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mercoledì 25 maggio 2011

PISAPIA QUERELERA BORGHEZIO EMERGE IL PASSATO DA TERRORISTA DI BORGHEZIO COINVOLTO NELLE TRAME NERE


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"La nascita di Borghezio "
 Borghezio ha accusato Pisapia di tutto,contiguità con il terrorismo,di vicinanza con i "Centri sociali"  di essere l'apripista di Al-Qaeda:  “  Non ci sono dubbi che i fondamentalisti islamici, in primis al-Qaeda e lo stesso Al Zawahiri, sarebbero felicissimi se a Milano la Lega dovesse perdere e Pisapia diventasse sindaco. La vittoria della sinistra spalancherebbe le porte all’islam radicale. È come se sul Duomo sventolasse una bandiera islamica  ” e continua:
“  Al Qaeda, come dimostrano le indagini della procura, si è radicata a Milano, forse – continua Borghezio – l’unica grande metropoli europea che manca al grande progetto di islamizzazione dell’Europa promosso da Bruxelles. E Pisapia, che non è islamico e neppure islamista, rischia di essere l’utile idiota  ”.

Orbene mi sono preso la briga di spulciare gli archivi del blog e di consultare Google (...) e ho trovato questa chicca,stando a quanto riportato Borghezio in un certo periodo della sua vita è stato se non parte attiva un elemento contiguo al terrorismo nero !  
Ipocrita e quanto meno ignobile da parte sua abbandonarsi alle sequela di dichiarazioni propagandistiche,calunniose che intossicano la campagna elettorale di Milano (...) quella sopra non è l'unica,se cercate nella cronaca giudiziaria i cenni alle attività discutibili dell'avvocato Borghezio si sprecano,ad esempio qui
Dunque...con che faccia ?
Lascio a voi i commenti del caso,l'argomento "Porchezio" è intollerabilmente disgustoso !

Mario Borghezio: quello che wikipedia e il Corriere non dicono 

fonte

Corriere della Sera, 8/9/1996
Borghezio, via dal Nord le statue di Garibaldi

"L' 11 luglio 1976 ad esempio
(come ricordo' un paio di anni fa l' "Avvenire") fu bloccato con un amico a Pont Saint Luis, vicino a Ventimiglia, con una cartolina indirizzata "al bastardo Luciano Violante", allora uomo di punta nelle inchieste contro i neri. Il testo del messaggio, accompagnato da un paio di svastiche, da un "Viva Hitler" e dalla firma da "Ordine Nuovo", era il seguente: "1, 10, 100, 1000 Occorsio". Il giudice ucciso due giorni prima. Il camerata leghista non ne parla volentieri. Ammette solo che faceva parte di "Jeune Europe". Non era una specie di gioventu' post hitleriana? "No, eravamo europeisti, guardavamo a Evola. "

La Stampa, 22/07/1976
Ex amministratore della "Venchi,, è accusato di ammanchi colossali
Sono tornati in libertà i due torinesi, l'ex assistente universitario, Mario Borghezio e il maestro Pier Francesco Volpi, entrambi simpatizzanti neofascisti, fermati a Ventimiglia il 13 luglio scorso dalla polizia dì frontiera che aveva trovato a bordo della loro auto una cartolina con minacce al giudice istruttore Violante. Lo ha deciso il sostituto procuratore della Repubblica Burzio, non ritenendo sufficiente come unico elemento indiziante per il reato di cospirazione politica la cartolina indirizzata al giudice. I due erano stati portati a Roma per accertamenti, a disposizione del magistrato Claudio Vitalone che dirige l'inchiesta sul feroce assassinio di Occorsio. A carico di Borghezio e di Volpi è rimasta l'imputazione di falso e ricettazione, per alcuni documenti di identità contraffatti sequestrati nelle loro abitazioni, in via Arona 10 e in via San Donato 45. A casa del Borghezio, tra le altre cose, la polizia aveva trovato una divisa da ufficiale nazista completa di spalline, mostrine e distintivi, con l'aquila nazista e una croce di ferro di terza categoria. Interrogati dal magistrato i due hanno detto che la cartolina era uno scherzo e non avevano intenzione di spedirla, tanto è vero che era affrancata con un francobollo francese ed erano ormai entrati in Italia. Mario Borghezio e Pier Francesco Volpi sono stati scarcerati


La Stampa, 28/07/1976
Il difensore di Mario Borghezio, uno dei due giovani arrestati a Ventimiglia perché sull'auto aveva una cartolina con minacce indirizzata ai giudice Violante che ha istruito il processo ai neofascisti torinesi, ci chiede di precisare che il suo assistito « non è mai stato simpatizzante neofascista in quanto Iscritto alla Democrazia Cristiana in cui riveste carica direttiva a livello giovanile e che nessun documento contraffatto è stato rinvenuto nella propria abitazione di via Arona 10

Commento:
La smentita dall'essere simpatizzante neofascista si commenta da sola (a meno che non si intendesse dire che le simpatie sono in realtà neonaziste, la divisa infatti non viene smentita). Tutto il percorso politico di Borghezio è, da questo punto di vista, di coerenza assoluta. Non risulta da nessuna altra parte che Mario Borghezio sia stato iscritto alla Democrazia Cristiana. Potrebbe essere una rivelazione se la confermasse egli stesso. D'altronde occorre anche tenere presente che, condannato in via definitiva nel 2005 per l'incendio a un pagliericcio nel quale dormiva un immigrato, avvenuto nel corso di una "ronda antidroga", si difende dicendo che l'incendio fu causato per sbaglio da un altro militante. Anche su questo gli inquirenti hanno un'altra versione. La vicenda dei documenti falsi sarebbe interessante da approfondire. Chissà che l'apertura di qualche altro archivio online non lo consenta, un giorno.

(video schock) La Polizia picchia senzatetto e arresta disabile in carrozzella ! Il mondo intero è scandalizato !

NEW YORK - Il drammatico video mostra un uomo su una sedia a rotelle brutalmente malmenato dalla polizia della Metro Transit in pattuglia per le strade di Washington D.C. Da quando ha fatto la sua apparizione su Youtube, lo scorso 19 maggio, il filmato è stato preso d’assalto da migliaia di utenti scatenando un vero e proprio terremoto nella rete e nell’opinione pubblica. Immediata la reazione della polizia che si è difesa sottolineando la legittimità dell'azione compiuta."Gli agenti non avrebbero potuto fare diversamente", ha dichiarato il portavoce delle forze dell'ordine, Steven Taubenkibel, "perchè il disabile stava violando la legge, sorseggiando una bevanda alcolica in un luogo pubblico". Ma anche se negli Usa è proibito consumare e anche solo possedere alcool in strada, la spiegazione non è bastata a fermare l'ira degli internauti che si stanno chiedendo in massa se, in nome delle legge, una grande democrazia come quella Americana possa consentire il pestaggio di un homeless disarmato su una sedia a rotelle. 
Fonte

"Un cane !" Umberto "Donato" Bossi canta: Ebbro/Sconforto e poi non si suicido !


Di una vena artistico-canora di Umberto Bossi si era già parlato. Oggi però Mirko Dettori, un musicista con la passione per i 45 giri, ne dà la testimonianza audio, pubblicando due brani contenuti del Senatùr.
Il leader della Lega pubblicò nel 1964, sotto lo pseudonimo di Donato, un vinile con dentro due canzoni: Ebbro, un boogie woogie, e Sconforto, un brano rock lento.

Ecco adesso che lo avete sentito cantare l'Umberto saranno contenti tutti quelli che credevano che almeno una cosa la sapesse far bene a parte dividere tutto quello che è divisibile senza nemmeno sfiorare la matematica politicamente parlando. 
Canta come un cane,assolutamente patetico,una offesa atroce e imperdonabile ai gloriosi anni 60,nemmeno il leghista più fanatico riuscirebbe a non storcere in un ghigno di stupefatto orrore il sorriso affettuoso e indulgente ispirato da questo ragazzo (nella foto) con quell'aria tontolona da "gran gross e ciula" .


martedì 24 maggio 2011

Lo storico Geoffrey Alderman: «Arrigoni come il vostro Mussolini»

Fonte-«Anche le parole possono uccidere. Vittorio Arrigoni non si differenzia molto dal vostro Mussolini». Lo storico inglese Geoffrey Alderman conferma ogni singola parola scritta per descrivere la «gioia» provata per l'uccisione dell'attivista italiano rapito dai terroristi palestinesi il 14 aprile nella Striscia di Gaza (Qui il testo).

«Pochi eventi - persino l'uccisione di Osama Bin Laden - mi hanno reso più felice nelle ultime settimane della morte del cosiddetto "attivista per la pace" Vittorio Arrigoni», ha scritto Alderman sul Jewish Chronicle, uno dei più prestigiosi giornali ebrei. Dottorato a Oxford, cattedra a Buckingham, Alderman è considerato uno dei più prestigiosi studiosi della storia delle comunità ebraiche in Inghilterra, e collabora tra gli altri con Guardian e The Times. Per questo il suo editoriale ha provocato un acceso dibattito tra gli intellettuali inglesi, convincendo lo stesso editore del Jewish Chronicle a prendere le distanze.
Professor Alderman, non è da tutti gioire per la morte di un altro uomo.
«Mi corregga se sbaglio, ma milioni di italiani non hanno gioito per la morte di Benito Mussolini?».

Ancora oggi gli italiani condannano i fatti di piazzale Loreto. Ma veramente lei paragona Vittorio Arrigoni a Benito Mussolini o a Osama Bin Laden?
«Anche le parole possono uccidere. E Arrigoni si identificava con l'Ism (l'International Solidarity Movement, ndr), un movimento dedicato esplicitamente alla delegittimazione dello Stato ebraico».

Perciò chiunque desideri la morte di qualcun altro non merita di vivere. E' così?
«Io disprezzo chiunque desideri la morte di un ebreo».
Non esiste, ammesso che in questo caso vi sia, il diritto all'odio?
«Sì certo. Il diritto all'odio è molto importante. Esattamente come il diritto a offendere... ».

In occasione dell'uccisione di Osama Bin Laden, il Vaticano ha detto che non è da buoni Cristiani gioire per la morte di un altro essere umano. E' d'accordo?
«Non sono cattolico e non sono tenuto a seguire l'opinione del Vaticano».

Forse possiamo trovare qualche precetto ebraico che invita a fare «festa» per la morte di un anti-ebreo?
«No, questo è solo un mio pensiero».

Vittorio Arrigoni concludeva ogni suo testo con l'appello «Restiamo umani». Le piace?
«Sì, se significa che uno deve fare di tutto per non permettere che le barbarie di altri si abbattano su se stesso».
 

RYKE GEERD HAMER IL NAZISTA SCILIPOTI E LA RISSA TV INFINITA



Fonte-Domenico Scilipoti protagonista di una clamorosa telerissa a Mi manda RaiTre in onda ieri sera. In studio si parla di “medicina alternativa” (se così si può chiamare la Nuova Medicina Germanica di Ryke Geerd Hamer, che pretenderebbe di aver trovato una cura alternativa al cancro. Hamer fu radiato dall’ordine dei medici tedeschi e ha scontato diversi periodi di detenzione in vari paesi europei in seguito a casi di pazienti morti dopo essersi sottoposti alle sue cure).
C’è la testimonianza di una signora che ha perso la figlia, plagiata dice l’ospite, da questi partigiani delle pseudo-cure.
Scilipoti sbotta contro il conduttore Edoardo Camurri, che vorrebbe impedirgli di fare un pistolotto teorico e vorrebbe farlo rispondere a una sola, banale domanda: “Perché ha invitato Toneguzzi alla Camera?”
Già, perché il 15 aprile 2011, Scilipoti aveva organizzato alla Camera un convegno (anzi, una conferenza, precisa l’onorevole) in cui era ospite Domenico Toneguzzi. Che diffonde in Italia proprio le teorie di Hamer.

C'E CHI GUARISCE ANCHE MASTURBANDOSI !

L'ENCICLOPEDICA FIGLIA DI RED RONIE


lunedì 23 maggio 2011

Umberto Bossi ha minacciato di spaccarmi la faccia perchè l'ho fischiato ! "ti mando all'ospedale"


Fischi per Bossi, lui replica: Ti mando... par TMNews
Chiaro che l'Umberto comincia ad accusare il colpo,un certo stress,l'accentuarsi del suo  " successo  " personale (...) non soltanto  " nell'età della ragione  " la qual cosa si ostina a fuggirgli,l'età è quella che è :  " prostrata impazzita  " deve tener fede alla sua franchezza sboccata, voglio dire che la tensione politica si fà sentire,quando non sà affrontare dialetticamente la cosa lui sbraca e vabbhè,presto gli toccherà assumere una badante (capita a tutti) mà a lui la qual cosa suonerà ostica per le ben note ragioni...

SIETE PRONTI A FESTEGGIARE IL SECONDO FUNERALE ALL’EGO-LATRINA DI SGARBI?

 Mi chiedo quando si deciderano a prenderlo a calci nel culo questa specie di narciso patologico che si ammanta di cultura mà che ovunque vada fà disastri epocali,l'unica schifezza che sà ben fare è litigare,si badi bene non ho detto polemizare !...ovvio sà anche leccare,ci mette parecchio di suo e naturalmente a tassametro !

1- SIETE PRONTI A FESTEGGIARE IL SECONDO FUNERALE ALL’EGO-LATRINA DI SGARBI? - 2- ORA, DOPO LA TV, TOCCA AL RUOLO DI CURATORE DEL PADIGLIONE D’ARTE DI VENEZIA - 3- PIOVONO LE DEFEZIONI PER LE 20 MOSTRE IN TUTTA ITALIA DESTINATE A 1200 AUTORI - 4- VALE PER TUTTI QUANTO SCRIVE NELLA SUA LETTERA DI DISDETTA L’ARTISTA CRISTIANO PINTALDI: “LA DEMOLIZIONE DA PARTE DI SGARBI DELLA CREDIBILITÀ DEL NOSTRO PADIGLIONE NAZIONALE ATTRAVERSO UNA MOSTRA CHE AFFIANCA PROFESSIONISTI A DILETTANTI ALLO SBARAGLIO SENZA NESSUN CRITERIO è UN CHIARO TENTATIVO DI DELEGITTIMAZIONE DI TUTTO UN SETTORE PROFESSIONALE, LA PIÙ GRANDE MANCANZA DI RISPETTO CHE SI POSSA AVERE NEI CONFRONTI DI OGNI ARTISTA. IL TITOLO DELLA MOSTRA QUINDI "L’ARTE NON È COSA NOSTRA" DIVENTA LETTERALMENTE CORRETTO, VOI CON L’ARTE NON AVETE NIENTE A CHE FARE” - 


1- NO, SGARBI NO
Carlo Alberto Bucci per La Repubblica

Primi no al Padiglione Italia. L´inaugurazione della Biennale è tra meno di due settimane, ma la macchina organizzativa è in ritardo, sia per la mostra in Laguna sia per le 20 esposizioni in tutta Italia che, secondo Vittorio Sgarbi, dovevano raccogliere 1200 autori. E piovono le defezioni.

Il primo a scriverne è stato Guglielmo Gigliotti sull´edizione on line del Giornale dell´Arte. Hanno declinato l´invito -tra gli altri - Gianluigi Toccafondo, Loris Cecchini, Perino e Vele, Felice Levini, Marisa Albanese, Cristiano Pintaldi, tre esponenti della Scuola di San Lorenzo come Nunzio, Marco Tirelli e Giuseppe Gallo .

Rinuncia anche Paolo Canevari: «Ritengo offensivo che una mostra di tale importanza (a detta di Sgarbi) sia organizzata richiedendo la partecipazione agli artisti a neanche un mese dall´inaugurazione». In più a molti è stato chiesto dall´organizzazione di spedire l´opera a loro spese, e di pagare per avere il catalogo. Defezioni anche tra i critici: si sono dimessi dal comitato chiamato a selezionare gli artisti Marco Tonelli e Marco Senaldi.

2- A SGARBI C'È CHI DICE NO
LE PRIME DEFEZIONI, TRA CRITICI E ARTISTI, AL PADIGLIONE ITALIANO DELLA BIENNALE
Guglielmo Gigliotti sull´edizione on line del Giornale dell´Arte- http://www.ilgiornaledellarte.com

Scricchiola il Padiglione italiano di Vittorio Sgarbi alla 54ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Le prime crepe sono sorte nel comitato di studio costituito dal sindaco di Salemi: una decina di critici d'arte incaricati di stilare i nomi degli artisti inviati nei «padiglioni» regionali.

In seguito all'animata conferenza stampa il 5 maggio a Roma dove Sgarbi ha presentato l'articolato progetto di Padiglione primario, sue sezioni distaccate ed eventi collaterali, si è da subito dimesso Marco Tonelli. Poi Marco Senaldi. Infine una serie di artisti invitati, il cui elenco si allunga di ora in ora: Marco Tirelli, Alfredo Pirri, Gregorio Botta, Piero Pizzi Cannella, Loris Cecchini, Giuseppe Gallo, Perino e Vele, Daniele Puppi, Felice Levini, Marisa Albanese, Luca Padroni. Pure Jannis Kounellis dice no. Il problema è convincere Anna Fendi a non prestare l'opera di cui è proprietaria.

Dichiara Marco Tonelli: «Mi dimetto dal comitato di studi perché è stato delegittimato il nostro ruolo quando, nonostante un collegiale accordo riguardo al novero di artisti da invitare, ho scoperto durante la presentazione alla stampa del Padiglione Italia il 5 maggio, che nelle liste rese pubbliche molti artisti indicati da noi componenti sono stati da Vittorio Sgarbi esclusi e sostituiti con altri.

Ma mi dimetto, oltre che per i ritardi organizzativi, anche per manifestare la mia solidarietà verso gli artisti selezionati e allertati ma poi tenuti in sospeso per mesi, con inviti che sono arrivati a meno di un mese dall'inaugurazione della mostra, per non parlare del dispiacere per quelli che si sono trovati esclusi a loro e nostra insaputa ma che hanno ugualmente lavorato negli ultimi mesi all'opera da presentare».

Marco Senaldi: «Mi ritiro, ma non posso dire che mi dimetto perché non ho mai avuto una chiara lettera di incarico. All'inizio ho aderito perché il sistema dell'arte è asfittico e c'e bisogno di una rottura, ma non con questa approssimazione e confusione, con questo scarso rispetto delle professionalità: così si cade dalla padella alla brace. Qui c'è di mezzo lo Stato, un ministero, un importante appuntamento della cultura mondiale, non si scherza. Mi hanno chiesto di fare cento nomi. Alla fine, senza preavviso, nelle liste ne ho trovato uno. Il mio compito si esaurisce qui».

A SGARBI C'È CHI DICE NO, SECONDA PUNTATA
Si allunga l'elenco degli artisti che declinano l'invito a esporre al Padiglione italiano di Vittorio Sgarbi alla 54ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Dopo il no di Marco Tonelli e Marco Senaldi del comitato di studi e il no degli artisti Jannis Kounellis, Marco Tirelli, Alfredo Pirri, Gregorio Botta, Giuseppe Gallo, Loris Cecchini, Perino e Vele, Daniele Puppi, Felice Levini, Marisa Albanese, Luca Padroni, Luigi Serafini, ora si aggiungono anche Nunzio, Paolo Grassino, Paolo Canevari, Davide La Rocca, Loredana Longo, Andrea Galvani, Francesco Simeti, Luisa Rabbia, Andrea Mastrovito, Paola Margherita, Adalberto Abate, Carla Bedini, Nicola Vinci, Paolo Schmidlin, Luca Vitone, Gianluigi Toccafondo.

Dichiara a riguardo Paolo Canevari: «Credo fermamente che l'Arte sia un territorio sacro che va difeso anche attraverso le scelte personali. Ho lavorato e difeso attraverso il mio lavoro l'idea dell'Arte e la sua importanza, non ho dunque nessuna intenzione di partecipare alla manifestazione presieduta dal Sig. Vittorio Sgarbi e non ho nessuna intenzione di avere all'interno della esposizione un mio lavoro. Ritengo anche offensivo che una mostra di tale importanza (a detta del Sig. Vittorio Sgarbi) sia organizzata richiedendo la partecipazione agli Artisti a neanche un mese dall'inaugurazione».

Prosegue Giuseppe Gallo: «Sgarbi non ha fatto altro che sparare con un cannone addosso a un cadavere già putrefatto. Ha individuato il problema della crisi intellettuale del sistema artistico italiano, ma non è riuscito a seminare una possibilità di riscatto, di dignità e di nuovo pensiero. Perciò è ancora più condannabile».

Paolo Grassino: «Quando ho chiesto agli organizzatori informazioni sul trasporto dell'opera, mi hanno risposto che sarebbe stato a mio carico il trasporto dell'opera da Torino, dove vivo, a Mestre. Per email invece mi è giunta, sempre dall'ufficio organizzativo, una proposta promozionale da parte dell'editore: costo di una copia del catalogo a € 23,40 anziché € 39,00».

Davide La Rocca: «Si mette tutto insieme, pittori della domenica, artisti del fine settimana e quelli a tempo pieno, per neutralizzare il pensiero. In questo modo si vorebbe dimostrare che l'arte è superflua e insignificante, incapace di incidere nella società».

Felice Levini è stato tra i primi a dichiarare agli organizzatori la sua rinuncia a far parte degli artisti del Padiglione italiano, già al momento dei preliminari contatti: «È un padiglione senza progetto», spiega, «senza idea, senza una visione, quindi non ha nulla per cui combattere o da difendere. È un Padiglione da irresponsabili perché nessuno si assume una responsabilità culturale. Il mondo ci riderà dietro».

Daniele Puppi: «Ho declinato l'invito perché non c'erano le condizioni tecnico-operative per poter realizzare il lavoro».

Luigi Serafini aveva già espresso le motivazioni del suo diniego a «la Repubblica» asserendo che «l'ossessione tassonomica di Sgarbi non credo serva né agli artisti né al pubblico», mentre Andrea Galvani ha dichiarato in un video pubblicato da «Artribune»: «Prima cosa non c'erano i tempi tecnici per pensare a un nuovo progetto.
 Ma poi ci sono altre motivazioni, molto gravi. Io, Francesco Simeti, Luisa Rabbia e Andrea Mastrovito, invitati per il Padiglione Italia all'Istituto italiano di cultura di New York, avevamo inviato una lettera agli organizzatori dove ponevamo tre domande precise mediante le quali chiedevamo delle spiegazioni rispetto a una loro lettera ufficiale contenente proposte indecenti. Non ci hanno risposto, ma Sgarbi mi ha telefonato, alle 9 di mattina di domenica, per chiedermi se la nostra posizione era politica».
Spiega il giovane Nicola Vinci: «È dura ingoiare il rospo di dover rinunciare alla riga sulla Biennale all'interno del mio curriculum. Preferisco però che questo spazio venga occupato dalla mia dignità di uomo, di persona, di artista piuttosto che da una riga nera che testimonia l'adesione ad una superficialità che non ho mai gradito».

Racconta Luca Vitone di aver «ricevuto una e-mail sabato 14 maggio (...), in cui mi si chiede di spedire un'opera indicandomi un indirizzo, invitandomi a farla pervenire tra il 16 e il 20 maggio con la precisazione che la copertura assicurativa partirà dal luogo di ricezione. Spedire un "pacco" insomma senza sapere che tipo di spazio è stato destinato al mio lavoro, senza aver avuto la possibilità di fare un sopralluogo e di conseguenza decidere l'opera da esporre, per una mostra che si inaugura il primo giugno. Ça va sans dire che non sono queste le modalità di lavoro consone a un'istituzione di tale importanza».

Jannis Kounellis, benché contrario allo spirito del Padiglione italiano e molto polemico con Vittorio Sgarbi (sul «il Riformista» del 17 maggio, accoppiandolo a Francesco Bonami, definisce entrambi «poco inclini alla ricerca e al pensiero», in gara «a chi la spara più grossa»), cede alla volontà di una sua collezionista di esporre un'opera di cui è proprietaria.

Agli organizzatori del Padigione italiano Cristiano Pintaldi spiega così i motivi del suo no a Sgarbi: «Ricevere un invito per una mostra così importante a soli 13 giorni dalla sua inaugurazione è la cosa meno professionale che io abbia mai sentito; inoltre la demolizione da parte di Vittorio Sgarbi della credibilità del nostro padiglione nazionale attraverso una mostra che affianca professionisti a dilettanti allo sbaraglio senza nessun criterio è un chiaro tentativo di delegittimazione di tutto un settore professionale, la più grande mancanza di rispetto che si possa avere nei confronti di ogni artista. Il titolo della mostra quindi "L'arte non è cosa nostra" diventa letteralmente corretto, infatti voi con l'arte non avete niente a che fare».

 

domenica 22 maggio 2011

L'ATTENTATORE DI BELPIETRO DI NUOVO ALL'OPERA SI FA PASSARE PER UN FAN DI PISAPIA E AGGREDISCE UNA FAN DELLA MORATTI !

http://3.bp.blogspot.com/_jo9ikJZhhAc/TKbyHrJIt1I/AAAAAAAACLo/9csy2Ca7eBI/s1600/identikitbelpietro.jpg 
La macchina del fango,le porcilaie svuotate,le stalle brillano al nikel,tutto il letame possibile immaginable su colonne interminabili di tir è in viaggio alla volta di Milano,tutto mà tutto dev'essere messo all'opera per stroncare sul nascere il successo di Pisapia  " o Milano o morte !  " echeggia in tutta la padania disperata e sotto schock per un declino annunciato e innarrestabile.
 
Si continua con la campagna politica spazzatura. Una donna, madre dell’assessore Rizzi sarebbe stata aggredita da un fan di Pisapia, almeno questo afferma Letizia Moratti: “una signora anziana, e’ stata aggredita da un fan di Giuliano Pisapia”. Berlusconi si recherà nel pomeriggio a fare visita in ospedale alla donna. Secondo indiscrezioni, dall’identikit fornito agli inquirenti, si tratterebbe dello stesso uomo che mesi fa attentò alla vita del giornalista Belpietro !
Fonte


AGGIORNAMENTO DELL'ULTIMA ORA:
Una testimone: Nessuna aggressione a Franca Rizzi, si è seduta da sola ...la Digos dov'era? "adesso buttate fuori dall'ospedale quella isterica ! e lei signora Moratti si vergogni! "

Così gli sceneggiatori del Pdl creano le “tragedie” contro Pisapia – Foto


Fonte- I giornali di oggi danno grande risalto ad un episodio che si sarebbe verificato ieri al mercato di via Osoppo a Milano. Il Corriere della Sera lo riporta così:

“Un sostenitore di Pisapia avrebbe spinto, facendola cadere a terra, la madre dell’assessore Alan Rizzi”. Nella foto la madre di Alan Rizzi, assessore della giunta Moratti, a terra dopo il presunto spintone del presunto sostenitore di Pisapia, occhiali  incollati al naso e volantini ben stretti in mano. Insomma la classica posa di chi ha appena subito un’aggressione.



Di questo presunto sostenitore di Pisapia, ovviamente, nessuno sa niente. Cioè: un tizio spinge a terra una donna nel bel mezzo di un mercato ma nessuno lo identifica. Però tutti sanno che è un sostenitore di Pisapia, a partire da La Russa che dice: “L”uomo che ha aggredito la signora aveva con sé altri militanti di Pisapia e anche lui aveva lo stemma di Pisapia. Tutti insieme avevano dei fischietti, come a dire che erano un gruppo organizzato” . Pisapia smentisce categoricamente questa versione: “Assolutamente escludo che un mio sostenitore l’abbia malmenata o spintonata”. E poi ricorda: “Due dei miei sostenitori sono stati aggrediti e hanno presentato denuncia facendo nomi e cognomi. L’autorità giudiziaria sta indagando sui fatti”. E invece dell’aggressore della signora Rizzi nessuna traccia, nessuna foto, nessun video. Eppure, di quella mattina è stato ripreso ogni singolo momento e il Corriere ha seguito la Moratti nel suo tour. Addirittuta nel video del Corriere si racconta che i vigili urbani avrebbero assistito a questi momenti di tensione. Eppure niente, nemmeno un fotogramma. Eppure, prima di essere strattonata, la signora Rizzi era in compagnia di un bel drappello di militanti del Pdl (nella foto dietro la Moratti e il vicesindaco De Corato):


Dopo questa presunta aggressione del presunto sostenitori di Pisapia, la signora Rizzi viene addirittura ricoverata all’ospedale San Carlo di Milano. Parte la sfilata:






Fuori dall’ospedale San Carlo anche Maurizio Lupi, assieme ad Alan Rizzi, il figlio della donna ricoverata dopo la presunta aggressione del presunto sostenitore di Pisapia




Lupi, Rizzi. Quella mattina manca solo la signora Ciccia, la ex campionessa di pattinaggio che, in una famosa nota su Facebook di cui abbiamo già parlato, accusa Pisapia di essere disonesto, falso e bugiardo e di averle rovinato la vita. Ah no c’è pure lei  quella mattina (sorridente dietro la Moratti):






Quella che… con Lupi sono pappa e ciccia:


E anche con Rizzi:




Lupi, Rizzi e Ciccia hanno tante cose in comune (e anche in Comune) ma soprattutto una: sono i personaggi che animano (e forse ispirano) ogni fatto che tende a demonizzare Pisapia (la nota della Ciccia su Facebook, la presunta aggressione). O forse sono essi stessi i costruttori di senso, gli sceneggiatori di questa tragicomica storiella che potremmo intitolare: “E’ tutta colpa di Pisapia”. Una sceneggiata che vedrà il suo momento più alto oggi pomeriggio quando Berlusconi in persona andrà a visitare la signora Rizzi in ospedale accompagnato dall’inevitabile clamore mediatico.



La domanda rimane: è possibile che nessuno abbia identificato l’aggressore? E’ possibile che non esista un solo fotogramma sull’accaduto?