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venerdì 25 febbraio 2011

"IL SORPASSO" METAFORA CHE DAL CINEMA FINISCE IN POLITICA E DI STRAFORO NELL'ANIMALISMO






















Certamente avrete visto quel bellissimo film con Trintignat e Vittorio Gasman "il sorpasso" di Dino Risi mi pare,qui abbiamo degli avventurosi arroganti,quel genere di beoti nelle cui menti echeggia il classico "lui non sà chi siamo noi ..." che si credono anche a capo del mondo a casa loro e agiscono di conseguenza ritrovandosi poi letteralmente a gambe all'aria  (quando và bene) !
Personalità prigioniere del proprio asfittico claustrofobico immobilismo mentale,assolutamente incapace della minima elasticità,zombi che si muovono in un costante automatismo per lo più frutto dell'imprinting ambientale...quello che gli hanno inculcato e...poco meno !
Giocandola la metafora in politica l'agire di una certa opposizione che crede di poter sorpassare impunemente a destra finendo con il ritrovarsi nel fossato a gambe alL'aria,insomma fate voi,guardatela come vi pare e sorridiamo davanti a certi caratteracci...
Le immagini sono state diffuse nel mondo più o meno con il titolo "elefante cerca di trombarsi l'auto!" io le ho interpretate diversamente (...)

NORMALMENTE DURANO POCHI SECONDI...(video) il pericolo

IL MIO INDEFESSO AMORE PER MUAMMAR GHEDDAFI





Quote rosso1.png Gheddafi? Un dittatore senza scrupoli, un nemico dell'occidente, un odioso sfruttatore del suo popolo. Uno stronzo, insomma. Lo ammiro tantissimo! Quote rosso2.png 
~ Bettino Craxi sulle affinità elettive
Quote rosso1.png Deve avvenire una rivoluzione mondiale che metta fine a tutte le condizioni materialistiche che intralciano le donne nell'eseguire il loro naturale ruolo nella vita, e che le portino ad adempiere agli stessi doveri degli uomini in modo da avere uguali diritti. Quote rosso2.png 
~ Muammar Gheddafi su come convincere la propria moglie a portar fuori la spazzatura
Quote rosso1.png Ecco cosa un uomo alto bello e abbronzato riesce a fare seguendo i miei preziosi consigli. Quote rosso2.png 
~ Berlusconi dopo aver scambiato Gheddafi con Obama
Quote rosso1.png Ustica? Non è quel posto dove qualche anno fa abbiamo organizzato la gara di tiro al piattello? Quote rosso2.png 
~ Gheddafi su Ustica
Quote rosso1.png Mi chiedo se Reagan non abbia fatto bene a bombardali nel 1986. Quote rosso2.png 
~ Qualcuno dopo aver visto Berlusconi stringere la mano a Gheddafi


giovedì 24 febbraio 2011

INTERVENTO ARMATO EUROPEO SUL SUOLO LIBICO CON LA PARTECIPAZIONE ATTIVA DELL'ITALIA

Clic sull'immagine per accedere al video "giochi della diplomazia italiana"



Il trattato di "amicizia italo-libico" viola tutte le convenzioni internazionali,non c'è bisogno di aggiungere che il governo libico tra le altre"cose' ha mancato gravemente agli impegni sottoscritti (...) Frattini e Berlusconi non possono far finta di non saperlo e poi ciliegina sulla torta ci penserà Bossi in compagnia di Maroni a sollecitare in questo senso attanagliati dal terrore di 300.000 libici in cerca di padane "scopabili" (...) conclusione logica anche se è stato ratificato dal nostro Parlamento quasi all'unanimità oggi è carta straccia.
Ci farebbe peraltro risparmiare 5 miliardi tondi tondi di euro "donati" per compensare la nostra ineffabile politica coloniale!
I maligni potrebbero dire che riportare l'ordine in Libia protegge gli investimenti italiani ed europei,cioè quelli di Silvio e la sua cricca e qualcosina degli europei !
Secondo punto i trattati che vincolano l'Italia alla politica della Comunità Europea vengono prima di ogni altra considerazione amichevole verso la dittatura libica che lo rammento è ormai evidente viola tutti i diritti civili contro la sua stessa popolazione,tortura,arresti arbitrari,rapimenti di parenti dei diplomatici finalizati al ricatto,fucilazioni di massa,genocidio e quantaltro (...)
Infine e vengo al punto nella confusione delle notizie che si affastellano le une alle altre la U.E stà considerando l'opportunità di una missione d'intervento in Libia a cui parteciperà l'Italia che lo voglia o no (...) vale a dire faremo uno dei nostri soliti giochetti doppiogiochisti,la solita furberia levantina che ci ha caratterizato nella Storia (...)
L'intervento con truppe o commandos in Libia avverrà appena l'Unione Europea sotto la pressione dei massacri recepirà il "desiderio" dell'opinione pubblica internazionale e avrà concordato con i partner d'oltre oceano le modalità (in base alle rilevazioni satellitari).
Intervento relativamente senza rischi data la geografia del territorio libico !
Intervento che potrebbe benissimo essere condotto dall'aviazione (...) limitando al minimo la presenza sul territorio fatta eccezione per le zone in cui si trovano gli oleodotti (...Saddam Huissein insegna) anche se tecnicamente il sabotaggio degli stessi da parte di Gheddaffi non produrrà la catastrofe ambientale che si è vista in Irak .
Potrebbe benissimo essere sufficiente la semplice minaccia assieme alla solita carota,un passepartout sicuro per una destinazione che ponga la famiglia al riparo dall'estradizione oltre alla salvaguardia del tesoro di Gheddaffi e figli (...)
Già sono allertati reparti dei carabinieri al sud d'Italia per ogni evenienza,altri dettagli ci perverranno a giorni,a mio avviso l'intervento europeo sul suolo libico è questione di settimane...ce lo diranno e ovviamente si tratta di pure e semplici indiscrezioni,ipotesi e bla bla bla....si sà i blogger hanno una grande fantasia !
Mà...quando ci sono di mezzo le risorse energetiche,la vena giugulare dell'Europa....
Buttimola giù a ridere che forse è meglio,un certo Borghezio si è offerto di guidare le truppe cantando " Tripoli bel suol d'amore arrieccoci " ha ha ha ha 

Raid Nato in Libia per stroncare la resistenza di Gheddafi?

Fonte

La Nato si prepara a intervenire in Libia per dare manforte ai ribelli anti-Gheddafi che stanno liberando il paese. Missione militare umanitaria: questa la formula dell’intervento armato che sembra si stia preparando in tutta fretta. Forse anche un raid aereo sui bunker di Tripoli per liquidare il Colonnello e stroncarne la sanguinosa resistenza a oltranza. La notizia trapela il 25 febbraio, di prima mattina: il segretario generale dell’Alleanza Altantica, Anders Fogh Rasmussen, ha convocato una riunione d’emergenza. In prima linea, inglesi e francesi: il premier britannico Cameron si è detto pronto anche all’impiego di forze speciali: per una possibile missione “chirurgica”?
In attesa che giungano le necessarie conferme, nell’inevitabile concitazione delle ore più tragiche della storia libica, l’Occidente sembra orientato a portaerei Washingtonscendere in campo direttamente, per metter fine alla mattanza di civili e di ribelli disposta dal tiranno assediato, e per schierarsi nettamente dalla parte della “nuova Libia”, che ha preso le armi contro Gheddafi sfoderando le antiche bandiere monarchiche, senza però che sia finora emersa una leadership politica in grado di dire qualcosa di preciso sul possibile futuro di uno dei maggiori produttori mondiali di petrolio. Questo spiegherebbe la determinazione con cui – al di là della laconica prudenza delle dichiarazioni ufficiali – Barack Obama e i suoi alleati potrebbero “sbarcare” in Libia, magari sotto copertura Onu e col “pretesto giustificato” dell’assistenza umanitaria.
Decisivo, per l’evoluzione internazionale della crisi, il diario militare del 24 febbraio: l’esercito libico ribellatosi al dittatore – si racconta che solo 5.000 uomini su 45.000 sarebbero rimasti fedeli al raìs – ha resistito alle pesantissime controffensive scatenate su Misurata, una delle più importanti città costiere della Libia, e su Al-Zawiya, grosso centro ad appena 50 chilometri dalla capitale. Nonostante il massiccio impiego di mezzi aerei, i reparti dell’esercito regolare – che rispecchiano i delicati equilibri tribali su cui si regge il potere libico – avrebbero resistito al contrattacco. Le forze lealiste si sono rassegnate ad abbandonare ai ribelli le due città contese, e Libia soldati contro Gheddafiora gli insorti si preparano a marciare su Tripoli per l’ultimo atto della tragedia.
Dal suo bunker, Gheddafi ha lanciato l’ultimo surreale appello alla concordia nazionale promettendo riforme e concessioni sociali ed economiche, mentre il figlio Saif – esponente “moderato” del regime morente – ha chiamato Tony Blair per una estrema mediazione. Tutto questo, mentre la Libia brucia: Gheddafi controllerebbe ormai soltanto due centri, la capitale e Sirte. Mentre la Cirenaica ribelle – da Tobruk a Bengasi – ha istituito organismi di autogoverno popolare, dilaga l’emergenza umanitaria: scarseggiano acqua, cibo e medicinali, gli ospedali traboccano di feriti. Impossibile un bilancio preciso delle vittime: almeno 10.000 morti secondo le reti satellitari arabe Al Jazeera e Al Arabiya, mentre secondo Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano in Libiaferocemente critico con la politica degli Libia militari con gli insortiaccordi stipulati col Colonnello, parla di un migliaio di caduti, «comunque un massacro».
Proprio l’entità della tragedia – con gli aeroporti ingolfati di migliaia di stranieri in preda al panico e la paura di un esodo via mare che potrebbe spingere 300.000 profughi verso le coste dell’Italia, che invoca invano l’assistenza dell’Unione Europea – sembra ora determinare la svolta, anche militare, da parte della Nato. L’Occidente prenota una nuova sessione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per chiedere l’autorizzazione Onu per una missione basata sull’assistenza umanitaria per il rimpatrio degli stranieri e l’assistenza dei libici. Ma l’iniziativa è anche un atto di aperta ostilità nei confronti del regime di Gheddafi: dalle invocate “sanzioni sulle armi” all’istituzione di una “no fly zone”, come in Iraq, per impedire al Colonnello di impiegare aerei ed elicotteri contro i reparti militari schieratisi con gli insorti.
Secondo diverse fonti, la portaerei Enterprise sta facendo rotta verso la Libia: l’iniziativa militare potrebbe essere assunta da inglesi e francesi «nel giro di 48 ore», secondo esperti di strategia: tanto basterebbe alle forze Nato per organizzare quantomeno una interdizione decisiva, che consentirebbe alle colonne corazzate dell’esercito libico di marciare alla conquista di Tripoli senza temere attacchi aerei da parte dei miliziani del regime, che secondo diverse fonti hanno scatenato il terrore fra la popolazione della capitale. L’ingresso dei primi giornalisti anche italiani a Tripoli, dove un Cirenaica folla esultanteinviato del “Corriere della Sera” è stato brutalmente malmenato, aiuterà nelle prossime ore a dare una percezione più precisa della situazione.
Sgombrato comunque il campo dal fantasma del fondamentalismo, evocato sia da Gheddafi che da Berlusconi. In Cirenaica, la prima grande regione liberata, non c’è traccia di radicalismo islamico: i combattenti libici non sono collegati a organizzazioni estremistiche, tantomeno terroristiche: si tratta di soldati disertori, ma anche avvocati, insegnanti, medici. In 42 anni di dittatura, Gheddafi ha fatto il vuoto. Caduto il regime, l’unica struttura organizzata rimasta in Libia è quella tribale: sono stati i clan a decretare la fine del regime dando inizio alla rivolta, ed è proprio con i gruppi tribali che l’intelligence occidentale starebbe trattando le modalità dell’intervento armato con cui la Nato intende prenotare la sua “amicizia” con la Libiapetrolifera del dopo-Gheddafi.

ESCLUSIVO: Libia, "Si teme che adesso il pazzo possa utilizzare armi chimiche..."

ESCLUSIVO: Libia, "Si teme che adesso il pazzo possa utilizzare armi chimiche..."
dal blog Il mondo di Annibale“Ci si prepara ad aiutare Tripoli a combattere l’ultima battaglia. Ci si aspetta che da stasera milizia e  mercenari escano in citta e si teme il peggio”: una voce da Tripoli, una testimonianza drammatica arrivata via Skype e che, per ragioni di sicurezza, abbiamo naturalmente deciso di mantenere anonima. L’abbiamo avuta grazie ai contatti di Nicoletta Dentico, impegnata nel terzo settore. Ve la presentiamo così come ci è arrivata, con gli errori di scrittura e i salti logici dettati dalla fretta e dalla paura. Chi parla è una donna, una ex-diplomatica libica da tempo in rotta con il regime.
Prima parte
[23/02/11 10.21.09] : la citta è quasi vuota
[23/02/11 10.21.23] : mio marito è uscito da 2 ore
[23/02/11 10.21.33] : le strade vuote
[23/02/11 10.21.58] : abbiamo ricevuto sms all’ alba per andare al lavoro
[23/02/11 10.22.16] : lui voleva che la gente esce in strada oggi
[23/02/11 10.22.26] : ma la gente è rimasta a casa
[23/02/11 10.23.00] : per ora le strade sono vuote, non ci sono ne le milizie ne i mercenari
[23/02/11 10.23.14] : spariti nell a giornata
[23/02/11 10.23.26] : come i giorni passati
[23/02/11 10.23.37] : escono la sera verso le 5
[23/02/11 10.23.44] : qualcosa succedera oggi
[23/02/11 10.23.59] : si teme che il pazzo usi arme chimiche
[23/02/11 10.24.24] : i suoi lo lasciano uno dopo l altro
[23/02/11 10.25.15] : ma si dice che decine di aerei sono arrivati nei giorni scorsi pieni di mercenari africani che sono nel caserme dei figli con le legioni dei figli
[23/02/11 10.25.33] : in libya non c’è un esercito da anni
[23/02/11 10.25.57] : solo le legioni dei figli che sono attrezzate e che contengono tanti stranieri
[23/02/11 10.26.34] : i libici se possono rifiutano di eseguire gli ordini e o sono uccisi o scappano
[23/02/11 10.27.00] : ma i mercenari non esitano affatto sono la sua forza e la nostra debolezza
[23/02/11 10.28.01] : questa è una situazione unica al mondo, questo e un progetto di esterminazione di un popolo da un maniaco con milizie e mercenari
[23/02/11 10.28.30] : UN deve usare i metodi che ha e che la legge internazionale impone
[23/02/11 10.28.36] : bisogna fermarlo
[23/02/11 10.28.49] : non basta fare uscire gli stranieri
[23/02/11 10.29.00] : bisogna fermarlo
[23/02/11 10.29.02] : si puo
[23/02/11 10.29.20] : con i metodi moderni si deve saper dove e bloccarlo
[23/02/11 10.29.26] : brucierà tutto
[23/02/11 10.29.53] : il petrolio e userà armi chimiche nelle citta

Seconda parte
[23/02/11 11.17.22] : ma e lui con i figli che controllano direttamente le uniche capacita militari
[23/02/11 11.18.09] : si dice che aveva distrutto il suo arsenale quando si era ridimesso per essere riaccettato dagli americani
[23/02/11 11.18.34] : ma pensiamo che ha tenuto per se il necessario per usarlo in eventualita extreme
[23/02/11 11.18.56] : e questa e per lui una situazione di vita e di morte
[23/02/11 11.19.13] : lui sa che non c e parte del mondo che lo accettera
[23/02/11 11.19.39] : lui sa che non potra vivere senza le sue follie di grandezze, si crede dio
[23/02/11 11.19.52] : e i figli sono come lui e peggio
[23/02/11 11.20.39] : poi la sua milizia sa bene che dovra pagare i crimini commessi nei 42 anni allora per loro pure questa e l ultima battaglia
[23/02/11 11.21.07] : noi non abbiamo armi e i pochi militari hanno solo arme personali
[23/02/11 11.22.01] : nessuno puo difendersi da un attacco aerreo o altro che lui decida con le legioni dei figli superatrezzati ultimamente dopo l imbargo
[23/02/11 11.22.49] : i paesi che hanno venduto questi armamenti soli sanno cosa gli hanno venduto, solo sanno le sue capacita mortali
[23/02/11 11.23.04] : e il momento di mettere fouri queste informazioni
[23/02/11 11.24.18] : e il momento di usare tutti i metodi possibili per neutrallizzare le sue capacita di controllo anche se questo significa bloccare ogni metodo di transmissione che lui puo usare per contattare i soui milicia
[23/02/11 11.24.54] : anche se questo significa aiutare il popolo a ritrovare dove lui si trova e come si sposta
[23/02/11 11.25.34] : anche se si deve applicare un imbargo aereo immediato nei cieli libici

Terza parte
Chi ha mai osato dirgli che era insano?
[23/02/11 12.18.09] : chi gli ha mai detto no?
[23/02/11 12.18.14] : I libici?
[23/02/11 12.19.14] : si, tanti, fucilati, loro e le loro famiglie, noi sappiamo bene che da noi il prezzo lo pagano tutti, la famiglia la tribu e gli amici anche i vicini di casa
[23/02/11 12.19.43] : nonstante questo abbiamo continuato a dire no e a morire
[23/02/11 12.20.10] : prima si potteva scappare a londra in america e chiedere asilo politico
[23/02/11 12.21.11] : Dopo che le democrazie del mondo l hanno ristabilito l’alleanza con il pazzo protestare contro di lui e diventato un suicidio
[23/02/11 12.22.02] : Nessun paese ti accetta, anzi gli arabi ti riportano da lui in un pacchetto dorato, già picchiato e pronto per l’ esecizione
[23/02/11 12.23.10] : gli europei, delicatamente e democraticamente ti rifiutano il visto o ti rimettono in un aereo per tripoli perche il tuo visto è scaduto, e niente serve dire loro che non sei in sicurita.
[23/02/11 12.23.25] : Oggi, e un momento storico
[23/02/11 12.23.34] : Unico , e storico.
[23/02/11 12.25.12] : Oggi il mondo riceve messaggi disperati da tuutto il mondo che gridano a l immente pazzia di un uomo che potrebbe fare il crimine cotro l umanita che l umanita non a mai ancora conosciuto
Quarta parte
(il marito è appena rientrato in casa e dice che zawia è in mani della rivoluzione)
[23/02/11 13.13.01] : ieri notte sono stati attaccati da milizia venuti da Sorman e da mercenari
[23/02/11 13.13.31] : ne hanno presi prigionieri e gli altri sono fuggiti
[23/02/11 13.14.08] : ma dice che traversando 2/3 di tripoli non c e niente
[23/02/11 13.14.28] : e sempre da stamattina quasi vuota
[23/02/11 13.14.37] : ferma e vuota
[23/02/11 13.15.32] : Zawia e viva, sono nella piazza, hanno un ospedale di campo, vanno a lavoro, i negozi aperti, hanno organizzato la resistenza
[23/02/11 13.16.03] : e hanno creato le comita di resistenza e di ordine
[23/02/11 13.16.15] : e hanno i loro leader
[23/02/11 13.16.35] : sono in contatto con l est e coordinano con looro.
[23/02/11 13.17.03] : Ci si prepara a aiutare tripoli a combattere l ultima battaglia. Ci si aspetta che da stasera milizia e i mercenari escano in citta e si teme il peggio.
[23/02/11 13.18.45] : Ieri, a zawia c era un aereo che girava sulla citta e che sembrava dover bombardare
[23/02/11 13.19.05] : e stata allontanata con antiaerei
[23/02/11 13.20.39] : La gente ha il morale e vuole che lui se ne vada. Nessuna possibilità di ritorno indietro. geddafi è finito, è un fatto. La paura è finita.
[23/02/11 13.21.19] : Era un filo per ritrovare il coraggio et noi abbiamo fatto salti verso la libertà

DOPO 33 ANNI VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA AMMETTE DI AVER UCCISO DIRK HAMER,


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E per celebrare degnamente i 150 anni dell'unità d'Italia che a questo assassino 
è stato permesso pietosamente di rientrare dall'esilio ?

1- DOPO 33 ANNI VITTORIO EMANUELE DI SAVOIA AMMETTE DI AVER UCCISO DIRK HAMER, SPARANDOGLI COL SUO FUCILE SULL’ISOLA DI CAVALLO, IN CORSICA. "IL FATTO" METTE IN RETE UN VIDEO, RIPRESO DA UNA MICROCAMERA NASCOSTA NEL CARCERE DI POTENZA NEL 2006, NEL QUALE IL PRINCIPE SI VANTA DELL’OMICIDIO E DI ESSERE RIUSCITO A FARLA FRANCA NEL PROCESSO-FARSA IN FRANCIA (DAGOSPIA FI CONDANNATO DAL TRIBUNALE A PAGARE 50 MILA EURO PER AVER DATO DELL’ASSASSINO ALL’EREDE AL TRONO) - 2- È UN FILMATO INEQUIVOCABILE: “IO HO SPARATO UN COLPO COSÌ E UN COLPO IN GIÙ, MA IL COLPO È ANDATO IN QUESTA DIREZIONE, È ANDATO QUI E HA PRESO LA GAMBA SUA, PASSANDO ATTRAVERSO LA CARLINGA” E POI SI VANTA DI AVER GABBATO IL TRIBUNALE PARIGINO CHE L’HA ASSOLTO, GRAZIE ALLA SUA “BATTERIA DI AVVOCATI” -

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Beatrice Borromeo per Il Fatto
Carcere di Potenza, 2006: Vittorio Emanuele è nella cella dov'è detenuto per l'inchiesta su Vallettopoli. Indossa una maglietta bianca con la scritta Nissan sulla schiena. Passeggia tra i letti a castello del penitenziario. E commenta le notizie del telegiornale che parlano di lui con i suoi compagni di prigione.

È divertito, allegro. I coindagati Rocco Migliardi, Gian Nicolino Narducci e Ugo Bonazza, reclusi con lui, lo incitano: "Lei è già fuori!". L'"erede al trono" cede alla tentazione dell'autocompiacimento, non è la prima volta che se la cava con poco: "Nel mio processo a Parigi...".


Inizia così una confessione che oggi il fattoquotidiano.it   è in grado di mostrarvi: a immortalarla non c'erano soltanto le cimici, come si pensava, ma anche una microcamera nascosta. È un filmato inequivocabile, che rievoca la notte tra il 17 e il 18 agosto 1978: un ragazzo tedesco di 19 anni, Dirk Hamer, viene raggiunto da due colpi di fucile alla gamba destra. Muore dopo 111 giorni, 19 operazioni e l'amputazione dell'arto. Un solo imputato: Vittorio Emanuele, che nega qualsiasi responsabilità. Alla fine la giuria francese lo dichiara innocente, dopo un processo durato appena tre giorni.
Quando nel 2006 i giornali pubblicano stralci dell'intercettazione ambientale in cui si vanta di aver "fregato" i giudici francesi e ricostruisce la traiettoria delle sue fucilate, Vittorio Emanuele convoca una conferenza stampa, nell'evocativa saletta dell'hotel Principe di Savoia a Milano. Accompagnato dai legali e dal figlio Emanuele Filiberto, sminuisce le sue esternazioni su Dirk Hamer e dice che sono state falsificate: "Queste notizie sono talvolta manipolate o non sono vere. Ma ora è il momento di parlare, di far emergere la verità".
Vittorio Emanuele
E la sua verità è questa: "Due tribunali francesi si sono pronunciati prosciogliendomi da ogni responsabilità. Lo hanno fatto perché ci sono prove chiare. La pallottola che ha colpito il ragazzo non poteva essere del mio fucile. Qualcuno ha sparato con una pistola a quel povero ragazzo, ecco la verità".

Dichiarazioni che ora vengono clamorosamente neutralizzate dalle testuali parole che lui stesso ha pronunciato in carcere, ignaro della microcamera che registrava: "Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua, che era (parola incomprensibile, ndr) steso, passando attraverso la carlinga". Spiega il tipo di proiettile: "Pallottola trenta zero tre".

Il principe ammette quindi di aver colpito Dirk e si vanta di aver gabbato il Tribunale parigino che l'ha assolto, grazie alla sua "batteria di avvocati". Rievoca "il processo, anche se io avevo torto ... torto...". E aggiunge: "Devo dire che li ho fregati... Il Procuratore aveva chiesto 5 anni e 6 mesi. Ero sicuro di vincere. Ero più che sicuro". Infatti "mi hanno dato sei mesi con la condizionale: sei mesi, c'era un'amnistia, non l'hanno neanche scritto! Sono uscito!". Scoppia a ridere, senza trattenere la soddisfazione.

Per Birgit Hamer, la sorella di Dirk, che nel 2006 legge queste intercettazioni ambientali sui giornali, diventa fondamentale capire se davvero, come sostiene Savoia nella conferenza stampa, le trascrizioni sono state manipolate o meno. Perché se fossero autentiche e testuali metterebbero -spiega lei-"la parola fine su questa storia: sarebbe impossibile negare che, a prescindere dalle sentenze, Savoia sia il vero e unico responsabile della morte di mio fratello".

Ma la signora Hamer, che a 20anni rinunciò a una carriera di top model e attrice per dedicare la sua vita a dare giustizia al fratello in tribunale e poi a confutare la sentenza, vive da dieci anni in Spagna con le figlie, Sigrid e Delia. Non ha più contatti diretti con i giornalisti, non sa a chi rivolgersi. Comincia a scrivere e a telefonare a tutte le persone coinvolte nel processo Vallettopoli che ha portato Savoia in carcere (verrà poi prosciolto).

Scopre così che agli atti dell'inchiesta è depositata non solo la trascrizione delle frasi,ma anche la videoregistrazione del colloquio fra il principe e i compagni di cella. "Cosa c'è di più inequivocabile di un filmato,per capire come stanno le cose?", domanda la Hamer parlando con il Fatto. Il tempo passa. Vittorio Emanuele viene prosciolto dal gip di Potenza (come spiega qui sotto Gianni Barbacetto).
Solo a questo punto Birgit può fare istanza al Tribunale per ottenere copia della registrazione. Trova un avvocato nel capoluogo lucano che la rappresenti. Ma aspetta quasi un anno senza avere risposte. Poi scopre che parte del processo è stata trasferita alla Procura di Roma. Qui si rivolge a un altro legale che inoltra una seconda istanza ben motivata: "La signora Hamer ha il diritto costituzionalmente garantito alla verità sulla morte del fratello".
Trascorre qualche altro mese (pare che la registrazione sia andata perduta), poi finalmente l'avvocato chiama: il filmato è stato recuperato, può passare a ritirarlo. Quando Birgit vede il video, è la prima volta che ascolta la voce di Vittorio Emanuele dai tempi del processo a Parigi. Le bastano pochi minuti per rendersi conto che non ci sono manipolazioni.
Sono molte le parole incomprensibili e il principe, mentre racconta la notte in cui Dirk viene ferito a morte, è di spalle. Ma, ciò nonostante, risultano evidenti sia il contesto sia l'ammissione di colpa, che nelle intenzioni di Savoia è un vanto. Le frasi più gravi si sentono nitidamente, e con queste anche le risate e le battute, tutte pronunciate col timbro di voce inconfondibile dell'erede di Casa Savoia.
La Hamer piange, ma è felice come non lo era mai stata negli ultimi trent'anni: "Guardare quel video è orrendo, ma dà anche un grandissimo sollievo. Ora quel signore non potrà mai più sostenere che non ha sparato a mio fratello: ho vinto la mia battaglia, anzi quella di Dirk". a farla franca nel processo-farsa in Francia.
panorama savoia nudo cover
2- LA VITA SOTTO PROCESSO DEL PIDUISTA NUMERO 1621, DIVENTATO MAESTRO DELLA LOGGIA Ci sono Paesi che hanno in sorte dalla storia personaggi esemplari e altri che invece si devono accontentare. L'Italia s'accontenta. Deve accontentarsi perfino degli eredi della dinastia che 150 anni fa ha realizzato l'Unità della nazione. Oggi Emanuele Filiberto di Savoia balla sotto le stelle e occupa le pagine dei giornali di gossip, tra un tronista e una velina.
Famiglia Savoia
Suo padre, Vittorio Emanuele, ha fatto per anni l'indagato per gravi reati e oggi si consola sventolando i proscioglimenti giudiziari che lo fanno finalmente uscire da brutte storie di corruzione , associazione a delinquere, sfruttamento della prostituzione. Ma vale la pena di raccontarla tutta, la storia di Vittorio Emanuele Alberto Carlo Teodoro Umberto Bonifacio Amedeo Damiano Bernardino Gennaro Maria di Savoia, nato a Napoli il 12 febbraio 1937.
Italiano offshore, il primo della dinastia che ha ottenuto il privilegio di rientrare in patria, superando le disposizioni transitorie della Costituzione repubblicana che proibivano il ritorno in Italia dei discendenti maschi dei Savoia: quelli che avevano aperto la strada alla dittatura fascista, approvato le leggi razziali e abbandonato il Paese al suo destino dopo l'8 settembre.
Dopo studi faticosi, Vittorio Emanuele si dà agli affari. Fa il mediatore, il piazzista di lusso. Un "manager" davvero speciale: quando ancora non poteva rientrare in Italia, ha a lungo trafficato all'ombra delle Partecipazioni statali, operando per aziende di quello Stato in cui non poteva mettere piede.

Ha un ruolo, per esempio, negli affari realizzati a Bandar Abbas, in Iran: lì gli italiani buttano parecchi soldi (pubblici) per costruire un'acciaieria (Italimpianti) e un porto (Condotte). Un disastro industriale, ma che fa girare molti miliardi. Poi, tra gli anni Settanta e gli Ottanta, il suo nome finisce nelle indagini sui traffici d'armi del giudice di Venezia Carlo Mastelloni e di quello di Trento Carlo Palermo. Le inchieste planano a Roma e vengono archiviate in quello che allora era chiamato il "porto delle nebbie".

Come molti dei protagonisti di quei traffici, anche il Savoia è iscritto alla loggia P2 di Licio Gelli. Alla lettera S dell'elenco sequestrato nel marzo 1981 dai magistrati milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo alla Giole di Castiglion Fibocchi, si legge: "Savoia Vittorio Emanuele, casella postale 842, Ginevra". La tessera è la numero 1621. Il principe aveva raggiunto il terzo grado della gerarchia massonica, quello di Maestro.


Nel 2002 vince la battaglia per tornare in Italia. Ma il rientro, in effetti, non c'è stato: tra l'amor di Patria e un regime fiscale più favorevole, Vittorio Emanuele ha evidentemente preferito il secondo, rimanendo a Ginevra, in Svizzera. Continuando però a fare affari in Italia. Tanto da incappare in una disavventura giudiziaria che gli è costata l'arresto. Era già stato processato in Francia per la morte di Dirk Hamer, raggiunto da un proiettile la notte del 18 agosto 1978 all'isola di Cavallo.
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E prosciolto nel novembre 1991 dalla Chambre d'accusation di Parigi dall'accusa di omicidio volontario, anche se condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d'arma da fuoco. Nel 2006 è un pubblico ministro di Potenza, Henry John Woodcock, che nell'ambito dell'inchiesta chiamata Vallettopoli chiede che il Savoia sia portato in cella, con l'accusa di associazione a delinquere, corruzione, sfruttamento della prostituzione.

Viene arrestato il 16 giugno 2006. Woodcock gli contesta di aver "promosso e organizzato una holding del malaffare specializzata in corruzioni di vario tipo, specie nel settore del gioco d'azzardo". Con una dozzina di complici, è coinvolto - secondo l'ipotesi d'accusa - in un giro di tangenti per ottenere dai Monopoli di Stato certificati per l'installazione di videopoker, le cosiddette "macchinette mangiasoldi", attività che avrebbe favorito anche il riciclaggio di denaro, tramite "relazioni con casinò autorizzati e, in particolare, con il casinò di Campione d'Italia".
Il Tribunale del riesame e poi la Corte di cassazione riconoscono e confermano l'esistenza di gravi indizi nell'indagine partita da Potenza. Ma poi l'inchiesta è smembrata. La corruzione dei Monopoli di Stato va alla Procura di Roma. La corruzione per il casinò di Campione e lo sfruttamento della prostituzione (donne e sesso usati come tangenti) va alla Procura di Como. Solo l'associazione a delinquere, slegata dai reati-fine, resta a Potenza.

Risultato: Como archivia; Roma archivia; Potenza arriva al rinvio a giudizio, ma poi il tribunale si dichiara incompetente e invia gli atti a Roma. Nella Capitale, un nuovo pubblico ministero chiede un secondo rinvio a giudizio, ma il giudice dell'indagine preliminare alla fine proscioglie.

Vittorio Emanuele, da Ginevra, può cantare vittoria e sostenere, come aveva dichiarato già nel 2006, di essere rimasto vittima di un "sistematico attacco per far sprofondare la nostra immagine", proprio mentre "Casa Savoia aveva indici di gradimento molto alti". Ci pensa suo figlio a recuperare il "gradimento", ballando in tv e comparendo sorridente sui rotocalchi di fascia bassa.
A nessuno dei due passa per la mente che ci sono comportamenti che, anche se non riconosciuti penalmente rilevanti, sono comunque disdicevoli per uomini che vorrebbero far parte della storia del loro Paese. Ma ci sono Paesi che hanno in sorte personaggi esemplari e altri che invece si devono accontentare.

mercoledì 23 febbraio 2011

"PER BLOGGERS..."Coprifuoco internet, mappa in tempo reale degli scontri in Libia e dove scaricare gli audio e i video sui combattimenti

 
di Laura Bogliolo
ROMA - Coprifuoco anche su internet: impossibile navigare sul web dalle 22 alle 5.30. Anche la Libia cade nell'oblio della Rete. Censure, filtri ai social network, ma soprattutto “spine” al web staccate la notte. Per superare il blocco c'è chi torna al vecchio modem, chi suggerisce di usare le onde radio e chi fa un colletta online per creare un sistema di navigazione satellitare. Mappe online che descrivono gli scontri in tempo reale, metodi old economy per aggirare la censura, e piattaforme che trasformano testimonianze fatte al telefonate in file audio da mettere online.

Traffico azzerato. Lo strumento Trasparency Report di Google mostra il grafico delle connessioni al web con la curva che si azzera la notte a partire dal 18 febbraio per quanto riguarda i contatti al motore di ricerca e l'attività dei blogger. Scende del 90% il traffico sulla piattaforma di condivisione video Youtube. Craig Labovitz, tecnico di Arbor Network (azienda esperta nel controllo della sicurezza delle reti), analizza il traffico internet nei Paesi sconvolti dalle rivolte. Traffico completamente bloccato dal 27 gennaio al 2 febbraio in Egitto, in picchiata nello Yemen dal 7 al 14 febbraio. Problemi in Libia dal 16 febbraio, fino al calo totale del 18 che testimonia il black-out della rete dalle 22 alle 5.30 del mattino).

"A prova di censura". Avaaz, un'organizzazione civica internazionale che promuove l'attivismo sul web, sta lavorando al progetto "blackout-proof" (a prova di blackout). L'obiettivo è la creazione di modem sicuri e sistemi di ricezione satellitare per cellulari e trasmettitori radio consentendo così agli attivisti sul campo di trasmettere video dal vivo anche durante il black out del web e dei telefonini. A tale scopo l'organizzazione ha organizzato una colletta online. Mancano 4mila euro per raggiungere l'obiettivo.

Piattaforme audio e video. Molti libici usano l'account Feb17voices, Libya o Tripoli della piattaforma audio per internet e cellullari Audioboo, che raccoglie file audio. Voci concitate, spari in
sottofondo e la testimonianza più agghiacciante: "Stanno uccidendo le persone che sono scese in strada". Le voci della disperazione vengono raccolte anche dal blog Libyafeb17.com con l'ultimo file audio del 23 febbraio, ore 6,52. Tra i canali video più popolari che raccolgono le testimonianze Freedom writer e SaveLibya.

La mappa in tempo reale degli scontri. Il gruppo di attivisti Arasmus raccoglie da Twitter le segnalazioni sugli scontri e le traduce in una mappa interattiva. Le diverse icone indicano l'avvistamento di aerei, navi e scontri con le forze dell'ordine. L'ultima segnalazione relativa al 23 febbraio racconta di un aereo che vola in moda circolare sulle coste libiche, una sparatoria a Tripoli alle 16.45, spostamenti di truppe a Sabratha, nella Libia nord occidentale e l'apertura del valico con l'Egitto a Sallum per il passaggio di forniture mediche. Proteste, scontri e uccisioni che si visualizzano in tempo reale anche su Mibazaar che traduce i messaggi della piattaforma Twitter in icone sulla mappa interattiva.

Metodi old economy per superare la censura. C'è chi consiglia di tornare al vecchio modem per superare il blocco degli Internet Service Provider viaggiando (anche se molto lentamente) con la tradizionale rete telefonica o chi resuscita i packet radio (trasmissione dei dati via radio). Secondo il sito Lybia Al Youm Google avrebbe messo a disposizione dei numeri con i quali arrivare a Twitter attraverso il telefono. Come era successo per la rivolta in Egitto, si chiama un numero e la testimonianza viene tradotta in un file audio poi messo online sul sistema di microblogging Twitter.

Messaggi virali. Nel tragico destino della Libia visto sul web, non manca l'ironia. "Ho visto Gheddafi, alla Coop sotto casa mia". Con questo messaggio David ha dato il via a decine di messaggi su Twitter su "falsi" avvistamenti del leader libico. E' stata creata una lista apposita con l'hashtag "hovistogheddafi" che sta spopolando sul web.

Il popolo Arabo dimostra che non ha bisogno di Al-Qaeda e di Bin Laden !!!

La sollevazione popolare In Tunisia e Egitto è un esempio e una prova che il mondo arabo non ha bisogno della vera trappola sionista di Al-Qaeda e Bin Laden. Questo serve anche a fare appello e a riflettere sul non ridurre o cadere nella semplificazione di ridurre il mondo arabo ad una trincea religiosa. Stiamo riproducendo il discorso della destra (stereotipare) per nascondere i suoi fini di dominazione. Le lotte sono politiche, economiche, sono lotte di classe non religiose.

Dopo la fine della Guerra fredda con la caduta del Blocco Socialista, le forse imperiali (e dico imperiali perché non è un termine obsoleto visto che questa atrofia politica esiste tuttora), hanno coscienza del pericolo di non avere un pericolo e quindi si trovano nella necessità di fabbricarselo,
la teoria della cospirazione. E per pericolo si intende qualsiasi richiesta di sovranità.

Raccolgono solitari fascisti islamici, come Al-Qaeda, Bin Laden (dal cui gruppo i musulmani non si sentono rappresentati né identificati, anzi lo rifiutano completamente). Non abbiamo mai visto, ad esempio, nel mondo arabo masse manifestare a favore di Bin Laden o Al Qaeda.


Ora questi piccoli gruppi avranno una visibilità globale ed è così’ che si costruisce una trappola o una menzogna virtuale. Le corporazioni mediatiche saranno il veicolo di un programmato bombardamento …. una cortina di fumo per la censura ….. censurare diffondendo la paura, per esempio:
Al-Qaeda grida vendetta contro l’Occidente, Al-Qaeda contro la democrazia, Al-Qaeda dice che la libertà è un peccato, Al-Qaeda sottomette brutalmente la donna, Al-Qaeda chiede la fine di Israele (questo è perfetto per il colonialismo israeliano nella sua vittimizzazione), Al-Qaeda minaccia di bombardare il Vaticano, ecc.

Hanno unito il clero accademico,
Lo scontro delle civiltà (N.d.t. il libro di Samuel Huntington The Clash of Civilizations and the Remaking of World Order)) , e molto altro.

Ma la carta definitiva sono stati gli impeccabili auto-attentati dell’11 setembre 2001, sotto i nomi di Al-Qaeda e Bin Laden. La verità su questa grande menzogna diventa indifendibile, il crimine è perfetto …. Al-Qaeda e Bin Laden. Il terrorismo islamico virtuale è la carta vincente del sionismo. Il mantello della “sicurezza” è la licenza per sanguinarie occupazioni in Afganistan (paese non arabo) e Iraq, invasione del Libano e invasioni di Gaza.


I sanguinari dittatori arabi, parassiti del potere, nella loro maggioranza si allineano ai dettami sionisti e statunitensi, per non fare la fine di Saddam Hussein.

I dittatori arabi abbandonano i loro popoli. Il dittatore Mohammad Hosni Mubarak affama il suo popolo, esercita una ferrea repressione e corruzione, diventa il braccio strategico davanti al genocidio palestinese, in particolare Gaza. In pratica regala le risorse dell’Egitto, come è il caso del gas, al colonialismo israeliano mediante gli Accordi commerciali di Camp David. E’ l’Impero a stabilire la sua agenda politica e i prezzi. Tutta la base dati dei servizi segreti è controllata dal colonialismo israeliano. Così questo dittatore viene presentato mediaticamente dalla democrazia statunitense come un moderato che combatte Al-Qaeda…. la carta vincente del sionismo internazionale.

Dopo la caduta del Blocco Socialista, la sinistra mondiale soffre un duro colpo, e la sinistra araba, già massacrata dai dittatori arabi, si disarticola. In America Latina oggi si lotta duramente per una democrazia popolare e non d’élite, si parla di qualcosa di quasi proibito come il socialismo.


Ma i popoli arabi, dopo gli auto-attentati dell’11 settembre 2001, sono stati fatti a pezzi dai loro dittatori che obbediscono ad una agenda neo-colonizzatrice o all’impero globale che va molto al di là della piattaforma neoliberista.


Improvvisamente irrompe potente il conflitto di lotta di classe e richieste democratiche, libertà di espressione, ecc. ecc., in Tunisia e Egitto provocando un’ecatombe politica, un assalto alla storia dato che l’onda è fatta di quella carica popolare che fa cadere le ferree dittature arabe protette dagli Stati Uniti, dall’Europa e dal colonialismo israeliano, e la cosa più spettacolare è il suo effetto domino.


Questi fatti, da una parte registrano il rispetto e la solidarietà mondiale verso i popoli arabi nella lotta contro le dittature e, dall’altro, minacciano gli interessi statunitensi e del colonialismo israeliano se le loro corti e guardie pretoriane dei dittatori arabi vengono abbattute. Sappiamo bene che il sionismo farà di tutto per conservare questi sistemi dittatoriali anche se i dittatori cadranno. Giocherà di nuovo la carta della paura, cioè dell’estremismo islamico, questo grande nemico del popolo arabo, il più utile per il razzismo israeliano.


(traduzione di Daniela Trollio)

Nota della traduttrice

Come chiunque, NON ho potuto fare a meno di notare guardando le immagini delle rivolte che hanno incendiato il Medio Oriente, che a scontrarsi con la violenza degli Stati arabi fantoccio nelle piazze c’erano laici, musulmani, cristiani, copti, uomini barbuti in costume tradizionale, giovani in jeans. Ma soprattutto c’erano donne, donne col burka, col velo, con i jeans.

In questi giorni terribili e gloriosi per i popoli arabi, la giunta di cosiddetta “sinistra” di Sesto S.Giovanni non ha trovato di meglio che votare una mozione bipartisan che vieta il burka nei luoghi pubblici, per “rispetto ai diritti delle donne”. Non una parola sulla svendita del corpo, dell’immagine e delle donne che, se ce n’era bisogno, ha portato alla luce in tutto il suo miserabile squallore il Ruby-gate.

Possiamo pensare che queste donne, che vanno in piazza disarmate con i loro figli in braccio per reclamare il loro diritto ad una vita decente, non abbiano la capacità di decidere come vestirsi, come coprirsi, non abbiano coscienza del loro valore e di ciò che vogliono e per cui sono disposte a battersi, a volte fino alla morte???!
Togliamoci – una volta tanto - gli occhiali dell’eurocentrismo che a volte molti compagni portano ancora e impariamo a vedere il mondo com’è , non come ce lo fanno vedere capitalisti e politici asserviti ai loro interessi.
Susana Khalil - kaosenlared.net, 21.2.2011 
http://ciptagarelli.jimdo.com/2011/02/22/il-popolo-arabo-dimostra-che-non-ha-bisogno-di-al-qaeda-e-di-bin-laden/

Wikileaks pubblica tutti i segreti della famiglia Gheddafi

Nei cablogrammi della diplomazia americana emerge un ritratto impietoso dei figli del Rais. Ostentazione della ricchezza, lotte intestine e sgambetti reciproci, un mix che condanna il regime alla sconfitta ben prima dell'inizio della rivolta
“Una soap opera libica”. Non usa mezzi termini Wikileaks per descrivere i retroscena della famiglia Gheddafi che negli ultimi anni, secondo il sito di Assange, è stata più impegnata a coprire gli scandali e a combattere una sorta di guerra fratricida che a governare il Paese.

Nei cable c’è veramente di tutto. Dai malcelati tentativi per coprire l’ostentata ricchezza del clan del colonnello, alle lotte intestine fra i vari rampolli, fino al reale patrimonio detenuto dal rais che ammonterebbe a 32 miliardi di dollari.

Un’opulenza che unita alla sensazione di totale impunità davanti all’opinione pubblica libica può dare alla testa. Gli esempi non mancano. Da ferventi antiamericani, i figli di Gheddafi ad esempio hanno pagato un milione di dollari la cantante americana Mariah Carey per interpretare quattro canzoni durante la festa di Capodanno del 2009 sull’isola caraibica di St. Bart. Ai tempi la notizia viene riportata da alcuni giornali occidentali ma viene subito smentita dai figli di Gheddafi. Il secondogenito Seif al Islam nega in maniera sdegnata l’indiscrezione sostenendo che in famiglia quello che spende somme da capogiro è il fratello Muatassim, consigliere per la sicurezza nazionale. Dal canto suo il fratello risponde “all’affronto” organizzando un altro party ai Caraibi ingaggiando le star Beyonce e Usher.

La diplomazia americana riporta chiaramente come l’eccessiva stravaganza dei fratelli Gheddafi stia irritando molti cittadini libici che non sono più disposti a tollerare queste azioni “immorali e imbarazzanti per il paese”. Ed effettivamente il ritratto dei figli del dittatore che emerge dai cablogrammi a stelle e strisce è impietoso. “E’ come se trattassero la Libia come un loro feudo personale, con lotte intestine per conquistarsi un posto al fianco dell’anziano padre”.

Ed è proprio nella loro faziosità che gli Stati Uniti intravedono, per la prima volta, le crepe nella monolitica dittatura nordafricana. “L’acuta rivalità tra i figli del rais potrebbe giocare un ruolo importante, se non cruciale, sulla capacità della famiglia di mantenere il potere una volta che il Colonnello sia uscito si scena”, dice una fonte americana in un dispaccio riservato al dipartimento di Stato.

Secondo gli osservatori, uno dei motivi principali di tensione è il ruolo di delfino assunto da Saif al Islam e la conseguente gelosia dei fratelli. In particolare di Muatassim che vede in malo modo le aspirazioni liberali del fratello. “L’arresto e l’intimidazione di un certo numero di alleati di Saif, da un lato, e le mosse tese a circoscrivere il ruolo di Muatassim dell’approvvigionamento di armamenti, dall’altro, mostra come il livello di discordia tra i fratelli sia alto”, nota un diplomatico Usa.

I figli del Colonnello arrivano anche ai ferri corti. Nel 2008, Muatassim chiede al presidente della società petrolifera statale 1,2 miliardi di dollari per costituire un corpo di milizie personali. Il tutto solo per sostenere la sua sfida personale col fratello Khamis, comandante delle forze speciali libiche, la guardia presidenziale di Gheddafi.