Ve lo ricordate quel film con Nino Mafredi.." vedo nudo " ebbene a me personalmente,piano,partiamo dal soggetto,la televisione,l'ho buttata via molti anni fà,ci ero per cosi dire affezzionato,internet ne ha preso il posto gratificandomi immensamente,dicevo,ogni tanto vado su you tube,ebbene ogni volta che vedo una bella donna,una splendida immagine femminile,una attrice,una cantante,una ballerina,sorvolo sulle veline che tanto s'è già detto quanto basta,dicevo ogni paio di tette che mi passa davanti e paradossalmente anche quelle incontrate fuori dai media mi spingono all'interrogativo " questa a chi la dà per stare li ? "
A voi capita la stessa cosa ? Non so...mà per me è diventata una ossessione,certi giorni credo che l'altra metà del cielo (per dirla alla cinese) sia costituita da puttane...felici !
Il gatto e la Volpe,Lele Mora ed Emilio Fede sono due dei protagonisti creatori di questo incubo,non entro tanto nel dettaglio perchè i media se ne stanno occupando con una puntualità inesorabile !
Il terribile sospetto che mi avvelena il piacere della contemplazione ha trovato spesso conferme,talvolta dalla viva voce di una attrice " vedevo Berlusconi sfogliare con avidità il book di foto di questa o quella,già in precedenza qualcuno aveva realizato una cernita,tutte le immagini avevano una affinità che balzava immediatamente all'occhio,le misure,tanto di seno,tanto di fianchi...e poi sapevo che la prescelta..."
Quando ci saranno i processi a questi due magnaccia della più infima specie ne sentiremo delle belle,saranno tali i fatti che emergeranno da segnare un'epoca per i decenni a venire.
C’è PUZZA DI BUNGA-BUNGA - NEI NUOVI VERBALI, PARLA IL FIDANZATO(?) DI IRIS BERARDI: “IL PRESIDENTE CI TENEVA MOLTO ALLA PULIZIA, A VOLTE LE MANDAVA A LAVARSI, PERCHÉ LORO EMANAVANO CATTIVO ODORE” - IL CAV. POMPETTA RISCHIA L’INCRIMINAZIONE ANCHE PER IRIS, LA BRASILIANA, MINORENNE E PROSTITUTA - LE PROMESSE DI SEGGI IN PARLAMENTO A NICOLE MINETTI E BARBARA FAGGIOLI - EN TRAVESTI: ELISA E ADRIANA DA GIOCATORI DEL MILAN, BARBARA GUERRA PORNO-POLIZIOTTA - AGLI ATTI ANCHE LE FOTO DI SCENE LESBICHE TRA LE ARCORINE…
1- AL BUNGA BUNGA CON LE MAGLIE DEL MILAN" LE CONFIDENZE DELLE RAGAZZE DI ARCORE. E IL CAVALIERE RISCHIA L´INCRIMINAZIONE PER UN´ALTRA MINORENNE...
Piero Colaprico, Emilio Randacio per La Repubblica
Non solo Ruby. Il rischio che a Silvio Berlusconi venga contestato di aver frequentato un´altra minorenne è una possibilità tutt´altro che remota. Ci sono oltre 20 mila pagine di atti giudiziari. Sono stati messi a disposizione, ieri mattina, degli indagati Nicole Minetti, Emilio Fede e Lele Mora. L´inchiesta non ha dubbi sul giro di show girl e "squillo" nella residenza di Arcore del premier e, su tutti, sembrano spiccare due ragazze: Iris Berardi, con la testimonianza del suo ex fidanzato, ed Elisa Toti.
La prima è la modella brasiliana diventata maggiorenne il 29 dicembre di due anni fa. Si sa che ha frequentato spesso Arcore (c´era la notte prima che Massimo Tartaglia, il 14 dicembre 2009, centrasse con una statuetta del Duomo Berlusconi) e che ha segnato su un quaderno i soldi ricevuti, più i vari gioielli.
Ora si scopre che i suoi rapporti con il sodalizio Mora e Minetti risalgono a prima del novembre del 2009. Il dato è contenuto in un rapporto dello Sco, secondo cui i tre si sarebbero tenuti in contatto attraverso telefonini che i maggiorenni usavano, anche se non erano intestati a loro. E questi contatti «mediati» partono nel 2008.
Ma a suffragare questo scenario arriva, lo scorso 7 febbraio, un trentottenne rappresentante di carni, F. B.. Iris, seppur tra mille omissioni, non resiste alle domande di quest´uomo innamorato: «Mi confidò che, per quanto non fosse la sua attività continuativa, capitava talora che avesse delle relazioni sessuali a pagamento».
E anche sulle feste di Arcore, dove era andata «dodici-quindici volte», Iris ammette: «Mi disse che gli unici uomini a volte presenti erano Lele Mora ed Emilio Fede. Mi disse che anche al termine delle serate tutti si trasferivano in un locale dove erano presenti dei vestiti particolari (ricordo che mi citò la divisa da poliziotta, da Babbo Natale e da infermiera)», e questa è una grossa conferma alle rivelazioni di un´altra testimone, Melania, l´amica di Nicole Minetti, che ha parlato per prima di «travestimenti».
C´è anche di più: «Iris mi disse che le ragazze si avvicinavano al presidente il quale a volte le toccava (...) . Mi precisò che il presidente ci teneva molto alla pulizia e che per questo a volte le mandava a lavarsi, perché loro emanavano cattivo odore». Come già Ruby, anche Iris, nei resoconto del bunga bunga al fidanzato, nega di aver fatto sesso con il Cavaliere. «Mi disse solo - aggiunge l´innamorato - che si era fermata due o tre volte durante la notte e questo in effetti mi lasciò piuttosto perplesso perché Iris mi aveva anche detto che le ragazze che si fermavano ricevevano più soldi delle altre».
Questi balletti en travesti sono la conferma del reato e anche una conversazione intercettata su Skype, tra la senese Elisa Toti e Adriana Verdirosi, più volte ospiti delle serate arcoriane, appare eloquente. Siamo all´8 aprile scorso: «Ahh Adriii... ideona per il balletto!», suggerisce la giovane collaboratrice di Publitalia: «Ci vestiamo da calciatrici del Milan».
Il 13 aprile, sempre le due, annunciano l´imminente invito per la sera successiva dal «capo». «Gli ho scritto - spiega Adriana - che abbiamo cenato insieme e che ci manca tanto». La Toti sembra entusiasta anche se, per la prima volta nelle carte Rubygate, emergono particolari che possono imbarazzare il premier in dibattimento. Qui sono irriferibili, tranne in una parte minima: «Martedì gli ho detto che voglio dormire con lui se naturalmente non ha impegni ufficiali... si potrebbe fare una cosa...».
Elisa Toti, a volte, sembra andare in pressing sul premier, gli scrive almeno tre lettere, che partono con un «Ciao amore», «Ciao tesoro», e con «Ciao Silvio». Convenevoli a parte, la trentaduenne senese si lamenta di non riuscire «mai a parlarti di tutte le cose che ti devo dire». E la preoccupazione è sempre la stessa: «Il lavoro», vuole essere collocata «in un canale completamente nuovo tutto al femminile... di cui mi potrei occupare».
E, in attesa, vanno bene anche «delle telepromozioni, almeno per prendere qualche soldino». Silvio però a volte è in fuga, anzi mette le ragazze in competizione le une con le altre («Ci mette sempre alla prova, vorrebbe che qualcuna di noi sbagliasse, per mandare via un po´ di gente», si lamenta una delle gemelle De Vivo). E così il 14 maggio, Toti si agita con l´amica per la mancanza di un invito a «corte», tanto che si chiedono: «Ma che gli sarà successo al piccoletto?».
La reale professione di molte altre partecipanti al bunga bunga emerge in maniera limpidissima dalle carte appena depositate. L´onnipresente Florina Marincea, «in romeno», annuncia «che Lele (Mora, ndr) apre a Lugano un locale di "Lap dance"» e chiede a una sua amica se vuole andarci, e «la donna sorpresa dice si, poi replica "dipende che ragazze vuole"». Nessun dubbio: serve «un´amica che vuole fare la troia».
La politica è il desiderio delle poche che hanno studiato. In una telefonata del 18 agosto scorso, Barbara Faggioli al telefono con la Minetti, «Minchia, speriamo che non cade il governo comunque... Lui (e cioè Berlusconi, ndr) mi ha giurato di sua spontanea volontà che se non cade, "io te lo giuro su quello che vuoi che a te e anche alla Nico vi metto lì"». Dal bunga bunga al parlamento, questo è un obiettivo che a volte non tanto difficile da raggiungere.
2 - NEGLI ATTI ANCHE LE FOTO DEI FESTINI UNA TRENTINA DI SCATTI SEQUESTRATI ALLE OLGETTINE...
Negli atti depositati dai pm milanesi alle difese dell´indagine Rubygate vengono allegati una trentina di scatti estrapolati dai computer delle ragazze della Dimora Olgettina, sequestrati il 14 gennaio scorso.
Nella memoria dell´I-Phone di Barbara Guerra, compare una sequenza di immagini che sembrano riferirsi proprio alle serate del bunga bunga. In una, la Guerra è immortalata in una divisa succinta da poliziotta americana. In altre due fotografie, vengono immortalate altre due ospiti in atteggiamenti saffici.
Fonte
venerdì 18 marzo 2011
“IL PRESIDENTE CI TENEVA MOLTO ALLA PULIZIA, A VOLTE LE MANDAVA A LAVARSI, PERCHÉ LORO EMANAVANO CATTIVO ODORE” - IL CAV. POMPETTA RISCHIA L’INCRIMINAZIONE ANCHE PER IRIS, LA BRASILIANA, MINORENNE E PROSTITUTA
Emilio Fede, Lele Mora in : " vedo Nudo o meglio vedo solo puttane ! "
Ve lo ricordate quel film con Nino Mafredi.." vedo nudo " ebbene a me personalmente,piano,partiamo dal soggetto,la televisione,l'ho buttata via molti anni fà,ci ero per cosi dire affezzionato,internet ne ha preso il posto gratificandomi immensamente,dicevo,ogni tanto vado su you tube,ebbene ogni volta che vedo una bella donna,una splendida immagine femminile,una attrice,una cantante,una ballerina,sorvolo sulle veline che tanto s'è già detto quanto basta,dicevo ogni paio di tette che mi passa davanti e paradossalmente anche quelle incontrate fuori dai media mi spingono all'interrogativo " questa a chi la dà per stare li ? "
A voi capita la stessa cosa ? Non so...mà per me è diventata una ossessione,certi giorni credo che l'altra metà del cielo (per dirla alla cinese) sia costituita da puttane...felici !
Il gatto e la Volpe,Lele Mora ed Emilio Fede sono due dei protagonisti creatori di questo incubo,non entro tanto nel dettaglio perchè i media se ne stanno occupando con una puntualità inesorabile !
Il terribile sospetto che mi avvelena il piacere della contemplazione ha trovato spesso conferme,talvolta dalla viva voce di una attrice " vedevo Berlusconi sfogliare con avidità il book di foto di questa o quella,già in precedenza qualcuno aveva realizato una cernita,tutte le immagini avevano una affinità che balzava immediatamente all'occhio,le misure,tanto di seno,tanto di fianchi...e poi sapevo che la prescelta..."
Quando ci saranno i processi a questi due magnaccia della più infima specie ne sentiremo delle belle,saranno tali i fatti che emergeranno da segnare un'epoca per i decenni a venire.
(ANSA) - 'Sono 3 i milioni di euro che mi ha prestato il presidente Berlusconi, li restituiro' appena posso, ma lui mi ha detto di farlo con calma e che se ho bisogno me ne dara' altri'. Lo ha detto Lele Mora. 'Ho avuto quei soldi lo scorso anno in tre tranche - ha aggiunto - Abbiamo sottoscritto un documento privato'. Il danaro, ha spiegato il manager, e' stato versato su un suo conto in Svizzera, 'dove risiedo dal 2005'. 'Con i primi soldi - ha detto Mora - ho restituito un prestito a Emilio Fede''.
2 - DAL PREMIER ALTRI ASSEGNI A MORA DUE MILIONI E MEZZO A INIZIO 2010...
Piero Colaprico, Emilio Randacio per La Repubblica
Nessuno, salvo la tv del Biscione e Silvio Berlusconi, possono giudicare se Mora abbia o non abbia svolto un «eccellente lavoro a Mediaset». Ma le ultime carte giudiziarie, appena depositate, hanno scoperto due pagamenti inediti. Ammontano alla bella cifra di 2 milioni e 450mila euro. E dimostrano quanto cospicui (e mai spiegati) fossero i flussi di denaro che dal conto personale del premier sono finiti all´agente dello spettacolo.
Ricapitoliamo. Berlusconi, lo scorso gennaio, all´indomani del deposito delle 389 pagine dell´invito a comparire per concussione e prostituzione minorile, prova a sdrammatizzare qualsiasi accusa: il bunga bunga è una barzelletta. A casa sua entra «solo gente perbene». E poi: «Lele Mora? Lo conosco da molti anni per il suo eccellente lavoro a Mediaset. L´ho aiutato in un momento di grande difficoltà economica e di salute e sono orgoglioso di averlo fatto. So che, quando potrà, mi restituirà quanto gli ho prestato».
brtrgrgc06 berlusconi emilio fedeLele Mora e Costantino sulle nevi
L´aiutino di cui Berlusconi si dice orgoglioso, stando alle telefonate tra Emilio Fede e Lele Mora che sembravano il gatto e la volpe, risaliva allo scorso settembre. E cioè in un preciso momento storico. Ruby-Karima aveva parlato con i magistrati, le indagini erano in corso, le serate ad Arcore s´erano fatte più pericolose. E Berlusconi, così si raccontano al telefono Fede e Mora, finalmente accetta di «aiutare» chi, come Mora, garantiva «la riservatezza dei programmi».
Programmi tv? Riservati? Non sono poche le perplessità degli investigatori sul dialogo tra «il gatto e la volpe». Avevano parlato, nelle telefonate, un po´ criptiche, di soldi. Siccome «(Lele) ha paura di quello che gli hanno detto gli avvocati ... va aiutato», e Fede, così racconta, fa anche la cifra a Berlusconi: «Beh (gli ho detto), almeno uno, uno e mezzo»». E c´erano anche delle suddivisioni: «Male che vada è "uno", di cui tu sei "sei" e "quattro" io», suggeriva Fede. In realtà, erano stati trovati tre versamenti da 100mila euro, dalla fine di agosto al 25 ottobre 2010.
Ma lo schema corrispondeva a quello scambio di idee: «Consegna di Spinelli di assegni circolari a Mora Dario, che poi consegna una somma di denaro a Fede Emilio», scrivevano i detective sul passaggio di denaro, tra il direttore del Tg 4 e Mora, che aveva inquietato molto Berlusconi: che c´entrava Fede, in quel «prendere» soldi da Mora? È un mistero non ancora chiarito, nemmeno ad Arcore.
Ma quei soldi risalivano allo scorso autunno. Le nuove carte svelano una «beneficenza» più ampia, e più antica: «Sono stati emessi - si legge nelle carte della polizia giudiziaria - numero tre assegni circolari per un importo di euro 500mila cadauno di cui due versati presso la Bsi Sa di Lugano e uno versato presso il Monte dei Paschi di Siena intestato a Mora Dario».
Le date degli assegni? Il 19 e il 29 marzo del 2010. Quindi siamo all´anno scorso, poco dopo quel 14 febbraio che porta Ruby-Karima ad Arcore: Lele Mora riceve un milione e mezzo da Berlusconi. Ma non è l´unica volta che Berlusconi paga Mora. Esiste una «distinta di richiesta emissione assegni presentata da Giuseppe Spinelli», e cioè il ragioniere di Berlusconi, chiamato anche «Spino», «Spin», e «Spinaus» dalle ragazze della Dimora Olgettina. E su questa distinta, scrivono ancora i detective «si nota la dicitura scritta a penna "Ok per fondi", e sono altri 950mila euro, alla fine del gennaio del 2010.
Quindi, 2 milioni e 450 mila euro nei primi tre mesi del 2010. In quel momento Ruby non era ancora finita in questura (27 maggio) e nessuno, a parte gli «addetti ai lavori», conosce la verità sulle «notti del drago» a Villa San Martino. Quindi, qual è il senso di questo fiume di denaro? Se si tratta dell´aiuto a un «bisognoso» o di qualcos´altro lo stabilirà il processo.
A voi capita la stessa cosa ? Non so...mà per me è diventata una ossessione,certi giorni credo che l'altra metà del cielo (per dirla alla cinese) sia costituita da puttane...felici !
Il gatto e la Volpe,Lele Mora ed Emilio Fede sono due dei protagonisti creatori di questo incubo,non entro tanto nel dettaglio perchè i media se ne stanno occupando con una puntualità inesorabile !
Il terribile sospetto che mi avvelena il piacere della contemplazione ha trovato spesso conferme,talvolta dalla viva voce di una attrice " vedevo Berlusconi sfogliare con avidità il book di foto di questa o quella,già in precedenza qualcuno aveva realizato una cernita,tutte le immagini avevano una affinità che balzava immediatamente all'occhio,le misure,tanto di seno,tanto di fianchi...e poi sapevo che la prescelta..."
Quando ci saranno i processi a questi due magnaccia della più infima specie ne sentiremo delle belle,saranno tali i fatti che emergeranno da segnare un'epoca per i decenni a venire.
SCOPARE COSTA! - 3 MILIONI € TONDI TONDI VERSATI (IN SVIZZERA, ESENTASSE) DAL CAVALIER POMPETTA A LELE MORA, ATTRAVERSO IL BANCOMAT “SPINAUS” SPINELLI, NEI PRIMI MESI DEL 2010, QUANDO RUBY RUBACAZZI COMINCIAVA A FREQUENTARE LA CASA DEL PREMIER - “ERO IN DIFFICOLTÀ, LUI È GENEROSO, SE HO BISOGNO ME NE DARÀ ALTRI”, replica il PORTATORE (MAL)SANO DI VAGONATE DI GNOCCHE PER LE SERATE BUNGA - PER LA SERIE “L’ECONOMIA GIRA”: ‘CON I PRIMI SOLDI HO RESTITUITO un PRESTITO A FEDE’…
LELE MORA: DAL PREMIER 3 MLN IN PRESTITO...(ANSA) - 'Sono 3 i milioni di euro che mi ha prestato il presidente Berlusconi, li restituiro' appena posso, ma lui mi ha detto di farlo con calma e che se ho bisogno me ne dara' altri'. Lo ha detto Lele Mora. 'Ho avuto quei soldi lo scorso anno in tre tranche - ha aggiunto - Abbiamo sottoscritto un documento privato'. Il danaro, ha spiegato il manager, e' stato versato su un suo conto in Svizzera, 'dove risiedo dal 2005'. 'Con i primi soldi - ha detto Mora - ho restituito un prestito a Emilio Fede''.
2 - DAL PREMIER ALTRI ASSEGNI A MORA DUE MILIONI E MEZZO A INIZIO 2010...
Piero Colaprico, Emilio Randacio per La Repubblica
Nessuno, salvo la tv del Biscione e Silvio Berlusconi, possono giudicare se Mora abbia o non abbia svolto un «eccellente lavoro a Mediaset». Ma le ultime carte giudiziarie, appena depositate, hanno scoperto due pagamenti inediti. Ammontano alla bella cifra di 2 milioni e 450mila euro. E dimostrano quanto cospicui (e mai spiegati) fossero i flussi di denaro che dal conto personale del premier sono finiti all´agente dello spettacolo.
Ricapitoliamo. Berlusconi, lo scorso gennaio, all´indomani del deposito delle 389 pagine dell´invito a comparire per concussione e prostituzione minorile, prova a sdrammatizzare qualsiasi accusa: il bunga bunga è una barzelletta. A casa sua entra «solo gente perbene». E poi: «Lele Mora? Lo conosco da molti anni per il suo eccellente lavoro a Mediaset. L´ho aiutato in un momento di grande difficoltà economica e di salute e sono orgoglioso di averlo fatto. So che, quando potrà, mi restituirà quanto gli ho prestato».
brtrgrgc06 berlusconi emilio fedeLele Mora e Costantino sulle nevi
L´aiutino di cui Berlusconi si dice orgoglioso, stando alle telefonate tra Emilio Fede e Lele Mora che sembravano il gatto e la volpe, risaliva allo scorso settembre. E cioè in un preciso momento storico. Ruby-Karima aveva parlato con i magistrati, le indagini erano in corso, le serate ad Arcore s´erano fatte più pericolose. E Berlusconi, così si raccontano al telefono Fede e Mora, finalmente accetta di «aiutare» chi, come Mora, garantiva «la riservatezza dei programmi».
Programmi tv? Riservati? Non sono poche le perplessità degli investigatori sul dialogo tra «il gatto e la volpe». Avevano parlato, nelle telefonate, un po´ criptiche, di soldi. Siccome «(Lele) ha paura di quello che gli hanno detto gli avvocati ... va aiutato», e Fede, così racconta, fa anche la cifra a Berlusconi: «Beh (gli ho detto), almeno uno, uno e mezzo»». E c´erano anche delle suddivisioni: «Male che vada è "uno", di cui tu sei "sei" e "quattro" io», suggeriva Fede. In realtà, erano stati trovati tre versamenti da 100mila euro, dalla fine di agosto al 25 ottobre 2010.
Ma lo schema corrispondeva a quello scambio di idee: «Consegna di Spinelli di assegni circolari a Mora Dario, che poi consegna una somma di denaro a Fede Emilio», scrivevano i detective sul passaggio di denaro, tra il direttore del Tg 4 e Mora, che aveva inquietato molto Berlusconi: che c´entrava Fede, in quel «prendere» soldi da Mora? È un mistero non ancora chiarito, nemmeno ad Arcore.
Ma quei soldi risalivano allo scorso autunno. Le nuove carte svelano una «beneficenza» più ampia, e più antica: «Sono stati emessi - si legge nelle carte della polizia giudiziaria - numero tre assegni circolari per un importo di euro 500mila cadauno di cui due versati presso la Bsi Sa di Lugano e uno versato presso il Monte dei Paschi di Siena intestato a Mora Dario».
Le date degli assegni? Il 19 e il 29 marzo del 2010. Quindi siamo all´anno scorso, poco dopo quel 14 febbraio che porta Ruby-Karima ad Arcore: Lele Mora riceve un milione e mezzo da Berlusconi. Ma non è l´unica volta che Berlusconi paga Mora. Esiste una «distinta di richiesta emissione assegni presentata da Giuseppe Spinelli», e cioè il ragioniere di Berlusconi, chiamato anche «Spino», «Spin», e «Spinaus» dalle ragazze della Dimora Olgettina. E su questa distinta, scrivono ancora i detective «si nota la dicitura scritta a penna "Ok per fondi", e sono altri 950mila euro, alla fine del gennaio del 2010.
Quindi, 2 milioni e 450 mila euro nei primi tre mesi del 2010. In quel momento Ruby non era ancora finita in questura (27 maggio) e nessuno, a parte gli «addetti ai lavori», conosce la verità sulle «notti del drago» a Villa San Martino. Quindi, qual è il senso di questo fiume di denaro? Se si tratta dell´aiuto a un «bisognoso» o di qualcos´altro lo stabilirà il processo.
giovedì 17 marzo 2011
L'UNITA' D'ITALIA ? DA 150 ANNI GRONDA SANGUE DI TERRONI
Da direttore di Gente a paladino del Mezzogiorno col libro sui misfatti dei Savoia, Pino Aprile racconta come i 150 anni dell’Unità d’Italia grondino sangue dei terroni. A lui Al Bano al Festival di Sanremo dedica un inno, ma c’è chi lo minaccia di morte
La rappresentazione plastica di come sia impossibile mettere d’accordo polentoni e terroni l’ho avuta davanti alla vetrina di una libreria di Verona. Siccome per la copertina del suo Terroni , edito da Piemme, Pino Aprile ha scelto una silhouette capovolta dello Stivale, con la Sicilia a nord e la Campania a sud, una zelante commessa ha pensato bene di correggergliela esponendo il volume col titolo a rovescio. In un solo colpo la libraia ha così ristabilito il primato del planisfero, confermato il sottotitolo dell’opera ( Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali» ) e ribadito senza volerlo la battuta di Marco Paolini riportata nelle pagine interne: «Quando non si vuole capire la storia, la si trasforma in geografia». Uscito dalla tipografia Mondadori printing di Cles, Trento, Val di Non (a dimostrazione che l’Italia unita almeno per gli editori è cosa fatta), Terroni è diventato nel giro di dieci mesi bestseller, oggetto di scontro, manifesto dell’orgoglio sudista, testo sacro per i revisionisti del Mezzogiorno, strumento di lotta politica e ora persino brano del Festival di Sanremo: Al Bano, 67 anni, pugliese di Cellino San Marco, inserirà nel suo Cd l’inno Gloria, gloria scritto da Mimmo Cavallo e ispirato al saggio di Aprile, 60 anni, pugliese di Gioia del Colle.
Non basta. Terroni è l’edizione multimediale per iPad, con foto, interviste e spezzoni dal film E li chiamarono briganti di Pasquale Squitieri, in uscita a febbraio. Terroni è lo spettacolo teatrale che andrà in scena il 21 marzo al Quirino di Roma, «per rispondere a Umberto Bossi e alla sua arroganza, per dire basta a questo massacro che dura da 150 anni », proclama dalle pagine di Facebook l’attore- regista Roberto D’Alessandro, cresciuto alla scuola di Gigi Proietti. Terroni , insomma, è tifo da stadio: non a caso l’autore, pur avendo ormai perso il conto delle ristampe («almeno una ventina»),rivela d’averne venduto 150.000 copie, mentre su Wikipedia un biografo infervorato gliene attribuisce addirittura mezzo milione, il che, anche a voler considerare le brossure veicolate da Mondolibri e gli ebook scaricati da Internet, appare piuttosto esagerato.
Pino Aprile è stato vicedirettore di Oggi e poi direttore di Gente . Prima d’avere come target fisso Carolina di Monaco («ho scoperto che era calva: scoop mondiale »),s’era sempre occupato di terrorismo e politica. Da pensionato pensava di dedicarsi alla passione della sua vita: il mare. Ha diretto il mensile Fare vela e ha scritto tre libri dai titoli sanamente monomaniacali: Il mare minore , A mari estremi e Mare, uomini, passioni . Poi gli è scappato Terroni ed è finito nell’oceano in tempesta: «Ho accettato finora quasi 200 presentazioni. Nel frattempo sono giunti all’editore altri 500 inviti. In teoria avrei l’agenda piena di appuntamenti sino alla primavera del 2012, se non ricevessi altre richieste. Invece continuano ad arrivarne. Mi chiamano anche all’estero. La prima trasferta è stata in Svezia, quindi Londra, Zurigo, Manchester, New York... Sono distrutto».
Ma la invitano solo i circoli dei calabresi o anche quelli degli emigrati veneti?
«Università, centri di cultura, associazioni italiane, come la Dante Alighieri».
È il libro di saggistica che resiste da più mesi in classifica o sbaglio?
«Vero. Spero che mi venga perdonato».
Com’è nata l’idea di Terroni?
«Avevo delle domande, cercavo delle risposte. Se davvero a fine Ottocento i meridionali erano poveri, arretrati e oppressi, perché mai reagirono contro i “liberatori” venuti dal Nord con una guerra civile durata a lungo e successivamente con la fuga, emigrando? Solo dopo molti anni ho pensato di farne un libro».
Ha ricevuto offese o minacce?
«Offese tante. Qualcuno mi chiede se non ho paura. E di che? Su Facebook un tale mi ha scritto: “Farai la fine di D’Antona”. Ho cercato di rintracciarlo, ma risultava inesistente. Del resto quella è una lavagna collettiva su cui compare di tutto: un estimatore mi ha dedicato lo slogan pubblicitario “Terroni, non ci sono paragoni”. È seccante la supponenza di chi crede di sapere già tutto e non è nemmeno sfiorato dal dubbio».
Alla presentazione di Torino s’è quasi sfiorata la rissa. «Eravamo nella Sala dei Cinquecento, gli altri sono rimasti in piedi... Una persona ha inveito contro Roberto Calderoli, che non era presente, per gli insulti rivolti dal ministro leghista ai napoletani. Gli interventi di Marcello Sorgi, Massimo Nava e Pietrangelo Buttafuoco sono filati via lisci. Quando ha cominciato a parlare Giordano Bruno Guerri, che ha scritto un libro sul brigantaggio postunitario, la stessa persona lo ha offeso. Lo storico è sceso dal palco per regolare i conti e il contestatore s’è zittito. Meno male: Guerri discende dai pirati etruschi, ha profilo da pugile e mani da cavatore di ciocco».
Si può dire che Terroni abbia fatto venire al Sud la voglia di secessione che fino a ieri serpeggiava solo al Nord?
«No. È stato detto che Terroni incita i meridionali alla sollevazione. Figuriamoci! Il Mezzogiorno non ha voce: tutti i giornali nazionali, eccetto La Repubblica, si pubblicano al Nord e le tre reti televisive private sono di un editore lombardo che, da capo del governo, ha voce in capitolo pure in quelle pubbliche. Per la legge di prossimità, la stampa trova più interessante il miagolio del gatto di casa rispetto al ruggito del leone nella savana. Il Nord scopre che cosa sta accadendo dalle mie parti solo quando s’interroga sul successo di Terroni o del film Benvenuti al Sud . Ma Terroni è il dito che indica la luna, non la luna. Ci sono libri che cambiano il cuore degli uomini. Mi spiace, il mio non è fra questi: sono nato di febbraio e non ho avuto per padre putativo un mite falegname. La voglia di secessione del Sud germoglia come reazione agli insulti dei ministri del Nord. È meno forte e diffusa che in Lombardia o nel Veneto, ma cresce».
Quali sentimenti suscitano in lei i 150 anni dell’Unità d’Italia? «Di delusione, talvolta di disgusto. In quale Paese può restare in carica un ministro che ha trattato la bandiera nazionale come carta igienica? O un sindaco che ha marchiato con simboli di partito la scuola dei bambini? L’Italia unita era da fare, perché ogni volta che cade una frontiera gli uomini diventano più liberi, più ricchi, più sicuri, più felici. Ma non era da fare con una parte del Paese schierata contro l’altra. La ricorrenza dei 150 anni poteva diventare l’occasione per fare onestamente una volta per tutte i conti con la storia. Così non è».
Che cosa pensa dei Savoia?
«Si sono trovati al posto giusto nel momento giusto. Mentre un’esigua minoranza, non più dell’1-2 per cento della popolazione,era animata dal pio desiderio di unificare l’Italia, loro ne avevano l’impellente necessità: strozzati dai debiti, potevano salvarsi solo con l’invasione e il saccheggio del Sud. Lo scrisse nel 1859 il deputato Pier Carlo Boggio, braccio destro di Cavour: “O la guerra o la bancarotta”. Fino al 1860, per ben 126 anni, i Borbone mai aumentarono le tasse. Nel Regno di Napoli erano le più basse di tutti gli Stati preunitari».
Bruno Vespa mi ha confessato la sua sorpresa nello scoprire solo di recente che nel regno borbonico le imposte erano soltanto cinque, contro le 22 introdotte dai Savoia.
«I soldi del Sud ripianarono il buco del Nord. Al tesoro circolante dell’Italiaunita,il Regno delle Due Sicilie contribuì per il 60 per cento, la Lombardia per l’1 virgola qualcosa, il Piemonte per il 4. Negli Stati via via annessi all’Italia nascente, appena arrivavano i piemontesi spariva la cassa».
E di Giuseppe Garibaldi che cosa pensa?
«Romantico avventuriero, di idee forti, semplici, a volte confuse, ma più onesto di altri nel denunciare, solo a cose fatte però, le stragi e le rapine compiute nel Mezzogiorno. Qualche problema di salute, per l’artrosi che gli rendeva doloroso cavalcare: a Napoli arrivò in treno. Qualche disavventura familiare: la giovane sposa incinta di un altro. Qualche pagina oscura nel suo passato sudamericano: la tratta degli schiavi dalla Cina al Perù. Ne hanno fatto un santino. Ma va bene così, ogni nazione ha bisogno dei suoi miti fondanti. Basta sapere chi erano veramente».
E di Camillo Benso conte di Cavour che cosa pensa?
«Grande giocatore, specie nell’imprevisto. Non voleva la conquista del Regno delle Due Sicilie: gli bastavano il Lombardo- Veneto e i Ducati. Già la Toscana gli pareva in più. Ma quando l’avventura meridionale ebbe inizio, in breve la fece propria, persuase il re, neutralizzò Garibaldi, ammansì chi si opponeva. Qualche suo vizietto sarebbe stato da galera. Come molti padri del Risorgimento, non mise mai piede al Sud: lo conosceva per sentito dire».
La peggiore figura del Risorgimento?
«Il generale Enrico Cialdini, poi deputato e senatore del Regno. Un macellaio che menava vanto del numero di meridionali fucilati, delle centinaia di case incendiate, dei paesi rasi al suolo. Prima di diventare eroe pluridecorato del Risorgimento, fu mercenario nella Legione straniera in Portogallo e Spagna. Uccideva i suoi simili a pagamento».
Quali sono gli episodi risorgimentali più rivoltanti,che l’hanno fatta ricredere sulla sua italianità?
«Non si può smettere di essere italiani. Però mi sono dovuto ricredere circa il racconto bello e glorioso sulla nascita del mio Paese che avevo imparato a scuola. Da adolescente fremi d’indignazione per gli indiani sterminati sul Sand Creek e da grande scopri che i fratelli d’Italia nel Meridione fecero di peggio. La mitologia risorgimentale cominciò a vacillare quando lessi La conquista del Sud di Carlo Alianello. Vi si narrava la storia di una donna violentata e lasciata morire da 18 bersaglieri, che già le avevano ammazzato il marito. Il figlioletto che assistette alla scena, divenuto adolescente,si vantava d’aver ucciso per vendetta 18 soldati di re Vittorio Emanuele a Custoza. Poi il massacro di Pontelandolfo e Casalduni, 5.000 abitanti il primo, 3.000 il secondo, due delle decine di paesi distrutti, con libertà di stupro e di saccheggio lasciata dal Cialdini ai suoi soldati, fucilazioni di massa, torture, le abitazioni date alle fiamme con la gente all’interno. E le migliaia di meridionali squagliati nella calce viva a Fenestrelle, una fortezza-lager a una settantina di chilometri da Torino, a 1.200 metri di quota, battuta da venti gelidi, dove la vita media degli internati non superava i tre mesi. Per garantire ulteriore tormento ai prigionieri, erano state divelte le finestre dei dormitori. Viva l’Italia!».
Gianfranco Miglio, ideologo della Lega, mi confidò che era ancora terrorizzato da certe storie atroci udite da bambino, quando il nonno gli raccontava che, giovane bersagliere in Calabria, aveva trovato un suo commilitone crocifisso su un termitaio dai briganti.
«Le ha anche raccontato che cos’aveva fatto quel bersagliere? Era in un Paese invaso senza manco la dichiarazione di guerra. Maria Izzo, la più bella di Pontelandolfo, fu legata nuda a un albero, con le gambe divaricate, stuprata a turno dai bersaglieri e poi finita con una baionettata nella pancia. A Palermo uccisero sotto tortura un muto dalla nascita perché si rifiutava di parlare. Riferirono in Parlamento d’aver fucilato, in un anno, 15.600 meridionali: uno ogni 14 minuti, per dieci ore al giorno, 365 giorni su 365. Ma il conto delle vittime viene prudentemente stimato in almeno 100.000 da Giordano Bruno Guerri. Altri calcoli arrivano a diverse centinaia di migliaia. La Civiltà Cattolica , rivista dei gesuiti, nel 1861 scrisse che furono oltre un milione. La cifra vera non si saprà mai».
Da Terroni :«“Ottentotti”, “irochesi”, “beduini”, “peggio che Affrica”, “degenerati”, “ritardati”, “selvaggi”, “degradati”: così i meridionali vennero definiti, e descritti con tratti animaleschi, dai fratelli del Nord scesi a liberarli». Io sono veneto. Ha idea di quante ce ne hanno dette e ce ne dicono? Razzisti, analfabeti, beoti, ubriaconi, bestemmiatori, evasori fiscali, sfruttatori di clandestini. Non crede che se cominciamo a tenere questo genere di contabilità, non la finiamo più?
«Devono finirla i Bossi, i Calderoli, i Borghezio, i Salvini, i Brunetta. Quella degradazione dei meridionali ad animali preparò e giustificò il genocidio. Ricordo le parole di un intellettuale di Sarajevo: “Non è stato il fracasso dei cannoni a uccidere la Jugoslavia. È stato il silenzio. Il silenzio sul linguaggio della violenza, prima che sulla violenza”. Un ministro della Repubblica ha minacciato il ricorso ai fucili. In Italia, adesso. Non a Sarajevo, allora».
Lei scrive che Luigi Federico Menabrea, presidente del Consiglio dei ministri del Regno, nel 1868 voleva deportare in Patagonia i meridionali sospettati di brigantaggio. Che cosa dovrebbero dire i veneti deportati per davvero da Benito Mussolini nelle malariche paludi pontine per bonificarle?
«Menabrea voleva deportare i meridionali per sterminarli. I veneti nelle paludi pontine non furono deportati: ebbero lavoro, casa, terra risanata con i soldi di tutti e a danno di quelli che vi morivano di malaria da secoli per trarne pane. Ma vediamo il lato positivo: fra poveri s’incontrarono.E dove il sangue si mischia, nasce la bellezza. La provincia oggi chiamata Latina ha dato all’Italia la più alta concentrazione di miss da calendario per chilometro quadrato. E pure Santa Maria Goretti, che si fece uccidere per difendere la propria femminilità».
Scrive anche: «La Calabria non appartiene, geologicamente, al Mezzogiorno, ma al sistema alpino: si staccò con la Corsica dalla regione ligure-provenzale e migrò, sino a incastrarsi fra Sicilia e Pollino». Recrimina persino sull’orografia?
«O è un modo per dire che a Sud vogliono venirci tutti?».
Si dilunga sul caso di Mongiana, che in effetti è impressionante. Però che cosa dimostra? Da Nord a Sud, ogni distretto industriale piange i suoi dinosauri.
«Mongiana, in Calabria, era la capitale siderurgica d’Italia e oggi contende alla confinante Nardodipace lo scomodo primato di Comune più povero d’Italia. I mongianesi, sradicati dal loro paese, si sono trovati a lavorare nelle fonderie del Bresciano: 150 famiglie, circa 500 persone, solo a Lumezzane, che è ormai la vera Mongiana. Dove prima 1.500 operai e tecnici siderurgici specializzati rendevano autosufficiente l’industria pesante del Regno delle Due Sicilie, adesso non è rimasto neppure un fabbro. Il più ricco distretto minerario della penisola fu soppresso dal governo unitario per un grave difetto strutturale: si trovava nel posto sbagliato, nel Meridione. Il Sud non doveva far concorrenza al Nord nella produzione di merci. E questo fu imposto con le armi e una legislazione squilibrata a danno del Mezzogiorno. La vicenda di Mongiana è esemplare, nell’impossibilità di raccontare tutto. Ma accadde la stessa cosa con la cantieristica navale, l’industria ferroviaria, l’agricoltura».
In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la città di Gaeta vuol chiedere un risarcimento per l’assedio savoiardo del 1861: 500 milioni di euro. Mi ricorda il Veneto, che pretende i danni di guerra dalla Francia per il saccheggio napoleonico del 1797: 1.033 miliardi di euro.
«C’è una differenza: al risarcimento di Gaeta s’impegnò il luogotenente, principe di Carignano, in nome del quale il generale Cialdini, responsabile di quelle macerie, garantì per iscritto: “Il Governo di Sua Maestà provvederà all’equo e maggiore possibile risarcimento”. Quando gli amministratori comunali andarono per riscuotere, il nuovo luogotenente, Luigi Farini, già distintosi con moglie e figlia nel patriottico furto dell’argenteria dei duchi di Parma, consigliò loro di rivolgersi “alla carità nazionale”».
Lei è arrivato al punto da dichiarare che Giulio Tremonti ruba al Sud per dare al Nord. Forse dimentica che il Veneto ha solo 225 dirigenti regionali mentre la Sicilia ne ha 2.150. L’855 per cento in più. Che si aggiungono ai 100.000 dipendenti ordinari. Allora le chiedo: chi ruba a chi, se non altro lo stipendio?
«I fondi per le aree sottoutilizzate sono, per legge, all’85 per cento del Sud, e invece sono stati abbondantemente spesi al Nord. I 3,5 miliardi di euro con cui è stata abbuonata l’Ici a tutt’Italia erano quelli destinati alle strade dissestate di Calabria e Sicilia. I cittadini della Val d’Aosta spendono il 10.195 per cento in più della Lombardia, pro capite, per i dipendenti regionali. Ma è una ragione a statuto speciale, si obietta. Giusto. Pure la Sicilia lo è. Il che non assolve né l’una né l’altra. Ma il paragone si fa sempre con l’altra».
Il sociologo Luca Ricolfi in Il sacco del Nord documenta che ogni anno 50 miliardidi euro lasciano le regioni settentrionali diretti al Sud. E lei me lo chiama furto?
«Intanto i conti andrebbero fatti sui 150 anni. E poi lo stesso Ricolfi spiega che quei dati, valutati diversamente, portano a conclusioni diametralmente opposte. Non tutti sono d’accordo sul metodo scelto da Ricolfi. Vada a farsi due chiacchiere col professor Gianfranco Viesti, bocconiano che insegna politica economica all’Università di Bari».
S’ode a destra uno squillo di tromba: Terroni. A sinistra risponde uno squillo: Viva l’Italia! di Aldo Cazzullo. Che l’ha accusata d’aver paragonato i piemontesi ai nazisti solo per vendere più copie.
«Incapace di tanta eleganza, a Cazzullo confesso che scrivo nella speranza di essere letto. E non capisco perché il suo editore spenda tanti soldi per pubblicizzare Viva l’Italia! se lo scopo è quello di non vendere copie. Il mio libro s’è imposto col passaparola».
Non nominare il nome di Marzabotto invano, le ha ricordato Cazzullo.
«Che differenza c’è fra Pontelandolfo e Marzabotto? Mettiamola così: il mio editore ha nascosto l’esistenza di Terroni , l’editore di Cazzullo ha fatto il contrario. Nessuno dei due ha ottenuto il risultato sperato».
Anche Ernesto Galli della Loggia e Francesco Merlo hanno maltrattato il suo pamphlet.
«Libera critica in libero Stato: non si può piacere a tutti. A me piace non piacere a Galli della Loggia, per esempio. Prima ha parlato di “fantasiose ricostruzioni”. Poi, al pari di Merlo e di qualche altro, ha obiettato che le stragi risorgimentali nel Sud erano note e da considerarsi “normali” in tempo di guerra. A parte che a scuola tuttora non vengono studiate, allora scusiamoci con i criminali nazisti Herbert Kappler e Walter Reder per l’ingiusta detenzione; critichiamo gli Stati Uniti che hanno inflitto l’ergastolo all’ufficiale americano responsabile dell’eccidio di My Lai in Vietnam; chiediamoci perché si condanni il massacro dei curdi a opera di Saddam Hussein. Insomma, solo l’uccisione in massa dei meridionali è “normale”?».
Sergio Romano sul Corriere della Sera s’è dichiarato infastidito dai «lettori meridionali che deplorano i soprusi dei piemontesi, l’arroganza del Nord, il sacco del Sud, e rimpiangono una specie di età dell’oro durante la quale i Borbone di Napoli avrebbero fatto del loro regno un modello di equità sociale e sviluppo economico». E vi ha ricordato che, per unanime consensodell’Europa d’allora, «il Regno delle Due Sicilie era uno degli Stati peggio governati da una aristocrazia retriva, paternalista e bigotta».
«Senta, foss’anche tutto vero, e non lo è, questo giustifica invasione, saccheggio e strage? Mi pare la tipica autoassoluzione del colonizzatore: ti distruggo e ti derubo, però lo faccio per il tuo bene, neh? Infatti, l’Italia riconoscente depone ogni anno una corona d’alloro dinanzi alla lapide che ricorda il colonnello vicentino Pier Eleonoro Negri, il carnefice di Pontelandolfo e Casalduni, e nega ai paesi ridotti in cenere - rimasero in piedi solo tre case - persino il rispetto per la memoria».
Lei ha fatto il servizio militare?
«Arruolato, C4 rosso, se non ricordo male: mi dissero che, se fosse scoppiata la guerra, sarei finito in ufficio. I miei polmoni non davano affidamento: postumi di Tbc e quattro pacchetti di Gauloises al giorno».
Se scoppiasse una guerra, difenderebbe l’Italia o no?
«Oh, ma che domande sono? Lo chieda a Bossi e a Calderoli! Io sono un italiano che pretende la verità critica su com’è nato il suo Paese e la fine della sperequazione e degli insulti a danno del Sud. La questione meridionale non esisteva 150 anni fa, il Consiglio nazionale delle ricerche ha dimostrato che prodotto lordo e pro capite erano uguali al Nord e al Sud. I meridionali, con un terzo della popolazione, diedero circa la metà dei caduti nelle trincee della prima guerra mondiale».
Silvius Magnago, lo storico leader della Svp, mi disse: «La patria è quella cui si sente di appartenere con il cuore. La mia Heimat è il Tirolo. Heimat, terra natia. Voi italiani non possedete questo concetto. Non potete capire». Che cosa significa patria per lei? E qual è la sua Heimat?
«Lo dico nell’esergo del mio libro, con parole rubate allo scrittore francese Emmanuel Roblès: patria è “là dove vuoi vivere senza subire né infliggere umiliazione” ».
Sarebbe favorevole a un’Italia divisa in cantoni, come la Svizzera?
«No. Una frontiera non migliora gli uomini. Al più, può peggiorarli. Ma se la Lega, dopo vent’anni di strappi, recidesse l’ultimo filo che tiene ancora unito il Paese, un attimo prima il Sud dovrebbe andarsene, contrattando l’uscita, per evitare di essere derubato di nuovo».
Su quali basi andrebberifatta l’Unità d’Italia?
«Eque. La forma garantisce poco la sostanza: vada a spiegare ai giovani che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. O che la legge è uguale per tutti. O che le Ferrovie dello Stato assicurano il servizio in tutto il Paese: Matera, amena località europea, è ignota alle Fs, lì il treno non è mai arrivato».
Fosse lei il presidente del Consiglio, che farebbe per ripulire Napoli dai rifiuti?
«Nominerei commissario Vincenzo Cenname, il sindaco che ha fatto di Camigliano, provincia di Caserta, un esempio virtuoso nello smaltimento, grazie alla raccolta differenziata che copre il 65 per cento del totale. Cenname s’è rifiutato di affidarne la gestione a un ente provinciale, la cui inefficienza è testimoniata dalle immondizie che vengono lasciate nelle strade per scoraggiare la raccolta differenziata a favore degli inceneritori. Per questo Cenname è stato rimosso dal prefetto, quasi fosse a capo d’una Giunta camorrista».
Siamo alla domanda delle cento pistole: i terroni hanno voglia di lavorare sì o no?
«Capisco che la domanda lei deve porla e immagino che le costi dar voce agli imbecilli. Se fossi maleducato, risponderei: ma mi faccia il piacere! Non lo sono e quindi rispondo: quei 5 milioni di meridionali che stanno nelle fabbriche del Nord, dall’abruzzese Sergio Marchionne in giù, come li vede? Sfaticati? Quei 20 milioni di emigrati nel mondo, che per la prima volta nella loro storia millenaria presero la via dell’esilio volontario dopo i disastri dell’Unità d’Italia, sono andati altrove a far nulla? La mia regione fu l’unica in cui per l’aridità della terra fallì il sistema di produzione dell’impero romano, imperniato sulla villa. Ebbene di quei deserta Apuliae , deserti di Puglia, la mia gente nel corso dei secoli, col sudore della fronte, ha fatto un giardino, rubando l’umidità alla notte con i muretti di pietra e piantando 60 milioni di ulivi. Mica come Bossi, che non ha lavorato un giorno in vita sua. Anzi, sa che le dico, senza offesa, eh? Ma mi faccia il piacere!».
Il 52 per cento della popolazione di Terzigno, provincia di Napoli, campa a carico dell’Inps. Sarà mica colpa dell’Inps? «Se mi togli tutto, mi attacco a quello che c’è. Assistenza? Assistenza! Non mi piace, ma non ho altra scelta. A Parma, 170.000 abitanti, il ministero ha deciso di erogare lo stesso i soldi per la metropolitana progettata per 24 milioni di utenti, poi ridotti a 8, infine abbandonata, per vergogna, spero, nonostante lo studio costato 30 milioni di euro. È la città della Parmalat, la peggior truffa di tutti i tempi. Però la truffa del falso invalido scandalizza maggiormente. Be’, a me le truffe danno fastidio tutte. Quella del povero la capisco di più».
La metà delle cause contro l’Inps si concentra in sei città del Sud: Foggia, Napoli, Bari, Roma, Lecce e Taranto. A Foggia è pendente circail 15 per cento dell’intero contenzioso nazionale dell’istituto. Tutti i 46.000 braccianti iscritti alle liste di Foggia hanno fatto causa all’Inps. Dipenderà mica dai Savoia.
«Per quanto possa sborsare l’Inps da Terzigno a Lecce, non si arriverà mai ai miliardi di euro che ci costano le multe pagate per colpa degli allevatori padani disonesti, grandi elettori della Lega. O assolviamo tutti, ed è sbagliato, o condanniamo quelli che lo meritano. Con una differenza: la truffa delle quote latte è già accertata. Aspettiamo di vedere come finiscono i procedimenti contro l’Inps».
C’è poco da aspettare: a Foggia, su 122.000 cause presentate, 25.000 sono state spontaneamente ritirate dagli avvocati. Erano state avviate per lo più a nome di persone morte o inesistenti.
«Ma non è detto che tutte le altre siano immotivate. Ripeto: aspettiamo».
Non sarà che lei mi diventa il Bossi del Sud?
«Già l’accostamento è offensivo. Io non giudico il mio prossimo dalla latitudine e ho sempre lavorato; né ho festeggiato tre volte la laurea, senza mai prenderla. Mi hanno offerto candidature, ma ho ringraziato e rifiutato, perché inadatto: sono incensurato, ho pagato la casa con i miei soldi e voglio morire giornalista».
Eppure Giordano Bruno Guerri ha scritto che Terroni è sostenuto da piccoli ma combattivi gruppi neoborbonici e dal Partito del Sud di Antonio Ciano, assessore a Gaeta, e potrebbe diventare il testo sacro di una futura Lega meridionale, contrapposta a quella di Bossi.
«Il libro, una volta uscito, va per la sua strada, come i figli. Non puoi dirgli tu dove andare. Terroni non è sostenuto: è letto. E chi lo legge ne fa l’uso che vuole, a patto di non attribuirlo a me. Stimo Ciano e seguo con attenzione il Partito del Sud, i Neoborbonici, l’Mpa del governatore siciliano Raffaele Lombardo, l’associazione Io resto in Calabria di Pippo Callipo, il movimento Io Sud di Adriana Poli Bortone. Ma resto un osservatore interessato ed esterno. Ero anche amico di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso dalla camorra con nove colpi di pistola. Ricordo i suoi funerali, con quei fogli tutti uguali attaccati alle saracinesche dei negozi chiusi e ai portoni delle case: “Angelo,il paese muore con te”. Oggi per fortuna Pollica va avanti nel suo nome. In una ventina d’anni da sindaco, Angelo aveva arricchito tutti, senza distruggere niente del territorio, vero capitale del paese. Ammiravo il suo coraggio, la sua fantasia, la sua capacità di trasformare le idee in fatti. Ho pianto accompagnandolo al cimitero. Se avesse potuto vedermi, si sarebbe messo a ridere».
Per chi vota?
«La prima volta votai Dc per ingenuità, su consiglio d’un amico. Delusione feroce. Poi a sinistra, senza mai avere un partito, cosa che ritengo incompatibile col giornalismo. Infine quasi stabilmente per i repubblicani di La Malfa, padre, ovviamente. Alle prossime elezioni forse non voterò, anche se so di fare un regalo ai peggiori».
Non mi pare che la sinistra, con l’unico presidente del Consiglio originario di Gallipoli, abbia migliorato la condizione del Sud.
«Massimo D’Alema ha il collegio elettorale a Gallipoli e la moglie pugliese. Ma è romano. E poi, ripeto, l’essere di qui o di là non significa nulla. Il meridionalismo è una dottrina solo italiana, nel mondo. È stata praticata da uomini eccelsi per cultura e moralità,ma è un’invenzione di italiani del Nord, specie lombardi. Solo dopo una generazione sono sorti i meridionalisti meridionali. Che mi frega di dove sei? Fammi vedere cosa fai!».
Lei lamenta l’invasione burocratica piemontese del Meridione, però Mario Cervi le ha ricordato che oggi il Sud amministra col proprio personale la macchina burocratica e giudiziaria dello Stato nell’Italia intera. E i risultati non sono brillanti. «Tutti, ma proprio tutti gli enti, le banche, le aziende pubbliche o parapubbliche d’Italia sono in mano a settentrionali, in particolare lombardi, a parte un napoletano e tre romani. Vuol dire che se cotanti capi non riescono a raggiungere buoni risultati la colpa è dei sottoposti? Se si vince è bravo il generale e se si perde sono cattivi i soldati? Quando dirigevo un giornale, la mia regola era: chiunque abbia sbagliato, la colpa è mia».
Stefano Lorenzetto
Fonte: www.ilgiornale.it/
La rappresentazione plastica di come sia impossibile mettere d’accordo polentoni e terroni l’ho avuta davanti alla vetrina di una libreria di Verona. Siccome per la copertina del suo Terroni , edito da Piemme, Pino Aprile ha scelto una silhouette capovolta dello Stivale, con la Sicilia a nord e la Campania a sud, una zelante commessa ha pensato bene di correggergliela esponendo il volume col titolo a rovescio. In un solo colpo la libraia ha così ristabilito il primato del planisfero, confermato il sottotitolo dell’opera ( Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del Sud diventassero «meridionali» ) e ribadito senza volerlo la battuta di Marco Paolini riportata nelle pagine interne: «Quando non si vuole capire la storia, la si trasforma in geografia». Uscito dalla tipografia Mondadori printing di Cles, Trento, Val di Non (a dimostrazione che l’Italia unita almeno per gli editori è cosa fatta), Terroni è diventato nel giro di dieci mesi bestseller, oggetto di scontro, manifesto dell’orgoglio sudista, testo sacro per i revisionisti del Mezzogiorno, strumento di lotta politica e ora persino brano del Festival di Sanremo: Al Bano, 67 anni, pugliese di Cellino San Marco, inserirà nel suo Cd l’inno Gloria, gloria scritto da Mimmo Cavallo e ispirato al saggio di Aprile, 60 anni, pugliese di Gioia del Colle.
Non basta. Terroni è l’edizione multimediale per iPad, con foto, interviste e spezzoni dal film E li chiamarono briganti di Pasquale Squitieri, in uscita a febbraio. Terroni è lo spettacolo teatrale che andrà in scena il 21 marzo al Quirino di Roma, «per rispondere a Umberto Bossi e alla sua arroganza, per dire basta a questo massacro che dura da 150 anni », proclama dalle pagine di Facebook l’attore- regista Roberto D’Alessandro, cresciuto alla scuola di Gigi Proietti. Terroni , insomma, è tifo da stadio: non a caso l’autore, pur avendo ormai perso il conto delle ristampe («almeno una ventina»),rivela d’averne venduto 150.000 copie, mentre su Wikipedia un biografo infervorato gliene attribuisce addirittura mezzo milione, il che, anche a voler considerare le brossure veicolate da Mondolibri e gli ebook scaricati da Internet, appare piuttosto esagerato.
Pino Aprile è stato vicedirettore di Oggi e poi direttore di Gente . Prima d’avere come target fisso Carolina di Monaco («ho scoperto che era calva: scoop mondiale »),s’era sempre occupato di terrorismo e politica. Da pensionato pensava di dedicarsi alla passione della sua vita: il mare. Ha diretto il mensile Fare vela e ha scritto tre libri dai titoli sanamente monomaniacali: Il mare minore , A mari estremi e Mare, uomini, passioni . Poi gli è scappato Terroni ed è finito nell’oceano in tempesta: «Ho accettato finora quasi 200 presentazioni. Nel frattempo sono giunti all’editore altri 500 inviti. In teoria avrei l’agenda piena di appuntamenti sino alla primavera del 2012, se non ricevessi altre richieste. Invece continuano ad arrivarne. Mi chiamano anche all’estero. La prima trasferta è stata in Svezia, quindi Londra, Zurigo, Manchester, New York... Sono distrutto».
Ma la invitano solo i circoli dei calabresi o anche quelli degli emigrati veneti?
«Università, centri di cultura, associazioni italiane, come la Dante Alighieri».
È il libro di saggistica che resiste da più mesi in classifica o sbaglio?
«Vero. Spero che mi venga perdonato».
Com’è nata l’idea di Terroni?
«Avevo delle domande, cercavo delle risposte. Se davvero a fine Ottocento i meridionali erano poveri, arretrati e oppressi, perché mai reagirono contro i “liberatori” venuti dal Nord con una guerra civile durata a lungo e successivamente con la fuga, emigrando? Solo dopo molti anni ho pensato di farne un libro».
Ha ricevuto offese o minacce?
«Offese tante. Qualcuno mi chiede se non ho paura. E di che? Su Facebook un tale mi ha scritto: “Farai la fine di D’Antona”. Ho cercato di rintracciarlo, ma risultava inesistente. Del resto quella è una lavagna collettiva su cui compare di tutto: un estimatore mi ha dedicato lo slogan pubblicitario “Terroni, non ci sono paragoni”. È seccante la supponenza di chi crede di sapere già tutto e non è nemmeno sfiorato dal dubbio».
Alla presentazione di Torino s’è quasi sfiorata la rissa. «Eravamo nella Sala dei Cinquecento, gli altri sono rimasti in piedi... Una persona ha inveito contro Roberto Calderoli, che non era presente, per gli insulti rivolti dal ministro leghista ai napoletani. Gli interventi di Marcello Sorgi, Massimo Nava e Pietrangelo Buttafuoco sono filati via lisci. Quando ha cominciato a parlare Giordano Bruno Guerri, che ha scritto un libro sul brigantaggio postunitario, la stessa persona lo ha offeso. Lo storico è sceso dal palco per regolare i conti e il contestatore s’è zittito. Meno male: Guerri discende dai pirati etruschi, ha profilo da pugile e mani da cavatore di ciocco».
Si può dire che Terroni abbia fatto venire al Sud la voglia di secessione che fino a ieri serpeggiava solo al Nord?
«No. È stato detto che Terroni incita i meridionali alla sollevazione. Figuriamoci! Il Mezzogiorno non ha voce: tutti i giornali nazionali, eccetto La Repubblica, si pubblicano al Nord e le tre reti televisive private sono di un editore lombardo che, da capo del governo, ha voce in capitolo pure in quelle pubbliche. Per la legge di prossimità, la stampa trova più interessante il miagolio del gatto di casa rispetto al ruggito del leone nella savana. Il Nord scopre che cosa sta accadendo dalle mie parti solo quando s’interroga sul successo di Terroni o del film Benvenuti al Sud . Ma Terroni è il dito che indica la luna, non la luna. Ci sono libri che cambiano il cuore degli uomini. Mi spiace, il mio non è fra questi: sono nato di febbraio e non ho avuto per padre putativo un mite falegname. La voglia di secessione del Sud germoglia come reazione agli insulti dei ministri del Nord. È meno forte e diffusa che in Lombardia o nel Veneto, ma cresce».
Quali sentimenti suscitano in lei i 150 anni dell’Unità d’Italia? «Di delusione, talvolta di disgusto. In quale Paese può restare in carica un ministro che ha trattato la bandiera nazionale come carta igienica? O un sindaco che ha marchiato con simboli di partito la scuola dei bambini? L’Italia unita era da fare, perché ogni volta che cade una frontiera gli uomini diventano più liberi, più ricchi, più sicuri, più felici. Ma non era da fare con una parte del Paese schierata contro l’altra. La ricorrenza dei 150 anni poteva diventare l’occasione per fare onestamente una volta per tutte i conti con la storia. Così non è».
Che cosa pensa dei Savoia?
«Si sono trovati al posto giusto nel momento giusto. Mentre un’esigua minoranza, non più dell’1-2 per cento della popolazione,era animata dal pio desiderio di unificare l’Italia, loro ne avevano l’impellente necessità: strozzati dai debiti, potevano salvarsi solo con l’invasione e il saccheggio del Sud. Lo scrisse nel 1859 il deputato Pier Carlo Boggio, braccio destro di Cavour: “O la guerra o la bancarotta”. Fino al 1860, per ben 126 anni, i Borbone mai aumentarono le tasse. Nel Regno di Napoli erano le più basse di tutti gli Stati preunitari».
Bruno Vespa mi ha confessato la sua sorpresa nello scoprire solo di recente che nel regno borbonico le imposte erano soltanto cinque, contro le 22 introdotte dai Savoia.
«I soldi del Sud ripianarono il buco del Nord. Al tesoro circolante dell’Italiaunita,il Regno delle Due Sicilie contribuì per il 60 per cento, la Lombardia per l’1 virgola qualcosa, il Piemonte per il 4. Negli Stati via via annessi all’Italia nascente, appena arrivavano i piemontesi spariva la cassa».
E di Giuseppe Garibaldi che cosa pensa?
«Romantico avventuriero, di idee forti, semplici, a volte confuse, ma più onesto di altri nel denunciare, solo a cose fatte però, le stragi e le rapine compiute nel Mezzogiorno. Qualche problema di salute, per l’artrosi che gli rendeva doloroso cavalcare: a Napoli arrivò in treno. Qualche disavventura familiare: la giovane sposa incinta di un altro. Qualche pagina oscura nel suo passato sudamericano: la tratta degli schiavi dalla Cina al Perù. Ne hanno fatto un santino. Ma va bene così, ogni nazione ha bisogno dei suoi miti fondanti. Basta sapere chi erano veramente».
E di Camillo Benso conte di Cavour che cosa pensa?
«Grande giocatore, specie nell’imprevisto. Non voleva la conquista del Regno delle Due Sicilie: gli bastavano il Lombardo- Veneto e i Ducati. Già la Toscana gli pareva in più. Ma quando l’avventura meridionale ebbe inizio, in breve la fece propria, persuase il re, neutralizzò Garibaldi, ammansì chi si opponeva. Qualche suo vizietto sarebbe stato da galera. Come molti padri del Risorgimento, non mise mai piede al Sud: lo conosceva per sentito dire».
La peggiore figura del Risorgimento?
«Il generale Enrico Cialdini, poi deputato e senatore del Regno. Un macellaio che menava vanto del numero di meridionali fucilati, delle centinaia di case incendiate, dei paesi rasi al suolo. Prima di diventare eroe pluridecorato del Risorgimento, fu mercenario nella Legione straniera in Portogallo e Spagna. Uccideva i suoi simili a pagamento».
Quali sono gli episodi risorgimentali più rivoltanti,che l’hanno fatta ricredere sulla sua italianità?
«Non si può smettere di essere italiani. Però mi sono dovuto ricredere circa il racconto bello e glorioso sulla nascita del mio Paese che avevo imparato a scuola. Da adolescente fremi d’indignazione per gli indiani sterminati sul Sand Creek e da grande scopri che i fratelli d’Italia nel Meridione fecero di peggio. La mitologia risorgimentale cominciò a vacillare quando lessi La conquista del Sud di Carlo Alianello. Vi si narrava la storia di una donna violentata e lasciata morire da 18 bersaglieri, che già le avevano ammazzato il marito. Il figlioletto che assistette alla scena, divenuto adolescente,si vantava d’aver ucciso per vendetta 18 soldati di re Vittorio Emanuele a Custoza. Poi il massacro di Pontelandolfo e Casalduni, 5.000 abitanti il primo, 3.000 il secondo, due delle decine di paesi distrutti, con libertà di stupro e di saccheggio lasciata dal Cialdini ai suoi soldati, fucilazioni di massa, torture, le abitazioni date alle fiamme con la gente all’interno. E le migliaia di meridionali squagliati nella calce viva a Fenestrelle, una fortezza-lager a una settantina di chilometri da Torino, a 1.200 metri di quota, battuta da venti gelidi, dove la vita media degli internati non superava i tre mesi. Per garantire ulteriore tormento ai prigionieri, erano state divelte le finestre dei dormitori. Viva l’Italia!».
Gianfranco Miglio, ideologo della Lega, mi confidò che era ancora terrorizzato da certe storie atroci udite da bambino, quando il nonno gli raccontava che, giovane bersagliere in Calabria, aveva trovato un suo commilitone crocifisso su un termitaio dai briganti.
«Le ha anche raccontato che cos’aveva fatto quel bersagliere? Era in un Paese invaso senza manco la dichiarazione di guerra. Maria Izzo, la più bella di Pontelandolfo, fu legata nuda a un albero, con le gambe divaricate, stuprata a turno dai bersaglieri e poi finita con una baionettata nella pancia. A Palermo uccisero sotto tortura un muto dalla nascita perché si rifiutava di parlare. Riferirono in Parlamento d’aver fucilato, in un anno, 15.600 meridionali: uno ogni 14 minuti, per dieci ore al giorno, 365 giorni su 365. Ma il conto delle vittime viene prudentemente stimato in almeno 100.000 da Giordano Bruno Guerri. Altri calcoli arrivano a diverse centinaia di migliaia. La Civiltà Cattolica , rivista dei gesuiti, nel 1861 scrisse che furono oltre un milione. La cifra vera non si saprà mai».
Da Terroni :«“Ottentotti”, “irochesi”, “beduini”, “peggio che Affrica”, “degenerati”, “ritardati”, “selvaggi”, “degradati”: così i meridionali vennero definiti, e descritti con tratti animaleschi, dai fratelli del Nord scesi a liberarli». Io sono veneto. Ha idea di quante ce ne hanno dette e ce ne dicono? Razzisti, analfabeti, beoti, ubriaconi, bestemmiatori, evasori fiscali, sfruttatori di clandestini. Non crede che se cominciamo a tenere questo genere di contabilità, non la finiamo più?
«Devono finirla i Bossi, i Calderoli, i Borghezio, i Salvini, i Brunetta. Quella degradazione dei meridionali ad animali preparò e giustificò il genocidio. Ricordo le parole di un intellettuale di Sarajevo: “Non è stato il fracasso dei cannoni a uccidere la Jugoslavia. È stato il silenzio. Il silenzio sul linguaggio della violenza, prima che sulla violenza”. Un ministro della Repubblica ha minacciato il ricorso ai fucili. In Italia, adesso. Non a Sarajevo, allora».
Lei scrive che Luigi Federico Menabrea, presidente del Consiglio dei ministri del Regno, nel 1868 voleva deportare in Patagonia i meridionali sospettati di brigantaggio. Che cosa dovrebbero dire i veneti deportati per davvero da Benito Mussolini nelle malariche paludi pontine per bonificarle?
«Menabrea voleva deportare i meridionali per sterminarli. I veneti nelle paludi pontine non furono deportati: ebbero lavoro, casa, terra risanata con i soldi di tutti e a danno di quelli che vi morivano di malaria da secoli per trarne pane. Ma vediamo il lato positivo: fra poveri s’incontrarono.E dove il sangue si mischia, nasce la bellezza. La provincia oggi chiamata Latina ha dato all’Italia la più alta concentrazione di miss da calendario per chilometro quadrato. E pure Santa Maria Goretti, che si fece uccidere per difendere la propria femminilità».
Scrive anche: «La Calabria non appartiene, geologicamente, al Mezzogiorno, ma al sistema alpino: si staccò con la Corsica dalla regione ligure-provenzale e migrò, sino a incastrarsi fra Sicilia e Pollino». Recrimina persino sull’orografia?
«O è un modo per dire che a Sud vogliono venirci tutti?».
Si dilunga sul caso di Mongiana, che in effetti è impressionante. Però che cosa dimostra? Da Nord a Sud, ogni distretto industriale piange i suoi dinosauri.
«Mongiana, in Calabria, era la capitale siderurgica d’Italia e oggi contende alla confinante Nardodipace lo scomodo primato di Comune più povero d’Italia. I mongianesi, sradicati dal loro paese, si sono trovati a lavorare nelle fonderie del Bresciano: 150 famiglie, circa 500 persone, solo a Lumezzane, che è ormai la vera Mongiana. Dove prima 1.500 operai e tecnici siderurgici specializzati rendevano autosufficiente l’industria pesante del Regno delle Due Sicilie, adesso non è rimasto neppure un fabbro. Il più ricco distretto minerario della penisola fu soppresso dal governo unitario per un grave difetto strutturale: si trovava nel posto sbagliato, nel Meridione. Il Sud non doveva far concorrenza al Nord nella produzione di merci. E questo fu imposto con le armi e una legislazione squilibrata a danno del Mezzogiorno. La vicenda di Mongiana è esemplare, nell’impossibilità di raccontare tutto. Ma accadde la stessa cosa con la cantieristica navale, l’industria ferroviaria, l’agricoltura».
In occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la città di Gaeta vuol chiedere un risarcimento per l’assedio savoiardo del 1861: 500 milioni di euro. Mi ricorda il Veneto, che pretende i danni di guerra dalla Francia per il saccheggio napoleonico del 1797: 1.033 miliardi di euro.
«C’è una differenza: al risarcimento di Gaeta s’impegnò il luogotenente, principe di Carignano, in nome del quale il generale Cialdini, responsabile di quelle macerie, garantì per iscritto: “Il Governo di Sua Maestà provvederà all’equo e maggiore possibile risarcimento”. Quando gli amministratori comunali andarono per riscuotere, il nuovo luogotenente, Luigi Farini, già distintosi con moglie e figlia nel patriottico furto dell’argenteria dei duchi di Parma, consigliò loro di rivolgersi “alla carità nazionale”».
Lei è arrivato al punto da dichiarare che Giulio Tremonti ruba al Sud per dare al Nord. Forse dimentica che il Veneto ha solo 225 dirigenti regionali mentre la Sicilia ne ha 2.150. L’855 per cento in più. Che si aggiungono ai 100.000 dipendenti ordinari. Allora le chiedo: chi ruba a chi, se non altro lo stipendio?
«I fondi per le aree sottoutilizzate sono, per legge, all’85 per cento del Sud, e invece sono stati abbondantemente spesi al Nord. I 3,5 miliardi di euro con cui è stata abbuonata l’Ici a tutt’Italia erano quelli destinati alle strade dissestate di Calabria e Sicilia. I cittadini della Val d’Aosta spendono il 10.195 per cento in più della Lombardia, pro capite, per i dipendenti regionali. Ma è una ragione a statuto speciale, si obietta. Giusto. Pure la Sicilia lo è. Il che non assolve né l’una né l’altra. Ma il paragone si fa sempre con l’altra».
Il sociologo Luca Ricolfi in Il sacco del Nord documenta che ogni anno 50 miliardidi euro lasciano le regioni settentrionali diretti al Sud. E lei me lo chiama furto?
«Intanto i conti andrebbero fatti sui 150 anni. E poi lo stesso Ricolfi spiega che quei dati, valutati diversamente, portano a conclusioni diametralmente opposte. Non tutti sono d’accordo sul metodo scelto da Ricolfi. Vada a farsi due chiacchiere col professor Gianfranco Viesti, bocconiano che insegna politica economica all’Università di Bari».
S’ode a destra uno squillo di tromba: Terroni. A sinistra risponde uno squillo: Viva l’Italia! di Aldo Cazzullo. Che l’ha accusata d’aver paragonato i piemontesi ai nazisti solo per vendere più copie.
«Incapace di tanta eleganza, a Cazzullo confesso che scrivo nella speranza di essere letto. E non capisco perché il suo editore spenda tanti soldi per pubblicizzare Viva l’Italia! se lo scopo è quello di non vendere copie. Il mio libro s’è imposto col passaparola».
Non nominare il nome di Marzabotto invano, le ha ricordato Cazzullo.
«Che differenza c’è fra Pontelandolfo e Marzabotto? Mettiamola così: il mio editore ha nascosto l’esistenza di Terroni , l’editore di Cazzullo ha fatto il contrario. Nessuno dei due ha ottenuto il risultato sperato».
Anche Ernesto Galli della Loggia e Francesco Merlo hanno maltrattato il suo pamphlet.
«Libera critica in libero Stato: non si può piacere a tutti. A me piace non piacere a Galli della Loggia, per esempio. Prima ha parlato di “fantasiose ricostruzioni”. Poi, al pari di Merlo e di qualche altro, ha obiettato che le stragi risorgimentali nel Sud erano note e da considerarsi “normali” in tempo di guerra. A parte che a scuola tuttora non vengono studiate, allora scusiamoci con i criminali nazisti Herbert Kappler e Walter Reder per l’ingiusta detenzione; critichiamo gli Stati Uniti che hanno inflitto l’ergastolo all’ufficiale americano responsabile dell’eccidio di My Lai in Vietnam; chiediamoci perché si condanni il massacro dei curdi a opera di Saddam Hussein. Insomma, solo l’uccisione in massa dei meridionali è “normale”?».
Sergio Romano sul Corriere della Sera s’è dichiarato infastidito dai «lettori meridionali che deplorano i soprusi dei piemontesi, l’arroganza del Nord, il sacco del Sud, e rimpiangono una specie di età dell’oro durante la quale i Borbone di Napoli avrebbero fatto del loro regno un modello di equità sociale e sviluppo economico». E vi ha ricordato che, per unanime consensodell’Europa d’allora, «il Regno delle Due Sicilie era uno degli Stati peggio governati da una aristocrazia retriva, paternalista e bigotta».
«Senta, foss’anche tutto vero, e non lo è, questo giustifica invasione, saccheggio e strage? Mi pare la tipica autoassoluzione del colonizzatore: ti distruggo e ti derubo, però lo faccio per il tuo bene, neh? Infatti, l’Italia riconoscente depone ogni anno una corona d’alloro dinanzi alla lapide che ricorda il colonnello vicentino Pier Eleonoro Negri, il carnefice di Pontelandolfo e Casalduni, e nega ai paesi ridotti in cenere - rimasero in piedi solo tre case - persino il rispetto per la memoria».
Lei ha fatto il servizio militare?
«Arruolato, C4 rosso, se non ricordo male: mi dissero che, se fosse scoppiata la guerra, sarei finito in ufficio. I miei polmoni non davano affidamento: postumi di Tbc e quattro pacchetti di Gauloises al giorno».
Se scoppiasse una guerra, difenderebbe l’Italia o no?
«Oh, ma che domande sono? Lo chieda a Bossi e a Calderoli! Io sono un italiano che pretende la verità critica su com’è nato il suo Paese e la fine della sperequazione e degli insulti a danno del Sud. La questione meridionale non esisteva 150 anni fa, il Consiglio nazionale delle ricerche ha dimostrato che prodotto lordo e pro capite erano uguali al Nord e al Sud. I meridionali, con un terzo della popolazione, diedero circa la metà dei caduti nelle trincee della prima guerra mondiale».
Silvius Magnago, lo storico leader della Svp, mi disse: «La patria è quella cui si sente di appartenere con il cuore. La mia Heimat è il Tirolo. Heimat, terra natia. Voi italiani non possedete questo concetto. Non potete capire». Che cosa significa patria per lei? E qual è la sua Heimat?
«Lo dico nell’esergo del mio libro, con parole rubate allo scrittore francese Emmanuel Roblès: patria è “là dove vuoi vivere senza subire né infliggere umiliazione” ».
Sarebbe favorevole a un’Italia divisa in cantoni, come la Svizzera?
«No. Una frontiera non migliora gli uomini. Al più, può peggiorarli. Ma se la Lega, dopo vent’anni di strappi, recidesse l’ultimo filo che tiene ancora unito il Paese, un attimo prima il Sud dovrebbe andarsene, contrattando l’uscita, per evitare di essere derubato di nuovo».
Su quali basi andrebberifatta l’Unità d’Italia?
«Eque. La forma garantisce poco la sostanza: vada a spiegare ai giovani che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. O che la legge è uguale per tutti. O che le Ferrovie dello Stato assicurano il servizio in tutto il Paese: Matera, amena località europea, è ignota alle Fs, lì il treno non è mai arrivato».
Fosse lei il presidente del Consiglio, che farebbe per ripulire Napoli dai rifiuti?
«Nominerei commissario Vincenzo Cenname, il sindaco che ha fatto di Camigliano, provincia di Caserta, un esempio virtuoso nello smaltimento, grazie alla raccolta differenziata che copre il 65 per cento del totale. Cenname s’è rifiutato di affidarne la gestione a un ente provinciale, la cui inefficienza è testimoniata dalle immondizie che vengono lasciate nelle strade per scoraggiare la raccolta differenziata a favore degli inceneritori. Per questo Cenname è stato rimosso dal prefetto, quasi fosse a capo d’una Giunta camorrista».
Siamo alla domanda delle cento pistole: i terroni hanno voglia di lavorare sì o no?
«Capisco che la domanda lei deve porla e immagino che le costi dar voce agli imbecilli. Se fossi maleducato, risponderei: ma mi faccia il piacere! Non lo sono e quindi rispondo: quei 5 milioni di meridionali che stanno nelle fabbriche del Nord, dall’abruzzese Sergio Marchionne in giù, come li vede? Sfaticati? Quei 20 milioni di emigrati nel mondo, che per la prima volta nella loro storia millenaria presero la via dell’esilio volontario dopo i disastri dell’Unità d’Italia, sono andati altrove a far nulla? La mia regione fu l’unica in cui per l’aridità della terra fallì il sistema di produzione dell’impero romano, imperniato sulla villa. Ebbene di quei deserta Apuliae , deserti di Puglia, la mia gente nel corso dei secoli, col sudore della fronte, ha fatto un giardino, rubando l’umidità alla notte con i muretti di pietra e piantando 60 milioni di ulivi. Mica come Bossi, che non ha lavorato un giorno in vita sua. Anzi, sa che le dico, senza offesa, eh? Ma mi faccia il piacere!».
Il 52 per cento della popolazione di Terzigno, provincia di Napoli, campa a carico dell’Inps. Sarà mica colpa dell’Inps? «Se mi togli tutto, mi attacco a quello che c’è. Assistenza? Assistenza! Non mi piace, ma non ho altra scelta. A Parma, 170.000 abitanti, il ministero ha deciso di erogare lo stesso i soldi per la metropolitana progettata per 24 milioni di utenti, poi ridotti a 8, infine abbandonata, per vergogna, spero, nonostante lo studio costato 30 milioni di euro. È la città della Parmalat, la peggior truffa di tutti i tempi. Però la truffa del falso invalido scandalizza maggiormente. Be’, a me le truffe danno fastidio tutte. Quella del povero la capisco di più».
La metà delle cause contro l’Inps si concentra in sei città del Sud: Foggia, Napoli, Bari, Roma, Lecce e Taranto. A Foggia è pendente circail 15 per cento dell’intero contenzioso nazionale dell’istituto. Tutti i 46.000 braccianti iscritti alle liste di Foggia hanno fatto causa all’Inps. Dipenderà mica dai Savoia.
«Per quanto possa sborsare l’Inps da Terzigno a Lecce, non si arriverà mai ai miliardi di euro che ci costano le multe pagate per colpa degli allevatori padani disonesti, grandi elettori della Lega. O assolviamo tutti, ed è sbagliato, o condanniamo quelli che lo meritano. Con una differenza: la truffa delle quote latte è già accertata. Aspettiamo di vedere come finiscono i procedimenti contro l’Inps».
C’è poco da aspettare: a Foggia, su 122.000 cause presentate, 25.000 sono state spontaneamente ritirate dagli avvocati. Erano state avviate per lo più a nome di persone morte o inesistenti.
«Ma non è detto che tutte le altre siano immotivate. Ripeto: aspettiamo».
Non sarà che lei mi diventa il Bossi del Sud?
«Già l’accostamento è offensivo. Io non giudico il mio prossimo dalla latitudine e ho sempre lavorato; né ho festeggiato tre volte la laurea, senza mai prenderla. Mi hanno offerto candidature, ma ho ringraziato e rifiutato, perché inadatto: sono incensurato, ho pagato la casa con i miei soldi e voglio morire giornalista».
Eppure Giordano Bruno Guerri ha scritto che Terroni è sostenuto da piccoli ma combattivi gruppi neoborbonici e dal Partito del Sud di Antonio Ciano, assessore a Gaeta, e potrebbe diventare il testo sacro di una futura Lega meridionale, contrapposta a quella di Bossi.
«Il libro, una volta uscito, va per la sua strada, come i figli. Non puoi dirgli tu dove andare. Terroni non è sostenuto: è letto. E chi lo legge ne fa l’uso che vuole, a patto di non attribuirlo a me. Stimo Ciano e seguo con attenzione il Partito del Sud, i Neoborbonici, l’Mpa del governatore siciliano Raffaele Lombardo, l’associazione Io resto in Calabria di Pippo Callipo, il movimento Io Sud di Adriana Poli Bortone. Ma resto un osservatore interessato ed esterno. Ero anche amico di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica ucciso dalla camorra con nove colpi di pistola. Ricordo i suoi funerali, con quei fogli tutti uguali attaccati alle saracinesche dei negozi chiusi e ai portoni delle case: “Angelo,il paese muore con te”. Oggi per fortuna Pollica va avanti nel suo nome. In una ventina d’anni da sindaco, Angelo aveva arricchito tutti, senza distruggere niente del territorio, vero capitale del paese. Ammiravo il suo coraggio, la sua fantasia, la sua capacità di trasformare le idee in fatti. Ho pianto accompagnandolo al cimitero. Se avesse potuto vedermi, si sarebbe messo a ridere».
Per chi vota?
«La prima volta votai Dc per ingenuità, su consiglio d’un amico. Delusione feroce. Poi a sinistra, senza mai avere un partito, cosa che ritengo incompatibile col giornalismo. Infine quasi stabilmente per i repubblicani di La Malfa, padre, ovviamente. Alle prossime elezioni forse non voterò, anche se so di fare un regalo ai peggiori».
Non mi pare che la sinistra, con l’unico presidente del Consiglio originario di Gallipoli, abbia migliorato la condizione del Sud.
«Massimo D’Alema ha il collegio elettorale a Gallipoli e la moglie pugliese. Ma è romano. E poi, ripeto, l’essere di qui o di là non significa nulla. Il meridionalismo è una dottrina solo italiana, nel mondo. È stata praticata da uomini eccelsi per cultura e moralità,ma è un’invenzione di italiani del Nord, specie lombardi. Solo dopo una generazione sono sorti i meridionalisti meridionali. Che mi frega di dove sei? Fammi vedere cosa fai!».
Lei lamenta l’invasione burocratica piemontese del Meridione, però Mario Cervi le ha ricordato che oggi il Sud amministra col proprio personale la macchina burocratica e giudiziaria dello Stato nell’Italia intera. E i risultati non sono brillanti. «Tutti, ma proprio tutti gli enti, le banche, le aziende pubbliche o parapubbliche d’Italia sono in mano a settentrionali, in particolare lombardi, a parte un napoletano e tre romani. Vuol dire che se cotanti capi non riescono a raggiungere buoni risultati la colpa è dei sottoposti? Se si vince è bravo il generale e se si perde sono cattivi i soldati? Quando dirigevo un giornale, la mia regola era: chiunque abbia sbagliato, la colpa è mia».
Stefano Lorenzetto
Fonte: www.ilgiornale.it/
Gazebo Lega Nord con Salvini sloggiato dalla polizia prima che la gente li linciasse ! Milano non ha voglia di scherzare con l'unità d'italia
"...Internos poi papa me lo ha sussurrato all'orecchio:"stà Unità d'Italia ci costa in termini di percentuale elettorale un bel 3% secco se tutto fila via liscio come l'olio ! Figuratevi se qualcosa và storto e con Silvio perso nel Bunga Bunga fossi in voi non dormirei sonni tranquilli ...Quindi datevi da fare..." un conoscente Ex leghista di solito ben informato,certo una indiscrezione,quello che volete mà mi pare che il dato sia sotto gli occhi di tutti,ricavabile dall'isolamento e dalla marginalità incontrata dalla lega Nord scelleratamente persa nella provocatione tout court (a stento si sono salvati dal linciaggio a Milano).
Mi ha riferito di un sondaggio leghista la cui pubblicazione è stata rimandata alle calende greche,i picchi in discesa erano sensibilmente fatali alla buona salute del partito evidenziatosi un po troppo nella contestazione del 150° dell'Unità d'Italia,un altro fatto che conferma la più pessimista delle previsioni lo trovate in questo video,qui dei giovani del PDL non ci stanno a farsi trascinare nella merda da Umberto Bossi e lo dicono chiaro e forte,senza parlare di numerosissimi altri distinguo e và segnalato altresi la contestazione a cui è andato incontro Berlusconi mentre insieme a Giorgio Napolitano commemora i 150 anni della nazione.
Le contestazioni più che essere ascrivibili a mio parere alle sue ben note "vicissitudini" di imputato a tempo pieno sono da ascrivere alla scelta di aver lasciato troppa corda al suo più fedele alleato:Umberto Bossi !
La Lega nord vittima di una contestazione nelle strade della 'sua' Milano. A tal punto che i leghisti riuniti simbolicamente "a lavorare" in piazza della Scala sono stati costretti a sloggiare: il loro banchetto e' stato rimosso dalle forze dell'ordine per motivi di ordine pubblico.
Fonte-L'iniziativa promossa da Matteo Salvini e da una decina di esponenti del Carroccio che - in aperta polemica con le celebrazioni del 150mo anniversario dell'unita' d'Italia - hanno piazzato le loro scrivanie di fronte a palazzo Marino per dimostrare di essere al lavoro anche in un giorno di festa nazionale, non e' dunque piaciuta ai milanesi.
Non è piaciuta neppure l'idea di distribuire ai passanti bandiere con la croce di San Giorgio, simbolo di Milano divenuto una delle icone del Carroccio. Diversi cittadini
comuni, di passaggio in piazza della Scala, hanno bersagliato i leghisti con rumorosi "vergogna", altri hanno rilanciato con slogan come "viva l'Italia", qualcuno ha anche azzardato: "fuori la lega dallo stato".
Quanto e' bastato per far intervenire ai difesa dei militanti del Carroccio un cordone di agenti delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Alla fine per l'ufficio mobile allestito dal Carroccio sotto palazzo Marino e' stata rimozione forzata.
Contestazione anche a Cantù
Il sindaco di Cantu', nel comasco, Tiziana Sala (Lega Nord) è stato contestato questa mattina al termine di un concerto di musiche patriottiche che una delle
bande cittadine ha dedicato all'Unita' d'Italia. Sala non aveva partecipato (come del resto previsto) alla deposizione di una corona di fiori sotto il balcone della casa in cui soggiorno' Garibaldi e all'arrivo del sindaco nel teatro alla fine del concerto, e' stata accolta da grida e fischi di disapprovazione.
La Lega nord vittima di una contestazione nelle strade della 'sua' Milano. A tal punto che i leghisti riuniti simbolicamente "a lavorare" in piazza della Scala sono stati costretti a sloggiare: il loro banchetto e' stato rimosso dalle forze dell'ordine per motivi di ordine pubblico.
Fonte-L'iniziativa promossa da Matteo Salvini e da una decina di esponenti del Carroccio che - in aperta polemica con le celebrazioni del 150mo anniversario dell'unita' d'Italia - hanno piazzato le loro scrivanie di fronte a palazzo Marino per dimostrare di essere al lavoro anche in un giorno di festa nazionale, non e' dunque piaciuta ai milanesi.
Non è piaciuta neppure l'idea di distribuire ai passanti bandiere con la croce di San Giorgio, simbolo di Milano divenuto una delle icone del Carroccio. Diversi cittadini
comuni, di passaggio in piazza della Scala, hanno bersagliato i leghisti con rumorosi "vergogna", altri hanno rilanciato con slogan come "viva l'Italia", qualcuno ha anche azzardato: "fuori la lega dallo stato".
Quanto e' bastato per far intervenire ai difesa dei militanti del Carroccio un cordone di agenti delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Alla fine per l'ufficio mobile allestito dal Carroccio sotto palazzo Marino e' stata rimozione forzata.
Contestazione anche a Cantù
Il sindaco di Cantu', nel comasco, Tiziana Sala (Lega Nord) è stato contestato questa mattina al termine di un concerto di musiche patriottiche che una delle
bande cittadine ha dedicato all'Unita' d'Italia. Sala non aveva partecipato (come del resto previsto) alla deposizione di una corona di fiori sotto il balcone della casa in cui soggiorno' Garibaldi e all'arrivo del sindaco nel teatro alla fine del concerto, e' stata accolta da grida e fischi di disapprovazione.
" Il Diario Segreto di Renzo Bossi Junior " BRUCIAMO LE CARTE DI IDENTITA ITALIANE ABBASSO I 150 ANNI DELL'UNITA D'ITALIA (inedito) !
Caro diario oggi in Consiglio Regionale siamo usciti tutti fuori dall'aula appena hanno iniziato a vibrare le note dell'Inno di Mameli ,l'ennesima provocazione,sfregio alla nostra identità: "alè smammiamo" e via tutti al bar a farci un cappuccino,poco dopo siamo rientrati giusto per essere investiti da ogni genere di contumelie,non è andato giù a molti il nostro modo di sfanculare Goffredo Mameli.
Il fatto è che non ne potevamo più di tutto sto sbandierare il tricolore manco fossimo al palio di Siena !
Una volta di più il Pirellone cazzutissimo e tozzo ha saputo diramare la sua vocazione celodurista in tutta la regione attraverso la nostra azione politica sulla cui incisività non mi pare ci siano dubbi.
Come suol dire Norberto Eco noi " a dosi omeopatiche stiamo cambiando il paese " ...o qualcosa del genere.
Come suol dire Norberto Eco noi " a dosi omeopatiche stiamo cambiando il paese " ...o qualcosa del genere.
Credo che un certo "Alfredo" (i nomi stranieri tendo a ..padanizarli che senno non me li rammento scusami caro diario) ...abbia stabilito un curioso nesso tra il gratacielo in genere e i simboli fallici " nell'interpretazione dell'astrologia inconscia " (...) in un certo senso il padre della psicanalisi è stato profetico.
Io veramente non me la sentivo di realizare una uscita cosi plateale venendo meno alla nuova immagine incarnata dal partito attraverso il mio sguardo glauco di bravo ragazzo che viene dalla provincia...pero,l'idea di mandare all'aria il tavolo era troppo appetitosa,altro che provocazione come insinuato certi media esteri,io avevo proposto che tutti ci mettessimo in malattia (pagata ovvio;ci mancherebbe altro) oppure chesso avremmo potuto inventare un impegno politico improrogabile tipo una passeggiata il Viale Padova a sfottere qualche Kebab o in ultima analisi come hanno fatto nel Friuli (sono dei geni lo ammetto) deliberare in merito all'unita d'italia il giorno 25 quando le manifestazioni dovrebbero prendere il loro avvio il 17,insomma agire con correttezza formale,i regolamenti e la burocrazia italiana si prestano bene a questi arrangiamenti (...)
Mà cosi,no proprio no,sta iniziativa ci mette tutti addosso,non che la qualcosa lasci il segno,papa dice che noi abbiamo la scorza dura,abbiamo visto ben altre tempeste in un bicchier d'acqua e insomma una bella giornata,siamo riusciti a far incazzare tutti ma proprio tutti !
Io riesco a scorgermi a tratti finalmente: duro,determinato,deciso,cattivo come vorrei essere...carattere insomma e dimmi caro diario se ti sembra poco ?
Ci si è messo persino il papa a menarla con il sentimento religioso che tiene unito il paese (...) e dire che noi crociati,si crociati della vera fede abbiamo fatto il possibile per lasciarlo fuori...
Internos poi papa me lo ha sussurrato all'orecchio:"stà Unità d'Italia ci costa in termini di percentuale elettorale un bel 3% secco se tutto fila via liscio come l'olio ! Figuratevi se qualcosa và storto e con Silvio perso nel Bunga Bunga fossi in voi non dormirei sonni tranquilli ...Quindi datevi da fare..."
Io riesco a scorgermi a tratti finalmente: duro,determinato,deciso,cattivo come vorrei essere...carattere insomma e dimmi caro diario se ti sembra poco ?
Ci si è messo persino il papa a menarla con il sentimento religioso che tiene unito il paese (...) e dire che noi crociati,si crociati della vera fede abbiamo fatto il possibile per lasciarlo fuori...
Internos poi papa me lo ha sussurrato all'orecchio:"stà Unità d'Italia ci costa in termini di percentuale elettorale un bel 3% secco se tutto fila via liscio come l'olio ! Figuratevi se qualcosa và storto e con Silvio perso nel Bunga Bunga fossi in voi non dormirei sonni tranquilli ...Quindi datevi da fare..."
Il fatto è che sarebbe ora che anche noi si avesse una leggenda un mito da opporre a Mameli;mi andrebbe bene qualunque nome pure quello di Orietta Berti,possibile che il genio padano non sappia produrre un artista degno di nota?
Vero che noi siamo gente semplice sempre "a lavura" e che ha poco tempo da perdere in fronzoli,tuttalpiù un bel cipresso nel giardino con l'erbetta rasata e i sette nani qui e là (...)
Vero che noi siamo gente semplice sempre "a lavura" e che ha poco tempo da perdere in fronzoli,tuttalpiù un bel cipresso nel giardino con l'erbetta rasata e i sette nani qui e là (...)
Una realtà disarmante a cui dovro rimediare attraverso la mia politica,solo...sapessi da dove cominciare...la mamma mi dice che i lombardi hanno poca voglia di studiare e lei che calca le cattedre da oltre trentanni lo sà bene...per questo gli facciamo avere fior di finanziamenti per l'istruzione (...)
All'ultimo Festival di Sanremo (La Russa voleva organizzare una trasferta in Afganistan !) mi sono intrattenuto non poco dietro le quinte con gli artisti nella vana speranza di individuarne uno suscettibile di fare al caso mio...niente da fare,l'unico disponibile infingardo ci ha voltato le spalle per non farsi fottere dal televoto...che, lo sai caro diario che sono i terroni a votare di più;gli stessi morti di fame che ci fottono regolarmente le vincite alle lotterie ?
A noi sti bastardi lasciano solo il televoto al GF...
Poi gli occhi della Belen mi hanno distratto e cosi...una bella ragazza... fino a quando lo zio Borghezio mi ha rammentato che è argentina,al che ho ribattuto " e con cio? " E Lui:"...era cittadino argentino anche Giuseppe Garibaldi !...poi la febbre il contagio ha germinato un certo Che Guevara,ti dice qualcosa... "
A noi sti bastardi lasciano solo il televoto al GF...
Poi gli occhi della Belen mi hanno distratto e cosi...una bella ragazza... fino a quando lo zio Borghezio mi ha rammentato che è argentina,al che ho ribattuto " e con cio? " E Lui:"...era cittadino argentino anche Giuseppe Garibaldi !...poi la febbre il contagio ha germinato un certo Che Guevara,ti dice qualcosa... "
Lo confesso lo zio è un po paranoico,dovessi dargli retta sempre finirei con il diventare un ricchione come...lasciamo perdere che è meglio !
Alcuni amici mi hanno suggerito perchè non cercarlo nella nostra storia il personaggio da opporre a questo insopportabile revival dello spirito risorgimentale impastato di pura eversione,aggiungo io.
"Pensate che questo individuo,parlo del Mameli è fù un garibaldino oltre che un compositore,un esaltato barricadiero,se lo trasponessimo ai nostri giorni sarebbe un brigatista,ecco dico voi accettereste di cantare l'inno nazionale del vostro "paese" se a scriverlo è stato un brigatista? "
Ai bei tempi ci avevamo provato con " va pensiero " di Rossini quello di "pota qui pota la..." mà un giorno lo zio s'incazzo di brutto "sta lagna parla dei giudei...datevi una regolata,non c'è niente di padano dentro ! "
Ai bei tempi ci avevamo provato con " va pensiero " di Rossini quello di "pota qui pota la..." mà un giorno lo zio s'incazzo di brutto "sta lagna parla dei giudei...datevi una regolata,non c'è niente di padano dentro ! "
Ricordo che questa considerazione me la trasmise lo zio Borghezio esaltatissimo davanti alla cartina d'Italia,mi fece vedere l'italia "pre-risorgimentale" austriaca,si, disse cosi poi passo ad una illustrazione dell'italia della Seconda Guerra Mondiale mostrandomi la Republica di Salo e sin dove giungeva la Linea Gotica la trincea occidentale a strenua difesa dall'invasione barbarica dei "negher" d'oltre oceano...
E infine sovrappose la nostra nuova patria la Padania,la nostra terra promessa,non ci crederai caro diario i confini combacciavano,lo zio constato sul mio viso un immenso stupore e se ne inorgogli,vederlo cosi dopo le vicissitudini della sua ultima sbandata sentimentale un po mi ha commosso.
Questa a dir la verità è un'altra storia,non ho tempo adesso di srotolarla tutta,ci porterebbe lontano dal tema,l'unità d'italia di cui peraltro in cambio delle delibere liberatorie e qualche mancia ho ottenuto per la Lombardia la nostra di festa,quella loro o "patria" ogni 50 anni....!
In sintesi lo zio si prende una paurosa sbandata per Marine Le Pen,ricordo che la chiamava la mia maialina (...) perso nel suo delirio,nella sua passione accecante,stravolto dal desiderio ci racconto del loro primo incontro,delle loro passegiate per i viali di Jamel in Germania,pare che sia un luogo speciale,metafisico;in breve dopo il tour a Lampedusa per porgere il nostro comune sentimento di benvenuto ai "negher" lei rientra in Francia e lo zio cade in depressione,si ficca a letto e dio solo sà cosa ci siamo dovuti inventare per riaverlo tra noi,lui in un certo senso è la nostra falange.
Un po fissato con il Tanko quello dell'assalto al campanile di San Marco te lo ricordi vero (...) bhè vorrebbe che il partito finanzi clandestinamente una trentina di questi affari figli del genio padano.
Mi pare che avessimo allo scopo chiesto a quel figlio di una cammella di Gheddaffi di impiantare a Tripoli una officina per la loro produzione,poi li avremmo importati come copie fedeli da destinare ai musei della padania e una volta all'anno celebrare l'evento dando l'assalto a qualche altro campanile in mezzo ad una sagra paesana con polenta e salciccia (...) se non chè il beduino (dicono che sia bisessuale e che si fosse innamorato di mammoletta,cio di Bobo ...) rifiuto di elargire il contributo amichevole che gli avevamo sollecitato per chiudere un occhio su certe faccende e sbrigarne altre in una dinamica di cordiale amicizia e scambio tra i popoli purchè...tra noi e loro ci fosse il Mare Mostrum !
E infine sovrappose la nostra nuova patria la Padania,la nostra terra promessa,non ci crederai caro diario i confini combacciavano,lo zio constato sul mio viso un immenso stupore e se ne inorgogli,vederlo cosi dopo le vicissitudini della sua ultima sbandata sentimentale un po mi ha commosso.
Questa a dir la verità è un'altra storia,non ho tempo adesso di srotolarla tutta,ci porterebbe lontano dal tema,l'unità d'italia di cui peraltro in cambio delle delibere liberatorie e qualche mancia ho ottenuto per la Lombardia la nostra di festa,quella loro o "patria" ogni 50 anni....!
In sintesi lo zio si prende una paurosa sbandata per Marine Le Pen,ricordo che la chiamava la mia maialina (...) perso nel suo delirio,nella sua passione accecante,stravolto dal desiderio ci racconto del loro primo incontro,delle loro passegiate per i viali di Jamel in Germania,pare che sia un luogo speciale,metafisico;in breve dopo il tour a Lampedusa per porgere il nostro comune sentimento di benvenuto ai "negher" lei rientra in Francia e lo zio cade in depressione,si ficca a letto e dio solo sà cosa ci siamo dovuti inventare per riaverlo tra noi,lui in un certo senso è la nostra falange.
Un po fissato con il Tanko quello dell'assalto al campanile di San Marco te lo ricordi vero (...) bhè vorrebbe che il partito finanzi clandestinamente una trentina di questi affari figli del genio padano.
Mi pare che avessimo allo scopo chiesto a quel figlio di una cammella di Gheddaffi di impiantare a Tripoli una officina per la loro produzione,poi li avremmo importati come copie fedeli da destinare ai musei della padania e una volta all'anno celebrare l'evento dando l'assalto a qualche altro campanile in mezzo ad una sagra paesana con polenta e salciccia (...) se non chè il beduino (dicono che sia bisessuale e che si fosse innamorato di mammoletta,cio di Bobo ...) rifiuto di elargire il contributo amichevole che gli avevamo sollecitato per chiudere un occhio su certe faccende e sbrigarne altre in una dinamica di cordiale amicizia e scambio tra i popoli purchè...tra noi e loro ci fosse il Mare Mostrum !
Le due cartine sovrapposte svelavano la rappresentazione delle nostre più autentiche radici,una certa severa radicalità germanica direi,nordica (...) mi tocco come se si fosse trattato di una rivelazione;all'indomani presi a riflettere sempre più ossessivamente sulla questione sino a che una idea mi illumino la mente,qualcosa che mi colmo d'orgoglio,mi sentii,accade di rado lo confesso,fiero di me.
L'idea richiede la collaborazione attiva di molti di noi,si tratta di una manifestazione pubblica in cui realizare una azione,un happening un po come fanno quegli artisti che nessuno capisce,mi sembra che siano inquadrati nell'Arte Contemporanea,certo aiuta e parecchio il fatto che al contrario i nostri capiranno senno è lo stesso,gli altri si arrangino,non stà a noi padani aprire una scuola serale per il recupero dei ripetenti e qui ci godo caro diario visto che nei miei confronti hanno varato un nuovo neologismo insulso e a dir poco offensivo "tripetente" !
Mà ti rendi conto...
Conscio che c'è una certa competizione all'interno del partito per ricavare spazi di visibilità stavolta credo che l'idea per quanto è possibile la terro per me,osservero su di essa la massima discrezione,non ne parlo neppure alla mamma!
Dicevo come qualcuno ha detto "in ogni minoranza c'è una maggioranza di imbecilli !" e tra noi ce n'è parecchi per cui questa idea la devo gestire al meglio,essa comprende un l'indissociabile aspetto etico e morale che deve animare le nostre scelte politiche,culturali e secessioniste,io non sono un ipocrita che glissa sull'argomento come molti furbastri,sono cosciente del valore che dobbiamo esprimere sul piano della coerenza.
La mia idea è strettamente connessa con le celebrazioni,sarebbe una azione eclatante e di massa,credo che potrebbero bastare qualche centinaio dei nostri da me guidati,si ci tengo a guidarli io,stavolta non voglio farmi rubare la scena,papa dev'essere particolarmente fiero di me,io sono un bravo ragazzo,voglio dire ho il sentimento il senso della famiglia,papa ha la sua bella età e poi non è che stia tanto bene,lo nascondiamo ai media ed allo stesso partito perchè già ai tempi della sua paresi cercarono di fotterlo e quasi di farlo internare come deficiente !
Da allora lui gliel'ha giurata;a tutti dice lui, quando è furioso,specie a Calderoli e a Maroni,per non parlare poi di Tremonti...a quello che ho capito il primo è considerato da papa un po responsabile dell'incidente,insomma come cristo si fà a portare un caso grave,un ictus in un ospedale con un pronto soccorso non più grande del tinello della cucina? !
Insomma scarrozzarono papa in piena notte da un pronto soccorso all'altro e quasi me lo ammazzano !
Decido di non consultarmi con nessuno,semplicemente comincio all'indomani una serie di telefonate di convocazione dei militanti più decisi,la curiosità che manifestano mi obbliga a giustificare la mia discrezione con ragioni di ordine pubblico,insomma la solita storia: i centri sociali e via dicendo,tutta quella gente cosi ben identificata e spazzolata per il verso giusto da De Corato al Comune di Milano.
Dicevo,ah ecco l'organizazione,apro la mia agendina e comincio dal divino Otelma,una carissima persona,è sempre stato gentile con me,dopo i soliti convenevoli gli chiedo in tutta franchezza come si organizza simbolicamente un rito scaramantico,esorcistico,mi raccomando a lui,niente di complicato o di lontanamente napoletano o da mal di testa...Mi spiega un po di cose,ogni tanto mi pone qualche domanda e alla fine un po prima che io abbia capito tutto mi chiede un contributo per "la chiesa della divina luce" mi assicura che gli dei saranno benigni con il mio progetto,gliene ho accennato solo vagamente,conservo sulla cosa una tale discrezione che persino io riesco a fatica a tenere le redini della faccenda in mano,il fatto è che voglio una sorpresa totale per i media presenti,ci sono sempre,qualunque cazzata io dica!
Papa pero me lo dice spesso " vola basso,ti devono capire tutti...anche i vecchietti della Baggina ! "
L'appuntamento sarebbe in piazza Duomo a Milano,ai primi del mese,mi hanno assicurato che verranno in tanti,persino i giovani della " guardia nazionale padana " sono mobilitati,parecchi vengono dalla curva dell'Atalanta,gente tosta,non so se rendo bene l'idea...,Maroni ne sà qualcosa (...) serve un minimo di servizio d'ordine,mi solo caldamente raccomandato affinche venissero tutti con i loro personali documenti,carte di identità,passaporti etc,anche la patente,parecchi erano perplessi perchè non erano mai andati più in là di Chiasso e il passaporto...
L'appuntamento sarebbe in piazza Duomo a Milano,ai primi del mese,mi hanno assicurato che verranno in tanti,persino i giovani della " guardia nazionale padana " sono mobilitati,parecchi vengono dalla curva dell'Atalanta,gente tosta,non so se rendo bene l'idea...,Maroni ne sà qualcosa (...) serve un minimo di servizio d'ordine,mi solo caldamente raccomandato affinche venissero tutti con i loro personali documenti,carte di identità,passaporti etc,anche la patente,parecchi erano perplessi perchè non erano mai andati più in là di Chiasso e il passaporto...
Ma venendo da me in tono parentorio la comunicazione tutti rispondevano entusiasti alla chiamata,sempre per telefono interpello qualche colonnello,li lo confesso ho avuto qualche perplessità,dubbi sul progetto,chi è impegnato a presenziare un processo,chi si "s-bunga" il collegio elettorale femminile e chi dilapidava nel sociale relazionale il nostro ideale per tessere trame che di li a poco si sarebbero trasformate in affari.
In definitiva non riesco ad avere tra i miei nessuno dei pezzi grossi,nemmeno lo zio,accampa varie scuse tutte con al centro la Le Pen,la maialina (...) deve cercare di agganciarla in svizzera al prossimo convegno identitario o a Nizza,mi pare che ci siano le regionali da quelle parti.Rammento una delle sue idee mattacchione,non senza un che di creativo e di geniale,travolto dalla passione vorrebbe dopo essersi sposato la Le Pen (...) fare uno scambio (a lui piace molto la Costa Azzurra) con la Francia intendo,pare che i sondaggi diano favorita la Le Pen alla corsa presidenziale e insomma per farla breve cedere la Sicilia alla Francia in cambio della Corsica e di Nizza ! Mi ci ha tenuto sù una notte con sta storia,adesso che Gheddaffi è nella merda diceva:" se diamo la Sicilia ai francesi ci pensano loro a far muro all'invasione di marocchini,se ne tornino a casa loro! " e li un po esaltato comincia un'altra storia su una sua parente (che io qualche volta sono propenso credere si tratti in realtà di sua madre (...) stuprata dalle truppe marocchine al seguito degli alleati nella seconda guerra mondiale,non è una affermazione razzista,è un fatto storico,credo che De Filippo ci abbia fatto su un film con la Magnani ai tempi del Neosocialismo,insomma la Commedia tediosa all'italiana.
Tornando al progetto nei giorni a venire mi procuro un minimo di fondi presso la cassa del partito,cerco con molta onesta di calcolare ogni spesa,calcolo anche il tasso di inflazione anche se in matematica non sono mai stato bravo:il braciere Celtico possibilmente originale,deve fare una bella scena con tutti i fotografi che ci saranno (...) un palco con una adeguata scenografia,allo scopo commissionero tutto ad un architetto .
In definitiva non riesco ad avere tra i miei nessuno dei pezzi grossi,nemmeno lo zio,accampa varie scuse tutte con al centro la Le Pen,la maialina (...) deve cercare di agganciarla in svizzera al prossimo convegno identitario o a Nizza,mi pare che ci siano le regionali da quelle parti.Rammento una delle sue idee mattacchione,non senza un che di creativo e di geniale,travolto dalla passione vorrebbe dopo essersi sposato la Le Pen (...) fare uno scambio (a lui piace molto la Costa Azzurra) con la Francia intendo,pare che i sondaggi diano favorita la Le Pen alla corsa presidenziale e insomma per farla breve cedere la Sicilia alla Francia in cambio della Corsica e di Nizza ! Mi ci ha tenuto sù una notte con sta storia,adesso che Gheddaffi è nella merda diceva:" se diamo la Sicilia ai francesi ci pensano loro a far muro all'invasione di marocchini,se ne tornino a casa loro! " e li un po esaltato comincia un'altra storia su una sua parente (che io qualche volta sono propenso credere si tratti in realtà di sua madre (...) stuprata dalle truppe marocchine al seguito degli alleati nella seconda guerra mondiale,non è una affermazione razzista,è un fatto storico,credo che De Filippo ci abbia fatto su un film con la Magnani ai tempi del Neosocialismo,insomma la Commedia tediosa all'italiana.
Tornando al progetto nei giorni a venire mi procuro un minimo di fondi presso la cassa del partito,cerco con molta onesta di calcolare ogni spesa,calcolo anche il tasso di inflazione anche se in matematica non sono mai stato bravo:il braciere Celtico possibilmente originale,deve fare una bella scena con tutti i fotografi che ci saranno (...) un palco con una adeguata scenografia,allo scopo commissionero tutto ad un architetto .
Alla vigilia del giorno X sono al colmo dell'eccitazione,ho organizzato tutto sin nei minimi dettagli,in Piazza Duomo il primo Maggio saremo in non meno di 200, sprizzo letteralmente scintille,ho predisposto anche tutta una serie di dichiarazioni nel mio blog,con un clic le pubblico,faranno il giro del web,faccio visita a papa e mamma,mi accolgono con l'affetto di sempre,sbircio una delle finestre del salotto per vedere se ci sono i bonsai,la mamma mi sgama immediatamente e alza gli occhi al cielo,me la vedo "che starai combinando ragazzo mio..." sembra voler dire,io annuisco cercando la sua complicità,il gioco di occhiate non dev'essere sfuggito a papa,ci sediamo e racconto di quello che è successo al Consiglio Regionale,qualche retroscena e qualche annedoto,ride di gusto senza mollarmi con lo sguardo poi d'un tratto :" cosa stai combinando? "ecco ci siamo mi dico,glielo dico o no ? Vorrei per una volta sfidare la sua autorità,mà lui sempre fissandomi mostra di attendere non che dica quello che sto combinando ma che confermi quello che lui sospetta !
Dio Po... che padre che ho !
Ho letto da qualche parte che a grandi padri corrispondono grandi figli,mà certo,senno perchè ci sono le banche del seme ?
Dio Po... che padre che ho !
Ho letto da qualche parte che a grandi padri corrispondono grandi figli,mà certo,senno perchè ci sono le banche del seme ?
Avessi raccolto caro diario tutti gli spermatozoi usciti dalle mie seghe credo che sarei ricco oggi,oh mi raccomando... non dirlo a nessuno,zitto e mosca...!
Glielo dico,con tantissima circospezione,la prendo alla larga,mi agito,allargo il collo della camicia,stranamente nel momento topico comincio a sudare...e poi fatale arrivo finalmente al punto,al cuore del progetto "...vedi papa ad un certo punto chiamato salgo sul palco,mi avvicino al braciere e sollevo per mostrarla a tutti la mia carta di identità e poi la getto tra le fiamme..."
Vedo papa serio mà rilassato con un sorrisino impercettibile che non so se autentico o frutto delle smorfie a cui lo costringe la paresi..."...nel discorso invito i presenti a fare la stessa cosa in nome del patto che ci lega alla nostra terra promessa la Padania ! Basta con l'Italia non la riconosciamo più..." papa non mi fà finire,alza la mano come a dire stop,lancia una occhiata alla mamma e le sussurra " con te faccio i conti dopo,mi avevano messo in guardia,non sposare una terroncella e questo è il risultato..." non ho nessuna voglia di intromettermi,saluto con un cenno e faccio per alzarmi mà papa mi anticipa e durissimo:" quale dei due bonsai della mamma ti piace di più ? "
Glielo dico,con tantissima circospezione,la prendo alla larga,mi agito,allargo il collo della camicia,stranamente nel momento topico comincio a sudare...e poi fatale arrivo finalmente al punto,al cuore del progetto "...vedi papa ad un certo punto chiamato salgo sul palco,mi avvicino al braciere e sollevo per mostrarla a tutti la mia carta di identità e poi la getto tra le fiamme..."
Vedo papa serio mà rilassato con un sorrisino impercettibile che non so se autentico o frutto delle smorfie a cui lo costringe la paresi..."...nel discorso invito i presenti a fare la stessa cosa in nome del patto che ci lega alla nostra terra promessa la Padania ! Basta con l'Italia non la riconosciamo più..." papa non mi fà finire,alza la mano come a dire stop,lancia una occhiata alla mamma e le sussurra " con te faccio i conti dopo,mi avevano messo in guardia,non sposare una terroncella e questo è il risultato..." non ho nessuna voglia di intromettermi,saluto con un cenno e faccio per alzarmi mà papa mi anticipa e durissimo:" quale dei due bonsai della mamma ti piace di più ? "
Butto li :"il Gincoba" c'aveva le foglie simili all'insalata e allora...e lui senza dire una parola sia alza lo solleva come per offrirlo agli Dei del Po e incomincia a mangiarlo foglia per foglia ramo per ramo,una scena memorabile penosa...ci abbiamo messo tre quarti dora per calmarlo,riprende finalmente fiato e colore,dal verde violaceo passa al roseo,schivo le occhiatacce della mamma,mi aiutava a sorreggerlo,lo adagiamo sul divano e lui con un filo di voce: " cosi vi trovate tutti in piazza duomo il 1° Maggio vero...? " io annuisco " e lui continua..." la sai la fine che ti fanno fare quelli? " io francamente perplesso non capisco:" quelli chi ? " Poi d'un tratto mi si schiude la mente...mà papa mi ha anticipato,il suo buonsenso emerge prorompente alla viva luce del salotto buono di casa e gemendo interrogativo " e la cadrega ... ? Un parola famigliare mi fà fischiare le orecchie:"PirlaaaaaAAAAAA.... lo stipendio da consigliere regionale chi te lo dà poi ??? "
E mi arriva veloce come la luce un manrovescio che mi fà girare la testa come le pale di un ventilatore...santo cielo com'è dura la politica quando hai un padre che ti schiude la mente!
E mi arriva veloce come la luce un manrovescio che mi fà girare la testa come le pale di un ventilatore...santo cielo com'è dura la politica quando hai un padre che ti schiude la mente!
BAMBI FUGGE IN CITTA MA VIENE AGGREDITA DAI CANI IL REPORTAGE DEL SALVATAGGIO
Siamo in una città sperduta della grande Russia a Yaroslavl,li imperversa un inverno particolarmente rigido,il cerbiatto ha scelto di scendere in città per nutrirsi e scoperto sue spese che la città puo essere una "giungla d'asfalto" senza eguali in quanto a ferocia e nel suo esatto opposto (...)
E stato ben presto aggredito da un cane e ferito leggermente,ben presto qualcuno ha pensato di dargli la caccia ,con una tempestività incredibile,per fortuna sono arrivati presto i soccorsi,i bambini della vicina scuola,in tanti hanno allontanato il malintenzionato che si apprestava a catturare per ucciderlo il cerbiatto e poi,hanno allertato i pompieri e la polizia locale i quali si sono organizzati per il salvataggio anche se nel frattempo la vettura che li aveva condotti sul posto ha avuto il motore congelato,tutto è bene quello che finisce bene!
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