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sabato 12 marzo 2011

" UMBERTO BOSSI MEGLIO DI CARAVAGGIO " la critica d'arte venduta

Prima date una occhiata al video che con pacata civile compostezza illustra "l'evento"...poi leggete quanto segue...

Una grande mostra grazie alla immensa leggenda confortata dalla storia che ha dietro di se il Caravaggio con un indubbio costo per le casse publiche ridotta a banale passerella in-cult' da un duo squallido di critici lecchini,il primo stranoto come truffatore e vanesio provocatore sino a sfiorare l'isteria patologica e l'altro sconosciuto persino a livello regionale (...) entrambi rifiutati ad ogni evento all'estero e comunque mantenuti a mezzo servizio purchè lustrino lo stivale del boss...il primo pluri cacciato a pedate dal sedere dalla Corte dei Conti e snobbato dal mondo artistico (...) per la sua frenesia di voler apparire prima degli artisti che presenta (...)
Colgono l'occasione al volo e cedono complici e sussiegosi la parola al Premier il cavalier razziatore del bene pubblico Silvio Burlesquoni che si auto accredita "savant des choses d'art" esibendo in una delle sue dimore più conosciute un Superman con la sua effigie in giardino (prova definitiva della coglioneria servile insita nella Pop Art,una ironia che nessuno capisce salvo il deus di turno che l'acquista autoreferenziale !) il quale non si esime dallo stabilire parallelismi surreali,grotteschi,assurdi,inconcepibili di fronte ad una platea di zelanti beoti nella migliore delle ipotesi,nella peggiore di servi della gleba rivestiti a festa per l'occasione e li convenuti per dare l'assalto se non al buffet (e che credevate ? Non sono morti di fame come noi quelli li!) al palcoscenico che garantisce gli ultimi scampoli di luce riflessa provenienti dal premier !
Ecco la Milano,la "grand Milan" della cultura in ginocchio,prostrata,li ad umiliarsi laida ai piedi del potere politico incurante del lezzo,un potere che strumentaliza un evento che affonda la sue radici nell'identità italiana oltre che nella ricchissima Storia dell'Arte patrimonio dell'umanità !
E per questo con gli occhi del mondo addosso...
L'evento è Caravaggio e loro ne fanno un evento politico di uno squallore leggendario come se non bastassero i colpi che questo governo mena a destra e a manca a tutto il patrimonio culturale italiano!
Il ministro alla cultura dimissionario per manifesta incapacità e nascosto per la vergogna da qualche parte...un tal Bondi..poeta disincantato e amoroso,più della mano del padrone che dell'estetica,la natura o la creazione.
Uno scandalo dalle dimensioni internazionali,lo stesso Caravaggio se potesse lui cosi Realista,popolare,sanguigno,umano nella sua pittura si rivolterebbe nella tomba alla sola idea che questa accozzaglia di lestofanti si appropri strumentalmente del suo lavoro d'artista.
Trattandosi di  mafiosi,si di mafiosi avesse fatto inaugurare l'evento a Toto Riina certamente gli esiti dell'evento sarebbero stati meno nefasti per la cultura,le istituzioni di questo povero paese e per il patrimonio culturale  immenso e vigliaccamente asservito alle strategie d'immagine di una politica degna di abitare esclusivamente le fogne!
Senza nessuna offesa per i topi...


 
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Maroni sputt@n@to da queste foto per chi ha la memoria corta! L’unico ministro dell’ Interno denunciato per ‘resistenza a pubblico ufficiale,altro che Tolleranza zero per i ragazzi del popolo Viola!

Abbiamo avuto Pertini il presidente partigiano già pregiudicato mà che uomo,figlio della resistenza e amatissimo dagli italiani,si fece il carcere per salvare la dignità del paese compromessa dal fascismo,oggi Maroni con una ipocrisia spaventosa apre la bocca contro due ragazzi del popolo Viola scarcerati dal giudice (...) dimentico di che cosa è stato capace lui nel suo slancio secessionista e antinazionale,eversivo,si eversivo,siamo di fronte alla solita grottesca manifestazione della contro satira  "  preventiva "   in salsa verde padana !

Fonte

Maroni il moralista: l’unico ministro dell’ Interno denunciato per ‘resistenza a pubblico ufficiale’

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Settembre 96: irruzione della Digos nella sede della Lega. Al centro si riconosce Roberto Calderoli (foto Corriere.it)

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Mario Borghezio, l'ultimo a destra di spalle con la giacca. Davanti a lui , con maglione scuro e jeans l'attuale ministro degli Interni, Roberto Maroni (foto Corriere.it)

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Una foto di archivio di Roberto Maroni assistito da Roberto Calderoli e Umberto Bossi dopo gli incidenti di via Bellerio (foto Corriere.it)

Leggevo le parole del nostro ministro dell’ Interno, Roberto Maroni, dopo gli scontri avvenuti davanti la villa del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi :
“Spero che chi si  è reso responsabile dell’aggressione ai poliziotti subisca una condanna esemplare”
Ma questa gente con quale faccia ha il coraggio di presentarsi davanti una telecamera e pronunciare tali parole ? lui … Roberto Maroni, l’unico ministro dell’Interno denunciato e condannato per “resistenza a pubblico ufficiale” (insieme ai compari Umberto Bossi e Roberto Calderoli, anche loro ministri … che bel parlamento eh? ), riporto dal Fatto Quotidiano :
Cass. pen. Sez. VI, (ud. 09-02-2004) 09-03-2004, n. 10773, che rigetta i ricorsi di Maroni Roberto e di Martinelli Piergiorgio, nei cui confronti sostituisce la pena detentiva con quella di euro 5.320 di multa ciascuno, ai sensi degli artt. 4 e 5, comma 3, della l. n. 134/2003, stralci della sentenza:
“2. – I fatti erano ricostruiti dalla Corte d’appello come segue, tenuto anche conto delle necessarie integrazioni contenute nella sentenza di primo grado.
2.1. La perquisizione avveniva in modo frazionato nel senso che gli operanti, giunti presso la sede di Via Bellerio 41 la mattina, incontrata la opposizione dei presenti, decidevano di rivolgersi per istruzioni al Procuratore della Repubblica di Verona. Tornavano, quindi, [sul] posto nel pomeriggio con il provvedimento integrativo di perquisizione e l’ordine di procedere, trasmesso via telefax, dalla competente Procura di Verona [… ]. Le forze dell’ordine salirono le scale inseguiti e ostacolati dagli astanti […] Durante tutto questo tragitto la Polizia dovette affrontare l’assembramento di persone che si era formato, accompagnata da un coro di insulti che vedeva promotore il Borghezio. Quindi, durante tutto il tragitto – che, pur non rappresentando il più diretto accesso alla stanza del Marchini fu presumibilmente indicato proprio dallo stesso - si verificavano numerosi atti di aggressione fisica e verbale nei confronti dei pubblici ufficiali riconducibili alle persone di Maroni, Bossi e Calderoli, episodi tutti documentati dai filmati televisivi (che erano stati visionati dal Pretore nel corso della istruttoria dibattimentale).
2.2. Il primo vero e proprio episodio di violenza fu quello posto in essere dall’on. Maroni che, come documentato dai filmati, tentò di impedire la salita della rampa di scale che dava accesso al corridoio di cui si è detto, bloccando per le gambe gli ispettori Mastrostefano e Amadu (pagg. 13 e 14 della sentenza di primo grado).
2.3. [Sul] pianerottolo si verificarono (sempre secondo la documentazione filmata Rai) i residui episodi specifici contestati agli imputati: 1) Calderoli spingeva alle spalle un poliziotto e Caparini lo affrontava di fronte; 2) Caparini con una mano appoggiata alla ringhiera e con l’altra [al] muro si rivolgeva all’ispettore Amadu dicendogli: “Tu non vai da nessuna parte”; 3) Il Dott. Pallauro veniva preso alle spalle e per il collo da Maroni; 4) Martinelli prendeva l’ispettore Amadu per il collo e alle spalle e lo tirava…”
Fonte

Il 14 dicembre la polizia sparò sui manifestanti

 Quel 14 dicembre poteva accadere l'irreparabile, un'altra Piazza Alimonda.

Già, perché il quotidiano Liberazione, riguardando le immagini dei filmati della manifestazione nazionale degli studenti a Roma ha fatto un'incredibile scoperta: quel giorno in piazza i carabinieri spararono sui manifestanti.
I fatti di quella giornata sono noti a tutti. Mentre si votava la fiducia al Governo Berlusconi, fuori gli studenti si scontravano con le forze dell'ordine.
Roma si trasformò per un giorno in un campo di battaglia al punto che il ministro dell'Interno Roberto Maroni disse che «poteva scapparti il morto».

Una frase che oggi trova conferma nell'immagini pubblicate dal quotidiano, come spiega il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero: «Le immagini che oggi pubblica Liberazione sono inequivocabili. Di nuovo come a Genova nel 2001 le forze dell'ordine sparano ad altezza d'uomo durante una manifestazione. A Roma non è successo l'irreparabile ma questo non rende meno grave la questione. Adesso capiamo meglio le parole di Maroni che nei giorni delle manifestazioni studentesche di dicembre sosteneva che ci poteva "scappare il morto". Vogliamo sapere da Maroni che ordini sono stati dati alle forze dell'ordine per la gestione dell'ordine pubblico, se vi sono state inchieste interne riguardo all'uso di armi da fuoco e che risultati hanno dato. Ministro Maroni, vogliamo conoscere la verità, perché l'Italia è un paese democratico ed ha diritto di sapere »
Nelle fermo immagine, di un video non ancora reso pubblico, si vedono dei militari dell'Arma, da dietro due blindati, impugnare le pistole d'ordinanza e sparare, ad altezza uomo, tre colpi, verso i manifestanti che si scontravano in piazza San Marco.
Poteva scapparci il morto, come a Genova nel 2001, come per Carlo Giuliani.

"SUGAR NON MI LASCIARE" (video) LA DOVE CONOSCENZA E AMORE RESTITUISCONO LA VITA



WASHINGTON - Un cane, di nome Sugar, dopo un collasso si accascia a terra inanimato , è stato rianimato in pochi minuti con alcune pressioni sul torace, una specie di massaggio cardiaco, da parte del proprietario di un centro per cani in cui si trovata. E' successo a Tacoma, vicino a Washington (Stati Uniti), nel Canyon Crest Training Center: protagonista del "pronto intervento", Ron Pace, istruttore di cani: il salvataggio è avvenuto proprio sotto gli occhi della padrona dell'amico a quattro zampe, Tiffany Kauth, inizialmente in lacrime e distrutta per la paura di perdere Sugar, ma che poi riabbraccia il boxer felicissima. Il video è cliccatissimo su LiveLeak.(fonte testo)

Massaggio cardiaco al Boxer

RUBY E LA MISSIONE "SEGRETA "DEL GIORNALE (si fà per dire vero? Oppure...)

 Fonte-ROMA-Ma Ruby, quanti anni ha? E quando è nata? Questione centrale nel processo che vede Silvio Berlusconi imputato. Se Ruby è nata nel 1992, allora quando cominciò a frequentare la casa del premier ad Arcore era minorenne, se invece fosse nata nel 1991, o meglio ancora nel 1990, Ruby all’epoca delle prime cene a casa del Cavaliere sarebbe stata maggiorenne e invece che di reati parleremmo al massimo di “discutibili” frequentazioni. Ieri, 10 marzo, il Fatto Quotidiano, ha pubblicato un pezzo in cui una funzionaria dell’anagrafe marocchina racconta che le sono stati offerti soldi da alcuni italiani, distinti nei modi e fermi nelle intenzioni, per retrodatare l’atto di nascita di Karima el Mahorug. Berlusconi ha querelato il quotidiano, i suoi avvocati hanno detto che il solo ipotizzare qualcosa del genere reca danno al loro assistito. Ma non solo Il FAtto Quotidiano ne ha parlato, anzi a parlarne per primo, e con toni ottimistici e soddisfatti per la novità e le sue conseguenze, era stato Il Giornale.
La “querelle” sull’età, anzi sul certicato di nascita di Ruby Rubacuori ha radici più antiche e non parte dal giornale di Padellaro e Travaglio. I primi a mettere in discussione la data di nascita delle giovane marocchina sono stati, nell’ordine, Il Giornale, Silvio Berlusconi, e di nuovo Il Giornale. Il primo tentativo di trasformare Ruby da minorenne a maggiorenne è datato 8 febbraio 2011, data da tenere a mente. Quel giorno il quotidiano diretto da Sallusti pubblicò un articolo, firmato da Luca Fazzo, dal titolo “Giallo Ruby, per la difesa era già maggiorenne” (facilmente reperibile su internet a questo link). Il pezzo partiva a spron battuto “Ma sulla scena del «Rubygate» i difensori del premier fanno entrare anche un nuovo fronte di indagine. Quanti anni ha davvero – si chiedono gli avvocati – Karima, ovvero «Ruby Rubacuori», la ragazza marocchina che per la Procura è «parte offesa» del reato di prostituzione minorile contestato a Berlusconi? Nel fascicolo dell’inchiesta, sostengono i legali Niccolò Ghedini e Piero Longo, c’è un atto secondo il quale «Ruby» non è nata nel 1992 ma nel 1991. Pertanto era già maggiorenne nella primavera scorsa, quando si recò ripetutamente nella villa di Arcore del presidente del Consiglio.
L’atto che lo afferma è stato individuato da Ghedini e Longo all’interno dell’invito a comparire notificato alla consigliera regionale Nicole Minetti…”.
Scorrendo poi il testo di Fazzo si scopre che il documento in questione non è così dirompente “A pagina 141 dell’invito è riportato un verbale di denuncia steso l’1 maggio 2009 davanti ai carabinieri della stazione di Crescenzago dalla ragazza, che poco prima è stata scippata nella zona di corso Buenos Aires. La giovane dichiara che uno sconosciuto, probabilmente rumeno, le ha strappato la borsetta contenente la rispettabile somma di 5.500 euro. Nell’intestazione della denuncia compaiono le generalità della giovane: «Ruby Eyek, nazionalità egiziana, nata in Egitto l’1 novembre 1991, residente a Letojanni in provincia di Messina»”. Difficile pensare di basare una difesa su una denuncia in cui il nome e il luogo di nascita dichiarati sono palesemente falsi. Difficilissimo pretendere di desumere una data di nascita diversa da quella universalmente conosciuta sulla base di un documento che contiene più elementi di fantasia che reali. Non a caso la cosa finì lì e per un mese né i legali del premier né Il Giornale tornarono più sulla questione.
A ridare slancio alla vicenda ci pensò poi lo stesso Berlusconi che ad inizio marzo dichiarò felice: “Abbiamo la prova che Ruby è stata registrata all’anagrafe marocchina due anni dopo la sua nascita”, almeno stando a quanto scrisse ancora una volta il Giornale in un pezzo firmato da Adalberto Signore ed intitolato “Il Premier cala l’asso: Ruby era maggiorenne”.
«Una prova – continua l’articolo – che presenteremo durante il processo». Insomma, è il ragionamento del premier, «anche a credere alle accuse inverosimili della procura di Milano non ci sarebbe alcuna ipotesi di reato». Perché significherebbe che quando Ruby ha messo per la prima volta piede ad Arcore era già di fatto maggiorenne da tempo. Ed è anche per questa ragione che nelle sue chiacchierate private il capo del governo ostenta sicurezza e si dice sicuro che alla fine «ancora una volta si risolverà tutto in una bolla di sapone». Nonostante nel suo entourage ci sia chi predica prudenza, perché per quanto possano essere accurate le indagini difensive – che pare siano sbarcate anche dall’altra parte del Mediterraneo – c’è comunque da mettere in conto un’oggettiva difficoltà di reperire materiale e documentazione risalente a quasi venti anni fa in un Paese come il Marocco.
A questo punto siamo arrivati all’inizio di marzo, il pezzo del Giornale riporta la data del 3. Alle dichiarazioni festose del Premier segue più o meno il nulla. Nessuna prova esibita, anche se ad onor del vero andrebbero esibite in tribunale, ma soprattutto nessuna nuova dichiarazione, nessun nuovo articolo o titolone che insistesse sul punto dato per certo, ed esiziale per le sorti processuali, della provata maggiore età di Ruby. Solo qualche blanda e poco ripresa dichiarazione del padre di Ruby che smentiva i fatti raccontati da Berlusconi. Strano.
Arriviamo quindi all’articolo pubblicato il 10 marzo dal Fatto che cita una funzionaria marocchina contattata da italiani che le offrirono soldi per cambiare la data di nascita di Ruby. Dall’articolo sappiamo che sarebbe stata la stessa funzionaria a contattare la redazione del giornale diretto da Padellaro tramite parenti in Italia e apprendiamo anche la data in cui ci sarebbe stato il presunto abboccamento: il 7 febbraio. A pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende diceva Andreotti, e proviamo allora a pensar male. Dall’articolo del Fatto sappiamo che alcuni italiani il 7 febbraio si presentarono in Marocco per modificare la data di nascita di Ruby e, casualmente, lo stesso giorno il Giornale preparava un pezzo, uscito il giorno dopo 8 febbraio, che tirava per la prima volta in ballo una possibile data di nascita differente per la giovane marocchina. La missione marocchina, ammesso e non concesso che sia esistita, partita non si sa per conto di chi, fa un buco nell’acqua e al di qua del Mediterraneo non si parla più della data di nascita di Ruby. Un mese dopo circa Berlusconi tira nuovamente fuori la cosa e, sempre il Giornale,  parla di “indagini difensive – che pare siano sbarcate dall’altra parte del Mediterraneo”. Passa una settimana e scopriamo che forse qualcuno è effettivamente andato a bussare all’anagrafe del paesino dove nacque Ruby. A pensar male ne esce fuori una situazione disperante. Le affermazioni del Fatto vanno provate e che qualcuno da parte degli avvocati di Berlusconi sia andato in Marocco è tutt’altro che confermato. Ma è almeno singolare la sequenza delle coincidenze: Il Giornale che annuncia la “diversa età” di Ruby, il premier che ne parla, Il Giornale che ci torna sopra e quindi Il Fatto Quotidiano che dà la sua versione e ricostruzione dei fatti.
Una storia poco chiara, una storia piena di strane coincidenze, una storia che ricorda quella della fidanzata di Berlusconi. A proposito, che fine ha fatto la tanto felicemente pubblicizzata fidanzata del Premier? Si sono lasciati? E’ emigrata perché di sinistra? Difende la sua privacy? Almeno lei dimostri che non era l’ennesima invenzione e batta un colpo. Sarebbe un bel colpo di scena.

TRAGEDIA IMMENSA IN GIAPPONE "E SE FOSSE ACCADUTO ANCHE QUI DA NOI ?"







Fonte-Un terremoto 500 volte più forte di quello dell'Aquila ha fatto finora una ventina di morti. Qualcosa non torna, decisamente. Ok, gli edifici vengono da tempo costruiti secondo criteri antisismici perché si sa che il Paese del Sol Levante è molto a rischio. Possibile però che gli ingegneri giapponesi siano così migliori di quelli italiani (cioè, di quelli che ancora non sono emigrati all'estero perché li pagano molto meglio, se sono bravi)? Forse c'entrerà la compostezza con cui nel Parlamento giapponese è stata accolta la scossa di terremoto, inimmaginabile in Italia. Ma soprattutto mi viene in mente un nome: Seiji Maehara. Costui si è dimesso per uno scandalo di circa 2000 euro. C'è da scommettere che il Giappone unito si stringerà intorno alle vittime e ricostruirà tutto, meglio di prima. Qui invece abbiamo palazzinari sciacalli che ridono al telefono, pregustando i soldi che faranno sulle spalle dei morti. O gente come San Bertolaso martire, il salvatore della patria (quando non è impegnato al Salaria Village con le escort che gli mandano per ringraziarlo degli affari che gli fa fare). O imprese come la Impregilo che vincono appalti su appalti nonostante costruiscano edifici di cartapesta. Tutto nell'indifferenza generale, mentre la colpa viene data alla magistratura, infangata in tutti i modi mentre cerca di fare luce su questi schifi. Vi prego, trapiantate il Giappone qui, o almeno regalateci una classe dirigente con gli occhi a mandorla.

venerdì 11 marzo 2011

IL TROTA LITTORIO SGARBI E PARIS HILTON

Un po pesante come "satira"....anche se la propaganza razzista del ventennio rimandata al mittente (...) è una operazione interessante nell'ottica del "provate anche voi a vedere come ci si stà dentro...!"
(essai pour "il diario segreto di Renzo Bossi Junior)
Il trota chiede a Vittorio Sgarbi perchè tutto il web ce l'ha cosi tanto con lui,insomma non ne puo più,Sgarbi affettuoso gli dà una pacca sulla spalla e con tono ironico gli dice:" non te la prendere c'è chi stà peggio di te...." e lascia in sospeso la frase per conferirgli una maggior suspence.
"...e chi sarebbe quello che stà peggio di me tu per caso? "
Chiede Renzo Bossi quasi certo d'averci azzeccato.
Littorio Sgarbi sorride paterno,gli capita di rado d'esser rapito da questo genere di imbarazzante tenerezza e aggiunge:
"No,certo che no,direi che stiamo parlando di Paris Hilton,l'hai presente quella gran figa vero....?"
Il trota annuisce perplesso non tanto convinto...
Sgarbi continua apparentemente pensieroso,lo sguardo perso verso un angolo del soffitto:"...vedi tra te e lei non c'è nessuna differenza,proprio nessuna,anche lei è costantemen,te presa di mira nel web,la classica scema del villaggio direi...anzi forse una differenza c'è, si, e mi pare degna di nota...."
Il trota sgrana di occhi,è visibilmente incuriosito,aspetta che Sgarbi chiarisca.
" vedi con le foto della Paris Hilton i ragazzini di mezzo mondo si sparano pugnette a tutto andare nei bagni...e paradossalmente di puo affermare che la stessa cosa fanno i pensionati, i montanari della pedemontana padana con la tua foto....nelle cabine elettorali della Padania,pugnette,seghe mentali,afferri ? " e scoppia a ridere tenedosi stretto alla sedia.
Renzo lo guarda interdetto con un leggero velo di rancore e poco propenso all'humor Pop cult' di Sgarbi.
Quest'ultimo conclude:"...non te la prendere,cosa credevi che la politica sia una cosa seria ? Dove credi di vivere ? non lo sai che fà male alla salute nuotare controcorrente,assecondali finche puoi."

Flores la Tecnica della controinterruzione per impedire di parlare. Sallusti da di matto



Ma no? Ma si ti dico di si...!
 Sallustri si alza e se ne và,si proprio lui il bounty killer mediatico scappa a gambe levate indignato trova che l ' interruzione nuoce alla democrazia ! 

Abbatangelo Renzo Bossi "Diario segreto di Renzo Bossi Junior" Udienza tribunale di Varese

Michel Abbatangelo
Inizio questa breve relazione su come si è svolta l'udienza davanti al Gip presso il tribunale di Varese per i fatti attinenti il "  Diario segreto di Renzo Bossi Junior (PDF scaricabile) " la versione con i link nel blog qui.

Io blogger, denunciato da Renzo Bossi per aver esercitato il diritto alla satira (link)

Prima di entrare in aula il mio avvocato di riferisce di un episodio gustoso,la sera prima assiste sulla 7 ad una lunga intervista del "Trota" sulla sua nuova carica: responsabile per la comunicazione di tutto il partito (...) mi pare che interrogato in proposito abbia evidenziato un " master " conquistato a prezzo di immensi sacrifici nelle pubblicazioni settimanali della parrocchia (...) poi navigando in internet (curiosità di un leguleio) inciampa per caso (me lo giura) nel blog di Renzo Bossi,si proprio il suo,a supporre che un software aggregatore incameri automaticamente e pubblichi tutto quello che il web fà emergere alla luce fra cui diversi articoli che parlano del "Diario segreto" vale a dire che partecipa indirettamente alla diffusione del "Diario segreto" fategli una visita,merita un incoraggiamento,sia mai poi che maturi in lui una certa consapevolezza sulla libertà di cui necessitano i blogger per potersi esprimere e arricchire l'interelazione umana apportando ognuno il suo personale contributo alla societa civile,alla cultura,alla politica,alla democrazia,alle arti e all'informazione in generale.



Inizia a parlare il Pubblico Ministero ...a mitraglia,con feroce eloquenza e gravità cita articoli della legge sulla stampa del 1948 (...) e di come responsabilizzano la stampa e l'informazione su carta,non afferro bene tutto,un duellare legale mà una cosa mi salta all'occhio,lo zelo con cui da un lato svolge il suo ruolo di accusa giungendo ad anticipare anche il ruolo del mio difensore sollevando qualche perplessità procedurale (...) quasi che si fosse entrati già in fase dibatimentale (...) in tutto questo appena apre bocca la parte civile viene azzittita bruscamente cosicchè non posso dire nulla sul legale di Renzo Bossi (assente) non c'era e se c'era non si sà bene a fare cosa (...) salvo depositare la richiesta scritta di una provisionale di 20.000 euro ovviamente da devolvere al "fondo per gli orfanelli dei martiri della padania" (sarebbe un anticipo...) .
Recepisco dalla durezza del PM,buttata li a colpi d'accetta se posso dirlo una sensazione di estrema gravità,si tratta di un reato penale che puo incorrere in una condanna a sei anni !
Tutte le aggravanti sono contemplate...a frammenti intuisco una rappresentazione recitativa (lo zelo) più che indirizzati al Gip ad altri astanti forse presenti tra il pubblico,non molte persone a dir la verità.
La legislazione del 1948 sulla stampa  e l'art. 57 del Codice Penale viene stiracchiata da tutti i lati ed applicata al web con dovizia di argomentazione e dettaglio,qualche precedente tirato per i capelli e insomma l'emozione che vivo è forte,a dar retta al PM il quale perora una applicazione strettissima della legge tale che, se me lo si permette ... dovremmo seduta stante processare Dante Alighieri per aver offeso nella dignità e nell'onore o diffamato,calunniato una istituzione come la Chiesa cattolica ficcando un papa all'inferno !
Reclama per il blogger o direttore responsabile del blog la stessa condanna inflitta alla stampa insomma.
Ora per quanto ne so io è da mo che ci provano a "regolamentere il web" e non mi pare che il legislatore,il Parlamento abbia ancora aggiornato per cosi dire le vecchia legislazione le cui lacune lasciano ampio spazio a sconsiderate " indulgenze " (a dir  di qualcuno) o al trionfo della democrazia (a dir di altri) .
Il PM termina la sua filippica portata avanti con tono grave ed estremamente serio tra la sorpresa del mio difensore che lo trova per cosi dire intento a giocar d'anticipo rintuzzando ogni possibile opposizione,paradossalmente godo di un supplemento di difesa (sic!).

Si alza il mio difensore e fà presente l'assenza di legislazione per quanto riguarda il web citando il caso Google You Tube contro la famiglia di quell'andicappato filmato mentre subisce le vessazioni dei suoi compagni di classe (...) Google venne condannata e assolta in seguito in Cassazione,non fosse stato cosi il web sarebbe stato paralizato determinando la responsabilità dei forum,dei social etc, oltre a creare un precedente unico in Europa contrario alla libera circolazione delle idee e delle opinioni...

 Dalla Suprema Corte una sentenza che farà discutere. Il direttore di un giornale on-line non risponde di “omesso controllo” in caso di pubblicazioni, sul sito da lui diretto, dai contenuti diffamatori. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che spiega come il reato previsto dall’art. 57 del Codice Penale, che punisce i direttori per non aver vigilato sul contenuto delle pubblicazioni, non può essere applicato al web perché’ previsto solo per la carta stampata,continua a leggere....

Insomma,un intervento breve cui segue poi il Gip il giudice Giuseppe Fazio che si ritira in camera di consiglio per deliberare.
In conclusione l'accusa nei miei confronti mi è parso di capire è a parere del Gip tutta  o in gran parte da riformulare,le aggravanti sono respinte in un certo senso se ho capito quanto mi riferisce il mio difensore abbiamo vinto la scelta del campo su cui si giocherà il prossimo scontro,il reato se esiste comporta una pena molto più lieve (...)
All'uscita comprendo di aver conquistato tramite il mio legale una piccola vittoria,non è molto,più che qualche metro una questione di decimali,questione di punti di vista certo,uno Zero virgola qualche cosa (...) la parte civile o la parte offesa per tramite del suo legale non rilascia nessuna dichiarazione ne durante l'udienza ne al termine,fuori ci aspetta un gruppo di giornalisti,io sono visibilmente stanco,ho viaggiato in treno il giorno prima per essere presente,qualche mia dichiarazione alla stampa,frettolosa,un po caotica,il mio legale che mi dice attento  quello che dici che senno ci becchiamo una seconda querela e poi via per l'aperitivo con abbondanti stuzzichini al Bar Biffi di Varese .
Chi lo desidera puo approfondire ulteriormente i dettagli tecnici dell'udienza presso l'avvocato Gianmarco Beraldo del foro di Varese tel 0332.459073.


Tra le altre cose ci sarebbero altri due blogger oggetto d'indagine da parte della Digos e oggetto o suscettibili di querela da parte di Renzo Bossi (un tipo suscettibile,parecchio permaloso dietro quell'aria paciona pare) e se ho ben capito hanno qualche difficoltà a sapere chi si nasconde dietro i nickname che firmano certi post,il fatto è che Google come nel mio caso si rifiuta ad ogni collaborazione (...) 


La Digos ha parecchio da fare di questi tempi e trattandosi del figlio di un ministro sia pure una icona italiana del bamboccione medio, interviene con inusitato zelo.


VaresNews Home Page "...Dalla sua fervida fantasia erano usciti affreschi satirici, quasi fossero i versetti satanici di Salman Rusdhie, ma in versione anti leghista: con Renzo Bossi che si adopera insieme a Borghezio e Salvini per invadere Maltaper aver diffamato Bossi jr. Davanti al giudice Giuseppe Fazio, l'udienza si è conclusa in mattinata. Il fascicolo è stato rimandato alla procura: Abbatangelo sarà chiamato a processo con citazione diretta, per diffamazione aggravata dalla vasta diffusione via web, ma senza l'aggravante della diffusione a mezzo stampa, poiché il blog, in sé, non è un organo di stampa come gli altri con un direttore e una pubblicazione periodica definita e regolare.
Risolto il problema di giurisprudenza che nel caso degli articoli sul web apre sempre scenari imprevisti,continua a leggere....
"


VARESESE7PRESS
Querela di Renzo Bossi per diffamazione: l’udienza preliminare favorisce il blogger Abbatangelo. Prossima udienza prevista verso ottobre.

Varese, 10 marzo 2011- Usando una terminologia sportiva, è’ finita 1-0 per il blogger  Michele Abbatangelo che se la doveva vedere nientemeno che con Renzo Bossi. Si è conclusa così, verso le 13 di oggi,  l’udienza preliminare tenutasi presso il tribunale di Varese che vedeva coinvolti  appunto il blogger francese residente a  Mentone, Michele Abbatangelo (nella foto) e  Renzo Bossi, figlio del ministro e fondatore della Lega Nord Umberto Bossi.

Motivo di cotanto interesse da parte di Renzo Bossi, che nel frattempo aveva appunto sporto querela nei confronti dello sconosciuto, almeno fino ad oggi, blogger transalpino ma argentino di nascita con genitori italiani (un meltingpot culturale interessante non c’è che dire..), è che Abbattangelo tramite il suo blog intitolato http://100cosecosì.blogspot.com/ a partire dal 2009 ha pubblicato una serie di novelle tramite le quali,  in maniera satirica si raccontavano le strampalate avventure del giovane Renzo, definito nei racconti anche come “Trota” il ben noto nomignolo affibbiatogli dallo stesso Umberto Bossi.

“Diario segreto di Bossi Junior” questo il titolo della raccolta satirica consultabile ancora oggi attraverso  il blog in questione, che vede il protagonista Renzo lanciato verso nuove conquiste come ad esempio l’invasione di Malta o altri divertenti episodi i quali però hanno infastidito non poco  Renzo Bossi, che attualmente ricopre l’incarico di  consigliere regionale della Lega,  che non ci ha pensato un attimo a querelare Abbattangelo, così come in corso però vi siano altre due querele nei confronti di altrettante persone.

Oltre che un ottimo letterato nella satira, il blogger francese con esperienze interessanti a frutto dei suoi 10 anni trascorsi in Africa, è un’artista a tutto tondo, dove eccelle soprattutto nell’arte pittorica “Sono politicamente artista con un padre putativo che prende il nome di Picasso, dal quale ho tratto gran parte della mia ispirazione” dice Abbatangelo che  stamattina si è regolarmente presentato in tribunale accompagnato dal suo avvocato Gianmarco Beraldo (in rappresentanza di Bossi invece vi era l’avvocato milanese Michele Campili).

“Rimango italiano pur vivendo in Francia, però non mi ci ritrovo minimamente nell’attuale scenario politico italiano. Non seguo l’ideologia di nessun partito e consideratemi pure un politico anarchico. Sia chiaro che non ho nessun astio particolare contro Renzo Bossi, però non si può negare che la Lega rimane un partito razzista e xenofobo, evidenza sottolineata anche attraverso blog di seducenti padani. Magari gli stessi- aggiunge Abbatangelo- che periodicamente mi minacciano tramite il mio blog apostrofandomi pesantemente per non dire altro.”

Il blogger di Mentone obiettivamente ci pare persona piuttosto  colto e preparata anche per quanto nei riguardi alcune norme giuridiche, e sembra quasi strano che possa avere commesso chissà quale reato, se non quello di avere utilizzato la satira in chiave grottesca: ma la satira contempla tutto ciò.  Ma tant’è, sarà poi il giudice a stabilire nelle prossime udienze, con la prima prevista a Varese presumibilmente tra il prossimo ottobre o novembre.

“Il giudice Fazio ha accolto le nostre eccezioni difensive (rigettando di fatto le accuse espresse dal Pubblico Ministero Politi, n.d.r.),  qualificando il reato solo ed esclusivamente ai sensi dell’articolo 595 comma 1 e 3” .  Dice l’avvocato Beraldo (foto a destra).


 Andando nello specifico allora cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta “ Tutto quello pubblicato su internet, tranne le testate giornalistiche regolarmente registrate e che necessitano obbligatoriamente di un direttore responsabile- sottolinea ancora l’avvocato Beraldo- non possono essere assimilabili alla carta stampata, così  come viene contemplato appunto dalla legge n.47 del 1948 articolo 13 ossia la legge sulle disposizioni della stampa, riguardante la diffamazione.” Tutto chiaro allora. Un bell’inghippo legislativo che va ben oltre questa querela ma che coinvolge nemmeno tanto indirettamente tutti quelli che in internet pubblicano qualcosa. Tanto per intenderci: se  questa legge venisse applicata, i proprietari di Facebook così come di tutte le piattaforme che ospitano i blog o siti similari,  dovrebbero controllare costantemente tutto quello che viene pubblicato dai loro utenti nel mondo! Insomma un delirio.

Tornando all’udienza di oggi, vi è da sottolineare come l’odierna decisione del giudice abbia ridotto una eventuale pena massima da 6 a 3 anni, così come decade la richiesta di provvisionale, 20.000 euro, richiesti dai legali di Renzo Bossi.
B.G.
redazione@varese7press.it 


LA PROVINCIA DI VARESE 
FONTE 
 VARESE «Non mi indentifico in nessun gruppo parlamentare, sono anarcoide e libertario, il mio punto di riferimento nella storia è l'esperienza della Comune di Parigi, non sono né marxista né leninista, sono solo un'artista»: Michel Abbatangelo, capelli brizzolati raccolti in un corto codino dietro la nuca, si presenta ai giornalisti al termine dell'udienza preliminare che da Mentone, Francia, dove vive, ieri lo ha costretto a venire fin nella nostra città, chiamato in causa niente meno che dal Trota, alias Renzo Bossi.

L'erede del Senatùr si è stancato di essere preso di mira, e ritiene che quelle novelle satiriche e alquanto surreali pubblicate in internet dal blogger italo francese (con doppia cittadinanza) e raccolte nel «Diario segreto di Renzo Bossi Junior», siano diffamatorie: «A parte l'ironia con la quale le frasi sono concepite – si legge nella denuncia – Bossi Renzo è dipinto come una persona dedita a commettere reati». Di qui la querela e la richiesta di risarcimento, 20mila euro.

Il sito nel frattempo è divenuto introvabile. Peraltro ieri il giudice per l'udienza preliminare Giuseppe Fazio non è nemmeno entrato nel merito della questione. Ha accolto l'eccezione sollevata dall'avvocato di Abbatangelo, Gianmarco Beraldo, ed ha rinviato gli atti al pm Massimo Politi, perché ai blog presenti su internet non può essere applicata la legge sulla stampa: quindi nemmeno la procedura che prevede l'udienza preliminare per il reato di diffamazione. Semmai, la citazione diretta di fronte al giudice monocratico.

Nell'eventualità che il pm voglia proseguire, Bossi il giovane dovrà comunque rinnovare la propria richiesta di risarcimento.
Franco Tonghini
 
Da Mentone a Varese il blogger querelato da Renzo Bossi
VARESE - Il blogger italofrancese Michel Abbatangelo (foto in alto) è comparso davanti al gup per rispondere di un’accusa di diffamazione ai danni di Renzo Bossi, figlio del Senatur. E’ un pittore, vive a Mentone e ha scritto un diario di fantasia del Trota con intento satirico, pubblicandolo in Internet: «Reazione alla politica xenofoba e razzista della Lega». L’ipotesi di reato non è più quella di diffamazione a mezzo stampa: atti al pm.
Paolo Grosso a pagina 8
GIORNALETTISMO
Si è svolta ieri l’udienza preliminare della causa per diffamazione intentata da Renzo Bossi nei confronti di un blogger, Angelo Abbatangelo, per aver pubblicato sul suo sito “Il diario segreto di Renzo Bossi Junior. (http://100cosecosi.blogspot.com). Ne parla Elisabetta Reguzzoni sul Fatto quotidiano: Ieri al tribunale di Varese si è celebrata l’udienza preliminare; bisognerà però attendere per sapere come proseguirà questa vicenda anche se un risultato il processo l’ha già prodotto: quello cioè di stabilire “che la diffamazione via internet non può essere equiparata a quella a mezzo stampa”. Nel caso specifico il Gip ha accolto le istanze del legale di Abbatangelo secondo cui non si poteva applicare, per analogia, una norma nata per la stampa. Ma torniamo alla storia del diario segreto. DI CHE SI TRATTA? Di una serie di racconti satirici a puntate che lo stesso autore spiega così: “La narrazione letteraria delle avventure- disavventure di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo dalla tragica cronaca quotidiana – spiega il blogger -. Cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia si impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l’Unità d’Italia”. Da qui l’idea di scrivere, ad esempio, un racconto dedicato ad un fantomatico progetto di invasione dell’isola di Malta, oppure l’ e s p l o s i one della Breccia di Porta Pia così come l’istituzione di una Chiesa riformista, secessionista padana. Storie in cui il protagonista principale è per l’appunto il figlio del Senatùr insieme a figure di spicco della Lega a cominciare da quello che Abbatangelo chiama “zio”Bor ghezio. Ma tutto ciò sembra non essere piaciuto al consigliere regionale lombardo Renzo Bossi (responsabile tra l’altro del polo della comunicazione della Lega) che ha intrapreso l’azione legale proprio nei confronti dello sconosciuto blogger (residente a Mentone in Francia) difeso dall’avvocato Gianmarco Beraldo. “Questa vicenda ha dell’assurdo. Un testo che palesemente si dichiara satirico realizzato da un piccolo blogger – ha commentato il legale – che però viene considerato da un personaggio pubblico e politico gravemente oltraggioso del proprio onore. Appare evidente che in caso di condanna di Abbatangelo si tratterebbe di una condanna a tutta la satira”. http://www.giornalettismo.com


Renzo Bossi e la querela al blog di satira 

Il figlio del Senatur porta in tribunale un blogger 'colpevole' di aver scritto e pubblicato sul suo sito “Il diario segreto di Renzo Bossi junior” Free edizioni: facciamoli vergognare, una serie di racconti satirici a puntate con protagonisti i politici della LegaRenzo Bossi

Fonte 
Colpirne uno per educarne cento? Può essere. Solo così si potrebbe spiegare la querela depositata nell’ottobre del 2009 da Renzo (soprannominato Trota) Bossi nei confronti del blogger Angelo Abbatangelo colpevole di aver scritto e pubblicato sul suo sito “Il diario segreto di Renzo Bossi junior” Free edizioni: facciamoli vergognare.

Ieri al tribunale di Varese si è celebrata l’udienza preliminare; bisognerà però attendere per sapere come proseguirà questa vicenda anche se un risultato il processo l’ha già prodotto: quello cioè di stabilire “che la diffamazione via internet non può essere equiparata a quella a mezzo stampa”. Nel caso specifico il Gip ha accolto le istanze del legale di Abbatangelo secondo cui non si poteva applicare, per analogia, una norma nata per la stampa. Ma torniamo alla storia del diario segreto.

Di che si tratta? Di una serie di racconti satirici a puntate che lo stesso autore spiega così: “La narrazione letteraria delle avventure-disavventure di Renzo Bossi mi fu ispirata a suo tempo dalla tragica cronaca quotidiana – spiega il blogger -. Cronaca in cui populismo, demagogia, razzismo e xenofobia si impastano al peggiore revisionismo storico facendo emergere a tratti un vero e proprio nazi-fascismo passando per la minaccia secessionista alle soglie delle celebrazioni per l’Unità d’Italia”.

Da qui l’idea di scrivere, ad esempio, un racconto dedicato ad un fantomatico progetto di invasione dell’isola di Malta, oppure l’ esplosione della Breccia di Porta Pia così come l’istituzione di una Chiesa riformista, secessionista padana. Storie in cui il protagonista principale è per l’appunto il figlio del Senatùr insieme a figure di spicco della Lega a cominciare da quello che Abbatangelo chiama “zio” Borghezio. Ma tutto ciò sembra non essere piaciuto al consigliereregionale lombardo Renzo Bossi (responsabile tra l’altro del polo della comunicazione della Lega) che ha intrapreso l’azione legale proprio nei confronti dello sconosciuto blogger (residente a Mentone in Francia) difeso dall’avvocato Gianmarco Beraldo.

“Questa vicenda ha dell’assurdo. Un testo che palesemente si dichiara satirico realizzato da un piccolo blogger – ha commentato il legale – che però viene considerato da un personaggio pubblico e politico gravemente oltraggioso del proprio onore. Appare evidente che in caso di condanna di Abbatangelo si tratterebbe di una condanna a tutta la satira”. Prosegue poi l’avvocato se esista un limite invalicabile dalla satira.

Sembra dunque che questa causa sia destinata a diventare un vero e proprio caso giudiziario non solo perchè di mezzo c’è il figlio di Umberto Bossi quanto piuttosto perché il tema del contendere è rappresentato dal concetto di libertà che esprime la satira politica che per sua natura prende di mira, trasversalmente, esponenti sia di destra che di sinistra.

Da Il Fatto Quotidiano dell’11 marzo 2011

mercoledì 9 marzo 2011

Sono Assente giustificato (...) "Renzo Bossi vs Abbatangelo" a Varese

  "   Per due giorni mi assento dal lavoro,debbo essere a Varese per le regioni ascritte al link in alto,spero al mio ritorno di potervi dare buone nuove...con affetto amicale vostro..."

                     Michel Abbatangelo

Varese, 2 febbraio 2011- Si terrà giovedì 10 marzo l’udienza preliminare che vedrà come protagonisti Renzo Bossi (sì proprio lui il figlio del ministro Umberto Bossi nonchè consigliere regionale) e il blogger italiano, nato però in Argentina  ma naturalizzato francese (ha la doppia cittadinanza…)  Michel Abbatangelo.
Bossi Junior infatti l’anno scorso ha presentato querela nei confronti di Abbatangelo, reo di avere pubblicato sul suo blog intitolato 100cosecosì.blogspot.com , una serie di racconti satirici a puntate dal titolo “Diario segreto di Renzo Bossi junior, che vedono protagonista appunto Renzo Bossi (nei racconti chiamato pure “trota”…), storielle permeate da quella sottile comicità e ironia tipica di chi utilizza la satira in maniera bonaria e senza cattiveria,continua a leggere....