giovedì 7 aprile 2011
Aquila due anni dopo "il miracolo di Silvio"
Non ci resta che affidarci alla camorra,alla 'Ndrangheta,solo loro possono movimentare duemila camion per liberare l'Aquila dalle macerie lasciate dal terremoto che ha colpito l'Abruzzo,liberarci da quello e magari anche dal " miracolo " impantanato di Silvio!
mercoledì 6 aprile 2011
Manduria, fuga per la libertà! " liberté liberté "
100cosecosi-Guardate,gli avvenimenti si accavallano l'uno all'altro con un tale parrosismo che tenergli dietro per noi blogger diventa quasi impossibile,ci tocca fare letteralmente i salti mortali ed allora viene bene la tecnica di assemblare diversi articoli (non neccessariamente nostri) per riuscire in qualche modo a dare un quadro della situazione.
L'affare Tunisia stà sconvolgendo la politica del nostro paese e tra l'altro ci si dovrebbe chiedere perchè lo "Tsunami" umano,"l'invasione" come piace dire ad alcuni non travolga ad esempio l'Egitto che di profughi ne ha ospitati 400.000 d'un botto !!!
In questo caso ho unito due video,il primo si rierisce alla stretta attualità di oggi,il secondo è di una settimana fà (quasi un secolo) osservate come cambia l'atteggiamento delle nostre autorità "politiche" osservate nel secondo video la caccia al tunisino che i bravi di Forza Nuova reduci da Lampedusa (...) conducono agli ordini del questore e badate come nell'altro stavolta la polizia per cosi dire si è addolcita.
la spiegazione è abbastanza facile,una constatazione obbligata,a Manduria c'erano molti parlamentari e fra essi anche ispettori della comunità Europea i quali hanno avvertito il "caro Maroni" sulle conseguenze a cui và incontro il nostro paese se persiste nei suoi attegiamenti che rasentano il razzismo di stato!
Dietro le quinte possiamo immaginare quello che è successo,l'approssimarsi delle elezioni,la lega Nord inquieta perchè la situazione le è letteralmente sfuggita di mano,è quasi panico,non sanno più che pesci pigliare ! Borghezio s'inventa una ridicola grottesca manifestazione al confine con la Francia,a Ventimiglia (...) dopo aver flirtato con Marine le Pen (...) Il figlio dell'Umberto il "trota" và in pellegrinaggio alla ricerca delle sue radici in Sicilia,è vitale che un po di consenso elettorale dal sud (illusi...) venga a rimpinguare l'emorragia che subirà al Nord !
Insomma c'è non da ricamare,mà da leggere attentamente tra le pieghe di questa cronaca tanto tanto di un divenire destabilizante per il partito stalla.Poi il mare "Mostrum" che inghiotte vite venute sulle nostre coste con un sogno di speranza immane,gente affogata con gli occhi ancora spalancati...
Nello stretto di Sicilia in passato altre tragedie tra cui una tenuta segreta per decenni,la più tragica del mediterraneo riportano le cronache,centinaia di persone scomparse tra i flutti in una sola notte (...)
Poi il nostro amabile governo che và a Tunisi e Silvio l'ardito che gli dice: " guardate che se continua cosi vi giocate il turismo italiano..." mentre in realtà a giocarselo (il turismo) è la Sicilia che rischia di vedere centinaia di cadaveri "spiaggiati" dalle correnti malevoli direttamente sul bagnasciuga tra lo sconcerto e le perplessità degli italioti allor che và in malora la tintarella !
Per non parlare dei turisti tedeschi,inglesi e via dicendo,che racconteranno una volta tornati a casa ?!
| Delacroix "la liberté guide le peuple" |
Immigrati: centinaia di “respinti” in fondo al mare. Le impietose bugie della Lega
Fonte-ROMA-L’unico che fa “respingimenti forzosi” è il mare. Ieri ne ha fatti circa 250 in un colpo e tutti definitivi. Tra due e trecento affogati: non arriveranno in Italia e non andranno in nessuna altra parte. E’ l’unico respingimento di immigrati possibile con la forza. Respingimento che solleva due onde di pietà. La prima, moderata dall’abitudine e sopita dall’olio dell’indifferenza: pietà per i morti, per i disgraziati del mondo, per i deboli, per i bambini. Pietà per noi stessi che leggiamo, guardiamo e andiamo avanti. La seconda è l’onda rabbiosa che non si solleva, la pietà per quelli che di nascosto ma non tanto fanno il tifo per il mare. Pietà per quelli che fanno pietà nella loro miseria umana. Mare a parte, altri respingimenti forzosi non ci saranno perché non ci possono essere e mai ci potevano essere nonostante siano stati parola di comizio e obiettivo di governo.La Tunisia ha detto no e poi ancora no al respingimento di massa dei ventimila e più tunisini che sono sbarcati in Italia. Tornando in aereo da Tunisi il ministro Maroni ha mormorato di aver “firmato” l’accordo perché era meglio di nulla ma molto lontano da quel che voleva. La Tunisia si riprenderà di quei ventimila solo i delinquenti accertati e coloro che risulteranno pericolosi per l’ordine pubblico in Italia. Al massimo poche centinaia e comunque non subito e non tutti insieme. Si impegna la Tunisia a controllare per quel che può le sue coste e si impegna a riprendersi in patria gli altri che fuggiranno. Ma a decine e non a migliaia. La Tunisia frenerà l’emigrazione ma non gli esodi di massa. E in cambio avrà quanto non si sa, comunque di certo l’Italia finanzierà la Tunisia con molto di più dei 1.500 euro a immigrato che avevano fatto indignare il vertice e l’umor popolarte leghista. Come ogni altro Stato anche l’Italia leghista paga per fermare l’emigrazione.
Paga in denaro e paga in leggi: i ventimila e passa avranno il permesso di soggiorno temporaneo. Perchè non possono essere rinchiusi in nessun luogo. Perché è impossibile oltre che “cattivo” rinchiuderli. Anche a voler essere “cattivi” come piace alla Lega, cattivi non si può essere oltre quanto si è già stati con il lazzaretto Lampedusa e l’ammasso Manduria. Non ci sono le “carceri”, non c’è la polizia, non c’è posto in cui rinchiuderli senza che gli italiani dicano: “Non qui da noi”. Avranno il permesso di soggiorno temporaneo, sei mesi e solo sei per evitare possano essere assistiti dal Servizio sanitario nazionale. Quel permesso che potevano avere fin dal primo giorno, come era ovvio, inevitabile e perfino utile. Ma il primo giorno e anche il secondo e per un mese e più la Lega ha detto, anzi gridato: mai quel permesso. Ora Bossi dice che serve a “svuotare la vasca”, a farli andare in Francia e Germania. Un mese e più per accorgersene, capirlo? No, un mese a proclamare “Fuori dalle palle” incapaci di vedere e guardare oltre il proprio ombelico. Un mese da fessi e non da cattivi.
Avranno il permesso di soggiorno temporaneo e qualcuno andrà davvero in Francia e Germania. Qualcuno resterà e prima o poi lavorerà in Italia. Qualcuno finirà in galera o sarà rispedito a casa. Accadrà quel che era ovvio e inevitabile che accadesse. Anche in un paese che si difende dall’immigrazione e che non ama gli immigrati: accoglienza temporanea, diritti limitati, integrazione per chi ce la farà e se la meriterà, espulsione per chi delinquerà, soldi per frenare l’immigrazione all’origine. Farà così anche il governo della Lega perché nessun altro governo può fare e farebbe altrimenti: è la realtà. I respingimenti di massa e forzosi, il “fuori dalle palle”, il tutti rinchiusi non erano intenzioni e proclami “cattivi”. Erano peggio, erano balle fuori dalla realtà. Impietose ma soprattutto bugie.
SALVARE I RINOCERONTI MICA FACILE !
MICHAEL JACKSON KITSCH POP "PER CHI LAVORANO GLI ARTISTI "
Michael aveva riempito le sue residenze di opere commissionate al fior fiore dei copisti,illustratori d'indubbio talento e disgraziatamente raramente accolti nei musei nonnostante il talento manifesto nella celebrazione della Pop Star di turno.
Paradossalmente queste opere autenticamente Pop nello spirito sono state snobbate dalla critica e dal mercato,la colpa ? Erano e sono manifestamente incapaci della minima ironia !
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Paradossalmente queste opere autenticamente Pop nello spirito sono state snobbate dalla critica e dal mercato,la colpa ? Erano e sono manifestamente incapaci della minima ironia !
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| Al Fayed regalando questa scultura Pop che celebra la sua amicizia con la nota Rock star ha inviato allegramente all'inferno coloro che non la dovessero apprezzare! Costo presunto 100.000 euro ! |
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| Norman Oak ha dipinto questo olio commissionatogli da Michael per autocelebrarsi ! |
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| Dit David Nordahl "Camelot", un ritratto in cui Michael appare con sua moglie Lisa Marie Presley. |
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| Sempre Nordhal in questa opera scimmiotta Michelangelo Buonarrotti ! |
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| David Nordhal "il levarsi della luna" |
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| Un trittico di David Nordhal |
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| "Field Of Dreams"di David Nordahl |
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| "Michael Jackson and Bubbles" (Gold) dell'artista americano Paul McCarthy. |
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| Nel Marzo 2010, l'artista graffitti Owen Dippie crea un murale intitolato i "due re del rRock" a tauranga in Nuova Zelanda. |
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| Primo anniversario della morte di Michael Jackson, ll'artista francese Jean-Baptiste Seckler crea questa scultura iperrealista a grandezza naturale del King of Pop. |
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martedì 5 aprile 2011
LEGA NORD TRA VIGLIACCHERIA VILTA E GROTTESCHE PROVOCAZIONI
Lega Nord:"Costituire degli eserciti regionali, sul modello della Guardia nazionale americana, che siano pronti a intervenire in caso di calamità naturali, di gravi attentati, di incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi e per mantenere l'ordine pubblico qualora il Consiglio dei ministri o i Governatori regionali lo deliberino."
Sorvogliamo che stà proposta centra come i cavoli a merenda con la Guardia Nazionale americana (...) Il progetto vorrebbe usurpare le funzioni di protezione civile che questi "eserciti" dovrebbero avere, essi andrebbero a pestare i piedi alla già esistente Protezione Civile (preposta proprio alla gestione di calamità naturali, incidenti alle infrastrutture o ai siti produttivi, ecc.). Tra le tante critiche, una delle più feroci è quella del generale Angioni: “ Una simile idea l’ebbe Mussolini nel 1924, costituendo la milizia ”
Una delle caratteristiche della Lega Nord dal momento della sua fondazione dopo la meschinità è la viltà,la vigliaccheria,se vogliamo la strizza,letteralmente:se la fanno sotto;lo si arguisce dalle loro "uscite" non solo i gazebo scortati dai carabinieri (...) l'ultima delle quali è questa:l'Esercito Milizia Regionale !
Dopo il buco nell'acqua delle ronde padane e della "guardia nazionale padana" (le prese di santa ragione alla sua prima uscita,qui le foto storiche) furono incapaci di consegnare ai sinistrati del alluvione del Bacchiglione,in Veneto un solo,dico un solo camion di beni di prima necessità (...) neppure un carico di acqua minerale!
Ha il sapore della pagliacciata sia pure tra il grottesco e il ridicolo ed è ormai parte del loro DNA.
Serissimi:ci si sono applicati con puntiglio nell'indagare/saccheggiare la Storia (ne sono terrorizati e a ragione,hanno di fronte Piazzale Loreto!) al fine di identificare un mezzo per l'occupazione e la gestione del potere capace di risparmiargli il confronto con la piazza o la maggioranza del paese !
" Noto il fatto che in ogni minoranza (e la Lega Nord è una minoranza) c'è sempre una maggioranza di imbecilli e se non tali certamente irresponsabili ! "
" Noto il fatto che in ogni minoranza (e la Lega Nord è una minoranza) c'è sempre una maggioranza di imbecilli e se non tali certamente irresponsabili ! "
La "piazza" li aspetta da anni,da decenni,lo sanno (...)
La "Marcia su Roma" è il loro più ardente sogno...se non fosse per tutti quei "comunisti" che affollano le piazze lastricate a sanpietrini e pronti a tutto !
Poi sempre li vanno a parare,al ventennio mussoliniano (...)
Il lavoro sporco debbono farlo gli altri li dov'è possibile,magari una milizia servile verso gli scopi più inconfessabili e neppure tanto taciuti se leggete tra le righe (...) non ultimo ovvio il piazzare un po di puffi verde marcio a stipendio sotto le gonne della chioccia statale tanto abborrita a parole.
E di questo si tratta,una masnada di codardi e di sfigati orfani del secolo che corre troppo dediti allo strepitio isterico a cui giova più che l'aspirina e lo psi,la poltrona e l'auto blù !
Prima e poi lo sfogo di un risentimento cumulato in decenni di frustrazione,odio che deve neccessariamente spendersi in solido contro i soliti noti (...Rom,stranieri,terroni,immigrati e per carità mai i ...mafiosi,con quelli ci vanno a nozze!)
Non sono mai stati capaci di mobilitare sia pure nel paesotto pedemontano più sperduto nei momenti topici una manciata di militanti fatta eccezzione per i soliti "colonnelli" questi bene attenti alle ricadute mediatiche e ai riti collettivi con contorno di salamelle alla sagra paesana (...) il padano se non si mangia schiodarlo dalla sedia è cosa ardua,intorno bisogna ricreargli il Bar Sport altrimenti (...) far vedere che ci sono basta e avanza per la massa beota abbruttita da un ventennio di proclami,slogan e parole d'ordine ignobili,di una volgarità a tutta prova eppoi,razzismo,xenofobia,collusione con la criminalità organizzata e affari di uno sporco indicibile,innenarrabile.
E infine correre in soccorso dell'amico di quasi sempre, parecchio in imbarazzo in questi giorni (...) con la distrazione di massa creata ad arte,io per quanto mi riguarda li aspetto in piazza,paziente e determinato .
Lo sapete chi è Cristiano De Eccher?quello che vuole abolire il reato di apologia fascismo?
Il senatore a pile
Cristano De Eccher, da piazza Fontana a Palazzo Madama. È lui il custode dei timer della strage? Ora siede nei banchi del Senato, come il giudice che lo investigò, Gerardo D'Ambrosio
di Gianni Barbacetto
Sul sito del Senato c’è la sua foto (sorridente), la data di nascita (16 agosto 1950, a Bolzano) e la professione (insegnante di chimica e scienze naturali). La sua storia no, non è scritta. Eppure sarebbe lunga e istruttiva, un pezzo della storia recente d’Italia. Cristano De Eccher, dopo le elezioni dell’aprile 2008, è entrato a Palazzo Madama. Lì ha ritovato una sua vecchia conoscenza, Gerardo D’Ambrosio. I due, oggi, sono entrambi senatori della Repubblica: D’Ambrosio siede nei banchi del Pd, De Eccher in quelli del Pdl, area Alleanza nazionale. Ma quando le loro vite si sono incrociate per la prima volta, tanti anni fa, i loro ruoli erano davvero diversi. D’Ambrosio aveva 43 anni, era magistrato a Milano e indagava sulla strage di piazza Fontana. De Eccher aveva 23 anni ed era un neofascista di Trento, responsabile triveneto del gruppo Avanguardia nazionale.
Era il 1973. Dopo i primi depistaggi che per la strage avevano portato all’incriminazione dell’anarchico Pietro Valpreda, D’Ambrosio aveva seguito la via aperta dal giudice di Treviso Giancarlo Stiz: “pista nera”, l’avevano chiamata, e portava diritta ai neofascisti veneti di Ordine nuovo e di Avanguardia nazionale. Dunque, il 20 marzo 1973, D’Ambrosio spedisce i carabinieri a perquisire un appartamento di Trento, in via Cesare Abba 6. È l’abitazione di Cristano De Eccher, finito nelle indagini per i suoi stretti rapporti con Franco Freda, allora in carcere con l’accusa di essere l’organizzatore della strage. Il giovane De Eccher, discendente di una nobile famiglia del Sacro Romano Impero proprietaria del castello di Calavino, nei pressi di Trento, era una delle poche persone che, in virtù delle sue nobili origini, si dava del tu con Franco Freda. Curioso, il destino di Freda: fu dapprima, nel 1979, condannato all’ergastolo per la strage; poi dichiarato innocente, se pur per insufficienza di prove. Ma è indicato, nell’ultima sentenza del 2004 su piazza Fontana, come il vero organizzatore della strage: però ormai improcessabile, perché definitivamente assolto.
Strano questo accenno della signora De Eccher al colonnello Santoro, Michele Santoro, un ufficiale dei carabinieri in quegli anni molto noto a Trento. Strano perché da qualche mese Santoro era stato trasferito in un’altra sede e non operava più a Trento; strano perché il colonnello non aveva «figli», ma un solo figlio, di sei anni; e strano perché un ragazzo di 23 anni, molto impegnato in politica nel gruppo neonazista Avanguardia nazionale, non aveva tempo da perdere per giocare con un bambinetto di sei anni. Le pile in quegli anni e in quegli ambienti erano ferri del mestiere, servivano a confezionare ordigni esplosivi a orologeria. Ma comunque la vicenda si chiude lì: non si può certo mettere in galera un giovanotto solo perché ha la passione del trenino elettrico.
La storia della perquisizione torna alla ribalta molto tempo dopo, negli anni Novanta, quando un altro giudice milanese, Guido Salvini, indagando ancora su piazza Fontana viene in possesso di alcuni documenti dei servizi segreti militari. Tra questi, un foglio intestato Sid (il nome dei servizi nei primi anni Settanta) con un appunto su quella vecchia perquisizione a Cristano De Eccher: scritto a mano, firmato nientemeno che dall’allora segretario del reparto D del Sid, il colonnello Antonio Viezzer, e siglato sulla sinistra con una M. L’appunto dice: «Da Pignatelli. Ieri i carabinieri hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione di Cristano De Eccher – quadro pista nera – rinvenendo 40 pile elettriche, parte cariche. De Eccher ha detto che è un hobby; sua madre invece: per far giocare i figli del col. Santoro».
A parte il piccolo errore nell’appunto (le pile erano 78 e non 40), il giudice Salvini si chiede: come mai per una manciata di pile buone per un trenino elettrico si mette in moto l’intera catena di comando del servizio segreto militare? Perché immediatamente, dopo l’innocua perquisizione, la notizia passa dal responsabile del sottocentro del Sid di Trento al capocentro di Verona (Pignatelli) e poi da questi al segretario del reparto D (Viezzer), il quale gira infine l’appunto addirittura a M, il suo capo, il numero due del Sid, il potentissimo generale Gian Adelio Maletti?
Salvini dà una risposta inquietante: evidentemente Cristano De Eccher «era un personaggio per nulla secondario, che tuttavia è riuscito sempre a tenersi ai margini delle indagini della magistratura, e il cui ruolo non è stato ancora messo nella giusta luce». Cristano De Eccher, insomma, secondo Salvini è uno dei protagonisti silenziosi della stagione delle stragi. Rimasto nell’ombra, malgrado abbia avuto ruoli delicatissimi e rapporti di primo piano. Già il giudice istruttore di Catanzaro Emilio Le Donne lo aveva definito «personaggio ambiguo, rimasto sempre ai bordi delle indagini e sul quale, tuttavia, gravavano elementi di sospetto che lasciavano intravvedere un suo ruolo, almeno successivo e di controllo, nell’operazione del 12 dicembre 1969». Cristano De Eccher è infatti, secondo le testimonianze filtrate dall’interno del mondo dell’eversione nera, nientemeno che il custode dei timer di piazza Fontana.
Anche la storia delle pile, osservata meglio, cambia aspetto: lo assicura il giudice Salvini, secondo cui la spiegazione della madre (le pile servivano «per far giocare i figli del colonnello Santoro») era un messaggio ai carabinieri. Scrive infatti il giudice nella sua sentenza-ordinanza su piazza Fontana: «In sostanza la signora De Eccher aveva lanciato ai carabinieri presenti un messaggio, ben consapevole che tale messaggio sarebbe arrivato sino ai più alti gradi: non bisognava mostrare troppo zelo nell’eseguire gli atti investigativi richiesti dai giudici di Milano, perchè Cristano De Eccher e i suoi camerati non erano nemici o soggetti da inquisire, ma amici, protetti da sempre da un alto ufficiale dei carabinieri nelle loro attività eversive. L’ignara pattuglia dei carabinieri di Trento non sapeva evidentemente che essi in pratica stavano perquisendo se stessi. Si spiega allora la premura con cui il messaggio, riferito dagli operanti, è giunto rapidamente sino alle più alte sfere del reparto D del Sid».
Conclude Salvini: «Dall’appunto del colonnello Viezzer, fortuitamente ritrovato, emerge comunque che (...) Cristano De Eccher, il custode dei timer di piazza Fontana, e i suoi camerati della cellula trentina erano da molto tempo “coperti” dal Comando carabinieri di Trento e molto probabilmente dal Centro Cs di Verona, che all’epoca disponeva di un sottocentro a Trento. Per quali scopi e con quali modalità probabilmente non lo sapremo completamente mai, anche se certamente tale copertura si riferiva non solo alle attività locali del gruppo, ma anche ai fatti del 12 dicembre e alla necessità di occultare la verità su tale operazione».
Il colonnello Santoro non è un carabiniere qualsiasi. È un uomo legato ai servizi segreti militari. È stato inquisito per aver depistato le indagini sulla strage di Peteano (aveva coperto i responsabili neonazisti, inventando alternative piste rosse). Secondo il neonazista Vincenzo Vinciguerra (il vero responsabile di quella strage, che ha rifiutato sdegnosamente le coperture e si è assunto le sue responsabilità) è un uomo dello Stato che manovra i neofascisti. Secondo il neofascista Nico Azzi è il «fornitore del tritolo, proveniente dal Genio militare, di cui disponeva Nico Azzi e il gruppo La Fenice». Secondo Eliodoro Pomar (un ingegnere nucleare scappato in Spagna dopo aver ricevuto un mandato di cattura per il golpe Borghese) è un componente della rete occulta composta da ufficiali dei carabinieri e dai “neri” Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli, Mario Merlino, Franco Freda e Giovanni Ventura.
Ecco allora l’ipotesi conclusiva del giudice Salvini: che «il colonnello Santoro fosse, all’interno dell’Arma, uno stabile punto di riferimento per i gruppi di estrema destra e fosse disponibile, probabilmente tramite qualche sottufficiale, a fornire aiuto sul piano logistico, procurando materiale esplosivo da utilizzarsi in attentati “diversivi”, che dovevano cioè essere attribuiti ai gruppi di sinistra».
L’ufficiale, insomma, ha rapporti intensi con gli estremisti di destra dell’area triveneta. Sono questi «i figli del colonnello Santoro» di cui parla la signora De Eccher, quelli che «giocavano» con le pile. Uno di loro, Marco Pozzan, tanto aveva giocato che era finito nella lista dei ricercati per l’attentato di piazza Fontana. Allora due uomini dei servizi, Gian Adelio Maletti e Antonio Labruna, lo avevano sottratto alla giustizia. Un’operazione di “esfiltrazione” da manuale: Pozzan era stato portato nell’ufficio coperto del Sid di via Sicilia, a Roma, fornito di documenti falsi e poi fatto arrivare in Spagna. Era il gennaio 1973, poche settimane prima della perquisizione a De Eccher, il prediletto tra i “figli” del colonnello Santoro.
I timer di piazza Fontana: sono questi il grande segreto di Cristano De Eccher. Aggiunge infatti il giudice Salvini: «Se De Eccher, come pare ormai certo, ancora deteneva in quel periodo parte dei timer utilizzati per gli attentati del 12 dicembre 1969, la perquisizione ordinata dal giudice D’Ambrosio avrebbe potuto consentirne il ritrovamento con conseguenze catastrofiche per il gruppo di Padova e per coloro che all’interno del Servizio avevano offerto loro copertura».
Dei timer e dei loro percorsi parlano molti dei “neri” che hanno vissuto dall’interno l’avventura dell’eversione: Sergio Calore, Angelo Izzo, Salvatore Francia, Marco Pozzan, Eliodoro Pomar, Nico Azzi, Edgardo Bonazzi... Che De Eccher riceva i timer avanzati dopo gli attentati a Milano e Roma del 1969 lo scrive Pomar, in un suo memoriale del 1977. Lo testimoniano i “pentiti” Angelo Izzo e Sergio Calore nel processo di Bari per la strage di Milano. Ma sul punto non viene raggiunta alcuna certezza. La vicenda è poi ricostruita negli anni Novanta dal giudice Salvini.
Quei timer facevano parte di un lotto di cinquanta, comprati il 15 settembre 1969 personalmente da Franco Freda a Bologna presso la ditta Elettrocontrolli, costo 80 mila lire. Quelli non utilizzati per gli attentati del 1969, secondo i racconti che vengono dall’interno della galassia nera, sono custoditi da De Eccher che li fa scomparire e, secondo il giudice Salvini, utilizzati come strumento di pressione, se non di ricatto, nei confronti di Freda. Cristano infatti “lavora” su mandato di Stefano Delle Chiaie (il leader di Avanguardia nazionale), che tiene così in pugno Freda e gli uomini di Ordine nuovo: «molto probabilmente», scrive Salvini, «grazie alla possibilità di esibire la prova decisiva nei confronti di Franco Freda, minaccia che costituiva per Freda un efficace deterrente dal rendere ai giudici, anche in caso di cedimento o di difficoltà, dichiarazioni pericolose per i complici e soprattutto quelli di Avanguardia nazionale che erano stati compartecipi dell’operazione del 12 dicembre 1969. Proprio dal fatto che Stefano Delle Chiaie disponeva e si era trattenuto la prova decisiva era nata, secondo Calore, la violenta inimicizia tra Freda e Delle Chiaie emersa anche nel processo di Catanzaro».
Una parte di quei timer arriva a Milano, nelle mani del gruppo eversivo La Fenice di Giancarlo Rognoni, il quale progetta di impiegarli per un’operazione di depistaggio delle indagini su piazza Fontana che coinvolga l’editore “rosso” Giangiacomo Feltrinelli. Gli altri approdano forse a Reggio Calabria, nelle mani di un avanguardista di nome Bruno Galati. Ma dove siano davvero finiti i timer di piazza Fontana resta un giallo insoluto: per gli investigatori e per i cittadini, non però per i protagonisti della vicenda.
Nel 1972 avrebbe invece avuto un ruolo in un attentato sulla linea ferroviaria Trento-Verona. Racconta Vincenzo Vinciguerra: «Posso dire per la prima volta che sono al corrente di un episodio di cui mi parlò Mario Ricci, esponente di Avanguardia nazionale a Trento, nel 1974-75 a Madrid dove ci trovavamo entrambi. Egli mi disse che una sera ricevette l’ordine di recarsi con altri camerati sulla linea ferroviaria nelle vicinanze di Verona per compiere un attentato dimostrativo. Successivamente qualcuno li raggiunse e disse loro di fare ritorno a Trento e che l’attentato non si doveva più fare, infatti non venne compiuto. Mario Ricci aggiunse che l’ordine glielo aveva dato Cristano De Eccher».
Ma il giovane neonazista viene arrestato per la prima volta solo nel giugno 1973, per un fallito attentato a Gardolo contro l’auto di uno studente di Lotta continua. È scarcerato dopo un mese. Arrestato di nuovo nel novembre 1975 come organizzatore delle attività eversive di Avanguardia nazionale, è condannato a due anni. Al giudice Salvini, che prima di interrogarlo nel 1992 gli chiede i precedenti penali, risponde: «Sono già condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e a due anni di reclusione per ricostituzione del disciolto partito fascista».
Per il resto, nulla di penalmente rilevante. Anche Salvini ha dovuto infine emettere sentenza di non doversi procedere perché i fatti o erano non sufficientemente provati, o erano prescritti. Ma De Eccher non ha ricorso in appello per ottenere un proscioglimento nel merito. Cristano sostiene comunque di aver abbandonato completamente l’attività politica dopo il 1973. Se intemperanze ci furono, dunque, si tratta di errori di gioventù. Peccato che Cristano sia smentito da un camerata calabrese, Carmine Dominici, il quale racconta di averlo incontrato («un giovane alto, biondo e distinto») nel 1975 a una riunione riservata con Delle Chiaie a Pomezia, nella villa di Frank Coppola, in cui fu discussa l’unificazione di Ordine nuovo e Avanguardia nazionale. L’unificazione poi non si fece. Si è quasi fatta invece, tanti anni dopo, quella tra Alleanza nazionale e Forza Italia: così De Eccher, dopo essere stato militante del Msi e poi consigliere provinciale di An a Trento, è stato eletto senatore del Popolo della libertà.
Oggi si intitolano vie a Giorgio Almirante e si sostiene che la destra missina ha contribuito a mantenere la democrazia in Italia e a impedire la guerra civile. Lo dice qualcuno anche a sinistra: «Almirante», ha dichiarato per esempio Luciano Violante, «ebbe un ruolo nel far evolvere compiutamente la nostra democrazia». In verità, la democrazia è stata ferita ripetutamente, tra gli anni Sessanta e gli Ottanta. E una guerra c’è stata, in quei decenni, con attentati, stragi, morti e feriti. Una guerra segreta, che ha coinvolto apparati dello Stato e militanti della destra estrema, ufficialmente “polo escluso” della politica italiana, ma nei fatti “polo occulto” della nostra storia repubblicana. Ora, invece che il disoccultamento di quel che è stato, si è imboccata la strada della cooptazione del personale politico protagonista di quella guerra. Così il non detto del passato, con i suoi segreti impronunciabili e i suoi ricatti, resterà a fare da trama al futuro e le vecchie ferite alla democrazia resteranno cicatrici nascoste, possibili focolai di nuove infezioni.
Micromega, giugno 2008
di Gianni Barbacetto
Sul sito del Senato c’è la sua foto (sorridente), la data di nascita (16 agosto 1950, a Bolzano) e la professione (insegnante di chimica e scienze naturali). La sua storia no, non è scritta. Eppure sarebbe lunga e istruttiva, un pezzo della storia recente d’Italia. Cristano De Eccher, dopo le elezioni dell’aprile 2008, è entrato a Palazzo Madama. Lì ha ritovato una sua vecchia conoscenza, Gerardo D’Ambrosio. I due, oggi, sono entrambi senatori della Repubblica: D’Ambrosio siede nei banchi del Pd, De Eccher in quelli del Pdl, area Alleanza nazionale. Ma quando le loro vite si sono incrociate per la prima volta, tanti anni fa, i loro ruoli erano davvero diversi. D’Ambrosio aveva 43 anni, era magistrato a Milano e indagava sulla strage di piazza Fontana. De Eccher aveva 23 anni ed era un neofascista di Trento, responsabile triveneto del gruppo Avanguardia nazionale.
Era il 1973. Dopo i primi depistaggi che per la strage avevano portato all’incriminazione dell’anarchico Pietro Valpreda, D’Ambrosio aveva seguito la via aperta dal giudice di Treviso Giancarlo Stiz: “pista nera”, l’avevano chiamata, e portava diritta ai neofascisti veneti di Ordine nuovo e di Avanguardia nazionale. Dunque, il 20 marzo 1973, D’Ambrosio spedisce i carabinieri a perquisire un appartamento di Trento, in via Cesare Abba 6. È l’abitazione di Cristano De Eccher, finito nelle indagini per i suoi stretti rapporti con Franco Freda, allora in carcere con l’accusa di essere l’organizzatore della strage. Il giovane De Eccher, discendente di una nobile famiglia del Sacro Romano Impero proprietaria del castello di Calavino, nei pressi di Trento, era una delle poche persone che, in virtù delle sue nobili origini, si dava del tu con Franco Freda. Curioso, il destino di Freda: fu dapprima, nel 1979, condannato all’ergastolo per la strage; poi dichiarato innocente, se pur per insufficienza di prove. Ma è indicato, nell’ultima sentenza del 2004 su piazza Fontana, come il vero organizzatore della strage: però ormai improcessabile, perché definitivamente assolto.
Le pile
Quel giorno di marzo del 1973, a Trento, il bottino della perquisizione a casa De Eccher è comunque scarso: qualche opuscolo e qualche volantino che chiedono la liberazione di Freda; e 78 pile elettriche. Le pile incuriosiscono i carabinieri, che le segnalano nel loro verbale. Che se ne fa uno di ben 78 pile elettriche in casa? Cristano risponde: «Mi servono per i miei hobby». Sua madre, invece, dà un’altra spiegazione: «Servono per far giocare i figli del colonnello Santoro». Strano questo accenno della signora De Eccher al colonnello Santoro, Michele Santoro, un ufficiale dei carabinieri in quegli anni molto noto a Trento. Strano perché da qualche mese Santoro era stato trasferito in un’altra sede e non operava più a Trento; strano perché il colonnello non aveva «figli», ma un solo figlio, di sei anni; e strano perché un ragazzo di 23 anni, molto impegnato in politica nel gruppo neonazista Avanguardia nazionale, non aveva tempo da perdere per giocare con un bambinetto di sei anni. Le pile in quegli anni e in quegli ambienti erano ferri del mestiere, servivano a confezionare ordigni esplosivi a orologeria. Ma comunque la vicenda si chiude lì: non si può certo mettere in galera un giovanotto solo perché ha la passione del trenino elettrico.
La storia della perquisizione torna alla ribalta molto tempo dopo, negli anni Novanta, quando un altro giudice milanese, Guido Salvini, indagando ancora su piazza Fontana viene in possesso di alcuni documenti dei servizi segreti militari. Tra questi, un foglio intestato Sid (il nome dei servizi nei primi anni Settanta) con un appunto su quella vecchia perquisizione a Cristano De Eccher: scritto a mano, firmato nientemeno che dall’allora segretario del reparto D del Sid, il colonnello Antonio Viezzer, e siglato sulla sinistra con una M. L’appunto dice: «Da Pignatelli. Ieri i carabinieri hanno effettuato una perquisizione nell’abitazione di Cristano De Eccher – quadro pista nera – rinvenendo 40 pile elettriche, parte cariche. De Eccher ha detto che è un hobby; sua madre invece: per far giocare i figli del col. Santoro».
A parte il piccolo errore nell’appunto (le pile erano 78 e non 40), il giudice Salvini si chiede: come mai per una manciata di pile buone per un trenino elettrico si mette in moto l’intera catena di comando del servizio segreto militare? Perché immediatamente, dopo l’innocua perquisizione, la notizia passa dal responsabile del sottocentro del Sid di Trento al capocentro di Verona (Pignatelli) e poi da questi al segretario del reparto D (Viezzer), il quale gira infine l’appunto addirittura a M, il suo capo, il numero due del Sid, il potentissimo generale Gian Adelio Maletti?
Salvini dà una risposta inquietante: evidentemente Cristano De Eccher «era un personaggio per nulla secondario, che tuttavia è riuscito sempre a tenersi ai margini delle indagini della magistratura, e il cui ruolo non è stato ancora messo nella giusta luce». Cristano De Eccher, insomma, secondo Salvini è uno dei protagonisti silenziosi della stagione delle stragi. Rimasto nell’ombra, malgrado abbia avuto ruoli delicatissimi e rapporti di primo piano. Già il giudice istruttore di Catanzaro Emilio Le Donne lo aveva definito «personaggio ambiguo, rimasto sempre ai bordi delle indagini e sul quale, tuttavia, gravavano elementi di sospetto che lasciavano intravvedere un suo ruolo, almeno successivo e di controllo, nell’operazione del 12 dicembre 1969». Cristano De Eccher è infatti, secondo le testimonianze filtrate dall’interno del mondo dell’eversione nera, nientemeno che il custode dei timer di piazza Fontana.
Anche la storia delle pile, osservata meglio, cambia aspetto: lo assicura il giudice Salvini, secondo cui la spiegazione della madre (le pile servivano «per far giocare i figli del colonnello Santoro») era un messaggio ai carabinieri. Scrive infatti il giudice nella sua sentenza-ordinanza su piazza Fontana: «In sostanza la signora De Eccher aveva lanciato ai carabinieri presenti un messaggio, ben consapevole che tale messaggio sarebbe arrivato sino ai più alti gradi: non bisognava mostrare troppo zelo nell’eseguire gli atti investigativi richiesti dai giudici di Milano, perchè Cristano De Eccher e i suoi camerati non erano nemici o soggetti da inquisire, ma amici, protetti da sempre da un alto ufficiale dei carabinieri nelle loro attività eversive. L’ignara pattuglia dei carabinieri di Trento non sapeva evidentemente che essi in pratica stavano perquisendo se stessi. Si spiega allora la premura con cui il messaggio, riferito dagli operanti, è giunto rapidamente sino alle più alte sfere del reparto D del Sid».
Conclude Salvini: «Dall’appunto del colonnello Viezzer, fortuitamente ritrovato, emerge comunque che (...) Cristano De Eccher, il custode dei timer di piazza Fontana, e i suoi camerati della cellula trentina erano da molto tempo “coperti” dal Comando carabinieri di Trento e molto probabilmente dal Centro Cs di Verona, che all’epoca disponeva di un sottocentro a Trento. Per quali scopi e con quali modalità probabilmente non lo sapremo completamente mai, anche se certamente tale copertura si riferiva non solo alle attività locali del gruppo, ma anche ai fatti del 12 dicembre e alla necessità di occultare la verità su tale operazione».
Il colonnello Santoro non è un carabiniere qualsiasi. È un uomo legato ai servizi segreti militari. È stato inquisito per aver depistato le indagini sulla strage di Peteano (aveva coperto i responsabili neonazisti, inventando alternative piste rosse). Secondo il neonazista Vincenzo Vinciguerra (il vero responsabile di quella strage, che ha rifiutato sdegnosamente le coperture e si è assunto le sue responsabilità) è un uomo dello Stato che manovra i neofascisti. Secondo il neofascista Nico Azzi è il «fornitore del tritolo, proveniente dal Genio militare, di cui disponeva Nico Azzi e il gruppo La Fenice». Secondo Eliodoro Pomar (un ingegnere nucleare scappato in Spagna dopo aver ricevuto un mandato di cattura per il golpe Borghese) è un componente della rete occulta composta da ufficiali dei carabinieri e dai “neri” Stefano Delle Chiaie, Paolo Signorelli, Mario Merlino, Franco Freda e Giovanni Ventura.
Ecco allora l’ipotesi conclusiva del giudice Salvini: che «il colonnello Santoro fosse, all’interno dell’Arma, uno stabile punto di riferimento per i gruppi di estrema destra e fosse disponibile, probabilmente tramite qualche sottufficiale, a fornire aiuto sul piano logistico, procurando materiale esplosivo da utilizzarsi in attentati “diversivi”, che dovevano cioè essere attribuiti ai gruppi di sinistra».
L’ufficiale, insomma, ha rapporti intensi con gli estremisti di destra dell’area triveneta. Sono questi «i figli del colonnello Santoro» di cui parla la signora De Eccher, quelli che «giocavano» con le pile. Uno di loro, Marco Pozzan, tanto aveva giocato che era finito nella lista dei ricercati per l’attentato di piazza Fontana. Allora due uomini dei servizi, Gian Adelio Maletti e Antonio Labruna, lo avevano sottratto alla giustizia. Un’operazione di “esfiltrazione” da manuale: Pozzan era stato portato nell’ufficio coperto del Sid di via Sicilia, a Roma, fornito di documenti falsi e poi fatto arrivare in Spagna. Era il gennaio 1973, poche settimane prima della perquisizione a De Eccher, il prediletto tra i “figli” del colonnello Santoro.
I timer
Peccato che allora D’Ambrosio non avesse fatto perquisire, oltre all’abitazione di Cristano a Trento, anche il castello di famiglia. Scrive il giudice Salvini: «Purtroppo l’atto investigativo non era stato esteso al castello di Calavino di proprietà della famiglia De Eccher, ove probabilmente i timer erano occultati, e l’unico esito della perquisizione nell’appartamento di Trento era stato appunto il sequestro delle pile».I timer di piazza Fontana: sono questi il grande segreto di Cristano De Eccher. Aggiunge infatti il giudice Salvini: «Se De Eccher, come pare ormai certo, ancora deteneva in quel periodo parte dei timer utilizzati per gli attentati del 12 dicembre 1969, la perquisizione ordinata dal giudice D’Ambrosio avrebbe potuto consentirne il ritrovamento con conseguenze catastrofiche per il gruppo di Padova e per coloro che all’interno del Servizio avevano offerto loro copertura».
Dei timer e dei loro percorsi parlano molti dei “neri” che hanno vissuto dall’interno l’avventura dell’eversione: Sergio Calore, Angelo Izzo, Salvatore Francia, Marco Pozzan, Eliodoro Pomar, Nico Azzi, Edgardo Bonazzi... Che De Eccher riceva i timer avanzati dopo gli attentati a Milano e Roma del 1969 lo scrive Pomar, in un suo memoriale del 1977. Lo testimoniano i “pentiti” Angelo Izzo e Sergio Calore nel processo di Bari per la strage di Milano. Ma sul punto non viene raggiunta alcuna certezza. La vicenda è poi ricostruita negli anni Novanta dal giudice Salvini.
Quei timer facevano parte di un lotto di cinquanta, comprati il 15 settembre 1969 personalmente da Franco Freda a Bologna presso la ditta Elettrocontrolli, costo 80 mila lire. Quelli non utilizzati per gli attentati del 1969, secondo i racconti che vengono dall’interno della galassia nera, sono custoditi da De Eccher che li fa scomparire e, secondo il giudice Salvini, utilizzati come strumento di pressione, se non di ricatto, nei confronti di Freda. Cristano infatti “lavora” su mandato di Stefano Delle Chiaie (il leader di Avanguardia nazionale), che tiene così in pugno Freda e gli uomini di Ordine nuovo: «molto probabilmente», scrive Salvini, «grazie alla possibilità di esibire la prova decisiva nei confronti di Franco Freda, minaccia che costituiva per Freda un efficace deterrente dal rendere ai giudici, anche in caso di cedimento o di difficoltà, dichiarazioni pericolose per i complici e soprattutto quelli di Avanguardia nazionale che erano stati compartecipi dell’operazione del 12 dicembre 1969. Proprio dal fatto che Stefano Delle Chiaie disponeva e si era trattenuto la prova decisiva era nata, secondo Calore, la violenta inimicizia tra Freda e Delle Chiaie emersa anche nel processo di Catanzaro».
Una parte di quei timer arriva a Milano, nelle mani del gruppo eversivo La Fenice di Giancarlo Rognoni, il quale progetta di impiegarli per un’operazione di depistaggio delle indagini su piazza Fontana che coinvolga l’editore “rosso” Giangiacomo Feltrinelli. Gli altri approdano forse a Reggio Calabria, nelle mani di un avanguardista di nome Bruno Galati. Ma dove siano davvero finiti i timer di piazza Fontana resta un giallo insoluto: per gli investigatori e per i cittadini, non però per i protagonisti della vicenda.
Disoccultamento o cooptazione
Quella dei timer non è l’unica storia nera del curriculum di Cristano De Eccher. Secondo un rapporto del 21 gennaio 1971 inviato al Sid dalla fonte Avorio, nel gennaio ’71 De Eccher, insieme ai fratelli Cecchin, avrebbe organizzato, scrive il giudice Salvini, «un addestramento alla guerriglia sulle pendici della Maranza, una zona montuosa nei pressi di Trento». Il gruppo «avrebbe avuto a disposizione 50 chili di esplosivo rubato in cantieri della zona, detonatori e quattro moschetti modello 91. Tale esplosivo era destinato ad attentati da compiere a Trento in danno dell’Istituto di Sociologia, della Questura e del Tribunale». Nel 1972 avrebbe invece avuto un ruolo in un attentato sulla linea ferroviaria Trento-Verona. Racconta Vincenzo Vinciguerra: «Posso dire per la prima volta che sono al corrente di un episodio di cui mi parlò Mario Ricci, esponente di Avanguardia nazionale a Trento, nel 1974-75 a Madrid dove ci trovavamo entrambi. Egli mi disse che una sera ricevette l’ordine di recarsi con altri camerati sulla linea ferroviaria nelle vicinanze di Verona per compiere un attentato dimostrativo. Successivamente qualcuno li raggiunse e disse loro di fare ritorno a Trento e che l’attentato non si doveva più fare, infatti non venne compiuto. Mario Ricci aggiunse che l’ordine glielo aveva dato Cristano De Eccher».
Ma il giovane neonazista viene arrestato per la prima volta solo nel giugno 1973, per un fallito attentato a Gardolo contro l’auto di uno studente di Lotta continua. È scarcerato dopo un mese. Arrestato di nuovo nel novembre 1975 come organizzatore delle attività eversive di Avanguardia nazionale, è condannato a due anni. Al giudice Salvini, che prima di interrogarlo nel 1992 gli chiede i precedenti penali, risponde: «Sono già condannato per oltraggio a pubblico ufficiale e a due anni di reclusione per ricostituzione del disciolto partito fascista».
Per il resto, nulla di penalmente rilevante. Anche Salvini ha dovuto infine emettere sentenza di non doversi procedere perché i fatti o erano non sufficientemente provati, o erano prescritti. Ma De Eccher non ha ricorso in appello per ottenere un proscioglimento nel merito. Cristano sostiene comunque di aver abbandonato completamente l’attività politica dopo il 1973. Se intemperanze ci furono, dunque, si tratta di errori di gioventù. Peccato che Cristano sia smentito da un camerata calabrese, Carmine Dominici, il quale racconta di averlo incontrato («un giovane alto, biondo e distinto») nel 1975 a una riunione riservata con Delle Chiaie a Pomezia, nella villa di Frank Coppola, in cui fu discussa l’unificazione di Ordine nuovo e Avanguardia nazionale. L’unificazione poi non si fece. Si è quasi fatta invece, tanti anni dopo, quella tra Alleanza nazionale e Forza Italia: così De Eccher, dopo essere stato militante del Msi e poi consigliere provinciale di An a Trento, è stato eletto senatore del Popolo della libertà.
Oggi si intitolano vie a Giorgio Almirante e si sostiene che la destra missina ha contribuito a mantenere la democrazia in Italia e a impedire la guerra civile. Lo dice qualcuno anche a sinistra: «Almirante», ha dichiarato per esempio Luciano Violante, «ebbe un ruolo nel far evolvere compiutamente la nostra democrazia». In verità, la democrazia è stata ferita ripetutamente, tra gli anni Sessanta e gli Ottanta. E una guerra c’è stata, in quei decenni, con attentati, stragi, morti e feriti. Una guerra segreta, che ha coinvolto apparati dello Stato e militanti della destra estrema, ufficialmente “polo escluso” della politica italiana, ma nei fatti “polo occulto” della nostra storia repubblicana. Ora, invece che il disoccultamento di quel che è stato, si è imboccata la strada della cooptazione del personale politico protagonista di quella guerra. Così il non detto del passato, con i suoi segreti impronunciabili e i suoi ricatti, resterà a fare da trama al futuro e le vecchie ferite alla democrazia resteranno cicatrici nascoste, possibili focolai di nuove infezioni.
Micromega, giugno 2008
RENZO BOSSI REGALA L'ISOLA DI LAMPEDUSA A CHI SE LA PRENDE !
Suppongo che i Lampedusani avrebbero qualcosa da dire su questo genere di "soluzioni" al problema dell'immigrazione,poi subito a ruota tutto il Sud Italia giustamente allarmato da questo uso disinvolto dell'accetta ! Credo che qualcuno debba attivarsi seriamente per sussurrare al suo orecchio che il 1° Aprile è passato !
Fonte
Milano-Una indiscrezione vuole che Renzo Bossi abbia intenzione di muovere dal Consiglio Regionale della Lombardia una proposta "risolutiva" che cavi d'impaccio la lega Nord,Maroni e il Governo;come sapete il problema dei profughi,degli immigrati della Tunisia e delle Libia etc, stà incrinando seriamente la solidità della coalizione governativa.
Ebbene la sua idea buttata li con nonchalance contempla l'eventualità di cedere l'isola di Lampedusa ad una delle nazioni che si affacciano a Sud del Mediterraneo,cederla a chi vorrà farsene carico con una chiara prelazione per gli USA i quali la considerano una posizione strategica (...)
D'un colpo solo se la proposta venisse accolta l'Italia si troverebbe con decine di migliaia di immigrati in meno a cui pensare nell'arco dell'anno realizando un risparmio di risorse economiche e non su vasta scala (...) costituendo l'isola per la sua posizione un approdo obbligato per chi vuole mettere piede in Europa.
Se la proposta dovesse venire realmente alla luce con i crismi dell'ufficialità (per ora ne discutono indecisi se renderla operativa attraverso l'azione di governo o limitarsi alla sola provocazione) si commenterebbe da sola,e darebbe l'esatta misura del reale senso dello stato del partito stalla !Fonte
Il vice presidente del Cnr colpisce ancora. I romani persero l'impero perché erano un branco di sodomiti
Fonte-I tempi sono tristi e bui, ma per fortuna c'è sempre chi sa strapparci un sorriso. Fra le macchiette preferite da questo blog c'è il tristemente noto vice presidente del CNR, Roberto De Mattei, cattolico preconciliare con la nostalgia dei roghi a Campo de' Fiori, che dopo aver detto peste e corna delle teorie darwiniane e aver sostenuto che il disastro in Giappone è il "castigo di dio" (forse perché ha colpito solo quegli sporchi musi gialli scintoisti), torna ai microfoni di Radio Maria (l'emittente cattolica parafascista) per raccontarci di come crollò l'impero romano solo perché i discendenti di Cesare erano un branco di pederasti. Lo "studioso", non contento della pioggia di richieste di dimissioni piovute sulla sua testa e della presa di distanza dello stesso CNR, ha citato un oscuro scrittore latino del V secolo, Salviano di Marsiglia, secondo il quale i Cartaginesi finirono male per via dell’omosessualità, poi anche i romani si infettarono per “l’abominevole presenza di pochi invertiti” che sono una “vergogna per tutto l’impero”. Per fortuna che arrivarono quei machos dei barbari, che “sono uno strumento del giudizio di Dio". Se volete ridere di gusto, questo è il link, brutti invertiti che non siete altro. Poi però non lamentatevi se dio vi punisce con uno tsunami nella vasca da bagno di casa.
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