MUTANDE PAZZE IL CULO DI BUSI |
sabato 16 aprile 2011
(video) Aldo Busi a Linea Notte: "Berlusconi ce l'ha piccolo"
Don Verzè sull’orlo della bancarotta.
Oltre 1 miliardo di Euro. Il padre spirituale del Berlusca & Pollari con l’acqua alla gola per un dissesto colossale.
Ha fondato e poi sfondato (di debiti) l’Ospedale San Raffaele di Roma e Milano, tempi mondiali della medicina e della sofferenza. Ora al manager di Dio rimarrà solo queste ultime (le “sofferenze” … economicamente parlando).
Che c’hanno in comune il premier Silvio Berlusconi, il generale dei servizi segreti Nicolò Pollari, il Vaticano, e notissimi politici, banchieri ed imprenditori? Un arzillo vecchietto (ora pieno di puffi) che si chiama Don Luigi Maria Verzè.
Accanto alla sede del Parco biomedico del San Raffaele a Mostacciano, sorge una graziosa villetta ch’era di proprietà della Fondazione di Don Verzè e che venne affittata al servizio d’intelligence militare (Sismi) per le sue attività segrete. La cosuccia/casuccia, era così carina che Nicolò Pollari, generale della Guardia di Finanza a capo del Sismi (nonché grande amicone del prelato manager) la volle tutta per sé, cattandosela per 4 soldi. La Villa di Mostacciano (zona EUR) del Generale Nicolò Pollari, è disposta su quattro livelli, 24,5 vani catastali: due ingressi, due saloni, sei camere, due soggiorni, cinque bagni, due vani guardaroba, lavanderia e garage, tre terrazze, giardino di 1.400 metri e una bella piscina con trampolino. La villa fu comprata nel 1994 dal San Raffaele del Don a un prezzo di 2 miliardi e 400 milioni (più del doppio di quanto l’ha pagata Nicolò Pollari). Pare che di (“proficui”) affaroni come questi Don Luigi Maria Verzè ne abbia fatti tanti. Questo spiegherebbe (almeno in parte) come mai il San Raffaele ora si trova sull’orlo del crak.
L'impero di don Luigi Verzé, che fa capo alla Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, con sede in Via Olgetttina 60 - Milano si sta letteralmente sbriciolando come la statua del gigante dai piedi d’argilla (poco più in là al civico 65 della stessa via c’è il palazzo delle veline Bunga Bunga). Per raccoglierne i cocci forse non basterà più neanche dismettere i numerosi assets immobiliari per fare cassa. Nella lista delle dismissioni figurano: Oasis Aministracao Ltda, Soc. Agricola Monte Tabor Srl, Progetti International Srl, Blu Energy Srl, S.A.T. Srl, Residenza Alberghiera San Raffaelle Srl, Edilraf Spa, Quo Vadis, Costa Dorata, Turro, Air Viaggi, VDS2, Science Parck, Resnati, etc etc. La cessione del patrimonio immobiliare non sarà poi cosa tanto facile da realizzare. Molte di queste proprietà son gravate da vincoli ed ipoteche. Come il complesso immobiliare di Via Olgettina, ed il bellissimo residence di Cologno Monzese (sussiste un’ipoteca di 1° grado a garanzia di un finanziamento BEI). Comunque il vendibile dovrà essere ceduto alla velocità della luce per introitare subito risorse finanziarie fresche da utilizzare per il ripianamento dei (moltissimi ed ingentissimi) debiti. Più di 1 miliardo di euro di passività. Tra le proprietà vendibili ci sono aziende agricole, alberghi, aziende di ristorazione, proprietà terriere, strutture di cura, aerei, jet, e persino alcune piantagioni di mango e meloni (in Brasile). Ciò che toglie il sonno a Don Verzè son i grossi problemi con banche e società di leasing: in primis Unicredit, BNP, BPM, Cariparma, BPS, Banco di Sardegna, Italease, Leasint, Ubi Factor, Mediofactoring, BIIS. Molte case farmaceutiche fiutato il dissesto hanno già minacciato azioni legali se non rientreranno subito dei propri crediti, come le società: Gilead Sciences (18,6 mil. Euro), Pfizer (12,3 mil. Euro), Merck Serono (12,2 mil. Euro), Abbott (9,6 mil. Euro), Dompè (7,6 mil. Euro), Medtronic (7,5 mil. Euro), Laboraf (17,1 mil. Euro) e via di sto passo.
Questo, in estrema sintesi, è il quadro impietoso che emerge da un dossier riservato elaborato in questi giorni dallo Studio Borghesi Colombo & Associati e Bain & Bain (che trovate quì di seguito riprodotto ed allegato pdf) che titola: “Linee guida del Piano di ristrutturazione e di riorganizzazione societaria – 30 marzo 2011”. Diciamo che i segnali del dissesto ci son tutti e son davvero conclamati. Bancarotta in piena regola. Ma per uscire da sto casino che ha combinato l’attempato Don (90 anni suonati) basterà fondare una newco? Servirà costituire una nuova Fondazione? (la vecchia ormai ha perso faccia e credibilità). E trasformare la Fondazione in una società di capitali a che pro? Ma per accedere a nuova finanza no, scemini. Se no le banche non scuciranno un baiocco. Elementare Watson. Secondo i consulenti finanziari, seguendo un particolare tipo di schema e/o procedura sarà possibile mettere in piedi un verosimile “piano di Ristrutturazione dei debiti” e quindi non rischiare che le banche possano immaginare di poter incorrere nella “concessione abusiva di credito” (finanziare una holding decotta non sarebbe formalmente legale). Il Piano deve essere credibile (almeno sulla carta). Gli istituti di credito eroganti - almeno in linea teorica - non potrebbero finanziare la holding di Don Verzè sapendolo insolvente. Comunque, come la giri giri i conti non tornano lo stesso. Lo stato patrimoniale della fondazione permane da un bel po’ in stato comatoso (profondo) e le passività superano di gran lunga gli attivi. In qualsiasi paese normale l’imprenditore decotto (ma ancora onesto) porterebbe subito i libri delle società in tribunale. Non il prelato-manager timorato di Dio e fido amico di Pollari & Berlusca. Che ha in mente un’illuminato “Piano Industriale” (quasi quasi pare una delle manovre finanziarie del Premier): contenimento dei costi operativi (tagli selvaggi al personale, consumi, spese, manutenzioni e logistica), razionalizzazione delle strutture (accentramento delle attività sanitarie), brutali tagli alle attività di ricerca etc etc. Don Verzè anche in questo sembra proprio ad immagine e somiglianza di Silvio. Ecco perché quì in terra “nessun giudice potrà permettersi di giudicarlo”. Solo il Tribunale di Dio. Lui comunque, a differenza del Premier rifugge le ansietà terrene. A Don Luigi interessa solo servire l’Onnipotente e i suoi fratelli sofferenti (appunto il Berlusca, Pio Pompa, Bazoli, Geronzi, Profumo, Pollari, Miccichè, Angelucci, Formigoni, Anemone…).
Ah scusate. Dimenticavo lo storico e grande amicone di sempre Ennio Doris (quello là con la bacchetta che disegna sempre i cerchi).
Che dirTi mio caro Don Verzè, speriamo solo nella Divina Provvidenza. Perché il buco e la voragine è proprio tutta intorno a te.
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Background :
Background :
Don Luigi Maria Verzè, nasce a Illasi (Verona) il 14 marzo 1920. Figlio di una nobildonna e di un agiato latifondista (che tutto avrebbe voluto tranne vedere l’erede designato del patrimonio innamorarsi della medicina e del sacerdozio). Si laurea in Lettere classiche e filosofia nel 1947 presso l'Università Cattolica di Milano. Viene ordinato sacerdote nel 1948. Nel 1964 dalla sua diocesi gli viene proibito di “esercitare il Sacro Ministero”. Nel 1973 rasenta la scomunica e dalle gerarchie cattoliche viene sospeso a divinis. Riabilitato decide di reinventarsi un nuovo percorso di fede. Diventa prete-manager tout-court, intrecciando presso relazioni d’affari con la Edilnord di Silvio Berlusconi. Con un pizzico di visionaria megalomania mette in piedi imponenti strutture d’eccellenza e d’avanguardia che le fa assomigliare a moderne cattedrali della cura (gli Ospedali San Raffaele di Milano e Roma sono tra i più importanti a livello internazionale). Per finanziarli reperisce fondi, tesse rapporti con politici ed imprenditori, diventa amico dei banchieri che contano garantendosi linee di credito con i maggiori istituti di credito. Altri (come il professore Luigi Poggi Longostrevi) meno timorati di Dio e dotati di scarso senso etico penseranno bene di fare cassa ed introitare frodando lo Stato, ottenendo così dal Sistema Sanitario Nazionale ingenti rimborsi per prestazioni inesistenti. Da evidenziare il dipartimento di odontoiatria del San Raffaele che annovera tra le sue file una delle igieniste dentali più fighe in assoluto, Nicole Minetti (una delle miss Bunga Bunga). Nel 1976 le toghe cattocomuniste condannano Don Verzè ad 1 anno e 4 mesi di reclusione per tentata corruzione (per la convenzione con l’Università Statale di Milano e un consistente contributo della Regione Lombardia). Nel 1977 Il nostro carismatico Don viene incriminato per corruzione e riconosciuto colpevole di istigazione alla corruzione (a tutt’oggi ancora in attesa della sentenza definitiva). Nel 1995 è nuovamente inquisito dalla toghe rosse della Procura di Milano per irregolarità nei lavori di costruzione del San Raffaele. Altra condanna di 1 anno e 4 mesi di reclusione per l’acquisto e la ricettazione di due quadri del '500 di scuola napoletana proventi di furto (si suppone che il prelato sapesse della provenienza illecita). Tutte condanne che il battagliero Don Verzè rispedisce al mittente snocciolando le cifre della riconosciuta eccellenza clinico-scientifica del suo lavoro. Il San Raffaele ad esempio, è diventato un terreno di sfide estreme della scienza. Ha sviluppato in collaborazione con il Mit of Boston un progetto di cui don Luigi è particolarmente orgoglioso: ai pazienti viene impiantato un’ipertecnologico microchip sottocutaneo e l’ospedale, attraverso un collegamento telematico continuo, è in grado di interagire in tempo reale intervenendo. Come dice Don Luigi: “è un altro passo avanti verso una frontiera mai esplorata ma sempre intimamente cullata: quella dell’immortalità”… ecco perché Silvio spera di vivere a lungo (“Silvio Berlusconi mi ha chiesto di farlo campare fino a 150 anni” disse il don in un’intervista). Per la sua creatura - il San Raffaele - si potrebbe tranquillamente parlare di nuovo Eldorado culturale; etica e bioetica convivono armoniosamente. Ogni malato è considerato un “tabernacolo d’oro” Si fa ricerca avanzata a 360° studiando il ringiovanimento delle cellule staminali adulte, gli embrioni, la fecondazione artificiale in vitro. Tanto biblico, evangelico e sacrale rispetto per l’uomo (uomo-individuo in quanto tale come direbbe Elio) s’appaleserà in tutta la sua spiritualità nel 2006, quando don Verzè aiuterà un amico medico - gravemente ammalato - a raggiungere il padreeterno impartendogli l’eutanasia (però solo dopo avergli impartito l’estrema unzione). Ama leggere, meditare, ama le Banche ed il grano (grano inteso come quattrini). Ha simpatie per il maestro Riccardo Muti, Umberto Veronesi, l’ex sindaco-filosofo Cacciari e l’attore-regista Roberto Benigni. Ammira Silvio Berlusconi (Silvio gli baciò la mano solo dopo la celebre frase del don “nelle persone so riconoscere il profuno di santità”) nonché Madre Teresa di Calcutta, Muhammar Gheddafi, Fidel Castro, gli angeli, gli arcangeli, San Raffaele Protomartire, Benedetto Craxi (detto Bettino) e nostro signore Gesù Cristo. Don Verzè ha una taumaturgica antipatia per il Concilio Vaticano II (e forse anche il I°), per alcuni papi (v. Ratzinger) e per il celibato. Odia visceralmente Rosy Bindi, tutti i bolscevico-comunisti e tutti quelli che scrivono stronzate senza prima riflettere, come alcuni attivisti di Indymedia (con particolare riguardo di tal mediattivista che scrive scemenze firmandosi mister Bean).
“900 milioni di debiti a Don Verzé serve un miracolo” http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/24/900-milioni-di-debiti-a-don-verze-serve-un-miracolo/99633/
Vittorio Malagutti "Il Fatto Quotidiano"
SANTI BUFFI - CON 900 MILIONI € DI DEBITI A DON VERZÉ SERVE UN MIRACOLO PER SALVARE IL SUO GRUPPO - MA DIO, AZIONISTA DI RIFERIMENTO, NON INTENDE APRIRE IL PORTAFOGLI E RICAPITALIZZARE E ALLORA IL RIASSETTO DELLA SOCIETà PASSA ATTRAVERSO OPERAZIONI FINANZIARIE E LA DISMISSIONE DELLE ATTIVITA’ NON LEGATE AL BUSINESS OSPEDALIERO (PIANTAGIONI DI MANGO IN BRASILE) - CHISSA’ COSA DIRA’ VENDOLA, CHE HA FINANZIATO CON I SOLDI DELLA REGIONE PUGLIA IL “SAN RAFFAELE MEDITERRANEO” DI TARANTO…
Ai bei tempi amava ripetere che i debiti e le perdite sono affari del suo socio di maggioranza, che poi sarebbe (dice lui) nientemeno che Dio. Ma ormai il proverbiale buonumore di don Luigi Verzé non basta più a tenere lontani i problemi finanziari che stringono d'assedio la sua creatura, il grande business ospedaliero targato San Raffaele.
E neppure la strettissima amicizia che lo lega a Silvio Berlusconi riesce a metterlo al riparo dall'onda lunga della crisi di bilancio. Così, dopo le voci e le indiscrezioni che da tempo circolano negli ambienti bancari, ieri don Verzé, 91 anni appena compiuti, ha ammesso che il gruppo sta studiando un riassetto delle attività per far fronte ai problemi finanziari.
Ormai i debiti hanno superato i 900 milioni di euro e allora servono interventi straordinari per riportare in linea di galleggiamento i conti della Fondazione Monte Tabor, la cassaforte finanziaria a cui fanno capo gli ospedali. Visto che Dio, socio di maggioranza del gruppo, per il momento non si è fatto vivo, don Verzé ha pensato bene di affidarsi agli specialisti della finanza. In primis a Carlo Salvatori, 69 anni, già al vertice di Intesa, Banca di Roma Unicredit e da ultimo Unipol, lasciata nel 2010 per approdare alla presidenza della banca d'affari Lazard in Italia.
Al banchiere cattolico, a cui sono attribuite simpatie per l'Opus Dei, toccherà studiare un piano, recita il comunicato ufficiale, di "ristrutturazione societaria, organizzativa e finanziaria". Snodo centrale dell'intervento sarebbe la creazione di una nuova società per azioni a cui verrebbero trasferite le attività ospedaliere.
Ed ecco, allora, la sorpresa del giorno: la neonata spa sarebbe aperta all'ingresso anche di nuovi soci. Come dire, per far fronte alla crisi la Fondazione Monte Tabor cerca l'aiuto di azionisti esterni. È la prima volta nei 40 anni di storia dell'istituzione. La svolta di questi giorni arriva al termine di un percorso molto accidentato. Nei mesi scorsi i manager di don Verzé avevano già contattato molti grandi istituti di credito per studiare un piano di rientro soft dai debiti. Tra le banche coinvolte, in prima fila c'è Intesa, grande finanziatore del gruppo ospedaliero. E dai negoziati con i maggiori finanziatori sarebbe alla fine emersa la soluzione di aprire le porte a nuovi soci.
L'annuncio di ieri rompe una tradizione fatta di annunci roboanti e piani d'espansione. Il San Raffaele da tempo è impegnato a sviluppare due nuovi centri ospedalieri da aggiungere al polo originario nato alle porte di Milano. C'è il San Raffaele del Mediterraneo, il nuovo ospedale destinato a sorgere a Taranto con i finanziamenti della regione Puglia presieduta da Nichi Vendola.
E poi di nuovo al nord c'è il progetto del centro ricerche Quo Vadis, in Veneto, specializzato nelle ricerche genetiche. Obiettivo dichiarato: allungare gli orizzonti di vita dell'umanità. "Puntiamo ad arrivare a 120 anni d'età", ha più volte ripetuto Berlusconi con inneggiando all'opera del suo amico don Verzé. Progetto ambizioso, non c'è che dire, ma d'altra parte il prete imprenditore ama ripetere che "non è il denaro a fare le idee, ma le idee a fare il denaro".
Adesso però non c'è più tempo. I soldi servono in fretta. E quindi oltre ad accogliere a braccia aperte eventuali nuovi azionisti don Verzé è pronto a mettere in vendita anche l'argenteria di famiglia. Immobili, tanto per cominciare. E poi anche partecipazioni finanziarie e le attività non strettamente legate al business ospedaliero. Negli anni infatti il gruppo San Raffaele si è lanciato nei più disparati investimenti, alcuni piuttosto sorprendenti.
La Fondazione del Monte Tabor ha comprato piantagioni di mango in Brasile, alberghi e terreni in Sardegna, perfino un jet controllato da una società con base in Nuova Zelanda. Solo che, tirando le somme, queste attività hanno fin qui creato solo perdite. Il solo leasing sull'aereo, un Challenger 604 gestito da Fininvest, è costato nel 2009 oltre 10 milioni di deficit. Non va bene neppure la Molmed, società di ricerche quotata in Borsa di cui il Monte Tabor è azionista di riferimento. Ora tutto, o quasi, è in vendita. In attesa che arrivino anche i nuovi azionisti. In attesa che si faccia vivo Dio, le banche scommettono su Berlusconi.
San Raffaele e Sua san ità Don Verzè sull’orlo della bancarotta.
Fonte
venerdì 15 aprile 2011
(video) LELE MORA CONTESTATO AL SALONE DEL MOBILE A MILANO "BUFFONE BUFFONE"
MILANO – “Buffone, buffone”: all’esterno del Salone del Mobile che si sta svolgendo a Milano in via Tortona, Lele Mora ieri 14 aprile è stato contestato da un gruppo di persone. il video:
Arrigoni Saviano (video)Chi ha ucciso Vittorio Arrigoni? Nel suo blog si cerca la verità
GAZA – La morte di Vittorio Arrigoni apre un interrogativo: perché ucciderlo? A chi poteva interessare la sua eliminazione? Forse a tanti. E forse prima di rispondere alla domanda nel modo più semplice (“una rissa tra componenti islamiche”) basta dare una semplice scrollata al blog di Arrigoni perché si apra una lunga lista di sospettati.
Nel blog ‘Guerrilla radio’ Arrigoni se la prendeva ad esempio con la corruzione di Fatah. L’11 aprile scriveva: “Il leader di Fatah, collaborazionista d’Israele e mafioso, Muhammad Dahlan, è un malato mentale che si è fatto curare anche Tel Aviv”. Ancora, il giorno dopo scriveva: “A farsi carico della consegna delle armi da Tel Aviv al dittatore libico ci pensava Mohamed Dahlan, il più filosionista e filostatunitense dei leader di Fatah venduti alla causa d’Israele”.
Molti post poi sono ovviamente contro Israele, essendo Arrigoni un pacifista pro-palestinese. L’11 aprile ad esempio Arrigoni scriveva sullo stato sionista: “Più di 50 palestinesi ammazzati qui a Gaza dall’inizio dell’anno. Nessuna vittima israeliana. Armi vietate dai trattati internazionali. Coloni e pulizia etnica. Omicidi extragiudiziali. Uno dei peggiori regimi di apartheid del mondo. Un governo che instancabilmente emana leggi razziste. Tribunali e giudici che fanno distinzioni fra “ebrei” e “non ebrei”, Università e istituzioni accademiche che sostengono l’occupazione e la pulizia etnica della Palestina”. Poi tanti altri post sulle “escalation di violenza israeliana annunciata e invocata” e sul fatto che “Israele fornisce le armi a Gheddafi”.
L’analisi del blog di Arrigoni fa emergere che il pacifista aveva interazione anche con l’Italia. Aveva così a cuore il destino dei palestinesi e la situazione a Gaza, da essere portato quasi naturalmente a replicare a chiunque parlasse, a suo modo di vedere impropriamente, del problema.
L’11 aprile, ad esempio, volle rispondere a Roberto Saviano che aveva esaltato “il riconoscimento della democrazia israeliana”. Arrigoni rispose con un videomessaggio in cui metteva in risalto l’anti-democraticità di Israele.
L’11 aprile, ad esempio, volle rispondere a Roberto Saviano che aveva esaltato “il riconoscimento della democrazia israeliana”. Arrigoni rispose con un videomessaggio in cui metteva in risalto l’anti-democraticità di Israele.
In un altro post, il penultimo pubblicato da Arrigoni prima di essere rapito il 13 aprile, il pacifista se la prese anche con Silvio Berlusconi scrivendo: “Silvio Berlusconi oggi: ‘faremo in modo di impedire la partenza della Freedom Flotilla per Gaza’. Secondo quanto riferisce la radio israeliana secondo Berlusconi la missione della Flotilla non lavorerebbe in supporto alla pace nella regione. Proponendo dei negoziati da tenersi in Sicilia (nelle tenute di Vittorio Mangano?), il premier “bunga bunga” ha ricordato per l’ennesima volta che Israele è l’unico paese mediorientale amico dell’Occidente, e che dovrebbe entrare a far parte dell’Unione Europea. Berlusconi spinge per l’adesione d’Israele alla Comunità Europea, e contemporaneamente farà cacciare l’Italia al più presto. Vi prego, ditemi che è la solita barzelletta…”.
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Vittorio Arrigoni Attivista Italiano ferito da militari israeliani a Gaza "uno che lo sparano tutti" (video)
| ''Questa barbarie terroristica suscita repulsione nelle coscienze civili''. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, così scrive nel messaggio inviato alla signora Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni, ucciso a Gaza 1. ''Ho appreso con sgomento - ha affermato il capo dello Stato - la terribile notizia della vile uccisione di suo figlio Vittorio a Gaza. Questa barbarie terroristica suscita repulsione nelle coscienze civili. La comunità internazionale tutta è chiamata a rifiutare ogni forma di violenza e a ricercare con rinnovata determinazione una soluzione negoziale al conflitto che insanguina la Regione. Esprimo a lei e alla sua famiglia, in quest'ora di grande dolore, i sensi della mia più sincera e affettuosa vicinanza e del più grande rispetto per il generoso impegno di suo figlio. Spero - ha aggiunto il presidente - che si accertino la verità e le responsabilità su quanto è accaduto'' continua a leggere..... |
Vittorio Arrigoni, Gaza, 8 gennaio 2011
“Prendi dei gattini, dei teneri micetti e mettili dentro una scatola” mi dice Jamal, chirurgo dell’ospedale Al Shifa, il principale di Gaza, mentre un infermiere pone per terra dinnanzi a noi proprio un paio di scatoloni di cartone, coperti di chiazze di sangue. “Sigilla la scatola, quindi con tutto il tuo peso e la tua forza saltaci sopra sino a quando senti scricchiolare gli ossicini, e l’ultimo miagolio soffocato.” Fisso gli scatoloni attonito, il dottore continua “Cerca ora di immaginare cosa accadrebbe subito dopo la diffusione di una scena del genere, la reazione giustamente sdegnata dell’opinione pubblica mondiale, le denunce delle organizzazioni animaliste…” il dottore continua il suo racconto e io non riesco a spostare un attimo gli occhi da quelle scatole poggiate dinnanzi ai miei piedi. “Israele ha rinchiuso centinaia di civili in una scuola come in una scatola, decine di bambini, e poi la schiacciata con tutto il peso delle sue bombe. E quale sono state le reazioni nel mondo? Quasi nulla. Tanto valeva nascere animali, piuttosto che palestinesi, saremmo stati più tutelati.”A questo punto il dottore si china verso una scatola, e me la scoperchia dinnanzi. Dentro ci sono contenuti gli arti mutilati, braccia e gambe, dal ginocchio in giù o interi femori, amputati ai feriti provenienti dalla scuola delle Nazioni Unite Al Fakhura di Jabalia, più di cinquanta finora le vittime. Fingo una telefonata urgente, mi congedo da Jamal, in realtà mi dirigo verso i servizi igienici, mi piego in due e vomito.”"Ad Arcore Berlusconi ci faceva baciare la statua di Priapo"Poi dicono che questo governo non fa nulla per la cultura.
"Ad Arcore Berlusconi ci faceva baciare la statua di Priapo". Poi dicono che questo governo non fa nulla per la cultura.
ROMA – Secondo lo psichiatra Alberto Caputo Silvio Berlusconi è affetto da “narcisismo” che vuole che “le donne lo adorino” e si “identifica nella statuetta di Priapo” che, secondo i racconti di Chiara e Ambra, farebbe girare tra le ragazze ad Arcore per “giochini erotici”.
Fonte-Lo psichiatra, intervistato dal ‘Fatto Quotidiano’ dice: “Lui si identifica in quella statuetta. Vuole che le donne lo adorino, adorino lui e quella parte del suo corpo che lui sente sempre più debole a causa del passare del tempo e dei problemi di salute”.Ancora: ”Sotto l’aspetto clinico, il comportamento del premier è quello di una persona con tratti narcisistici della personalità sempre più marcati e rigidi. Per un narcisista, qualsiasi idea o fantasia gli giri per il cervello deve tradursi in realtà. E cosa c’è di meglio del rito per far diventare reale qualcosa?”.
“Si può affermare con certezza – dice Caputo – che il disturbo della personalità da cui è affetto, cioè il narcisismo, lo porta con grande capacità e abilità a manipolare le persone e la realtà. Quando questi tratti si accentuano, come è avvenuto e sta ancora avvenendo, queste persone distorcono ancora di più la loro visione del mondo e diventano inadeguate”.
Il legale di Ambra:
«Berlusconi ha un rapporto perverso con le donne»
«Berlusconi ha un rapporto sbagliato con le donne; poteva avere tutte le donne che voleva ma con svolgimenti di rapporti normali, non così perversi e oltre le righe. Al di là di quello che hanno detto Chiara ed Ambra credo si possa parlare tranquillamente di perversione». Lo ha detto l'avvocato Patrizia Bugnano, senatrice dell'Idv e difensore di Ambra Battilana, che insieme a Chiara Danese sono le due nuove testimoni delle feste di Arcore, alla Zanzara di Radio 24. «Credo che i rapporti tra uomo e donna - ha aggiunto la senatrice e avvocato di Ambra - dovrebbero svolgersi in altro modo. Credo che, anche se si è fatto nella mura di casa, in questo caso si sia andati un pò oltre».I francesi: “Perché gli immigrati dovrebbero venire da noi?”. E se no come lo vincete un altro mondiale?
Marine le Pen:" L'Africa a noi gli africani a voi ! " i francesi dell'FN alla frontiera italiana.
100cosecosi abbatangelo
Sento una lunga sequenza di insulti dal soggiorno. È iniziato Annozero, vero?
giggi
Matteoli: “Rispetto le contestazioni di coloro che hanno avuto una disgrazia”. Nascere in Italia.
batduccio
Matteoli: “Rispetto chi ha avuto una disgrazia”. È amor proprio.
aileen.d
Matteoli: “Rispetto chi ha avuto una disgrazia”. Tua madre.
cityman
Manifestazioni con le foto delle vittime davanti al Parlamento. Mi pare di buon auspicio, me le ricordo anche in Iraq.
stark
“È importante la risposta che diamo a quelle navi”. B5!
stark
Il volontario italiano sequestrato a Gaza sarà giustiziato tra 30 ore. Processo brevissimo.
serena gandhi
Inquadrata la faccia di La Russa. O era il fallo di Priapo?
cityman
Maroni: “La linea è che l’Italia debba fare da sola”. “Anche a me avevano detto così”, ha commentato la D’Addario.
waxen
Scorrono immagini di profughi in barella. Che noia, questi spot della Adidas.
batduccio
I francesi: “Perché gli immigrati dovrebbero venire da noi?”. E se no come lo vincete un altro mondiale?
serena gandhi
“Pagare migliaia di euro, affrontare rischi immensi… bisogna spiegare che non ne vale la pena” ha detto Berlusconi parlando di pompini.
fdecollibus
Il leghista Speroni ritorna dopo anni: “Sparate agli immigrati!”. Ha riflettuto a lungo.
serena gandhi
Speroni torna dopo anni ripetendo “Sparate agli immigrati”. Ma forse è solo l’eco.
batduccio
Si fa appello alla solidarietà europea. Per l’Italia.
cityman
Bonino: “Gli egoismi nazionali veleggiano forte”. Mi aspetto D’Alema da un momento all’altro.
giggi
Per la Lega, interviene in studio il posacenere di Bossi.
aileen d.
Usciamo dall’Europa. Per non dargli la soddisfazione di sbatterci fuori.
serena gandhi
Si parla di “stati membri” e di “lunghezza dei cetrioli”. Come preambolo al caso Ruby.
giggi
La famiglia Saif fa i salti mortali per mangiare. Come gli Orfei.
sisivabbe
In Tunisia raccolgono lattine per sopravvivere. Presto, portateli tutti a Napoli!
fdecollibus
Sta per parlare Vendola. Accendete i tergicristalli.
giggi
(Per prepararmi a Vendola mi sono riletto il Metastasio)
aileen d.
Vendola ricostruisce la crisi del Mediterraneo. Partendo dalla Pangea.
serena gandhi
Vendola: “È come se nel Mediterraneo ci fossero le Twin Towers rovesciate”. Chi cazzo gli scrive i testi, Yoko Ono?
sisivabbe
“È come se nel Mediterraneo è ci fossero le Twin Towers rovesciate”. Ah, ecco cos’era quell’aereo sul fondale di Ustica.
giggi
“Il Mediterraneo è un cimitero liquido”. Cazzo le facciamo a fare le fosse allora.
aileen d.
È la miseria che spinge i tunisini a venire in Italia. Da loro non c’è.
giggi
È la miseria che spinge i tunisini a venire in Italia. E che li farà scappare.
aileen d.
Vendola mi piace, è uno che dice baguette al pane e gewürztraminer al vino.
serena gandhi
Porro fa obiezioni a se stesso da liberale. Pensavo da paraculo.
fdecollibus
Vendola “C’è un mondo che chiede pane e libertà”. Se si accontentano del pane che vengano pure qui.
purtroppo
Vendola scorge nella Lega un filo di ragionevolezza. A me sembrava bava.
fdecollibus
Vendola scorge nella Lega un filo di ragionevolezza. È il tampax.
cityman
L’Italia chiede solidarietà alla Francia per il dramma tunisino: “Ehi, mangiarane, vi prendete questi negri?”
serena gandhi
Cota: “L’Africa sta sparendo”. Ti piacerebbe.
batduccio
Cota “Non si possono accogliere tutti”. In effetti comincio a chiedermi chi l’abbia invitato.
purtroppo
(È naturale che non possiamo accogliere tutti. Le cartucce costano)
cityman
Cota: “Io sono per la democrazia, ci mancherebbe”. La democrazia.
serena gandhi
“Vorrei finire il mio ragionamento” ha detto Cota usando un’iperbole.
fdecollibus
Cota è uno che ti verrebbe di contestare lanciandogli degli assegni scoperti.
serena gandhi
Cota: “Questi che comprano le barche sono criminali”. E hanno sulla coscienza la Bicamerale.
batduccio
Porro: “Volete che l’Europa venga invasa dai criminali?”. Grazie, già fatto.
waxen
(Porro, il solito personaggio di contorno)
aileen d.
Arriva la Lega ticinese. A gonfie vele le nostre esportazioni di idiozia.
fdecollibus
(Chi l’avrebbe mai detto che i leghisti non sono altro che degli svizzeri light)
waxen
Non sottovaluterei la Lega ticinese. Loro hanno risolto il problema degli sbarchi.
serena gandhi
Sulle pareti scorre il filmato di gente che avanza: Cota toglie la sicura alla pistola.
batduccio
Emma Bonino: “Ognuno ha un sud” e Porro annuisce. Aveva capito suv.
stark
Cota: “Anch’io sono per la libertà e per la democrazia”. Purché i due fenomeni non si presentino contemporaneamente.
benze
Nella pubblicità la Littizzetto dice che l’acqua è più facile prenderla dal rubinetto. Ricordando con sensibilità gli immigrati.
batduccio
A quanto pare l’isola è ancora invasa da personaggi disperati e senza niente da perdere, a cui in molti vorrebbero sparare. Ah cazzo, è quella dei famosi.
fdecollibus
L’Europa unita vacilla. Vanificando gli sforzi di Fabrizio Frizzi.
serena gandhi
Un libico: “Ho perso la mia nipotina, stava portando il pane a casa”. Vabbe’, nella credenza dovrebbe esserci quello in cassetta.
giggi
Un ribelle racconta: “Da civile che ero mi sono ritrovato a essere un soldato”. Presto, un blocco di appunti!
batduccio
Per salvarsi dagli spari i ribelli gridano “Al Jazeera!”, pensavano funzionasse come Italia uno.
valerio perticone
“L’Italia non è Berlusconi”. Vero, altrimenti troverebbe il modo di cavarsela.
benze
500.000 sfollati. Erano nel pacco della Libia.
waxen
Ruotolo intervista i ribelli libici. Che poi si danno alla macchia nei suoi baffi.
serena gandhi
In Libia si sparano tra di loro. Rispettando il contraddittorio.
giggi
Si combatte in piena cirenaica. È gente abituata a portare le croci altrui.
waxen
Emma Bonino: “Non è vero che in Libia sono tutti uguali”. Guardate Ruotolo.
giggi
“I civili devono togliersi dalla strada”. Si vede che là non hanno un Berlusconi.
batduccio
Prima o poi anche in Italia arriveranno i libici. Se vi chiedono di Mussolini sapete chi indicare.
aileen d.
Cota chiede rigore. Simulando.
purtroppo
Cota: “La democrazia non si può esportare”. Non è mica un’arma.
batduccio
“La democrazia non si può esportare” ha detto Cota facendo l’esempio del Piemonte.
fdecollibus
“L’Italia non può riempirsi di delinquenti”. Proprio ora che li abbiamo aboliti tutti!
serena gandhi
Cota: “C’è poco da ridere”. In effetti non c’è stato nessun terremoto.
stark
“Gli immigrati bisogna aiutarli a casa loro”. Il fatto è che non c’hanno manco quella.
serena gandhi
“La provincia di Milano è quella con più immigrati”. Grazie al cazzo, con l’Inter…
serena gandhi
Immigrati a Brescia e a Lampedusa. Due diversi concetti di “sommerso”.
serena gandhi
Vendola cita Dante. Ma di riveder le stelle per ora non se ne parla.
benze
Vendola cita Dante. Recita la Commedia.
cityman
Vendola crede nella mescolanza delle razze. Ma anche dall’altra parte non scherzano in fatto di bastardi.
purtroppo
Vendola crede nella mescolanza delle razze. Anche la Lega, ma mescolate con le onde.
batduccio
(Vendola partecipa ad Annozero in rappresentanza dell’entropia)
fdecollibus
“Cota, come fai l’analisi del sangue agli eritrei e ai somali?” “Che ne so, mica sono un veterinario”.
fdecollibus
Berlusconi promette di rendere Lampedusa un grande campo da colf.
stark
Vendola vuole governare il fenomeno. Difficile, finché il fenomeno è al governo.
batduccio
Cota: “Chi arriva non sta bene”. Questo recita il galateo leghista.
sisivabbe
Migliaia di immigrati a bussare a casa di Cota. Quando bastava un chewingum sul citofono.
fdecollibus
La metafora di Cota sulle migliaia di immigrati che bussano a casa sua. Non è una metafora.
serena gandhi
Ecco Edda Pando, ex rapper sudamericana.
stark
La mediatrice culturale interviene a ricordarci dei problemi degli immigrati, tra cui la voce.
fdecollibus
La sua intervista è talmente veloce che a Cota è stato consentito di parlare di un argomento a piacere.
giggi
(Non ho niente contro gli immigrati. Sono i dibattiti che provocano a risultarmi intollerabili)
fdecollibus
Dopo la Pando, la voce della Bonino risulta gradevole.
fdecollibus
“Il capolista dei radicali è Cappato”. Odardo!
stark
Passa lo spot de La stanza del figlio. Per dare un tocco d’allegria alla serata.
giggi
Dopo aver sentito la Pando, Travaglio sembra Alberto Lupo.
batduccio
La Germania ha assorbito 500mila immigrati senza problemi. Questione di metodi di smaltimento.
aileen d.
La prescrizione breve brucerà 15.000 processi l’anno. Cazzo, se non volete gli inceneritori…
aileen d.
Cota: “Abbiamo un gigantesco problema: i processi non si fanno mai”. Va be’, sfotte.
batduccio
“Un cittadino ha diritto che il processo venga celebrato in tempo ragionevole”. Solo uno, però.
giggi
Sentire Cota che spiega le leggi è come sentire mio padre che legge le analisi del sangue.
purtroppo
Cota è laureato in legge! Quindi l’università era a pezzi anche prima della Gelmini.
fdecollibus
(Cota è avvocato! Quindi mio padre è il dr. House)
purtroppo
“Processo eterno, durata eterna!” ha detto Porro mostrando una batteria di pentole.
fdecollibus
Vendola: “La storia e la geografia bussano alla porta della politica”. Pensa che faccia fanno quando gli apre Renzo Bossi.
giggi
Vendola: “La storia e la geografia bussano alla porta della politica”. Che non apre perché è a letto con l’economia e l’educazione sessuale.
batduccio
“La prescrizione è sbagliata” ha detto Porro mostrando alcune supposte.
fdecollibus, cityman
“Giulia si prepari”, ha detto Santoro mostrando una statuetta di Priapo.
giggi
La gente è dispiaciuta di tornare in Tunisia. E pensare che noi c’è gente che ha lasciato tutto pur di andarci.
fdecollibus
Inquadrati dei giovani tunisini. Non si sono imbarcati per l’Italia perché hanno speso tutto in brillantina.
batduccio
Alcuni tunisini litigano tra di loro. È l’esame per l’ammissione in Italia.
giggi
Siamo a quel punto della trasmissione in cui Vauro diventa una speranza.
aileen d.
Intervistato un tunisino particolarmente incazzato. La telecamera indugia sulla cintura.
giggi
Anche l’immigrato tunisino è una mitraglia. In patria non parlano e vogliono sfogarsi qua?
serena gandhi
Il tunisino parte dall’Impero romano: adesso Vendola risponderà col Paleolitico.
giuseppe ranieri
(Hanno fatto l’errore di dare la parola al ragazzo tunisino prima di scoprire dov’è l’interruttore)
batduccio
Il tunisino dice cose talmente sensate che dalla prossima puntata prenderà il posto di Travaglio.
daniele toriello
La Bonino “Il Mediterraneo non è questo mare che ci separa. è un lago che ci unisce”. Revisionismo geografico.
purtroppo
“Un pezzo del ’900 è finito”, ha detto Vendola parlando di Vauro.
giggi
— BONUS TRACK (Tg2 + Punto di Vista) —
Il Tg2: “Per Maroni sta finendo la fase acuta”. Presto lo riavremo tra noi.
Berlusconi: “Non ho mai detto che Alfano sarà il mio successore”. Quindi lo ha detto.
I terroristi sperano di convincere Hamas a liberare dei prigionieri col rapimento di un pacifista italiano. A questo punto potevano rapirsi direttamente tra loro.
Lo spot della Littizzetto: “E pensare che hanno inventato una cosa chiamata TUBI”. Giusto, quindi perché invadere la Libia?
E ora una trasmissione sull’imparzialità dei libri di testo. Per liberi pansatori.
Ospite Gabriella Carlucci che sfoggia il suo Petacco 12.
“Quando ho letto questa notizia ho pensato a uno scherzo” dichiara Marina Sereni del Pd a proposito di qualsiasi notizia.
La Carlucci evoca l’orrore delle foibe. Per distogliere l’attenzione dal suo naso.
Sereni: “Il libro è uno strumento”. Ma la Carlucci non sa come si suona.
(I libri di testo li scrive il Pd. Infatti la seconda guerra mondiale è finita pari)
La Carlucci promuove gli ebook. Proprio ora che sembravano andare così bene.
Il centrosinistra userebbe i libri per manipolare i ragazzi. Pensate al fenomeno degli emo.
“I ragazzi di oggi votano a destra!” dice la Sereni con orgoglio.
D’accordo, inseriamo le foibe nei libri di testo. Ma non in quelli di matematica!
La Carlucci continua a parlare anche dopo la fine del programma. Ah no, era la pubblicità del Saratoga.
Fonte
rapporto L’ Immigrazione per lavoro in Italia redatto dal team del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
Il 23 Febbraio scorso è stato pubblicato il rapporto L’ Immigrazione per lavoro in Italia redatto dal team del ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali firmato dallo stesso ministro Sacconi. Il rapporto scrive chiaramente che “nel periodo 2011-2015 il fabbisogno medio annuo di nuovi immigrati dovrebbe essere pari a circa 100 mila, mentre nel periodo 2016-2020 dovrebbe portarsi a 260 mila”. Facendo un veloce calcolo, nei prossimi 9 anni l’Italia avrà bisogno di 1 milione e 800 mila lavoratori stranieri, circa 200 mila persone all’anno.
Riguardo bene il numero e faccio sparire velocemente la mia calcolatrice: in tempi di invasioni delle cavallette africane, non vorrei che la notizia si spargesse troppo.
Nella fretta di riportare indietro gli immigrati tunisini, sbarcati a Lampedusa, come pacchi postali da rimandare al mittente, non ci siamo affatto chiesti se magari quei pacchi ci potevano “servire”. Lo so, non è proprio politically correct parlare di pacchi e di “servire”, ma per alcuni, tipo Maroni o Bossi, forse la situazione, così spiegata, è più chiara.
Riguardo bene il numero e faccio sparire velocemente la mia calcolatrice: in tempi di invasioni delle cavallette africane, non vorrei che la notizia si spargesse troppo.
Nella fretta di riportare indietro gli immigrati tunisini, sbarcati a Lampedusa, come pacchi postali da rimandare al mittente, non ci siamo affatto chiesti se magari quei pacchi ci potevano “servire”. Lo so, non è proprio politically correct parlare di pacchi e di “servire”, ma per alcuni, tipo Maroni o Bossi, forse la situazione, così spiegata, è più chiara.
A conferma di ciò, secondo il rapporto presentato dal team del ministro Sacconi, vi è stata una crescita del 63% di lavoratori stranieri proprio nel settore produttivo dei servizi. In particolar modo “è la componente femminile (circa il 76% sull’aumento totale nei sevizi) che trascina questo risultato positivo grazie all’incremento massiccio nel comparto dei servizi alle persone e in quelli sociali.”
La crescente quota femminile tra i lavoratori immigrati, è dovuta al fatto che una donna solitamente è “più portata” ad assistere gli altri, e quindi si pensa che avrà più dedizione e amore nella svolgere lavori delicati come la badante, la colf o la tata che sia.
Negli ultimi anni le donne immigrate hanno superato gli uomini, secondo i dati Istat 2010 il 56% dei neo-cittadini stranieri è donna, contro il 44% degli uomini. E’ quello che alcuni studiosi definiscono “femminilizzazione dell’immigrazione”, una sorta di globalizzazione delle tradizionali mansioni femminili, come pulire casa, occuparsi dei figli o assistere gli anziani che oggi vengono delegate ad un sempre maggiore numero di immigrate.
Negli ultimi anni le donne immigrate hanno superato gli uomini, secondo i dati Istat 2010 il 56% dei neo-cittadini stranieri è donna, contro il 44% degli uomini. E’ quello che alcuni studiosi definiscono “femminilizzazione dell’immigrazione”, una sorta di globalizzazione delle tradizionali mansioni femminili, come pulire casa, occuparsi dei figli o assistere gli anziani che oggi vengono delegate ad un sempre maggiore numero di immigrate.
Secondo il libro Donne globali. Tate, colf e badanti (a cura di Barbara Ehrenreich e Arlie Russel Hochschild, 2002) “gli stili di vita del Primo Mondo sono resi possibili da un trasferimento su scala globale delle funzioni associate al ruolo tradizionale della moglie, vale a dire cura dei figli, gestione della casa e sessualità di coppia (si pensi alla prostituzione n.d.r.), dai paesi poveri a quelli ricchi. In termini generici e forse semplicistici, nella prima fase dell’imperialismo i paesi del Nord del mondo hanno attinto delle risorse naturali e ai prodotti agricoli […] delle terre che conquistavano e colonizzavano. Oggi […] i paesi ricchi cercano di attingere anche qualcosa di più difficile da misurare e quantificare, qualcosa che può sembrare assai prossimo all’amore”.
Mentre continuano i rimpatri e l’Europa urla “arrangiatevi!” da dietro i confini chiusi, a me viene da pensare… immigrati tornate! Ci siamo sbagliati, non avevamo letto il rapporto del ministro Sacconi! Abbiamo bisogno di voi!Fonte
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