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martedì 5 aprile 2011

CHE CAZZO RIDETE STRONZI !


Tutto è stato detto su Berlusconi che racconta barzellette, niente su quelli che ridono. Sono servi? Sono a libro a paga? Sono sdoppiati? E se fosse peggio? In pochi giorni Berlusconi si è esibito per due volte ben oltre la decenza delle sue solite storielle.

E ogni volta, colpiti dalla scurrilità che è simpatia andata a male, dalla fuga nell’oscenità persino mimata che è la cifra degli spettacoli prolungati oltre la fine, abbiamo pensato che peggio di lui ci sono quelli che ridono. E ci sentiamo come Petrolini che reagiva così alla maleducazione di uno spettatore: «Non ce l’ho con lei, ma con quelli che le stanno accanto e non la buttano di sotto».

A Lampedusa, per esempio, quando ha raccontato la barzelletta sulle italiane ha riso anche il presidente Lombardo che, bene o male, guida una giunta di centrosinistra. E, due giorni dopo, indossavano la fascia tricolore tutti quei sindaci che hanno applaudito la mela che (non) «sa di f***».

Riguardate il filmato: non ce n’è uno che si mostri infelicemente rassegnato per quella degradazione istituzionale. È vero che gli applausi tradiscono qualcosa di nervoso ma tutti i sindaci ostentano un’aria compiaciuta e divertita per il premier che mortifica i luoghi e i riti dello Stato. Ovviamente sanno che la coprolalia non è compatibile con l’aula, con i ruoli e con la bandiera. Ma è proprio per questo che ridono. Non per le battute da postribolo, ma per i toni da villano di osteria che declassano e offendono tutti quei simboli ai quali, faticosamente e insieme, siamo riusciti a ridare valore, a sinistra come a destra.



Eppure i sindaci del centrodestra sanno meglio di noialtri che queste non sono più le solite barzellette per distrarre gli italiani, ma sono i rumori grevi e le impudicizie della stagione ultima. Lo sanno dai sondaggi e dagli umori interni, dalla depressione di Bondi, dalla paziente disperazione di Bonaiuti, dal disprezzo sibilato di Tremonti, dalla rassegnazione al martirio di Gianni Letta che – come ha detto in privato – teme «la passerella delle quarantatré ragazze più dei pugnali di Cesare»; e ancora lo sanno dall’irascibilità incongrua di La Russa, dalle donne in fuga dai letti del potere, dal disgusto certificato di Mantovano che è il solo ad essersi veramente dimesso (ma, si sa, è un magistrato), dalla sofferenza trattenuta della Carfagna e della Prestigiacomo, dall’impotenza comica del ministro degli Esteri, dal fastidio persino di Dell’Utri che ha confessato a un amico: «Due cose non deve fare un uomo: innamorarsi ed ubriacarsi. E Silvio si è innamorato e si è ubriacato di se stesso».

E tuttavia quelli ridono. Acclamano la barzelletta lunga e noiosa, approvano gioiosamente il turpiloquio. E noi, che li vediamo nel filmato, ci sentiamo imbarazzati al posto loro, e non più perché sappiamo che esistono un’altra comicità e un’altra educazione alla comicità: non è più questione di contrapporre risata a risata, Marziale alla barzelletta, e perciò forse dovremmo persino astenerci dal ridere, come nel Risorgimento, quando gli italiani rinunziavano a comprare il divertente «Figaro», vale a dire rinunziavano a ridere per non sovvenzionare gli austriaci. Certo, ci sembrano eversivi i drammatici e goffi numeri da caserma di un premier che intanto si sta battendo contro «i magistrati golpisti» che lo processano, vuole cambiare la Costituzione, e non controlla più il Paese impoverito e assediato... E però al cuore della nostra pena e della nostra rabbia ci sono innanzitutto quelli che ridono. Sono loro che ci fanno gelare il sangue.

Consenso? Compiacimento servile? Identificazione? Di sicuro sono risate di complicità. Ma non ridono come gli uomini di Stalin che temevano per la sopravvivenza loro e delle loro famiglie. Questi davvero pensano che la mela dal «sapore di f***» sia meglio che leggere Kant. E dunque voluttuosamente degradano istituzioni e cultura che, tra gli sberleffi, lasciano alla sinistra. La mela da brevettare è la loro cifra ontologica, il loro marchio. Nel film «Nessuno mi può giudicare», la prostituta Eva (Anna Foglietta) insegna la «vita» a Paola Cortellesi: «Se sono di destra, tu ridi, perché a loro piace tanto sembrare simpatici; se invece sono di sinistra, tu annuisci, perché loro hanno bisogno di sentirsi intelligenti». Insomma, si parte da una barzelletta e si arriva lontano. Allo scadimento del gusto italiano e a quella commedia di Luciano Salce dove Ugo Tognazzi, imprenditore di mezza età, racconta una barzelletta ai suoi dipendenti ed è felice di vederli ridere di gusto. Poco dopo lo stesso Tognazzi si sentirà sprofondare quando, trascinato dalla «voglia matta» per una giovanissima Catherine Spaak, racconterà la stessa barzelletta a un gruppo di ragazzi che lo guarderanno come un marziano e gli sveleranno la mestizia che si porta dentro. Certo, quei ragazzi non erano suoi dipendenti ma persone libere. E però questo non basta.
Non basta il libro paga per spiegare i laudatori di Berlusconi, per capire perché ridono. Anzi, dargli dei servi pagati finisce con l’essere un complimento perché ammette uno scarto dentro di loro tra la coscienza e il contratto, certifica il professionismo cinico di chi, cambiando editore di riferimento, sarebbe pronto a cambiare musica. E invece non è sempre così. C’è infatti una identificazione con la cultura della mela al «sapore di f***». Lo stesso Vittorio Sgarbi – è un esempio per tutti – gode nell’umiliare la specificità della sua stessa cultura, come quelli umiliano la fascia tricolore. Non per i soldi, ma perché c’è una voluttà nel profanare, nel farsi capre per rendere cavoli tutte le cose belle e profonde, tutte quelle meraviglie che da Caravaggio a Masaccio fanno la grandezza dell’arte.

Compiacciono Berlusconi dunque, e ridono ad ogni nuovo abbassamento di livello, a questo scadere dalle fogne ai pozzi neri. Ridono dinanzi a quella che gli studiosi di Storia Antica chiamerebbero Oclocrazia, ridono per massacrare un patrimonio anche se – come racconta Giorgio Manganelli nell’«Encomio del tiranno» – presto saranno loro, quelli che ridono, a farlo fuori con uno sbadiglio.


Se qualcuno ha stomaco per sentirsi la barzelletta berlusconiana, può vedersela qui

ROBERTO MARONI TURISTA IN TUNISIA

Maroni un " turista " per caso

Immigrazione, da Tunisi Berlusconi porta a Roma parole ma non numeri

FONTE-ROMA – Il presidente del Consiglio italiano sapeva che sarebbe stato difficile chiudere accordi sui rimpatri con un governo transitorio, quello tunisino, che scade a luglio. Un governo che, dopo la ‘Rivoluzione dei Gelsomini’ e la deposizione di Ben Ali, ha visto cambiare per ben tre volte in appena due mesi i ministri degli Esteri, degli Interni e lo stesso premier.

Ieri sera, 4 aprile, Silvio Berlusconi è riuscito a portare a a Roma solo la ”disponibilità” dell’anziano premier tunisino Beji Kaid Essebsi di discutere di rimpatri e trovare soluzioni d’intesa con l’Italia ”con la volontà di provvedervi in modo assolutamente civile”.

Berlusconi stesso era entrato nello splendido palazzo del governo nella medina di Tunisi con l’intento di ”risolvere i problemi in un clima di collaborazione e di amicizia con un Paese amico”.

Ha citato anche le ripercussioni via televisiva per convincere Tunisi: “I turisti italiani, quando vedono nei tg queste migliaia di giovani che fuggono dal nostro paese, pensano: ma questi scappano come disperati e noi dobbiamo proprio andare in vacanza lì?”

“Pensateci bene, ha detto il presidente del Consiglio italiano alle autorità tunisine, conviene anche a voi fermare un esodo che dà una brutta immagine della Tunisia”. Fin qui, tutti d’accordo.

Le discordanze si sono fatte sentire quando si è dovuto parlare di numeri. La delegazione italiana, sottolinea Bei, ha dovuto constatare la “fragilità” politica del governo provvisorio, che “non può dare garanzie di sorta perché è seduto su un vulcano. Se qualche centinaio di clandestini inscenasse manifestazioni contro di loro per essere stato rimpatriato, il governo probabilmente sarebbe travolto”.

Quando è uscito dal palazzo, dopo la conferenza stampa congiunta, si è lasciato alle spalle l’impegno che una commissione di tecnici del Viminale ha lavorato con gli omologhi tunisini fino a quando oggi Roberto Maroni è tornato per la terza volta in poco più di una settimana a ratificare l’eventuale intesa.

Si deve mettere nero su bianco tutto ciò che ancora oggi non c’è: cifre degli aiuti economici italiani per il piano di rilancio dell’economia tunisina (si era parlato di oltre 100 milioni di euro per il rilancio della piccola e media impresa, la formazione professionale, la protezione dell’ambiente costiero, pesca e turismo); numero di persone, navi ed aerei che saranno impegnate nel piano di controllo delle coste ”efficiente e capillare”; numeri dei radar, delle jeep, motori, mezzi di terra e di mare e ogni altro equipaggiamento che l’Italia metterà a disposizione.

Ma la trattativa, soprattutto sui rimpatri, continua. ”A Lampedusa stanotte ci sono stati 800 nuovi arrivi. Siamo intervenuti – spiega Berlusconi – abbiamo restituito l’isola ai suoi abitanti. Ma ora serve una soluzione…”.

Per palazzo Chigi ”il bilancio è positivo, c’è un accordo raggiunto in linea di principio, una volontà politica verificata” e restano da definire i dettagli. Ma è soprattutto Maroni a voler uscire dall’indefinitezza, dopo l’incidente della scorsa settimana quando lui e Frattini vennero a Tunisi per chiudere l’intesa sull’emergenza immigrati smentita poi dal governo tunisino per il quale non esistevano accordi.

Il governo italiano ha ribadito allora che invece esisteva un’intesa politica e trattati del ’98 e del 2009. Ma certo il Berlusconi ieri a Tunisi non è quello del ‘fora de bal’ dei ministri Bossi e Calderoli (che vede a cena nella Capitale per un vertice di certo complesso) ma è quello della solidarietà doverosa che chiede la Chiesa, è amichevole e pronto a comprendere ”i giovani tunisini che da noi cercano una nuova vita di libertà e democrazia” e pronto ad elogiare il governo transitorio che si è assunto la responsabilità di questo nuovo inizio.

Il premier insiste sulla linea del coinvolgimento francese ed anzi annuncia a breve in Italia un summit con il presidente francese Nicolas Sarkozy e i ministri dell’Economia, degli Esteri e dell’Interno dei due Paesi, dopo le freddezze diplomatiche per la posizione della Francia sul respingimento dei clandestini ed il protagonismo dell’Eliseo sulla Libia.

Del problema immigrati si farà carico l’Europa, aggiunge rivolto a Essebsi. ”Con la Francia ci sarà modo di esaminare e risolvere positivamente la questione visto che molti migranti hanno manifestato il desiderio di passare in un paese di lingua francese per ricongiungersi a parenti e amici”.

L'omosessualità non è una malattia ma non tutti gli psicologi lo sanno

"...sarebbe un po come se qualcuna di queste teste di cazzo vi assicurasse che è possibile guarire dall'AIDS in un certo numero di sedute,a pagamento ovvio! "


Fonte

Un buon 20% dei professionisti interpellati dichiarano di poter “togliere la spina”, “curare la ferita”, “riparare il “disagio”

 di Luana De Vita


ROMA - «L’omosessualità è una malattia che abbisogna di cure!». Questo dichiarò il professor Giorgio Coda, psichiatra di Torino, durante il processo che lo vide sotto accusa per aver trattato “terapeuticamente” i pazienti ricoverati nell’ospedale psichiatrico di Collegno somministrando più di cinquemila “elettroshock. «Nei malati di mente, anche omosessuali o divenuti omosessuali, è stato usato l'elettroshock lombopubico».


Queste ed altre dichiarazioni gli valsero una condanna, era il 1974 e nello stesso anno l’omosessualità venne cancellata dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) pubblicato dall'American Psychiatric Association (APA). Nella prima versione del 1952 risultava condizione psicopatologica tra i “Disturbi sociopatici di Personalità”, nel 1968 rientrò nelle deviazioni sessuali, come la pedofilia, trovando posto tra i “Disturbi Mentali non Psicotici”, nel 1974 venne rimossa ma spuntò l’”omosessualità egodistonica”, ovvero quella condizione in cui una persona omosessuale non accetta il proprio orientamento sessuale e non lo vive con serenità. Anche questa voce sparirà dal Dsm nel 1987 ed effettivamente dal 1990 anche l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) depennerà l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali definendola "una variante naturale del comportamento sessuale umano".


E se una persona dovesse vivere con disagio il proprio orientamento sessuale omosessuale o eterosessuale? Un buon intervento, oggi, in ambito di salute mentale, non dovrebbe certo agire nel senso del cambiamento della tendenza sessuale, piuttosto dovrebbe tentare di armonizzare in modo “sintonico” tutti gli aspetti della personalità del paziente, con un percorso di supporto che lo aiuti a comprendere e superare la sua difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale.


Dal processo al Prof. Coda sono passati più di trent’anni e si potrebbe pensare che la questione “omosessualità e malattia” sia un capitolo definitivamente chiuso ma la cronaca, la scienza e la Chiesa ancora scrivono pagine sconcertanti che vale la pena di leggere.


La tecnologia più avanzata fornisce gratis via Ipad e Iphone un’applicazione pratica messa a punto da un gruppo di cristiani conservatori americani - Exodus International - che si propone come scopo quello di far guarire gli omosessuali dal loro stato attraverso un continuo aggiornamento e con l‘aiuto di Gesù: «Exodus ha una prospettiva biblica che non condanna e non perdona, ma redime». E già si è scatenata la rivolta internazionale contro la Apple.


Mons. Paolo Rigon, Vicario Giudiziale della diocesi di Genova, a margine dell’apertura dell’anno giudiziario del tribunale ecclesiastico regionale ligure ha indicato ancora la strada della “cura” dell’omosessualità attraverso la psicoterapia, evidenziando non solo gli aspetti psicopatologici ma anche la necessità di un intervento tempestivo e precoce poiché l’omosessualità “incancrenita” non è superabile. Successivamente ha spiegato di essere stato frainteso: si riferiva, ha detto, al suo ruolo di Presidente del Tribunale ecclesiastico cioè difendere la famiglia, là dove un omosessuale contragga matrimonio con una persona eterosessuale potrebbe presentarsi un problema che richiederebbe supporto psicologico.


L’Ordine degli Psicologi del Lazio è comunque insorto ribadendo che le psicoterapie orientate a “curare” gli omosessuali non hanno alcun fondamento scientifico e anche che "le 'terapie riparative' e ogni teoria filosofica o religiosa che pretenda di definire l'omosessualità come intrinsecamente disordinata o patologica, non solo incentivano il pregiudizio antiomosessuale, ma screditano le nostre professioni e delegittimano il nostro impegno per l'affermazione di una visione scientifica dell’omosessualità, variante normale dell`orientamento sessuale".


Improbabile dunque che uno psicoterapeuta accetti di intraprendere un percorso “riparativo”, di “cura” o di “normalizzazione” per modificare la tendenza sessuale di un paziente, eppure in Inghilterra, l’anno scorso, la rivista Bmc psychiatry ha pubblicato una ricerca che ha coinvolto 1.400 professionisti della salute mentale e il 17% di loro ha dichiarato di frenare gli impulsi omosessuali dei pazienti; solo il 4% degli intervistati ha dichiarato apertamente di aver utilizzato trattamenti specifici per cambiare il loro orientamento sessuale perché ritiene l’omosessualità “moralmente” sbagliata.


In Italia? Un giovane attore e autore di Teatro Civile, Saverio Tommasi, si è occupato di verificare la disponibilità di un centinaio di psicologi iscritti all’Ordine del Lazio, della Toscana e della Lombardia presi a caso dall’elenco dei professionisti on line pubblicato dall’Ordine degli Psicologi e ne ha tratto un interessante quanto sconcertante video-testimonianza: “Psicologi e guaritori d’omossessuali”.


Sembra incredibile ma diversi psicologi, 20% circa, rispondono esplicitamente di poter “togliere la spina”, “curare la ferita”, “riparare il disagio”, si parla anche di percorsi di psicoterapia e preghiera, percorsi biblici e psicoterapia e compare anche la volontà di Satana in persona come causa dell’omosessualità.


Ovviamente nel video compaiono le risposte più eclatanti ma Saverio Tommasi spiega che in tanti hanno accettato di incontrarlo per aiutarlo a guarire dalla sua omosessualità, più del 50%, così come un 20% ha invece esplicitamente dichiarato al telefono che l’omosessualità non è una malattia e dunque non è certo pensabile di intraprendere una psicoterapia per cambiare orientamento sessuale, un 10% circa ha spiegato di non poter parlare per telefono di queste cose e ha rimandato ad un eventuale appuntamento a studio.


Emerge rilevante l’attualità del tema e la gravità di certi comportamenti professionali assolutamente illeciti, importante da questo punto di vista ricordare che chi, in qualità di psicologo e/o psicoterapeuta, classifica l’Omosessualità come patologia e propone o accetta di intraprendere un percorso di psicoterapia e “cura” commette un’infrazione del Codice deontologico professionale e deve essere denunciato all’Ordine degli Psicologi competente per territorio.


C’è poco da ridere, ma questa situazione ricorda la barzelletta del matto che si credeva un chicco di grano: una volta guarito chiese ai dottori se le galline erano state avvisate che lui non era più un chicco di grano. Ecco, rivolgiamo l’invito a chi di competenza: noi l’abbiamo capito che l’omosessualità non è una malattia, ma gli psicologi sono stati informati e formati?

lunedì 4 aprile 2011

Ecco vede signor giudice il bikini per quanto ridotto non poteva in alcun modo mostrare in pubblico la mia vagina come afferma la polizia !


In un tribunale statunitense l'imputata di atti osceni in luogo pubblico mostra il suo lato B al giudice: " ecco vede  signor giudice il bikini per quanto ridotto non poteva in alcun modo mostrare in pubblico la mia vagina come afferma la polizia ! " assolta .

La prima Recluta del corpo militare regionale o " salvate il soldato... Trota "

La prima Recluta del Corpo Militare Regionale o " salvate il soldato... Trota "

MONICA RIZZI LA LEGHISTA CON FALSA LAUREA IN PSICOLOGIA ASSESSORE REGIONALE



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100cosecosi-Nadia Toffa " tutti gli altri politici dicono balle su quello che faranno,lei invece su quello che ha fatto ! " a quanto pare se dovessimo metterci tutti a caccia di analfabeti rivestiti a festa in questa compagine governativa ne scopriremo delle belle,il caso più noto quello della Santanche,poi a piombo l'idiota Claudio Bechis che diede dell'ignorante a Rubia premio nobel con una finta laurea in ingegneria! Insomma ci siamo capiti,siamo messi male,veramente male,direi da schifo poi per una curiosa coincidenza tra lauree regalate come quella in scienze della comunicazione a Umberto Bossi,o quella a Dell'Utri e tante altre elargite genosamente,si pensi a quella data a indovinate chi ? A Muammar Gheddaffi si proprio a lui,in diritto ! Insomma ci siamo capiti,la fatica dello studio ormai non serve più a un cazzo.


Laurea fantasma: le «Iene» fanno scappare la Rizzi

 

Di sicuro ha «onorato» la delega di assessore regionale ai Giovani e allo Sport con uno scatto da centometrista. Ma neppure una corsa da cuore in gola ha permesso alla bresciana Monica Rizzi (Lega Nord) di sfuggire all'assalto di un'altra bresciana, la «Iena» di Italia 1 Nadia Toffa, che ha provato a intervistarla sulla vicenda della laurea «fantasma» in Psicologia (come avere una laurea falsa gratis e farla franca).
Sulla scorta di quanto pubblicato da «Il Fatto Quotidiano» nel luglio scorso e poi ripreso da molte altre testate, le «Iene» si sono interrogate sull'effettiva esistenza della laurea e del titolo di psicoterapeuta infantile che l'assessore leghista avrebbe esibito nel suo curriculum al Pirellone, qualifiche diventate ormai un caso giudiziario, dal momento in cui la Procura di Brescia ha aperto un'indagine per abuso di titolo, come la stessa Rizzi ha ammesso nelle poche parole pronunciate in tv.
DOPO AVER intervistato il presidente dell'Ordine degli psicologi della Lombardia Mauro Grimoldi («L'assessore non è iscritta all'elenco dei professionisti», ha dichiarato) e dopo aver telefonato all'Università degli Studi di Ginevra (l'interlocutore ha escluso di conoscere un'allieva con quel nome), Nadia Toffa ha tentato di raggiungere Monica Rizzi per chiederle spiegazioni di persona. Spiegazioni che non sono arrivate (almeno in tv), perché l'assessore, correndo come una gazzella e coprendosi il viso con la borsetta, ha prima tentato di evitare il confronto e poi ripetuto più volte un laconico «non è vero, non è vero».
La risposta di Monica Rizzi è arrivata ieri attraverso Facebook, il social network sul quale si sono susseguiti sin dalle prime ore del mattino messaggi di solidarietà e di disappunto. «Detesto le gogne mediatiche, ma vorrei dai miei rappresentanti una limpidezza e una chiarezza quasi assoluta», ha scritto un leghista. «Dottoressa Rizzi, è stata dura laurearsi?!? Eh, poveri noi stronzi che abbiamo solo la terza media», ha aggiunto un altro, mentre i più affezionati hanno espresso solidarietà: «Monica sei sempre la migliore» o «Monica siamo con te!».
A tutti l'assessore regionale della Lega ha risposto giustificando il suo silenzio e la sua fuga in tv con la riservatezza richiesta dall'indagine in corso, senza dimenticare di aggiungere che si tratta di «una grande montatura mediatica». «Non sono scappata, uscivo da messa e mi sono sottratta a un inseguimento: in quel momento non era il caso di rilasciare dichiarazioni», ha scritto l'assessore Rizzi su Facebook a metà mattinata. Poi ha aggiunto: «Mi spiace molto per quello che hanno voluto far vedere le Iene, purtroppo con indagini in corso non potevo lasciare dichiarazioni. Ho preferito andare via che essere attaccata in modo gratuito, come stanno facendo ormai da un mese. Confido nella magistratura e tutti avranno la prova e non solo parole della mia assoluta buona fede e che tutta la situazione è una montatura mediatica».
Più tardi un altro "post": «Il messaggio più forte l'ho avuto da Madre Elvira - ha scritto Monica Rizzi -: vogliamo aiutarci ad avere uno sguardo positivo sul dono della vita; sorridere anche quando si hanno le lacrime agli occhi, perdonare quando l'altro ti volta la faccia, ricominciare ogni volta con fiducia, senza tenere conto delle offese, delle critiche negative, obbedendo alla Parola di Gesù che ci dice: "Non preoccupatevi per il domani, a ciascun giorno basta la sua pena". Viviamo intensamente l'abbandono alla volontà del Padre sereni, sicuri e fiduciosi della sua perenne fedeltà».
I CHIARIMENTI agli amici di Facebook rappresentano l'unica uscita «pubblica» sul caso da parte dell'assessore regionale della Lega, che finora ha preferito non rilasciare dichiarazioni ufficiali nè in merito al conseguimento della laurea in Svizzera né alla sua partecipazione a numerosi convegni in qualità di psicoterapeuta infantile. «L'assessore cerca di sfuggire alla domanda che tutti oggi vorrebbero farle, ovvero se questa laurea ce l'ha oppure no», ha dichiarato l'ex portavoce di Monica Rizzi Marco Marsili nel servizio delle «Iene». Lo stesso interrogativo che si sono posti tutti coloro che nelle ultime settimane l'hanno vista disertare sia la seduta del Consiglio Regionale sia la conferenza stampa sulla CityMarathon di Palazzo Marino. Una maratona, appunto. Non proprio la distanza ideale per una centometrista.

Fonte

BORGHEZIO A VENTIMIGLIA LEGA NORD DICHIARA GUERRA ALLA FRANCIA

DAL "FORA DI BALL" AL NON C'ABBIAMO LE PALLE SCUSATE TANTO !

 
Fonte-ROMA-Silvio Berlusconi è a Tunisi, con 150 milioni di euro in tasca. Diecimila euro per ognuno dei 1.500 tunisini che l’Italia vuole siano subito “riaccolti” in patria. A occhio, non dovrebbe avere grandi difficoltà a chiudere l’affare. Ma anche se sarà così, il governo italiano così avrà “comprato” uno scampolo e non certo l’intera matassa della soluzione al problema profughi ed immigrati. Perché, come ha detto lo stesso Berlusconi, se 1.500 probabilmente li si rimanda indietro, di sicuro “altri 800 ne sono già arrivati”. Perché, se Tunisi se ne riprenderà 1.500 più o meno a rate (cinquanta al giorno?), non se ne riprenderà i ventimila che già sono sbarcati in Italia e gli altri che sbarcheranno. Il governo italiano i tunisini e i libici e gli eritrei e i somali e tutti gli altri non è in grado nè di “cacciarli” come mezzo governo ama raccontare agli italiani, né di controllarli e tenerli rinchiusi. Il governo e la Lega del “fuori dalle palle” le “palle” non ce l’ha come spesso accade a quelli che giurano e gridano di “averle”.

Succede, quando per anni “video giochi” ad affonda il clandestino succede. Confondi il giochino al computer e la chiacchiera al bar con la realtà. Per rimandarli indietro davvero quelli che non vuoi occorre che il paese dove vuoi rimandarli sia d’accordo, il resto è aria calda e fritta. Succede, quando per anni “rondi” contro il clandestino succede. Che ti inventi la possibilità di tener rinchiuse decine di miglaia di persone. Succede che confondi il reale con il “buonismo” e confondi te stesso: pensi di essere “cattivissimo” e invece sei solo improbabile e fuori dal mondo. Succede quando proclami che distinguerai tra rifugiati e clandestini e separerai gli uni dagli altri. Bene, ma per distinguere e separare occorre identificare. E per identificare ci vuole tempo e pazienza, pazienza e professionalità, lavoro e competenza. Identificare decine di migliaia di persone senza documenti in due, tre giorni: questo è stato il primo proclama. Il secondo è stato quello del “rimpatrio forzato”. Rimpatri come? Con le navi. E chi li accompagna, anzi li costringe sulle navi le migliaia di rimpatriandi? La polizia? Non può, non ce la fa. La Marina Militare? E che fa la Marina Militare? Sbarca a forza sulle rive di un altro paese? Oppure molla i rimpatriandi a mollo in acque internazionali? Il terzo proclama è stato quello dei “centri di raccolta”. Carceri all’aperto per migliaia e migliaia? E mettiamoli anche in carcere e niente buonismo. Ma nessun angolo d’Italia vuole sotto casa un simile carcere. E nessuna forza di polizia può tener chiuso quel tipo di carcere.

Un governo con le “palle” non avrebbe preso paura per ventimila arrivi e neanche per quarantamila. Non avrebbe gridato “Invasione” e “Tsunami”, non avrebbe spaventato se stesso e la gente. Fin dal primo giorno, fin dai primi sbarchi a Lampedusa avrebbe smistato e disperso. Senza clamore e senza panico avrebbe concesso permessi di soggiorno temporanei. I ventimila e più si sarebbero dispeersi e smistati. Molti in Francia e Germania. Altri sarebbero stati assorbiti dal “grigio” del mercato del lavoro nazionale. Qualcuno sarebbe finito in galera dopo aver commesso qualche reato. Un governo con le “palle” avrebbe governato paure e ansie della sua opinione pubblica dosando accoglienza e repressione, cinismo e aiuto umanitario. Un governo con le “palle”…avercelo. Abbiamo invece il governo del “fuori dalle palle” di Bossi e il governo Berlusconi dei “Piani Marshall”. Berlusconi ha proposto il “Piano Marshall” per la Somalia, per il Medio Oriente, per l’Abruzzo, per la Sardegna, per il Sud (due volte), per la Palestina, per i Giovani, per il Maghreb. Ora sta trattando a Tunisi: un altro “Piano Marshall”?

UN PAESE SOTTOSOPRA: UNA MELA CHE SA DI FICA, UN PREMIER CHE SA DI CAZZO - PERCHé BERLUSCONI NON DA ORDINE A CANALE5 DI RIMETTERE IN ONDA "LA SAI L’ULTIMA?"



1- UN PAESE SOTTOSOPRA: UNA MELA CHE SA DI FICA, UN PREMIER CHE SA DI CAZZO - 2- PERCHé BERLUSCONI NON DA ORDINE A CANALE5 DI RIMETTERE IN ONDA "LA SAI L’ULTIMA?" - 3- I SUOI ATTI DI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO SEMPRE PIù UNO SHOW DI BARZELLETTE SCONCE - 4- LONTANA DA NOI LA VOGLIA DI FAR I MORALISTI: SOLO CHE UN LUOGO ISTITUZIONALE, CIOè CHE RAPPRESENTA I CITTADINI, NON MERITA DI ESSERE TRASFORMATO IN UN BAR-SPORT - 


Una collezione delle "migliori" barzellette del premier: la storiella sugli ebrei, la 'bestemmia' su Rosy Bindi, i carabinieri. Ogni occasione è buona: a colloquio con i fan, conversando con un gruppo di militari, nei dibattiti pubblici, in conferenze stampa ufficiali con i capi di Stato. E, naturalmente, in tv.

2- BARZELLETTA HARD E PAROLACCE: SHOW DEL PREMIER CON I SINDACI PDL
BERLUSCONI SENZA FRENI A PALAZZO GRAZIOLI IN UN INCONTRO CON UN GRUPPO DI AMMINISTRATORI CAMPANI. TRA GLI OSPITI UNA DONNA. IL PREMIER LE CHIEDE SCUSA CON UNA CAREZZA SULLA GUANCIA
Goffredo De Marchis per repubblica.it

Impermeabile al nervosismo del Quirinale, al caos del Parlamento, al logorìo della maggioranza, alla guerra in Libia, ai processi milanesi, l'istrione colpisce ancora. Il presidente del Consiglio riceve in veste ufficiale i sindaci delle province di Napoli, Salerno e Caserta che chiedono lo stop agli abbattimenti delle case abusive. E agli amministratori con la fascia tricolore si rivolge parlando come i protagonisti di "Porci con le ali". Racconta una nuova barzelletta. Sporca naturalmente.


Interno giorno, ieri. Siamo nella sala di Palazzo Grazioli dedicata alle riunioni del "parlamentino" Pdl. Un emiciclo in miniatura che evoca la sostituzione delle vere aule parlamentari. Berlusconi incontra una delegazione di sindaci campani. Promette un decreto per fermare le ruspe, riporta l'agenzia di stampa. Nel comunicato però manca la parte migliore. Alla fine della riunione il Cavaliere non resiste alla tentazione, vuole chiudere in bellezza.


È uno show di quasi quattro minuti. Seduto alla scrivania, piazzata quasi al centro della stanza, da mega capo di fantozziana memoria, circondato da colonne marmoree, la prende veramente alla lontana ma non si risparmia nulla. Il dialetto napoletano, omaggio ai natali degli ospiti, la voce in falsetto per distinguere i personaggi, il coup de theatre quando si alza in piedi e piazza la battuta finale. Alle spalle ha la copia dell'Allegoria del buon governo di Ambrogio Lorenzetti, di fronte i sindaci schierati e composti.

La trama: un signore si reca all'ufficio brevetti. Qui Berlusconi imita un gruppo di sfaccendati uscieri napoletani che indicano all'inventore "'o cesso". Ma il protagonista ha davvero un prodotto inimitabile. Arriva allo sportello giusto dove trova altri annoiati dipendenti. Che lo sottovalutano, lo prendono in giro, perdono un po' di tempo. "Qual è la sua invenzione?". "Una mela", risponde con la vocina chioccia il Berlusconi-Archimede, suscitando le risate dei primi cittadini.

Si può brevettare una mela? Altri secondi preziosi vengono usati per raccontare le beffe degli impiegati, il loro darsi di gomito. "Ma questa è una mela speciale", insiste il signore parlando in falsetto. Speciale perché? "Perché sa di fica". Pausa scenica, tempi comici da autodidatta. Siamo vicini al dunque. Un uomo dell'ufficio brevetti afferra la mela e la assaggia. Berlusconi mima il morso mentre con la destra tiene un frutto immaginario. Fa l'espressione schifata, poi la faccia di chi protesta: "Ma sa di culo".

Berlusconi cambia ruolo, torna l'inventore. Si alza finalmente in piedi perché narrare una barzelletta seduti è veramente strambo. Allunga il braccio, ruota la mano che impugna la mela, arriva al finale usando il voi come si fa a Napoli: "E giratela". I sindaci ridono, Berlusconi in piedi allaccia la giacca, vede che tra tanti maschi c'è anche una prima cittadina e l'avvicina. Si capisce che si scusa per la virata maschilista, s'intuisce che ottiene il perdono e le dà un carezza sulla guancia. Fuori luogo per quattro minuti, galante per un secondo.