mercoledì 9 marzo 2011
martedì 8 marzo 2011
IL PARADISO DI UMBERTO BOSSI E DI COME VENNE TRATTATO DA TERRONE
Fonte
" A quanto pare la magistratura ha messo la parola fine ad una vicenda che ha visto la famiglia Bossi parecchio coinvolta se avete letto già altri post sull'argomento tipo quello dei 114 leghisti truffati (...) qui ulteriori dettagli sulla vicenda alcuni dei quali nuovi,e insomma val sempre la pena di ficcare il naso nelle pieghe,nelle ombre oscure della Lega Nord poi ritrarsi subito prima che il disgusto si faccia nausea. "
Il "paradiso di Bossi"
E’ arrivato l’epilogo giudiziario di una vicenda che avevamo abbondantemente trattato sei anni fa sul nostro sito. Una storia di ordinaria speculazione targata lega con l’appoggio dell’allora governatore della Carinzia, Jorg Haider, leader dell’estrema destra nazifascista austriaca e amico di Bossi. L’ex parlamentare della lega ed ex presidente del consiglio regionale del Veneto è stato condannato a due anni e tre mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta nell’affare che avrebbe portato alla costruzione in Croazia di quello che era stato definito il “paradiso di Bossi”.
Riportiamo l’articolo presente sul nostro sito per ricordare nel dettaglio la vicenda.
Ceit: una storia tutta padana
Vi proponiamo una storia particolare, crediamo educativa perchè vuole fare riflettere sul connubio affari e politica. Interessante perchè i protagonisti sono gli stessi che professano da anni l'appartenenza alla "razza eletta" si ergono a paladini della moralità e censori degli altrui vizi. La storia inizia a giugno 2000. La Kemco si impegna a costruire in Istria, ad Umago-Salvore un villaggio turistico per 100 milioni di marchi. Il finanziamento è garantito dall'austriaca Hypo bank(il piu' grosso istituto di credito della Carinzia di Jorg Haider,il braccio finanziario del discusso governatore, che ne e' socio di maggioranza).
La Kemco è controllata per il 100% dalla Ceit, una srl di Montegotto Terme (Padova). Fra i 114 azionisti ci sono alcuni nomi noti: la moglie di Umberto Bossi, Manuela Marrone, il presidente del gruppo Lega Nord Padania alla Camera, Giancarlo Pagliarini, il segretario amministrativo della Lega Nord Eduard Ballaman, oltre al senatore Massimo Dolazza e ai deputati Diego Alborghetti, Piergiorgio Martinelli, Flavio Rodeghiero, Daniela Santandrea, Stefano Stefani, presidente del partito, Silvestro Terzi e Maurizio Balocchi, tesoriere del partito.Stefani e Balocchi figurano anche nel consiglio di amministrazione. Proprio il tesoriere della Lega è la mente dell' affare, insieme al presidente del consiglio regionale del Veneto Enrico Cavaliere, leghista e a sua volta azionista della Ceit.Nella lista dei soci compare, per esempio, il nome di Graziano Bonardelli, ma anche quello del sindaco di Acqui Bernardino Bosio, del consigliere della Regione Piemonte Oreste Rossi, e di Romano Lazzari, segretario provinciale della Lega di Chi avari. Erano della partita pure i deputati Domenico Comino e Mario Barral, che però, dopo aver lasciato la Lega per fondare l' Ape (Autonomisti per l' Europa) sono usciti anche dall' affare.
Alla scadenza le banche chiedono la restituzione dei prestiti, e i nostri imprenditori non trovano altra soluzione che chiedere un'altro finanziamento alla stessa banca per restituire con un consistente ritardo il primo prestito.
L’avvocato della banca in Croazia, Goran Veljovic, dichiara al Corriere della sera: «A un certo punto ci siamo accorti che i nuovi mutui che ci venivano chiesti servivano soltanto a pagare i vecchi».
Risultato: per i leghisti nessuna perdita di soldi (pochi quelli investiti nelle quote della società) ma si registra l'allontanamento di un alleato politico che i media vicini al carroccio avevano incensato per anni.
Infatti Hider, intervistato dal quotidiano croato Vecernjj List, ha bollato con disprezzo e sarcasmo l'investimento leghista in Croazia.
Lo ha giudicato una classica patacca e ha dileggiato Bossi come il capo di una banda di imbroglioni all'assalto delle spiagge croate.
Praticamente ha dato del "terrone" al capo dei padani "mitteleuropei".
La banca di Haider esercita il suo diritto di rivalsa confiscando le proprietà dello Skipper Residence, ormai quasi completato.
A gennaio 2001la Corte Superiore di Zagabria da via libera alla vendita all'asta del «paradiso di Bossi», che di fatto viene «sequestrato». L'asta, i cui termini dovrebbero essere disposti tra breve, era motivata dal fatto che la banca di Kalgenfurt, avvalendosi di una clausola contrattuale cosiddetta d'«inaffidabilità e non gradimento del debitore», aveva considerato morosa la Ceit per il fatto che questa aveva pagato con ritardo alcune rate del mutuo.
Ad aprile 2003 La Ceit fallisce e la lega nord fa pressione sul ministro degli Esteri, Franco Frattini, perché la Farnesina si attivi per aprire un canale di conciliazione tra i politici croati, i banchieri austriaci e gli investitori italiani della Ceit. L’attenzione è concentrata sul primo lotto di 180 appartamenti già realizzati, sul quale la Hypo Alpe Adria Bank, la banca che ha finanziato la Ceit, si è rivalsa dopo l’inchiesta sulle presunte tangenti e dopo la revoca dei crediti per «inaffidabilità e non gradimento del debitore».
All'inizio del 2004 Il fallimento di Ceit, l’immobiliare targata Lega, è già stato benedetto da una sentenza del tribunale di Padova il 25 marzo scorso. Il curatore di quel crac, il ragioniere commercialista Flavio Tullio, vuole capire dove siano andati a finire i soldi, 10 miliardi di vecchie lire
A maggio del 2004 la Procura di Padova apre formalmente un’inchiesta sul crac della società Ceit,sulla base della relazione depositata dal curatore fallimentare Flavio Tullio il magistrato,in attesa delle valutazioni su ipotetici reati societari, ha individuato l’ipotesi della truffa e nei panni dell’indagato c’è l’amministratore della Ceit, il prof. Sebastiano Cacciaguerra, docente all’Università di Udine.A innescare l’inchiesta è stata la denuncia di tredici imprenditori padovani e veneziani, un tempo vicini alla Lega Nord.
A luglio 2004 il pubblico Ministro Paolo Luca invia dieci avvisi di garanzia a esponenti della "Ceit srl" , l'indagine riguarda la sparizione dalle casse dell'azienda di oltre due miliardi delle vecchie lire.
Ricevono l'informazione di garanzia alcuni esponenti di spicco del Carroccio, tra loro il sottosegretario agli Interni Maurizio Balocchi, il presidente del Consiglio regionale del Veneto Enrico Cavaliere e l'Onorevole Stefano Stefani.
L'ipotesi di reato è bancarotta fraudolenta per distrazione e falso, gli inquirenti stanno indagando sui bilanci della società, con un occhio particolare alla sparizione di fondi durante i lavori che l'azienda svolse in Croazia
FAMIGLIA INFETTA, NAZIONE CORROTTA - "Vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli e dai fidanzati le lupe di Arcore sono l´avanguardia di un degrado familiare che non esiste in nessuna parte del mondo civilizzato
100cosecosi- (rispondo alla prima lettera tratta da Dagospia)
E vero,sappiamo per vero quanto descrive Curzio Malaparte mà mi pare la rievocazione di quei tempi inappropriata,innanzi tutto perchè riesce difficile oggi immaginare cosa fosse la fame della guerra e quella soppragiunta nell'immediato dopoguerra (...) e in secondo luogo e soppratutto perchè ben altri episodi connotarono l'epoca e significativamente,ad esempio le 4 giornate della liberazione di Napoli,la resistenza all'occupante,la sollevazione popolare...dunque non solo le decine di migliaia di puttane di Napoli o come a Livorno a disposizione del liberatore con tanto di Toupée pelvico biondo per attrarre la clientela di colore !
Insomma una realtà ampiamente descritta da De Sica o da Nanni Loy di cui allego il video (...) oggi invece che abbiamo ? Solo un decadimento del costume,una consumazione strenua ostinata del consumabile per eccellenza:il corpo !
E non mi pare che si esca da una atroce guerra,anzi le fabbriche di slogan dicono che abbiamo infilato uno dietro l'altro ogni genere di successi in economia,in politica,nel costume,nella cultura etc, salvo poi non riscontrare nel quotidiano i frutti di questi mirabili successi,presumibilmente siamo vittime di un appannamento sensibile della vista !
FAMIGLIA INFETTA, NAZIONE CORROTTA - "Vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli e dai fidanzati le lupe di Arcore sono l´avanguardia di un degrado familiare che non esiste in nessuna parte del mondo civilizzato ed è addirittura inaudito in Italia" - ALLA VISIONE SILVIO-CENTRICA DI MERLO, UN LETTORE RICORDA "le mamme napoletane del dopoguerra, che vendevano, come raccontato bene da Curzio Malaparte, i loro figli ai soldati marocchini"...
1- LETTERA
Caro direttore in riferimento all'articolo di oggi di Merlo su Repubblica "L'avvento delle mamme-maîtresse, le chiedo gentilmente di ricordare a nostro intellettuale, Lei che ha la sua cultura e parità di titoli, che ha dimenticato di citare le mamme napoletane dell'immediato dopoguerra, che vendevano, come raccontato bene da Curzio Malaparte i loro figli di cinque, sei anni ai soldati marocchini di stanza a Napoli con le truppe alleate.
Caro direttore in riferimento all'articolo di oggi di Merlo su Repubblica "L'avvento delle mamme-maîtresse, le chiedo gentilmente di ricordare a nostro intellettuale, Lei che ha la sua cultura e parità di titoli, che ha dimenticato di citare le mamme napoletane dell'immediato dopoguerra, che vendevano, come raccontato bene da Curzio Malaparte i loro figli di cinque, sei anni ai soldati marocchini di stanza a Napoli con le truppe alleate.
Soldati che abusavano per tutta la notte di quei poveri bimbi per poi a mattina riconsegnarli alle loro mamme in cambio di pochi dollari.Quindi se dobbiamo analizzare il costume delle nostre mamme è giusto farlo in modo completo e non parziale , soltanto per avvalorare la tesi che questo accade solo per le mamme della amiche di Berlusconi. La ringrazio e le rinnovo la mia profonda stima.
Un elettore del PD stanco della deriva neo moralista da stato etico del suo partito
2- LE MAMME-MAITRESSE DELLE LUPE DI ARCORE
Francesco Merlo per "la Repubblica"
La grande novità storica sono le mamme istigatrici e complici. Non le lupe di Arcore, ma queste mamme-maitresse che investono e lucrano sul sesso delle figlie, mamme che rompono la gabbia, all´apparenza inespugnabile, dell´identità italiana, della mamma chioccia, del "son tutte belle le mamme del mondo", della sacra famiglia, vetrina dei valori della tradizione: il matrimonio possibilmente d´amore, la maternità, la dignità.
Mi faceva sorridere mia madre quando a mia sorella che si truccava gli occhi diceva: «Che cosa sono tutti questi buttanesimi?».
Mi faceva sorridere mia madre quando a mia sorella che si truccava gli occhi diceva: «Che cosa sono tutti questi buttanesimi?».
Ma chissà come avremmo reagito noi fratelli, padri e fidanzati dinanzi alla madre di Elisa che contabilizza con ingordigia: «Seimila euro, hai capito, sono dodici milioni delle vecchie lire!». È una mamma che predispone strategie quando la figlia le racconta che «lui mi vedrebbe bene a lavorare in Pubblitalia». È una mamma realista e pratica: «Se poi va male, pazienza, tanto va bene anche cosi». E forse Elisa un poco lo subisce, ma certamente alla sua mamma Berlusconi non basta mai: «Vi ha detto quando vi potrà rivedere?».
Non c´è nulla di speciale nelle lupe di Arcore, nelle escort, nelle professioniste del sesso e meno che mai nelle loro baruffe, negli insulti e nelle rivalità con le gote accese - «si ammazzerebbero tra loro» confessa Iris Berardi - che sono un classico della farsa scollacciata, un topos dei teatri di periferia dove picchiandosi, tirandosi per i capelli e contendendosi i danari del caprone, le Filumena Marturano hanno sempre fatto sghignazzare i Lele Mora e gli Emilio Fede di turno.
Ma sono al contrario specialissime le madri di Elisa, di Sara, di Noemi e di molte altre, sono mamme-mezzane che dinanzi alla prostrazione psico-fisica, che sempre accompagna i più rozzi e pesanti sapori della vita («sono in condizione pietose») , senza pudore minimizzano («e che sarà mai») ed esaltano solo il valore del compenso «seimila euro, hai detto niente». Qui ci sono mamme che somigliano alle "parrine", quelle che lenivano i corpi abusati nel cambio della quindicina, le acide ma benevole streghe che preparavano gli impacchi e dosavano e alternavano le tisane e il riposo allo snervamento, e intanto legavano i rotoloni di soldi con lo spago.
| Noemi con la madre |
E i padri, che una volta erano il braccio armato dell´educazione, ora, come i fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E c´è il signor Faggioli che istruisce la sua Barbara nell´arte d´amare: «Tu in questo momento devi fargli vedere che gli sei vicino». Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire a Berlusconi che «mio padre, per il grande rispetto che ha nei suoi confronti» è pronto a mettere una cimice nella sede dei finiani: «digli che io ci ho le chiavi».
Anche i fidanzati, che un tempo erano gelosi, oggi sono azionisti di minoranza degli amplessi altrui, come Ale che pretende che la sua Imma si guadagni ‘i vestiti´, cioè i soldi: «...io penso che non mi dà niente». «No? Perché no, scusa? Mi incazzo! Oh!». «Eh amore, ma che ne so. Io non faccio niente con lui...». «Eh, ma sei scema?».
Vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli e dai fidanzati le lupe di Arcore non sono le vittime ma l´avanguardia di un degrado familiare che non esiste in nessuna parte del mondo civilizzato ed è addirittura inaudito in Italia, che è la terra della mamma Madonna, della natalità, la patria del presepe.
Non c´erano mai state, nel pur vasto catalogo nazionale, queste povere mamme sfiorite che cercano un riscatto nel corpo delle figlie offrendolo al cliente ricco e vecchio e, allo stesso tempo, al bisturi del chirurgo estetico. Non c´era ancora, nel mito mediterraneo e matriarcale della mamma italiana, la signora Anna Palumbo che incassa ventimila euro dal ragioniere di Berlusconi: «La mia Noemi - ha dichiarato ai giornali - è una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore».
Sul viso di Noemi «ci sono almeno 17 mila euro solo di lifting», ha scritto Famiglia Cristiana: ritocchi, contraffazioni, un accanimento sull´adolescenza della figlia, sulla sua apparenza, un´educazione familiare che cerca il riscatto nella creazione di un´antropologia chirurgica, un´idea del successo fondata sui trucchi estetici e sulle foto con Berlusconi pubblicate dal manipolatore Signorini, tutti a brindare con sugar daddy, con papi, che è al tempo stesso Gozzano e Freud, la tenerezza e la pedofilia. «Mio marito frequenta minorenni» disse la signora Veronica Lario e sul settimanale "Chi?" i Letizia divennero una famiglia-escort, finto fidanzato tronista, mamma allena e papà benedice: «Mia figlia lo chiama papi perché la abbiamo educata nel culto di Silvio».
| Anna Magnani |
Certo, ci sono nella storia d´Italia le mamme di Bellissima, con la popolana Anna Magnani che si illude che la bellezza possa riscattare proprio tutto e prima di tutto la povertà, e ci sono i concorsi e le selezioni per miss Italia con quell´immagine odiosa della mamma che sbottona la camicetta della figlia adolescente per attirare sul seno gli sguardi lubrici della giuria. E c´è il caso, unico e terribile, e proprio per questo ricordato dalla storia, di una tredicenne ceduta a Vittorio Emaunele II «da una bruttissima mamma» che notò Carlo Dossi «prese a circolare in carrozza». E c´è l´Italia in quella madre felliniana che trascina la figlia davanti al divo inglese, «le presento la mia bambina, sa cantare, ballare, recitare ed è stata pure a Londra. Dai, di´ qualcosa...» . E la ragazza: «Salve».
Ci sono insomma, nella nostra storia, le mamme disposte a tutto e magari anche ad umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i figli, e proprio perché mamme italiane, proprio perché mamme-mammelle, perché la mamma italiana ha il fascino della fragilità e della determinazione semplice e chiara e mi vengono in mente la mamma della piccola Yara e la mamma di Sarah che, pur così diverse tra loro, trattano i giornalisti con il medesimo rigore della maternità straziata.
| Sofia Loren |
Ci sono mamme e mogli come Marella Agnelli e come Sofia Loren e Mina e come era la stessa mamma di Berlusconi che fu l´unica cosa dolce della sua vita forsennata, o ancora - cito alla rinfusa - Luciana Castellina e Anna Craxi, Eleonora Moro, Ilary Blasi, Franca Ciampi, la Seredova Buffon, Gemma Calabresi..., signore d´Italia, padrone di casa, voci e volti antichi e moderni della tradizione della nostra civiltà femminile, donne italiane di oggi, energiche belle e nervose come Isabella Rossellini e Monica Bellucci, o riservate ed eleganti come la vedova di Enrico Berlinguer e Carla Fracci, e penso a come furono meravigliosamente mamme toste Marcella Ferrara, storica collaboratrice di Togliatti, e Palma Bucarelli, la signora dell´arte contemporanea.
Non abbiamo avuto solo Filumena Marturano, la Ciociara e Anna Magnani. Le mamme italiane sono personaggi del romanzo nazionale dei sentimenti. E c´è "la mamma ignota", la mamma che ancora una volta è stata cantata a Sanremo, la mamma che sogna la laurea, un genero, i nipoti e diffida delle scuole di recitazione perché pensa, all´antica, che «femmina che muove l´anca / o è puttana o poco ci manca» che è certo un proverbio reazionario ma era una difesa contro questa smania di vendersi, contro i concorsi per "miss maglietta bagnata", contro le selezioni per diventare veline che - va detto chiaro - non è un mestiere.
Non ci vuole il metodo Stanislavskij per trasformarsi in eccellenze del tacere agitando i fianchi, campionesse di velocità nel cambio degli stivali e dei pantaloncini corti, non è necessario frequentare l´Actor´s Studio per formare corpi senza erotismo, fantasmi televisivi, lolite smaterializzate e desessualizzate, il sesso senza eros, il ballo senza sapori. Eppure la professione di velina eccita queste nuove mamme italiane, perché appunto basta la "bella presenza" e nient´altro, come ha dimostrato a Sanremo Elisabetta Canalis.
Ma forse per capire il degrado e la corruzione della famiglia italiana bisogna per contrasto aver visto in tv quell´intervista rubata al papà di Ruby, al venditore ambulante marocchino e musulmano. Sdentato, malvestito, povero ma non corrotto come i padri e le madri delle lupe italiane, ha tentato di cacciare i giornalisti urlando in dialetto sicilian-marocchino: «Itivinni, itivinni». E quando gli hanno detto che Ruby lo accusava di averla picchiata perché era diventata cattolica: «Ma quali botte. Ma quale cattolica. Quella di televisione si era ammalata».
lunedì 7 marzo 2011
SILVIO BERLUSCONI VISTO DAI FILOSOFI ASPRE CONTESTAZIONI ALL'UNIVERSITA PDL CONTRO IL SAGGIO
Cinque professori dell’Università di Verona hanno dedicato al berlusconismo un saggio filosofico, “Filosofia di Berlusconi (l’essere e il nulla nell’Italia del Cavaliere)” appunto, una raccolta di testi interpretativi del Silvio-pensiero. Ma non hanno potuto presentare il libro in ateneo per le proteste degli studenti pidiellini.
L’opera prende l’abbrivio dagli scandali sessuali della prima ora, D’Addario e Noemi in primis, con citazioni di Kant e Sant’Agostino. Gli autori precisano, però, che non si tratta di un instant-book, bensì di un “libro universitario che può essere adottato nei corsi, anche se al momento noi non abbiamo intenzione di farlo“.
Qualcosa di più si evince dall’intervista realizzata da Paolo Hutter sul Fatto Quotidiano. Ad esempio, che Berlusconi non s’ispira coscientemente a nessun pensatore precedente, “ha solo fatto finta di curare un’edizione di Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam, firmando la prefazione e regalando le copie ai dipendenti Fininvest”. In rete si può recuperare la famigerata prefazione.
A farmi conoscere l’Elogio della follia fu, ai tempi dell’Università, un amico molto caro.
Avevamo avuto una discussione piuttosto accesa, in cui a più riprese mi ero sentito dare del visionario, non ricordo più per quale motivo.
L’indomani mi vidi recapitare una copia del capolavoro di Erasmo in un’edizione Einaudi, con una singolare dedica:
‘Vedrai che ti ci ritrovi’.
Cominciai perciò a leggere.
Subito mi catturò l’ammirabile dedica a Tommaso Moro, che già conoscevo per l’Utopia: non riuscii a staccarmi dalla lettura se non dopo aver terminato l’ultima riga della splendida, autoironica conclusione.
Al di là dello stile sempre scintillante, sorretto da una straordinaria intelligenza e da una sconfinata, sapida erudizione, al di là del riuscitissimo gioco degli specchi tra apparenza e realtà, ragione e assurdo, saggezza e follia, ad affascinarmi nell’opera di Erasmo fu in particolare la tesi centrale della pazzia come forza vitale creatrice:
l’innovatore è tanto più originale quanto più la sua ispirazione scaturisce dalle profondità dell’irrazionale.
L’intuizione rivoluzionaria viene sempre percepita al suo manifestarsi come priva di buon senso, addirittura assurda.
È solo in un secondo tempo che si afferma, viene riconosciuta, poi accettata e persino propugnata da chi prima l’avversava.
La vera genuina saggezza sta quindi non in un atteggiamento razionale, necessariamente conforme alle premesse e perciò sterile, ma nella lungimirante, visionaria ‘pazzia’.
Tutti noi abbiamo certo riscontrato più volte la profonda verità di questa tesi.
E nella mia vita di imprenditore sono stati proprio i progetti a cui più istintivamente mi sono appassionato contro l’opinione di tanti, anche amici cari, i progetti per i quali ho voluto dar retta al cuore più che alla fredda ragione, quelli che hanno poi avuto i maggiori e più decisivi successi.
Ma l’Elogio della follia è uno dei pochi libri che da quella lontana prima volta tengo a portata di mano, offre tante altre chiavi di lettura, come ogni vero capolavoro.
In questi ultimi tempi sono portato ad ammirare l’eccezionale ricchezza dell’arte della comunicazione che vi è dispiegata.
Come l’uso istintivo, magistrale, della battuta arguta, del motto di spirito, dell’immagine incisiva, del tono apparentemente lieve e scherzoso per affermare verità anche amare e sostenere coraggiose posizioni morali.
Un libro dunque che trascende ogni tempo, da rileggersi anche oggi e non solo per divertimento ma anche per apprendimento dall’uomo di studio e soprattutto dall’uomo di azione.Silvio Berlusconi
Passaggi chiave del libro dei docenti scaligeri sono:
- il berlusconismo come esito del nichilismo compiuto;
- il concetto di “osceno“;
- le ragioni, più politiche che filosofiche, per cui la Chiesa ha sostenuto per anni Berlusconi (e continua a farlo);
- l’imperativo di godimento;
- la catastrofe della virilità e la catastrofe della democrazia, perché “il problema è che questi scandali sessuali sono la cifra di un potere tirannico e corrotto che si ritiene al di sopra dell’etica e del diritto. Nel berlusconismo, il leader stabilisce con il suo pubblico un doppio legame. Da un lato difende la coppia tradizionale, partecipando al family day, e perseguita le prostitute di strada col decreto sicurezza. Dall’altro seduce il suo pubblico mostrandosi al di sopra delle convenzioni, incarnando un sogno segreto di trasgressione”.
- il berlusconismo come esito del nichilismo compiuto;
- il concetto di “osceno“;
- le ragioni, più politiche che filosofiche, per cui la Chiesa ha sostenuto per anni Berlusconi (e continua a farlo);
- l’imperativo di godimento;
- la catastrofe della virilità e la catastrofe della democrazia, perché “il problema è che questi scandali sessuali sono la cifra di un potere tirannico e corrotto che si ritiene al di sopra dell’etica e del diritto. Nel berlusconismo, il leader stabilisce con il suo pubblico un doppio legame. Da un lato difende la coppia tradizionale, partecipando al family day, e perseguita le prostitute di strada col decreto sicurezza. Dall’altro seduce il suo pubblico mostrandosi al di sopra delle convenzioni, incarnando un sogno segreto di trasgressione”.
TOH LA COINCIDENZA ! LA REPUBBLICA DI SALO COPIA LA PADANIA !!!
" Poi dici che a pensar male "...insomma non la trovate una coincidenza quantomeno strana questa ?
La Repubblica di Salo il bastione trincea del nazifascismo di Mussolini tale e quale ai confini della Padania...?
Ugualeeeee ....date una occhiata alle due cartine e traete le debite conclusioni !Poi Salo mica è tanto distante dal parlamento della Padania Mantova...semplice coincidenza ?
UMBERTO BOSSI SI RIVOLSE ALLA LIBIA PER LA SECESSIONE DELLA PADANIA
" Giuro che vorrei saperne di più su questa storia che promette contorni osceni per la sicurezza dello stato in quanto stando alle parole di Muammar Gheddaffi (solito tromboneggiare mà non troppo...) Umberto Bossi si rivolse alla Libia per chiedere aiuto (Armi? Fondi ? O cosa?) per realizare la secessione della Padania (...) oggi Bossi è un ministro dello stato italiano ed è a lui che ha giurato fedeltà !
L'ipotesi di alto tradimento,la stessa che condusse alla ghigliottina un Re di francia non è tanto surreale se si dovessero trovare delle conferme e spero che immediatamente nel Parlamento italiano sorgano delle interrogazioni atte a far piena luce su questa storia. "“Non favorimmo la secessione dell’Italia del Nord, come voleva Bossi, perche era illegale”. Francia e Italia invece ingeriscono negli affari interni della Libia. Lo ha detto in una intervista il colonnello Muhammar Gheddafi.
“E’ una ingerenza negli affari libici. Come se noi ci occupassimo nelle questioni della Corsica, della Sardegna, o di altre regioni d’Europa. Noi non siamo intervenuti in Italia del nord a favore di uno stato della Padania, come voleva Bossi, perché questo sarebbe stato illegale. Le persone armate a Bengasi sono legate ad al-Qaida, non hanno rivendicazioni politiche e nemmeno economiche”.
Le dichiarazioni di Gheddafi seguono di poche ore quelle del ministro italiano degli Esteri, che aveva definito “difficile da immaginare” l’intervento di aerei italiani nelle operazioni in Libia, ma aveva detto che Roma è pronta a “fornire le basi militari e il sostegno logistico” nel caso di una eventuale azione di forza contro Tripoli.
L'avvento delle mamme-maitresse così finisce la sacra famiglia italiana
Le "lupe di Arcore" avanguardia del nuovo degrado. La madre di Noemi: "Una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore. Lo chiama Papi perché l'abbiamo educata nel culto di Silvio". La microspia del padre di Barbara Guerra
di FRANCESCO MERLO
| Noemi con la madre |
Non c'è nulla di speciale nelle lupe di Arcore, nelle escort, nelle professioniste del sesso e meno che mai nelle loro baruffe, negli insulti e nelle rivalità con le gote accese - "si ammazzerebbero tra loro" confessa Iris Berardi - che sono un classico della farsa scollacciata, un topos dei teatri di periferia dove picchiandosi, tirandosi per i capelli e contendendosi
i danari del caprone, le Filumena Marturano hanno sempre fatto sghignazzare i Lele Mora e gli Emilio Fede di turno. Ma sono al contrario specialissime le madri di Elisa, di Sara, di Noemi e di molte altre, sono mamme-mezzane che dinanzi alla prostrazione psico-fisica, che sempre accompagna i più rozzi e pesanti sapori della vita ("sono in condizione pietose") , senza pudore minimizzano ("e che sarà mai") ed esaltano solo il valore del compenso "seimila euro, hai detto niente". Qui ci sono mamme che somigliano alle "parrine", quelle che lenivano i corpi abusati nel cambio della quindicina, le acide ma benevole streghe che preparavano gli impacchi e dosavano e alternavano le tisane e il riposo allo snervamento, e intanto legavano i rotoloni di soldi con lo spago.
E i padri, che una volta erano il braccio armato dell'educazione, ora, come i fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E c'è il signor Faggioli che istruisce la sua Barbara nell'arte d'amare: "Tu in questo momento devi fargli vedere che gli sei vicino". Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire a Berlusconi che "mio padre, per il grande rispetto che ha nei suoi confronti" è pronto a mettere una cimice nella sede dei finiani: "digli che io ci ho le chiavi". Anche i fidanzati, che un tempo erano gelosi, oggi sono azionisti di minoranza degli amplessi altrui, come Ale che pretende che la sua Imma si guadagni 'i vestiti', cioè i soldi: "... io penso che non mi dà niente". "No? Perché no, scusa? Mi incazzo! Oh!". "Eh amore, ma che ne so. Io non faccio niente con lui...". "Eh, ma sei scema?".
Vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli e dai fidanzati le lupe di Arcore non sono le vittime ma l'avanguardia di un degrado familiare che non esiste in nessuna parte del mondo civilizzato ed è addirittura inaudito in Italia, che è la terra della mamma Madonna, della natalità, la patria del presepe.
Non c'erano mai state, nel pur vasto catalogo nazionale, queste povere mamme sfiorite che cercano un riscatto nel corpo delle figlie offrendolo al cliente ricco e vecchio e, allo stesso tempo, al bisturi del chirurgo estetico. Non c'era ancora, nel mito mediterraneo e matriarcale della mamma italiana, la signora Anna Palumbo che incassa ventimila euro dal ragioniere di Berlusconi: "La mia Noemi - ha dichiarato ai giornali - è una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore". Sul viso di Noemi "ci sono almeno 17 mila euro solo di lifting", ha scritto Famiglia Cristiana: ritocchi, contraffazioni, un accanimento sull'adolescenza della figlia, sulla sua apparenza, un'educazione familiare che cerca il riscatto nella creazione di un'antropologia chirurgica, un'idea del successo fondata sui trucchi estetici e sulle foto con Berlusconi pubblicate dal manipolatore Signorini, tutti a brindare con sugar daddy, con papi, che è al tempo stesso Gozzano e Freud, la tenerezza e la pedofilia. "Mio marito frequenta minorenni" disse la signora Veronica Lario e sul settimanale "Chi?" i Letizia divennero una famiglia-escort, finto fidanzato tronista, mamma allena e papà benedice: "Mia figlia lo chiama papi perché la abbiamo educata nel culto di Silvio".
Certo, ci sono nella storia d'Italia le mamme di Bellissima, con la popolana Anna Magnani che si illude che la bellezza possa riscattare proprio tutto e prima di tutto la povertà, e ci sono i concorsi e le selezioni per miss Italia con quell'immagine odiosa della mamma che sbottona la camicetta della figlia adolescente per attirare sul seno gli sguardi lubrici della giuria. E c'è il caso, unico e terribile, e proprio per questo ricordato dalla storia, di una tredicenne ceduta a Vittorio Emaunele II "da una bruttissima mamma" che notò Carlo Dossi "prese a circolare in carrozza". E c'è l'Italia in quella madre felliniana che trascina la figlia davanti al divo inglese, "le presento la mia bambina, sa cantare, ballare, recitare ed è stata pure a Londra. Dai, dì qualcosa..." . E la ragazza: "Salve".
Ci sono insomma, nella nostra storia, le mamme disposte a tutto e magari anche ad umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i figli, e proprio perché mamme italiane, proprio perché mamme-mammelle, perché la mamma italiana ha il fascino della fragilità e della determinazione semplice e chiara e mi vengono in mente la mamma della piccola Yara e la mamma di Sarah che, pur così diverse tra loro, trattano i giornalisti con il medesimo rigore della maternità straziata. Ci sono mamme e mogli come Marella Agnelli e come Sofia Loren e Mina e come era la stessa mamma di Berlusconi che fu l'unica cosa dolce della sua vita forsennata, o ancora - cito alla rinfusa - Luciana Castellina e Anna Craxi, Eleonora Moro, Ilary Blasi, Franca Ciampi, la Seredova Buffon, Gemma Calabresi..., signore d'Italia, padrone di casa, voci e volti antichi e moderni della tradizione della nostra civiltà femminile, donne italiane di oggi, energiche belle e nervose come Isabella Rossellini e Monica Bellucci, o riservate ed eleganti come la vedova di Enrico Berlinguer e Carla Fracci, e penso a come furono meravigliosamente mamme toste Marcella Ferrara, storica collaboratrice di Togliatti, e Palma Bucarelli, la signora dell'arte contemporanea. Non abbiamo avuto solo Filumena Marturano, la Ciociara e Anna Magnani. Le mamme italiane sono personaggi del romanzo nazionale dei sentimenti. E c'è "la mamma ignota", la mamma che ancora una volta è stata cantata a Sanremo, la mamma che sogna la laurea, un genero, i nipoti e diffida delle scuole di recitazione perché pensa, all'antica, che "femmina che muove l'anca / o è puttana o poco ci manca" che è certo un proverbio reazionario ma era una difesa contro questa smania di vendersi, contro i concorsi per "miss maglietta bagnata", contro le selezioni per diventare veline che - va detto chiaro - non è un mestiere. Non ci vuole il metodo Stanislavskij per trasformarsi in eccellenze del tacere agitando i fianchi, campionesse di velocità nel cambio degli stivali e dei pantaloncini corti, non è necessario frequentare l'Actor's Studio per formare corpi senza erotismo, fantasmi televisivi, lolite smaterializzate e desessualizzate, il sesso senza eros, il ballo senza sapori. Eppure la professione di velina eccita queste nuove mamme italiane, perché appunto basta la "bella presenza" e nient'altro, come ha dimostrato a Sanremo Elisabetta Canalis.
Ma forse per capire il degrado e la corruzione della famiglia italiana bisogna per contrasto aver visto in tv quell'intervista rubata al papà di Ruby, al venditore ambulante marocchino e musulmano. Sdentato, malvestito, povero ma non corrotto come i padri e le madri delle lupe italiane, ha tentato di cacciare i giornalisti urlando in dialetto sicilian-marocchino: "Itivinni, itivinni". E quando gli hanno detto che Ruby lo accusava di averla picchiata perché era diventata cattolica: "Ma quali botte. Ma quale cattolica. Quella di televisione si era ammalata".
E i padri, che una volta erano il braccio armato dell'educazione, ora, come i fratelli, sembrano assistenti ruffiani. E c'è il signor Faggioli che istruisce la sua Barbara nell'arte d'amare: "Tu in questo momento devi fargli vedere che gli sei vicino". Ed è papà che invita Barbara Guerra a dire a Berlusconi che "mio padre, per il grande rispetto che ha nei suoi confronti" è pronto a mettere una cimice nella sede dei finiani: "digli che io ci ho le chiavi". Anche i fidanzati, che un tempo erano gelosi, oggi sono azionisti di minoranza degli amplessi altrui, come Ale che pretende che la sua Imma si guadagni 'i vestiti', cioè i soldi: "... io penso che non mi dà niente". "No? Perché no, scusa? Mi incazzo! Oh!". "Eh amore, ma che ne so. Io non faccio niente con lui...". "Eh, ma sei scema?".
Vendute dalle madri, dai padri, dai fratelli e dai fidanzati le lupe di Arcore non sono le vittime ma l'avanguardia di un degrado familiare che non esiste in nessuna parte del mondo civilizzato ed è addirittura inaudito in Italia, che è la terra della mamma Madonna, della natalità, la patria del presepe.
Non c'erano mai state, nel pur vasto catalogo nazionale, queste povere mamme sfiorite che cercano un riscatto nel corpo delle figlie offrendolo al cliente ricco e vecchio e, allo stesso tempo, al bisturi del chirurgo estetico. Non c'era ancora, nel mito mediterraneo e matriarcale della mamma italiana, la signora Anna Palumbo che incassa ventimila euro dal ragioniere di Berlusconi: "La mia Noemi - ha dichiarato ai giornali - è una bambina che ho allevato nella luce del Vangelo e del Signore". Sul viso di Noemi "ci sono almeno 17 mila euro solo di lifting", ha scritto Famiglia Cristiana: ritocchi, contraffazioni, un accanimento sull'adolescenza della figlia, sulla sua apparenza, un'educazione familiare che cerca il riscatto nella creazione di un'antropologia chirurgica, un'idea del successo fondata sui trucchi estetici e sulle foto con Berlusconi pubblicate dal manipolatore Signorini, tutti a brindare con sugar daddy, con papi, che è al tempo stesso Gozzano e Freud, la tenerezza e la pedofilia. "Mio marito frequenta minorenni" disse la signora Veronica Lario e sul settimanale "Chi?" i Letizia divennero una famiglia-escort, finto fidanzato tronista, mamma allena e papà benedice: "Mia figlia lo chiama papi perché la abbiamo educata nel culto di Silvio".
Certo, ci sono nella storia d'Italia le mamme di Bellissima, con la popolana Anna Magnani che si illude che la bellezza possa riscattare proprio tutto e prima di tutto la povertà, e ci sono i concorsi e le selezioni per miss Italia con quell'immagine odiosa della mamma che sbottona la camicetta della figlia adolescente per attirare sul seno gli sguardi lubrici della giuria. E c'è il caso, unico e terribile, e proprio per questo ricordato dalla storia, di una tredicenne ceduta a Vittorio Emaunele II "da una bruttissima mamma" che notò Carlo Dossi "prese a circolare in carrozza". E c'è l'Italia in quella madre felliniana che trascina la figlia davanti al divo inglese, "le presento la mia bambina, sa cantare, ballare, recitare ed è stata pure a Londra. Dai, dì qualcosa..." . E la ragazza: "Salve".
Ci sono insomma, nella nostra storia, le mamme disposte a tutto e magari anche ad umiliarsi ma mai a vendere le figlie e i figli, e proprio perché mamme italiane, proprio perché mamme-mammelle, perché la mamma italiana ha il fascino della fragilità e della determinazione semplice e chiara e mi vengono in mente la mamma della piccola Yara e la mamma di Sarah che, pur così diverse tra loro, trattano i giornalisti con il medesimo rigore della maternità straziata. Ci sono mamme e mogli come Marella Agnelli e come Sofia Loren e Mina e come era la stessa mamma di Berlusconi che fu l'unica cosa dolce della sua vita forsennata, o ancora - cito alla rinfusa - Luciana Castellina e Anna Craxi, Eleonora Moro, Ilary Blasi, Franca Ciampi, la Seredova Buffon, Gemma Calabresi..., signore d'Italia, padrone di casa, voci e volti antichi e moderni della tradizione della nostra civiltà femminile, donne italiane di oggi, energiche belle e nervose come Isabella Rossellini e Monica Bellucci, o riservate ed eleganti come la vedova di Enrico Berlinguer e Carla Fracci, e penso a come furono meravigliosamente mamme toste Marcella Ferrara, storica collaboratrice di Togliatti, e Palma Bucarelli, la signora dell'arte contemporanea. Non abbiamo avuto solo Filumena Marturano, la Ciociara e Anna Magnani. Le mamme italiane sono personaggi del romanzo nazionale dei sentimenti. E c'è "la mamma ignota", la mamma che ancora una volta è stata cantata a Sanremo, la mamma che sogna la laurea, un genero, i nipoti e diffida delle scuole di recitazione perché pensa, all'antica, che "femmina che muove l'anca / o è puttana o poco ci manca" che è certo un proverbio reazionario ma era una difesa contro questa smania di vendersi, contro i concorsi per "miss maglietta bagnata", contro le selezioni per diventare veline che - va detto chiaro - non è un mestiere. Non ci vuole il metodo Stanislavskij per trasformarsi in eccellenze del tacere agitando i fianchi, campionesse di velocità nel cambio degli stivali e dei pantaloncini corti, non è necessario frequentare l'Actor's Studio per formare corpi senza erotismo, fantasmi televisivi, lolite smaterializzate e desessualizzate, il sesso senza eros, il ballo senza sapori. Eppure la professione di velina eccita queste nuove mamme italiane, perché appunto basta la "bella presenza" e nient'altro, come ha dimostrato a Sanremo Elisabetta Canalis.
Ma forse per capire il degrado e la corruzione della famiglia italiana bisogna per contrasto aver visto in tv quell'intervista rubata al papà di Ruby, al venditore ambulante marocchino e musulmano. Sdentato, malvestito, povero ma non corrotto come i padri e le madri delle lupe italiane, ha tentato di cacciare i giornalisti urlando in dialetto sicilian-marocchino: "Itivinni, itivinni". E quando gli hanno detto che Ruby lo accusava di averla picchiata perché era diventata cattolica: "Ma quali botte. Ma quale cattolica. Quella di televisione si era ammalata".
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