google6a3fa170c1192d09.html 100cosecosi 100cosecosi

martedì 22 marzo 2011

ROCCO SIFFREDI MANIFESTA LA SUA SOLIDARIETA A SILVIO BERLUSCONI SU LE MONDE

Rocco Siffredi dice in due parole che in base alla sua esperienza internazionale di stallone rinomato che Berlusconi soffre di un disturbo denominato Priapismo,un caso evidente di sex addict ,aggiunge che Silvio stesso ebbe a dire una volta : "  ...io e Rocco Siffredi abbiamo lo stesso problema !  "

“Berlusconi et moi avons beaucoup en commun”. La sentence est signée Rocco Siffredi, l’homme qui a tourné dans 1 300 films pornographiques, y gagnant le surnom de “l’étalon italien”.
Dans un entretien à The Observer repris par le Guardian, l’acteur assure que “les Italiens sont fiers de quelqu’un comme Berlusconi qui, à 74 ans, aime le sexe et a une vie sexuelle épanouie”. Selon lui, si le premier minsitre italien peut éviter la prison – pour avoir eu des relations présumées avec une prostituée mineure et abusé de son pouvoir pour lui épargner des poursuites dans une affaire de vol –, les Italiens lui pardonneront. “Dans n’importe quel autre pays, il aurait été contraint de partir il y a déjà des années. Ici, il s’en sort.”
Toujours selon l’expert, mais cette fois sur un plateau de télévision, Berlusconi ne se préoccuperait pas de l’âge d’une jeune fille si celle-ci a l’air d’avoir plus de vingt ans. “En mêlant pouvoir et sexe, en faisant ce qu’il veut avec qui il veut”, Il Cavaliere vit pleinement ses “fantasmes”.
Verdict : Berlusconi est tout simplement un “sex addict” : “J’ai eu des relations sexuelles la moitié de la moitié de la moitié du nombre de fois où il en a eu.” Mais il n’est point question ici de moralité, le chef du gouvernement italien souffrirait simplement d’un problème physique : “Je tiens de source sûre que Berlusconi a dit une fois : ‘Siffredi et moi avons le même problème, le priapisme .”

Fonte

L'ATEO DEVOTO E CATTOPIRLA


"  Povero Giuliano Ferrara,come si è ridotto,nessuna pena per l'ippopotamo,per come riesce ad essere prostrato,ppiattito e patetico nella sua infinita miseria umana inversamente proporzionale alla sua intelligenza !  "

Oggi l’ateo e devoto quotidiano di Giuliano Ferrara ci spiega che non c’è nulla di nuovo né di stupefacente nella posizione espressa espressa l’altro giorno da Santa Romana Chiesa sulla fecondazione in vitro, dato che la condanna di questo «peccato» era già presente nella Donum Vitae del 1987 e nella Dignitas Personae del 2008.
Aggiunge il Foglio che l’unica pratica accettabile è «l’inseminazione nella quale il concepimento avviene nel corpo della donna con il seme del marito», mentre non va bene «una fecondazione ottenuta fuori dal corpo degli sposi».
Boh. Anche facendo proprio il principio in base al quale gli embrioni «sono sacri», non si capisce perché crearli fuori dal corpo della donna non va bene e dentro invece sì.
Non so. Chiederò un parere a mia figlia Emma, appena sarà un po’ più grandicella. Nata da un simpatico ovuletto crioconservato in un laboratorio romano e successivamente mescolato in una provetta a un semino che pure si era fatto il suo bel viaggio attraverso un bicchieretto di plastica.

FALSO IL MASTER DELLA SANTANCHE ! IL PD "SI DIMETTA !"

Da compilare a piacere !
Santanché, è giallo sul master
"Alla Bocconi nessuna traccia"

      
Il settimanale Oggi: "Inventato".
Il Pd attacca: se è vero si dimetta
ROMA
Sarebbe falso il master alla Sda Bocconi che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Daniela Santanchè dice di avere conseguito. La notizia è stata riportata dal settimanale "Oggi".

«Laureata in Scienze politiche, consegue un master alla Sda Bocconi»: così è scritto sul sito del Governo nel curriculum del sottosegretario ma, alla scuola di direzione aziendale del prestigioso ateneo milanese, della Santanchè negli archivi non ci sarebbe traccia.

«Abbiamo verificato, e dalla nostra banca dati alunni - riferisce a "Oggi" la Sda Bocconi - non risulta abbia frequentato un nostro master o mba. Non possiamo escludere, ma non abbiamo modo di verificare, che abbia frequentato un corso breve». La Bocconi organizza in continuazione seminari di aggiornamento per manager che durano uno o più giornate. E di queste decine di migliaia di persone non conserva traccia. Ma sono corsi - conclude il Settimanale - che non possono essere certo confusi con un master.

Il Pd va all'attacco. «Se tutto è vero, Daniela Santanchè abbia la decenza di dimettersi dal suo incarico di sottosegretaria», chiede Ettore Rosato, dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo del Pd alla Camera. «Le rivelazioni del settimanale Oggi sembrano circostanziate: se Daniela Santanchè non è in grado di dimostrare il contrario non ha altre strade se non quella di rinunciare al suo incarico istituzionale e di farlo anche rapidamente».

Fonte

GHEDDY CLAQUE !

Fonte-Qualcuno lo ammette a mezza bocca: “E mi hanno dato anche un panino”La circostanza è riportata dall’agenzia di stampa Agi, nel servizio che racconta la manifestazione di un centinaio di persone contro i giudici e a favore del Cavaliere durante il processo Mills:
Negli stessi corridoi del tribunale c’e’ chi dice che i sostenitori del gazebo siano pagati 20 euro al giorno piu’ un panino per il pranzo
Ad andare più in profondità è Paolo Colonnello sulla Stampa, però:
Pensionati, disoccupati e qualche giovane, perfino un extracomunitario, tutti con un fiocco azzurro al petto, «simbolo di libertà». Ma forse non tutti così militanti, visto che fotografi e cameramen giurano di aver riconosciuto alcuni figuranti dei programmi televisivi Mediaset e dato che qualche giovane si è lasciato candidamente scappare di aver guadagnato, per la presenza un po’ scalmanata a palazzo di giustizia «20 euro e un panino, ma non si può dire». Vocianti e plaudenti, al grido di «Silvio è bravo, Silvio è unico», i supporter hanno regalato delle vere ovazioni ai difensori del Cavaliere, Piero Longo e Niccolò Ghedini, secondo il quale «questa accoglienza è il segno che la gente comincia a capire cosa sono questi processi a carico del Presidente».

Speriamo che il panino fosse almeno al prosciutto, altrimenti la discrasia con le Olgettine sarebbe inquietante.

Un gruppo di sostenitori del premier Silvio Berlusconi, circa una cinquantina di persone, ha accolto con un applauso Niccolò Ghedini (video) e Piero Longo, gli avvocati del presidente del Consiglio, durante una pausa dell'udienza del processo Mills, che vede Berlusconi imputato per il reato di corruzione. A sostenere il premier è arrivato in Tribunale anche il coordinatore regionale del Pdl Lombardia, Mario Mantovani. I fan di Berlusconi, invece, sono stati fatti allontanare dai carabinieri, su disposizione del giudice Francesca Vitale, poco dopo la manifestazione improvvisata

OLINDO E ROSA PER LA LA PADANIA SONO INNOCENTI !

Ho scritto diversi post sulla voglia neanche tanto malcelata dei padani di riabilitare Olindo e Rosa Bazzi (...) gli autori confessi della Strage di Erba.Mai fui più profeta,a distanza di due anni eccoci davanti ad una realtà ripugnante.
In uno dei racconti del  "   Diario segreto di Renzo Bossi  "   alludo profeticamente a una raccolta di fondi che mira alla realizazione di un monumento celebrativo alla famigerata coppia (...) Ebbene siamo al cospetto dell'ennesimo caso in cui  "   La Padania  "   liscia il pelo alla sua base razzista,xenofoba,mai rassegnata nella sua voglia di linciaggio verso Azouz per le ben note ragioni (...).
Personaggio entrato nell'immaginario inconscio delle padane o di una certa fenomelogia isterica (...)
Chiamate gli psichiatri,ne servono tanti,tantissimi... 
Sotto due articoli,in quello del Corriere s'intuisce il casino che faranno quando si scoprirà chi ha ucciso Yara ( dovesse essere un ...padano ) e guarda caso il riferimento al caso Olindo e Rosa Bazzi  ! In quello del Fatto Quotidiano la cronaca stretta del caso (...)
A loro risulta intollerabile la sola idea che esistano tra loro dei mostri, nella padania (...) i mostri stanno altrove,sono gli altri,per una pura coincidenza quelli "    brutti,puzzoni,sporchi e cattivi !  "  Cioè gli altri o i terroni o uno straniero (...) un classico della patologia isterica che poi sfocia nell'odio,nel risentimento,una proiezione che rigetta un peso intollerabile anche attraverso contorti processi di rimozione .
In definitiva:nulla di male nel fatto che i due imputati aspirino alla revisione del processo,mà sospetto (a pensar male...) quando i paladini della revisione sono xenofobi razzisti dichiarati e si fanno interpreti di un gruppo sociale chiaramente mosso dall'odio !  "



Olindo e Rosa Bazzi

I seguaci del Carroccio dal web lanciano l’intervista all’avvocato dei due coniugi condannati all’ergastolo
“In questa vicenda che è stata molto mediaticamente raccontata non sono stati raccontati altri dati di fatto che pure sono esistiti nelle indagini e nella storia processuale sia in primo che in secondo grado. Ci sono stati tanti elementi che non sono stati dibattuti e nemmeno conosciuti molto probabilmente. Anzi, certamente non sono stati conosciuti alla grande opinione pubblica. Per questo motivo li ripercorriamo”.
LE PERPLESSITA’ SUL PROCESSO – Introduce così Giulio Cainarca di Radio Padania Libera la puntata della trasmissione Onda Libera durante la quale intervista l’avvocato dei coniugi Olindo Romano e Rosa Bazzi, nel 2010 condannati in secondo grado all’ergastolo e a tre anni di isolamento per aver ucciso a colpi di coltello e spranghe Raffaella Castagna, il figlio Youssef Marzouk, la nonna del bambino PaolaGalli, e la loro vicina di casa Valeria Cherubini. E’ l’11 dicembre 2006. E’ la famosa Strage di Erba, che prende il nome dalla località in cui avvenne il crimine, un paese in provincia di Como. L’intervistatore, sottolineano i padani “fin dall’inizio della vicenda, diversamente dai media nazionali, ha manifestato motivate perplessita’ sulla sicura colpevolezza dei coniugi”.
Fonte


Brembate Una pagina della «Padania» sui «non so» del pm Yara, la Lega attacca l'inchiesta Il procuratore: loro fanno così Le indagini sull'omicidio adesso diventano un caso politico

Yara, la Lega attacca l'inchiesta
Il procuratore: loro fanno così

Le indagini sull'omicidio adesso diventano un caso politico

BERGAMO - Le indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio adesso diventano un caso politico. Dopo la sortita solitaria del sottosegretario Daniela Santanchè, che aveva criticato la gestione dell'inchiesta da parte della procura di Bergamo, stavolta è un intero partito di governo, la Lega Nord, a muovere le sue pedine per attaccare il sostanziale nulla di fatto in cui si dibattono gli inquirenti a ormai quasi 4 mesi dalla sparizione della ragazzina.

Ieri la Padania, organo ufficiale del Carroccio, ha dedicato un'intera pagina per stigmatizzare i troppi «non lo so» espressi dal procuratore aggiunto Massimo Meroni nel suo recente incontro con la stampa in cui è stato fatto il punto sul caso Gambirasio. «Davanti a una folla di giornalisti - attacca il quotidiano di via Bellerio - per 23 volte il procuratore aggiunto Meroni ha risposto alle domande con "non lo so", "è possibile, ma anche il suo contrario", "non ne sono a conoscenza". Si è toccato il grottesco e i giornalisti si sono dimostrati più preparati». Il bombardamento di domande da parte dei mass media in quella circostanza era stato a 360 gradi; aveva riguardato quesiti cruciali per la soluzione del caso, come ad esempio le cause del decesso di Yara o il movente dell'assassinio, ma anche la consistenza di fantasiose ipotesi investigative affacciatesi da novembre a oggi, come la pista satanica o il significato di alcuni segni trovati sul cadavere della vittima.

L'articolo della Padania riprende anche lunghi brani di una lettera spedita una settimana fa al quotidiano L'Eco di Bergamo e nella quale due appartenenti alle forze dell'ordine - che non si erano firmati - elencavano gli errori a loro giudizio compiuti in questi mesi: dualismo tra polizia e carabinieri, testimoni sentiti più volte da entrambi i corpi di polizia sulle stesse circostanze, imperizia nella conduzione delle indagini. Sempre il quotidiano leghista, poi, lamenta il mancato impiego di mezzi tecnologici più avanzati nella fase delle ricerche, come ad esempio rilievi fotografici del terreno mediante elicotteri. A ciò si aggiungano alcune oggettive battute d'arresto a cui l'inchiesta è andata incontro: le infruttuose e insistite ricerche nel cantiere di Mapello o il precipitoso arresto del marocchino Mohamed Fikri (persona rivelatasi estranea ai fatti).

Alcuni di questi rilievi erano già stati mossi durante la conferenza stampa ma in quella circostanza il procuratore Meroni aveva difeso l'operato di carabinieri e polizia oltre che della titolare dell'inchiesta, la pm Letizia Ruggeri. Interpellato ieri, Meroni non ha voluto entrare nel merito delle critiche leghiste: «Non le ho lette e non intendo sparare sulla Croce Rossa», è stata la sua replica a botta calda, a cui ha fatto seguito una sottolineatura politica: «Mi stupirei se in questo momento la Lega elogiasse la magistratura; meglio evidenziare le cose che non funzionano».

Curiosamente il giallo di Brembate è il secondo caso di cronaca nera che nel giro di pochi giorni entra nel mirino delle critiche del Carroccio. La scorsa settimana Radio Padania per più giorni aveva dedicato la sua fascia di trasmissione mattutina alla critica delle indagini sulla strage di Erba che avevano portato alla condanna all'ergastolo di Olindo Romano e Rosa Bazzi. L'emittente leghista, anche in quella circostanza, aveva avanzato forti dubbi sulla validità del lavoro della procura (in quel caso quella di Como) e aveva ipotizzato che si tratti di un clamoroso errore giudiziario.

Claudio Del Frate (fonte)


Bahrein: distrutto a Manama il monumento simbolo dei manifestanti

MANAMA – Le autorità del Bahrein, venerdì 18 hanno distrutto il monumento che sorge nella centrale piazza delle Perle a Manama e che era diventato simbolo dei manifestanti. Le stesse autorità sottolineando che la piazza è da settimane epicentro della contestazione violentemente repressa dalle forze di Manama.
In parole povere sono ridotti ad un tal punto di paranoia da prendersela con i monumenti,assistiamo alla lenta risibile agonia di questi sultanati d'altri tempi,un peccato,pazienza non ho il minimo dubbio che il popolo del Bahrein saprà identificare altri simboli  degni di incarnare il loro afflatto di libertà .

Va sulla ruota della morte ed ha cinque orgasmi consecutivi: ricoverata d’urgenza



WASHINGON (STATI UNITI) – Mary Ortland è una studentessa americana di 25 anni ricoverata a causa dei troppi orgasmi consecutivi provocati dalla “ruota della morte”.
Succede nel parco divertimenti di Riverfront a Washington: Mary è stata ricoverata d’urgenza  al Providence Holy Family Hospital in buone condizioni, cosciente, sorridente e “appagata”.
La ragazza racconta ai giornali che mentre si trovava nel parco divertimenti insieme al fidanzato, dopo la classica ruota panoramica e l’otto volante, i due decidono di farsi travolgere dai brividi provando l’ultimissima attrazione proposta dal parco, la ruota della morte, o Death Turbolence, che sballottola i passeggieri a una velocità di 300 chilometri all’ora. Appena iniziato il giro sembrava tutto andare per il meglio. Pochi secondi dopo, però, la ragazza ha iniziato ad avere un orgasmo a causa della fortissima adrenalina.
Il fidanzato, stupito e soprattutto imbarazzato, non sapeva come comportarsi, e nei primi istanti è rimasto a bocca aperta a “godersi” lo spettacolo. Dopo circa un minuto, però, gli orgasmi della ragazza sono diventati più intensi, fino ad arrivare a 5 orgasmi “flash” consecutivi, che sono continuati anche una volta che la giostra si era fermata. La sicurezza, allertata dalle insolite urla di piacere della ragazza, credendole una richieste di aiuto, ha prontamente fermato la giostra e ha soccorso la ragazza che, a causa del troppo piacere, era in arresto cardiaco.
La studentessa è stata portata d’urgenza in ospedale, ma già nel viaggio sull’eliambulanza era cosciente, imbarazzata, ma con un’espressione di piacere stampata in volto.
Diversi siti internet, dopo aver dato la notizia hanno postato nell’articolo il filmato qui di seguito, che sarebbe stato girato dalla telecamera del parco. Dopo una brevissima ricerca però si scopre che questo video, che comunque può dare un’idea di quello che è accaduto, è stato postato su Youtube ad agosto scorso.
Probabilmente avere orgasmi sulle ruote dei parchi giochi è un “fenomeno” comune. D’altronde anche Blitz quotidiano aveva parlato sempre ad agosto 2010 di una “giostra dell’orgasmo” inaugurata in un parco di Malta. Putroppo il video non è più disponibile ma il dubbio rimane: che si tratti dello stesso video?
Fonte

LE STRANE COSE DENTRO IL PDL IL CASO "GIUDICE" E IL CAPOGRUPPO PDL GIULIO GALLERA furbooooOOOOOOO !!!


MILANO – Dopo la figlia anche il padre: Vincenzo Giudice, il papà di Sara, la giovane consigliera del centrodestra che in seguito allo scandalo Ruby ha lanciato a Milano una raccolta di firme contro la consigliera regionale Nicole Minetti, ha lasciato il Pdl.
Per dare l’annuncio Giudice ha scelto l’aula del consiglio comunale di Milano, informando il presidente Manfredi Palmeri il suo passaggio nel gruppo misto.
Un fulmine a ciel sereno per i rappresentanti del Pdl, non informati prima della decisione. ”Venerdì lascerò la presidenza della commissione Lavori Pubblici – ha detto Giudice – e subito dopo comunicherò al partito la mia uscita. Io faccio politica per passione e non ho passione a stare in un partito che impedisce ogni forma di dibattito e di confronto”.
Giudice ha lamentato l’ostracismo che il partito gli avrebbe riservato dopo la pubblica ribellione di Sara, la figlia ora candidata sindaco a Milano, che ha voluto assistere dalle tribune di Palazzo Marino all’addio del papà al Pdl.
”Accolgo con rammarico la decisione di Giudice – ha commentato a caldo il capogruppo del Pdl Giulio Gallera – le battaglie vanno condotte all’interno del partito: mi auguro che con la stessa coerenza con cui lascia il partito, lasci anche la società in cui è stato nominato”.

lunedì 21 marzo 2011

40 MEDIOCRI INSIGNIFICANTI ASSASSINI

"   Mi chiedo che razza di paese stà diventando questo ed allo stesso tempo perchè cazzo non le chiudiamo una volta per tutte queste discoteche se la cultura che propagano è quella dell'indifferenza totale,dico 40 persone sono un terrificante dato statistico in termini di assassini per caso !  "

 Ferrara, 2010: ammazzato a 29 anni. Di che è morto? Di 40 brave persone che in strada e discoteca si fanno i cazzi loro !!!


Fonte
FERRARA – Ti senti male in discoteca, l’amico che sta con te si squaglia perché teme di incontrare un poliziotto, si fa i fatti suoi. I fatti suoi se li fa l’addetto alla sicurezza della discoteca, ti porta fuori e quel che succede fuori non sono fatti suoi. Si fa i fatti suoi il parcheggiatore che ti vede barcollare ma non ha tempo per te, non sei un cliente. Si fa i fatti suoi il tassista che non ti carica perché gli puoi vomitare in macchina. Finisci per strada, già quasi agonizzi, ma si fa i fatti suoi il primo automobilista che passa e ti vede. Ti vede e non si ferma. E si fa i fatti suoi il secondo, il terzo, fino al trentesimo automobilista. E tu muori, ammazzato da una quarantina di persone, di brava e normale gente che si fa i fatti suoi, ammazzato un pezzetto ciascuno, ciascuno a farsi i fatti suoi. Siamo un paese civile, siamo un paese democratico e ricco. Siamo un popolo mediterraneo propenso al sorriso. Siamo un popolo capace di lasciar morire di freddo un ragazzo per evitare problemi e siamo così civili da non chiamare per lui nemmeno un’ambulanza. Se ti senti male il rischio è grosso. Se hai bisogno d’aiuto potresti non trovarlo. L’amico che è con te ti potrebbe abbandonare, i gestori del locale in cui ti trovi potrebbero solo scaricarti fuori dalla porta e tutte le persone che incontri potrebbero volgere altrove lo sguardo pensando ai fatti loro. E così potresti morire.

Questa è una storia vecchia, di febbraio 2010, e il protagonista è un ragazzo marocchino. Se fosse norvegese o veneziano, non cambierebbe nulla, nulla purtroppo sarebbe cambiato. Perché il protagonista, prima di essere marocchino è un ragazzo, un essere umano. Il luogo di questa storia è Ferrara. Non una zona disagiata dell’Italia quindi, ma la ricca provincia della democratica Emilia-Romagna.

A Sahid, il nostro protagonista, piaceva ballare. Un giorno di febbraio dello scorso anno aveva deciso di andare in discoteca. Decisione che gli sarà fatale. Il locale si chiamava e si chiama Madame Butterfly. Sahid aveva bevuto. Congestione. Aveva cominciato a stare male mentre ballava. Era in mezzo a tante persone, che lo hanno visto, lo hanno notato. Nessuno lo ha però aiutato. Sahid verrà trovato la mattina dopo sul ciglio di una provinciale, accovacciato su se stesso con una patina di brina gli ricopre la schiena piena di ferite, deve essersi trascinato sull’asfalto. Lo scuotono. Spalanca gli occhi. Solleva la testa per farla ricadere a terra. Cerca di dire qualcosa. Non ce la fa. Sahid Belamel muore il mattino del 14 febbraio 2010 all’ospedale di Ferrara. «Ipotermia» c’è scritto sul referto medico. Aveva 29 anni appena compiuti. Di lui ci sono alcune immagini che raccontano in parte cosa gli è successo, immagini riprese dalla telecamere di sorveglianza di negozi, case, occhi immobili di quella città che non ha voluto vederlo. Nell’inquadratura immobile della telecamera a circuito chiuso si vede un uomo, nudo dalla cintola in su. Si aggrappa all’inferriata, lancia un urlo muto, si intuisce la parola aiuto. Barcolla, cade. Si rialza, avviandosi verso la strada. Alcune macchine se lo trovano davanti. Lui agita le mani, fermatevi per favore. Rallentano, guardano. Ripartono. Si vedono le macchine che lo ignorano, lo evitano perché evitando lui vogliono evitare guai e problemi. Quello che non si vede sono l’amico che era con lui in discoteca e che lo ha abbandonato per non correre rischi visto che era senza permesso di soggiorno. Non si vedono l’addetto alla sicurezza del locale e il parcheggiatore, entrambi italiani, che si limitano ad accompagnarlo fuori dalla discoteca, senza preoccuparsi di chiamare i soccorsi. Se morisse dentro sarebbe un loro problema, ma una volta fuori è una questione che non li riguarda più. E non si vede il tassista chiamato presso la discoteca che «non acconsentiva ad accompagnarlo presso la sua abitazione» perché preoccupato che gli potesse sporcare la macchina.

Ad un anno di distanza quelli che non si vedono nei fotogrammi delle telecamere di sorveglianza sono quelli che di questa storia rimangono e che di questa morte dovranno render conto. «Si dispone il processo per le seguenti persone perché, avendo trovato o comunque essendo in compagnia di Sahid Belamel, persona in stato di incapacità di provvedere a se stessa e in evidente bisogno di aiuto, omettevano di prestare soccorso non chiamando un’ambulanza per le cure del caso o altra autorità, derivando dal fatto il decesso del Belamel Sahid avvenuto per insufficienza cardiaca conseguente alla esposizione dello stesso a basse temperature esterne privo di indumenti». Quattro persone che dovranno rispondere dell’accusa di omissione di soccorso.

Ma oltre a quei quattro, come emerge dagli atti dell’inchiesta del pubblico ministero Nicola Proto,

depositati in questi giorni, sono in molti ad aver abbandonato Sahid. Da un calcolo eseguito sommando la strada percorsa dall’uomo al numero di macchine viste in quei pochi minuti di filmato carpito dalle telecamere di sorveglianza delle aziende affacciate sulla strada, si vedono almeno una trentina di persone che lo evitano. Trenta esseri umani disposti ad ignorare un altro essere umano bisognoso d’aiuto per non fare tardi ad un appuntamento, per non correre il rischio di una multa per guida in stato d’ebbrezza, per non passare una notte all’ospedale. Nessuno di loro ovviamente pensava o voleva che Saihd morisse, ma nessuno di loro è stato disposto a fermarsi per aiutare un essere umano. Nessuno di loro è stato disposto a sacrificare un attimo del proprio tempo per aiutare qualcuno.

L’agonia di Sahid sarebbe rimasta dove si è conclusa, ai margini della città, nella zona industriale dove si trova anche quella discoteca che attira giovani da tutta la provincia. La Nuova Ferrara, il quotidiano locale, decide invece di fare una cosa diversa. Pubblica una grande foto del giovane marocchino, e nel necrologio scrive «morto nell’indifferenza di tutti» . Riesce a dare il senso di quella morte, a far capire l’enormità di quel che è successo. Arrivano lettere, messaggi delle scolaresche, testimonianze che danno una spinta decisiva all’inchiesta. A ormai 13 mesi da quella notte, il sindaco Tiziano Tagliani non nega l’impatto simbolico della morte di Said, anzi. «Ha lasciato un segno. E spero che abbia fatto riflettere tutti, non solo in questa città, su cosa rischiamo di diventare. Si fa presto a cambiare cultura e atteggiamento, magari senza neppure rendersene conto. Proprio per questo è bene non dimenticarlo in fretta, Sahid» . Il processo comincerà il 15 maggio.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.