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Un Arte povera,poverissima,fragilissima,delicata,il giorno dopo le onde e il vento se la portano via,ricca di poesia visiva e di incanto,stupore e meraviglia per la sua semplicità. Serve pochissimo per potervisi cimentare,una volta finito perlopiù un ottimo apparecchio fotografico o magari qualcuno che vi aiuti nelle riprese aeree,personalmente conosco un signore che fà foto stupende con un apparecchietto banale legato ad un pallone aereostatico,con il telecomando scatta ed è fatta,potete postare le vostre immagini in uno deii tanti siti dedicati.
Darvela da artisti insomma con poco non è da tutti vi pare? Per riuscire bene fate prima qualche schizzo in scala e non cimentatevi subito con dimensioni prossime alla megalomania,il lavoro richiede ore e una bella levataccia all'alba è da mettere in conto.
Il trucchetto sarebbe di cercare nei siti di illusioni ottiche delle figure suggestive da riprodurre in scala;con un po di fortuna,qualche amico disponibile e una bella scorta di birre nella sacca frigo il gioco è fatto.
Calcolate il gioco che fà il sole sul percorso grafico che incidete nella sabbia e scegliete l'ora giusta per le fotografie. E se cercate la perfezione procuratevi anche uno sponsor male non fà.
Và un po di moda fare delle miniature Realiste Nere,riflettono la città globale,città lontane curiosamente vicine in termini di angoscia,ansia,paura,alienazione,la paura sollecitata dalle politiche d'ordine e sulla "sicurezza" avvicina le città" lontane" dove realmente questi fatti,queste miniature assumono contorni della tragedia.
Nascono nelle realtà anglosassoni più avezze a convivere con l'angoscia e a patirne le conseguenze stando alla cronaca della loro ordinaria "follia" quotidiana,tutte le angoscie esistenziali. Le miniature celebrano ironicamente,non senza un sarcasmo greve tutti quegli episodi di cui si infarciscono le cronache e i media televisivi,essi hanno un primato assoluto nella capacità di veicolare l'insicurezza. L'artista,gli artisti che concepiscono queste opere che prendono un po il posto della collezione di soldatini di piombo,auspicano che esse diventino parte del mondo ludico dell'infanzia,sperano che in tal modo possano essi esorcizzare con il gioco l'angoscia esistenziale che li attende poco dopo l'adolescenza...Questa familiare alienazione generà il mostro della violenza in tutte le sue forme,anche e sopratutto quella che si esprime nel silenzio e nella complicità di scelte politiche che delegano la violenza a zelanti esaltati facinorosi al servizio del potente di turno!
Israele. Abraham B. Yehoshua: indignazione e condanna per l'azione contro la 'Gaza Flotilla'. Pacate riflessioni dell'ambasciatore Sergio Minerbi.
Amare, durissime e piene di sconcerto le parole del notissimo scrittore israeliano A.B. Yehoshua sul dammatico esito del blocco delle navi della 'Gaza Flotilla' da parte della marina israeliana.
Che parla proprio da quella cittè,Haifa, dalla quale le unità e i commandos che hanno partecipato all'azione di contrasto sono partiti,
"Un’azione stupida. Persino più stupida che feroce. L’indignazione di Abraham Yehoshua è fredda, incredula. Il grande scrittore israeliano, alla vigilia di un viaggio in Piemonte (domenica sarà al festival «Collisioni» di Novello, nelle Langhe, e lunedì al Circolo dei lettori, a Torino), mette insieme i pezzi di questa brutta storia e non riesce a crederci.
Ad Haifa, dove abita, le notizie sono arrivate tramite i media; le navi turche non le aveva viste né poteva vederle nessuno, e forse non erano nemmeno uno dei problemi più sentiti in città. Lui non ci aveva fatto particolarmente caso. Il loro arrivo non era stato motivo di tensione. Ora, il blitz.
Se lo aspettava?
«Assolutamente no. E non avrei mai immaginato che potesse finire in un bagno di sangue. C’erano mille modi per fermare o ispezionare quelle imbarcazioni, e vedere se davvero portavano armi. Non era certamente il tipo di carico ipotizzabile per una spedizione come quella. Potevano benissimo nascondere qualche pistola, qualche fucile, persino qualche granata. Non mi sarei certamente stupito. A Gaza ce sono a migliaia in circolazione, non sarebbe cambiato proprio nulla»
Ma come spiega un intervento così aggressivo? «Non me lo spiego. Anche dal punto di vista strettamente militare, non c’era alcun bisogno di usare i commandos come in un film americano. E’ ovvio che in una situazione del genere il combattimento divampa in maniera quasi inevitabile, e i soldati sparano se si sentono in pericolo. Se proprio si voleva l’azione di forza, bastava mandarne molti, salire con forze schiaccianti, e forse non sarebbe successo niente».
Ha l’impressione che si sia cercato l’incidente? «No, questo no. Ho parlato di stupidità, non di malizia. C’erano infinite vie d’uscita: per esempio coinvolgere l’ambasciatore turco, chiedere a lui di ispezionare il carico. O anche solo il personale consolare. Non è stato fatto. Tutto questo non ha senso».
E accade proprio nel momento in cui persino Hamas sembrava disposta a qualche forma di trattativa.«Quelli sono un piccolo movimento, e per di più circondato: da Israele, che peraltro si comporta come se Gaza fosse la Corea del Nord, e dall’Egitto».
Lei vede una contraddizione in tutto ciò? «Temo che i nostri governanti pensino di far piacere a Abu Mazen, ma non credo proprio che i palestinesi di Fatah gradiscano questo “aiuto” da noi. Anche Hamas può essere un partner per la pace».
C’era un componente di provocazione a suo giudizio? «Se questi pacifisti turchi volevano esprimere solidarietà a Gaza, che non è comunque sotto assedio economico, perché riceve beni e materiali, dovevano far rotta verso l’Egitto, che controlla i confini da cui passano le merci. Ma anche se si è trattato di una provocazione, non la si doveva fronteggiare a questo modo. Sono comunque dei civili. Non rappresentano un pericolo per Israele. Perché ci siamo comportati come un piccolo Paese terrorizzato e nervoso, perché spaventarsi per una nave? La mia sola risposta è: si è esagerato oltre ogni limite».
Ora teme reazioni sul piano internazionale? Il filosofo Bernard-Henri Lévy, in Israele per un convegno, ha appena parlato di immagini più devastanti di una sconfitta militare.
«Non saprei. Bisogna esaminare con precisione la dinamica dei fatti. Gravissimo comunque è il deterioramento delle relazioni con la Turchia, che è sempre stato un vicino affidabile fin dalla nascita dello Stato di Israele».
Ora la loro politica è cambiata. Non da ieri.«Sì, con le aperture all’Iran. Ma noi continuiamo ad averne bisogno, soprattutto per negoziare con la Siria. La Turchia è importante per noi»".
Freedom Flotilla, “Israele faccia chiarezza sulla questione dispersi”
di Carlo M. Miele
Osservatorio Iraq, 4 giugno 2010
In un primo momento, poche ore dopo l’assalto israeliano alla Freedom Flotilla, si era parlato di non meno di 19 attivisti morti. Poi il bilancio delle vittime è calato, fino a fermarsi a “sole” nove vittime, tutte di cittadinanza turca.
La stessa Turchia, che pure non ha risparmiato violente accuse al governo di Tel Aviv, nelle ultime ore ha accreditato i dati forniti dalle autorità israeliane, annunciando che non risultano dispersi.
Eppure c’è chi di questa versione non è del tutto convinto. E’ Manolo Luppichini, uno dei sei attivisti italiani che hanno preso parte alla spedizione internazionale. Insieme ad altre centinaia di pacifisti della Flotilla, è stato arrestato dalle autorità israeliane, condotto nel carcere di Beer Sheva, nel deserto del Negev, e successivamente espulso.
Raggiunto telefonicamente a Roma, dove si trova adesso, Luppichini riporta le testimonianze che ha potuto apprendere da tanti testimoni oculari.
“Come sapete – precisa subito - io non ero presente sulla Mavi Marmara (la nave turca assaltata dai commando israeliani, ndr), però i racconti che ho sentito quando siamo stati condotti in carcere di sono drammatici. Non riesco a capire perché siano stati subito accantonati”.
In particolare l’attivista italiano cita la testimonianza di Jerrie Campbell, un’infermiera australiana che si trovava a bordo della nave turca. “Mi ha riferito di aver contato tra i 15 e i 20 cadaveri e di avere anche visto gettare in acqua diversi corpi. E anche gli altri passeggeri della Mavi Marmara raccontavano le stesse, identiche cose”.
Proprio l’intervento del primo ministro turco Recep Erdogan, che ha escluso ufficialmente la presenza di dispersi, ha spinto la maggior parte dei media ad accantonare l’ipotesi di un numero di vittime più alto. Ma secondo l’attivista italiano le dichiarazioni di Ankara non bastano a fugare tutti i dubbi.
“E’ evidente che Erdogan si riferisse solo ai cittadini turchi, ma non può dare conto di quelli delle altre nazionalità. A bordo della Mavi Marmara vi erano centinaia di attivisti, provenienti da circa quaranta paesi. Però le vittime sono tutte turche. E’ possibile che i militari israeliani siano stati così precisi da risparmiare tutte le altre nazionalità? O si tratta solo di un’assurda casualità?”, si chiede.
Secondo Luppichini, non è stata nemmeno denunciata abbastanza l’aggressione compiuta nei confronti dei giornalisti presenti a bordo della Flotilla. “Due delle nove vittime accertate erano reporter. E in più i militari ci hanno sequestrato tutto quello che sarebbe potuto servire per raccontare quanto accaduto, dalle telecamere ai bloc-notes”.
Altrettanto grave è la questione dei maltrattamenti subiti durante tutto il periodo di “sequestro” da parte delle autorità israeliane. Luppichini cita l’esempio del 60enne californiano Paul Larudee, co-fondatore del Free Gaza Movement (una delle ong organizzatrici della spedizione), che sarebbe stato colpito prima dalle micidiali pistole elettriche e poi pestato dai militari. Tuttora non si sa dove sia; forse è ancora sequestrato in Israele, o forse è ricoverato in qualche ospedale.
Lo stesso Luppichini è stato picchiato, ha parecchi ematomi e una costola contusa. La sua preoccupazione però adesso è tutta per la sorte degli altri attivisti, di cui ancora non si hanno notizie certe.
“È evidente che Israele non vuole far conoscere la verità al mondo – dice – Perché non ci restituiscono il materiale sequestrato? Perché non vengono rese note le liste complete degli attivisti presenti sulle navi attaccate? Se davvero non hanno niente da nascondere, perché lo fanno?”
Update 17.10: Come da spirito del giornalismo partecipativo postiamo questo update grazie alle segnalazioni dei lettori. Ci sorprende che le macchine siano settate in default. Il dubbio è nato poiché significa che 3 macchine su 4 hanno ancora settaggi di fabbrica e una riporti un’ora sbagliata. Ci chiediamo se sia possibile che macchine che devono essere usate per testimoniare delle prove alla luce dell’opinione pubblica riportino date differenti. Tutto è possibile ma pensiamo che delle persone che vogliano raccogliere delle evidenze si premuniscano in questo senso. Certo è possibile che sia solo un caso e, infatti, abbiamo lasciato il beneficio del dubbio ma è davvero una casualità eccessiva.
Gli orari sulle foto sono molto distanti tra loro e le foto sono prese in momenti differenti della giornata. Anche questo ci fa dubitare della veridicità.
Le prove delle armi ritrovate, secondo il governo israeliano, a bordo della Freedom Flotilla sarebbero delle foto scattate tra il 2003 e il 2006?
Il governo israeliano ha pubblicato ieri sulla sua pagina di Flickr, una serie di foto "spaventose" che incrimenerebbero la nave Marmara, il battello assalito dai militari israeliani qualche giorno fa, dove sono state uccise almeno 10 persone.
Secondo la versione del governo israeliano, a bordo della nave sarebbero state trovate numerose armi da taglio, bastoni, mazze, coltelli e persino accette, oltre che giubbotti antiproiettili e coperture imbottite. Un vero arsenale, e le foto sarebbero le prove certe delle intenzioni violente dei "pacifisti".
Eppure, a uno sguardo più attento, qualcosa non quadra. Flickr infatti registra automaticamente tutti i dettagli sulle foto che vengono pubblicate e offre agli utenti la possibilità di consultare questi dati. Si chiamano dettagli EXIF: marca della macchina fotografica, data e ora esatte dello scatto, è tutto scritto. Compare persino un eventuale ritocco fatto tramite Photoshop, che è segnalato dettagliatamente come modifica.
Sfortunatamente per il governo israeliano, la maggior parte delle foto pubblicate ieri, risalgono addirittura al 2003. Altre, più recenti tra queste, non sono che del 2006.
E’ il caso di questa foto, che dovrebbe mostrare dei giubbotti antiproiettili; la scheda EXIF mostra che è stata scattata il 7 febbraio 2006. Stessa storia per questi sofisticati visori infrarossi, ultravioletti e chissà cos’altro, che i pacifisti della Freedom Flotilla avrebbero utilizzato durante gli scontri, e per questa sega circolare.
Ora ci chiediamo, se si è trattato di un errore di settaggio della data di memorizzazione degli apparecchi, come mai l’errore riguarda non una bensì quattro macchine fotografiche? E se si trattasse davvero di un bug, resta il dubbio che riguarda quelle foto scattate ad orari piuttosto strani, come questa, che secondo il dato appena sotto la foto sarebbe stata presa alle 5:20 del 31 maggio (mentre la data orginale, a destra, ci dice che è del febbraio 2006), e cioè appena mezz’ora dopo l’attacco dei commando israeliani. In appena mezz’ora la marina israeliana avrebbe avuto il tempo di precipitarsi a bordo della nave, disarmare i pacifisti - che, proprio secondo le foto, sarebbero stati armati ed equipaggiati di tutto punto - ucciderne una decina (en passant) e portare le armi del delitto allo scoperto, sotto un bel sole (alle cinque del mattino?) per fotografarle? A noi qualche dubbio è venuto.
Forse ai lettori italiani tutta questa presunta messinscena governativa ricorderà i fatti di Genova del 2001, dove ufficiali della polizia di stato portarono come prove giustificanti l’irruzione alla scuola Diaz, le foto di alcune bombe molotov, che si scoprì poi esser state requisite da tutt’altra parte e in tutt’altro momento.
In Francese qui le polemiche intorno a queste tre fotografie storiche... La prima verte su una catastrofe della natura,la seconda sulla guerra del Vietnam e la terza sul bombardamento della cittadina di Gaza in palestina. Due testimonianze "politiche" di tipo realista con il loro carico di dramma e di tragico e una testimonianza drammatica,commovente accusata di voyerismo...la storia di Omayra Sanchez che ho pubblicato qui. Omayra Sanchez
MI E STATO DETTO CHE LA RAI SCELSE DELIBERATAMENTE DI NON TRASMETTERE LA"NOTIZIA" NELLA COSAPEVOLEZZA DELL'ENORME CARICO EMOTIVO CHE POTEVA SCATENARE...
Omaya Sanchez pochi istanti prima di morire.
Il Vulcano nevado del Ruiz sulla cordigliera delle Ande entra in eruzione seminando sulle sue pendici ceneri,gas e provocando frane che giunte nei fiumi della vallata producono ondate di fango in una specie di effetto Vajont (anche questa una tragedia tutta italiana) di li a poco la cittadina d'Armero viene completamente sepolta.
Omaya è una giovane colombiana divenuta un caso mediatico mondiale nel 1985,internet non era nelle case di noi tutti cosi molti di noi ignorano la sua storia e i suoi occhi,io stesso quando sono inciampato nella sua storia ne sono stato immensamente colpito e ho deciso di rievocarla.
Omaya ha tredici anni e la vedete in questa fotografia presa pochi istanti prima che il fango la sommergesse sotto gli occhi dei giornalisti e delle telecamere,saluta sua madre,spera che almeno lei sia soppravissuta,una scena straziante,spaventosa per come marca la nostra impotenza...un caso che ci ricorda da vicino "Alfredino Rampi" il piccolo italiano caduto nello strettissimo tubo da cui fù impossibile estrarlo,anche lui ebbe dalla sorte una lunga agonia implorando la mamma,un fatto che sconvolse l'Italia intera...
La sua agonia dura tre giorni,insieme a lei perdono la vita circa 25.000 persone ma l'attenzione del mondo intero si concentra su di lei e nel suo sguardo e sul leggero contenuto tremito nella voce resa metallica dall'acqua e dal fango che sale intorno alle sue guancie.
La somma spaventevole delle vittime travolte dal fango aiuta una rimozione collettiva inconsapevole,incosciente meglio cercare in una storia frammenti commoventi di umana grandezza che confrontarsi con la fragilità inconsistente della vita umana.
La notte dell'eruzione la famiglia di Omaya,si dà alla fuga,la nonna cade in un acquedotto e Omaya vi si cala per cercare di liberarla,cerca in tutti i modi di salvarla ma invano,il fango le trascina entrambe sino a che Omaya si trova incastrata con le gambe tra grossi detriti e putrelle in cemento,soltanto la testa emerge.
I soccorsi si trovano impossibilitati ad agire,l'unica soluzione sembra quella di amputarle le gambe ma le equipes chirurgiche sono impossibilitate a giungere sul posto,non ci sono medici e l'operazione si presenta in quelle condizioni impossibile.
Il giornalista della televisione spagnola TVE e il fotografo Frank Fournier sono sul posto e documentano momento per momento il drammatico montare del fango;ora dopo ora sale sino a sommergere il capo di Omaya.
La disperazione dello spettacolo,l'impotenza ad agire segnerà i presenti per tutta la vita...
Pubblicheranno queste immagini e il video dopo la morte di Omaya vincendo il premio World Press Photo nel 1986...
Oggi la tomba di Omaya è un luogo di pellegrinaggio,si parla di miracoli e insomma c'è chi campa sull'affezione popolare verso questa giovane che sino all'ultimo istante di vita non ha perso la calma,ha continuato a parlare di se,dei suoi amici,della scuola,della nonna dispensando parole di conforto verso tutti quelli che si inquietavano per la sua sorte ineluttabile,sorte che lei stessa sapeva segnata... Mi pare secondario accennare alle polemiche che hanno investito il fotografo e il cineoperatore,non possiedo tutte le informazioni del caso,il ruolo dei media,il loro aspetto speculativo,la mediatizazzione concentrata sul singolo caso,il sensazionalismo,il profitto che se ne ricava,il voyerismo malsano di parte del pubblico,l'aspetto letterario della scelta,insomma...troppo tempo è passato,quello che voglio che resti di Omaya in termini di memoria è il suo sguardo,ha marcato l'animo di chi visse quel momento per sempre .
(*Le referenze in francese traducetele con Google Chrome o con il traduttore il alto a destra nel blog)
… E non si potrà arrestare chi compie atti di violenza sui minori di lieve entità. Questo hanno scritto alcuni senatori del pdl, nel decreto sulle intercettazioni. Scritto a voce bassa, così bassa che nessuno avrebbe dovuto saperlo e infatti non scritto nemmeno nell’elenco pubblicato sul sito del senato,continua a leggere....
Questo video rarissimo documenta la spregiudicatezza con cui i pedofili aggrediscono l'infanzia,questa è la terza volta che il video scompare,viene censurato,proibito a certi siti e autorizzato al altri ed io per la terza volta ve lo ripropongo insieme ad un articolo stupendo di Rita Pani.
La visione di questo video è particolarmente scioccante,non la consiglio a persone particolarmente sensibili...
Ma è una indubbia realtà che esistono paesi in cui il fenomeno è una reale vera piaga sociale.
Un rarissimo documento video ripreso dalle telecamere esterne di una scuola a rischio,un individuo quello che si puo definire un predatore sessuale,un pedofilo,si avvicina guardingo e correndo,intende approfittare dell'occasione,ha valutato che nessuno potrà opporsi alle sue intenzioni,si sente sicuro di se.
Avvicina una bambina e gli dice di essere li per conto dei parenti e che deve immediatamente ricondurla a casa (...) l'insegnate già di una certa età,interviene e chiede spiegazioni,non si beve la storiella del individuo in quanto conosce uno per uno tutti i parenti ed inizia lo scontro,l'individuo furioso la aggredisce con una violenza inaudita,rabbiosa,i bambini scappano e si riparano nella scuola e la povera insegnante viene salvata in extremis dal giungere di un giardiniere... In una rara intervista passata su Antenne 2 in Francia un predatore seriale parla di se,confessa le strategie messe in atto in quelle che tra loro chiamano "la caccia" l'avvistamento della preda,lo studio della stessa e l'ambiente,la scelta del momento e le tecniche di azione,tutto meticolosamente preparato e infine:non si guarisce,e chi lo dà a credere inganna deliberatamente tutti,"...noi abbiamo un solo pensiero in testa." dice mentre altri come lui in una sezione speciale del carcere molto protetta e per ovvie ragioni,i detenuti per reati comuni sono molto meno indulgenti (...) giocano seduttivi ora sulla fede e ora sul desiderio di reinserirsi nella società una volta riacquistata la libertà (...) Perchè lo dico? Perchè ad esempio nei casi di pedofilia che hanno coinvolto religiosi nei loro confronti dalla "veneranda istituzione" vengono presi provvedimenti temporali,isolamento "ritiri spirituali",trasferimento in altra sede (già avvenuto in passato e ha comportato l'accusa per le gerarchie religiose di complicità e obbligo al risarcimendo danni verso le vittime...) e ancora piu grave l'equiparazione dal punto di vista psicologico e terapeutico della pedofilia come un disordine del psiche che appartiene alla sfera della omosessualità!? Una mistificazione deliberata atta ad intorbidire le acque piuttosto che a far chiarezza su una piaga che destabilizza gravemente la società civile e famigliare (...) Un'altra constatazione almeno sino a ieri questa specie di violenti criminali veniva riammessa alle responsabilità educative,pedagogiche,all'insegnamento in realtà che contemplavano ancora l'esercizio del potere e dell'autorità su bambini! Infine uno dei grimaldelli seduttivi impiegati sui minori e che strumentalizza diabolicamente la curiosità infantile (se ne parla pochissimo,l'imbarazzo è forte) verte intorno alla sessualità,nel 50% dei casi il predatore sessuale promette al minore che gli svelerà i segreti della sessualità sino a fargli avere dei rapporti sessuali "....come quelli di papa e della mamma " ! In definitiva con una buona dose di buonsenso per arginare il fenomeno si possono evidenziare due dinamiche imprescindibili,la prima l'isolamento del predatore,paradossalmente il sistema medievale del marchiare a fuoco (...) praticato nelle realtà anglosassoni attraverso la pubblicazione dell'identità del pedofilo e la sua monitorizazione costante sul territorio...e la seconda attraverso l'educazione sessuale impartita ai minori per rompere la complicità incoscia che si stabilisce tra predatore e vittima poco prima degli eventi che genereranno poi il dramma...talvolta un nuovo predatore sessuale in divenire (...) poiche pare certo che il predatore a suo tempo fu una vittima della pratica (...) Infine la sommistrazione sotto stretto controllo medico e psicologico di sostanze castranti,la cosidetta castrazione chimica ma,francamente confesso di non conoscere molto sull'argomento e la sua liceità etica (...) La pena di morte,la soluzione estrema di cui si riempiono la bocca spessisimo quelli che deliberatamente speculano a fini politici sulle disgrazie altrui con pratiche equiparabili allo sciacallaggio (...) e proposta per ben altre recondite ragioni invece di risolversi in un fatto deterrente del crimine finisce per ritorcersi drammaticamente sulle vittime,i bambini,i minori...come? Il predatore sessuale è ben cosciente di quello che fà ed al tempo stesso terrorizato dalle sue conseguenze,il rischio di essere scoperto,denunciato lo ha portato spesso ad uccidere la sua vittima,troppi fanno finta di non saperlo e per una pura "coincidenza" i paesi in cui il crimine si risolve piu spesso con un omicidio contemplano la pena di morte! Non da meno proiettando/spostando sulla sua vittima il risentimento,il disprezzo che cova verso la sua stessa persona, aderisce all'inconscio collettivo ed alle sue feroci inderogabili condanne,è portato piu o meno consapevolmente a considerare il minore come un reale seduttore: è lui che lo ha portato a perdersi con la sua innocenza (...) lo so è una autoindulgenza surreale,delirante ma certi pesi sono duri a portarsi e poi naturalmente altre dinamiche psicologiche piu complesse forse...un giorno ce ne parleranno piu diffusamente gli specialisti,almeno spero.
Charles Peterson è l'autore di questi acquerelli che lui chiama "memorie" dice che ha estrapolato le immagini dai suoi ricordi d'infanzia e che sono delle riflessioni sulla sua vita (...)Sembrano quasi illustrazioni delle copertine del Reader Digest.
Ora io credo che abbia rubato in un bel numero di cartoline postali Vintage d'epoca oppure che si sia ispirato ad esse se non addirittura saccheggiando la storia del cinema (...) arricchendole con la sua visione dotata di un talento tecnico straordinario,in se le opere sono un poco banali...la neve calda,ma diventano bellissime come testimonianza storica nella dinamica dello spaccio del "sogno americano" infatti vi sono celebrati tutti i luoghi e le vedute "bucoliche" celebrate in una infinità di film Hollywodiani,l'apparire degli abitanti di un mondo sognato in forma ectoplasmica conferisce per davvero l'emozione della memoria ma è un ricordo ammantato di finzione,una realtà in cui non accade mai nulla,la stessa noia mortale che ha spintoMarilyn Monroe in "Fermata d'Autobus" a cercare di abbandonare l'atmosfera tetragona,sonnolenta e asfittica di un certa provincia per poi cadere tra le braccia del bravo vaccaro quasi un padano ante litteram. O se volete questo è il mondo in cui si aggira da protagonista assoluto,il simpatico e universalmente noto Fonzie!
Impianti elettrici civili e industriali AGI Installazioni elettriche progetta e realizza impianti civili e industriali, in autonomia o in temporanea associazione con altre imprese per lavori chiavi in mano. L'azienda offre ai suoi clienti disponibilità per l'esecuzione immediata della commessa e professionalità nella realizzazione. www.agiinstallazionielettrichepisa.com aginstallazioni@libero.it