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lunedì 21 marzo 2011

SMANTELLAMENTO CENTRALE NUCLEARE DI CAORSO AFFIDATO ALLA 'NDRANGHETA !


IL giornalista Gianni Lannes è stato a Caorso, nella più importante centrale nucleare e qui ha scoperto entrando di nascosto, senza autorizzazione, che il governo Berlusconi ha affidato lo smantellamento delle centrali nucleari alla ndrangheta, che sta dietro una società che ha sede a Genova.
 

GHEDDAFFI LA SCAMPA PER UN PELO AD UN MISSILE PERFORANTE L'OBBIETTIVO ERA IL BUNKER DEL PALAZZO PRESIDENZIALE

GALLERIA FOTOGRAFICA QUI
In serata arriva la notizia che un edificio del complesso residenziale del raìs è stato completamente distrutto,in precedenza le immagini satellitari avevano gettato nella costernazione più di un ufficiale del comando operazioni,non si sà se NATO o al Pentagono (...).

Nel mirino, adesso, c'è il bunker in cui si suppone sia nascosto Gheddaffi che rammentiamolo ha già perso una moglie e una figlia (15 mesi di età) in un bombardamento americano nel  operazione "eldorado canyon" una ritorsione (...) nel lontano 15 Aprile 1986 ( Secondo quanto riferito dalle autorità libiche e confermato da Giulio Andreotti, Bettino Craxi, allora presidente del consiglio italiano, avrebbe avvisato Gheddafi dell'imminente attacco consentendogli così di salvarsi.). L'esercito francese sconsiglia la presenza di giornalisti sul posto.
Rammenterete durante la guerra del golfo la strage avvenuta in un bunker di Bagdad in cui si supponeva fosse presente Saddam Hussein (...) se ricordo bene le vittime civili furono centinaia,almeno 400 l'eco fù immenso e rivelo la presenza della nuova arma (...) fra essi molta nomenclatura del governo,parenti di politci etc, il missile un  Tomahawk adibito allo scopo perforo metri e metri di calcestruzzo armato e acciaio per esplodere ben all'interno del bunker (...) fù un massacro.
A tutta evidenza ci vogliono riprovare e certo confidano da un lato sulla precisione che questi affari sono ben lungi dall'avere e dall'altro se non sulla fortuna sulla scarsa memoria di Gheddaffi:insomma lo fanno un po scemo !
Ora nessun dubbio che di errori ne ha commessi in passato mà pensare che domani per ipotesi resti nei paraggi deli'obbiettivo fallito dal primo missile è come centrare una cinquina all'enalotto con sole due schedine !


di Miguel Martinez
Se ho capito bene, le cose stanno così.
In Libia, c’è un governo.
A me, questo governo non ha mai fatto particolare simpatia, perché conosco storie non belle di migranti che sono passati per quel paese, e perché comunque un governo dopo quarant’anni al potere inizia sempre ad andare a male. Inoltre, da traduttore, ho spesso a che fare con chi lavora in Libia, e ho raccolto molte lamentele sulla natura piuttosto capricciosa e imprevedibile dell’amministrazione.
Ma queste mie considerazioni emotive non c’entrano con quelle del diritto,continua a leggere.....

LEGA NORD PRESA A GAVETTONI A SENIGALLIA



Incontro-scontro sabato 17 ottobre tra il Mezza Canaja e la Polizia durante l'assemblea pubblica della Lega con il suo parlamentare di spicco Luca Paolini all'Auditorium San Rocco. In attesa dell'arrivo dei politici all'Auditorium San Rocco, dove hanno svolto un incontro pubblico su democrazia e libertà di espressione, i manifestanti del Mezza Canaja si sono disposti armati di gavettoni d'acqua nella piazza antistante l'ingresso come annunciato già nei giorni scorsi. Cori e bandiere, domande e discorsi con musica di sottofondo hanno fatto da padroni nell'attesa.

Un'attesa durata circa due ore quando, all'arrivo dei politici leghisti, i manifestanti hanno lanciato i gavettoni d'acqua. Ma, in contemporanea al gesto "innocente e simpatico" del Mezza Canaja, i circa 30 poliziotti in tenuta anti-sommossa hanno caricato i presenti con manganelli e scudi.

Nello scontro ad avere la peggio è stato un signore di circa 60 anni. Colpito alla fronte dal manganello di un addetto alla sicurezza, è stato quindi trasportato in ospedale con l'ambulanza. Nessuna notizia ancora circa le sue condizioni.

Un atto (quello della Polizia) che, secondo il Mezza Canaja, "non dovrebbe mai accadere in una manifestazione autorizzata". "Soprattutto - annuncia il portavoce- un 60enne non può sicuramente essere ritenuto pericoloso, al punto tale da finire all'ospedale perchè vittima del manganello di un poliziotto".

Dunque, "un incontro autorizzato ed una manifestazione pacifica da parte di persone considerate 'anti-democratiche', però armate solo di gavettoni d'acqua, può bastare a giustificare la presenza di una fitta schiera di Agenti in tenuta anti-sommossa, davanti ai manifestanti?" A chiederselo è il Mezza Canaja che, vedendosi anche negare la piazza e confinare in uno spazio recintato, si chiede e vorrebbe sapere dai politici stessi "cos'è la democrazia e cosa la libertà di espressione?".
di Sudani Scarpini
 fONTE









BERLUSCONI LE FOTO DELLE NOTTI A LUCI "SOZZE" AD ARCORE TRASFORMATO IN BORDELLO

1- SU "L’UNITÀ" LE FOTO DELLE NOTTI A LUCI "ROZZE" AD ARCORE TRASFORMATO IN BORDELLO - 2- I BACI SAFFICI DI TRE RAGAZZE; BARBARA GUERRA STRIZZATA IN UNA DIVISA DA POLIZIOTTA CHE GIOCA CON UN PAIO DI MANETTE; UN LETTO SFATTO IN UNA CAMERA ARREDATA CON MOBILI E TENDAGGI E TAPPEZZERIE ANTICHE, SULLA LIBRERIA LE FOTO DI UN GIOVANE SILVIO BERLUSCONI; LE GAMBE NUDE DI UNA RAGAZZA (LA STESSA BARBARA GUERRA) SDRAIATA CHE GUARDA LA TV; LELE MORA CHE FA GIOCA CON UN AMICO - 3- DOPO "PAPI", DALLE CARTE SPUNTA UN NUOVO NOMIGNOLO PER IL CAVALIERE: "BETTY"! - continua a leggere....

Umberto Eco : "L’Italie, c’est avant tout une langue"

Umberto Eco
Fonte-L'Italie fête les 150 ans de son unité. Anniversaire morose, galvaudé par les tensions récurrentes mais croissantes entre le Nord et le Sud, les scandales à répétition et les frasques de son président du conseil. Silvio Berlusconi ou la caricature d'une certaine Italie : truqueuse, comédienne, machiste, provinciale et vulgaire. Irritante et inquiétante. Mais une autre Italie demeure, géniale et envoûtante, l'Italie de l'harmonie du climat et des palais, des hommes et des choses.
Umberto Eco appartient à cette Italie-là, cosmopolite et éclairée, il est l'un de ces chefs de file, un monument d'érudition, professeur émérite de sémiotique, de linguistique et de philosophie, spécialiste d'esthétique médiévale et romancier à succès : dans la lignée du Nom de la rose et du Pendule de Foucault sort ces jours-ci en France son dernier opus, Le Cimetière de Praguee siècle. (Grasset), une fresque riche en rebondissements, en complots antisémites et maçonniques dans l'Europe de la seconde moitié du XIX
Umberto Eco ou l'élégance nonchalante, paraît-il italienne, qui m'ouvre la porte de son splendide appartement dominant le château des Sforza à Milan en peignoir, cigarillo – éteint – au bec : il avait oublié l'heure de notre rendez- vous. Umberto Eco, l'essayiste, ou le témoin éclairé : né en 1932, au mitan du Ventennio fasciste, dans le Piémont, le berceau de l'unité, il est depuis des décennies, par ses articles de presse et ses prises de position, le chroniqueur des heurs et malheurs de l'Italie.
Pouvait-on envisager meilleur cicérone pour célébrer son 150e anniversaire ?
Umberto Eco, que signifie être italien en ce 150e anniversaire de l'unité du pays ?
Umberto Eco : C'est appartenir à une nation jeune, immature, comparée à de vieux pays européens comme la France, l'Espagne ou l'Angleterre. Pour moi, l'Italie c'est avant tout une langue. Si un Français feuillette aujourd'hui un livre de Rabelais dans sa version originale, il aura des difficultés à comprendre le texte. Idem pour un Britannique s'il parcourt un ouvrage de Chaucer. En revanche, un chauffeur de taxi italien peut comprendre aisément La Divine Comédie, de Dante. La langue italienne a très peu évolué depuis mille ans.
Certes, mais, à l'époque du Risorgimento ["renaissance" ou "résurrection", la période où s'effectue l'unification], en 1860-1861, une infime minorité – 2 % ou à peine plus – de la population parlait l'italien. Ainsi, lorsque Garibaldi et ses hommes débarquent chez les Bourbons en Sicile en 1860, ils éprouvent les plus grandes difficultés à communiquer avec la population locale.
Le Sicilien est un grand mystère, encore aujourd'hui ! Plus sérieusement, c'est vrai qu'au moment de l'unité italienne l'italien est encore une langue de lettrés. C'est d'ailleurs la raison pour laquelle elle a très peu évolué au cours des siècles. Une langue change en se frottant à la réalité quotidienne de la population qui l'emploie. Ce statu quo linguistique a favorisé l'unification tardive de l'Italie au cours de ces cent cinquante dernières années. La langue italienne a fait les Italiens. Car l'Italie, avant d'être une nation – souvenez-vous que Metternich considérait l'Italie comme une "expression géographique" lors du Congrès de Vienne en 1814-1815 –, est d'abord une culture portée par une langue.
Une culture ? Pourtant, en Italie, chaque région, chaque ville se vante d'avoir la culture la plus brillante ou la meilleure cuisine. Depuis des siècles, le campanilismo, l'esprit de clocher des Italiens, est légendaire…
C'est exact. Cependant, il me semble qu'il existe une parenté entre Raphaël et les autres artistes de la péninsule du XVIe siècle. Au Louvre par exemple, même si les œuvres de Raphaël et du Caravage sont distinctes, on constate immédiatement que celles de Poussin sont d'un genre totalement différent. Aux XVIe et XVIIe siècles existent déjà une école de peinture italienne, et plus généralement une culture italienne, des siècles avant la fondation de l'Italie moderne. Mais c'est une culture des élites, présente notamment dans les livres depuis le Moyen Age. Dante appelle à la fondation d'une Italie. Quelques années plus tard, Pétrarque y fait aussi allusion puis, deux siècles plus tard, Machiavel. Au début du XIXe siècle, le poète Giacomo Leopardi aspire à la création de l'Italie. C'est un désir commun à de nombreux artistes et écrivains. Le néoclassicisme romantique d'Alessandro Manzoni est très influencé par la littérature de la Renaissance. Bref, il existe des constantes dans la culture italienne, en particulier une littérature pluriséculaire, qui vont permettre de faire émerger l'Italie unifiée et moderne.
Et puis il y a l'étincelle politique du milieu du XIXe siècle…
Bien sûr, l'unification de l'Italie s'inscrit dans le mouvement des nationalités qui balaie toute l'Europe – la Pologne, la Hongrie, l'Allemagne… – après la Révolution française et l'empire napoléonien. Mais cette aspiration à l'unité est véhiculée par une langue commune aux élites des Etats italiens et se nourrit d'elle. Ainsi, les généraux de Garibaldi, à défaut de comprendre le petit peuple, peuvent s'entretenir et s'entendre avec les bourgeois et les grands propriétaires terriens siciliens. Souvenez-vous du Guépard !
Comment l'italien s'est-il propagé dans la population pour devenir son élément le plus fédérateur ?
En trois phases. D'abord grâce à l'école, au service militaire et, surtout, à la première guerre mondiale. Cinq millions d'Italiens furent mobilisés. Ils apprirent à vivre et à mourir ensemble sous l'uniforme italien.
La guerre fut un creuset : pour la première fois, les gens du Nord et du Sud se côtoyaient. Puis la deuxième phase : ce furent les gigantesques migrations du Sud, agricole, vers le Nord, plus industrialisé. Des épreuves terribles attendaient les nouveaux arrivants, qui communiquaient très difficilement avec les autochtones. Cette deuxième phase se termine dans les années 1950.
Commence alors la troisième phase, la plus intensive : l'unification de la langue par la télévision, qui fournit aux Italiens un lexique et une syntaxe élémentaires. Elle a créé aussi des références communes à un pays qui en manquait. Je songe, par exemple, aux shows de Mike Bongiorno. A la fin des années 1950, son quiz, "Lascia o raddoppia ?" ("quitte ou double ?", en français ?), était si populaire que la vie s'arrêtait dans tout le pays chaque jeudi soir. Même les cinémas étaient fermés ! En propageant cette langue, la télévision a joué un rôle fondamental. Aujourd'hui, un chauffeur de taxi s'exprime comme un avocat des années 1930, il est même capable de citer des articles de loi parce qu'il a été exposé constamment à la télévision. Même Berlusconi parle un bon italien. Grâce à la télévision, certainement !
Vous m'étonnez : je pensais que si nous parlions de télévision vous seriez très critique à son égard…
Attention ! La télé italienne est "trash", elle a corrompu les valeurs, les mœurs et les idées des Italiens, mais reconnaissons qu'elle a largement contribué à l'unité de notre nation en favorisant l'émergence d'une langue commune. Dans les années 1950, un flic originaire du Mezzogiorno était pauvre comme Job, mal fagoté et son accent était terrible. Aujourd'hui, un policier du Sud est bien habillé, il parle un bon italien et, par la grâce de la télévision, il me reconnaîtra !
Malgré le succès de l'italien, l'Italie apparaît très désunie à l'occasion de ses 150 ans. Comment l'expliquez-vous ?
Que voulez-vous, cent cinquante ans, c'est insuffisant pour souder un peuple. Il nous manque un lien pluriséculaire, une certaine constance historique, à la différence des Français et, plus encore, des Britanniques et des Espagnols, qui ont un monarque à leur tête depuis des siècles. Nous n'avons eu que des "tuteurs" temporaires pour quelques décennies : Victor-Emmannuel II pour soixante ans, le fascisme pour vingt ans, la république depuis la fin de la guerre. De fait, nous n'avons jamais tué le père ! Or tuer le père est un acte fondateur pour une nation ! C'est un rite de passage capital. La décapitation de Louis XVI a forgé la nation française.
Vous avez pendu Mussolini, tout de même…
Oui, mais Mussolini n'était que le Duce d'un régime qui n'avait que vingt ans et des poussières. Il n'était pas l'incarnation d'une Italie de la longue durée comme le furent Louis XVI et Charles Ier en Grande-Bretagne, lui aussi décapité. Nous n'avons pas tué le père, faute d'en posséder un. En revanche, nous pratiquons le fratricide comme personne. Voilà une vraie spécialité italienne !
Comment ça, le fratricide ?
Nous sommes les rois des luttes intestines et des guerres picrocholines.
Notre histoire, c'est Florence contre Pise, Pise contre Livourne, Venise contre Milan… Et ça continue aujourd'hui ! Malgré sa situation dramatique, l'opposition de gauche est incapable de se rassembler. A droite, Fini [Gianfranco, leader de l'Alliance nationale, parti héritier du fascisme] s'est fâché avec Berlusconi.
Maintenant, c'est dans le parti de Fini qu'on s'entre-déchire…
Silvio Berlusconi tient quand même plus ou moins sa majorité depuis plus de quinze ans…
Oui, parce qu'il a suffisamment d'argent pour cimenter l'ensemble. Mais le jour où il disparaîtra, la droite s'entre-tuera comme la gauche. Je vous le dis, le fratricide est le grand sport italien.
Pour quelles raisons ?
Mille ans d'unité romaine nous ont certainement épuisés. Il nous en faudra peut-être deux mille pour reprendre notre souffle… Je crois aussi que nous nous entre-déchirons parce que nous n'avons jamais eu d'ennemis intimes. Un jour, j'étais à New York dans un taxi. Le chauffeur pakistanais me demande d'où je viens, quelle langue je parle et quel est l'ennemi de l'Italie. J'ai réfléchi pendant quelques minutes, puis je lui ai dit que l'Autriche, l'Allemagne et quelques autres nous avaient attaqués mais que nous n'avons jamais été fâchés très longtemps. Je lui ai expliqué que les Italiens sont différents des Pakistanais : nous n'avons pas d'ennemi mortel comme l'Inde. Il m'a regardé longuement, déçu, assez méprisant, comme si j'étais, moi, comme toute l'Italie, une lopette. En réalité, je n'ai pas osé lui avouer que mon principal ennemi, c'était le village d'à côté ! C'est ça, l'Italie !
Dans votre nouveau roman, Le Cimetière de Prague, votre "héros", Simonini, un antisémite fanatique, va rejoindre les Chemises rouges de Garibaldi en Sicile à l'occasion de l'expédition des Mille, qui lance l'unification du royaume. Quelle est aujourd'hui la place dans la conscience nationale des héros du Risorgimento (Cavour, Garibaldi, Mazzini, Victor-Emmanuel II) ?
Certains ne veulent pas en entendre parler. Les racistes de la Ligue du Nord en premier lieu. Ils prônent le fédéralisme et même la sécession, s'opposent à tout transfert de richesse vers le Sud. Ils ont fait émerger une littérature pour démontrer que le Risorgimento était une erreur considérable, un complot du royaume du Piémont contre les véritables aspirations des Italiens. De l'autre côté, dans le sud de l'Italie, on assiste à une résurgence culturelle "néo-bourbonnesque" assez étonnante.
Après l'expédition de Garibaldi et la création de l'Italie, beaucoup de Méridionaux ne se sont jamais reconnus dans le nouveau royaume d'Italie.
Pendant très longtemps, on nous a caché la vérité quant aux combats de la fin des années 1860, en Sicile notamment : on nous les a présentés comme une lutte contre le brigandage, alors qu'il s'agissait d'une véritable guerre civile.
Comme en Vendée après la Révolution française. Et, comme en Vendée, la révolte a été violemment écrasée : deux cent mille soldats ont été dépêchés dans le Sud pour combattre les insurgés. Aujourd'hui, des sites Internet prolifèrent pour dénoncer Garibaldi, considéré comme un salaud, parce qu'il a lancé l'OPA du Nord sur le Sud…
Et la majorité des Italiens, que pense-t-elle de l'épopée garibaldienne ?
Je dirais qu'il y a de sa part un désintérêt poli. Garibaldi, c'est un mythe, comme Jeanne d'Arc en France. Il est intouchable, chaque village possède une rue Garibaldi mais il fait partie du paysage. Les symboles du Risorgimento ne sont pas assez parlants dans l'imaginaire collectif. L'unité nationale ne renvoie pas à des symboles forts et immédiats, à un référentiel puissant. Ce n'est pas comme en France où, lorsqu'on évoque la République, on pense immédiatement à la Révolution et à la déclaration des droits de l'homme.
Par ailleurs, pendant très longtemps, ma génération, née dans les années 1930, et celles de l'après-guerre ne voulaient pas entendre parler de "nation" ou de "patrie"… Ces notions étaient associées au fascisme, à la guerre. Nous nous sommes volontairement détachés de cette histoire.
En va-t-il de même pour l'héritage romain, lui aussi surexploité par la propagande fasciste ?
Oui. Il y a eu indigestion de Rome sous Mussolini. Aujourd'hui, le Colisée est bon pour les touristes ou les péplums hollywoodiens !
Est-ce pour cette raison que l'Italie ne semble guère vibrer à l'occasion de ses 150 ans ? Ici, à Milan, on perçoit une indifférence de la population et un désintérêt des autorités publiques. Il n'y a ni affiche ni drapeau dans les rues. En France, pour le bicentenaire de la Révolution, c'était autre chose…
En effet, le gouvernement de droite a considérablement réduit le budget des commémorations. Il n'empêche qu'on sent poindre un certain intérêt pour cet anniversaire. Le 17 février, le comédien et cinéaste Roberto Benigni a fait un coup d'éclat au Festival de la chanson de San Remo. Il est apparu sur un cheval blanc avec, dans une main, le drapeau tricolore italien. Pendant près d'une heure, il a célébré le Risorgimento, ses valeurs, ses héros ainsi que l'Inno di Mameli, ("Frères d'Italie"), notre hymne national… Il a parlé d'orgueil national, d'amour de la patrie, du peuple, de tous ces jeunes qui sont morts pour la patrie, par idéal, il y a cent cinquante ans. Et il a été longuement applaudi. Peut-être que les choses évolueront après l'intervention de Benigni : un poète peut quelquefois changer bien des choses…
Certains Italiens seraient-ils finalement attachés à leur patrie ?
Pour la plupart des Italiens, l'Italie existe, elle est là, et basta ! Ils n'y pensent pas tous les jours, donc ils l'acceptent, ils ne remettent pas en question son existence. En fait, ce sont les positions extrémistes, antinationales, celles de la Ligue du Nord notamment, qui font réagir les gens.
Quand, il y a quelques années, Umberto Bossi, son président, déclarait qu'il "se netto[yait] le cul avec le drapeau national", eh bien oui, la majorité des Italiens a été blessée et a réagi. Les exagérations des extrémistes nous unissent davantage que les aspects positifs de notre histoire et de notre nation.
Le président Giorgio Napolitano, chantre de l'unité du pays, est aussi très populaire…
Compte tenu des tensions actuelles, on note un certain retour en grâce de l'idée nationale. Et je crois que, si Napolitano est respecté, c'est parce qu'il incarne l'unité. Chez les sympathisants de la droite, qui ont même oublié son passé communiste, comme chez ceux de la gauche, ce qui est assez remarquable.
C'est aussi lié à la personnalité de Silvio Berlusconi, qui divise profondément la société italienne…
Bien sûr, c'est lié à la situation politique actuelle. Dans la lignée de son prédécesseur Ciampi, mais plus encore, Napolitano incarne le bon sens, la légalité et la garantie de l'unité aux yeux de la population. Il est en train de donner un lustre nouveau à la fonction présidentielle. Une image paternelle a été créée. Ce n'était pas le cas il y a seulement dix ou vingt ans. A l'exception de Sandro Pertini – président de 1978 à 1985 – qui, pipe à la bouche, touchait le cœur de tous les Italiens, les présidents précédents ne jouissaient pas d'une telle popularité.
De l'extérieur, on a souvent l'impression que les Italiens ne s'unissent que pour supporter leur équipe nationale, celle de football notamment…
Ah, cette éternelle histoire de Calcio italien et de la Squadra Azzura ! Moi, je n'y crois pas ! Je veux dire que les Italiens ne sont pas différents des autres peuples en matière de sport. C'est la même chose depuis les premières compétitions organisées dans la Grèce antique. Voyez-vous, quelles que soient les latitudes, l'homme a conscience qu'il va mourir, il tombe amoureux et il admire en général les choses qui sont bien faites. Le sport, c'est ça : on s'enthousiasme pour les prouesses des athlètes. Les Italiens ne sont pas différents des autres peuples. Cela n'a rien à voir avec notre identité nationale. L'amour qu'on porte à une équipe permet de définir son identité, surtout si on manque de culture. Quelle que soit l'équipe, d'ailleurs : si on faisait jouer les Blancs contre les Noirs ou les moins de 1,60 m contre les plus de 1,80 m, ce serait exactement pareil !
Quel est l'héritage du fascisme dans l'Italie actuelle ?
C'est une question très difficile, notamment parce qu'il n'est pas aisé de définir précisément le fascisme. Il n'avait pas d'idéologie unitaire à la différence du nazisme et du communisme stalinien. C'était un collage de diverses idées politiques et philosophiques, fourmillant de contradictions, qui réunissait la monarchie et la révolution, l'armée royale et la milice personnelle de Mussolini, le contrôle absolu de l'Etat et le libre marché, le futurisme et l'art fasciste. Si le fascisme a été si populaire à une certaine période, c'est parce que la majorité des Italiens pouvait y piocher comme dans un supermarché. Par ailleurs, ce fourre-tout ne fonctionnait que selon la volonté du Duce. J'y vois par conséquent un double héritage pour l'Italie contemporaine : premièrement, le syncrétisme nébuleux séduit toujours ; deuxièmement, le chef charismatique est une composante importante de la culture politique italienne.
L'Eglise s'est longtemps opposée à l'unité italienne. Quelle est sa position aujourd'hui dans la société ?
Il a fallu attendre le règne de la démocratie chrétienne, à partir des années 1950, pour que les catholiques participent à la vie politique italienne. Quant à l'Eglise, elle a su conserver un rôle primordial dans la vie nationale. Cavour voulait faire du Vatican un protectorat italien. Eh bien, cent cinquante ans plus tard, l'Italie demeure un protectorat du Vatican. L'influence politique et financière du pape demeure immense. C'est d'ailleurs la raison pour laquelle l'opposition supplie aujourd'hui le Vatican de prendre position contre Berlusconi.
Parmi les problèmes de l'Italie, il y a les tensions croissantes entre le Nord et le Sud. A l'automne 2010, Giorgio Napolitano déclarait : "Le problème du Mezzogiorno et de l'unification réelle entre le Nord et le Sud reste le plus grand inachèvement du processus unitaire." Ces tensions finiront-elles par s'atténuer ?
Je n'en ai pas la moindre idée. La Ligue du Nord peut tenir des propos délirants, mais il est vrai aussi que le Sud a des faiblesses séculaires, notamment son incapacité à s'auto-administrer et la force du crime organisé et de la corruption. La Mafia existe depuis le Moyen Age.
Ces dernières semaines, les femmes italiennes se sont fortement mobilisées pour dénoncer le sexisme de la société. En écoutant leurs revendications, j'ai pensé à l'essai de Jean-François Revel Pour l'Italie (1958). Il y écrivait notamment : "L'Italie est un pays où la femme n'est pas considérée comme un être humain libre." Un demi-siècle plus tard, rien n'aurait changé pour la femme italienne ?
Au contraire ! Il y a eu d'immenses progrès. A l'époque, il n'y avait pas de ministres femmes, pas de PDG femmes, pas de femmes professeures d'université… Les femmes ont conquis le divorce et gèrent leur sexualité. A l'époque où Revel a écrit ces lignes, des rassemblements comme ceux qui viennent d'avoir lieu n'auraient pas été possibles.
A les entendre, l'Italie demeure un pays machiste…
Attention, le machisme n'a pas disparu, mais il n'est plus célébré. Il fait plus rire qu'autre chose de nos jours…
L'Italie est un Etat jeune mais à la population très âgée. Elle est menacée de scission, sa société est bloquée, elle connaît une fuite des cerveaux plus importante qu'ailleurs en Europe, et pourtant elle fonctionne toujours. Y aurait-il un génie italien ?
Vous vous souvenez de la scène mythique du Troisième Homme quand Harry Lime – Orson Welles –, au pied de la grande roue, au Prater de Vienne, rappelle que sous les Borgia, l'Italie a connu la guerre, la terreur, des meurtres et des massacres mais aussi Michel-Ange, Léonard de Vinci et la Renaissance ? La Suisse, par contre, poursuit Lime, malgré cinq cents ans d'amour fraternel, de démocratie et de paix, n'a produit que le coucou ! Ce qui est faux, par ailleurs, c'est une invention allemande. Bref, dans un pays en crise continuelle depuis 476, date de la déposition du dernier empereur romain, soumis aux caprices de l'histoire, aux luttes intestines, aux occupations étrangères, aux aventures militaires, à la pauvreté, au terrorisme et autres calamités, il a fallu être malin et imaginatif pour survivre. La clé de notre succès, depuis des siècles, ce sont nos crises et nos drames à répétition.
L'Italie n'est ainsi pas près de disparaître ?
Vue sous cet angle, l'Italie a effectivement de beaux jours devant elle.
Propos recueillis par Olivier Guez, envoyé spécial à Milan

MINZO, DAL PADELLARO ALLA BRACE! - DOPO "IL FATTO", ANCHE TELECOM QUERELA PER DIFFAMAZIONE MINZOLINI - IL SERVIZIETTO DEL TG1

"...Oh il gif l'ho fatto io,dite la verità non è un capolavoro ? Mi pare che gli manchi solo la parola,pardon l'audio !  " 

MINZO, DAL PADELLARO ALLA BRACE! - DOPO "IL FATTO", ANCHE TELECOM QUERELA PER DIFFAMAZIONE MINZOLINI - IL SERVIZIETTO DEL TG1: IL QUOTIDIANO manipola le notizie per favorire la carriera DI Bernabè. Tanta attenzione è contraccambiata da Telecom con sei pagine di pubblicità nell’ultimo mese - MINZO REPLICA: “È la prima volta che una tv viene querelata per aver raccontato in video quello che si legge su un giornale senza aggiungere né togliere niente. Neppure la pubblicità"...

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1- TELECOM QUERELA IL TG1 DI MINZOLINI
Il Fatto - Dopo l'annuncio di querela del Fatto Quotidiano, arriva quello di Telecom Italia: l'azienda "informa di aver dato mandato ai propri legali di agire in tutte le sedi giudiziarie appropriate avverso la testata giornalistica Tg1 per i contenuti diffamatori e infondati del servizio andato in onda venerdì 18 marzo 2011".

Nella rubrica settimanale del Tg di Augusto Minzolini, firmata dai giornalisti Francesca Oliva e Mario Prignano, si insinuava che il Fatto seguisse con particolare attenzione i negoziati sulle nomine dei nuovi vertici Telecom e che l'azienda, in cambio, comprasse pubblicità sul giornale. Minzolini risponde così: "Gli annunci di querela abbinati del Fatto Quotidiano e di Telecom Italia mi offrono argomento per due riflessioni".

Una è questa: "È la prima volta che una tv viene querelata per aver raccontato in video quello che si legge su un giornale senza aggiungere né togliere niente. Neppure la pubblicità. Quindi, semmai, dal Fatto mi sarei aspettato un grazie".

Secondo pensiero: "Il Tg1 rivendica la possibilità di esercitare il diritto di cronaca e di svolgere un giornalismo d'inchiesta su una grande azienda come Telecom che, per unanime ammissione, da azienda gioiello dell'industria italiana ha perso posizioni in Italia e nel mondo".

Dove siano le inchieste su Telecom, cercando nell'archivio del Tg1, non è molto chiaro. Si trovano solo servizi pieni di opinioni sull'azienda, ma nessuno che racconti l'inchiesta del Fatto sui tentativi di togliere a Telecom la sua controllata argentina. Ma è comprensibile: conteneva notizie, merce che Minzolini preferisce maneggiare il meno possibile.

2- "IL FATTO" AL SOLDO DI TELECOM - SPASSOSO SERVIZIO IERI ALLE 13,30. CE LO SPIEGHERANNO DI FRONTE A UN GIUDICE, COSÌ CI DIVERTIAMO DI NUOVO
Giorgio Meletti per Il Fatto

Nell'edizione delle 13,30 di ieri il Tg1 di Augusto Minzolini si è occupato del Fatto Quotidiano. All'interno della rubrica "Media" i giornalisti Francesca Oliva e Mario Prignano hanno prodotto il servizio che potete leggere qui accanto nella sua interezza. Sintesi: il nostro giornale manipola le notizie per favorire la carriera del numero uno di Telecom Italia, Franco Bernabè. Tanta attenzione è contraccambiata da Telecom Italia con sei pagine di pubblicità nell'ultimo mese.

Il consiglio d'amministrazione dell'Editoriale Il Fatto spa ha già deciso di incaricare i propri legali di agire in giudizio contro Minzolini e chiedergli i danni per questa evidente diffamazione. E c'è da augurarsi che, eventualmente, il direttore del Tg1 non paghi con la carta di credito aziendale che sta dando in queste settimane molto lavoro alla magistratura e alla Corte dei Conti.

É il solito tentativo di far credere ai telespettatori che un giornale libero non possa esistere, che ci siano sempre degli interessi occulti da tutelare, dei padrini da omaggiare, dei favori da restituire. Così fan tutti.

Non attacca. Il nostro giornale ha chiuso il 2010 con un fatturato di 30 milioni e una raccolta pubblicitaria di 800 mila euro: meno di un decimo dell'utile. Questo giornale non dipende dalla pubblicità ma dal sostegno dei lettori. Non abbiamo bisogno di andare a promettere articoli compiacenti per ottenere boccate d'ossigeno dai potenti investitori pubblicitari. Ci sono parecchi giornali in Italia che vivono in questa triste condizione, ma per loro fortuna Minzolini finge di non saperlo.

E insinua che i contenuti di questo giornale sono messi all'asta. Come i lettori sanno, non scriviamo sotto dettatura. Semplicemente i due giornalisti di Minzolini hanno affermato ripetutamente il falso, per far credere che le cattive notizie sul loro direttore venissero da una fonte inattendibile. Ma basterebbe andarsi a rivedere l'articolo che abbiamo dedicato ieri a Telecom Italia per misurare quanto Bernabè ci abbia addomesticato (ma probabilmente al Tg1 non leggono, ricevono segnalazioni).

In realtà chi ha seguito la vicenda Telecom "con particolare attenzione" è proprio il Tg1. La partita si è decisa sabato scorso, e i lettori del Fatto ne hanno potuto leggere sull'edizione di sabato stesso e di domenica. Il Tg1 invece ha coperto la vicenda con quattro servizi in una settimana nell'edizione delle 20,30: l'8, il 9, il 10 e il 13 marzo. Non si era mai visto un tg generalista seguire così da vicino le nomine al vertice di una società privata. Se il Fatto ha seguito la vicenda con attenzione, per Minzolini è stata una vera ossessione.

Addirittura comica la capriola con cui si inventa che, a 48 ore dalla pubblicazione della nostra inchiesta sulla vicenda di Telecom Argentina, Bernabè avrebbe "conquistato" la poltrona di presidente grazie alle notizie sull'indagine della magistratura. Fermo restando che di quella inchiesta il Tg1 non ha mai dato notizia, noi abbiamo raccontato un altro fatto: sabato mattina, quando è uscita la nostra inchiesta, gli azionisti di Telecom, a differenza di Minzolini, senesonooccupati.

I giornalisti Oliva e Prignano accreditano alla benevolenza del Fatto la promozione di Bernabè da amministratore delegato a presidente; il loro collega Monfredi, l'8 marzo, aveva anticipato il passaggio alla presidenza definendolo elegantemente "promozione in perfetto stile rimozione". Si consultino.

Infine, abbiamo segnalato in prima pagina l'avviso di garanzia a Luca Luciani, proprio perché bloccava la sua corsa alla direzione generale. Si chiama notizia. E l'idea di metterla in prima pagina c'è venuta vedendo che il Tg1 delle 20,30 ci aveva fatto un servizio. La regola è che se il Tg1 non riesce a nascondere la disavventura giudiziaria di un amico dev'essere grossa per davvero.

3- COSÌ IL TG1 PARLA DEL "FATTO"
Il Fatto
"Com'era prevedibile, il nuovo assetto al vertice di Telecom Italia ha trovato ampio spazio nei tg e tra le pagine dei giornali. Già da sabato si fanno le prime ipotesi, poi confermate nell'assemblea degli azionisti. Tra gli altri giornali però è soprattutto il Fatto Quotidiano a seguire la vicenda con attenzione. L'occasione il dettagliatissimo resoconto di un'inchiesta giudiziaria in cui Franco Bernabè, amministratore delegato uscente, viene presentato come difensore dell'azienda contro chi vorrebbe portarle via la ricca partecipata Telecom Argentina.

Passano solo 48 ore e il manager si ritrova sulla poltrona di presidente esecutivo con deleghe su operazioni straordinarie, finanza e rapporti con le authority. Poltrona conquistata, secondo il quotidiano, anche grazie alla risonanza dell'inchiesta della magistratura.

Nello stesso giorno, altra coincidenza, il neodirettore generale Luciani, una nomina concepita assieme a quella dell'amministratore delegato Patuano per ridimensionare il potere di Bernabè, viene iscritto sul registro degli indagati per un giro di sim false.

Il Fatto Quotidiano, sempre attento, ritiene che sia una notizia da prima pagina. Del resto Telecom è un pallino fisso del giornale, che solo nell'ultimo mese ha ospitato per sei volte una pubblicità a tutta pagina dell'ex monopolista telefonico".

domenica 20 marzo 2011

L'AGONIA DI TOKYO

 "  Non se ne parla ancora mà presto subiremo i contracolpi economici di questa apocalisse,enormi risorse finanziarie rientreranno in Giappone e verranno sottratte alle economie in cui erano state investite (...) non solo la produzione industriale prossima al collasso produrrà delle ripercussioni suscettibili di frenare ulteriormente l'uscita dal tunnel di tutto l'occidente...non mi riesce di immaginare un futuro ottimistico alla luce di un dramma che ogni giorno di rigenera  come un incubo senza fine ! La città è una megalopoli ed è a tutt'oggi impossibile immaginare cosa comporti per un paese lo spostamento di oltre una decina di milioni di persone ed è solo l'inizio ! Una intera regione rischia di venir abbandonata e di subire le conseguenze della contaminazione radioattiva... "

Tokyo
Paura e incubo radiazioni: in quattro milioni sono già fuggiti da quella che era percepita come una città modello 
TOKYO - Per otto giorni Tokyo è stata una metropoli spaventata ma in attesa di buone notizie. Oggi è una capitale in agonia. Si presenta come prossima al collasso e prevede il peggio. In poche ore la residua fiducia ha ceduto allo sconforto. L'esodo lento dei giorni scorsi ha assunto la dimensione della fuga. Oltre quattro milioni di abitanti hanno lasciato la città in treno, o ammassati in auto. Colletti bianchi, stranieri e famiglie con bambini cercano di raggiungere le località a sud del Kansai, per mettersi al riparo dal pericolo della nube atomica. Nella periferia nord di Tokyo arriva invece l'onda dei disperati che scappano da Fukushima e dalle città distrutte dallo tsunami. A far precipitare la situazione, l'innalzamento del livello di rischio nei reattori, nuove scosse di terremoto e la convinzione che il governo minimizzi una crisi fuori controllo. È scattato però anche il primo vero allarme-contaminazione. Il governo ha ammesso che tracce di iodio radioattivo sono state rinvenute nell'acqua potabile di Tokyo e delle aree vicine. Livelli anomali, ufficialmente sotto i limiti di legge e non immediatamente pericolosi per la salute, ma l'impatto pubblico della notizia è stato tremendo. Radioattivi anche il latte proveniente da Fukishima e alcune partite di spinaci prodotti nella prefettura di Ibaraki. Già in commercio, non si sa dove siano finiti. La popolazione dell'area metropolitana, oltre 35 milioni di individui, prende atto che la vita di una delle capitali più importanti del mondo è già irriconoscibile. La domanda non è più quando Tokyo tornerà al business e alla quotidianità smarrita, ma se ciò risulterà possibile. Il crollo del traffico e della folla per strada è impressionante.
Pochi passanti, protetti da cappelli, ombrelli e mascherine, ignorano i centri commerciali del centro, in gran parte chiusi. La sindrome da alimenti contaminati lascia deserti i ristoranti e decima chi finora si era dedicato all'accaparramento di viveri. A Ginza, la via dello shopping, alcuni ambulanti mettono all'asta compresse di iodio sul marciapiede, a prezzi esorbitanti, come fossero spacciatori. A ruba un unico genere: i giornali che informano sugli orari dei black-out. Da tre giorni l'immondizia si accumula per le strade. I camion sono privi di benzina e gli inceneritori non possono sprecare elettricità. Solo il tempio di Senso-Ji, ad Asakusa, è affollato più del solito. La gente si raduna a pregare e a bruciare incenso. I cibi confezionati, purché prodotti prima dell'11 marzo, sono introvabili e il loro prezzo è salito di sette volte. Invenduti i generi freschi. Migliaia di taxi sostano in attesa di clienti già lontani, mentre le stazioni dei treni scoppiano di viaggiatori carichi di scatole e valigie. Molti distributori di carburante sono chiusi e quelli aperti non vendono più di dieci litri di benzina a testa, da portarsi via in una tanica. Il mercato immobiliare è impazzito. In una settimana il valore delle case a Tokyo è sceso del 30%, del 70% nella prefettura di Fukushima. A Osaka, Kyoto e Kobe è salito del 40%.
Grattacieli con migliaia di uffici si svuotano nella capitale, mentre affittare lontano può superare i listini di Hong Kong. Tra venerdì e ieri la fuga di multinazionali, ambasciate, banche e centri amministrativi delle industrie, ha seminato il panico tra chi non ha un luogo sicuro dove rifugiarsi. Nel distretto finanziario migliaia di impiegati stanno sgomberando armadi e scrivanie, restituendo un'immagine da crack in Borsa. La capitale trasloca a Kyoto, come un tempo, oppure a portata dell'aeroporto internazionale di Osaka. A Tokyo i grandi alberghi chiudono, a sud è impossibile trovare una camera per settimane. La rabbia contro il governo è sempre meno trattenuta. "Devono dire in anticipo cosa può succedere - dice Reiko Fukushima, direttore di un'importante catena di negozi - non confessare quanto è già avvenuto. Se la nube atomica investe Tokyo non possono pretendere che smettiamo di respirare". Il premier Naoto Kan ha invitato invano l'opposizione di centrodestra a formare un direttorio di unità nazionale, per affrontare uniti l'emergenza più grave dalla fine della seconda guerra mondiale. All'agonia di Tokyo e allo spettro di un'esplosione nucleare, si somma l'ecatombe nelle prefetture sommerse dallo tsunami. La capitale è presa d'assalto da migliaia di eco-evacuati e da decine di migliaia di senza tetto fuggiti da gelo, fame e terrore.
Volontari distribuiscono pasti, acqua e coperte. La folla dei disperati ha però bisogno di medicine, toilette, letti, di lavarsi e cambiare vestiti fradici. L'intero villaggio di Futunaba, vicino a Fukushima, ieri è stato trasferito a Saitanama, poco a nord di Tokyo, causando la sollevazione dei residenti. Secondo i medici l'emergenza igienico-sanitaria, con 800 mila persone costrette per ragioni diverse ad abbandonare case e ospedali, è prossima ad esplodere non solo nelle zone disastrate. Tragico il problema dello smaltimento delle vittime dello tsunami, fra 25 e 40 mila. I forni crematori non hanno energia e le bare finiscono in fosse comuni. In Giappone l'inumazione è una traumatica novità: l'ultima violenza di un incubo che sembra lontano dalla fine.

                              Fonte La Repubblica.it esteri

L'INSOSPETTABILE TROTA ATOMICA "Il Diario segreto di Renzo Bossi Junior"

La centrale atomica di Fukushima in Giappone
Caro diario ormai non posso più navigare nel wen senza inciampare in uno strameledetto blog che mi insulta con una misura e una intensità del disprezzo intollerabile,odio distillato e fiele,nella migliore delle ipotesi tagliente ironia e critiche feroci.
Non hanno tutti i torti quelli che mi etichettano icona ufficiale di una certa gioventù presa di mira da quel nanerottolo di Brunetta,un bottolo che stonerebbe in qualsiasi giardinetto padano;mà,se me lo permetti avrei una opinione personalissima suscettibile di aiutarmi un poco a riabilitare la mia immagine.
Ora converranno i miei detrattori che nel nostro paese il carrierismo,la raccomandazione o la classica pedata nel sedere è una prassi,non una eccezzione,a tutti i livelli abbiamo imboscati,finti laureati,finti dentisti,cortigiani veri a non finire,voltagabbana,gente che rivolta la casacca alla minima brezza,appiattiti,zerbini,fake per usare un linguaggio da web,politici inetti,incompetenti,ogni specie di infrattati che profittano delle loro relazioni parentali o no e taglio corto,mafiosi,ce lo dicono anche all'estero (...) quelli che agiscono nell'ombra e minacciano e quelli legati a qualche consorteria con vincoli di strettissima solidarietà.
Bene a fronte di tutto questo chi sono poi io ?
Un giovane figlio di papa che ce la stà mettendo tutta per guadagnarsi il pane,Ok lo so è un pane tempestato del sudore e della fatica altrui,non lo ignoro,non sono un mostro mà...vorrei vedere uno di quelli che mi criticano al posto mio,se si comporterebbe diversamente (...) voglio dire certo mi identifico sfrontatamente con il mio "lui" per usare una metafora alla Moravia (...) mi pare più appropriata del "celodurista" eh... lo vedi caro diario che non sono poi cosi gnurant ?
Voglio dire che mi pare che noi italiani quantunque la parola mi faccia ribrezzo non si sia mai usciti da una concezione aristocratica,monarchica della posizione o del potere,chi stà in alto finisce per fidarsi quasi esclusivamente dei sui parenti più prossimi e a proposito nutro un profondo affetto per il mio grande papa,spero che un giorno possa scorrere queste pagine e ricavarne una gratificazione figliale degna della sua grandezza.
Insomma,credo di meritare un pizzico di indulgenza per questa mia confessione cosi consapevole della realtà che tutti o quasi mi rinfacciano...
Adesso ti narro di un momento del mio vissuto altissimo e di come esso sia stato da un certo pragmatismo trascinato nella polvere di quel quotidiano che ci umilia tutti i santi giorni che sfiorano questo paese (...)
Avevo seguito sui media con una certa attenzione i fatti legati alla tragedia che ha investito il Giappone (ok lo so,sapete che la cosa in fondo mi ha fatto un po piacere...) mà poi,sono esseri umani come noi,impastati di sogni passioni e sangue,come noi tutti,ebbene mi sono posto il problema di come salvare l'immagine del nostro governo compromessa gravemente dalla sua scelta nucleare (...) pensate alla povera Prestigiacomo ad esempio,solo per fare un nome,la lista sarebbe lunga e senza scomodare troppo Gasparri uno che potrebbe benissimo essere più "amato" di me nel web!
Non si poteva certo fare marcia indietro e neppure si puo far finta che non sia accaduto nulla,insomma il nucleare da oggi nel nostro paese è per cosi dire defunto !
Io per quanto mi riguarda non permettero mai che una centrale sia costruita in Lombardia o nei pressi di Varese,si sà che la zona è altamente sismica,ci sono le montagne che franano a valle e poi ci abito io !
Quale regione poi vorrebbe avere in casa una bomba ad orologeria atomica?
Ne converrai caro diario che dal punto di vista politico la situazione è seria se non tragica o irrimediabilmente compromessa.
Ebbene non ci crederai ma io una soluzione che salvi capra e cavoli l'avrei trovata,sono pronto a mettere la mano sul fuoco,tanto che ho deciso di parlarne a papa stasera stessa.
Ammettilo quando mi hai visto cosi sicuro di me?
Oh intendiamoci non me ne puo fregar di meno della sorte che potrebbe toccare a Silvio,l'amico fraterno di papa o il signor Bunga Bunga,cosi sfrontato da aver osato posare gli occhi (e ben altro) sul sedere di alcune immagini femminili che mi erano molto care e poi al colmo dello sfregio inviarmi le iene con un Tapiro cercando di farmi portare in pubblico le corna,a me,a un padano,questo è un affronto intollerabile alla dignità e all'onore della mia persona,per questo non lo querelero mà mi riservo in avvenire di fargliela pagare,lui deve aver senzaltro ascoltato la mia intevista alla Padania quando affermai scherzando mi pare,non ricordo bene:"Dopo mio padre sono il maggiore sogno erotico delle femmine padane " e deciso di umiliare chi minacciava un suo supposto primato nazionale.

Ecco io la soluzione in tema di nucleare la muovo esclusivamente nell'interesse dei miei concittadini,del mio partito e della mia famiglia,puro senso del dovere,cerco di esprimere,di far emergere la voce della mia coscienza,cerco di essere all'altezza dell'immagine che ho di me stesso.
Ho notato navigando nel web che le infrastrutture Atomiche del Giappone erano per la stragrande maggioranza nelle mani dei privati,azionisti,multinazionali dell'energia etc,proprio per cio le ammonizioni e gli avvertimenti lanciati sulla sicurezza degli impianti sono caduti nell'acqua;ebbene se comparate a realtà in cui gli investimenti dell'atomico (ad esempio la Francia) sono nelle mani dello stato salta subito all'occhio la differenza per cosi dire sensibile di incindenti (...) ebbene ora non è che voglio addossare allo stato il carico del nucleare,me ne guardo bene mà adottare una soluzione che arrangi gli interesi di tutti,dei sinceri liberisti,dei filonucleari come degli ambientalisti...ecco diciamo cosi. 
Non ci crederete mà io sull'argomento mi sono preparato bene,non che ci ho passato su le notti,ci mancherebbe altro,semplicemente ci ho giocato,si ho frequentato assiduamente la pagina del Nuclear Power Plant Simulator,che sarebbe un game per adulti...ti confido caro diario che la metà delle volte ho fatto fondere il nocciolo,l'altra metà mi sono arreso all'evidenza,è impossibile far marciare bene quegli affari !
Papa lo trovai in riunione con Roberto Castelli,Calderoli e Cota,quest'ultimo un po depresso dopo le contestazioni che ha ricevuto durante il suo discorso sull'unità d'italia,papa gli molla una pacca sulle spalle,c'era anche Pirovano di Bergamo,il presidente della provincia anche lui contestato,papa Umberto lo fissa per un attimo e poi gli dice " a te la pacca no,un tuo avo partecipo alla spedizione dei mille... e bada a te ti teniamo d'occhio,appena te ne vanti zac ti tagliamo il pistolino! " e tutti giù a ridere,anche Pirovano.Dimenticavo,c'era anche il vicegovernatore Andrea Gibelli quello di: " Dire “no al nucleare” non risolve il problema. Non possiamo non tenere conto del fatto che la Lombardia è praticamente circondata da 19 centrali in Svizzera e in Francia che hanno la stessa pericolosità di quelle di Fukushima. In un certo senso abbiamo il Giappone dentro casa ..." che sarebbe un po come dire " fottuti per fottuti se non vendiamo cara la pelle almeno che ci girino una bella percentuale! " ,si  caro diario lo sfotto cosi perchè questo individuo mi ficcherà presto nei guai.
Dicevo...papa è fatto cosi,nell'intimo,tra gli amici riesce a svoltare le tragedie in commedia comica.
Poi esordisce rivolto a me:" il mio ragazzo avrebbe una delle sue idee e se lo guardate bene stavolta ci siamo,dev'essere quella buona...." Calderoli si aggiusta meglio nella poltrona come se non volesse perdersi nulla della scena,Roberto Castelli con il suo noto ghigno sarcastico " se ti serve un avvocato...".
Esordisco prendendola alla larga,parlo diffusamente della tragedia del Giappone e noto con la coda dell'occhio qualcuno toccar ferro(cioè i gioielli di famiglia).
E poi a piombo quasi sorprendendoli arrivo al nocciolo: "...cosi avrei pensato che se per decreto legge fissassimo a residenza obbligata nel raggio di 15 km dalla centrale nucleare i politici che se ne sono fatti promotori,tutti quelli che l'hanno concepita,costruita,progettata sino al corpo amministrativo potremo star certi che mai e poi mai in quella centrale avremo dei problemi perchè in fondo di questo si tratta..." .
Ebbi l'accortezza di dirlo senza guardare negli occhi quel coglione del Gibelli...
Mi parvero tutti sorpresi,leggermente perplessi,papa alza gli occhi al cielo e poi con la mano prende a gesticolare,come se stesse contando,cosi per un lungo attimo poi:" ragazzo mio te lo confesso con la tua idea si và dritto alle elezioni e le vinciamo pure,sicuro,puro buonsenso,ha del geniale se non fosse che prima di vincerle il partito fà bancarotta ! " Adesso sono io quello perplesso,non mi riesce di capire se posso trarre un sospiro di sollievo o no " mà papa che cavolo c'entra la bancarotta ? " chiedo ansioso.
"Genio vieni qui " mi fà segno Roberto Castelli accompagnato dall'occhiata ironica del Gibelli :" te lo spiego io:non crederai che tutto sto can can sia perchè siamo innamorati del nucleare vero? Dico tutti non solo noi (...) vedi il fatto è che è un grossissimo affare industriale,girano cifre spaventose a 100 zeri per darti un ordine di idee... e porre per ipotesi che uno zero virgola zero qualche cosa sia destinato al fondo degli orfanelli non mi pare cosa su cui  possiamo sputarci sopra,parlo per noi come per i nostri alleati,se riusciamo ad intascare qualcosa in più degli acconti a fondo perduto  possiamo star tranquilli sino alle prossime tre secessioni o se preferisce tre federalismi a venire,rendo bene l'idea ?
Ecco vedere tutti quegli zeri che mi passavano davanti assieme alla faccia di papa piena di scetticismo sul mio divenire mi intristii enormemente,forse si tratteneva da una sberla perchè c'erano degli ospiti non so,in ogni caso la lezione di pragmatismo,di realismo politico l'ho recepita come profondamente ingiusta e questo mi spinse all'indomani ad aprire una riflessione,una parentesi,quanto tempo ci vorrà prima che il nucleare irrompa in Lombardia è la domanda, mentre la risposta certa per me fù,tra me e me :" sarà ora che cominci a farmi il villone in Svizzera...sarà mai abbastanza lontana ? "




sabato 19 marzo 2011

IL MAUSOLEO DI BERLUSCONI (Marco Travaglio)

 
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Lenin ha ispirato Silvio Berlusconi? Ce lo disse Vittorio Feltri in TV
100cosecosi-Non so se ne avete sentito parlare,intendo del mausoleo che si è fatto costruire Berlusconi,la sua personale sepoltura,un monumento funebre realizato dallo scultore Cascella in stile neo-Concettual-Massonico,dentro ci sono varie stanze,loculi ed è stato confermato che alcuni sono destinati agli amici più intimi,ai fedelissimi, (ce lo disse Vittorio Feltri in TV) vedi Dell'Utri,Emilio Fede e suppongo anche l'ultimo arrivato un tal Minzolini che si sbraccia e si agita scompostamente in RAI,si fà largo a gomitate pure lui per conquistarsi un posto al fresco e al "buio" come si dice.
Potrete scommetterci che,per modo di dire,passata la tempesta Berluscana (...) speriamo che non si trasformi in una dinastia (...) e ridotto al lumicino il PDL o " la casa delle libertà... tutte " il mausoleo diverrà una meta turistica con tanto di biglietti d'ingresso,inutile che neghiate la possibilità,ottenne un vistoso successo come meta turistica persino il "mulino bianco" della Barilla,centinaia di torpedoni scaricavano affamati degustatori di merendine e sapori italici.
Ebbene per concludere qui sotto avete la salma di Lenin e documentata la cura con cui vengono rinnovati di tanto in tanto i processi di imbalsamazione,chi puo ne approfitti per saziare la sua curiosità con una visita diretta al Mausoleo di Lenin sulla Piazza Rossa,l'ambiente solenne rende la visita emozionante e per certi versi commovente (...) in alternativa accontentatevi del mio post e magari con una facilissimo sforzo di immaginazione arrivare a scoprire a chi si è "ispirato" Silvio o a chi ha scopiazzato l'idea di autocelebrarsi per i secoli a venire.