martedì 24 maggio 2011
lunedì 23 maggio 2011
Umberto Bossi ha minacciato di spaccarmi la faccia perchè l'ho fischiato ! "ti mando all'ospedale"

Fischi per Bossi, lui replica: Ti mando... par TMNews
Chiaro che l'Umberto comincia ad accusare il colpo,un certo stress,l'accentuarsi del suo " successo " personale (...) non soltanto " nell'età della ragione " la qual cosa si ostina a fuggirgli,l'età è quella che è : " prostrata impazzita " deve tener fede alla sua franchezza sboccata, voglio dire che la tensione politica si fà sentire,quando non sà affrontare dialetticamente la cosa lui sbraca e vabbhè,presto gli toccherà assumere una badante (capita a tutti) mà a lui la qual cosa suonerà ostica per le ben note ragioni...
SIETE PRONTI A FESTEGGIARE IL SECONDO FUNERALE ALL’EGO-LATRINA DI SGARBI?
Mi chiedo quando si deciderano a prenderlo a calci nel culo questa specie di narciso patologico che si ammanta di cultura mà che ovunque vada fà disastri epocali,l'unica schifezza che sà ben fare è litigare,si badi bene non ho detto polemizare !...ovvio sà anche leccare,ci mette parecchio di suo e naturalmente a tassametro !
1- SIETE PRONTI A FESTEGGIARE IL SECONDO FUNERALE ALL’EGO-LATRINA DI SGARBI? - 2- ORA, DOPO LA TV, TOCCA AL RUOLO DI CURATORE DEL PADIGLIONE D’ARTE DI VENEZIA - 3- PIOVONO LE DEFEZIONI PER LE 20 MOSTRE IN TUTTA ITALIA DESTINATE A 1200 AUTORI - 4- VALE PER TUTTI QUANTO SCRIVE NELLA SUA LETTERA DI DISDETTA L’ARTISTA CRISTIANO PINTALDI: “LA DEMOLIZIONE DA PARTE DI SGARBI DELLA CREDIBILITÀ DEL NOSTRO PADIGLIONE NAZIONALE ATTRAVERSO UNA MOSTRA CHE AFFIANCA PROFESSIONISTI A DILETTANTI ALLO SBARAGLIO SENZA NESSUN CRITERIO è UN CHIARO TENTATIVO DI DELEGITTIMAZIONE DI TUTTO UN SETTORE PROFESSIONALE, LA PIÙ GRANDE MANCANZA DI RISPETTO CHE SI POSSA AVERE NEI CONFRONTI DI OGNI ARTISTA. IL TITOLO DELLA MOSTRA QUINDI "L’ARTE NON È COSA NOSTRA" DIVENTA LETTERALMENTE CORRETTO, VOI CON L’ARTE NON AVETE NIENTE A CHE FARE” -
1- NO, SGARBI NO
Carlo Alberto Bucci per La Repubblica
Carlo Alberto Bucci per La Repubblica
Primi no al Padiglione Italia. L´inaugurazione della Biennale è tra meno di due settimane, ma la macchina organizzativa è in ritardo, sia per la mostra in Laguna sia per le 20 esposizioni in tutta Italia che, secondo Vittorio Sgarbi, dovevano raccogliere 1200 autori. E piovono le defezioni.
Il primo a scriverne è stato Guglielmo Gigliotti sull´edizione on line del Giornale dell´Arte. Hanno declinato l´invito -tra gli altri - Gianluigi Toccafondo, Loris Cecchini, Perino e Vele, Felice Levini, Marisa Albanese, Cristiano Pintaldi, tre esponenti della Scuola di San Lorenzo come Nunzio, Marco Tirelli e Giuseppe Gallo .
Rinuncia anche Paolo Canevari: «Ritengo offensivo che una mostra di tale importanza (a detta di Sgarbi) sia organizzata richiedendo la partecipazione agli artisti a neanche un mese dall´inaugurazione». In più a molti è stato chiesto dall´organizzazione di spedire l´opera a loro spese, e di pagare per avere il catalogo. Defezioni anche tra i critici: si sono dimessi dal comitato chiamato a selezionare gli artisti Marco Tonelli e Marco Senaldi.
2- A SGARBI C'È CHI DICE NO
LE PRIME DEFEZIONI, TRA CRITICI E ARTISTI, AL PADIGLIONE ITALIANO DELLA BIENNALE
Guglielmo Gigliotti sull´edizione on line del Giornale dell´Arte- http://www.ilgiornaledellarte.com
LE PRIME DEFEZIONI, TRA CRITICI E ARTISTI, AL PADIGLIONE ITALIANO DELLA BIENNALE
Guglielmo Gigliotti sull´edizione on line del Giornale dell´Arte- http://www.ilgiornaledellarte.com
Scricchiola il Padiglione italiano di Vittorio Sgarbi alla 54ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Le prime crepe sono sorte nel comitato di studio costituito dal sindaco di Salemi: una decina di critici d'arte incaricati di stilare i nomi degli artisti inviati nei «padiglioni» regionali.
In seguito all'animata conferenza stampa il 5 maggio a Roma dove Sgarbi ha presentato l'articolato progetto di Padiglione primario, sue sezioni distaccate ed eventi collaterali, si è da subito dimesso Marco Tonelli. Poi Marco Senaldi. Infine una serie di artisti invitati, il cui elenco si allunga di ora in ora: Marco Tirelli, Alfredo Pirri, Gregorio Botta, Piero Pizzi Cannella, Loris Cecchini, Giuseppe Gallo, Perino e Vele, Daniele Puppi, Felice Levini, Marisa Albanese, Luca Padroni. Pure Jannis Kounellis dice no. Il problema è convincere Anna Fendi a non prestare l'opera di cui è proprietaria.
Dichiara Marco Tonelli: «Mi dimetto dal comitato di studi perché è stato delegittimato il nostro ruolo quando, nonostante un collegiale accordo riguardo al novero di artisti da invitare, ho scoperto durante la presentazione alla stampa del Padiglione Italia il 5 maggio, che nelle liste rese pubbliche molti artisti indicati da noi componenti sono stati da Vittorio Sgarbi esclusi e sostituiti con altri.
Ma mi dimetto, oltre che per i ritardi organizzativi, anche per manifestare la mia solidarietà verso gli artisti selezionati e allertati ma poi tenuti in sospeso per mesi, con inviti che sono arrivati a meno di un mese dall'inaugurazione della mostra, per non parlare del dispiacere per quelli che si sono trovati esclusi a loro e nostra insaputa ma che hanno ugualmente lavorato negli ultimi mesi all'opera da presentare».
Marco Senaldi: «Mi ritiro, ma non posso dire che mi dimetto perché non ho mai avuto una chiara lettera di incarico. All'inizio ho aderito perché il sistema dell'arte è asfittico e c'e bisogno di una rottura, ma non con questa approssimazione e confusione, con questo scarso rispetto delle professionalità: così si cade dalla padella alla brace. Qui c'è di mezzo lo Stato, un ministero, un importante appuntamento della cultura mondiale, non si scherza. Mi hanno chiesto di fare cento nomi. Alla fine, senza preavviso, nelle liste ne ho trovato uno. Il mio compito si esaurisce qui».
A SGARBI C'È CHI DICE NO, SECONDA PUNTATA
Si allunga l'elenco degli artisti che declinano l'invito a esporre al Padiglione italiano di Vittorio Sgarbi alla 54ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Dopo il no di Marco Tonelli e Marco Senaldi del comitato di studi e il no degli artisti Jannis Kounellis, Marco Tirelli, Alfredo Pirri, Gregorio Botta, Giuseppe Gallo, Loris Cecchini, Perino e Vele, Daniele Puppi, Felice Levini, Marisa Albanese, Luca Padroni, Luigi Serafini, ora si aggiungono anche Nunzio, Paolo Grassino, Paolo Canevari, Davide La Rocca, Loredana Longo, Andrea Galvani, Francesco Simeti, Luisa Rabbia, Andrea Mastrovito, Paola Margherita, Adalberto Abate, Carla Bedini, Nicola Vinci, Paolo Schmidlin, Luca Vitone, Gianluigi Toccafondo.
Si allunga l'elenco degli artisti che declinano l'invito a esporre al Padiglione italiano di Vittorio Sgarbi alla 54ma Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale di Venezia. Dopo il no di Marco Tonelli e Marco Senaldi del comitato di studi e il no degli artisti Jannis Kounellis, Marco Tirelli, Alfredo Pirri, Gregorio Botta, Giuseppe Gallo, Loris Cecchini, Perino e Vele, Daniele Puppi, Felice Levini, Marisa Albanese, Luca Padroni, Luigi Serafini, ora si aggiungono anche Nunzio, Paolo Grassino, Paolo Canevari, Davide La Rocca, Loredana Longo, Andrea Galvani, Francesco Simeti, Luisa Rabbia, Andrea Mastrovito, Paola Margherita, Adalberto Abate, Carla Bedini, Nicola Vinci, Paolo Schmidlin, Luca Vitone, Gianluigi Toccafondo.
Dichiara a riguardo Paolo Canevari: «Credo fermamente che l'Arte sia un territorio sacro che va difeso anche attraverso le scelte personali. Ho lavorato e difeso attraverso il mio lavoro l'idea dell'Arte e la sua importanza, non ho dunque nessuna intenzione di partecipare alla manifestazione presieduta dal Sig. Vittorio Sgarbi e non ho nessuna intenzione di avere all'interno della esposizione un mio lavoro. Ritengo anche offensivo che una mostra di tale importanza (a detta del Sig. Vittorio Sgarbi) sia organizzata richiedendo la partecipazione agli Artisti a neanche un mese dall'inaugurazione».
Prosegue Giuseppe Gallo: «Sgarbi non ha fatto altro che sparare con un cannone addosso a un cadavere già putrefatto. Ha individuato il problema della crisi intellettuale del sistema artistico italiano, ma non è riuscito a seminare una possibilità di riscatto, di dignità e di nuovo pensiero. Perciò è ancora più condannabile».
Paolo Grassino: «Quando ho chiesto agli organizzatori informazioni sul trasporto dell'opera, mi hanno risposto che sarebbe stato a mio carico il trasporto dell'opera da Torino, dove vivo, a Mestre. Per email invece mi è giunta, sempre dall'ufficio organizzativo, una proposta promozionale da parte dell'editore: costo di una copia del catalogo a € 23,40 anziché € 39,00».
Davide La Rocca: «Si mette tutto insieme, pittori della domenica, artisti del fine settimana e quelli a tempo pieno, per neutralizzare il pensiero. In questo modo si vorebbe dimostrare che l'arte è superflua e insignificante, incapace di incidere nella società».
Felice Levini è stato tra i primi a dichiarare agli organizzatori la sua rinuncia a far parte degli artisti del Padiglione italiano, già al momento dei preliminari contatti: «È un padiglione senza progetto», spiega, «senza idea, senza una visione, quindi non ha nulla per cui combattere o da difendere. È un Padiglione da irresponsabili perché nessuno si assume una responsabilità culturale. Il mondo ci riderà dietro».
Daniele Puppi: «Ho declinato l'invito perché non c'erano le condizioni tecnico-operative per poter realizzare il lavoro».
Luigi Serafini aveva già espresso le motivazioni del suo diniego a «la Repubblica» asserendo che «l'ossessione tassonomica di Sgarbi non credo serva né agli artisti né al pubblico», mentre Andrea Galvani ha dichiarato in un video pubblicato da «Artribune»: «Prima cosa non c'erano i tempi tecnici per pensare a un nuovo progetto.
Ma poi ci sono altre motivazioni, molto gravi. Io, Francesco Simeti, Luisa Rabbia e Andrea Mastrovito, invitati per il Padiglione Italia all'Istituto italiano di cultura di New York, avevamo inviato una lettera agli organizzatori dove ponevamo tre domande precise mediante le quali chiedevamo delle spiegazioni rispetto a una loro lettera ufficiale contenente proposte indecenti. Non ci hanno risposto, ma Sgarbi mi ha telefonato, alle 9 di mattina di domenica, per chiedermi se la nostra posizione era politica». Spiega il giovane Nicola Vinci: «È dura ingoiare il rospo di dover rinunciare alla riga sulla Biennale all'interno del mio curriculum. Preferisco però che questo spazio venga occupato dalla mia dignità di uomo, di persona, di artista piuttosto che da una riga nera che testimonia l'adesione ad una superficialità che non ho mai gradito».
Racconta Luca Vitone di aver «ricevuto una e-mail sabato 14 maggio (...), in cui mi si chiede di spedire un'opera indicandomi un indirizzo, invitandomi a farla pervenire tra il 16 e il 20 maggio con la precisazione che la copertura assicurativa partirà dal luogo di ricezione. Spedire un "pacco" insomma senza sapere che tipo di spazio è stato destinato al mio lavoro, senza aver avuto la possibilità di fare un sopralluogo e di conseguenza decidere l'opera da esporre, per una mostra che si inaugura il primo giugno. Ça va sans dire che non sono queste le modalità di lavoro consone a un'istituzione di tale importanza».
Jannis Kounellis, benché contrario allo spirito del Padiglione italiano e molto polemico con Vittorio Sgarbi (sul «il Riformista» del 17 maggio, accoppiandolo a Francesco Bonami, definisce entrambi «poco inclini alla ricerca e al pensiero», in gara «a chi la spara più grossa»), cede alla volontà di una sua collezionista di esporre un'opera di cui è proprietaria.
Agli organizzatori del Padigione italiano Cristiano Pintaldi spiega così i motivi del suo no a Sgarbi: «Ricevere un invito per una mostra così importante a soli 13 giorni dalla sua inaugurazione è la cosa meno professionale che io abbia mai sentito; inoltre la demolizione da parte di Vittorio Sgarbi della credibilità del nostro padiglione nazionale attraverso una mostra che affianca professionisti a dilettanti allo sbaraglio senza nessun criterio è un chiaro tentativo di delegittimazione di tutto un settore professionale, la più grande mancanza di rispetto che si possa avere nei confronti di ogni artista. Il titolo della mostra quindi "L'arte non è cosa nostra" diventa letteralmente corretto, infatti voi con l'arte non avete niente a che fare».
domenica 22 maggio 2011
L'ATTENTATORE DI BELPIETRO DI NUOVO ALL'OPERA SI FA PASSARE PER UN FAN DI PISAPIA E AGGREDISCE UNA FAN DELLA MORATTI !
La macchina del fango,le porcilaie svuotate,le stalle brillano al nikel,tutto il letame possibile immaginable su colonne interminabili di tir è in viaggio alla volta di Milano,tutto mà tutto dev'essere messo all'opera per stroncare sul nascere il successo di Pisapia " o Milano o morte ! " echeggia in tutta la padania disperata e sotto schock per un declino annunciato e innarrestabile.
Si continua con la campagna politica spazzatura. Una donna, madre dell’assessore Rizzi sarebbe stata aggredita da un fan di Pisapia, almeno questo afferma Letizia Moratti: “una signora anziana, e’ stata aggredita da un fan di Giuliano Pisapia”. Berlusconi si recherà nel pomeriggio a fare visita in ospedale alla donna. Secondo indiscrezioni, dall’identikit fornito agli inquirenti, si tratterebbe dello stesso uomo che mesi fa attentò alla vita del giornalista Belpietro !
Fonte
AGGIORNAMENTO DELL'ULTIMA ORA:
Una testimone: Nessuna aggressione a Franca Rizzi, si è seduta da sola ...la Digos dov'era? "adesso buttate fuori dall'ospedale quella isterica ! e lei signora Moratti si vergogni! "
Così gli sceneggiatori del Pdl creano le “tragedie” contro Pisapia – Foto
Fonte- I giornali di oggi danno grande risalto ad un episodio che si sarebbe verificato ieri al mercato di via Osoppo a Milano. Il Corriere della Sera lo riporta così:
“Un sostenitore di Pisapia avrebbe spinto, facendola cadere a terra, la madre dell’assessore Alan Rizzi”. Nella foto la madre di Alan Rizzi, assessore della giunta Moratti, a terra dopo il presunto spintone del presunto sostenitore di Pisapia, occhiali incollati al naso e volantini ben stretti in mano. Insomma la classica posa di chi ha appena subito un’aggressione.
Di questo presunto sostenitore di Pisapia, ovviamente, nessuno sa niente. Cioè: un tizio spinge a terra una donna nel bel mezzo di un mercato ma nessuno lo identifica. Però tutti sanno che è un sostenitore di Pisapia, a partire da La Russa che dice: “L”uomo che ha aggredito la signora aveva con sé altri militanti di Pisapia e anche lui aveva lo stemma di Pisapia. Tutti insieme avevano dei fischietti, come a dire che erano un gruppo organizzato” . Pisapia smentisce categoricamente questa versione: “Assolutamente escludo che un mio sostenitore l’abbia malmenata o spintonata”. E poi ricorda: “Due dei miei sostenitori sono stati aggrediti e hanno presentato denuncia facendo nomi e cognomi. L’autorità giudiziaria sta indagando sui fatti”. E invece dell’aggressore della signora Rizzi nessuna traccia, nessuna foto, nessun video. Eppure, di quella mattina è stato ripreso ogni singolo momento e il Corriere ha seguito la Moratti nel suo tour. Addirittuta nel video del Corriere si racconta che i vigili urbani avrebbero assistito a questi momenti di tensione. Eppure niente, nemmeno un fotogramma. Eppure, prima di essere strattonata, la signora Rizzi era in compagnia di un bel drappello di militanti del Pdl (nella foto dietro la Moratti e il vicesindaco De Corato):
Dopo questa presunta aggressione del presunto sostenitori di Pisapia, la signora Rizzi viene addirittura ricoverata all’ospedale San Carlo di Milano. Parte la sfilata:
Fuori dall’ospedale San Carlo anche Maurizio Lupi, assieme ad Alan Rizzi, il figlio della donna ricoverata dopo la presunta aggressione del presunto sostenitore di Pisapia
Lupi, Rizzi. Quella mattina manca solo la signora Ciccia, la ex campionessa di pattinaggio che, in una famosa nota su Facebook di cui abbiamo già parlato, accusa Pisapia di essere disonesto, falso e bugiardo e di averle rovinato la vita. Ah no c’è pure lei quella mattina (sorridente dietro la Moratti):
Quella che… con Lupi sono pappa e ciccia:
E anche con Rizzi:
Lupi, Rizzi e Ciccia hanno tante cose in comune (e anche in Comune) ma soprattutto una: sono i personaggi che animano (e forse ispirano) ogni fatto che tende a demonizzare Pisapia (la nota della Ciccia su Facebook, la presunta aggressione). O forse sono essi stessi i costruttori di senso, gli sceneggiatori di questa tragicomica storiella che potremmo intitolare: “E’ tutta colpa di Pisapia”. Una sceneggiata che vedrà il suo momento più alto oggi pomeriggio quando Berlusconi in persona andrà a visitare la signora Rizzi in ospedale accompagnato dall’inevitabile clamore mediatico.
La domanda rimane: è possibile che nessuno abbia identificato l’aggressore? E’ possibile che non esista un solo fotogramma sull’accaduto?
Coppola, Fassino, Sgarbi, Annunziata: tutti hanno letto “L’implosione”. Ma il libro non esiste
A questo punto mi chiedo chi ne uscirà indenne da questa beffa ? La letteratura in Italia? L'intellighenzia " comica " italiana? Le segreterie super affollate dei vippini intelligenti ?
Fonte
TORINO – E’ il libro dell’anno, un fenomeno editoriale. Si chiama “L’implosione”, è ambientato a Torino e l’autore è un giovane studente di ingegneria, Manuele Madalon.
Lo hanno letto tutti quelli che contano: dal sindaco di Torino Piero Fassino al suo sfidante Michele Coppola. Lo hanno letto, tra gli altri, anche Vittorio Sgarbi e Lucia Annunziata. E tanti scrittori. Resta da spiegare come, visto che il suddetto libro non esiste, è una bufala architettata da uno studente di giornalismo di Torino, Gabriele Madala.
Il ragazzo, con tanto di complice, si è intrufolato alla Fiera del Libro della città piemontese e ha chiesto a tutti i personaggi della cultura, della politica e dello spettacolo, un giudizio sulla sua opera prima. Tutte recensioni lusinghiere. Nessuno ammette di non averlo mai sentito nominare. Vittorio Sgarbi definisce l’ambientazione “sottile e misteriosa”. Lucia Annunziata lo paragona ad un altro scrittore, Culicchia. Davvero niente male per un libro fantasma.
Tutto viene filmato e messo su YouTube. Il risultato è esilarante:
sabato 21 maggio 2011
"QUELLE STATUE SONO UNA MARCHETTA" SOLO SGARBI POTEVA....
Clic sull'immagine per accedere alla galleria fotografica completa " quando negli affari d'arte Contemporanea nessuno si degna di un minimo cenno sul racconto/visione dell'artista sui media allora cominciate a turarvi il naso ! "I giganti di Rabarama in piazza Pitti
Da Empoli: "Quelle statue sono una marchetta"
Comincia fra le polemiche l'installazione delle mega statue dell'artista per la mostra che verrà inaugurata il 10 giugno. Per l'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio la presenza delle opere a Firenze è dovuta a "una lunga serie di raccomandazioni" e non al loro valore di MARIO NERI
“Rabarama è un nome esotico dietro il quale si nasconde una pratica molto italiana: la 'marchetta'”. Non piacciono davvero per niente a Giuliano da Empoli i giganti di Rabarama che da stamani sono comparsi in piazza Pitti per la mostra dedicata all'artista romana di cui è in programma l'inaugurazione il prossimo 10 giugno. Per l'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio le 40 mega statue in marmo di Carrara e bronzo che campeggeranno fino al 30 settembre fra Palazzo Pitti, Boboli, il parco delle scuderie reali e le Pagliere non sono un giusto tributo alle capacità creative di Paola Epifani, ma il frutto di "raccomandazioni e telefonate di amici degli amici".
“Rabarama – dichiara da Empoli – al secolo Paola Epifani, è arrivata a Firenze non preceduta, come sarebbe normale, da critiche e recensioni artistiche, ma da una lunga serie di raccomandazioni e di telefonate degli amici degli amici. Alla tiepida accoglienza da parte del Comune, evidentemente ha riversato altrove le sue attenzioni”.
“E’ doloroso – conclude l’assessore – che, proprio a margine di eventi come quello di oggi, la nuova mostra alla Strozzina, concomitante con l’ultimo giorno della bella installazione nel cortile di Palazzo Strozzi, facciano la loro apparizione in città ‘energumeni’ estemporanei che fanno fare un salto indietro al percorso di innalzamento qualitativo dell’arte pubblica in città”.
Una stoccata che probabilmente non piacerà al curatore Luca Beatrice e alla Vecchiato Art Galleries, che ha organizzato l'esposizione, la prima di Rabarama a Firenze. Proprio ora che l'artista debutta anche alla Biennale di Venezia, invitata da Vittorio Sgarbi nel Padiglione Italia.
In serata la replica, secca, dell'artista: "Nel suo piccolo - dice Paola Epifani, in arte Rabarama - l'assessore del comune di Firenze signor da Empoli appartiene alla cultura di un'altra figura maschilista balzata in questi giorni al disonore delle cronache. Mi riferisco proprio a Dominique Strauss Khan che aggredisce le donne fisicamente, mentre il signor da Empoli lo fa a parole. Non credo che avrebbe usato il termine 'marchetta' se si fosse riferito a un uomo. Insultare me, che sono una donna, deve essergli sembrato molto normale. Complimenti."
RED RONNIE VISTA L'ARIA CHE TIRA TIRA FUORI L'ASSO CASTRISTA
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| Dopo due giorni di contestazioni con ampia eco di risate e forse per convincerci che lui in fondo non è un berlusconiano ortodosso Red Ronnie cambia l’immagine del profilo sulla sua bacheca Facebook e ci mette una foto con Fidel Castro. Del resto vista l'aria che tira meglio adattare il profilo al nuovo che avanza,ne và di mezzo la reputazione ! |
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| 100cosecosi Castro vs Red Ronnie |
GIULIANO FERRARA E LA SUA PERSUASIONE OCCULTA GROSSOLANA O IDIOTA ?
| L'immagine qui sopra è tratta dalla puntata di Radio Londra di ieri sera. Notate niente di strano? Coraggio. Sono convinto che ce la potete fare. |
L'immagine dei due candidati a sindaco di Napoli mostrata da "Radio Londra" è un esempio delle tecniche di persuasione occulta usate dai canali di informazione
L'immagine qui sopra è tratta dalla puntata di Radio Londra di ieri sera. Notate niente di strano? Coraggio. Sono convinto che ce la potete fare.Bravi, non era difficile. L'immagine gigante proiettata sullo sfondo si riferisce ai due candidati sindaci che andranno al ballottaggio a Napoli: Gianni Lettieri (PdL) e Luigi De Magistris (IdV). Quella adottata è una delle tante piccole, sottili, impercettibili tecniche di persuasione occulta che ogni giorno vengono utilizzate dai canali di informazione che dovrebbero essere neutri rispetto alle parti politiche, che dovrebbero cioè rispettare la cosiddetta par condicio, soprattutto in tempi di campagna elettorale.
Il problema è che la par condicio così com'è non serve assolutamente a niente: si limita a considerare la mera questione dei tempi di parola e di antenna (quanti minuti e quanti secondi si parla di un candidato e quanti dell'altro) senza considerare aspetti che nella comunicazione televisiva sono altrettanto fondamentali se non di più: l'immagine che di ogni candidato viene trasmessa al pubblico. Così, ad esempio, una scenografia come quella immortalata nella trasmissione di Giuliano Ferrara, nell'inquadratura sopra, è perfettamente lecita dal punto di vista dell'AGCOM, ma profondamente scorretta rispetto al messaggio inconscio che viene associato ai due avversari politici e comunicato agli spettatori.
Non c'è bisogno di evidenziare come Lettieri venga mostrato mentre assume un'espressione volitiva, determinata, sicura di sé, mentre Luigi De Magistris al contrario è ritratto a capo chino, con espressione corrucciata, quasi confusa, in un atteggiamento per nulla rassicurante. Gli sfondi poi sono parlanti: nel primo caso si intuisce che il candidato sindaco del PdL si trova in una sala conferenze o in un qualsiasi altro luogo istituzionale, reso più confortevole e rassicurante da un colore vivo e caldo. Nel secondo caso, il candidato sindaco di IdV sembra fotografato nelle segrete di un castello, davanti a una parete di roccia che tutto può sembrare tranne un luogo consono a chi ha le qualità, l'attitudine e le competenze per occupare le nobili sedi istituzionali dove si esercita il potere. Non da ultimo vi è la questione degli spazi: Lettieri occupa tre quarti dell'immagine, mentre al candidato IdV viene riservatao un piccolo angolo sulla destra, come se fosse in prestito, come se si trattasse di una semplice comparsa.
Non certo per il pubblico attento, ma per quello distratto e passivo il messaggio che passa è che Lettieri sia la sola alternativa credibile per la città di Napoli. La domanda successiva ovviamente è: percentualmente, quanto pesano i telespettatori che possono vantare un atteggiamento critico e consapevole mentre guardano, anche incidentalmente, una trasmissione come Radio Londra? Coraggio, si accettano scommesse!
Nel frattempo, allenatevi pure da soli a riconoscere queste piccole ma evidenti tecniche manipolatorie. Per esempio, potreste pensare che nell'immagine successiva, che affianca i due candidati sindaci di Milano Pisapia a Moratti, sostanzialmente vada tutto bene. Ne siete proprio sicuri? Provate ad annotare le vostre osservazioni tra i commenti.
La cosa buffa è che per scoprire quello che l'inconscio recepisce in maniera innata e senza alcun processo di mediazione, probabilmente avrete bisogno di fare qualche piccolo ragionamento. In fondo, se queste tecniche si definiscono subliminali, un motivo ci sarà.
fonte: www.byoblu.com
UN MUSEO CENSURA OPERA D'ARTE CRITICA VERSO BERLUSCONI.
Un video con le frasi del premier messe in musica. Sparito dalle opere del compositore olandese in mostra al MaXXI di Roma. Mentre sono rimasti gli altri, quelli sui politici stranieri. E chi c'è dietro il MaXXI? Una fondazione del Ministero...
Il titolo è inequivocabile: "Corrotto". Il pezzo dura meno di cinque minuti. Nei quali il compositore olandese Jacob Ter Veldhuis (JacobTV, il nome d'arte) mette in musica pezzi di discorsi pubblici di Silvio Berlusconi. Così come fa con altri personaggi di primo piano: politici, scienziati, predicatori, star sportive e del cinema, celebrità, tutti protagonisti di "The News", opera video in progress che debutterà a Pittsburgh, Chicago e New York nella prossima primavera. Peccato però che, nell'assaggio italiano di "The News", la parte dedicata a Berlusconi sia sparita. Per volere del Maxxi, museo delle arti del XXI secolo, che in JacobTV ha tanto creduto da metterlo nella rassegna "Expanded video", insieme ad altri esponenti della videoarte contemporanea. Ma che, al momento di scegliere quali arie dell'opera "The News" dovessero entrare nella selezione da esporre, lo ha, diciamo così, depurato. O meglio, denuncia Jacob Ter Veldhuis, "censurato" continua a leggere....
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