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martedì 31 marzo 2009

Febbraio 2008

Qual'è la percentuale o la commissione che tiene per se unGallerista?

Partiamo dal presupposto importante che il gallerista sia un gallerista vero, con i suoi contatti ed i suoi collezionisti, ossia non uno di quei furbi che chiedono denaro per affittarti i locali. Questi ultimi, infatti, da evitare come la peste, non possono
esserti utili in nessun modo, non hanno nessun interesse a vendere le opere che espongono perché il loro guadagno lo hanno già ottenuto.(trattero piu avanti di alcuni trucchi in uso presso le Gallerie d'Arte)
Ciò premesso, in un mercato serio il prezzo non lo decide l'artista, che può comunque esporre una propria intenzione di quotazione, ma viene determinato dalla formula "richiesta/offerta". E' già difficile, per chi inizia, essere preso in considerazione; se poi ci si impunta con un "io voglio tot soldi" si può tranquillamente girare a vuoto per un tempo infinito. Ti dicevo della formula "richiesta/offerta". Un bravo gallerista, un professionista che sa come muoversi e vendere, e che ovviamente conosce il mercato, avrà un'idea molto precisa circa la cifra da chiedere, e giustamente te la imporrà lui. La percentuale parte da un minimo del 40% per arrivare (con alcune gallerie di alto rango) al 75%. Questo potrebbe sembrare eccessivo; in realtà è un qualcosa che gioca a favore delle tue quotazioni, che un bravo gallerista sarà benissimo in grado di gonfiare come ritiene più opportuno. Inoltre la richiesta di una percentuale alta sul totale della vendita è garanzia che il gallerista si impegnerà il più possibile per piazzare le tue opere. Conseguentemente le tue quotazioni si alzeranno (grazie soprattutto al suo lavoro). Le gallerie che operano in questo modo sono parecchie, e similmente fanno anche molti mercanti (compreso il mio, che prende il 60%-70% sulle vendite). E' assolutamente normale, in un contesto del genere, che ti venga imposto un contratto di esclusiva (di solito 5 anni, rinnovabile, che sei libero di non accettare, ovviamente con la diretta conseguenza di essere mandato a spigolare). Tale contratto garantisce il gallerista - o il procuratore artistico - sul fatto che non dovrai vendere nulla della tua produzione (o di parte della tua produzione precedentemente convenuta, ad esempio i soli dipinti ad olio). Infatti, se tu vendessi direttamente, si avrebbero due problemi:
- il gallerista, dopo aver lavorato per alzare le tue quotazioni, non ottiene il suo giusto guadagno;
- il gallerista rischia di essere sbugiardato se tu, per un qualche motivo, vendi a prezzi inferiori a quelli della galleria. Questo chiaramente danneggia anche te.

Altri galleristi fissano un prezzo da pagare a te e vendono per conto proprio: in questo caso, a differenza di quello precedente, non si tratta più di un conto vendita ma di vendere direttamente alla galleria. Questa tipologia di vendita è poco diffusa, anche perché poco conveniente per l'artista, che magari dopo qualche anno, quando le quotazioni iniziano ad alzarsi, continua a vendere al gallerista per quattro soldi.

Infine: nei giri che farai dovrai portare con te:
- vari cd da lasciare ai galleristi, con le foto delle tue opere in alta risoluzione (mi raccomando la qualità, le foto di scarsa qualità vengono automaticamente cestinate);
- stampe cartacee delle foto relative alle tue opere in formato A4 circa, quindi una misura né troppo grande né troppo piccola (alcuni galleristi odiano i supporti digitali e preferiscono le tradizionali stampe su carta);
- biglietti da visita decenti con tutti i contatti web che ritieni opportuno segnalare;
- se porti anche delle brochure non sarebbe male...

AMICIZIA

SPAM/@RTE promozione-marketing dell'@rtista intraprendente

Qui vi do qualche idea messa giu sinteticamente,l'argomento è vasto,i mezzi per produrre la propria promozione infiniti(per esempio : la provocazione,lo scandalo,l'impresa unica etc,) ovviamente occorre una certa propensione all'organizzazione,al lavoro a tavolino(...) pero se si hanno le idee chiare con un po di fortuna e un po di tempo libero lo scopo è raggiunto in tempi brevi.Per Spam intendiamo quella mole di fastidiosa inutile pubblicità che invade le nostre caselle postali,non crediate che per quanto irritante sia la faccenda non assicuri a chi lo promuove un forte ritorno economico(...)altrimenti non esisterebbe no? "Ciò che chiamano insincerità è semplicemente un modo attraverso cui uno riesce a moltiplicare la propria personalità" Oscar Wilde

Se avete accesso a internet fate una ricerca sull'indirizzo sull'Email delle Gallerie d'Arte di tutto il mondo,con un software apposito provvedete a scaricare tutti questi indirizzi e poi fabbricate la vostra comunicazione personale con le migliori opere della vostra produzione,vi aggiungete un cenno critico,la vostra Email@ ,il vostro indirizzo,il vostro sito personale,la vostra quotazione,sintetici commenti entusiasti dei vostri Collezionisti che vantano sia la qualità sia la bontà dell'investimento (ci andiamo pesante eh!?),il formato e le tecniche con cui realizate le vostre opere,se a olio per esempio e infine fate tradurre il tutto in Italiano,Francese,Tedesco,Inglese,Cinese (lo chiedete al cameriere del ristorante cinese sotto casa e che diamine...)e Spagnolo;fatto questo con un altro software apposito(informatevi)cominciate a spedire la vostra Email@ badando a non appesantirla troppo,ripetete l'operazione ogni mese per un anno,il lavoro tanto lo fà il vostro pc,il vostro piccolo Einstein domestico.potete ampliare la cosa acquistando in internet qualche milione di indirizzi di privati (vi costa qualche decina di €uro) ma suppongo che questo è chiedere troppo.Ovviamente potete dare un tono piu o meno serioso alla faccenda,renderla piu garbata,gentile o piu aggressiva,come piace a voi;e in bocca al lupo!

"Per acquistare popolarità bisogna essere una mediocrità " Oscar Wilde

Un altro sistema autopromozionale consiste nell'avere un occhio d'attenzione per il calendario,per i centenari,i bicentenari,le celebrazioni di questo o quel personaggio,tema,ricerca,scoperta etc,in alcuni paesi come la Francia il governo pubblica un libricino ogni anno,si accenna alle manifestazioni in calendario a venire,di solito con un anticipo di due o piu anni,tale pubblicazione è destinata sopratutto ai municipi e alla comunità intelletuale (fra cui gli artisti,agenzie che promuovono eventi etc,).Una volta che avete identificato una "celebrazione"attinente con la vostra tematica artistica,la vostra sensibilità,mettetevi al lavoro e realizate le opere (si suppone dopo 6 o piu mesi)preparate ad uso e consumo degli assessorati alla cultura di questo o quel municipio la comunicazione che vi riguarda,sito,numero di opere attinenti alla celebrazione(...)

a venire,quante opere,di che tipo,formato etc,cenni critici,commenti,stima delle opere,quotazione etc,come sopra insomma,la vostra Email e via dicendo,inutile ripetersi,fatto questo potete inviare almeno 1000 mail o lettere raccomandate ai municipi selezionati(certo un assessore di un paese di 1000 abitanti non ha grandi risorse da mettere a disposizione dell'evento(...),scegliete delle città,ci siamo capiti?Si tratta di proporre la vostra mostra attinente le celebrazioni(cercate di contattarli in anticipo altrimenti...),aggiungete che l'assicurazione è a carico dell'Assessorato alla cultura etc(oppure fondate una associazione culturale d'arte e tramite essa assicurate la vostra opera a una somma contenuta),a quali costi accettate di privarvi delle opere temporaneamente,con un po di fortuna e se lavorate d'anticipo riuscirete ad essere ospitati e pagati per almeno 10 mostre personali(!!!)della durata tra il mese e i tre mesi,tutto a carico dell'amministrazione che organizza le celebrazioni,l'evento.Generalmente questo tipo di marketing è prodotto da agenzie specializate le quali si fano pagare profumatamente e...pagano,elargiscono...diciamo benefit pur di conseguire gli appalti;tuttavia voi se fate un buon lavoro oltre alla qualità potete vincere perchè proponete un evento a costi infinitamente piu contenuti.In bocca al lupo.In casi eccezzionali un buon allestimento(tutto compreso fino al poster della mostra),una buona mostra puo avere accesso anche a città Europee,ovviamente conta il tema,andate sui siti della Comunità Europea e cercate le proposte evento a venire.Un ultimo suggerimento..;vista la stragrande collocazione degli artisti a sinistra e specie se il vostro "tema" è dichiaratamente connotato a sinistra o libertario potrebbe crearvi qualche difficoltà presso quelle amministrazioni comunali posizionate a destra.Inciampare fortunosamente in una buona amministrazione di sinistra comporta alle volte una sorta di raccomandazione per altre amministrazioni,una specie di effetto valanga tutto sommato positivo per voi;abbiate cura nella scelta del tema(...)di essere presenti nell'attualità e nelle polemiche intelletuali.piu avanti indichero alcuni temi ricorrenti su cui si puo lavorare,specie politici.


Quando non si và da nessuna parte perchè l'Asino ...

Immagine estremamente chiara di quanto non si deve fare in relazione all'autopromozione(...),caricare la "comunicazione" di troppi elementi descrittivi,una forte complessità di segnali puo ottenere un che di indecifrabile in un lettore occupato,stressato,indaffarato,leggi burocrate,consiglio la semplicità,l'essenzialità,sintesi,leggerezza e garbo,poche pagine,meglio una,tutto ridotto all'osso,limare e poi limare,e accettare il rischio di vedersi fare delle domande banali.

La lotta

Dipingere un quadro specialmente con la pittura a olio è una lotta estremamente dispediosa,occorre dell'energia per dominare un insieme di fattori talvolta effimeri,sfuggenti,inefferrabili,energia e volontà per inseguire i bisogni della costruzione,della struttura,dei colori.Riscontro nella mia esperienza un periodo caldo di 3 ore oltre il quale sentiamo qualcosa scemare e a poco servono le pause piu o meno lunghe che ci concediamo.Uno dei modi per economizare questa energia è di depositare i colori in relazione a quanto si ha

sottomano,sulla punta del pennello,vuotarlo,ricaricarlo di altre mescole a loro volta da riversare qui o là sino all'esaurimento,in alternativa si perde tempo a pulire lo strumento ed energia,si perde il filo per modo di dire(...)e il tempo fugge e cosi l'energia,la forza che abbiamo accumulato nell'attesa di cimentarci con l'opera;tutta l'operazione richiede una velocità nervosa e ispirata,questo almeno in alcune se non la maggioranza delle opere d'invenzione(....)o di ricerca delle tracce coloristiche o altre(parti della tela finite che indicano la via che porta alla fine...).Un altro metodo è di diluire il meno possibile i colori e gettarli a crudo nei punti che piu ci interessano(specie i lumi,le luci e poco importa lo spessore materico che acquista l'opera(tanto tra un secolo la gravità lo avrà appiattita!)Ecco perchè occorre una fase di riposo,di rilassamento prima di accingersi al lavoro, diciamo di creazione.Viene utile aver già abbozzato grossolanamente l'opera nella sua struttura sommaria e il giorno dopo con freschezza si puo imboccare la parte finale del percorso.Indubbiamente l'energia è in relazione all'età dell'artista ed alle tecniche in cui si adopera,un giovane puo passare tutta una notte su un opera piu agevolmente,al contrario oltre una certa età ci si deve affidare all'ingegno,ai trucchi e alla pazienza,quella certa incosciente irruenza non ci appartiene piu(...)ne consegue pure qualche gratificazione,ad esempio un piacere diluito,posticipato al giorno dopo...una sorta di "coitus interoptus"e ad ogni modo sono i risultati che contano.
Picasso è uno dei maestri nelle tecniche piu rapide e potete osservarlo nel film documentario di Cluzot,in bianco e nero fatto negli studi di Nizza(scaricatelo con Emule),oppure soffermatevi con piu attenzione in un museo sulle sue opere piu tarde.Piu in generale nelle opere dei maestri piu anziani osserverete uno sforzo costante verso la sinteticità,l'economia delle energie per giungere alla fase finale,decisiva,improcastinabile in cui un ultimo barlume,un ultimo scatto(...)inchioda,afferra e fissa per sempre qualcosa che abbiamo creduto inafferrabile e indefinibile,almeno nella nostra mente ma ora che è là...è tutt'altra cosa,è immobile,adesso finalmente ci appartiene.

Picasso

Uno dei miei amici mi ha regalato uno splendido libro su Picasso,almeno 5 kg ! Ecco,Picasso è scomparso credo nel 1975 e ancora oggi la sua opera ispira un numero infinito di artisti,persino certe avanguardie dei nostri giorni.Ad esempio ho identificato in una delle sue opere a tema"il mandolino"l'apertura di un nuovo e rivoluzionario stile,chiaramente enunciato e certamente lui ne era cosciente,appagato ha ritenuto di non perseguirlo e lui(quello stile)è rimasto su quella tela sino a che io non l'ho identificato e abbastanza chiaramente,la critica?Figuratevi se si davano l'incomodo di una fase particolarmente analittica,investigativa su quel particolare soggetto,una variazione della serie dei "mandolini" (almeno 80!?).Qualche tempo dopo scopro di un noto scultore americano e della sua ricerca sui"vuoti",sulla struttura dell'esistente o della matrice che genera la realtà,l'idea etc,tagliamo corto.

Ebbene da chi ha preso l'idea di questa ricerca e senza neanche darsi la pena di una fase esplorativa personale?
Ma da Picasso,da quella tela famosa (che solo io credevo di aver compreso)e...riconosco che onestamente lo riconobbe,ovviamente senza dire quale "tela" era all'origine della sua scoperta.Insomma ci ha costruito su una carriera.
Picasso pare talvolta si accontentava della sola scoperta,ah il terribile vecchietto!Non vi piace?Non lo capite?Lasciate perdere la pittura,non è colpa votra,vi firmo la giustificazione se volete ma lasciate perdere...

"Le buone compagnie"

...Questo genere di compagnia costo carissimo ai destinatari del roboante: "facciamolo-santo-subito!",la stretta di mano con il "figuro" è divenuto un fatto storico cosi come le cartoline di auguri all'indirizzo di Pinochet da parte della "frigidona di Calcutta" e insomma,di esempi se ne possono fare,certe compagnie vanno messe da parte anche perchè dicono i

maligni(...)"non ti fanno vendere quadri!" Peggio portano una jella della m...Infatti ogni volta che ho esposto in una cittadina "fervente"di "Cristicoli" sono stato additato a dito:"guai a chi mette piede in quella mostra!"Non che dipingessi opere particolarmente trasgressive,anzi(...) ma perchè ad organizzare l'Evento ci stava un assessore alla cultura di Sinistra!Quando intuite d'essere finiti in un tritacarne vi consiglio di cambiare aria,si rischiano buchi nell'acqua.Ancora peggio vi andrà con un Assessore di destra,e insomma evitate per quanto è possibile che vi appiccichino una etichetta...lo so,non è affatto facile.


A come"Classe"

A qualcuno in tempi di rifluso estremo in un privato narcolettico-ombellicale devo fare un disegnino perchè identifichi a quale classe appartiene,tantopiu se ambisce ad una identità d'Artista (non solo per far colpo sulle ragazze!). Ormai succede di tutto, lo spirito rivoluzionario dei giovani talvolta lascia a desiderare,di slancio verso l'utopia manco a parlarne,e la trasgressione al massimo è intesa in termini di potere(d'acquisto) attraverso l'incontro con il travestitismo a stampellare identità virili vacillanti.



Toto truffa

X è un pittore orribilmente negato con qualche tratto di genialità nel "commerciale"(una diffusa forma di prostituzione),non aspettava altro,nutre contro di me una gelosia spaventosa(una...?!Se fosse possibile tutte.),dal suo metro e sessanta tondo tondo eccitato felice "...ho avuto la visita di un Lord,gli sono piaciuti i miei quadri...mi ha invitato a una donazione al suo nuovo Museo di Montecarlo...ne ha un'altro in Linchestein ho il suo biglietto da visita..."In uno slancio di

generosità:"...ne ha visto anche uno dei tuoi...gli piacciono....""Vabbè dammi sto bigliettoE è la prima cosa che gli dico" con tono scettico. faccio una ricerca in internet;ne esce un sito modesto con roboanti titoli nobiliari e un centinaio di quadri visibilmente mediocri,a naso come dicono gli spagnoli"puzza di ratto morto"!".Una settimana dopo "l'epidemia" si espande,un ufficiale dei carabinieri un tipo negato per entrambe le cose(la carriera militare e la pittura )ossessionato da Collodi(l'autore di Pinocchio)"...ha sputtanato l'arma piu di..." mi confessa che ha fatto la famosa"donazione"La vicenda si conclude 3 mesi dopo con l'arresto del Lord a Montecarlo per truffa etc...Purtroppo l'ambiente palula di personaggi del genere in cerca di tipologie umane dall'identità vacillante e desiderose di un po di lustro(...) a buon mercato,Toto aveva piu talento di questi moderni "trafficoni" quando cercava di vendere ad un Americano la Fontana di Trevi!

Toto in " toto truffa "

" Lacrime per annafiare i Bonsai "

Ogni volta che succede mi prendo delle incazzature epocali,esco di casa a razzo,passo nervoso,parlo e impreco tra me e me(...)chi mi vede mi prende per scemo(...)accendo una sigaretta dopo l'altra e tiro qualche "madonna"!Mi chiedo com'è possibile che "la madre degli imbecilli sia sempre incinta..."Penso a Michelangelo Buonarrotti ad alla sua arte,alla sua "pietà" che si becco(dice la leggenda)una martellata sul ginocchio perchè non voleva parlare(...)penso alle Madonnine di Raffaello a a quelle di Leonardo(...) cosi amate e apprezzate per la loro grazia(...)e di esempi potrei citarne all'infinito...e invece la lacrimucccia(...) della divinità si condensa sempre per misteriose ragioni mistico-chimiche sul volto di vili madonnine in gesso prodotte in serie per "cristicoli" e turisti del mistero "addolorato".Se innafiate davvero i Bonsai con queste lacrime li seccate!

Lo scarafaggio nella mente Nel 1989 a Dakar (in Senegal) sono ospite di Madame Awa Ndiane (Ministro alla Cultura),predispose per me una camera con un balconcino e vista sulla strada sabbiosa di un coloratissimo quartiere popolare.E li che mi accade un fatto curioso a cui non ho mai saputo fornire una spiegazione convincente:sognai di uno scarafaggio lungo quanto basta ad intimorire(...) gonfio di rabbia e coraggio per la mia invasione di campo inopportuna nei suoi domini decide di mordermi nel sonno e abbastanza

dolorosamente,immediatamente mi risveglio e sorprendo lo scarafaggio(cafard,cucaracha,beatles) con ancora le mandibole serrate al mio sopracciglio!Con un gesto rabbia lo allontano e lo schiaccio selvaggiamente sotto la pianta del mio piede.Dopo una sigaretta riprendo il mio umido sonno tropicale(40°all'ombra anche di notte!);vengo svegliato di nuovo da un vociferare di folla isterica,una marea di scarafaggi mi circondava visibilmente li per li per prendermi d'assedio.Si avanza quella che sembra una autorità e lo era,un Re...e mi redarguisce aspramente per aver ucciso uno dei suoi sudditi,accuse e minacce di vendetta miste a richiesta di giustificazione si alternano....in breve stizzito mi alzo e comincio una forsennata caccia inseguendoli sino sul balcone,quelli che non sfracello a piedi nudi vengono scopati fuori dal balcone,sulla strada,un massacro,non ricordo se ho ucciso il Re,ma ricordo bene che ben pochi riuscirono a nascondersi e a fuggire,con un che di soddisfazione contemplo il campo dello scontro,della battaglia.In quell'istante mi sveglio con una percezione dolorosa,avevo uno scarafaggione attacato al sopracciglio e non voleva mollare la presa,staccarlo fu doloroso(...)passai il resto della notte a pormi degli interrogativi sul film,sulla velocità del pensiero,sul realismo della cosa e sui tempi ,una storia complessa si sruota realisticamente e razionalmente in una frazione di secondo...mente d'artista?

Quando vi chiedono lo sconto

Mi è accaduto spesso il contatto sgradevole con il cliente che reclama lo "sconto dello sconto" ?! A giustificazione della cosa la "faccia da culo" aggiunge che in cambio vi farà della buona pubblicità(...)Ebbene in questi casi sono solito chiedergli se quando incontra la sua "puttana" preferita gli fà la stessa proposta!



I cassetti della memoria

"Quello che crediamo di sapere non lo sappiamo"

,quello che abbiamo letto,intravisto,guardato non lo conosciamo,non ci appartiene ancora,crediamo di aver correttamente metabolizato l'informazione ma non è cosi;il processo è incompleto,la fenomelogia della memoria conprende in quanto specie sociale(...)nell'uomo che condivida l'informazione attraverso la parola,il gesto,lo sguardo,la scritura etc,Solo quando si ascolta se stessi nell'atto della condivisione,dello scambio l'informazione è correttamente acquisita e potrà intereagire,lievitare,fondersi nelle dinamiche generali del pensiero,fatta propria,è conoscenza.Infatti una delle tecniche per sviluppare la memoria orale(...)consiste a leggere ad alta voce un testo,lettura e ascolto al tempo stesso,far lezione a se stessi.molti grandi artisti si sono permessi durante le sedute di pittura un lettore(ad esempio Picasso ascoltava di Mitologia)con cui intereagire.Ecco perchè lo scambio è al centro dell'evoluzione umana;abbiamo piu cassetti della memoria e certamente quello sociale(...)è quello di cui dobbiamo aver maggior cura.

Animalità

Le parti dov'è più odore sono quelle dove si raccoglie più anima. L'occhio, che è senza odore, è specchio, non anima. Aggiungere profumi al corpo è aggiungere anima o fingere di averne, se manca, una. Gli odori troppo forti ci sono diventati sgradevoli, perché l'eccesso d'anima è intollerabile a misura che l'animalità naturale è repressa e frenata dalla civiltà.

"Guido Ceronetti"

Un tema che ho consigliato a delle giovani artiste quale ricerca è" l'innocenza dell'animalità",(la quale è ingiustamente percepita come trasgressione)una condizione disprezzata quasi non ne facessimo parte o che viviamo in termini innaturali,nel senso che nell'animale il senso di colpa è assente;poi strada facendo anche perchè il compito si era fatto un po difficile (colpa mia ) abbiamo pensato a un bestiario in cui si fondono due condizioni:l'animale vero e proprio e l'essere umano,lo scopo era giungere ad una nuova figurazione in cui il corpo quale esclusivo elemento fisico decontestualizato dal valore religioso(...) potesse splendere quale splende la ""bellezza animale" nello scatto,nella potenza,nella sensualità etc,confesso che ero ben cosciente che a livello inconscio si sarebbero liberate delle dinamiche "primitive" nell'accezione positiva o piu vicine alla natura(...)e lontane dall'educazione,dall'imprinting culturale.Cosi è stato e con gioia,la ricerca artistica ha assunto una funzione pedagogica e formativa verso l'identità,le ricadute estremamente positive hanno saputo investire in piccola parte il quotidiano(...)questa operazione è piuttosto facile quando si tratta di donne le quali per qualche misterioso motivo sono piu vicine alla natura,forse perchè generano,forse perchè esprimono il proprio genio attraverso il "pensiero magico" seppure con qualche scivolone nella superstizione.L'animalità investe il quotidiano umano prepotentemente,il corpo è negato nelle sue funzioni piu vitali,piu naturali,represso,privato del suo slancio verso il nutrimento(non quello alimentareci si nutre anche di piacere!)cui segue se conseguito la serenità .Questo è uno dei temi che mi sento di proporre perchè venga svolto non certamente in termini sentimental-animalista(anche gli animali hanno un anima...) ma piuttosto nell'ottica di una pulsione interna all'uomo e legittima ,rappresentare l'animalità in tutti i contesti e relazioni attraversate dall'uomo,dalla sessualità,dall'eros sino alla gestione del territorio in termini (metropolitano) metaforici.Oppure,potrebbe essere una traccia ulteriore una ricerca sulla parentalità(che è utile affermare per stabilire un punto fermo Evulozionista e non il fantasioso "disegno intelligente") la quale passa sempre attraverso un bestiario immaginario(come in uso nel 600),fusione di corpi;metafora del rapporto che lega il divenire l dell'animale agli occhi della scienza.Controbestiario anche per rivalutare un infinito ordine di valori,utilità in antitesi al ritorno del "pensiero magico" in forze,intenzionato a restaurare un ordine antico sanguinario e maleodorante.E per chi non lo rammenta i famosi processi ai gatti neri accusati di "amicizia" col diavolo!La rappresentazione animale puo anche essere intesa in termini di proiezione di un proprio fantasma o pulsione/aspirazione e ricordo di aver parlato a A. di una possibilità di ritrattistica affiancata all'animale feticcio del committente...(in stile Surrealista)se è possibile questa operazione che richiede l'apporto del "dizionario dei simboli e dei misteri" vuol in una qualche misura, l'opera che ne scaturisce...farsi pozione,lenimento magico,inconscio,medicina!Scopriremo forse un giorno il potere lenitivo di certe immagini cosi come liberano"certe parole".Mi scuso per l'eccesso di sintesi e per il modo rozzo con cui espongo queste tracce di una questione che merita ben altri toni,spazi e dettagli.

Lo statuto dell'animalità


Traduzione parziale di un articolo di filosofia che si interroga sull'animalità portando l'attenzione sul carattere di evento che l'incontro con l'animale può rappresentare.
LO STATUTO DELL’ANIMALITA’ - Ingrid Auriol
L’intenzione di tradurre il seguente articolo, seppur parzialmente (la quarta e ultima parte), è da ricondurre all’interesse che suscitano, e dovrebbero suscitare, pensieri che tentano di pensare in altro modo rispetto a quello espresso dalla razionalità occidentale il rapporto dell’uomo con l’animale e viceversa. L’interesse è inoltre incrementato dalla piacevole sorpresa di trovare un tale pensiero espresso in un’autorevole rivista specialistica qual è “Heidegger Studies” (2001, pp. 135-153), dedicata appunto al pensiero del filosofo tedesco.

Sono necessarie alcune parole introduttive per collocare la parte conclusiva nel contesto dell’articolo. La prima parte riprende la tematizzazione del rapporto dell’uomo con l’animale in due pensatori del Novecento, Merleau-Ponty e Martin Heidegger, rispettivamente nei luoghi che risultano di maggior interesse per la questione, in alcune pagine delle lezioni del 1957/58 al Collegio di Francia dedicate al concetto di natura e nel corso “I concetti fondamentali della metafisica” del 1929/30. Entrambi tentano, Merleau-Ponty con maggior guadagno, di ripensare lo statuto dell’animalità libero da gerarchizzazioni.

Merleau-Ponty discute infatti, tra gli altri, anche il testo del biologo svizzero Adolf Portmann, “La forma degli animali. Studi sul significato dell’apparire (Erscheinung) dell’animale” del 1948 (Feltrinelli 1960), che rivendicava uno sguardo, non solo scientifico, all’animale sotto il rispetto della forma, del suo apparire e mostrarsi, in sede intra-e interspecifica. L’animale ha una propria corporeità ovvero visibilità che non deve venire ridotta all’analisi anatomica, poiché è solo guardando all’interno, secondo Portmann, che esso ci può sembrare “macchina”, secondo la nota tesi cartesiana. Con questo il biologo polemizzava con il principio necessitaristico alla Monod e quello utilitaristico della teoria dell’evoluzione di Darwin che non riesce in ultimo a spiegare la ricchezza fenomenica presente nel mondo: il perché, in sostanza, la natura non si serve quasi mai della via più diretta per soddisfare i propri bisogni, perché essa sia così antieconomica, perché abbia bisogno di tanta varietà di colori disegni forme espressioni vitali, tutti elementi che hanno il loro senso nell’essere percepiti, essere per altri che guardano, nello scatenare piacere, quello originario sensibile, dello sguardo o del tatto. La vita come godimento (jouissance) compare anche nel testo seguente al posto dell’idea schopenhaueriana della vita come cieco istinto, volontà.

La seconda parte, che coincide con l’ultima, qui tradotta, prosegue l’indicazione offerta da Merleau-Ponty per portare l’attenzione sul carattere di evento che può diventare l’apparire di un animale, talvolta evento di accordo “emotivo” perfetto.

Il testo parte, anch’esso, dalla nota constatazione che l’animalità è sempre stata scambiata con la bestialità al fine di presentare l’uomo come essere vivente dotato di ragione, e dunque vicino al “divino”, o come il coronamento della creazione, nella tradizione giudaico-cristiana.
L’idea, che esso indica non a caso attraverso il ricorso ad esperienze consegnate alla scrittura poetica o letteraria, è nel pensiero che ci si avvicina al che-cos’è l’animale solo attraverso l’esperienza dell’incontro di noi con la sua presenza viva e di lui con noi. Solo questa esperienza è il luogo in cui l’animale ci appare come un enigma, che attira e inquieta ad un tempo, secondo quel duplice carattere che è proprio dell’“alterità” che si rivela, avvertita come vicina e insieme irraggiungibile. Tale esperienza è - “checché noi ne pensiamo”, dice Merleau-Ponty - indisgiungibile dalla nostra capacità di empatia.

Questo piccolo lavoro non può che essere dedicato a Roberto.


- E’ nell’età in cui veniamo cullati, se non è quella, come sostiene Platone, in cui veniamo presi per il naso dai racconti della balia, che spesso si incontrano gli animali per la prima volta. Ora, ben pochi filosofi si ricordano, per rallegrarsene, di essere stati bambini. Certamente è un età (verso i due, tre anni) che possiamo senza dubbio qualificare come ingenua, in cui certi bambini sembrano non avere il senso per ciò che li distingue dagli animali. Un bambino di quest’età potrebbe dunque stupirsi delle “mani” del cane, poiché non ha alcuna idea di ciò che chiamiamo “l’unità del genere umano”. Questa ingenuità merita un qualche considerazione.

In effetti, una volta che ci si è presi cura di allontanare la proiezione sull’animale della corporeità umana e soprattutto – errore diffuso e non meno grossolano –l’introiezione nell’animale della spiritualità umana, l’atteggiamento del bambino continua ad interrogarci. Esso parteggia per una fenomenologia dell’incontro dell’uomo con l’animale e – ciò che è maggiormente singolare – dell’animale con l’uomo. Quest’esperienza di incontro è di una portata non trascurabile. Essa è anzitutto fondata sull’interanimalità in quanto tale: noi effettivamente incontriamo l’animale perché esso può dapprima incontrare i suoi simili. Quando incontriamo un cinghiale camminando nel bosco, non incontriamo un organismo. Quando l’animale s’arresta prima di sparire nella macchia, siamo stupiti, vagamente inquieti e insieme perfettamente meravigliati. Questo stupore ci invita a considerare un tale incontro come un evento. Un poema di Sylvia Plath [la poetessa americana morta suicida nel 1963 a 31 anni] tratta dalla raccolta “Crossing the Water” ci offre l’occasione di coglierlo. La poesia si intitola Il fagiano [la riporto per intero e in originale]:

Pheasant.
You said you would kill it this morning.
Do not kill it. It startles me still,
The jut of that odd, dark head, pacing
Through the uncut grass on the elm's hill.
It is something to own a pheasant,
Or just to be visited at all.
I am not mystical : it isn't
As if I thought it had a spirit.
It is simply in its element.
That gives it a kingliness, a right.
The print of its big foot last winter,
The tail-track, on the snow in our court-
The wonder of it, in that pallor,
Through crosshatch of sparrow and starling.
Is it its rareness, then? It is rare.
But a dozen would be worth having,
A hundred, on that hill - green and red,
Crossing and recrossing : a fine thing!
It is such a good shape, so vivid.
It's a little cornucopia.
It unclaps, brown as a leaf, and loud,
Settles in the elm, and is easy.
It was sunning in the narcissi.
I trespass stupidly. Let be, let be

Binswanger racconta come il malato Bruno Brandt, quando stava per impiccarsi ad un albero del bosco, accorgendosi improvvisamente una donnola o un animale simile tra il fogliame, si dice: - non hai ancora mai visto una donnola, lasciati del tempo. Avendo osservato l’animale egli dovette constatare che l’intenzione di suicidarsi era svanita. Occorre senza dubbio ammettere che una malinconia capace di fermarsi dinnanzi a una donnola non è già più ad una fase profonda. Si tratta dunque di provare a cogliere l’evento riferito, con la serietà e precauzione con cui si prende una parabola.

La vivacità dell’animale, che ha in certa misura già da sempre acconsentito alla vita vivente e non si cura di alcuna “volontà”, come la donnola, non è ciò che suscita in molti, come improvvisamente in questo malato, lo stupore di trovarsi in presenza dell’animale e il desiderio di restarci?

Occorre dunque riconoscere che gli animali mostrano una grazia incomparabile e gioire/godere della vita e nulla vieta di pensare che questa gioia sia perfettamente in accordo con la vita vivente. Ora, ciò non è affatto estraneo all’enigma dell’animalità. Questo è forse ciò che l’evento dell’incontro con la donnola rivela al malato Bruno Brandt. La vita si manifesta allora non come volontà ma come godimento, ovvero come assenso a ciò che nessun vivente può decidere o volere, poiché la vita gli accade. Da qui probabilmente la “regalità” (kingliness) evocata nella poesia di Sylvia Plath.

Senza dubbio ammettiamo un po’ rapidamente che l’essenza della corporeità animale risiede in ciò che la scienza ci spinge a studiare: l’organismo considerato non nel suo apparire ma relativamente a ciò che non si vede, ossia la vita intraorganica. Già l’osservazione dell’animale nel suo ambiente, di cui già l’etologia ha il merito di rendere conto, l’attenzione prestata anche al suo apparire, ai movimenti che animano la sua “forma”, in breve alla sua propria “vita” hanno già di che sorprenderci e rapirci. Non è da escludere che restiamo stregati proprio da quest’altro modo di sentire in cui indoviniamo una specifica pienezza che non si lascia ridurre ad uno al di qua dell’umano.

La vita non esaurisce tuttavia tutte le possibilità di rapporto con l’animale dal momento che desideriamo stabilire ogni sorta di contatto con animali di tutte le specie. Nella storia dell’umanità questi contatti hanno preso forme diverse. I processi del domare e dell’addomesticare, che occorre accuratamente distinguere, sono pratiche senza le quali la vita degli uomini non sarebbe nemmeno stata possibile. Se il domare l’animale consiste nel familiarizzare l’animale con l’uomo senza controllarne la riproduzione, l’addomesticamento riguarda “le specie nutrite all’interno dell’abitazione dell’uomo, o nelle sue vicinanze, e che ivi si ripoducono” [G. Saint-Hilaire, Acclimatation des animaux utiles, Paris 1856], e ha dunque come effetto l’emergere di animali che differiscono dalla forma selvaggia originaria. Questi comportamenti restano, come la cattura o la caccia, in stretto rapporto con l’appropriazione e l’utilizzazione della forza o delle capacità prospettiche dell’animale, esse sono legate alla volontà di consumarne la carne, o sfruttarne le ossa, le corna, la pelle, la madreperla, la seta... L’addomesticazione che pone dunque l’uomo al centro della sopravvivenza animale e instaura una dipendenza è dunque una forma di trappola. Ma non bisogna limitare a delle ragioni utilitaristiche l’attrazione potente e duratura che suscita l’animale. Certamente, nella nostra civilizzazione cittadina, i necessari contatti con gli animali tendono a diventare sempre più radi, mentre le specie selvagge sono minacciate. Tuttavia, sappiamo bene che né la favola né il racconto né il cartone animato né soprattutto il tamagoshi - questa macchina simulacro d’animale che crede di poter imitare la vita riducendola alla tecnologia interattiva del computer – possono pretendere di sostituirsi alla vera presenza dell’animale in confronto a chi, come noi, sogna di parlare “il linguaggio degli uccelli”.

Così la costanza del nostro desiderio pone la domanda - che non possiamo eludere - di ciò che potremmo chiamare, in mancanza di un termine più specifico, l’“emotività” animale.
Sicuramente gli animali soffrono e sicuramente provano altresì piacere a vivere, avvertono tutto e le modalità di tale sentire sono qualitativamente molto differenziate. D’altronde è spesso proprio il piacere animale, evidente ma ma in un certo senso altrettanto poco conosciuto che la sofferenza, che ci interroga più profondamente, dal momento che non ne siamo nemmeno più testimoni passivi. Dispensiamo cure e carezze ai nostri gatti, ai nostri cani, lusinghiamo i cavalli di cui apprezziamo la bardatura di seta, e il nostro affetto si vanta di un certo scambio, prendendo anche atto di un sentire di altro genere, e di un’altra corporeità che tuttavia non esclude una certa partecipazione di un piacere d’una qualità altra.

I mammiferi con un lungo periodo di maturazione conoscono un periodo della vita che possiamo senza esagerare qualificare come giovanile. E’ per questo che giovano. Buytendijk [Traité de psychologie animale, PUF, 1952] ha mostrato che il gioco degli animali aveva tutte le caratteristiche per mettere in dubbio le teorie utilitaristiche che tendono a ricondurre l’attività ludica dell’animale ad esercizi che favoriscono l’adattamento. Egli ha messo in luce la gratuità, la sovrabbondanza, la dismisura e l’originalità del gioco. Che cosa indica questa improvvisa irruzione di una quasi-libertà nella sfera vitale? Qualche cosa di ordine diverso, pare, che la soddisfazione pulsionale. Certi animali, più di altri, hanno una giovinezza. Il modo in cui essi sono in rapporto al “tempo” non è forse meno povero e una certa sensibilita agli affetti non vi deve essere correlata? In quale prospettiva può essere sviluppata la particolarità del nostro rapporto, della nostra singolare parentela a questa animalità?

Qui dobbiamo richiamare il passaggio di un racconto che ci sembra rendere perfettamente conto di ciò che chi possiede degli animali sa per esperienza. Quando nei “Quaderni di Malte Laurids Brigge” Rilke presenta, in termini precisi, una scena familiare di cui il cane Chevalier è il protagonista, crediamo di assistere ad un rito funebre improprio. In realtà vi intravediamo ciò che nessuna parola del nostro linguaggio saprebbe restituire sinteticamente.

Il cane Chevalier aveva l’abitudine di fare le feste alla persona che portava la posta; in quel giorno - la famiglia è riunita in giardino per il tè, quasi dimentica della scomparsa di questa persona, sepolta da una settimana - egli è come in attesa. In accordo con questa Stimmung [stato d’animo], il cane comincia a fare le feste a - come chiamare questa presenza dell’assente? -, a girare intorno allo “spettro” della defunta. In quest’istante anche il cerchio della famiglia comprende l’animale: “egli le correva incontro sebbene ella non venisse: per lui ella veniva. Comprendemmo che egli le correva incontro. Per due volte egli si girò verso di noi come per interrogarci. Poi si diresse verso di lei ... [...] Si sarebbe benissimo potuto credere ch’egli ce la nascondesse con i suoi salti. Ma d’un tratto ci fu un lamento, e il suo slancio lo fece piroettare e ricadere all’indietro con una maldestria bizzarra; restò steso dinnanzi a noi, stranamente, e non si mosse più”.

Uno spettro, questa è la modalità che consente all’assenza di irrompere. Nella caduta maldestra del cane, nel suo lamento di dolore c’è la percezione irrimediabile di un’assenza. Per l’anomalia rappresentata dall’abitudine disturbata l’animale accede quasi al fantasma della defunta. La trasfigurazione romanzesca di ciò che nel racconto è dato come un ricordo autentico si incarica di formulare ciò che elucideremo più avanti, la presenza-assenza, l’esistenza spettrale al nostro fianco di coloro che non sono più, attraverso la quale l’animale domestico, secondo la sua “emotività” specifica, entra in rapporto – per stupefacente che possa sembrare- con il dolore dell’assenza.

E’ effettivamente significativo che un poeta quale Rilke ci stimoli a riconoscere che l’animale può avere qualcosa da insegnarci non solamente sull’animalità in quanto tale ma anche sull’uomo stesso e, in più, su ciò che sembra esser la cosa più propria dell’uomo, la morte. Chi sa d’altronde se il nome di “morte” che diamo alla dolorosa anomalia dell’assenza non è la trappola in cui accogliamo il lutto spaventoso, per meglio tenerlo a distanza e riconciliarci filosoficamente con esso? Vorrebbe dire che il comportamento di un cane o l’evocazione letteraria di esso possono essere ritenuti capaci di insegnarci qualche cosa a proposito di un tema grave e serio di cui l’ultima messa in gioco resta la messa in gioco di tutta la filosofia?

Sappiamo bene che la vita del nostro corpo è ben lontana dall’essere la sintesi delle peripezie biologiche che affettano il nostro organismo da quando esistiamo. Tuttavia non possiamo fare del tutto astrazione del fatto che la vita è la condizione insostituibile dell’esistenza poiché è attraverso la nostra corporeità viva che esistiamo e siamo in contatto con il mondo. Così l’indice della nostra finitezza e della nostra morte è il nostro corpo vulnerabile.
Heidegger in “Essere e tempo” rivela la morte come struttura esistenziale dell’essere Heidegger scrive nel § 53: “c’è in essa [nella morte] la possibilità per il Dasein [l’uomo] di un anticipo esistentivo, ossia la possibilità d’esistere come poter-essere-intero”. Questa possibilità di esistere per così dire “in proprio” suppone l’incontro con la finitezza nel modo del compimento.

Tuttavia occorre ammettere, come ci ricorda il comportamento del cane Chevalier, che troppo spesso la morte “prematura” di questo o quel congiunto non fa che sigillare una finitezza di fatto che nessun orizzonte di senso ci autorizza ad apprendere come compimento ovvero come interezza significante. “E’ morto” non significa sempre, lo sappiamo fin troppo bene, “ha terminato di vivere”. Per quanto tentante e consolante sia la forzatura filosofica che ci spinge a decidere altrimenti, bisogna senza dubbio essere capaci di riconoscere semplicemente che qui, per noi e non solo per “lo stupido animale”, il senso può venire meno.

Sarebbe senza dubbio un’esagerazione voler tirare una lezione troppo generale dalle relazioni che intratteniamo con alcuni animali. Tuttavia resta che esiste un aspetto della Stimmung che ha la possibilità di farci entrare in risonanza con il sentire dell’uomo e quello dell’animale. La gioia serena che non parte da noi ma ci riempie e ci spinge lontano dal nostro io accentuando l’unità armonica con la vitalità di tutta la vita, si trova al cuore di questa vicinanza. Ma si dovrà mostrare, per chiarificare tale proposito e andare al di là della sua semplice plausibilità, come la disposizione e i modi o tonalità (Stimmungen) si rapportano alla corporeità viva (Leib) di tutto l’uomo.
In somma, la considerazione per la forma animale, “presenza viva la cui manifestazione sembra chiamare una visione” [Merleau-Ponty], ci invita a guardare in modo ardito alla relazione dell’uomo e dell’animale. Gli eventi che possono costituire la giovinezza, la curiosità gratuita, la forma animale rendono l’incontro, non certo con tutti gli animali ma certamente con alcuni, eminentemente significante. Occorre senza dubbio ammettere che qualcosa d’altro che le pulsioni entra allora in gioco per la nostra soddisfazione e con nostro grande stupore. E’ per questo che, per concludere, vorremmo sottolineare che la vita animale supera il quadro finalistico su cui sia Heidegger sia Merleau-Ponty non avrebbero potuto non convenire.
La vita non si comprende in termini di “finalità” poiché essa non si accontenta di essere adattata ad uno scopo, essa è in tutto e per tutto magnificenza, come tende a dire Buytendijk. Il crudele esperimento della farfalla dalle ali tarpate che vola bene altrettanto bene dei suoi simili mostra che la superficie delle ali degli insetti è indubbiamente più grande di quanto non sia strettamente necessario. Ora, questo non è che un caso di una legge più generale: le fibre dei muscoli sono più numerose di quanto serva, il cervello è più ricco di connessioni di quanto sia “utile”, i polmoni hanno una superficie respiratoria più grande del necessario per conservare la vita ecc. La vita è nella sua essenza variabilità di forme, continuità e legame delle parti, degli esseri, ricchezza infinita e sovrabbondanza ostentata. Così essa non reclama di essere solamente spiegata ma essa deve essere compresa. Ogni pensiero nasce da uno stupore che le costruzioni delle teorie scientifiche non possono annichilire. Così l’enigma dell’animalità non risiede in ciò che ci sfugge dell’animale, ma più ancora in ciò che sfuggendoci nondimeno ci affetta. -
[trad. di B. Bordato]

Gratis Gratos Free artista e babbo natale...?

Prima o poi vi capiterà di incontrarlo odi ricevere una Mail da un collezionista(?)del tutto particolare,con tono suadente,seduttivo oltre ogni limite,"la faccia come il culo"metodico ed al tempo stesso con un che di tristezza poichè in vesti di Collezionista non puo permettersi una delle vostre opere,cortesemente vi invita a dirgli in quali modi puo realizzare il suo desiderio a cui tiene tanto(...)Li per li si è da un lato lusingati e dall'altro amareggiati perplessi;personalmente non do seguito a questi approcci,tuttavia ho sempre da parte dei disegni,degli schizzi o scarabocchi preparatori utili in caso di bisogna per un presente gradito e Gratis!Vi allego un articolo sull'argomento tratto da "la repubblica",effettivamente è possibile bazzicando per atelier di mettere insieme una collezione interessante,ovviamente si richiede che il collezioinista appartenga ad una tipologia colta,interessante ed almeno fornita di buonumore,un sorriso per grazie è il minimo.

ETTORE LIVINI
Non solo musica, video e notizie?Ecco come si viaggia senza pagare:
MILANO - C'è chi s'è comprato una casa pagandola con una graffetta. C'è una persona in Calabria che regala una Y10 a chi se la ritira. Ci sono catene alberghiere che offrono settimane di vacanza in Costa Brava, compagnie aeree che regalano viaggi, aziende che prestano auto in uso gratuito. La chiamano società dei consumi. Ma, almeno in parte, è una bugia. Certo, il denaro, più che il tempo, è l'unità di misura del terzo millennio. Eppure la vecchia arte d'arrangiarsi da una parte e le strane regole del marketing dall'altra consentono oggi all'uomo di realizzare un sogno antico come il mondo: vivere (quasi) gratis.L'arte dello scrocco richiede solamente un po' d'adattabilità, spirito d'iniziativa e la capacità di sfruttare a proprio vantaggio le logiche un po' ciniche del nuovo capitalismo, un universo dove l'immagine spesso vale più di un bene materiale. L'esempio più lampante è quello delle automobili. In America (vedi sito www.freecarindex.com o www.libertydrive.com) esistono agenzie pubblicitarie che selezionano persone con la fedina automobilistica immacolata (zero incidenti negli ultimi 10 anni) per regalargli una macchina "sponsorizzata" dai loro clienti con il logo pubblicitario sulle portiere.Un fenomeno sbarcato anche in Europa ma non in Italia, dove la legge impedisce questo tipo di subaffitto della quattroruote. Le acrobatiche leggi del mercato - sempre in tema di trasporti - producono un altro paradosso: le compagnie aeree che regalano biglietti solo per fidelizzare i passeggeri e lucrare (al limite) sui costi dei servizi accessori come prenotazione auto e alberghi.Il principe assoluto di queste iniziative è la Ryanair, più che una low cost - in questo caso - una no-cost, visto che prevede di offrire a costo zero nei prossimi tre anni almeno il 50% dei propri posti, sicura che gli optional le basteranno a far tornare i conti. Un'altra frontiera violata dall'arte di vivere gratis è quella dell'alloggio, almeno in vacanza. Il sito cult, in questo caso, è www. couchsurfing. com, una specie di piazza virtuale dove si mette a disposizione un posto letto nel proprio appartamento (oppure il giardino per piantare un tenda) in cambio di ospitalità dagli altri membri della community.Un successo planetario visto che questo network è già riuscito a organizzare le vacanze senza spesa a oltre 327mila persone, moltissime anche in Italia. Ma il volontariato non è l'unico modo di trovare una casa per farsi una bella settimana al mare. Sull'italianissimo sito www.viveregratis.it, ad esempio, c'è una società spagnola che offre dieci giorni di relax in appartamenti in Costa Brava. Certo è una forma pubblicitaria (il sito non percepisce un euro), visto che la stessa azienda offre soggiorni in multiproprietà nella stessa struttura. Ma non esiste nessun vincolo al riguardo."In una società come la nostra avere gratis ciò che di solito paghiamo è molto più facile di quanto si pensi - racconta Francesco Gaudino, inventore del sito tricolore che in quattro mesi di vita ha registrato 12mila iscritti e 2,5 milioni di contatti - . Se prende la nostra rubrica Barattopoli scopre che c'è una persona a Cosenza che regala due auto in cambio del passaggio di proprietà, un'altra che offre una tv a 29 pollici o una mountain bike". E' l'ecologissimo concetto del riciclo, del non - spreco (www.freecycle.org è il vangelo del baratto mondiale) che ha consentito al 26enne disoccupato canadese Kyle MacDonald in una serie di 15 scambi on line di partire da una piccola graffetta rossa per arrivare qualche mese dopo (quando il suo caso era arrivato su tutte le tv Usa) ad avere una casa tutta per sè nel comune di Kipling (la sua storia è su oneredpaperclip.blogspot.com).E la cultura? Niente paura. Anche qui ce la si può cavare a costo zero. Il Nobel della letteratura gratis, ad esempio, spetta a Paulo Coelho. Nel suo sito (www. paulocoelho.com) appare una foto dello scrittore con la benda da pirata sull'occhio. Cliccando sull'immagine, alla faccia delle case editrici di tutto il mondo, l'autore brasiliano ha messo in rete, gratis, quasi tutti i suoi libri. In alternativa ci si può arrangiare con il bookcrossing (www.bookcrossing.com) una rete virtuale dove gli appassionati di tutto il mondo si scambiano i loro volumi.Nel mondo dell'arte dello scrocco, in fondo, c'è solo un grande buco. Quello del cibo. Qualcuno però ha risolto anche questo problema. Sono i Freegan americani, un gruppo anarcoide che combatte contro gli sprechi del mondo (www.Freegan.info). La loro ricetta è semplice: frugano nelle pattumiere delle grandi città, vicino ad alberghi e ristoranti soprattutto. Sarà poco dignitoso, ma è politicamente molto corretto. E tra i sacchetti e gli scarti trovano tonnellate di cibo in ottime condizioni. E, alla fine, non c'è nessuno a presentare il conto.

(29 gennaio 2008)


Laicità repressa
Se c'è un problema di minoranze offese e marginalizzate, oggi in Italia, esso riguarda i laici

La Città del Vaticano, in termini di diritto internazionale, è uno Stato sovrano titolare di 'soggettività internazionale'. È ammesso come osservatore permanente all'Onu, mantiene rappresentanze diplomatiche presso gli organismi internazionali e scambia ambasciatori accreditati con tutto il mondo. In termini istituzionali la Città del Vaticano è una sorta di monarchia elettiva. Al vertice dello Sato vi è infatti una figura assimilabile a un presidente a vita, eletto da un conclave di maggiorenti (i cardinali). Il pontefice esercita la sua attività coadiuvato da un consiglio da lui scelto (come nelle corti di un tempo) a cui sono affidati compiti e funzioni varie; ma è da lui che promana ogni iniziativa in campo civile, oltre che religioso ovviamente. Come è scritto nel sito ufficiale del Vaticano, "nell'esercizio della sua suprema, piena ed immediata potestà sopra tutta la Chiesa, il romano Pontefice si avvale dei dicasteri della curia romana, che perciò compiono il loro lavoro nel suo nome e nella sua autorità, a vantaggio delle Chiese e al servizio dei sacri pastori". Del resto, anche l'articolo 1 della Costituzione della Città del Vaticano, entrata in vigore il 22 febbraio 2001, non lascia adito a dubbi sul suo ruolo: "Il Sommo Pontefice, Sovrano (sic) dello Stato della Città del Vaticano, ha la pienezza dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario".

Ebbene, in base a questi dati, sotto il profilo giuridico-politico, il Sommo Pontefice Benedetto XVI è, innanzitutto, un capo di Stato. E, come ogni altro capo di Stato, quando va in visita in un altro paese, può essere omaggiato e osannato oppure può essere criticato e contestato. Ancora prima di ogni valutazione sulla vicenda dell'invito della Sapienza di Roma, questo è il primum mobile della questione. Chi mette piede in uno Stato democratico come, pur con enormi difetti e manchevolezze rimane ancora, forse per poco, l'Italia, è sottoposto alle regole della democrazia. In cima alle quali c'è la
libertà di espressione, verbale e non verbale. Quando Richard Nixon venne in Italia e il ricevimento in suo onore fu disturbato dalle proteste di piazza, che arrivavano fino alle ovattate stanze del Quirinale, 'quel' presidente rispose ai suoi imbarazzati anfitrioni: ""No problem, this is democracy".

Premesso tutto ciò, rimane il versante politico della questione. Anzi, più che politico, delle buone maniere: su questo i papa-fans hanno ragione da vendere, non si invita qualcuno sapendo di metterlo a rischio di sgradevoli contestazioni. Prima ci si accerta che sia accolto con largo consenso e poi, se ci sono degli irriducibili, si soprassiede. Il pasticciaccio e la brutta figura ricadono tutte sul rettore della Sapienza. Abilmente, la curia vaticana ha colto la palla al balzo per avviare una campagna di vittimizzazione, consentendo ai sicofanti di turno di lanciare allucinanti proclami sulla "libertà di parola negata".

L'episodio getta comunque un fascio di luce sullo stato della laicità in Italia. Da un lato è, essa sì, praticamente ridotta al silenzio dalla continua aggressione verbale che le gerarchie ecclesiastiche di ogni ordine e tipo scatenano contro chi non si allinei. Ma dall'altro, checché strombettino le fanfare clericali, dal 'Foglio' in su, il processo di secolarizzazione avanza. Gli studi condotti sotto la supervisione del professor Renato Coppi per l'Osservatorio sulla Secolarizzazione e pubblicati da 'Critica Liberale' dimostrano come la secolarizzazione sia andata costantemente avanzando dal 1991 al 2004 (data dell'ultima rilevazione). Questo processo trova conferma nella sconsolata conclusione di una approfondita ricerca curata da Franco Garelli, Gustavo Guizzadi ed Enzo Pace, secondo la quale "Dio, Cristo, la Bibbia, sono diventati anche per alcuni fedeli oggetti incerti di fede".


Per far fronte a questo deperimento la Chiesa ha elevato il livello di scontro, intervenendo in ogni settore della vita civile italiana (e di altri paesi). Ad esempio, con la massima tranquillità certe diocesi discutono sulla eventuale costruzione di moschee, sentenziando sul diritto di altri a praticare degnamente la loro religione. E non si limita a questi aspetti, e ad altri assai materiali e terreni (si veda la perorazione per gli ospedali cattolici della capitale fatta dal papa a sindaco e presidenti di Regione e Provincia la scorsa settimana): la Chiesa pretende anche di delegittimare qualunque altra etica non fondata sui principi della fede cattolica, come se i non credenti o i cultori del libero pensiero fossero una sottospecie morale, degli Untermenschen dell'anima. Se c'è un problema di minoranze offese e marginalizzate, oggi, in Italia, esso riguarda, ancora una volta, come nei secoli passati, i laici. Non certo la Chiesa, onnipresente su tutti i media.
(25 gennaio 2008)
Opinionii di Piero Ignazi articolo tratto dall' "Espresso"


Apre l'Atelier d'Art"le mercredi des singes"

Finalmente sono riuscito ad aprire l'Atelier Galleria d'Arte "le mercredi des singes" che è una versione "riveduta e corretta"del amato "mercoledi delle scimmie" (o Melokanu Africa)di Padova il quale chiuse i battenti dopo una stagione folgorante nel lontano 1996(...)Oggi riapriamo in Francia in una città a due passi dalla Spagna,BEZIERS in AV CLAPAREDE 34500,il telefono debbono ancora installarlo,anche qui la "telecom"non fà faville!Siamo a pochi metri dalla "plaza de toros" o Les Arenes de beziers,lo spazio è ampio e luminoso (per gli amici che durante le mostre volessero continuare a lavorarre),abbiamo l'ambizione di proporre tematiche e opere dal contenuto fortemente radicato nella realtà del nostro alienato Occidente mentale,opere critiche,profonde,polemiche e provocatorie in nulla "caste" ,decorative,presentabilii,insomma niente "pop corn"! Informazioni tecniche : 150 metri quadri,un soppalco,ampia e luminosa vetrina,adeguata illuminazione alogena,connessione adsl,possibilità di alloggio per gli ospiti,a 10 km dal mare,zona centrale,possibile un raddoppio della superficie in un prossimo futuro etc,




Gennaio 2008

"Le invasioni Barbariche"

http://www.arezzocitta.com/Arezzo/Turismo/pagine/storia/secolibui/Barbari02-500.jpg

A è venuta ieri a farmi visita,di lei ho già parlato,attualmente sta lavorando in un "cinepanettone",ha molto apprezzato "un mondo diverso è possibile"sui fatti del G8 di Genova,ha deciso di cimentarsi in uno dei miei articoli:"tanti auguri piccina"!produrre documentaristica sull'Italia,"sui fatti di Milano" per cederli con un po di fortuna alla Francia,allego qui un articolo di "La Repubblica"estremamente significativo di una certa atmosfera che passa in tempi di "invasioni barbariche" per normale! ..."...e si,l'Arte ha a che fare anche con questo!"

A Bergamo sgominata la «banda» della panda nera
I raid dei carabinieri anti-immigrati
In 21 ogni venerdì sera davano vita a pestaggi contro extracomunitari

BERGAMO — La chiamavano la «caccia grossa» con la Panda nera. Carabinieri e vigili urbani usavano un’auto con una targa rubata e, secondo l’accusa, ogni venerdì sera davano vita a raid punitivi contro extracomunitari. Prima il briefing in caserma a Calcio, nella Bergamasca, poi via. Ma su quella Panda c’era una microspia. E ora le conversazioni concitate, i pestaggi degli stranieri, le urla durante perquisizioni «dure» a caccia di droga (che talvolta spariva con denaro e cellulari dei fermati) sono finite in un dossier della Procura. Il gruppo aveva scelto il venerdì probabilmente per poter apparire sui giornali della domenica. Perché il giorno dopo, ai cronisti, raccontavano di arresti e di «brillanti operazioni antidroga». Solo dopo sono emersi i metodi usati. Una «banda »—così la definiscono gli inquirenti — di 21 persone, (una dozzina i carabinieri) cinque delle quali accusate di associazione per delinquere. Qualcuno è ancora ai domiciliari, altri sono stati sospesi, altri ancora trasferiti. Eppure sono stati rimpianti dagli abitanti di Calcio: poco dopo gli arresti dello scorso luglio, sono comparse scritte del tipo: «Rivogliamo i nostri carabinieri», «Deidda sindaco» e via così. Ora, a sei mesi dagli arresti, arrivano le prime richieste di patteggiamento: un carabiniere di Calcio, Danilo D’Alessandro (1 anno e 8 mesi) e un vigile di Cortenuova, Andrea Merisio (3 anni). Molti hanno chiesto il rito abbreviato, compreso il maresciallo Massimo Deidda, «Herr kommandant», come lo soprannominavano gli altri della banda. «Il capo indiscusso » del gruppo, per i pm di Bergamo. Un tipo dai modi spicci, carismatico. E’ l’ex comandante della stazione di Calcio, che in questi giorni, fino alla fine del processo (prevista per il 14 febbraio) è stato autorizzato a tornare ai domiciliari proprio nella stazione che comandava.

Le violenze Per l’accusa era tutto studiato, a partire dalla Panda recuperata prima di essere demolita sui cui era stata piazzata una microspia. E dalle vittime: preferibilmente extracomunitari clandestini che difficilmente avrebbero trovato il coraggio di denunciare. Invece qualcuno lo ha fatto. Agivano armati, scrive nella sua ordinanza il giudice delle indagini preliminari Raffaella Mascarino, in «un clima di violenza, di esaltazione collettiva e di autocompiacimento», in un paese di neppure cinquemila anime, Calcio, (sindaco leghista), dove le parti si sono invertite: i carabinieri sono diventati delinquenti e i marocchini i loro accusatori. A una vittima viene rotto il naso. A un’altra il timpano. A un’altra ancora i denti. La voce di Deidda, con marcato accento sardo. «Tu sei troppo agitato, mo ti piazzo un cazzotto in testa. Da chi hai comprato? Ti porto in caserma e ti sfondo a mazzate ». Parla di un altro controllo: «Uno di Martinengo... poi si è messo a sputare i denti e l’ho mandato via... perché appena gli ho dato un destro, caz..., ha cominciato a sanguinare, ha sputato i denti». Quando un marocchino, per sfuggire a un inseguimento, si butta da un tetto quelli commentano: «Perché anziché finire nelle nostre mani preferiscono suicidarsi?».

Gli adepti La banda cercava anche nuovi adepti. La filosofia era questa: «Più siamo più danni facciamo », si spinge a dire Andrea Merisio, vigile di Cortemilia a un aspirante «picchiatore». L’8 giugno esordisce nel raid uno studente di 29 anni. Merisio e Deidda sono compiaciuti del nuovo acquisto: « Ci ha chiesto perché non lo abbiamo picchiato quello con la camicia bianca... La mentalità c’è». L’obiettivo della «caccia grossa » era spesso quello di aumentare le statistiche degli stupefacenti sequestrati. Per il capitano Massimo Pani, (che non ha partecipato ai raid), allora comandante della Compagnia di Treviglio, e nel frattempo promosso maggiore, i numeri erano una fissa. Tanto che Monacelli avrebbe mostrato a colleghi un sms di Pani, in cui lo invitava a sequestrare «almeno 25 chili di droga, in modo da poter battere il record del suo predecessore». Avrebbe fatto pressioni su due subordinati, minacciando di farli trasferire perché non testimoniassero contro Monacelli, sospettato di procurata evasione e cessione di droga. Ultimo guaio: avrebbe restituito un chilo di hashish a uno spacciatore che minacciava di raccontare certi metodi.

Il razzismo L’odio per gli extracomunitari emerge nelle conversazioni del gruppo. Mauro Martini, carabiniere di Calcio, al telefono con la fidanzata è esplicito: «’Sti marocchini, li ammazzerei tutti, non muoiono mai». Deidda non è da meno: «... Me ne sbatto i c. e ’sti marocchini di merda mi hanno veramente rotto i c.».

Cristina Marrone29 dicembre 2007

Aforismi

Alberto Mario Cirese

Il problema dell'etnocentrismo

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Io non so se esista una scienza etnologica. Contesto che riconoscere una scienza etnologica coincida col dire primato dell'Occidente: che la terra sia rotonda no, e che giri intorno al sole, è oramai universale. Il punto fondamentale è che lo slancio è il passaggio a quei livelli che, trascendendo il proprio contesto culturale, si collochino ad un livello metaculturale, capace di parlare tutte le culture, ivi compresa la propria fatta diventare oggetto. Che poi, personalmente ho pensato di essere riuscito a trovare un metalinguaggio parentale per le terminologie di parentela, questo debba essere accusato di etnocentrismo soltanto perché è basato sulla teoria delle relazioni nella logica degli insiemi, questo, non lo so, bisognerà che lo si venga effettivamente a provare. Se questo funziona, funziona diciamo ovunque; ci sono poi altre cose che non potranno che essere culturalmente qualificate, ma io non so se questo riguarda l'antropologia nella sua totalità, alcuni aspetti dell'antropologia o certi tipi di ricerche. Mi pare che su tanti terreni, etnie completamente diverse dalle nostre collaborano tranquillissimamente in programmi scientifici e non hanno bisogno di crearsi delle matematiche diverse; se se le creano, delle matematiche diverse, non è perché se le creano etnicamente, è perché lì nascono dalla problematica interna della disciplina o della scienza che stanno praticando.

E' chiaro che l'etnocentrismo è quello di assumere la propria cultura come unità di misura per la valutazione delle culture altrui, questo era l'etnocentrismo secondo colui che l'ha concepito, anche se dimenticato, visto che era poi oltretutto un forte reazionario, e cioè Sumner nel 1906, se non sbaglio. Etnocentrico non è il fatto che non mi piacciano i cibi altrui, è l'assumere i miei gusti gastronomici come norma, un metro mai sottoposto alla misurazione; bene, è chiaro che anche il nostro metro va sottoposto alla misurazione. Ma alla misurazione di chi? Di che? Non può essere altro che, per esempio (per ricordare un nostro studioso di cui ricorre quest'anno un anniversario), scendere con anamnesi storiografica sprofondandosi nella propria cultura fino ad andare a toccare il punto in cui è avvenuta la diramazione. A me piace l'altra immagine, che è quella di spingerla verso un linguaggio metaculturale (ma non è che c'è gran differenza) perché questo che io trovo sia ad un certo momento capace di parlare tutte le lingue ma anche la mia, e non sia la mia che si fa metalinguaggio nei confronti delle altrui. Ora, all'etnocentrismo s'è accompagnata una fortissima svalutazione della nostra cultura: colonialista, oppressiva, espansiva. Sono tutte colpe che ci sono state, ma se tutte le culture hanno la loro validità, possibile che solo la nostra non ne abbia alcuna e che non sia ora, ben sapendo che non deve essere lei il metalinguaggio per parlare le altre culture, ma deve essere uno degli elementi della costruzione del metalinguaggio, che anche la nostra ritrovi il posto che le compete?

La terza generazione

Il figlio di mio figlio promette bene,"una nuova lotta" non certo con la disillusione,l'amarezza dei miei giorni,gli occhi fiduciosi guardano avanti pieni di ottimismo e di ingenuo candore,come mi dico spesso:" l'importante è provarci" se c'è un cambiamento sarà nell'ordine del millimetri,lillipuziani passi in un domani in cui tutto è destinato per sempre a ricominciare.

L'Arcimboldoè natura

*...mi sono permesso di constatare un fatto e questo sin dai miei primi quadri,di controindicazioni non ce n'è,potrete abusare "dell'abbandono" fin che volete con almeno una eccezzione di cui vi diro piu avanti (...)Un po per rassicurare gli allievi in crisi di autostima con alle volte stati di inadeguatezza profondi e un po per rendere piu accessibile la mia "lezione" dico loro che in fondo non debbono stare in ansia piu di tanto (...)non saranno loro a dipingere i piu bei quadri (...)ma il loro "profondo",personalmente lungi da me l'idea di definirla anima...anzi semmai Natura,la natura che è in noi di cui faciamo parte e che trionfa (dai che non lo sapevate)nelle opere d'arte.Stato di immanenza sublime allor che si è in sintonia nell'azione con la stessa natura,specie quando la si imita nelle sue dinamiche principali(...)ci si cimenta nell'operare su tela, in una tensione che è vibrazione e risonanza,fusione! Dunque abbandonatevi fiduciosi al vostro "profondo",lasciate che entri come sà(si come sà,fà niente se non capite a voi è richiesto l'abbandono!) in sintonia con la natura,il frammento di natura che vi accingete a dipingere,in fin dei conti non facciamo mai nulla di cosi diverso dall'operare della Natura,qualunque sia il tema che affrontiamo...ora l'eccezione:in caso di una rappresentazione che ha a che fare con il "pensiero magico",la religione per dirla franca, potete contare su un fatto:non sarà la natura che è in voi ,parte di voi a uscire alla luce,ma piuttosto tutta una serie di censure che opporranno tenacissime barriere tra voi e la Natura!Questo tema per il momento lo affronto abbastanza sinteticamente....ma mi riprometto di sviscerarlo con piu attenzione e dettaglio;per il momento contemplate l'opera del'Arcimboldo...piu chiaro di cosi!

Ci guadagna la pittura

Già ci stavo pensando da qualche mese,il televisore diventava sempre piu inutile,ingombrante e fonte di serissime incazzature a cui subitaneamente seguivano fasi depressive piuttosto accentuate,poi un articolo sull'Espresso di Umberto Eco il nostro semiottico nazionale consolidava leggermente una decisione già presa ma procastinata all'indomani...infine da un mese circa l'ho buttata e a un mese di distanza non mi manca e mi ero pure dimenticato d'averla buttata!? Ho la netta impressione di aver dato l'addio ad un gran numero di Italioti,,sono come morti,anzi sono morti,giustizia è fatta! Erano passati troppi anni da quando passavo le notti a dipingere sbirciando un film,oggi la cosa sarebbe impossibile,troppe cazzate; eppoi ho il pc! Cioè 3 pc,mi spiego?


Emule

http://www.blingblog.info/wp-content/uploads/2006/11/emule5-256.png Con lui state tranquilli,tutto quello che vi immetete è all'istante presente a tutto un web (...)la "Rete",noi. Sensibile,attento,partecipativo,generoso,curioso e felice di condividere conoscenza,arte e quanto osate immaginare.Uno strumento utilissimo per allargare il vostro pubblico che siatene certi saprà gratificarvi di una attenzione infervorata e collaborativa,cio vale sia per la pittura,il video e ogni altra produzione intelletuale in cui volete cimentarvi,dategli fiducia.
Scrivete nella barra delle ricerche di Emule: Corso d'arte contemporanea di Giuliana Altea e scaricate, è in video,il livello è universitario.

Google pages creator

Un altro strumento eccezzionale e di fondamentale importanza è GOOGLE PAGES CREATOR di Google,vi si accede aprendo un conto www.gmai.compoi con lo stesso conto e la password di Gmail entrate in Google pages Creator,semplicissimo ed efficace,potrete mettere all'istante in Internet il vostro sito(si quello fatto da voi),la vostra opera e il frutto del vostro pensiero.uno strumento utilissimo quando avete uno Studio d'arte ricavato nel ripostiglio delle scope!


Abbandono tecnica

Abbandono,galleggiare lievi in stato di sospensione lo stato di attenzione rilasato,ogni giudizio critico sospeso (specie sul lavoro in corso) lentezza,movimenti con un che di rituale anzi volutamente ritualizanti,allo stesso tempo fase contemplativa rispetto alla finestra di realtà che si vuole "celebrare" o per qualsivoglia ragione..dipingere,un paesaggio,un nudo,una idea che contempli rapporti armonici,toni,colori infine.Un inizio lento,misurato allorchè si sono fatte le scelte del caso,sempre con lo stato di attenzione sospeso,lieve,disincantato, preparare il campo di gioco (ovvio che è la tela!) sommariamente,la struttura,la composizione,poi via via accellerando allor che una specie di frenesia,eccitazione prende il controllo della mano,della mente,dello spirito,ritmo eccitato dalle indicazioni incoraggianti che ci danno i colori usciti sulla tela,inaspettati,tanto agognati, desiderati,flusso ininterrotto di piacere,gratificazione,certezza di essere sulla buona strada,sempre piu veloce,gestualità quasi cieca,nervosa sino a che il parrossismo incontra la fatica,pausa,momento di contemplazione e riflessione,analisi del lavoro fatto,sopratutto ricerca delle tracce (parti della tela finite che indicano la via da seguire),constatazione dei problemi(da lasciare da parte,la soluzione verrà da solastrada facendo) intervento razionale dell'analisi,momento in cui si applica cio che si suppone di sapere,di conoscere,momento in antitesi con l'inizio (è il profondo che produce la superficie della tela,la struttura principale,l'insieme,l'idea),in questo fase è possibile apprendere da se stessi(...)si scoprirà piacevolmente quanto è bello superarsi,certe tracce sono ottime anche per opere sucessive,tracce da approfondire,talvolta non semplici da decifrare poiche provengono da una conoscenza inconscia,insospettata,piu sensibile (Natura).L'opera si avvia alla fine,di tanto in tanto un po di distacco poichè la tensione ora è forte,la dinamica del piacere e le altre,tante,si sovrappongono e si accavallano e stremano,sfiancano,ancora pausa,un po analittica e un po di riposo,poi via sulla dirittura finale,finire l'opera,qualcosa ci è sfuggito,non sappiamo ancora cosa...e poi non importa,ma altre si rivelano stupefacenti in relazione alla nostra misura(...)il tutto si equilibra,l'opera non finirà di parlarci per lungo tempo,uno stimolo,una passione e sopratutto certe opere che durano,non ci stancano ad uno sguardo attento e partecipato.Questo articolo è specifico sopratutto per il "plein air"pittura all'aperto che di rado richiede un ritocco in studio poiche oggigiorno piu o meno tutti disponiamo di almeno qualche ora (3 ore è il minimo),in passato si doveva contemplare il tragitto in carrozza,in bicicletta,a cavallo o a piedi...Buon Lavoro.


La biblioteca

Come si suol dire "una immagine vale piu di tanti discorsi"ebbene per dipingere,per iniziare(sopratutto)occorre aver immagazinato nella memoria,nella biblioteca cerebrale,nel vissuto,un gran numero di immagini,foto,pitture,sculture e in generale quanto ha a che fare con le arti;non di rado mi è accaduto di allievi che in vita loro non erano mai stati in un museo,peggio sfogliato un sol libro di pittura,ancor peggio già con una radicata antipatia per il novecento,per Picasso etc,Il colmo è che meno "ci acchiappano" piu se la prendono con quel vecchietto "terribile"Immagazzinare non vuol certo dire studiare(cosi vi passa la paura)ma curiosare,esplorare,soffermarsi quando si incontra un opera che piace a un momento di contemplazione,amarla quell'opera,riconoscerla.Voglio dire che nel vostro percorso dovrete essere in grado di riconoscere a chi siete debitori (...)o verso chi avete una certa affinità,altrimenti non saprete mai(mai!)se vi piace il vostro quadro o se è finito!Serve a formarvi un certo giudizio critico e ad acquisire una certa parentela(...),vi toccherà di scegliere un padre e una madre adottivi fra i maestri della storia dell'Arte e ad ereditarne la "visione" un frammento di essa o a "completarla".Come giudicare altrimenti la veridicità di quanto affermano gli "amici"(ve li raccomando...) se siete completamente a digiuno del 90% del vocabolario in uso nella conversazione intorno all'arte?! Come sarà possibile in tali condizioni una corretta interelazione con i vostri colleghi(il mondo che vi siete scelti)...Ora certamente esistono come sempre delle eccezzioni ma siete sicuri di farne parte?Oggi poi se proprio non potete viaggiare per Musei,Gallerie d'Arte,atelier di artisti,collettive d'arte in parrocchia,almeno date una occhiata a Internet! Per vostra informazione una personalità artistica sensibile riesce intorno a 20 anni a metabolizzare non meno di 100.000 immagini.Un fatto è che quel vostro"pentolone"sà muovere collegamenti,relazioni,dinamiche verticali,trasversali,comparazioni e tantissimo d'altro a rendere il vostro patrimonio d'immagini...unico,irrinunciabile;il vostro profondo lavorera su esse a lungo e in modi insospettabili sino a permettervi di giungere ad una conclusione,ad una intuizione, in relazione alle vostre scelte di percorso.

www.franceculture.com

www.franceculture.com

Fateci un clic sopra per scoprirla,ovviamente trasmette solo in Francese (e come poteva essere altrimenti!),potete ascoltarla per radio o tramite un pc,scaricare le lezioni (prima installate nel pc Real Player free),le conferenze d'altissimo livello su temi come la psicologia,la storia,la filosofia, l'etologia, le arti tutte,l'antropologia,la letteratura etc,Non esiste al mondo un network,un media con questa qualità,questo prestigio,se masticate un po di francese non puo che farvi bene,schiudervi nuovi orizonti,aprire percorsi nuovi per la vostra pittura,illuminarvi,è difficile per me,personalmente quantificare il debito che ho verso questa emittente...è tutto detto. Eppoi che dire del piacere di ascoltarla durante la pittura...impagabile!

Perche la pittura a Olio

...perchè è la chimica,la tecnica piu antica nella storia dell'uomo,fin dai primordi nelle caverne l'uomo "primitivo" mescolava il pigmento a grasso animale,mescola che si è conservata sino ai nostri giorni se pensiamo a Lascaux considerata la piu antica cappella Sistina dell'Umanità.Grasso e pigmento,olio e pigmento,olio come la gran parte della costituzione umana,in fondo la l'industria non ha migliorato di molto questa chimica antichissima;non da meno ancora intatta ai nostri giorni la concettualità primitiva (almeno nell'arte moderna),animista,feticista etc,...di arte come esorcismo,come riparazione per l'offesa arrecata a "sorella" natura,di arte metafisica che considerava le forze della natura misteriose ora amiche ora una minaccia da imbonire tramite l'A ..Insomma la pittura a olio ha del sacro,tutt'altra sensazione mi dà l'acrilico con la sua luce fredda,persino il "rosso" è freddo ,vedere per credere! Quando osservo un colore ad olio ho come l'impressione che è vivo,e lo è poichè subisce l'usura del tempo come se si trattasse di noi stessi in una certa misura,per divenire piu affine,piu vicino,piu bello nel suo vissuto che è il nostro! Ora il consiglio:COLORI AD OLIO MAIMERI seria A o se potete permettervelo i PURO .

La maledizione

Ho una allieva carina,simpatica che interpreta tutti i rapporti sociali in termini di seduzione e con un forte dispendio di energie nlla sua vana ricerca del consenso,(anche con me (...) il padre in un certo senso l'ha delegittimata in vesti di artista giudicandola incapace,inetta,priva di fantasia etc,(una maledizione dunque) ebbene si accosta agli artisti con un segreto desiderio questo malcelato ,superare il "padre"in termini non di qualità ma per un in un che di vendicativo " vedi cosa sono capace di fare....meglio di te! " In poche parole proietta l'immagine del padre su chiunque,per questo piu che convincere preferisce circuire,sedurre e via dicendo,come già detto il "giudizio" paterno la condiziona pesantement nella sua crescita quale individualità sensibile e artistica(è figlia d'arte).Non credo che avro nuove occasioni di rivederla e cito questo caso per spingervi ad una riflessione(...)quanto pesa la psicologia personale in un percorso di apprendimento della pittura.Francamente ammetto e riconosco che la figura in questione possiede del talento e tuttavia riconosco la sua difficoltà ad abbandonare quel momento critico della sua infanzia,cioè il rifiuto del padre all'identità che lei aveva scelto di proporre di se(...) forse per sedurlo? (l'edipico?) Il padre forse desiderava ,voleva un maschio e comunque questo è solo uno tra i tanti casi che appestano di frustrazioni la condizione femminile.

Il tempo

All'incirca fu nel 2000 che cominciai a prendere coscienza del tempo,del tempo nella mia pittura,dapprima con l'incontro fortuito con un orologiaio,un collezionista(un modo di esorcizzare il tempo?)mi fece notare delle mie pendole rotte,senza le lancette omnipresenti come elemento decorativo nei miei quadri"..;sono d'accordo con lei,il tempo non esite!" e un secondo incontro avvenne con un fisico di 75 anni che collaborava con le università francesi all'estensione di una nuova concezzione dell'universo:la materia,i fotoni,la gravità,i buchi neri e le galassie...la velocità a cui si allontanano e perchè(solo lui lo sà,me lo ha spiegato ma...)insomma come chiacchierare con Einstein (di cui peraltro non condivideva le idee!)anche lui mi ha detto che condivideva la mia idea e particolarmente felice che anche un artista potesse intuitivamente inciampare nella scienza(...)In un quadro;(al che mi sono trattenuto dal citargli Leonardo da Vinci )giunsi a collocare un orologio solare al centro di una scena con ai due lati il giorno e la notte presenti allo stesso tempoQuesto lo faccio sempre anche nei paesaggi)! E paradosso inserisco nelle mie tele un che di vissuto(ci risiamo il tempo)usato per suscitare un sentimento di malinconia che è il "dolore"di cio che ci lascia e cessa di appartenerci,la finitezza nostra e di quanto ci circonda.Credo che nella Storia dell'Arte la questione "tempo" è stato un problema non da poco da assumere e gestire,lo è nel colore volutamente spento,leggermente ingrigito,nella grafica con il suo segno vissuto,nel fare di tutto per togliere quell'assurda "aria di nuovo" che permea l'opera appena finita;sembra che noi come i feticisti Africani (i quali seppelliscono le loro sculture feticcio per farle morire,consumare dal tempo)dobbiamo segnare temporalmente la nostra creazione altrimenti se ci sopravvivenell'atemporalità essa cessa di appartenerci;segniamo con il dolore e la malinconia ogni nostra creazione(sto straparlando);tornando al mio amico fisico mi disse che il tempo è una convenzione,non esiste,non ha massa,subisce la forza di gravità (come se avesse massa)e che pur non esistendo senza di lui nulla potrebbe esistere poiche tutto esiste in movimento,metamorfosi,divenire e finire...Come a dire con un azzardo che il tempo è...Dio !!!

Captive Wild Woman film 1946


Uno scienziato pazzo,il dottor Walters desidera creare una creatura semi umana per metà animale.Ruba in un circo una giovane femmina di Gorilla sul quale impianta non soltanto delle ghiandole umane ma anche il cervello della sua infermiera.La scimmia si trasforma in una magnifica giovane donna che decide di chiamare Paula,(a quei tempi si ignorava o si criminalizava l'animalità umana)lei un giorno fugge e ritorna nel circo natale,lei salverà la vita del domatore che per riconoscenza gli propone di diventare la sua assistente.Ma presto uno choc emozionale fà uscire alla superficie gli istinti primitivi di paula(ci risiamo con l'idea del male nella natura umana) provocando delle conseguenze disastrose.Metafora potentissima della follia quando si estirpa la natura profonda dell'essere vivente,l'animalità e si cerca di reimpiantarla pure un film di concezione puritana "ah gli americani",per fortuna oggi siamo in tempi di forte rivalutazione dell'animalità dell'essere umano,natura "al di sopra del bene e del male"affermazione della preminenza del corpo-natura e solo d'esso contro una ipotesi teo-fantasiosa che è solo censura della vita alla vita.Anche questo c'entra con la pittura e non parlo ovviamente della rappresentazione" Animalista"con il suo tenero sentimentalismo moralistico"anche gli animali hanno un anima..."ma della parentalità che ci unisce agli altri esseri viventi custodi dei segreti che spingeranno l'essere umano ad una evoluzione oltre ogni limite per poter un giorno infine ripagare la natura del debito cumulato...aiutare altre specie ad evolversi! Le piu vicine?Forse inglobarle,fondersi...per le necessità della colonizazione solare ed extra solare...Non credo che sia fantascienza.

Gli Dei

Aforismi

Raymond Boudon

La spiegazione delle credenze

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Il sociologo Durkheim ha studiato delle pratiche e dei rituali magici tra gli australiani. Coloro che praticano tali rituali credono che questi faciliteranno la riproduzione del gregge. Esistono anche rituali magici che hanno la funzione di facilitare la caduta della pioggia sui raccolti, e così via. Possiamo quindi affermare che i riti magici sono credenze in relazioni di causalità che risultano false, o meglio, che a noi appaiono false.

Anche in Weber troviamo una teoria della magia. Egli fa questa considerazione: noi facciamo una grande differenza tra il "facitore di fuoco" e il "facitore di pioggia". Pensiamo che il facitore di fuoco sia un uomo che si basa su relazioni di causalità vere. Il facitore di pioggia, al contrario, è qualcuno che si basa su relazioni di causalità completamente assurde per noi. Ma c'è una vera differenza? Weber risponde: "no, non c'è nessuna differenza per chi pratica quei riti".

Perché noi facciamo una differenza tra il facitore di fuoco e il facitore di pioggia? Perché conosciamo le leggi della trasformazione dell' energia. Sappiamo che l'energia cinetica si trasforma in energia termica, sappiamo che c'è una vera relazione causale dietro l'atto del facitore di fuoco. Ma perché lo sappiamo? Perché conosciamo un po' di fisica. E perché conosciamo un po' di fisica? Perché ce l'hanno insegnata. E perché ce l' hanno insegnata? Perché c'è una istituzionalizzazione della scienza nelle nostre società. Allora, conclude Weber, una società cosiddetta primitiva o arcaica, siccome non ha gli stessi quadri cognitivi e non sa nulla di fisica, non fa nessuna differenza tra il facitore di fuoco e il facitore di pioggia.

Durkheim dice, all'incirca, la stessa cosa, ma in maniera un po' più complessa. Argomenta così: immaginiamo gli individui di una società arcaica la cui attività principale sia l'agricoltura. Queste persone hanno un bisogno esistenziale urgente che le piante vengano fuori: la siccità, infatti, può voler dire carestia. Di conseguenza sono disposti a fare di tutto per modificare il corso della natura, per facilitare la crescita delle piante. Da dove tireranno fuori questa conoscenza biologica? Noi estraiamo la nostra biologia dalla cultura scientifica. Ma in quella società non esiste una cultura scientifica. Da dove si estrae, in questo caso, la conoscenza biologica? Naturalmente, dal sapere dominante costituito dalla religione. Durkheim, dunque, interpreta le credenze magiche come ricette tecniche estratte dal sapere religioso, simili alle ricette tecniche che noi estraiamo dal nostro sapere scientifico.

Di recente mi trovavo in California e il libro che vendeva più copie - se ne vedevano pile impressionanti in tutte le librerie - era intitolato La dieta del dottor Atkins. Ha venduto centinaia di migliaia di copie. Quel libro difendeva una relazione di causalità: "se volete sentirvi bene, dimagrire, avere il peso giusto, mangiate solo grassi, ma evitate assolutamente il pane e gli alimenti di questo tipo".

Dunque, eccovi un libro che difendeva una certa relazione di causalità, e che ha avuto un successo pazzesco. In questo caso le condizioni non sono molto diverse da quelle individuate da Durkheim: quando siamo in una situazione esistenziale che presenta un bisogno molto pressante, è molto difficile avere una risposta scientificamente fondata in tempi rapidi. Si vagola un po' nell'ignoto, e quindi si costruiscono, con quel che si ha, delle congetture. Si tende, con grande facilità, a confondere le congetture con le certezze. La situazione non è sostanzialmente diversa da quella delle società arcaiche.

Credo che in questo stesso modo si debba spiegare la pratica della numerologia o dell'astrologia, per esempio, da parte di molti imprenditori. Penso che cose simili si spieghino attraverso la tensione tra un bisogno e un sapere, tensione nella quale il sapere è insufficiente per corrispondere, o rispondere, al bisogno. Credo che, in maniera generale, le credenze apparentemente irrazionali si possano spiegare così.

Tratto dall'intervista "La spiegazione delle credenze" - Parigi, Istituto Italiano di Cultura, sabato 14 maggio 1994

"Viviamo in un'epoca che legge troppo per essere saggia, e crede troppo per essere bella " Oscar Wilde



Anatomia

Perchè l'immagine turba?ma perchè nell'immagine è un corpo nudo e crudo senza nessun altro significato che le sue armonie,interrelazioni,dinamiche fatte di glandole,muscoli,nervi etc,ci costringe ad una presa di coscienza sulla proiezione e sull'immagine percepita ammantata dei suoi supposti"valori" o significati.Quando al contrario per radiografia entriamo in contato con la "vera" cruda complessità di un corpo al di là del valore etimologico della parola ecco che scatta il turbamento,il corpo è nudo e privo di tutti gli infingimenti storico-culturali religiosi che ne falsano la percezione...il primo a vedere e studiare a un corpo è stato Leonardo da Vinci nei suoi famosi studi di anatomia di tutto sino all'amplesso . Conclusione se vogliamo essere "Realisti" in senso stilistico dobbiamo saper vedere intuire conoscere cosa è il corpo per realizzare correttamente una visione "realista" in termini di stile;tale scelta non puo prescindere dalla vera realtà che in se ha un che di tragico (limite e finitezza,precarietà)con quanto ne deriva.

Il toro

Il toro,ero nel atelier di Valras-plage quanto mi accinsi ad una ricerca sulla tauromachia,dopo almeno un centinaio di pagine sullo spettacolo in internet con immagini violente a non finire,ero ridotto ad una patetica poltiglia sul punto di scoppiare a piangere,la profonda emozione che vivevo forse aveva a che fare con l'approfondimento filosofico che conducevo da qualche anno a questa parte,nuove prese di coscienza ad esempio lo "specismo"il razzismo di

specie,discriminazione di una specie su un'altra, per ragioni morali,filosofiche,teologiche etc,(il toro è un simbolo dell'eros nell'immaginario umano o icona dell'irruente potenza dell'istinto sessuale). Mi vedevo un tutt'uno con la stessa natura del toro,per niente decontestualizato,entrambi parte della stessa "natura" manifetstazione della stessa "natura"(mi scuso per la ripetizione ma la ritengo neccessaria).In relazione a questo punto di vista decisi di cimentarmi in una mostra che mettesse a nudo crudamente la visione "stoica" alla base della tauromachia,di denunciare attraverso l'arte e per mezzo della vittima-toro la violenza che viene esercitata alla stessa condizione umana che quando è sensibile non puo accettare impunemente di decontestualizarsi con una posizione specista,razzista e innaturale,contronatura,siamo tutti parte di una manifestazione della volontà creatrice della naturà.La violenza portata alla natura è violenza allo spirito profondo dell'uomo,và estirpata,denunciata ovunque essa appaia,sino alle note posizioni bibliche che vogliono il regno "animale" posto al servizio e diletto(...) dell'umanità.Dunque non una posizione animalista sul genere: "di-anche-i-tori-hanno-un-anima",ma una rivolta verso una visione che imprigiona la natura e l'essere umano in una triste pulsione di morte.Mi permetto di rammentare che la stessa visione mortifera condanno i gattii processati dalla quella veneranda istituzione che è l'inquisizione per la loro supposta "amicizia" con il diavolo! la lista è lunga...quella delle proiezioni mortifere che toccano indistintamente esseri umani e animali.Dunque nei miei quadri ho messo esultanti e "gioiosi "preti a suore al cospetto della morte del toro su un fondo di cupi flagellanti(...) e un sole e una luna per terra,tutto è materia e devo averlo già detto che di cieli nella mia pittura non si parla piu(...)


Aforismi

Pietro Rossi

Cultura e mondo animale

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Un presupposto esplicito dell'Antropologia e delle scienze sociali contemporanee è stato, fino ad un paio di decenni fa, la connessione cultura - apprendimento - linguaggio; ed è proprio attraverso la messa in questione di questa connessione che si realizza, o meglio che si manifesta una tendenza a spostare ancora più, diciamo, "in basso", ma qui forse il termine "in basso" non è particolarmente felice, ma non ne trovo un altro migliore, il limite della cultura. Intanto abbiamo visto che nell'antropologia contemporanea la cultura viene interpretata come una eredità differente, eterogenea rispetto all'eredità biologica: l'eredità biologica viene trasmessa geneticamente e la cultura si apprende. Ora, noi sappiamo che in realtà l'apprendimento non è un'alternativa netta alla trasmissione per via genetica; intanto lo stesso apprendimento ha delle condizioni genetiche molto precise, ma tra l'uno e l'altro tipo di trasmissione vi sono dei momenti di passaggio, delle fasi intermedie: tutto l'"imprinting" che si realizza in fase neonatale non è trasmissione per via genetica, ma non è neppure apprendimento; in secondo luogo soprattutto, quello che è entrato in crisi, che oggi non è più accettabile, è la tesi dell'esclusività umana del linguaggio. Noi sappiamo, pensiamo agli studi di Lorenz, di von Fritz, di Heibel Heibelsfeld, al grande sviluppo che negli ultimi decenni ha avuto l'etologia, non che gli animali parlano, ma che certamente parecchie specie animali sono capaci di un linguaggio. Questo linguaggio naturalmente non è necessariamente un linguaggio fonico, è un linguaggio fonico in certe specie di mammiferi, le api comunicano fra di loro attraverso la danza, una danza che poi segue delle regole molto precise. Ebbene, se l'ambito della cultura è coestensivo con l'ambito del linguaggio, allora noi dobbiamo ammettere che anche nel mondo animale esistono delle forme di cultura. Cosicché abbiamo una fase ulteriore della vicenda: il concetto di cultura era servito nell'Ottocento a recuperare la distanza tra i popoli pervenuti allo stato di civiltà, vale a dire tra i popoli letterati, e i popoli primitivi, oggi probabilmente il concetto di cultura può servire a recuperare la distanza tra il mondo umano ed il mondo animale o di certe specie animali. Del resto noi sappiamo ormai che l'evoluzione culturale e l'evoluzione biologica non sono momenti distinti e successivi di uno stesso processo. L'evoluzione culturale influisce su quella biologica oltre ad esserne condizionata, si tratta appunto di due processi che in qualche modo interferiscono; questa interferenza, probabilmente, ancorché per vie diverse, con modalità diverse, si ha anche presso altre specie, specie animali. Ecco quindi che, quella che in origine era la "cultura dell'animo", diventa invece un fenomeno esso stesso inscrivibile in un processo evolutivo, che certamente nell'uomo ha assunto modalità specifiche, ma che non possiamo più considerare esclusivamente umano.

1993Tratto dall'intervista Cultura e civiltà, , Napoli 14 ottobre

Nomadi

nomadismo non luogo...
Non mi stupiscono le recenti odiosie polemiche sui Rom,sugli zingari nel nostro paese,non mi soffermo sui comportamenti razzisti e xenofobi,ma su un fatto:sono nomadi,come gli Ottentotti del Sud Africa,come i Tuareg,come i Beduini della penisola Arabica...e infiniti altri popoli,come tutte queste civiltà,culture essi portano con se la propria ricchezza,una ricchezza che per forza di cose ha un peso(...)un limite dunque,constatazione:ce lo vedete un Bil Gates,un Berlusconi portarsi dietro tutta la loro ricchezza,proprietà?!Voglio dire che la loro esistenza mi suggerisce la possibilità che possa esistere una società meno consumista,sprecona,con una maggior ripartizione delle risorse,meno ricca(ma piu ricca nei valori che contano)certamente meno egoista,la qualità del nomadismo,in tutte le sue vesti,significati non puo che arricchire la visione e la sensibilità personale dell'artista.Toccare tutti i luoghi e "nessuno" perchè apparteniamo alla terra ma la terra non ci appartiene(...),constatiamo negli U.S.A che milioni(...!)di persone si spostano ogni anno per esigenze di lavoro etc,constatazione :sempre piu le nostre società divengono mobili e con immensa fatica visto il peso di cio che devono trasloccare,si opta un po stupidamente di spostare solo le persone (sic!)e si moltiplicano i beni da"acquistare"...Non sarebbe meglio ridurre le dimensioni della ricchezza,ripartirla piu equamente per poterla trasportare con se piu agevolmente?Investire piuttosto che nella proprietà sui valori relazionali?Non sono forse le relazioni alla base della felicità attraverso le emozioni?Il "corpo" trae godimento reale da un oggetto?Credo che nella scientfiction degli anni 50 c'era un libro che parlava di città intere con milioni di abitanti che si spostava di qui e di là,alla Mad Max. Noi pittori,artisti in generale non è da poco che pratichiamo il nomadismo con i nostri atelier itineranti,le personali,i viaggi e questa benedetta immaginazione che rifiuta ogni ancoraggio.

Un "Lupo" e l'Università la Sapienza

Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso a Parma, Joseph Ratzinger ha rilanciato un'intollerabile affermazione di Feyerabend: "Il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto"". Una frase che ha fatto sobbalzare il gruppo di scienziati che ora fa la fronda alla visita di Benedetto XVI. E che si dicono "indignati in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze. Quelle parole ci offendono e ci umiliano. E in nome della laicità della scienza auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato".Invitato dal solito "cristicolo" Renato Guarini il papa fà visita all'università la Sapienza,la piu antica d'Europa ,subito scatta la mobilitazione tra i docenti Andrea Frova, docente di Fisica generale, è tra coloro che hanno partecipato

alla stesura di una lettera: "L'invito è una scelta inopportuna e vergognosa e non è sufficiente che il Papa non tenga più la lectio magistralis, come avevano deciso all'inizio. È solo un maquillage fatto anche piuttosto male. Si tratta di un capo di stato straniero ed inoltre il capo della Chiesa cattolica. E noi che abbiamo dedicato tutta la vita alla scienza non ci sentiamo di ascoltare, a casa nostra, una voce autorevole che condanna di nuovo Galileo". Un altro dei firmatari più attivi è Carlo Cosmelli, docente di Fisica: "Le accuse anti-scienza che il Papa ha lanciato da cardinale le ha ribadite anche nella sua ultima enciclica. Lui è convinto che, quando la verità scientifica entra in contrasto con la verità rivelata, la prima deve fermarsi. Una cosa del genere in una comunità scientifica non può essere accettata".Il capo della chiesa cattolica inaugura un nuovo percorso affatto irto di ostacoli...quello del ridicolo e della provocazione gratuita! Se non è una surreale provocazione che cosa è ? La recondità probabilità che il "pensiero magico",la superstizione possa aver la meglio sul cosidetto"relativismo scientifico"e questo proprio in una università "la casa del diavolo"?! Una cosa cosi non puo che rassicurare quanto paventano la "rinascita degli Dei" (magari in condominio con l'Islam se ci stà!).speriamo ce ne siano altre...temo che questa storia non finirà qui,qualcuno se la stà cercando (...)

12 Gennaio 2008

I leoni sono riusciti a scappare!
Usciti dalle aule della sapienza hanno saputo mobilitare il web,i blog,allertare la stampa,i movimenti laici e persino i

pachidermi dei partiti;"il grande trombone","la fabbrica delle lacrime" con il suo proclamificio assordante ad azione zero (...) ha rinunciato,non verrà allUniversità la Sapienza,il movimento ha vinto una piccola battaglia e fatto capire chiaramente che non è piu disposto in nome della tolleranza,della libertà d'opinione(...)a sorbirsi predicozzi,stantii moralismi dal capo dei "Cristicoli"che prima la fà (come i suoi predecessori) e poi "se la perdona"alla faccia delle vittime di un oscurantismo cieco,fanatico,isterico,sadomasochista.Una volta cera la "balena bianca,i "cattocrociati",oggi c'è un nuovo fronte che intravede in questi fatti,in questa reattività(...)un pericolo per il suo avvenire e in conseguenza reagisce istericamente.

martedi 15 Gennaio 2008

Immagine la vostra nel tempo

Vi sarà capitato discorrere le pagine di un libro di pittura,ebbene notatelo vi appaiono non solo le opere del maestro ma anche tutta una serie di documenti,foto personali,lettere,testimonianze etc,nello specifico le foto sono sovente di colleghi,con colleghi o altri intelletuali etc,Testimoniano di eventi particolari,della nascita di un Movimento o di un gruppo,gli scritti possono essere cenni critici personali,commenti,note,appunti di lavoro,e per finire schizzi e abbozzi di particolari opere,tutto questo è molto importante per permettere a chi studierà i vostri percorsi d'arte di delineare la vostra obiettivamente la vostra immagine.Aggiungete che in tempi d'immagine numeriche (nuovi apparecchi foto-video) tornerà utile quanto potrete diligentemente mettere da parte,ovviamente non nel pc domestico e ancor meno in un cd doppio o triplo,meglio in un disco duro amovibile,(esterno)selezionato appositamente a quell'unico scopo;personalmente la mole di dati che amministro a tal fine non è molto rilevante,anzi pressoche inesistente (...)so che è un errore e comunque mia moglie per fortuna fà la sua parte(...) Da ultimo potrebbe accadere anche a voi di fare delle scoperte su voi stessi quando andate "alla ricerca del tempo perduto".Un ultima nota :un certo moralismo "stoico-cattolico"" vuole che l'artista non si occupi piu di tanto dei suoi momenti biografici,del suo vissuto in termini di memoria;sappiate che in molti paesi d'Europa il pubblico(e anche i colleghi) vogliono conoscere tutto della vita dell'artista,l'indagine psicologica dell'identità permette di comprendere moltissimo dell'opera del maestro(...)



Mal d'Africa

Frugando nelle mie cose"alla ricerca del tempo" perduto mi sono imbattuto in un quadro(50x60 del 1993 credo) qui a fianco a dir poco stupendo,con una pasta coloristica eccezionale...e insomma,questo quadro è il mio,uno dei miei,del mio passato un po figurativo,Realista.Mi ha messo voglia di cimentarmi di nuovo con il colore,con "certi"colori.Mi permetto immodestamente di segnalarlo proprio per la sua qualità coloristica,per il suo calore e la sua luminosità. L'ho dipinto in Africa e il solo vederlo mi immalinconisce...sarà il vecchio male che in coincidenza con il ritorno di Adrien dal Mali si affaccia a questo occidente mentale alienato?! Adrien per chi non lo sà è un incontro casuale tra "lui" e la sua voglia di imparare a pensare la pittura e me,qualche anno dopo decide di praticare un che di nomadismo attraverso un viaggio di studio e pittura in Africa ,presto mi mostrerà i suoi lavori,non credo che ora abbia molta necessità di una mia opinione ,l'esenziale lo ha capito.

Volontà di potenza

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Il concetto di volontà di potenza (Wille zur Macht in tedesco), insieme a quello di superuomo e a quello dell'eterno ritorno, è un concetto caratteristico della filosofia di Nietzsche. Esso è stato teorizzato in particolare nell'opera La volontà di potenza. Saggio di una trasvalutazione di tutti i valori, raccolta postuma di frammenti riuniti in modo arbitrario dalla sorella di Nietzsche, la quale ne condizionò in tal modo l'interpretazione portando al fraintendimento di quest'opera in ottica razzista e autoritaria.

Storia del concetto[modifica]

Il concetto, mutuato probabilmente da Spinoza e da alcuni saggi di Emerson, come "Potenza" (Power, 1860), viene menzionato per la prima volta in Così parlò Zarathustra, per poi essere ripreso, almeno a margine, in quasi tutte le opere successive. Esso si rifa inoltre alla centralità della volontà nella filosofia di Schopenhauer, intesa come volontà di vita che si afferma al di là e al di sopra di ogni rappresentazione, nei singoli viventi, e che va convertita in nolontà, o non-volontà, mediante una sorta di percorso ascetico ispirato allo spiritualismo orientale.

Definizione[modifica]

La volontà di potenza è la volontà che vuole sé stessa, ovvero la volontà come perpetua trascendenza e rinnovamento dei propri valori. La volontà di potenza non si afferma dunque come desiderio concreto di uno o più oggetti specifici, ma come il meccanismo del desiderio nel suo stesso funzionamento incessante: esso vuole, continuamente, senza sosta, il suo stesso accrescimento, ovvero è pulsione infinita di rinnovamento. È evidente in tal senso il nesso profondo che lega il tema della volontà di potenza con quello del superuomo e dell'eterno ritorno: è caratteristico del superuomo, infatti, poter assumere su di sé con leggerezza tutto il peso di questa volontà creatrice, accettando e affermando nel contempo l'inesorabile ripetizione dell'attimo creativo, che soggiace alla teoria dell'eterno ritorno.

"mercoledi delle scimmie"

Ho fatto rinascere l'Associazione Culturale "il mercoledi delle scimmie" e in piccola parte le sue dinamiche piu affascinanti,in origine era in Padova,in via San Polo a uno sputo dal magnifico Centro Storico,oggi la sede da Menton (France)si sposta a Bezier (vicinissimo alla Spagna) nella nostra nuova galleria d'Arte,su due piani con un immenso spazio espositivo nonchè un appartamentino per ospitare gli artisti Italiani (gli amici) che saranno invitati ad esporre.L'ambizione del progetto è grande,i mezzi un po meno,contiamo sulle idee e quelle ci pare non mancano,speriamo di eletrizzare una cittadina borghese un po sonnolenta, pigra. "Il buon confessore" (l'autore del sito è nato a Buenos Aires l'11-1-1953)

Il diavolo confessore

Non so quale tormento ha sconvolto i cattolici argentini nell’ascoltare il racconto dei sopravvissuti alle squadre della morte dei generali P2. Nella tribuna dell’imputato era seduto il cappellano militare Christian Von Wernich e le Tv e i fotografi che cercavano di cogliere nel volto un’ombra di imbarazzo (se non di pentimento) trovavano occhi di ghiaccio, labbra piegate nel sarcasmo quando, chi uscito vivo dalle prigioni clandestine, spiegava quale inferno aveva attraversato. L’ho visto e rivisto in Tv per evitare il luogo comune del colpevole indifferente, ma Von Wernich resisteva nel rappresentarsi come luogo comune senza speranza.
Ha confessato i prigionieri che non si erano arresi alla tortura non avendo segreti da raccontare, invitandolo a collaborare perché l’Altissimo lo pretendeva. Chi confidava la verità nascosta - abbandono di ogni credente al confessore - era lontano dal sospetto di un confessore spia dei torturatori.
L’accusa ha inchiodato all’ergastolo Von Wernich: 7 omicidi, 32 casi di tortura ripetuta dopo le notizie raccolte nel confessionale e 42 amici spariti nel nulla. Nove anni fa il capitano Scilingo, primo repressore ad aver confidato a Horacio Verbitsky (autore de Il volo, editore Feltrinelli) come funzionava la repressione, racconta delle parole di consolazione con le quali Von Wermich ed altri cappellani militari accompagnavano i condannati a morte verso l’aereo che li avrebbe dispersi in mare: la volontà del Signore lo pretendeva, segno dell’ amore col quale proteggeva la patria. «Rassegnati, Dio lo sa». Nell’interpretazione di questi sacerdoti, la rassegnazione disinfettava dagli insetti maligni la nuova società che il delirio dei militari stava disegnando. Ma non erano insetti e non erano maligni: solo ragazzi che non sopportavano l’oppressione armata. Ecco perché 30 anni dopo memoria e perdono restano i problemi irrisolti della Chiesa nel continente più cattolico del mondo. Von Wermich non è diventato improvvisamente colpevole otto giorni fa. Subito dopo la sentenza del tribunale, la Chiesa annuncia procedure per decidere il destino di un prete del quale si conoscono i delitti da tempo immemorabile. Negli ultimi mesi ogni vescovo ha incontrato ogni giorno su ogni giornale e ogni Tv i racconti dei testimoni e i documenti che provano l’orrore. Non a caso il comunicato della Commissione Episcopale appare cinque minuti dopo l’annuncio dell’ergastolo. Perché cinque minuti dopo e non cinque anni o cinque mesi fa come i credenti pretendevano? Poche righe che deludono: «Il vangelo di Cristo impone a noi discepoli una condotta rispettosa verso i fratelli. Un sacerdote cattolico, per azioni e omissioni, si è allontanato dall’esigenze della missione che gli era stata affidata. Chiediamo perdono con pentimento sincero mentre pregiamo Dio nostro Signore di illuminarci per poter compiere la missione di unità e di servizio».
Non una parola di pena per le vittime. La deviazione di Von Wermich rimpicciolisce nella deviazione personale ed il silenzio della comunità ecclesiale è il peccato inspiegabile che ha riunito tanti vescovi e tanti sacerdoti, alcuni di loro prossimi al processo. E dopo la sentenza se ne aggiungono altri. Il vescovo vicario della diocesi di san Miguel, Federico Gogala, visitava giovani donne che stavano per partorire. Nude e incappucciate per non riconoscerlo. Se ne andava col bambino appena nato mentre la madre veniva assassinata. Una suora e un’infermiera stanno testimoniando. E testimoniano le nonne di piazza di Maggio con la prova di una nipote ritrovata: era stata data in adozione dal Movimento Familiare Cristiano vicino al vescovo ausiliare Gocala. Comprensibile l’imbarazzo e il dolore eppure nessuna spiegazione su «omissioni ed azioni» che tormentano il clero argentino, ma anche sacerdoti e cattolici di tutte le americhe latine. Non hanno saputo affrontare il passato prossimo con la chiarezza compagna di viaggio della loro missione. Per il diritto canonico la decisione sul futuro sacerdotale dell’ex cappellano militare è competenza del vescovo della diocesi, monsignor Martin Elizaide, 67 anni, profilo incolore nella gerarchia argentina. Facile pensare che il verdetto risentirà degli umori della conferenza episcopale. La procedura sarà lunga, Martin Elizaide non ha indicato quanto durerà. A Von Wermich è consentito ricorrere al tribunale vaticano se gli sarà proibito per sempre di esercitare la funzione ministeriale. Passato lo choc per la condanna che ritiene falsata da falsi testimoni, Von Wermich riprenderà a confessare, celebrare messa come ogni parroco in pace con Dio; potrà distribuire la comunione ad altri torturatori chiusi nella stessa prigione fino a quando la decisione del vescovo non lo impedirà. Ma glielo proibirà per sempre o «la contrizione palese per il male commesso» potrà risorgerlo a nuova vita restituendogli messa, comunione e confessione? Su Ernesto Cardenal e Manuel D’Escoto, ministri nel governo sandinista, papa Wojtyla aveva alzato l’indice del rimprovero. Hanno perso la messa per sempre. L’altro fratello, Ferdinando Cardenal, fratello di Ernesto e gesuita, a 70 anni ha riaffrontato il noviziato con l’umiltà di un seminarista adolescente. Ed è tornato a celebrare dopo anni di punizione... I delitti di Von Vernich oscurati da silenzio e complicità aprono un capitolo finora esplorato con imbarazzo: il rapporto tra cappellani militari e dittature, dall’America Centrale a Brasile, Cile, Argentina. Con quale spiritualità si sono rivolti a Dio gomito a gomito con le squadre della morte? Fedeli alla loro coscienza o ligi all’obbedienza dovuta che incatena ogni militare? Fino al processo Von Wernich, ai cappellani militari di Argentina e Cile non era successo niente. Si sapeva e si sa delle ambiguità a volte degenerate in collaborazione al delitto. Sembra impossibile che i vescovi cappellani militari e i vescovi amici dei vescovi militari non abbiano saputo niente.Possibile che i nunzi apostolici, ambasciatori del Papa, non si siano rivolti a Roma supplicando di intervenire? Forse i doveri diplomatici e l’amicizia personale con gli strateghi della repressione hanno annacquato nell’ipocrisia quel dovere che impone la fede e l’esempio del pastore. Vent’anni dopo, 1996, i vescovi argentini finalmente si fanno vivi con un’autocritica superficiale. Nel 2000 chiedono per la prima volta perdono. In Cile il silenzio continua. Nella cattedrale castrense di Santiago, alla messa della domenica vecchi e nuovi militari si accostano all’altare con la devozione di Pinochet.
La storia dei rapporti chiesa-stato ha conosciuto in Argentina momenti che imbarazzano la rilettura. Subito dopo il colpo di stato 1976, il cardinale di Buenos Aires Carlo Aramburu invita i fedeli a collaborare col governo dei generali «i cui membri appaiono assai bene ispirati». Gran parte dei vescovi e il nunzio apostolico Pio Laghi (oggi cardinale) assistono alla cerimonia di insediamento del generale Videla. Laghi è l’unico diplomatico straniero presente. Perché? Tre mesi dopo benedice a Tucuman le truppe impegnate nella repressione: «L’autodifesa contro chi vorrebbe far prevalere idee estranee alla nazione... impone misure determinate. In queste circostanze si potrà rispettare il diritto fin dove si potrà». Anche il cardinale Benelli, sostituto segretario di stato vaticano, si dichiara «soddisfatto per l’orientamento assunto dal nuovo governo argentino nella sua vocazione cristiana e occidentale». Paolo VI era stanco e malato. Lo si informa in qualche modo nascondendo quasi tutto. Anche Giovanni Paolo II viene a sapere della tragedia argentina dalle madri di piazza di Maggio. La Chiesa di Buenos Aires imponeva il silenzio ma le madri alle quali avevano rubato i ragazzi vengono a Roma sperando di informare il papa. Per sopravvivere attorno al vaticano lavorano come perpetue o inservienti in collegi religiosi e parrocchie. Ed è così che è Wojtyla e non un vescovo argentino a pronunciar per primo la parola «desaparecido». Tardi, purtroppo: 30 mila morti. Ieri, come oggi, in Argentina e nel continente latino (Venezuela compreso) si delineano due Chiese lontane tra loro. Tanti preti e due vescovi fra le vittime. Romero e dodici religiosi in Salvador. Due vescovi e religiosi assassinati in Argentina. Il primo a morire don Carlos Mugica, fondatore del movimento dei sacerdoti terzomondismi. Poi padre Josè Tedeschi, poi l’intera comunità dei Pallottini: tre preti, due seminaristi. Il vescovo Enrique Angeletti viene ucciso al ritorno da un convegno in Ecuador organizzato dai teologi della liberazione; il vescovo Carlos Ponce muore a San Nicolas in un incidente stradale che la polizia definisce «immaginario».Due suore francesi violentate, torturate e uccise dal guardiamarina Astiz. Quando l’indulto del presidente Menem impedisce libera gli assassini in diretta Tv l’ambasciatore francese anziché complimentarsi con Astiz, nuovo capitano di vascello dalla divisa immacolata, scandisce un giudizio che gela la cerimonia: «Non sapevo che per far carriera nella marina argentina servissero eccellenti qualità criminali». E a Parigi il cardinale Marty rifiuta di celebrare messa nell’ambasciata di Buenos Aires.
Due vescovi argentini - Karlic e Novak - precedono il mea culpa ufficiale invocando perdono per il male che la chiesa «non ha impedito, sopportato e in qualche caso aiutato». Ma il vescovo Laguna, portavoce della confederazione episcopale, se ne era lamentato: possono parlare a titolo personale, non a nome della chiesa. Il regime cade ma certe solidarietà non svaniscono. 24 settembre 1991: il nunzio apostolico Ubaldo Calabresi organizza un ricevimento per festeggiare il dodicesimo anniversario dell’investitura di Giovanni Paolo II. Fra gli invitati i generali Videla, Viola e l’ammiraglio Massera mandanti dell’uccisione di migliaia persone, riconosciuti colpevoli in tribunale ma perdonati e rimessi in libertà dall’indulto.
La Chiesa continua a tacere. L’altra Chiesa argentina guarda al futuro in modo diverso. Dopo la condanna di Von Wernich la Commissione Giustizia e Pace assistita dal vescovo Jorge Casaretto (71 anni, origini genovesi) si preoccupa del dolore dei familiari ed esprime pietà per le vittime invitando la giustizia a scoprire quali complicità e quanti tradimenti siano allo radice di una tragedia impossibile da nascondere. Casaretto ha guidato la Caritas negli anni del disastro economico: metà Argentina non sapeva cosa mangiare. Ha aperto mense popolari, bussato alle porte che contano per raccogliere risorse. Ma Von Wernich appartiene all’altra Chiesa. L’ergastolo illumina lo scandalo dei sacerdoti che hanno trasformato la confessione in gadget della tortura. «Era difficile», sospirava il vescovo Laguna nella sua stanzetta di Morelos, qualche anno fa, «restare fedeli alla promessa e sopravvivere nella paura». Difficile, ma non impossibile.

Maurizio Chierici
da l'Unità


La pittura del Nudo

Un paradosso,e una osservazione:se non possiamo disporre di una modella e di una adeguata scenografia per la nostra seduta di nudo è giocoforza adeguarsi alla scelta di una buona fotografia (sin dagli albori della fotografia gli artisti....)ed è bella la constatazione che a sua volta il fotografo si è ispirato alla pittura come in questa foto che mi ricorda tanto Goya (...)Poi magari l'autore della foto rivendica ad alta voce i diritti d'autore! Tornando al nostro nudo è di estrema importanza il gioco delle luci che fate correre sul corpo della vostra modella,dove la posizionate rispetto alla fonte di luce e se la fonte è luce solare o un faro alogeno piu o meno attenuato,filtrato etc,ad esempio con un foulard colorato semi trasparente.Fondamentalmente le luci possono essere tagliate in due maniere:tonde,sferiche a curve dolci quando aspirate a rendere concetti armonici,sensuali etc,oppure tagli netti,sgraziati,violenti,ombre lunghe a forti contrasti quasi angolari per esprimere Realismo,profondità psicologica,tragico o intelligenza,enigma etc,le due visioni possono essere fuse,resta nella pratica del nudo per non cadere nel ripetitivo,nella banalità(....) bisogna rompere l'eccesso di grafismo curvilineo cosi mieloso,stucchevole(come nella foto sopra con le pieghe tessuto cosi...vissute ,consunte).Consiglio agli argonauti della pittura:stendete sulla tavolozza dei colori,se volete tutti poi cominciate ad effettuare delle mescole a caso,piu o meno liquide,talvolta utilizate lo straccio per mescolare due o piu tinte (non il nero per il momento)e poi lasciate seccare il tutto,all'indomani sceglierete sulla tavolozza la gamma di colori con cui volete "possedere" lei sulla tela e vi limitate solo ad essi(...)certo non operate la vostra scelta in base a come dev'essere l'incarnato...mà relativamente alla gamma coloristica che piu vi seduce per vibrazione.