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sabato 17 luglio 2010

La Madonna che Botticelli dipinse 420 anni dopo la morte

Un particola re di "Venere e Marte" di Botticelli
Un particolare di "Venere e Marte" di Botticelli

Quadri falsi ritenuti autentici e autentici scambiati per falsi: la National Gallery di Londra mette in mostra le sue sviste

ANDREA MALAGUTI
CORRISPONDENTE DA LONDRA
Dopo anni di imbarazzi, amarezze mai raccontate e momenti di depressione, alla National Gallery si sono fatti coraggio e, sostenuti dai nuovi sofisticati strumenti di indagine, hanno esorcizzato i fantasmi mettendo in mostra la rappresentazione fisica delle proprie vergogne. Così hanno preso quaranta opere false, ritoccate, attribuite ad autori sbagliati o non capite - «Figùrati se quello è un Raffaello». Lo era. - e le hanno messe in fila come farebbe Silvan con le carte truccate e il cappello a cilindro: vi facciamo vedere da dove è uscito il coniglio. Dopo averle scannerizzate, studiate e rivoltate, ne hanno colto i segreti e hanno deciso di raccontarli. «D’ora in avanti sarà più difficile farci cadere in errore».

Marjorie E. Wieseman è una signora imponente e raffinata, con i capelli di Valentina di Crepax, però castani, e uno sguardo decisamente più duro. È lei che ha curato l’organizzazione e ha scelto il titolo per l’esposizione: «Esame ravvicinato: falsi, errori e scoperte». Il percorso è suggestivo, il contesto speciale. La vetrata d’ingresso su Trafalgar Squadre conduce a una sala cinematografica - che anticipa le sei dell’esposizione - dove un filmato documenta le tecniche di ricerca, dai raggi X ai test di solubilità sul colore. «I meccanismi di investigazione sulle proprietà fisiche dei dipinti hanno permesso scoperte decisive». È emerso di tutto, anche opere con un doppio fondo, in cui ciò che si vede nasconde il capolavoro.

La ragazza alla finestra, ad esempio, dolce, modesta, con gli occhi ingenui, tondi, e il corpetto spesso, a prova di tentazione, era in realtà una appassionata, provocante bionda rinascimentale, con occhi orientali pieni di malizia. Non è chiaro se il dipinto sia stato preso e poi ritoccato o pagato già nella sua versione più casta. Il dubbio resta, quello che è certo invece è il meccanismo di manipolazione utilizzato per renderlo in linea con i gusti e con il senso del pudore dell’età vittoriana. «A svelare il segno originale sono stati i raggi X». L’immagine intercettata sembrava - era - l’anima selvaggia e sincera dell’innocua brunetta. «Abbiamo scoperto così che l’autore non era né inglese né contemporaneo, ma piuttosto italiano e del Cinquecento». Chi era? Questo rimane un segreto.

Certa invece la mano che ha dipinto una Madonna hollywoodiana attribuita a Botticelli. Il quadro suscitò molte perplessità perché l’espressione della bocca, teatralmente deformata, sembrava quella di un’attrice del muto. La National Gallery decise che era originale. «Le analisi dei pigmenti del colore hanno stabilito che il quadro fu realizzato nel 1930, 420 anni dopo la morte del maestro fiorentino». E gli esami comparati ne hanno determinato l’autore: il falsario Umberto Giunti. Un artista, nel suo campo.

I mercanti d’arte sostengono che ancora oggi il 40% delle opere sul mercato siano false, ma Betsy Wieseman, co-curatrice della mostra, ritiene che le possibilità di prendere un abbaglio siano prossime allo zero, almeno per i grandi musei. «Il livello di sofisticazione della ricerca è molto alto e si completa con il ricorso agli esami di stile, alla memoria visiva e naturalmente alla valutazione dello storico dell’arte». Il suo collega Ashok Roy, direttore delle ricerche scientifiche del museo, è considerato l’ispettore Callaghan del dipinto-truffa. «Non capisco la mitizzazione dei truffatori. Sono persone che avvelenano il mercato immettendo in circuiti di qualità pezzi di nessun valore». Che spesso mettono i critici in imbarazzo.

È il caso della Madonna dei garofani di Raffaello. Dipinta tra il 1506 e il 1507, la Vergine che guarda rapita il bambino in un momento di gioco è stata oggetto di molte imitazioni. A metà dell’Ottocento fu acquistata dal Duca di Northumberlan che la espose orgoglioso finché Johann David Passavant, la più celebre autorità in materia, decretò dieci anni più tardi che si trattava di una copia. Il quadro finì in un corridoio buio del castello di Alnwick fino al 1991 quando un curatore della National Gallery lo trovò e decise di farlo acquistare. «Per me è autentico». Ci sono voluti tredici anni di laboratorio, tra raggi infrarossi, analisi del colore, del legno e della tela, poi tutto è stato chiaro: «Autentico». E allora perché è qui? «Semplice, per dimostrare che alla fine vincono i buoni».

venerdì 16 luglio 2010

"I gay non possono donare sangue" E un altro ospedale chiude le porte...

100cosecosi- Il pudore vorrebbe che i cattolici che tanto si agitano in Lombardia tramite Comunione e liberazione rappresentata da Formigoni,l'Opus Dei ed altre organizzazioni affini affrontassero con più accortezza il problema omosessualità visto che il suddetto problema rischia di mettere in ginocchio la Chiesa per l'altissimo numero che ne annovera tra le sue fila (...) come se non bastasse poi c'è lo scandalo pedofilia (...) che mette letteralmente le mani nella saccoccia (bottino) della veneranda istituzione e ne pregiudica seriamente l'immagine spingendola a una mitragliata di decreti e editti volti più a dare una immagine "altra" che a combattere la piaga.

Con queste spregevoli iniziative si torna ai tempi del detestato cardinale Siri che il Diavolo ha ben pensato di annoverare tra i suoi,lo stavano quasi facendo papa,la scampammo per ben 4 volte (...) lo ricordo ai tempi della prima apparizione dell'AIDS che malediceva gli omosessuali; "una maledizione inviata da Dio" (accuratamente fatta sparire dal web la fatwa....)  .

Non solo esso sono emesse nel disprezzo assoluto della Carta Universale dei Diritti dell'Uomo là dove stigmatizza ogni discriminazione di sesso,religione etc...Perdippiù la marginalizazione dell'omossessuale avviene in spregio alla laicità iscritta nella costituzione,si tratta o no di ospedali che ricevono sostanziosi contributi pubblici?

La società civile non puo che essere sconvolta da queste iniziative con cui oscuri funzionari cercano di ingraziarsi irresponsabilmente una certa politica locale cercando al contempo di guadagnare una discreta visibilità da spendere poi nell'urna elettorale! Sono consapevoli che cosi agendo mettono a repentaglio delle vite ? Possibile che non sappiano che le donazioni di sangue non sono mai sufficienti ? Lo sanno,lo sanno;le assurde gerarchie di "valori" tra cui la sessuofobia,l'omofobia che animano la superstizione e il sentimento religioso non possono fermarsi sull'uscio della porta...qualunque sia il prezzo da pagare,è qui che stà la condotta criminale prodotta da costoro!

Per queste bestie meglio comprarlo il sangue presso le multinazionali del sangue,le famigerate banche (...) le stesse che hanno diffuso il contagio con criminale disincanto succhiando letteralmente il sangue a milioni di disgraziati!

 Il milanese "Gaetano Pini" si aggiunge alla lista degli istituti che non accettano sangue da uomini dichiaratamente omosessuali. La denuncia nel blog di un donatore "storico" della struttura, Gabriele, messo alla porta dopo oltre 20 prelievi. Paola Concia (Pd) annuncia un'interrogazione al ministro della Salute. Il Network Persone Sieropositive: "Non c'è alcun fondamento scientifico",continua a leggere....


“Berlusconi canterà con Charles Aznavour dalle terrazze del Duomo”. Da Cesare a Nerone il passo fù breve!


Berlusconi canterà lunedì 19 luglio con Charles Aznavour, nientemeno che dalle terrazze del Duomo di Milano, entrambi benedetti e sorvegliati dalla vicinissima presenza della Madonnina. Il lancio dell’inedito e clamoroso duetto campeggia a caratteri cubitali sulla prima pagina de Il Giornale di venerdì 16 luglio, per un giorno promoter dell’unica vera icona pop nazionale. La voce è un po’ più di una chiacchiera ma non ha ancora dignità di notizia: di sicuro è l’auspicio del quotidiano di famiglia, che sogna lo chansonnier italiano in coppia con l’originale francese.
Basta con le tensioni di governo, gli scandali, le liti di maggioranza, gli ammutinamenti di minoranza, i tagli, le pensioni, le manovre, i distinguo, le note di Palazzo Chigi, l’opposizione… Per il premier più intonato d’Occidente deve essere un tormento quotidiano rinunciare alle carezze della musica per gli schiaffi della politica. Berlusconi live on stage restituirebbe il sorriso a sè stesso e agli italiani che non smettono di adorarlo.
Tutti conoscono la passione per la canzone francese del premier “canterino”. Un passato da chansonier sulle navi-crociera (il fido Confalonieri al piano), una naturale vocazione allo show-biz, Berlusconi coronerebbe il sogno di una vita. Accompagnare il suo mito Aznavour. Che per la verità un piccolo risentimento lo coltiva: per Berlusconi il numero uno sarebbe stato Charles Trenet. Però, riguardo alla sua statura politica, Aznavoice (come lo chiamano affettuosamente al Giornale) è più conciliante: “Tutti lo criticano, ma se la gente lo vota, vuol dire che gli crede”.
Comunque un bel passo in avanti rispetto ai duetti con Apicella, bravo, per carità, ma non esattamente una star internazionale. Unica controindicazione: gli sfigati della sua corte non lo chiameranno più Cesare.
Nerone è l’appellativo più pertinente. Speriamo non dia fuoco a Milano.

Un Caldo bestiale,torrido,tropicale!

Caldo, troppo caldo in tutta Italia, tutti attaccati ai condizionatori e gli effetti si vedono: black out e malori, svenimenti, persino morti. Da Milano a Roma, da Trieste a Sassari,continua a leggere.....
100cosecosi- Chissà se le USL e la sanità pubblica si sono ricordate di diramare l'allarme Canicola come avrebbe già dovuto avvenire qualche anno fà (e non avvenne) lasciando dietro di se questa torrida Estate una scia di morti per disadratazione sopratutto tra gli anziani!
Troppo occupati il governo e i TG nella politica della sopparavivenza giorno per giorno a  tappare i vuoti della politica imbelle?
E non da meno d'obbligo ricordare i fatti di Milano con quello splendido caso di sub umanita dell'assessore De Corato che denuncia centinaia di giovani per aver assaltato in preda alla disperazione nelle notti milanesi le piscine pubbliche scavalcando i muri !
Avrebbe dovuto aprirle al pubblico,animarle,renderle vive,soccorrere una città intieramente asfaltata e letteralmente invivibile d'estate;evidentemente questo penoso caso umano crede che basti un po di malinconia prestando l'orecchio all'eco lontano di una canzonetta di Celentano e di
Paolo Conte "... ora mi annoio più di allora, neanche un prete per chiacchierar. Azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro e lungo ..."






I funerali del delfino "Moko"


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Bara blu, fiori e circa 400 persone intervenute al suo funerale. Se ne va così, lasciando un vuoto in Nuova Zelanda, il delfino Moko. Le sue imprese avevano commosso il mondo, soprattutto quando nel 2008 era riuscito a portare in salvo due capodogli arenati, e negli anni l'esemplare femmina di tursiope era diventato un simbolo per i residenti della costa di Gisborne, nonostante alcuni dispetti ai surfisti. Una settimana fa il corpo di Moko era stato rinvenuto sulla spiaggia dell'isola di Matakana ma le cause della morte sono ancora misteriose: forse un urto con un'imbarcazione o percosse. Dopo il funerale il corpo di Moko è stato trasportato via mare fino all'isola di Matakana e qui è stato cremato.

" la santità della prostituzione "



Eros installazione
 Barbara Alberti
 
Rispondo a chi mi ha scritto per commentare le poche righe in difesa della D'Addario, offesa a piazza Navona da donne indignate della sua presenza. Piazza Navona è un racconto di Maupassant: Patrizia è "Boule de suif". 1870. I Prussiani vincitori invadono la Francia. Da Rouen occupata, una carrozza parte per Le Havre. A bordo ricchi borghesi con le mogli, due suore, un conte, indignati che con loro viaggi anche Boule de Suif, la prostituta. Nessuno le rivolge la parola. Ma è l'unica che ha portato le provviste.
Per fame diventano un po' meno villani, e gliele finiscono. Vengono bloccati dai Prussiani. Per liberarli, il comandante chiede una notte con Boule de suif. Lei rifiuta: è un'ardente patriota, mai andrà col nemico. Allora gentiluomini e signore per convincerla la trattano come una figlia, le suore sono le più accanite nel dimostrarle che è grato a Dio il darla a fin di bene, al prussiano, a chiunque. E lei, credendosi accolta da chi la disprezzava, cede.
Li ha salvati, si aspetta gratitudine. Ma una volta ripartiti la trattano come un'appestata. Stavolta Boule de suif non ha provviste. Gli altri tirano fuori ogni ben di Dio e non le offrono niente. Il pianto di Boule de suif chiude il racconto, mentre un passeggero, l'unico con un po' di senso morale, fischia minacciosamente la marsigliese.
Che l'ipocrisia il bigottismo l'opportunismo la spocchia del rango dei borghesi di Rouen si ritrovino intatti 140 anni dopo, in una piazza della sinistra, è parecchio brutto.
C'è una frase chiave " Non si potevano mangiare le provviste di quella donna senza rivolgerle la parola".
E noi ce le siamo mangiate le provviste della D'Addario, eccome. E sono state molto importanti. E rischia di pagarla cara. I ducetti hanno memoria, aspettano solo che esca di scena, intanto sua madre è stata pestata da ignoti. A Piazza Navona Patrizia non cercava solo pubblicità. Credeva di essere stata accolta, come Boule de suif.
Alla radio sento una voce sguaiata da orchessa, che grida "Escort di merda! Escort di merda!", non sapevo chi stesse parlando e di chi, ma ho riconosciuto lo stile, ho pensato "è la Santanché". Invece era una signora di sinistra, che inveiva contro la D'Addario. "Se non ci fosse una sinistra di merda non avremmo questa destra di merda, e non saremmo ridotti a sperare in Fini" (Stefano Coppini). Viene proprio voglia di fischiare la Marsigliese. La Santanché di sinistra urlava anche "Vattene! Noi siamo qui a difendere la cultura!". Se questa è la cultura preferisco tornare scimmia.
(Da: Il Fatto Quotidiano)

IL CONTROSPOT CHE HA FATTO INFURIARE BERLUSCONI...

CHI SONO E COME NASCONO I 'LEGIONARI DI CRISTO'

CHI SONO E COME NASCONO I 'LEGIONARI DI CRISTO'
 Per padre Marcial Maciel Degollado, il discusso fondatore dei Legionari di Cristo, la «Provvidenza» si chiamava Flora Barragan de Garza. All’inizio degli anni Cinquanta, Flora Barragan è la vedova più ricca del Messico. Sedotta dal fascino e dalla spiritualità (almeno apparente) del giovane padre Maciel, Flora lo ospita per lunghi periodi nella sua splendida villa a Monterrey.
Per padre Maciel, che ha cura di farsi sempre accompagnare da almeno un paio di giovanissimi seminaristi, è un vero colpo di fortuna: Flora, infatti, non si limiterà a finanziare con generosità i progetti della nascentecongregazione, ma introdurrà anche il fondatore nel salotto buono dei più ricchi e influenti imprenditori messicani.
E padre Maciel saprà mettere a frutto queste conoscenze. Oggi il suo nome torna agli onori delle cronache perché la congregazione sta per essere commissariata.
Grazie alle donazioni di donna Flora l’intraprendente sacerdote fonderà nel 1954 a Città del Messico la sua prima scuola, il collegio Cumbres. In circa 20 anni la vedova più ricca del Messico donerà a Maciel oltre 50 milioni di dollari. Poi i rapporti si interromperanno e la figlia dell’anziana donna denuncerà il sacerdote per cercare di recuperare almeno in parte l’immensa fortuna della famiglia finita nelle mani dei legionari.
Questo però è solo l’inizio. Maciel ha un occhio particolare per individuare i più promettenti rampolli delle famiglie più ricche del Messico e convincerli a entrare nei Legionari di Cristo. Non è un caso infatti che ai vertici della congregazione, ancora oggi, si trovino i figli degli industriali più importanti del Messico, della Spagna, degli Stati Uniti. A cominciare proprio da padre Luis Garza Medina, vicario generale dei Legionari di Cristo, imparentato con donna Flora e rampollo dell’omonima dinastia al vertice del gruppo Alfa, una delle principali multinazionali del Messico (petrolio, acciaio e telecomunicazioni).
Grazie anche alle scuole e alle università destinate alle élite del paese, Maciel seleziona con cura i quadri dirigenti della congregazione. Inoltre per statuto la Legione fa sue le eredità, i lasciti, le donazioni destinate ai suoi membri che non possono tenere nulla per sé. Persino gli stipendi dei legionari che lavorano all’esterno sono girati direttamente alla congregazione. Maciel fonda poi il Regnum Christi, movimento di laici che oggi conta 60 mila membri di 37 nazionalità diverse, dei quali 970 consacrati, fra questi anche la figlia dell’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio.
Vengono così coinvolti nella galassia dei legionari personaggi molto influenti del mondo economico e politico, non solo messicano. Come Fernando Gonzalez Olivieri, al vertice del gruppo Cemex, la più grande impresa di cemento e costruzioni del Messico, e Antonio Zarate Negron, direttore generale della Copamex, la principale cartiera centroamericana. L’elenco potrebbe proseguire con Federico Pozas Garcia, direttore generale del gruppo Noem (piscine e idromassaggi), Rogelio Gonzalez Lozano, direttore generale del gruppo Gonval (vetri e infissi in alluminio), Carlo Daniel Cendoya, direttore generale del Banco Compartamos. Nomi che poi si ritrovano nel board di una delle casseforti dei Legionari di Cristo, la Fondazione Altius, al cui vertice c’è, ancora una volta, padre Luis Garza Medina, legato al gruppo Alfa.
Investimenti azionari e immobiliari, compravendita di palazzi e terreni, prestiti, cessioni: accanto alla spiritualità e alla pastorale, l’attività della Legione di Cristo è accompagnata da una frenetica attività finanziaria, tanto vorticosa quanto opaca. Perciò padre Maciel decide di creare una struttura parallela, gestita dai laici del Regnum Christi. È il gruppo Integer: una vera e propria holding suddivisa in sei aree di intervento alle quali fanno capo altri enti e strutture della galassia dei legionari.
Direttamente, o attraverso le sue controllate, il gruppo Integer gestisce tutto il patrimonio dei legionari e fornisce i mezzi necessari alle diverse strutture e attività. Accanto alle 15 università, i 43 istituti di studi superiori e i 175 collegi gestiti dai legionari, c’è un’inestricabile rete di partecipazioni azionarie, fondi, società nazionali e multinazionali molto difficile da ricostruire. Numerosi fondi cosiddetti etici, come l’Integer ethical fund, gestito dal Banco Pictet del Lussemburgo, raccolgono e investono eredità, donazioni e stipendi dei legionari.
Una piramide finanziaria, insomma, che protegge l’immenso patrimonio della congregazione e del fondatore e sulla quale nemmeno i cinque visitatori apostolici, inviati da Benedetto XVI, sono riusciti a fare luce. Anzi, mentre era in corso l’ispezione del Vaticano, i vertici del gruppo Integer hanno continuato a operare indisturbati nell’estremo tentativo di blindare il patrimonio della Legione rispetto alle richieste di risarcimento delle vittime e dei figli di Maciel. È stato messo in vendita persino il quartier generale dei legionari negli Stati Uniti, a Orange nel Connecticut.
Sorprende che fino a questo momento i comunicati ufficiali della Santa sede non abbiano mai sfiorato la questione degli aspetti economici e patrimoniali dei legionari. Tuttavia, l’annuncio di una nuova visita apostolica al movimento Regnum Christi potrebbe preludere a un’attività ispettiva rivolta anche alle strutture finanziare gestite dai membri del movimento. Intanto il cardinale messicano Juan Sandoval Iñiguez, arcivescovo di Guadalajara, appare come il più accreditato per il difficile ruolo di commissario della Legione.

CHARME E TATTO