILO E LO TORTURANO
WarNet.ws: Педофила наказали
Succede in qualche parte della grande Russia,non conoscendo la lingua non so dirvi dove,daltronde vi è sufficiente guardare il video per comprendere !
Un pedofilo che addesca le sue vittime sui social network fissa un appuntamento a un giovanissimo minore mà ad attenderlo c'è una banda organizata di giustizieri in maschera che in breve lo immobilizano,lo filmano,prelevano i suoi documenti e immettono foto,l'identità,dove lavora e la professione nel web e per finire poi gli rifilano una severa lezione con uno storditore elettrico,credo una specie di Taser !
Più in là non ho avuto il coraggio di inoltrarmi...mi fanno effetto queste scene.
Suppongo che in certe realtà i tutori dell'ordine di occupino di cose più "serie" per cui dei giovani sentono l'esigenza di farsi giustizia da soli...
Non condivido questa cosa,per le ovvie ragioni,di qui all'uccidere il passo è breve,senza contare che la faccenda potrebbe venir strumentalizata a fini politici dalle estreme destra (cosa affatto esclusa in Russia)...
Facciamo una ipotesi:se fosse tutto falso,montato ad arte ?
Se la persona ripresa in video ed esposta nella gogna del web fosse innocente ?
Chi ci dice chele "prove" sono autentiche ?
Facciamo una ipotesi:se fosse tutto falso,montato ad arte ?
Se la persona ripresa in video ed esposta nella gogna del web fosse innocente ?
Chi ci dice chele "prove" sono autentiche ?
Non è la prima volta che nel web russo appaiono questi video,credo di averne già parlato.
Cosa ne pensate,dico al di là del fatto emotivo ?
Qui sotto una immagine significativa diffusa dai nostri giustizieri nostrani....
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sabato 31 marzo 2012
PRETE PEDOFILO ASSEDIA IN SACRESTIA DIVERSI MINORI VIDEO
Le iene-il prete con il chiodo fisso par skorpion-05
Incredibile ma vero !
Potrebbe sembrare una bufala a prima vista se non fosse accompagnata da gente di una certa affidabilità (...) com'è detto nel video ci si stupisce dell'impunità manifesta dal personaggio privo di ogni scrupolo,cosi diretto da suscitare un profondo sgomento.
Com'è possibile che la gerarchia ecclesiastica non sia intervenuta prima giacchè le chiacchiere sul personaggio sono di dominio pubblico da lunghissimo tempo ?
La "catechesi" gif infantile dunque mi pare meritata in questo caso anche se l'argomento si presta pochissimo alla satira per l'evidente scioccante amarezza che lascia.
La "catechesi" gif infantile dunque mi pare meritata in questo caso anche se l'argomento si presta pochissimo alla satira per l'evidente scioccante amarezza che lascia.
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lunedì 26 marzo 2012
TREVISO LE LOLITAS DI "LITTLE LOLAS" E LA PEDOFILIA
![]() |
| Lolita |
L'iniziativa di a cui accenno (in basso) ha un precedente,diversi precedenti sia pure con un discreto grado di raffinatezza e..stroncati sul nascere !
I padani quanto a originalità non vogliono stare dietro a nessuno specie dopo aver annusato il bussines dei concorsi di bellezza per bambini d'oltreoceano e "de noantri" ad opera di mamme che definire isteriche o frustrate è un eufemismo (...)
ROMA – Petizione contro i centri estetici per bambine.
La lancia Telefono Azzurro alla luce della notizia dell’inaugurazione, a Treviso,una delle capitali della "Padania Felix" di un centro estetico chiamato «Little Lolas» (surretizia rievocazione di Lolita personaggio principe di un romanzo scandalo dal successo mondiale di Vladimir Nabokov )
Il centro è destinato a bambine da due a dodici anni.
«Si tratta – osserva in una nota – di un’ iniziativa deplorevole, come tutte quelle che tentano di snaturare i bambini, tradendo l’essenza stessa dell’infanzia e del suo mondo, quella del gioco e dell’innocenza».
«Tutto, dal nome tristemente allusivo, all’idea stessa che viene proposta alle bambine, sposta pericolosamente il limite della consapevolezza, della capacità critica che in un bambino sono in formazione, verso un mondo da cui, per la sua tenera età, deve essere preservato.
Telefono Azzurro non risparmia gli eufemismi pur di non toccare un tema scabrosissimo: la Pedofilia,infatti l'amplificazione del potere seduttivo,l'erotizazione dell'infanzia viene teleguidata in questo centro dagli adulti in una dinamica estetica la cui percezione è tipicamente adulta e in nulla infantile,conseguenza tragica,tristissima,l'infanzia oggetto delle "cure" estetiche viene preparata all'interelazione con il pedofilo !
Che sia un membro della famiglia o un estraneo di fatto non importa l'adolescente prebuberale acquisisce tecniche di seduzione,pose,attitudini e quantaltro da impiegare verso l'adulto più che verso i coetanei !
Quali potranno essere gli interventi "estetici" o l'apprendistato impartito ai piccolissimi dà i brividi alla più fervida immaginazione senza contare il danno inferto dal culto del narcisismo...
La titolare Loredana Lagonigro getta acqua sul fuoco (...) e cerca di raffreddare gli animi surriscaldati...
Ma poi si capisce che l'iniziativa per il momento vuole solo tenere un profilo basso vista l'aria che tira...
Privando al contempo il bambino del piacere della scoperta,del sentimento di meraviglia attraverso le cosidette fasi dell'emulazione in cui accidentalmente si fà scoprire dall'adulto,mamma e papa (...) " cosa fai su quei tacchi scendi subito! "
Inoltre, il gioco – afferma Telefono Azzurro – è un’attività formativa che il bambino deve condurre seguito da personale esperto e appositamente formato». «Confidando nella lungimiranza di ogni genitore», Telefono Azzurro lancia dunque la raccolta di firme «No Little Lolas», da presentare alle Istituzioni locali.
L’intenzione è quella di coinvolgere tutti, dai nomi noti della società, a chiunque voglia dare il proprio contributo. La petizione, inizialmente a livello locale, sarà presto estesa sul territorio nazionale attraverso il sito web dell’Associazione.
(dall' Ansa con integrazioni personali di 100cosecosi)
sabato 24 marzo 2012
IL MONSIGNORE INNAMORATO DEI RAGAZZINI UNO DI ESSI LO REGISTRA LO SCANDALO INSABBIATO
Pedofilia ?
Uno scandalo enorme,forse il più grande in italia,un monsignore che ricopre importanti e prestigiose cariche per anni ha intrattenuto relazioni scabrosissime con dei giovanissimi avvalendosi di tecniche di seduzione raffinatissime,se il reato di plagio esistesse ancora sarebbe già agli arresti !
Un video fornisce la testimonianza drammatica della vittima, inoppugnabile,registra la viva voce del monsignore "innamorato" in relazione ad eventi del decennio precedente quando intratteneva una relazione con un giovanissimo,un minore (...) sulle attitudini del monsignore,per ora tra le "pudiche" lunghe sottane nere vige la consegna del silenzio,noto che per loro dev'essere uno sforzo "un sacrificio immane..."
Lo scandalo ha per ora un respiro ovattato,non è molto presente sui media,tranne che sul corrierone mà senza un entusiasmo evidente...prima l'articolo era qui,adesso puff è scomparso,ce n'è un'altro al suo posto...traetene voi le conclusioni del caso !
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sabato 17 marzo 2012
BELPIETRO LA LEI FRECCERO E TARCISIO BERTONE IL PËDOFILO IMPENITENTE
Tarcisio Bertone lo rammento al servizio di uno stato estero sessuofobico non perde di vista problemi di natura squisitamente politici e
materiali del gregge,in parole povere cosa devono vedere o non vedere prima di entrare occasionalmente in camera da letto (...).
È questa la ragione per cui sta tempestando di telefonate
Mario Monti per difendere la poltrona di Lorenza Lei, il direttore generale della Rai (video epocale) e che è recentemente scivolata inopinatamente sul Paradiso di
Celentano".
Nel video Freccero spara a palle incatenate contro Belpietro di Libero a causa di un programma affossato dalla Lei in una telefonata che passerà alla storia;riesce a svelarci per una volta in RAI en lontana dai soliti paludamenti,la telefonata è irruente, gustosissima e non credo che Libero pubblicandola abbia fatto un buon affare.
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martedì 28 febbraio 2012
VIDEO SEXY SATIRA RUSSA "ANTICOMUNISTA"
Ecco noi abbiamo Silvio "Pornosconi" ormai buono per Villa Serena e l'infermiera (l'età pesa...) e loro i russi hanno Putin (ancora in forma) che poi per una pura " coincidenza " si siano scambiati (chissà se ve lo ricordate) regalini significativi di basso gusto napoleonico,per intenderci il famosissimo " lettone " provato dalla D'addario (voto 9) ...poi venne Ruby che della scolaretta non ha proprio niente (...) e insomma correva l'anno delle cronache hard ,l'inverno torrido della Repubblica.
Qui in questo video un aspetto misconosciuto delle prassi,delle attitudini della Casta russa sotto il Comunismo che soppravive ancora ai nostri giorni alla luce del sole con un certo compiacimento esibizionistico da parte del potere (mafie comprese).
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giovedì 9 febbraio 2012
LA PEDOFILIA COSTA ALLA CHIESA 2 MILIARDI DI DOLLARI
Di che riflettere vero? Una somma spaventosa,essa si commenta da sè (...) le battute fioccheranno a bizzeffe me lo sento (...) l'articolo è interessante tuttavia nulla si sà dei nuovi percorsi formativi,della pedagogia in vigore nei seminari relativamente alla educazione sessuale dei clerici o dei novizi...
" Il cristianesimo fece bere a Eros del veleno: in realta' egli non ne morì, ma degenero' in vizio " F.Nietzke docet
E si perchè qualcuno dovrebbe rispondere della fabbrica dei Mostri di cui abbiamo quale percezione solo la punta dell'Iceberg...Non sono pochi i Teologi critici su questo aspetto mentre nel mondo laico la sessuofobia cattolica ormai ha assundo dimensioni leggendarie,insomma è ampiamente omologata.
Il flagello degli abusi sessuali nei confronti dei minori e degli adulti vulnerabili è costata alla Chiesa internazionale oltre 2 miliardi di dollari. La stima è stata presentata al Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento” in corso all’Università Gregoriana di Roma. Nella sessione mattutina dei lavori, il promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della fede, ha affrontato il tema della ricerca della verità nei casi di abuso. Il servizio è di Stefano Leszczynski
I costi finanziari a carico della Chiesa internazionale per il flagello degli abusi sui minori associati con le investigazioni correnti, e in alcuni casi con le vertenze giudiziarie in corso in parecchie nazioni del Continente africano, oltre che in Austria, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Germania, India, Irlanda, Paesi bassi, Filippine e Svizzera, supera di gran lunga i due miliardi di dollari. Soltanto negli Stati Uniti, ad oggi, i costi finanziari di questa drammatica crisi hanno superato i 500 milioni di dollari. A tentare un bilancio dei danni materiali, e non, subiti dalla Chiesa in seguito agli scandali degli abusi sessuali sono stati Michael Bemi, presidente di The National Catholic Risk Retention Group, Inc., e Patricia Neal, direttrice dell’organizzazione cattolica Virtus. Entrambi i relatori, tuttavia, hanno messo in luce come ad incidere ancor più negativamente sulla Chiesa internazionale siano stati i costi per così dire ‘indiretti’ e quelli non strettamente finanziari, vale a dire: in termini di investimenti mancati in opere di bene e in termini di danno alla missione evangelizzatrice della Chiesa. A sottolineare l’importanza degli obiettivi del Simposio anche per restituire alla chiesa cattolica l’autorevolezza che le spetta è stato nella prima parte della giornata mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede. Nella Chiesa Cattolica non c'è più posto per la "mortale cultura del silenzio, la cultura dell'omertà." – ha detto mons. Scicluna, che ha poi aggiunto - “Chi inganna, chi non denuncia, è nemico della giustizia e quindi della Chiesa". Il promotore di giustizia ha ribadito, inoltre, il dovere della Chiesa di "ascoltare il dolore delle vittime, assisterle, trattarle con dignità". A conclusione di questa terza giornata di lavori la Santa Messa celebrata nella Basilica dei Santi Apostoli e presieduta da monsignor Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli. Nell’omelia riferendosi agli abusi compiuti da uomini e donne di Chiesa ha parlato di fenomeno esecrabile, e citando il Vangelo di Luca ha sottolineato il profondo significato del sacerdozio inteso come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo.
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" Il cristianesimo fece bere a Eros del veleno: in realta' egli non ne morì, ma degenero' in vizio " F.Nietzke docet
E si perchè qualcuno dovrebbe rispondere della fabbrica dei Mostri di cui abbiamo quale percezione solo la punta dell'Iceberg...Non sono pochi i Teologi critici su questo aspetto mentre nel mondo laico la sessuofobia cattolica ormai ha assundo dimensioni leggendarie,insomma è ampiamente omologata.
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| Hoops...! " pedofilia? " |
Il flagello degli abusi sessuali nei confronti dei minori e degli adulti vulnerabili è costata alla Chiesa internazionale oltre 2 miliardi di dollari. La stima è stata presentata al Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento” in corso all’Università Gregoriana di Roma. Nella sessione mattutina dei lavori, il promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della fede, ha affrontato il tema della ricerca della verità nei casi di abuso. Il servizio è di Stefano Leszczynski
I costi finanziari a carico della Chiesa internazionale per il flagello degli abusi sui minori associati con le investigazioni correnti, e in alcuni casi con le vertenze giudiziarie in corso in parecchie nazioni del Continente africano, oltre che in Austria, Australia, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Germania, India, Irlanda, Paesi bassi, Filippine e Svizzera, supera di gran lunga i due miliardi di dollari. Soltanto negli Stati Uniti, ad oggi, i costi finanziari di questa drammatica crisi hanno superato i 500 milioni di dollari. A tentare un bilancio dei danni materiali, e non, subiti dalla Chiesa in seguito agli scandali degli abusi sessuali sono stati Michael Bemi, presidente di The National Catholic Risk Retention Group, Inc., e Patricia Neal, direttrice dell’organizzazione cattolica Virtus. Entrambi i relatori, tuttavia, hanno messo in luce come ad incidere ancor più negativamente sulla Chiesa internazionale siano stati i costi per così dire ‘indiretti’ e quelli non strettamente finanziari, vale a dire: in termini di investimenti mancati in opere di bene e in termini di danno alla missione evangelizzatrice della Chiesa. A sottolineare l’importanza degli obiettivi del Simposio anche per restituire alla chiesa cattolica l’autorevolezza che le spetta è stato nella prima parte della giornata mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la dottrina della fede. Nella Chiesa Cattolica non c'è più posto per la "mortale cultura del silenzio, la cultura dell'omertà." – ha detto mons. Scicluna, che ha poi aggiunto - “Chi inganna, chi non denuncia, è nemico della giustizia e quindi della Chiesa". Il promotore di giustizia ha ribadito, inoltre, il dovere della Chiesa di "ascoltare il dolore delle vittime, assisterle, trattarle con dignità". A conclusione di questa terza giornata di lavori la Santa Messa celebrata nella Basilica dei Santi Apostoli e presieduta da monsignor Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei popoli. Nell’omelia riferendosi agli abusi compiuti da uomini e donne di Chiesa ha parlato di fenomeno esecrabile, e citando il Vangelo di Luca ha sottolineato il profondo significato del sacerdozio inteso come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo.
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giovedì 21 luglio 2011
PERCHÉ RATZINGER E WOJTYLA SONO RESPONSABILI PER LA PESTE PEDOFILA
di Paolo Flores d’Arcais.
Cinque anni fa, durante la solenne Via Crucis del venerdì santo al Colosseo, Joseph Ratzinger esclamava: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Cristo!”. In questi giorni ci è stato ripetuto che la “sporcizia” di cui si scandalizzava Ratzinger era proprio quella dei sacerdoti pedofili, a dimostrazione che la Chiesa gerarchica già allora (solo cinque anni fa, comunque) non aveva alcuna intenzione di “insabbiare”. Ma quanta di tale “sporcizia” è stata da Ratzinger realmente denunciata? Denunciata, vogliamo dire, nell’unico modo in cui si denuncia un crimine, perché sia fermato e non possa essere reiterato: ai magistrati dei diversi paesi. Quanti di quei sacerdoti pedofili? Nessuno e mai.
Non nascondiamoci perciò dietro un dito. La copertura che è stata data per anni (anzi decenni) a migliaia di preti pedofili sparsi in tutto il mondo,
non denunciandoli alle autorità giudiziarie, garantendo perciò ai colpevoli un’impunità che ha consentito loro di reiterare lo stupro su decine di migliaia di minorenni (talora handicappati), chiama direttamente e personalmente in causa la responsabilità di Joseph Ratzinger e di Karol Wojtyla. Se responsabilità morale o anche giuridica, lo decideranno tra breve alcuni tribunali americani. La responsabilità morale è comunque evidenziata dagli stessi documenti che l’Osservatore Romano (organo della Santa Sede) ha ripubblicato qualche giorno fa.
Qui non stiamo infatti considerando i casi singoli di “insabbiamento” anche nell’ambito della “giustizia” ecclesiastica, ormai accertati e riportati dalla stampa soprattutto americana e tedesca, e che vanno moltiplicandosi man mano che si allenta la cappa di omertà, paura e rassegnazione. Ci riferiamo invece alla responsabilità diretta e personale dei due pontefici per tutti i delitti di pedofilia ecclesiastica che non sono stati denunciati alle autorità civili, molti dei quali, ripetiamolo – mai come in questa circostanza orribile repetita juvant – non sarebbero mai stati perpetrati se casi precedenti fossero stati denunciati e sanzionati nei tribunali statali.
La questione cruciale è infatti proprio questa: non la “Chiesa” in astratto, ma le sue gerarchie, e in particolare il Sommo Pontefice e il cardinal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, hanno imposto un obbligo tassativo a tutti i vescovi, sacerdoti, personale ausiliario ecc., sotto solenne giuramento sul Vangelo, di non rivelare se non ai propri superiori, e dunque di non far trapelare minimamente alle autorità civili, tutto ciò che avesse a che fare con casi di pedofilia ecclesiastica.
La confessione viene da loro stessi. L’Osservatore Romano ha ripubblicato il motu proprio di Giovanni Paolo II, che riservava al “Tribunale apostolico della Congregazione … il delitto contro la morale”, cioè “il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età”, e la “Istruzione” attuativa della Congregazione per la Dottrina della Fede, con queste inderogabili disposizioni: “Ogni volta che l’ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolto un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede”.
Tutte le “notitiae criminis” devono insomma affluire ai vertici, la Congregazione per la dottrina della Fede (Prefetto il cardinal Ratzinger, segretario monsignor Bertone) e il Papa. Sarà la congregazione a decidere se avocare a sé la causa oppure “comandare all’ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale”. Papa e Prefetto, insomma, sono informati di tutto (sono anzi gli unici a sapere tutto) e sono loro, esclusivamente, ad avere l’ultima e la prima parola sulle procedure da seguire.
Decidano direttamente, per avocazione, o demandino il “processo” al Tribunale ecclesiastico diocesano, ovviamente la “pena” estrema (quasi mai comminata) è solo la riduzione allo stato laicale del sacerdote. In genere si limitato invece a spostare il sacerdote da una parrocchia all’altra. Dove ovviamente reitererà il suo crimine. “Pena” esclusivamente canonica, comunque. Nessuna denuncia deve invece esser fatta alle autorità civili. La Chiesa gerarchica si occuperà insomma del “peccato” (in genere con incredibile indulgenza) ma terrà segreto e coperto il “reato”. Che perciò resterà impunito. E potrà essere reiterato impunemente. Perché l’ordinanza della Congregazione, in ottemperanza al motu proprio del Papa, è imperativa e non lascia margini di scampo: “Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio”.
Di cosa si tratta? E’ spiegato in un documento vaticano del marzo 1974, una “Istruzione” emanata dall’allora segretario di Stato cardinale Jean Villot, seguendo le volontà espresse da Paolo VI in un’udienza ad hoc.
Leggiamone i passi cruciali. “In taluni affari di maggiore importanza si richiede un particolare segreto, che viene chiamato segreto pontificio e che dev’essere custodito con obbligo grave … Sono coperti dal segreto pontificio …” e qui seguono numerosissimi casi, tra i quali due fattispecie in entrambe le quali rientrano i casi di pedofilia ecclesiastica. Il punto 4 (“le denunce extra-giudiziarie di delitti contro la fede e i costumi, e di delitti perpetrati contro il sacramento della penitenza, come pure il processo e la decisione riguardanti tali denunce”) e il punto 10 (“gli affari o le cause che il Sommo Pontefice, il cardinale preposto a un dicastero e i legati della Santa Sede considereranno di importanza tanto grave da richiedere il rispetto del segreto pontificio”).
Ancora più interessante il minuzioso elenco delle persone che “hanno l’obbligo di custodire il segreto pontificio”:
“1) I cardinali, i vescovi, i prelati superiori, gli officiali maggiori e minori, i consultori, gli esperti e il personale di rango inferiore, cui compete la trattazione di questioni coperte dal segreto pontificio; 2) I legati della Santa Sede e i loro subalterni che trattano le predette questioni, come pure tutti coloro che sono da essi chiamati per consulenza su tali cause; 3) Tutti coloro ai quali viene imposto di custodire il segreto pontificio in particolari affari; 4) Tutti coloro che in modo colpevole, avranno avuto conoscenza di documenti e affari coperti dal segreto pontificio, o che, pur avendo avuto tale informazione senza colpa da parte loro, sanno con certezza che essi sono ancora coperti dal segreto pontificio”.
Insomma, certosinamente tutti. Non c’è persona che possa direttamente o indirettamente entrare in contatto con tale “sporcizia” a cui sia concesso il benché minimo spiraglio per poter far trapelare qualcosa alle autorità civili e quindi fermare il colpevole. La “sporcizia” dovrà restare nelle “segrete del Vaticano”, pastoralmente protetta e resa inavvicinabile dalle curiosità troppo laiche di polizie e magistrati. L’impunità penale dei sacerdoti pedofili sarà di conseguenza assoluta e garantita.
Per raggiungere questo obiettivo, che rovinerà la vita a migliaia di bambini e bambine, si esige anzi un giuramento dalla solennità sconvolgente.
Recita l’istruzione: “Coloro che sono ammessi al segreto pontificio in ragione del loro ufficio devono prestar giuramento con la formula seguente: ‘Io… alla presenza di…, toccando con la mia mano i sacrosanti vangeli di Dio, prometto di custodire fedelmente il segreto pontificio nelle cause e negli affari che devono essere trattati sotto tale segreto, cosicché in nessun modo, sotto pretesto alcuno, sia di bene maggiore, sia di causa urgentissima e gravissima, mi sarà lecito violare il predetto segreto. Prometto di custodire il segreto, come sopra, anche dopo la conclusione delle cause e degli affari, per i quali fosse imposto espressamente tale segreto. Qualora in qualche caso mi avvenisse di dubitare dell’obbligo del predetto segreto, mi atterrò all’interpretazione a favore del segreto stesso. Parimenti sono cosciente che il trasgressore di tale segreto commette un peccato grave. Che mi aiuti Dio e mi aiutino questi suoi santi vangeli che tocco di mia mano’”.
Formula solenne e terribile, che davvero non ha bisogno di commenti. Dalle conseguenze tragiche e devastanti per migliaia di esistenze.
Tutte le Istruzioni di cui sopra sono ancora in vigore. Il giuramento ha funzionato. In questi giorni di aspre polemiche, infatti, la Chiesa gerarchica non ha potuto esibire un solo caso di sua denuncia spontanea alle autorità civili, con il quale avrebbe potuto rivendicare qualche episodio di non omertà e di “buona volontà”.
Il “buon nome” della Chiesa è venuto sempre prima, sulla pelle di migliaia di bambini e infangando e calpestando quel “sinite parvulos venire ad me” (Vulgata, Matteo 19,14) del Vangelo su cui si è fatta giurare questa raccapricciante congiura del silenzio. Sempre più testimonianze confermano anzi di una Chiesa gerarchica indaffarata per decenni a “troncare e sopire”, e anzi a negare l’evidenza (in una corte si chiamerebbe spergiuro) o a intimidire le vittime (in una corte si chiamerebbe ricatto o violenza) se qualche ex-bambino ad anni di distanza trovava il coraggio di sporgere denuncia. I casi del genere ormai emersi sono talmente tanti che “il mio nome è Legione”, come dice lo “spirito immondo” di cui Marco, 5,9.
Di fronte a documenti ufficiali talmente “parlanti” si resta dunque allibiti che nessuno chieda ai vertici della Chiesa gerarchica, il Papa e il Prefetto della Congregazione per la Fede, ragione di tanta squadernata responsabilità. Monsignor Bertone, all’epoca della “Istruzione” di Ratzinger vescovo di Vercelli e segretario della Congregazione (il vice di Ratzinger, insomma, allora come oggi), in un’intervista del febbraio 2002 al mensile 30Giorni, ispirato da Comunione e Liberazione e diretto da Giulio Andreotti, si stracciava le vesti dall’indignazione all’idea che un vescovo potesse denunciare il sacerdote pedofilo alle autorità giudiziarie: al giornalista che si faceva eco delle ovvie preoccupazioni dei cittadini con un: “eppure si può pensare che tutto ciò che viene detto al di fuori della confessione non rientri nel ‘segreto professionale’ di un sacerdote...” rispondeva a muso duro: “se un fedele non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote … se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato... allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza”. Libertà di coscienza, proprio così.
Quella libertà di coscienza che il mondo moderno, grazie all’eroismo di spiriti eretici mandati puntualmente al rogo, e all’azione del vituperatissimo illuminismo, è riuscito a strappare contro Chiesa (che la giudicava pretesa diabolica), viene ora invocata per garantire l’impunità a migliaia di preti pedofili. Cosa si può dire di fronte a tanta … (lascio in sospeso il vocabolo, non sono riuscito a trovarne uno adeguato alla “cosa” e che rispetti il detto secondo cui “nomina sunt consequentia rerum”)?
Che senso ha, perciò, continuare a parlare di “propaganda grossolana contro il Papa e i cattolici” (l’Osservatore Romano”), di “attacchi calunniosi e campagna diffamatoria” (idem), di “eclatante campagna diffamatoria” (Radio vaticana), di “furibonda fobia scatenata contro la Chiesa Cattolica” (Joaquin Navarro Vals), di “menzogna e violenza diabolica” (monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino), di “accuse menzognere” (cardinal Angelo Scola), di “accuse ignobili e false” (cardinal Carlo Maria Martini), e chi più ne ha più ne metta, visto che sono gli stessi documenti vaticani a confessare la linea di catafratto rifiuto della Chiesa gerarchica ad ogni ipotesi di denuncia dei colpevoli alle autorità giudiziarie secolari? E si badi, il “Motu proprio” e l’”Istruzione” del 2001 segnano un momento considerato di maggiore severità di Santa Madre Chiesa nei confronti dei sacerdoti pedofili. Possiamo immaginarci cosa fosse prima.
Davvero di fronte a questo scandalo la miglior difesa è l’attacco, come sembrano aver deciso i vertici vaticani? Punta di diamante di tale strategia è il cardinal Sodano, decano del Sacro Collegio, che sull’Osservatore Romano del 6-7 aprile tuona: “La comunità cristiana si sente giustamente ferita quando si tenta di coinvolgerla in blocco nelle vicende tanto gravi quanto dolorose di qualche sacerdote, trasformando colpe e responsabilità individuali in colpa collettiva con una forzatura veramente incomprensibile”.
No cara eminenza, nessuno si sogna di coinvolgere in blocco la comunità cristiana, nemmeno nel più ristretto senso di comunità cattolica, qui si tratta solo della Chiesa gerarchica e delle sue massime autorità, che hanno imposto il silenzio del “segreto pontificio” e dunque impedito che le autorità statali mettessero i sacerdoti pedofili nella condizione di non nuocere. E poiché nel catechismo è scritto innumerevoli volte che si può peccare in modo equivalente “per atti o per omissioni”, vorrà convenire che attraverso questa omissione resa solenne e inderogabile attraverso il “segreto pontificio”, il Papa e il cardinal Prefetto si sono resi responsabili (di certo moralmente) delle migliaia di crimini di pedofilia che sollecite denunce alle autorità statali avrebbero invece impedito. E’ purtroppo un dato di fatto acclarato che aver voluto trattare questi crimini semplicemente all’interno del diritto canonico, e nella maggior parte dei casi limitandosi oltretutto a spostare il sacerdote violentatore da una parrocchia all’altra, ha avuto il risultato di diffondere la peste pedofila.
Tentare di corresponsabilizzare tutti i fedeli è anzi un “gioco sporco”, cara eminenza. Dubito che la grande maggioranza dei fedeli sapesse del “segreto pontificio” e delle sue implicazioni di dovere insuperabile del silenzio nei confronti di qualsiasi autorità esterna (polizie e magistrati) alle gerarchie ecclesiastiche. Dubito che se ne avesse avuto conoscenza avrebbe approvato l’idea che i nomi dei preti pedofili dovessero restare sepolti nelle “segrete del Vaticano” a tutela del “buon nome” della Chiesa.
In questa orribile vicenda non è in discussione la Chiesa nell’accezione di “popolo di Dio” o comunità dei fedeli. E’ in discussione, cara eminenza, solo, sempre ed esclusivamente la Chiesa gerarchica e i suoi vertici. Timothy Shriver, figlio di Eunice Kennedy, dunque esponente della più famosa famiglia cattolica d’America, dunque parte della Chiesa in quanto comunità dei credenti, ha pubblicato sul Washington Post un appello – da cattolico – in cui è detto senza mezzi termini: “Se questa Chiesa, con la sua attuale gerarchia, col suo Papa e i suoi vescovi, non saprà confessare la Verità; se continuerà a nascondere le proprie colpe, come Nixon lo scandalo Watergate; se si dimostrerà più votata al potere che a Dio, allora noi cattolici dovremo cercare altrove una guida spirituale”. Solo il 27% dei cattolici americani (la Chiesa nel senso del “popolo di Dio”), interpellati da un sondaggio della Cbs il 2 aprile, ha espresso un giudizio favorevole e di fiducia in Ratzinger e nei suoi vescovi (la Chiesa nel senso della Gerarchia). Addirittura solo uno su cinque, sulla questione specifica dell’atteggiamento verso lo scandalo dei preti pedofili.
Torniamo perciò al punto cruciale. Wojtyla e Ratzinger hanno preteso e imposto che i crimini di pedofilia venissero trattati solo come peccati, anziché come reati, o al massimo come “reati” di diritto canonico anziché reati da denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie secolari. Queste omesse denunce sono responsabili di un numero imprecisato ma altissimo di violenze pedofile che altrimenti sarebbero state evitate.
Se l’attuale regnante Pontefice ha davvero capito l’enormità della “sporcizia” e la necessità di contrastarla senza tentennamenti anche sul piano della giustizia terrena, può dimostrarlo in un modo assai semplice: abrogando immediatamente con “Motu proprio” le famigerate “Istruzioni” che fanno riferimento al “segreto pontificio” e sostituendolo con l’obbligo per ogni diocesi e ogni parrocchia di denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie ogni caso di cui vengano a conoscenza. E spalancando gli archivi, consegnandoli a tutti i tribunali che ne facciano richiesta, visto che alcuni paesi hanno deciso di aprire per la denuncia del crimine una “finestra” di un anno per sottrarre alla prescrizione anche vicende lontane.
Se non avrà questa elementare coerenza, non si straccino le vesti il cardinal decano e tutti i cardinali del Sacro Collegio nell’anatema contro i credenti e i non credenti che insisteranno nel giudicare corrivo l’atteggiamento attualmente scelto.
Tanto più che la Chiesa gerarchica, che in tal modo si rifiuterebbe di ordinare alle proprie diocesi la collaborazione per punire come reato il peccato di pedofilia dei sui chierici e pastori, è la stessa che pretende di trasformare in reati, sanzionati dalle leggi dello Stato e relative punizioni, quelli che ritiene peccati (aborto, eutanasia, fecondazione eterologa, controllo artificiale delle nascite, ecc.), e che per tanti cittadini sono invece solo dei diritti, ancorché dolorosi o dolorosissimi.
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Cinque anni fa, durante la solenne Via Crucis del venerdì santo al Colosseo, Joseph Ratzinger esclamava: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Cristo!”. In questi giorni ci è stato ripetuto che la “sporcizia” di cui si scandalizzava Ratzinger era proprio quella dei sacerdoti pedofili, a dimostrazione che la Chiesa gerarchica già allora (solo cinque anni fa, comunque) non aveva alcuna intenzione di “insabbiare”. Ma quanta di tale “sporcizia” è stata da Ratzinger realmente denunciata? Denunciata, vogliamo dire, nell’unico modo in cui si denuncia un crimine, perché sia fermato e non possa essere reiterato: ai magistrati dei diversi paesi. Quanti di quei sacerdoti pedofili? Nessuno e mai.
Non nascondiamoci perciò dietro un dito. La copertura che è stata data per anni (anzi decenni) a migliaia di preti pedofili sparsi in tutto il mondo,
non denunciandoli alle autorità giudiziarie, garantendo perciò ai colpevoli un’impunità che ha consentito loro di reiterare lo stupro su decine di migliaia di minorenni (talora handicappati), chiama direttamente e personalmente in causa la responsabilità di Joseph Ratzinger e di Karol Wojtyla. Se responsabilità morale o anche giuridica, lo decideranno tra breve alcuni tribunali americani. La responsabilità morale è comunque evidenziata dagli stessi documenti che l’Osservatore Romano (organo della Santa Sede) ha ripubblicato qualche giorno fa.
Qui non stiamo infatti considerando i casi singoli di “insabbiamento” anche nell’ambito della “giustizia” ecclesiastica, ormai accertati e riportati dalla stampa soprattutto americana e tedesca, e che vanno moltiplicandosi man mano che si allenta la cappa di omertà, paura e rassegnazione. Ci riferiamo invece alla responsabilità diretta e personale dei due pontefici per tutti i delitti di pedofilia ecclesiastica che non sono stati denunciati alle autorità civili, molti dei quali, ripetiamolo – mai come in questa circostanza orribile repetita juvant – non sarebbero mai stati perpetrati se casi precedenti fossero stati denunciati e sanzionati nei tribunali statali.
La questione cruciale è infatti proprio questa: non la “Chiesa” in astratto, ma le sue gerarchie, e in particolare il Sommo Pontefice e il cardinal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, hanno imposto un obbligo tassativo a tutti i vescovi, sacerdoti, personale ausiliario ecc., sotto solenne giuramento sul Vangelo, di non rivelare se non ai propri superiori, e dunque di non far trapelare minimamente alle autorità civili, tutto ciò che avesse a che fare con casi di pedofilia ecclesiastica.
La confessione viene da loro stessi. L’Osservatore Romano ha ripubblicato il motu proprio di Giovanni Paolo II, che riservava al “Tribunale apostolico della Congregazione … il delitto contro la morale”, cioè “il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età”, e la “Istruzione” attuativa della Congregazione per la Dottrina della Fede, con queste inderogabili disposizioni: “Ogni volta che l’ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolto un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede”.
Tutte le “notitiae criminis” devono insomma affluire ai vertici, la Congregazione per la dottrina della Fede (Prefetto il cardinal Ratzinger, segretario monsignor Bertone) e il Papa. Sarà la congregazione a decidere se avocare a sé la causa oppure “comandare all’ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale”. Papa e Prefetto, insomma, sono informati di tutto (sono anzi gli unici a sapere tutto) e sono loro, esclusivamente, ad avere l’ultima e la prima parola sulle procedure da seguire.
Decidano direttamente, per avocazione, o demandino il “processo” al Tribunale ecclesiastico diocesano, ovviamente la “pena” estrema (quasi mai comminata) è solo la riduzione allo stato laicale del sacerdote. In genere si limitato invece a spostare il sacerdote da una parrocchia all’altra. Dove ovviamente reitererà il suo crimine. “Pena” esclusivamente canonica, comunque. Nessuna denuncia deve invece esser fatta alle autorità civili. La Chiesa gerarchica si occuperà insomma del “peccato” (in genere con incredibile indulgenza) ma terrà segreto e coperto il “reato”. Che perciò resterà impunito. E potrà essere reiterato impunemente. Perché l’ordinanza della Congregazione, in ottemperanza al motu proprio del Papa, è imperativa e non lascia margini di scampo: “Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio”.
Di cosa si tratta? E’ spiegato in un documento vaticano del marzo 1974, una “Istruzione” emanata dall’allora segretario di Stato cardinale Jean Villot, seguendo le volontà espresse da Paolo VI in un’udienza ad hoc.
Leggiamone i passi cruciali. “In taluni affari di maggiore importanza si richiede un particolare segreto, che viene chiamato segreto pontificio e che dev’essere custodito con obbligo grave … Sono coperti dal segreto pontificio …” e qui seguono numerosissimi casi, tra i quali due fattispecie in entrambe le quali rientrano i casi di pedofilia ecclesiastica. Il punto 4 (“le denunce extra-giudiziarie di delitti contro la fede e i costumi, e di delitti perpetrati contro il sacramento della penitenza, come pure il processo e la decisione riguardanti tali denunce”) e il punto 10 (“gli affari o le cause che il Sommo Pontefice, il cardinale preposto a un dicastero e i legati della Santa Sede considereranno di importanza tanto grave da richiedere il rispetto del segreto pontificio”).
Ancora più interessante il minuzioso elenco delle persone che “hanno l’obbligo di custodire il segreto pontificio”:
“1) I cardinali, i vescovi, i prelati superiori, gli officiali maggiori e minori, i consultori, gli esperti e il personale di rango inferiore, cui compete la trattazione di questioni coperte dal segreto pontificio; 2) I legati della Santa Sede e i loro subalterni che trattano le predette questioni, come pure tutti coloro che sono da essi chiamati per consulenza su tali cause; 3) Tutti coloro ai quali viene imposto di custodire il segreto pontificio in particolari affari; 4) Tutti coloro che in modo colpevole, avranno avuto conoscenza di documenti e affari coperti dal segreto pontificio, o che, pur avendo avuto tale informazione senza colpa da parte loro, sanno con certezza che essi sono ancora coperti dal segreto pontificio”.
Insomma, certosinamente tutti. Non c’è persona che possa direttamente o indirettamente entrare in contatto con tale “sporcizia” a cui sia concesso il benché minimo spiraglio per poter far trapelare qualcosa alle autorità civili e quindi fermare il colpevole. La “sporcizia” dovrà restare nelle “segrete del Vaticano”, pastoralmente protetta e resa inavvicinabile dalle curiosità troppo laiche di polizie e magistrati. L’impunità penale dei sacerdoti pedofili sarà di conseguenza assoluta e garantita.
Per raggiungere questo obiettivo, che rovinerà la vita a migliaia di bambini e bambine, si esige anzi un giuramento dalla solennità sconvolgente.
Recita l’istruzione: “Coloro che sono ammessi al segreto pontificio in ragione del loro ufficio devono prestar giuramento con la formula seguente: ‘Io… alla presenza di…, toccando con la mia mano i sacrosanti vangeli di Dio, prometto di custodire fedelmente il segreto pontificio nelle cause e negli affari che devono essere trattati sotto tale segreto, cosicché in nessun modo, sotto pretesto alcuno, sia di bene maggiore, sia di causa urgentissima e gravissima, mi sarà lecito violare il predetto segreto. Prometto di custodire il segreto, come sopra, anche dopo la conclusione delle cause e degli affari, per i quali fosse imposto espressamente tale segreto. Qualora in qualche caso mi avvenisse di dubitare dell’obbligo del predetto segreto, mi atterrò all’interpretazione a favore del segreto stesso. Parimenti sono cosciente che il trasgressore di tale segreto commette un peccato grave. Che mi aiuti Dio e mi aiutino questi suoi santi vangeli che tocco di mia mano’”.
Formula solenne e terribile, che davvero non ha bisogno di commenti. Dalle conseguenze tragiche e devastanti per migliaia di esistenze.
Tutte le Istruzioni di cui sopra sono ancora in vigore. Il giuramento ha funzionato. In questi giorni di aspre polemiche, infatti, la Chiesa gerarchica non ha potuto esibire un solo caso di sua denuncia spontanea alle autorità civili, con il quale avrebbe potuto rivendicare qualche episodio di non omertà e di “buona volontà”.
Il “buon nome” della Chiesa è venuto sempre prima, sulla pelle di migliaia di bambini e infangando e calpestando quel “sinite parvulos venire ad me” (Vulgata, Matteo 19,14) del Vangelo su cui si è fatta giurare questa raccapricciante congiura del silenzio. Sempre più testimonianze confermano anzi di una Chiesa gerarchica indaffarata per decenni a “troncare e sopire”, e anzi a negare l’evidenza (in una corte si chiamerebbe spergiuro) o a intimidire le vittime (in una corte si chiamerebbe ricatto o violenza) se qualche ex-bambino ad anni di distanza trovava il coraggio di sporgere denuncia. I casi del genere ormai emersi sono talmente tanti che “il mio nome è Legione”, come dice lo “spirito immondo” di cui Marco, 5,9.
Di fronte a documenti ufficiali talmente “parlanti” si resta dunque allibiti che nessuno chieda ai vertici della Chiesa gerarchica, il Papa e il Prefetto della Congregazione per la Fede, ragione di tanta squadernata responsabilità. Monsignor Bertone, all’epoca della “Istruzione” di Ratzinger vescovo di Vercelli e segretario della Congregazione (il vice di Ratzinger, insomma, allora come oggi), in un’intervista del febbraio 2002 al mensile 30Giorni, ispirato da Comunione e Liberazione e diretto da Giulio Andreotti, si stracciava le vesti dall’indignazione all’idea che un vescovo potesse denunciare il sacerdote pedofilo alle autorità giudiziarie: al giornalista che si faceva eco delle ovvie preoccupazioni dei cittadini con un: “eppure si può pensare che tutto ciò che viene detto al di fuori della confessione non rientri nel ‘segreto professionale’ di un sacerdote...” rispondeva a muso duro: “se un fedele non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote … se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato... allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza”. Libertà di coscienza, proprio così.
Quella libertà di coscienza che il mondo moderno, grazie all’eroismo di spiriti eretici mandati puntualmente al rogo, e all’azione del vituperatissimo illuminismo, è riuscito a strappare contro Chiesa (che la giudicava pretesa diabolica), viene ora invocata per garantire l’impunità a migliaia di preti pedofili. Cosa si può dire di fronte a tanta … (lascio in sospeso il vocabolo, non sono riuscito a trovarne uno adeguato alla “cosa” e che rispetti il detto secondo cui “nomina sunt consequentia rerum”)?
Che senso ha, perciò, continuare a parlare di “propaganda grossolana contro il Papa e i cattolici” (l’Osservatore Romano”), di “attacchi calunniosi e campagna diffamatoria” (idem), di “eclatante campagna diffamatoria” (Radio vaticana), di “furibonda fobia scatenata contro la Chiesa Cattolica” (Joaquin Navarro Vals), di “menzogna e violenza diabolica” (monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino), di “accuse menzognere” (cardinal Angelo Scola), di “accuse ignobili e false” (cardinal Carlo Maria Martini), e chi più ne ha più ne metta, visto che sono gli stessi documenti vaticani a confessare la linea di catafratto rifiuto della Chiesa gerarchica ad ogni ipotesi di denuncia dei colpevoli alle autorità giudiziarie secolari? E si badi, il “Motu proprio” e l’”Istruzione” del 2001 segnano un momento considerato di maggiore severità di Santa Madre Chiesa nei confronti dei sacerdoti pedofili. Possiamo immaginarci cosa fosse prima.
Davvero di fronte a questo scandalo la miglior difesa è l’attacco, come sembrano aver deciso i vertici vaticani? Punta di diamante di tale strategia è il cardinal Sodano, decano del Sacro Collegio, che sull’Osservatore Romano del 6-7 aprile tuona: “La comunità cristiana si sente giustamente ferita quando si tenta di coinvolgerla in blocco nelle vicende tanto gravi quanto dolorose di qualche sacerdote, trasformando colpe e responsabilità individuali in colpa collettiva con una forzatura veramente incomprensibile”.
No cara eminenza, nessuno si sogna di coinvolgere in blocco la comunità cristiana, nemmeno nel più ristretto senso di comunità cattolica, qui si tratta solo della Chiesa gerarchica e delle sue massime autorità, che hanno imposto il silenzio del “segreto pontificio” e dunque impedito che le autorità statali mettessero i sacerdoti pedofili nella condizione di non nuocere. E poiché nel catechismo è scritto innumerevoli volte che si può peccare in modo equivalente “per atti o per omissioni”, vorrà convenire che attraverso questa omissione resa solenne e inderogabile attraverso il “segreto pontificio”, il Papa e il cardinal Prefetto si sono resi responsabili (di certo moralmente) delle migliaia di crimini di pedofilia che sollecite denunce alle autorità statali avrebbero invece impedito. E’ purtroppo un dato di fatto acclarato che aver voluto trattare questi crimini semplicemente all’interno del diritto canonico, e nella maggior parte dei casi limitandosi oltretutto a spostare il sacerdote violentatore da una parrocchia all’altra, ha avuto il risultato di diffondere la peste pedofila.
Tentare di corresponsabilizzare tutti i fedeli è anzi un “gioco sporco”, cara eminenza. Dubito che la grande maggioranza dei fedeli sapesse del “segreto pontificio” e delle sue implicazioni di dovere insuperabile del silenzio nei confronti di qualsiasi autorità esterna (polizie e magistrati) alle gerarchie ecclesiastiche. Dubito che se ne avesse avuto conoscenza avrebbe approvato l’idea che i nomi dei preti pedofili dovessero restare sepolti nelle “segrete del Vaticano” a tutela del “buon nome” della Chiesa.
In questa orribile vicenda non è in discussione la Chiesa nell’accezione di “popolo di Dio” o comunità dei fedeli. E’ in discussione, cara eminenza, solo, sempre ed esclusivamente la Chiesa gerarchica e i suoi vertici. Timothy Shriver, figlio di Eunice Kennedy, dunque esponente della più famosa famiglia cattolica d’America, dunque parte della Chiesa in quanto comunità dei credenti, ha pubblicato sul Washington Post un appello – da cattolico – in cui è detto senza mezzi termini: “Se questa Chiesa, con la sua attuale gerarchia, col suo Papa e i suoi vescovi, non saprà confessare la Verità; se continuerà a nascondere le proprie colpe, come Nixon lo scandalo Watergate; se si dimostrerà più votata al potere che a Dio, allora noi cattolici dovremo cercare altrove una guida spirituale”. Solo il 27% dei cattolici americani (la Chiesa nel senso del “popolo di Dio”), interpellati da un sondaggio della Cbs il 2 aprile, ha espresso un giudizio favorevole e di fiducia in Ratzinger e nei suoi vescovi (la Chiesa nel senso della Gerarchia). Addirittura solo uno su cinque, sulla questione specifica dell’atteggiamento verso lo scandalo dei preti pedofili.
Torniamo perciò al punto cruciale. Wojtyla e Ratzinger hanno preteso e imposto che i crimini di pedofilia venissero trattati solo come peccati, anziché come reati, o al massimo come “reati” di diritto canonico anziché reati da denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie secolari. Queste omesse denunce sono responsabili di un numero imprecisato ma altissimo di violenze pedofile che altrimenti sarebbero state evitate.
Se l’attuale regnante Pontefice ha davvero capito l’enormità della “sporcizia” e la necessità di contrastarla senza tentennamenti anche sul piano della giustizia terrena, può dimostrarlo in un modo assai semplice: abrogando immediatamente con “Motu proprio” le famigerate “Istruzioni” che fanno riferimento al “segreto pontificio” e sostituendolo con l’obbligo per ogni diocesi e ogni parrocchia di denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie ogni caso di cui vengano a conoscenza. E spalancando gli archivi, consegnandoli a tutti i tribunali che ne facciano richiesta, visto che alcuni paesi hanno deciso di aprire per la denuncia del crimine una “finestra” di un anno per sottrarre alla prescrizione anche vicende lontane.
Se non avrà questa elementare coerenza, non si straccino le vesti il cardinal decano e tutti i cardinali del Sacro Collegio nell’anatema contro i credenti e i non credenti che insisteranno nel giudicare corrivo l’atteggiamento attualmente scelto.
Tanto più che la Chiesa gerarchica, che in tal modo si rifiuterebbe di ordinare alle proprie diocesi la collaborazione per punire come reato il peccato di pedofilia dei sui chierici e pastori, è la stessa che pretende di trasformare in reati, sanzionati dalle leggi dello Stato e relative punizioni, quelli che ritiene peccati (aborto, eutanasia, fecondazione eterologa, controllo artificiale delle nascite, ecc.), e che per tanti cittadini sono invece solo dei diritti, ancorché dolorosi o dolorosissimi.
sabato 18 giugno 2011
SENTIERO INTERDETTO A PRETI E VESCOVI PEDOFILI NELLA FORESTA PERCORSA DAI PELLEGRINI DIRETI AL SANTUARIO DI MARIAZELL
E nella cattolica ultraconservatrice Austria ancora sotto il giogo del Concordato che giungono delle belle notizie.
Ad opera di autentico movimento laico ingaggiato nella lotta contro i privilegi di cui usufruisce la Chiesa cattolica austriaca,esso si fà notare per delle azioni a dir poco creative,eccentriche (...) capaci di smuovere fortissimi ritorni d'immagine sulla propria lotta presso i media.
E accaduto che il proprietario di 120 ettari di foresta con un sentiero percorso da decine di migliaia di pellegrini diretti al santuario di "Mariazell" ha avuto la bella idea di seminare la sua proprietà di cartelli segnaletici (vedi l'immagine) volti ad interdire a certi uomini di chiesa e assimilati l'attraversamento della sua proprieta se accompagnano bambini e minori senza la presenza dei genitori.
Il disegno è privo di ogni ambiguità comunicativa poiche vi si distingue chiaramente un uomo in sottana che insegue dei bambini (...)
Ne avviene che questa foresta è divenuta una zona protetta per i bambini,essi non rischieranno agressioni o molestie sessuali da parte di preti,parroci,vescovi o arcivescovi etc,
Il propritario della foresta aderisce ad una associazione fortemente ingaggiata nella lotta volta a rompere il silenzio intorno alla pedofilia all'interno dell'istituzione religiosa (...)
Per aumentare il sentimento di sicurezza dei minori ha provveduto a sue spese ad installare un gran numero di telecamere nella foresta,non solo al colmo della "provocazione" suprema ha renumerato un servizio d'ordine,di sorveglianza con l'ordine tassativo di condurre fuori dalla sua proprietà,la foresta,ogni contravventore colto in flagrante violazione alla segnaletica aggiungendo che seguirà una dettagliata denuncia presso l'autorità penale!
L'affare ha sollevato un immenso polverone in tutta l'Austria anche perchè due deputati del partito "alleanza per il futuro" (BZO) del defunto nazistoide omofobo poi rivelatosi un impenitente Gay: Jorg Haider hanno sporto denuncia per incitamento all'odio razziale,religioso etc,
Il tribunale interessato ha rigettato la denuncia e ai due deputati non è restato che condividere la ritorsione apponendo dei cartelli che proibiscono l'ingresso ai mussulmai in una modesta proprietà nei pressi ella foresta di cui si parla sopra.
Ad opera di autentico movimento laico ingaggiato nella lotta contro i privilegi di cui usufruisce la Chiesa cattolica austriaca,esso si fà notare per delle azioni a dir poco creative,eccentriche (...) capaci di smuovere fortissimi ritorni d'immagine sulla propria lotta presso i media.
E accaduto che il proprietario di 120 ettari di foresta con un sentiero percorso da decine di migliaia di pellegrini diretti al santuario di "Mariazell" ha avuto la bella idea di seminare la sua proprietà di cartelli segnaletici (vedi l'immagine) volti ad interdire a certi uomini di chiesa e assimilati l'attraversamento della sua proprieta se accompagnano bambini e minori senza la presenza dei genitori.
Il disegno è privo di ogni ambiguità comunicativa poiche vi si distingue chiaramente un uomo in sottana che insegue dei bambini (...)
Ne avviene che questa foresta è divenuta una zona protetta per i bambini,essi non rischieranno agressioni o molestie sessuali da parte di preti,parroci,vescovi o arcivescovi etc,
Il propritario della foresta aderisce ad una associazione fortemente ingaggiata nella lotta volta a rompere il silenzio intorno alla pedofilia all'interno dell'istituzione religiosa (...)
Per aumentare il sentimento di sicurezza dei minori ha provveduto a sue spese ad installare un gran numero di telecamere nella foresta,non solo al colmo della "provocazione" suprema ha renumerato un servizio d'ordine,di sorveglianza con l'ordine tassativo di condurre fuori dalla sua proprietà,la foresta,ogni contravventore colto in flagrante violazione alla segnaletica aggiungendo che seguirà una dettagliata denuncia presso l'autorità penale!
L'affare ha sollevato un immenso polverone in tutta l'Austria anche perchè due deputati del partito "alleanza per il futuro" (BZO) del defunto nazistoide omofobo poi rivelatosi un impenitente Gay: Jorg Haider hanno sporto denuncia per incitamento all'odio razziale,religioso etc,
Il tribunale interessato ha rigettato la denuncia e ai due deputati non è restato che condividere la ritorsione apponendo dei cartelli che proibiscono l'ingresso ai mussulmai in una modesta proprietà nei pressi ella foresta di cui si parla sopra.
Sentier interdit aux curés… pédophiles !
Credit-Qui l’eût cru ? C’est dans la très catholique Autriche, encore sous le joug d’un concordat (comme en Alsace-Moselle), que nous viennent de réjouissantes nouvelles. Un véritable mouvement laïque, visant d’abord à lutter contre les privilèges dont bénéficie l’Église catholique, trouve actuellement des formes d’expression intéressantes en province. Ainsi, le propriétaire d’une forêt de 120 hectares très empruntée par les pèlerins de Mariazell 1 a eu la bonne idée de mettre des panneaux suggestifs interdisant la traversée de son domaine à certains hommes d’Église. Le panneau d’interdiction précise en effet que l’entrée est interdite aux curés et assimilés, s’ils sont accompagnés d’enfants sans leurs parents. Le dessin est sans ambiguïté, car on distingue clairement un homme en soutane courant derrière deux jeunes enfants. Cette petite forêt est ainsi devenue une zone protégée pour les enfants qui ne risqueront pas d’être agressés par des curés et autres évêques, archevêques, etc. Le propriétaire, qui fait partie d’une association visant à rompre le silence pour toutes les victimes de curés et assimilés, entend faire sérieusement respecter sa décision : il a installé quelques caméras dans sa forêt et a annoncé qu’un service d’ordre viendrait ramener aux frontières les impudents pervers en robe noire. Provocation suprême, il a annoncé aux journaux que, le cas échéant, il porterait plainte.
L’affaire a fait grand bruit, non seulement en raison de l’audace de la démarche dans un pays tout de même assez conservateur, mais encore, parce que deux députés du parti de l’Alliance pour l’avenir de l’Autriche, le BZÖ du défunt Jörg Haider, ont tenté d’interdire cette initiative. Le tribunal de Graz (capitale de la Styrie) a estimé qu’on ne pouvait pas voir dans cette démarche une incitation à la haine, les deux députés d’extrême droite ont donc été déboutés. En signe de protestation, ils ont envisagé de mettre sur un autre terrain un panneau interdisant l’endroit aux musulmans.
En attendant, ne boudons pas notre plaisir : des citoyens commencent ainsi à être sensibilisés aux dangers de la religion, mais, dans un pays comme l’Autriche, la route est encore longue. En tout état de cause, ce ne sera pas un chemin de croix !
Jérôme Segal
L’affaire a fait grand bruit, non seulement en raison de l’audace de la démarche dans un pays tout de même assez conservateur, mais encore, parce que deux députés du parti de l’Alliance pour l’avenir de l’Autriche, le BZÖ du défunt Jörg Haider, ont tenté d’interdire cette initiative. Le tribunal de Graz (capitale de la Styrie) a estimé qu’on ne pouvait pas voir dans cette démarche une incitation à la haine, les deux députés d’extrême droite ont donc été déboutés. En signe de protestation, ils ont envisagé de mettre sur un autre terrain un panneau interdisant l’endroit aux musulmans.
En attendant, ne boudons pas notre plaisir : des citoyens commencent ainsi à être sensibilisés aux dangers de la religion, mais, dans un pays comme l’Autriche, la route est encore longue. En tout état de cause, ce ne sera pas un chemin de croix !
Jérôme Segal
venerdì 20 maggio 2011
SE LO CHIEDEVANO A GIOVANARDI RISPARMIAVANO MILIONI DI DOLLARI,ABBIAMO GENI INCOMPRESI NEL NOSTRO PAESE !
Pedofilia, studio choc della chiesa americana: è colpa dell'ideologia del '68 e di Woodstock
Non c'entra nulla l'omosessualità e nemmeno il celibato. La causa della pedofilia va rintracciata nel clima culturale libertario e permissivo del '68 e nella rivoluzione sessuale. E' questo il risultato della più autorevole ricerca mai condotta dalla Confederazione americana dei Vescovi
Fonte-Ci sono voluti cinque anni per arrivare a capire la causa della pedofilia negli ambienti clericali. E ci sono voluti 1,8 milioni di dollari per finanziare quello che il New York Times ha definito lo studio più autorevole condotto finora dalla chiesa cattolica americana. Uno studio, le cui conclusioni sono destinate a scatenar polemica. Perché il risultato della ricerca, commissionata dalla Confederazione dei Vescovi americana, è sconcertante: la pedofilia dei preti non è dovuta né al celibato né all'omosessualità, bensì al clima culturale libertario e permissivo della fine degli anni Sessanta e al fatto che i preti in quel periodo fossero poco preparati e poco monitorati, sotto stress e spaesati dal tumulto sociale e sessuale di quegli anni. Praticamente la rivoluzione sessuale, il '68 e quel relativismo ideologico di cui ha parlato anche Benedetto XVI nel 2010 starebbero alla base del fenomeno della pedofilia. Il rapporto, condotto da un team di ricercatori del John Jay College of Criminal Justice di New York, ha inoltre rilevato come la maggior parte degli abusi si sia verificata negli anni successivi al 1968, attribuendo dunque la colpa a quello che viene denominato come "effetto Woodstock".A finanziare parte del progetto ci hanno pensato anche il National Institute of Justice e il Dipartimento di Giustizia americano con la cifra di 280mila dollari. Nel rapporto, che verrà diffuso integralmente domani dalla confederazione vescovile a Washington, si sostiene inoltre che non sarebbe stato possibile per la Chiesa né per nessun altro individuare in anticipo i preti pedofili, perché non presenterebbero "particolari "caratteristiche psicologiche", "storie di sviluppo" o disturbi dell'umore" tipici dei pedofili. Per questo, il rapporto sostiene anche che la maggior parte dei preti che hanno commesso abusi non possono essere definiti "pedofili". Soltanto il 5% presenterebbe infatti quei "disturbi psichiatrici caratterizzati da ricorrenti fantasie sessuali su preadolescenti" che vengono di solito associati alla pedofilia. Inoltre, dal momento che dalla fine degli anni Settanta all'aumento del numero dei preti omosessuali non ha corrisposto un aumento degli abusi, ma un decremento, la conclusione è che non ci sia alcun nesso tra omosessualità e pedofilia.
Il rapporto contiene anche una spiegazione esemplare del perché le vittime siano più ragazzi e non ragazze: questo succede solo perché i preti in quegli anni erano più spesso in contatto con i maschi, in chiesa, negli oratori, nelle scuole. La stessa definizione di "preadolescente" usata dai ricercatori lascia molti dubbi. Il rapporto considera preadolescenti soltanto i bambini sotto i dieci anni e conclude quindi che soltanto il 22% delle vittime lo fossero. Ma secondo la American Psychiatric Association, invece, preadolescente è qualsiasi bambino sotto i 13 anni. Se venisse usato questo parametro, quindi, il numero delle vittime da considerarsi tali aumenterebbe in maniera significativa fino a coprire la maggioranza dei casi. Infine, il rapporto evidenzia come il problema della pedofilia sia peggiorato non appena la gerarchia della Chiesa ha risposto mostrando più attenzione per gli autori che per le vittime. Il rapporto, chiamato "Le cause e il contesto di abuso sessuale di minori da parte di preti cattolici negli Stati Uniti, 1950-2002", è il secondo prodotto da ricercatori del John Jay College. Il primo, sulla "natura e la portata" del problema, è stato rilasciato nel 2004. Prima di vederlo, gli avvocati delle vittime hanno attaccato il report ed espresso forti dubbi sulla sua veridicità in quanto si basa su dati forniti dalle diocesi della Chiesa e degli ordini religiosi.
MELUZZI PSICOCACCOLOGO ESTREMO DIFENDE I PRETI PEDOFILI
Fonte-Notizia passata quasi inosservata ma, leggendo uno dei miei siti comici preferiti, ho trovato questa perla che di comico non ha nulla. Il noto psichiatra Alessandro Meluzzi (ancora lui!) si arrabatta in una arzigogolata teoria per dimostrare che: "Il carcere non è sempre compatibile coi soggetti pedofili". E poi ancora: "parlare in generale di pedofilia come crimine é scientificamente inesatto in quanto bisogna sempre valutare con attenzione caso per caso". Chissà a cosa si è ispirato per formulare tale bestialità. Non è che, per caso, quando dice di valutare "caso per caso" si riferisce a tutti quei casi dove sono coinvolti sacerdoti? Il dubbio è legittimo dopo che sono emersi palesemente i misfatti di don Seppia, il prete sporcaccione arrestato nei giorni scorsi in Liguria. Vuoi vedere che questa teoria è dettata da questo piccolissimo episodio di cronaca nera?Magari mi sbaglio ma l'impressione è proprio quella che Meluzzi difenda i preti pedofili.
PARROCO ARRESTATO, IL GIP:
"DON SEPPIA SIEROPOSITIVO"
Fonte-GENOVA - Don Riccardo Seppia, il parroco di Sestri Ponente arrestato con l'accusa di abuso su minore e cessione di stupefacenti, sarebbe sieropositivo. È quanto si apprende dall'ordinanza del gip nei suoi confronti. Proprio per questo motivo, secondo quanto si è saputo, il sacerdote si troverebbe in una sezione speciale del carcere di Marassi, dove è detenuto da venerdì scorso. Non è escluso che il sacerdote, sospeso dalla curia di Genova, nei prossimi giorni venga sottoposto a nuovi esami clinici.
lunedì 16 maggio 2011
"DON GELMINI DEVE PAGARE" (post per stomaci duri...) semplicemente raccapriciante,l'icona dell'orrore della porta accanto (pardon della Chiesa accanto!)
sabato 14 maggio 2011
OMOFOBIA ? E ORA DI MOSTRARE COME SONO INFELICI LE FAMIGLIE GAY !
"I parlamentari escano allo scoperto
approviamo le norme contro l'omofobia"
Fonte-Dopo quasi mille giorni di discussioni, polemiche e rinvii, il 23 maggio la Camera sarà chiamata a pronunciarsi sulla legge contro l’omofobia e la transfobia di cui è relatrice Paola Concia. La deputata del Pd, che sul suo sito conta i giorni trascorsi dalla prima discussione del testo in Commissione Giustizia, è riuscita ad ottenere, con l’intervento di Dario Franceschini, la calendarizzazione della legge. “Oltre al Pd, che ha sempre messo questa legge tra le sue priorità, sappiamo di avere dalla nostra parte Idv e Fli – spiega la Concia – Mentre Lega e Udc continuano ad essere contrari, all’interno del Pdl contiamo sull’appoggio di Mara Carfagna e Angelino Alfano. Gli altri dovranno uscire allo scoperto con il voto”. Una prima versione del testo venne bocciata nell’ottobre del 2009, quando l’aula della Camera approvò le pregiudiziali di costituzionalità avanzate dall’Udc, con i voti di Pdl e Lega Nord. Ma non mancarono le polemiche all’interno dello stesso Pd. Il testo che adesso giunge all’esame della Camera, recepisce anche le indicazioni arrivate dalle associazioni Glbt, che la Concia ha incontrato. La legge prevede un inasprimento delle pene nel caso di violenze nei confronti di persone omosessuali o transessuali. Dopo l’aggressione di cui la stessa Concia è stata vittima insieme alla compagna, in centro, a Roma, è stata creata una pagina, su Facebook attraverso la quale gli internauti vengono invitati a raccontare la loro storia di omofobia. “E’ successo anche a me”, raccoglie testimonianze di ragazzi e ragazze, provenienti da tutta Italia, alle prese con insulti ma anche aggressione fisiche. Anche a loro, e a chi, nel mondo, rischia di essere condannato a morte in quanto gay, è dedicata la giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia (http://www.dayagainsthomophobia.org/-IDAHO-english,41), che si celebra in tutto il mondo il 17 maggio. “L’Italia – ricorda la Concia – è l’unico Paese tra quelli fondatori dell’Unione Europea, insieme alla Grecia, a non avere alcuna legislazione specifica contro l’omofobia e a favore delle coppie formate da persone dello stesso sesso”. Da oggi sul nostro sito, storie e facce di persone che sono state vittima dell’omofobia.
Attacco al videogioco con le famiglie gay
"Minaccia l'educazione dei bambini"
Dagli ultrà cattolici anatemi su "The Sims", che simula la vita quotidiana con episodi su coppie omosessuali e adozioni. Carlo Casini: "Da vietare ai minori". Giovanardi e Buttiglione scomodano la Costituzione. Le associazioni: "Ridicolo, può accadere solo in Italia"continua a leggere....
Bocconi, aggredito uno studente gay
blitz omofobo, imbrattati i manifesti
Intimidito un giovane dell'associazione Best. Il rettore Tabellini: "Comportamenti gravi,dobbiamo difendere la libertà della diversità". E invia una lettera a giovani e professori,continua a leggere....
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