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venerdì 8 aprile 2011

BUFFONATA LEGHISTA A VENTIMIGLIA BUONO GHEDDAFFI CATTIVI I FRANCESI !


Come qualificare questa grottesca manifestazione di protesta dei leghisti se non come l'insulsa esibizione mediatica della propria inconmensurabile ipocrita idiozia ? Infatti gli andava bene a loro di riconsegnarli a Muammar Gheddaffi (coprendolo d'oro) migliaia di immigrati sbarcati sul suolo d'italia,facendo finta di non sapere che poi tantissimi di essi venivano abbandonati nel deserto libico a morire di stenti o per le donne lo stupro nelle carceri bordello libiche o la tortura per tantissimi altri (...) adesso eccoli al confine a protestare contro la Francia e isterici si strappano le vesti contorcendosi nella scandalosa indignazione-affronto del nazi-sarkozyx quando glieli riconsegna con premura e buone maniere !!! Adesso dopo Borghezio è tutta una gara a farsi notare al confine e a rivendicare il buon diritto dei tunisini  a scegliersi dove emigrare (...) forse,un sospetto legittimo,si sentono leggermente snobbati da questi ultimi: " come in Padania non ci vuole venire nessuno?! Infine...Ventimiglia è noto vive sul commercio frontaliero,decine di migliaia di francesi ogni settimana fanno acquisti al famosissimo mercato di Ventimiglia (...) sottinteso la città si guarda bene dall'irritarli,sono alquanto per cosi dire...permalosi,in conclusione le manifestazioni leghiste sono allegramente snobbate ...




Immigrazione, manifestazione “di confine” dei Giovani Padani: “L’Ue deve intervenire”

Ventimiglia. Domani (domenica 3 aprile) si svolgerà una manifestazione per protestare contro “l´indifferenza dell’Unione Europea di fronte all´ondata di clandestini, nella maggior parte di nazionalità Tunisina, provenienti dagli sbarchi e in cerca di un varco verso la vicina Francia”.
Ad organizzarla saranno i Giovani Padani, coordinati dal responsabile nazionale (nonché ventimigliese) Flavio Di Muro, e alla quale hanno dato la loro adesione anche Edoardo Rixi, capogruppo regionale della Lega Nord, Riccardo Molinari, vice presidente del Consiglio regionale del Piemonte e Alessandro Giglio Vigna, vice coordinatore federale dei Giovani Padani. La manifestazione, con inizio alle ore 17, si snoderà sul confine italo-francese nel varco della frontiera di Ponte San Ludovico (quella a mare) collocata a un chilometro da Mentone.
Una folta delegazione di Giovani Padani e rappresentanti delle istituzioni leghiste si fermeranno nel piazzale e mostreranno alcuni striscioni che richiameranno al problema dei respingimenti dalla Francia verso l´Italia e quindi al conseguente collasso della città di Ventimiglia, ormai impossibilitata ad accogliere questa marea di immigrati clandestini.
“Sarà una protesta mirata su tre punti precisi – anticipa il coordinatore Di Muro – ovvero per sensibilizzare le Nazioni europee sulla gravità dei fatti affinché se ne facciano carico anch’esse, quindi una denuncia sui problemi della sicurezza nella città di confine ed infine sul grave comportamento della Francia che attraverso i continui respingimenti verso l´Italia manca di alcun profilo umanitario”.
“Il problema è davvero serio – sostiene Edoardo Rixi capogruppo leghista in Regione – è importante fare una manifestazione a Ventimiglia, non è giusto che la Francia rispedisca nel nostro Paese tutti i clandestini che ferma, l´Unione Europea deve assolutamente intervenire. Poi questi clandestini trovati oltre frontiera o se li tengono loro oppure devono essere rimpatriati, non respinti. E´ inaccettabile che la città di Ventimiglia e quindi l´Italia si prenda tutto il peso di questo flusso incontrollato”.

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Annozero intervista Lele Mora: imbarazzo quando si parla di 'ndrangheta





Annozero di ieri, giovedì 7 aprile: Lele Mora viene intervistato davanti a un locale, nel corso di una festa. Solite domande sul cosiddetto Rubygate, solita difesa d'ufficio dell'ex parrucchiere, sicuro nelle proprie risposte, nella tenace difesa di Silvio Berlusconi e delle proprie tesi "complottistiche". Dirà, addirittura, che la cosa sia in realtà stata ordita da Gianfranco Fini. E con una certa, e ostentata, sicurezza.

Fermezza che viene meno, però - se ci si fa caso - al minuto 8,56 del video dell'intervista che vi proponiamo: la giornalista del programma di Rai Due fa il nome di Paolo Martino, impresario calabrese arrestato pochi giorni fa, in odore di 'ndrine e che, secondo un'informativa della procura di Milano già citata su questo blog, sarebbe "un boss della 'ndrangheta mica da ridere (...), con precedenti per mafia e traffico di droga, rapporti con massoneria ed estrema destra".

Martino e Mora, stando alla procura, sarebbero in contatto. Il primo, peraltro, è stato socio fino al 2007 di una società di compravendita di videopoker amministrata da un fedelissimo del manager dei vip, Stefano Trabucco, già socio a sua volta di un'altra srl in compagnia di personaggi poi coinvolti nella recente indagine sulla cocaina alla discoteca Hollywood. E se dici Hollywood dici Mora.

Noi un nostro racconto sulla bancarotta della Lm Management, sui rapporti da accertare con Paolo Martino, su Giuliante, avvocato di Mora, Formigoni e Ruby, su un certo mondo illuminato dall'operazione "Redux-Caposaldo", ve l'avevamo proposto in più puntate. Ora è il caso d'aggiornare l'"archivio" con questa intervista. Pregandovi di notare - ancora, e senza insinuare nulla di che - il cambio di tono assunto da Mora con l'aprirsi dell'argomento.

L’ITALIA DELLE (E)VELINE E DELLE TROTE

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Nella Prima Repubblica per capire la politica dovevi aver letto I quaderni dal carcere di Gramsci, nella Seconda a volte basta sfogliare Diva e Donna.
evelina manna
Evelina Manna
In copertina fiammeggia Evelina Manna: “Dopo Veronica Silvio ha amato solo me”. Ogni sei mesi, all’incirca, l’attrice romana racconta, con qualche variazione e aggiunta, la sua favola con il premier: “Io ero innamoratissima. Tra noi c’era un’atmosfera da sacrestia, musica classica e intimità. Lo accompagnavo nelle campagne elettorali e lui tornava dai comizi con le tasche piene di bigliettini e slip. Una persona di grande fragilità e purezza” racconta stavolta a Giancarlo Dotto. Senonché quel giglio di Berlusconi, proprio durante la love-story con Evelina, fu intercettato con Saccà mentre gli chiedeva di farla lavorare in Rai, gli serviva, pare, per convincere un parlamentare di centrosinistra a passare con lui: “Questa Evelina Manna può essere .. perchè mi è stata richiesta da qualcuno … con cui sto trattando…”. Sacca scattò come un centometrista, e la Manna (“sono una mariana credente”) ora chiede di non essere messa “nel calderone delle solite mignotte”. Si erano conosciuti a mezzo stampa. Nell’autunno del 2005,  intervistata da Capital, lei disse che Berlusconi era il suo uomo ideale, insieme a John Kennedy e al Che. Non potendo farsi vivi gli altri due fu il Cavaliere a chiamarla. Lei aveva 32 anni, lui 68.
 “U figghiu di Bossi!” Questo grido ha svegliato l’altro giorno la città di Favara. Ed ecco, a pagina 38, il reportage sulla prima volta di Renzo Bossi in Sicilia (non era mai sceso sotto Roma, non aveva mai preso un traghetto). Come Claudio Bisio in Benvenuti al Sud anche il Trota s’è messo in viaggio con il giubbotto antiproiettile: temeva un sequestro di persona. Una volta sull’isola gli pareva di essere Johnny Stecchino: si è fatto fotografare con la coppola, soprattutto ha scoperto con sommo stupore di avere un cugino, Tano Schifano, che quando l’ha visto l’ha abbracciato con teatrale entusiasmo: “Cinquecento Bossi ci vorrebbero in Sicilia!”. I compaesani non hanno gradito: “Dillo a tuo patre che al Sud si sta bene: noi siamo gente di cuore”. Tano ha capito subito l’antifona: “Oggi non si parla di politica, tutti a casa a mia a pranzo…”.  Bossino è tornato al Nord arricchito di cassate e paste di mandorle: “Quando siamo partiti avevo dei pregiudizi, per come fin da piccolo mi sono stati raccontati certi aspetti del Meridione. Invece la gente è stata affettuosa. Mi piacerebbe propormi come interlocutore fra la Lega e il Sud sul federalismo”. La questione meridionale può dirsi risolta.
 A pagina 139, infine, l’intervista a Hoara Borselli, la neo-consulente del ministero della Difesa per l’Unità d’Italia. Il titolo dice tutto: “Per La Russa lavorerei anche gratis!”. E del Rubygate cosa pensa? “Se una ragazza pensa di usare delle scorciatoie per fare carriera è responsabile delle proprie scelte”. Ma la prostituzione minorile non è un’ipotesi di reato pesante? “Appunto, è solo un’ipotesi” scandisce Hoara. E domani è un’altra ruffianeria.

Lega Nord-Una maga per il Trota,Bossi ha affidato il figlio Renzo a due donne: una cartomante che parla con gli alieni e una finta psicologa che fa l'assessore per il Carroccio

" Non c'è che dire,la realtà romanzesca,l'iperbolico,il fantastico con cui ho costruito e narrato il personaggio del Trota nel Diario Segreto di Renzo Bossi Junior (non perdete l'occasione di leggerlo sono ormai parecchie decine di migliaia le persone che lo hanno letto e scaricato in PDF qui) è ampiamente superato dalla realtè stando a questo articolo,un sottomondo sub umano arraffone,è emerso con un appetito al di là di ogni immaginazione e s'impone alle cronache tra il surreale,il grottesco è l'incredibile ma vero! "

La veggente Adriana Sossi
Lega Nord-Una maga per il Trota
di Roberto Di Caro e Leonardo Piccini

La veggente Adriana Sossi La veggente Adriana SossiUn feuilleton che neanche Fantomas. Ci sono il Trota, il Merolone, i Templari, la veggente degli alieni, un finanziere dossierista ai danni di esponenti della Lega, l'assessora finta psicologa e il suo fidanzato mister 1 per cento. Sfondo della recita, una villa di 13 vani su tre piani con uliveto e piscina a Roè Volciano presso Salò sul lago di Garda: abitata dalla coppia, nella disponibilità di Renzo Bossi il Trota ogni fine settimana, palcoscenico di feste con fuochi d'artificio, dove atterravano in elicottero finché un anno fa il Comune ha fatto sapere che non è cosa. Villa dall'oscura proprietà, amministratore il socio crotonese al 99 per cento in altre due società del suddetto fidanzato 1 per cento.

Come si fa coi feuilleton, dipaniamo il gustoso intreccio.

Al centro c'è lei, Monica Rizzi, assessora finta psicologa. Lega Nord della prima ora, anno 1989. Poi, recita la succinta biografia sul retro del bugiardino elettorale 2005, "collaboratrice del Ministero della Giustizia nell'ambito dell'Infanzia" (vero, quando in via Arenula sedeva il leghista Roberto Castelli, peccato lei non avesse i titoli), "specializzata in Svizzera in psicologia infantile sull'abuso dei minori" (falso, "Il Fatto" e le Iene l'hanno braccata e lei è fuggita correndo, il volto nascosto dalla borsa), "membro dell'Associazione italiana medici floriterapeuti" (di cui c'è su Internet un'unica striminzita traccia, un annuncio di fondazione risalente al '98).

Monica della Val Camonica, la chiamavano in Lega quando, prima di infilare pantaloni e tailleur per fare la consigliera regionale nel 2005, in via Bellerio se ne arrivava in mises inguinali, chioma bionda al vento, sguardo languido verso il "Capo", com'è usa rivolgersi a Umberto Bossi. E di lei il Capo si fida. Tanto da delegarle, per le regionali 2010, l'educazione politico-sentimentale di Renzo l'erede: che della Rizzi prende il posto in lista nella circoscrizione di Brescia e per il quale la Rizzi dispiega forze, gazebo, manifesti, striscioni, piazze e claque. Risultato: quasi 13 mila preferenze, e pazienza se, per fare terra bruciata dei possibili concorrenti del pupillo, su richiesta dall'alto ha cancellato all'ultimo istante dalla lista quattro o cinque leghisti che gli avrebbero rosicchiato preferenze. In premio, come da patti, riceve l'assessorato regionale a Sport e giovani, stipendio 16 mila euro al mese più spese di rappresentanza e due chauffeur.
Ovvio che il giovane Renzo le sia riconoscente. Quand'è a casa di lei e del suo fidanzato Alessandro Uggeri, quasi tutti i weekend fino a che non è scoppiata la grana della laurea bufala, per il Trota il lago non è solo un bacino di voti. � il suo parco giochi: ci scorrazza con Valerio Merola sulla Lamborghini Countac di quest'ultimo, tra il Dehor, il Fura, il Teatro Alberti di Desenzano, locale glam pieno di avvenenti russe, e il ristorante Alla Torre di San Martino dove il Merolone organizzò per lui una festa elettorale con 200 ospiti: a 22 anni, si sa, la natura chiama, e a dirla tutta buon sangue non mente. Quanto all'Uggeri, lo chiamano mister 1 per cento perché è la sua quota sia nella Adventure sprint srl, noleggio di Suv e auto di lusso, sia nella Team2 srl, lavori meccanici. Il restante 99 per cento è di tale Salvatore Cangeri, che è anche amministratore unico dell'immobiliare L'Edile srl cui è intestata, solo bene in portafoglio, la lussuosa villa dove Rizzi e Uggeri vivono e il Trota risiede nei suoi soggiorni bresciani. La vera proprietà è schermata da una fiduciaria.

Allegri beoni con le mani in pasta? Una immagine distorta. Tra le mises di Monica Rizzi, dopo lo stile Jessica Rabbit delle origini e il tailleur d'ordinanza assessorile, spicca il mantello bianco con rossa "croce patente" sulla spalla sinistra: è la tenuta dei Templari. Del gruppo fanno parte, con Rizzi e Uggeri, Corrado Della Torre vicepresidente dell'Aler bresciana, l'istituto case popolari, Bruno Caparini tra i fondatori Lega Nord ora nel Consiglio di sorveglianza della municipalizzata A2A Brescia-Milano, Attilio Visconti prefetto di Pesaro-Urbino e altri. Per Natale sono soliti sfilare nella Chiesa di San Gottardo sul Monte Maddalena a Brescia. "E pensare che lei si spacciava per nipote del cardinal Giovanni Battista Re, uomo al vertice della Curia, in ufficio foto con lui tra quelle del papa e del Capo", ride Marco Marsili, suo ex portavoce. Ma che sarà mai, nel paese delle nipoti di Mubarak?
Fonte


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Le crociate di De Mattei L'impero romano crollò per i gay "quandi Dio li illumina!"




Prima l'intervista a Radio Maria nella quale definiva le grandi catastrofi, come lo tsumani in Giappone, ''giusti castighi, voce della bontà di Dio'' ora la discutibile analisi storica con la quale attribuisce la fine dell'impero romano all'abnormale presenza di omosessuali (''invertiti''). E' certo che le opinioni di Roberto de Mattei, vicepresidente del Cnr, non passano inosservate e rimabalzano in Rete accompagnate da furiose richieste di dimissioni per posizioni giudicate  oscurantiste, fondamentaliste e omofobiche e comunque incompatibili con il suo ruolo al Cnr 

Storici e associazioni contro De Mattei
"Non può restare vicepresidente del Cnr"

Si allarga il fronte che chiede le dimissioni dello studioso dopo le sue crociate contro gay e Islam. Dal Pd interrogazione alla Gelmini, diecimila firme a una petizione online. E gli accademici attaccano: "Roma caduta per colpa dei gay? Baggianate" continua a leggere....

NOI GHEDINI COSI CRETINI E IL GIORNALE

Forza, alla Sbarra, tocca a Voi

Fonte-Tutti avrete letto in rete le intercettazioni telefoniche relative al Rubygate che sono state erroneamente diffuse e pubblicate ieri.
"PROCESSATE LA BOCASSINI!" tuona oggi Il Giornale. Per pubblicare quelle conversazioni, che vedono coinvolto il Presidente del Consiglio, serve l'autorizzazione.
"(...) i pm della procura di Milano hanno commesso un re­­ato, trascrivendo e allegando ad atti pubblici tre intercettazioni te­l­efoniche del presidente del Con­siglio senza l’autorizzazione del Parlamento", "Ilda Boccassini e compagni se ne sono fregati della legge. In un Paese normale oggi sarebbero sotto inchiesta, come capita a qualsiasi cittadino che non rispetta le regole."
"(...) tutta questa messa in scena non la si chiami giusti­zia."

Poi l'intervento della Procura di Milano: " gli unici ad avere in mano quelle intercettazioni, a garanzia del diritto di difesa, ehm ... erano proprio gli avvocati del Premier ".

Voglio vederlo in prima pagina: "PROCESSATE GHEDINI E LONGO!".
 

WEEK-END IN LIBIA CON MUAMMAR GHEDDAFFI





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giovedì 7 aprile 2011

LA LEGA NORD SVIZZERA DICHIARA GUERRA AL PADANISTAN "FUORI GLI ITALIANI DALLA SVIZZERA,PUZZANO!"


 

Nord che vai, Lega che trovi. E la Lega dei Ticinesi, omologo svizzero del Carroccio, non ammette sconti per i padani, “cugini” ma anche un po’ “terroni”. Domenica, il Canton Ticino andrà alle urne per rinnovare il parlamento e l’esecutivo locali, e il partito di Giuliano Bignasca, il pittoresco “Bossi di Lugano”, si presenta agli elettori con slogan che sembrano rubati al Senatur: “Via gli italiani dalla Svizzera”, per esempio. Da settimane, nel mirino di Bignasca, e del suo rappresentante nel parlamento di Berna, Norman Gobbi, ci sono i 45 mila frontalieri, quegli italiani di Sondrio, Como, Varese e Verbania con un impiego nel Ticino, accusati di rubare il lavoro agli autoctoni e di costare decine di milioni l’anno in rimborsi di tasse diretti a Roma. Così, mentre Bossi chiede di mandare “föra da i ball” i tunisini, non lontano da Gemonio c’è chi vorrebbe ricacciare indietro proprio i “padani”.
I malumori dei ticinesi risalgono a oltre trent’anni fa. Era il 1974, quando un accordo bilaterale tra il governo svizzero e quello italiano regolava per la prima volta i cosiddetti “ristorni”, la percentuale di tasse, versate in Svizzera dai lavoratori italiani, che i tre cantoni di confine (Ticino, Grigioni e Vallone) da allora restituiscono a Roma perché questa giri la somma a Comuni, Province e Comunità montane di frontiera. Tocca poi agli enti locali destinare questo tesoretto ai servizi pubblici, dalla sanità ai trasporti. Ora, contro la quota – il 38,8 per cento – dei ristorni fissata in quell’accordo lontano, si sono scagliati sia il leghista ticinese Gobbi, sia – a sorpresa – i moderati del Partito popolare democratico. Segno che le istanze leghiste hanno fatto breccia anche al centro.
A marzo, il Ppd ha fatto approvare all’unanimità dal Gran Consiglio uscente un impegno affinché il parlamento cantonale chieda a Berna di abbassare i ristorni al 12,5 per cento, equiparandoli a quelli destinati all’Austria, e di introdurre il principio di reciprocità: anche l’Italia, cioè, dovrebbe rimborsare parte delle tasse incassate dai frontalieri svizzeri (una pattuglia ben più esigua degli italiani). La stessa proposta è stata presentata da Gobbi al parlamento centrale, ma, per ora, è stata bocciata dai vertici del Dipartimento delle finanze federali. Il dibattito, però, è ormai aperto, e difficilmente sarà archiviato in breve. Il che allarma gli amministratori italiani di frontiera. Dice Mario Della Peruta, da trentadue anni sindaco di Cremenaga, 810 anime in provincia di Varese: “Qui otto abitanti su dieci lavorano in Svizzera. Dopo la soppressione dell’Ici sulla prima casa, il nostro bilancio si regge quasi esclusivamente sui ristorni: non possiamo permetterci di perdere quelle somme”.
Neanche Marco Zacchera, primo cittadino di Verbania e deputato Pdl, sottovaluta la questione. Anzi, il parlamentare ha chiesto pochi giorni fa ai ministri Tremonti e Frattini di “avviare immediatamente contatti con i vertici della Confederazione elvetica per evitare che ciascun cantone si attivi in ordine sparso penalizzando ulteriormente i lavoratori italiani”.
Intanto, gli slogan e i manifesti anti-frontalieri, in Ticino, restano al livello di guardia. La Lega è passata nel 2007 dal 16 al 25 per cento, diventando il secondo partito locale dietro al Partito liberale radicale. E il leghista Marco Borradori è stato il candidato più votato di tutto il Cantone. Ad alimentare l’astio contro gli italiani pensano, però, anche gli estremisti dell’Udc (niente a che vedere con i centristi italiani). Di recente, il loro leader Pierre Rusconi, ideatore della campagna pubblicitaria che a ottobre raffigurava gli italiani come ratti 1 (le foto 2), ha commentato uno studio dell’Istituto ricerche economiche (Ire) dell’Università svizzera, che dimostrerebbe come gli italiani non rubino il lavoro ai ticinesi, con queste parole: “Mi piacerebbe sapere quanti frontalieri lavorano all’Ire. Magari sono gli stessi che hanno fatto la statistica”. Rusconi ha poi aggiunto che la piazza finanziaria ticinese starebbe diventando troppo “brianzola”.
Insomma, hai voglia a fare il leghista duro e puro: ci sarà sempre qualcuno più a nord di te… (di PAOLO CASICCI – repubblica.it) 
VEDERE DEI RAZZISTI DARE DEL RATTO AD ALTRI RAZZISTI E UNA SODDISFAZIONE IMPAGABILE

Il sindaco di Riace stampa banconote con la faccia di Ghandi,Che Guevara,P. Impastato per mantenere gli immigrati:"a Mineo c'è un centro di detenzione che costa, noi con 24 euro a persona copriamo tutte le spese"

" Ne avessimo di persone di cuore cosi,animate dalla passione civile,dal senso morale,dal cuore e dallo spirito del dovere,un sentimento di servizio verso lo stato e i cittadini di qualunque appartenenza siano! "

Riace batte Mineo, dove gli italiani convivono con gli stranieri. Nel paese calabrese, per i rifugiati il sindaco Lucano si è inventato banconote con la faccia di Gandhi per sopperire alla lentezza dei fondi per l'asilo e dice: "A Mineo c'è un centro di detenzione che costa, noi con 24 euro a persona copriamo tutte le spese".
di RAFFAELLA COSENTINO


RIACE - Il Mahatma Gandhi sulle banconote da 50 euro, Martin Luther King su quelle da 20, Che Guevara e Peppino Impastato sui tagli da 10 e il cuore grande dei piccoli comuni sulla cartamoneta da 1, 2 e 5 euro. Battere moneta locale è solo l'ultima trovata per aiutare i rifugiati del sindaco di Riace, Domenico Lucano, ormai noto come "Mimmo il curdo" o "Lucano l'afghano". Un primo cittadino per cui la fascia tricolore è riduttiva, visto che amministra un comune in cui eritrei, etiopi, somali, ghanesi, afghani, palestinesi e serbi convivono pacificamente fra loro e con gli italiani. Nel piccolo centro della locride, non solo gli stranieri sono ben accetti, sono addirittura richiesti per salvare il borgo dal suo destino di inesorabile declino demografico e sociale.

L'accoglienza nei piccoli centri. Seppure le cronache di questi giorni da Lampedusa a Ventimiglia sembrano negarlo, in Italia l'accoglienza è possibile. Riace, con appena 1800 abitanti, ha aperto le porte a ben 230 rifugiati e richiedenti asilo e ha fatto di questo una politica vincente. Dando un tetto e borse lavoro alle famiglie straniere ha impedito la chiusura delle scuole per mancanza di bambini, ha ridato vita alle tante case lasciate vuote e abbandonate per sempre dagli emigranti calabresi. I vecchi abitanti non torneranno più dal Canada, dall'Australia, dall'Argentina. I nuovi arrivano con il Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo.
L'idea della moneta locale. Ma il ripopolamento è più veloce del tempo che ci mettono i finanziamenti pubblici a entrare nella disponibilità del comune. "Ci vogliono sei o sette mesi", dice Lucano. Per ovviare a queste lentezze burocratiche che non tengono conto della spesa quotidiana, il sindaco calabrese ha deciso di coniare la sua cartamoneta. Ci ha fatto stampare sopra i ritratti dei suoi riferimenti politici e sociali e ha dato le banconote ai rifugiati beneficiari, che con quelle vanno a fare acquisti nelle botteghe del paese. I negozianti le collezionano alla stregua di un ticket mensa e poi battono cassa al comune quando arrivano i fondi dello Sprar.
200 euro a persona per il vitto. "Usiamo questo sistema per incentivare l'economia locale - afferma il primo cittadino - così rendiamo autonomi i beneficiari e questo è importantissimo per le relazioni umane in paese, inoltre la nostra spesa diventa molto trasparente e verificabile". Per il vitto, i rifugiati hanno diritto a 200 euro a settimana, questo vuol dire che una famiglia di 4 persone ha 800 euro per vivere e non paga l'alloggio. Tutto in cartamoneta locale, quasi a conferma del fatto che Riace è l'isola che non c'è: un posto in cui si trova una casa a chi non ce l'ha, si convive a dispetto delle differenze di lingua, cultura e religione e quando non ci sono i soldi, si stampano in loco all'istante.
Wenders: A Riace la vera utopia. I progetti d'accoglienza hanno creato posti di lavoro per i giovani e questa storia è diventata celebre in tutto il mondo. Il regista Wim Wenders vi ha girato il primo documentario d'autore in 3D e ha dichiarato a Berlino che "'La vera utopia non è la caduta del muro, ma quello che è stato realizzato in alcun paesi della Calabria, Riace in testa".
Un modello efficace e lo Stato risparmia. Un esempio di primaria importanza perché dimostra che, prima del "villaggio della solidarietà" di Mineo, il sistema d'asilo in Italia funzionava, pur con tanti limiti. La ricetta era quella di integrare piccoli gruppi di rifugiati e richiedenti asilo distribuendoli sul territorio nazionale in accordo con le comunità locali. Soprattutto con questo sistema i costi per lo Stato erano contenuti. Per queste ragioni, le pincipali organizzazioni umanitarie che si occupano di rifugiati, tra cui il Cir, l'Alto commissariato Onu (Acnur) e il Centro Astalli, si sono opposte alla decisione del governo di trasferire al Residence degli Aranci tutti i richiedenti asilo dei centri d'accoglienza d'Italia (Cara).
E le commissioni territoriali. Senza contare che devono traslocare anche tutte le commissioni territoriali che esaminano le domande di protezione internazionale. Tuttavia, nel paese in provincia di Catania è ormai pienamente in funzione il mega campo militarizzato lontano dal centro abitato in cui sono già arrivate quasi 1800 persone. Nessuno conosce al momento i costi di questa operazione, ma sicuramente parliamo di più di 30 euro a persona a cui va aggiunto il canone d'affitto alla ditta Pizzarotti di Parma.
Un centro militarizzato imposto dall'alto. "A Mineo è stato attivato un centro di detenzione contro la volotà delle comunità locali - dice il sindaco Lucano - come si può parlare di accoglienza quando è sorvegliato da Polizia e Carabinieri? A Riace non ci sono, non ce n'è bisogno". Il modello di cui è testimonial migliora la qualità della vita di tutti, italiani e stranieri, a costi più bassi. "Riceviamo circa 24 euro a persona accolta - spiega ancora il primo cittadino calabrese - una quota in cui sono comprese le buste paga degli operatori, gli affitti delle case, le utenze domestiche, le spese mediche e di scolarizzazione e anche le borse lavoro".
(04 aprile 2011)
Repubblica.it