Qui ci dovete venire se siete curiosi,sempre storie di "Madonnine" esplosive
domenica 3 febbraio 2008
Lacrime per annafiare i Bonsai e madonnine esplosive
Qui ci dovete venire se siete curiosi,sempre storie di "Madonnine" esplosive
sabato 2 febbraio 2008
Quando non si và da nessuna parte perchè l'Asino ...
SPAM/@RTE promozione-marketing dell'@rtista intraprendente
"Ciò che chiamano insincerità è semplicemente un modo attraverso cui uno riesce a moltiplicare la propria personalità"
Oscar Wilde
Se avete accesso a internet fate una ricerca sull'indirizzo sull'Email delle Gallerie d'Arte di tutto il mondo,con un software apposito provvedete a scaricare tutti questi indirizzi e poi fabbricate la vostra comunicazione personale con le migliori opere della vostra produzione,vi aggiungete un cenno critico,la vostra Email@ ,il vostro indirizzo,il vostro sito personale,la vostra quotazione,sintetici commenti entusiasti dei vostri Collezionisti che vantano sia la qualità sia la bontà dell'investimento (ci andiamo pesante eh!?),il formato e le tecniche con cui realizate le vostre opere,se a olio per esempio e infine fate tradurre il tutto in Italiano,Francese,Tedesco,Inglese,Cinese (lo chiedete al cameriere del ristorante cinese sotto casa e che diamine...)e Spagnolo;fatto questo con un altro software apposito(informatevi)cominciate a spedire la vostra Email@ badando a non appesantirla troppo,ripetete l'operazione ogni mese per un anno,il lavoro tanto lo fà il vostro pc,il vostro piccolo Einstein domestico.potete ampliare la cosa acquistando in internet qualche milione di indirizzi di privati (vi costa qualche decina di €uro) ma suppongo che questo è chiedere troppo.Ovviamente potete dare un tono piu o meno serioso alla faccenda,renderla piu garbata,gentile o piu aggressiva,come piace a voi;e in bocca al lupo!
"Per acquistare popolarità bisogna essere una mediocrità " Oscar Wilde
Un altro sistema autopromozionale consiste nell'avere un occhio d'attenzione per il calendario,per i centenari,i bicentenari,le celebrazioni di questo o quel personaggio,tema,ricerca,scoperta etc,in alcuni paesi come la Francia il governo pubblica un libricino ogni anno,si accenna alle manifestazioni in calendario a venire,di solito con un anticipo di due o piu anni,tale pubblicazione è destinata sopratutto ai municipi e alla comunità intelletuale (fra cui gli artisti,agenzie che promuovono eventi etc,).Una volta che avete identificato una "celebrazione"attinente con la vostra tematica artistica,la vostra sensibilità,mettetevi al lavoro e realizate le opere (si suppone dopo 6 o piu mesi)preparate ad uso e consumo degli assessorati alla cultura di questo o quel municipio la comunicazione che vi riguarda,sito,numero di opere attinenti alla celebrazione(...) a venire,quante opere,di che tipo,formato etc,cenni critici,commenti,stima delle opere,quotazione etc,come sopra insomma,la vostra Email e via dicendo,inutile ripetersi,fatto questo potete inviare almeno 1000 mail o lettere raccomandate ai municipi selezionati(certo un assessore di un paese di 1000 abitanti non ha grandi risorse da mettere a disposizione dell'evento(...),scegliete delle città,ci siamo capiti?Si tratta di proporre la vostra mostra attinente le celebrazioni(cercate di contattarli in anticipo altrimenti...),aggiungete che l'assicurazione è a carico dell'Assessorato alla cultura etc(oppure fondate una associazione culturale d'arte e tramite essa assicurate la vostra opera a una somma contenuta),a quali costi accettate di privarvi delle opere temporaneamente,con un po di fortuna e se lavorate d'anticipo riuscirete ad essere ospitati e pagati per almeno 10 mostre personali(!!!)della durata tra il mese e i tre mesi,tutto a carico dell'amministrazione che organizza le celebrazioni,l'evento.Generalmente questo tipo di marketing è prodotto da agenzie specializate le quali si fano pagare profumatamente e...pagano,elargiscono...diciamo benefit pur di conseguire gli appalti;tuttavia voi se fate un buon lavoro oltre alla qualità potete vincere perchè proponete un evento a costi infinitamente piu contenuti.In bocca al lupo.In casi eccezzionali un buon allestimento(tutto compreso fino al poster della mostra),una buona mostra puo avere accesso anche a città Europee,ovviamente conta il tema,andate sui siti della Comunità Europea e cercate le proposte evento a venire.Un ultimo suggerimento..;vista la stragrande collocazione degli artisti a sinistra e specie se il vostro "tema" è dichiaratamente connotato a sinistra o libertario potrebbe crearvi qualche difficoltà presso quelle amministrazioni comunali posizionate a destra.Inciampare fortunosamente in una buona amministrazione di sinistra comporta alle volte una sorta di raccomandazione per altre amministrazioni,una specie di effetto valanga tutto sommato positivo per voi;abbiate cura nella scelta del tema(...)di essere presenti nell'attualità e nelle polemiche intelletuali.piu avanti indichero alcuni temi ricorrenti su cui si puo lavorare,specie politici.
Qual'è la percentuale o la commissione che tiene per se unGallerista?
esserti utili in nessun modo, non hanno nessun interesse a vendere le opere che espongono perché il loro guadagno lo hanno già ottenuto.(trattero piu avanti di alcuni trucchi in uso presso le Gallerie d'Arte)
Ciò premesso, in un mercato serio il prezzo non lo decide l'artista, che può comunque esporre una propria intenzione di quotazione, ma viene determinato dalla formula "richiesta/offerta". E' già difficile, per chi inizia, essere preso in considerazione; se poi ci si impunta con un "io voglio tot soldi" si può tranquillamente girare a vuoto per un tempo infinito. Ti dicevo della formula "richiesta/offerta". Un bravo gallerista, un professionista che sa come muoversi e vendere, e che ovviamente conosce il mercato, avrà un'idea molto precisa circa la cifra da chiedere, e giustamente te la imporrà lui. La percentuale parte da un minimo del 40% per arrivare (con alcune gallerie di alto rango) al 75%. Questo potrebbe sembrare eccessivo; in realtà è un qualcosa che gioca a favore delle tue quotazioni, che un bravo gallerista sarà benissimo in grado di gonfiare come ritiene più opportuno. Inoltre la richiesta di una percentuale alta sul totale della vendita è garanzia che il gallerista si impegnerà il più possibile per piazzare le tue opere. Conseguentemente le tue quotazioni si alzeranno (grazie soprattutto al suo lavoro). Le gallerie che operano in questo modo sono parecchie, e similmente fanno anche molti mercanti (compreso il mio, che prende il 60%-70% sulle vendite). E' assolutamente normale, in un contesto del genere, che ti venga imposto un contratto di esclusiva (di solito 5 anni, rinnovabile, che sei libero di non accettare, ovviamente con la diretta conseguenza di essere mandato a spigolare). Tale contratto garantisce il gallerista - o il procuratore artistico - sul fatto che non dovrai vendere nulla della tua produzione (o di parte della tua produzione precedentemente convenuta, ad esempio i soli dipinti ad olio). Infatti, se tu vendessi direttamente, si avrebbero due problemi:
- il gallerista, dopo aver lavorato per alzare le tue quotazioni, non ottiene il suo giusto guadagno;
- il gallerista rischia di essere sbugiardato se tu, per un qualche motivo, vendi a prezzi inferiori a quelli della galleria. Questo chiaramente danneggia anche te.
Altri galleristi fissano un prezzo da pagare a te e vendono per conto proprio: in questo caso, a differenza di quello precedente, non si tratta più di un conto vendita ma di vendere direttamente alla galleria. Questa tipologia di vendita è poco diffusa, anche perché poco conveniente per l'artista, che magari dopo qualche anno, quando le quotazioni iniziano ad alzarsi, continua a vendere al gallerista per quattro soldi.
Infine: nei giri che farai dovrai portare con te:
- vari cd da lasciare ai galleristi, con le foto delle tue opere in alta risoluzione (mi raccomando la qualità, le foto di scarsa qualità vengono automaticamente cestinate);
- stampe cartacee delle foto relative alle tue opere in formato A4 circa, quindi una misura né troppo grande né troppo piccola (alcuni galleristi odiano i supporti digitali e preferiscono le tradizionali stampe su carta);
- biglietti da visita decenti con tutti i contatti web che ritieni opportuno segnalare;
- se porti anche delle brochure non sarebbe male...
mercoledì 30 gennaio 2008
"Il buon confessore"
Il diavolo confessore
Non so quale tormento ha sconvolto i cattolici argentini nell’ascoltare il racconto dei sopravvissuti alle squadre della morte dei generali P2. Nella tribuna dell’imputato era seduto il cappellano militare Christian Von Wernich e le Tv e i fotografi che cercavano di cogliere nel volto un’ombra di imbarazzo (se non di pentimento) trovavano occhi di ghiaccio, labbra piegate nel sarcasmo quando, chi uscito vivo dalle prigioni clandestine, spiegava quale inferno aveva attraversato. L’ho visto e rivisto in Tv per evitare il luogo comune del colpevole indifferente, ma Von Wernich resisteva nel rappresentarsi come luogo comune senza speranza.
Ha confessato i prigionieri che non si erano arresi alla tortura non avendo segreti da raccontare, invitandolo a collaborare perché l’Altissimo lo pretendeva. Chi confidava la verità nascosta - abbandono di ogni credente al confessore - era lontano dal sospetto di un confessore spia dei torturatori.
L’accusa ha inchiodato all’ergastolo Von Wernich: 7 omicidi, 32 casi di tortura ripetuta dopo le notizie raccolte nel confessionale e 42 amici spariti nel nulla. Nove anni fa il capitano Scilingo, primo repressore ad aver confidato a Horacio Verbitsky (autore de Il volo, editore Feltrinelli) come funzionava la repressione, racconta delle parole di consolazione con le quali Von Wermich ed altri cappellani militari accompagnavano i condannati a morte verso l’aereo che li avrebbe dispersi in mare: la volontà del Signore lo pretendeva, segno dell’ amore col quale proteggeva la patria. «Rassegnati, Dio lo sa». Nell’interpretazione di questi sacerdoti, la rassegnazione disinfettava dagli insetti maligni la nuova società che il delirio dei militari stava disegnando. Ma non erano insetti e non erano maligni: solo ragazzi che non sopportavano l’oppressione armata. Ecco perché 30 anni dopo memoria e perdono restano i problemi irrisolti della Chiesa nel continente più cattolico del mondo. Von Wermich non è diventato improvvisamente colpevole otto giorni fa. Subito dopo la sentenza del tribunale, la Chiesa annuncia procedure per decidere il destino di un prete del quale si conoscono i delitti da tempo immemorabile. Negli ultimi mesi ogni vescovo ha incontrato ogni giorno su ogni giornale e ogni Tv i racconti dei testimoni e i documenti che provano l’orrore. Non a caso il comunicato della Commissione Episcopale appare cinque minuti dopo l’annuncio dell’ergastolo. Perché cinque minuti dopo e non cinque anni o cinque mesi fa come i credenti pretendevano? Poche righe che deludono: «Il vangelo di Cristo impone a noi discepoli una condotta rispettosa verso i fratelli. Un sacerdote cattolico, per azioni e omissioni, si è allontanato dall’esigenze della missione che gli era stata affidata. Chiediamo perdono con pentimento sincero mentre pregiamo Dio nostro Signore di illuminarci per poter compiere la missione di unità e di servizio».
Non una parola di pena per le vittime. La deviazione di Von Wermich rimpicciolisce nella deviazione personale ed il silenzio della comunità ecclesiale è il peccato inspiegabile che ha riunito tanti vescovi e tanti sacerdoti, alcuni di loro prossimi al processo. E dopo la sentenza se ne aggiungono altri. Il vescovo vicario della diocesi di san Miguel, Federico Gogala, visitava giovani donne che stavano per partorire. Nude e incappucciate per non riconoscerlo. Se ne andava col bambino appena nato mentre la madre veniva assassinata. Una suora e un’infermiera stanno testimoniando. E testimoniano le nonne di piazza di Maggio con la prova di una nipote ritrovata: era stata data in adozione dal Movimento Familiare Cristiano vicino al vescovo ausiliare Gocala. Comprensibile l’imbarazzo e il dolore eppure nessuna spiegazione su «omissioni ed azioni» che tormentano il clero argentino, ma anche sacerdoti e cattolici di tutte le americhe latine. Non hanno saputo affrontare il passato prossimo con la chiarezza compagna di viaggio della loro missione. Per il diritto canonico la decisione sul futuro sacerdotale dell’ex cappellano militare è competenza del vescovo della diocesi, monsignor Martin Elizaide, 67 anni, profilo incolore nella gerarchia argentina. Facile pensare che il verdetto risentirà degli umori della conferenza episcopale. La procedura sarà lunga, Martin Elizaide non ha indicato quanto durerà. A Von Wermich è consentito ricorrere al tribunale vaticano se gli sarà proibito per sempre di esercitare la funzione ministeriale. Passato lo choc per la condanna che ritiene falsata da falsi testimoni, Von Wermich riprenderà a confessare, celebrare messa come ogni parroco in pace con Dio; potrà distribuire la comunione ad altri torturatori chiusi nella stessa prigione fino a quando la decisione del vescovo non lo impedirà. Ma glielo proibirà per sempre o «la contrizione palese per il male commesso» potrà risorgerlo a nuova vita restituendogli messa, comunione e confessione? Su Ernesto Cardenal e Manuel D’Escoto, ministri nel governo sandinista, papa Wojtyla aveva alzato l’indice del rimprovero. Hanno perso la messa per sempre. L’altro fratello, Ferdinando Cardenal, fratello di Ernesto e gesuita, a 70 anni ha riaffrontato il noviziato con l’umiltà di un seminarista adolescente. Ed è tornato a celebrare dopo anni di punizione... I delitti di Von Vernich oscurati da silenzio e complicità aprono un capitolo finora esplorato con imbarazzo: il rapporto tra cappellani militari e dittature, dall’America Centrale a Brasile, Cile, Argentina. Con quale spiritualità si sono rivolti a Dio gomito a gomito con le squadre della morte? Fedeli alla loro coscienza o ligi all’obbedienza dovuta che incatena ogni militare? Fino al processo Von Wernich, ai cappellani militari di Argentina e Cile non era successo niente. Si sapeva e si sa delle ambiguità a volte degenerate in collaborazione al delitto. Sembra impossibile che i vescovi cappellani militari e i vescovi amici dei vescovi militari non abbiano saputo niente.Possibile che i nunzi apostolici, ambasciatori del Papa, non si siano rivolti a Roma supplicando di intervenire? Forse i doveri diplomatici e l’amicizia personale con gli strateghi della repressione hanno annacquato nell’ipocrisia quel dovere che impone la fede e l’esempio del pastore. Vent’anni dopo, 1996, i vescovi argentini finalmente si fanno vivi con un’autocritica superficiale. Nel 2000 chiedono per la prima volta perdono. In Cile il silenzio continua. Nella cattedrale castrense di Santiago, alla messa della domenica vecchi e nuovi militari si accostano all’altare con la devozione di Pinochet.
La storia dei rapporti chiesa-stato ha conosciuto in Argentina momenti che imbarazzano la rilettura. Subito dopo il colpo di stato 1976, il cardinale di Buenos Aires Carlo Aramburu invita i fedeli a collaborare col governo dei generali «i cui membri appaiono assai bene ispirati». Gran parte dei vescovi e il nunzio apostolico Pio Laghi (oggi cardinale) assistono alla cerimonia di insediamento del generale Videla. Laghi è l’unico diplomatico straniero presente. Perché? Tre mesi dopo benedice a Tucuman le truppe impegnate nella repressione: «L’autodifesa contro chi vorrebbe far prevalere idee estranee alla nazione... impone misure determinate. In queste circostanze si potrà rispettare il diritto fin dove si potrà». Anche il cardinale Benelli, sostituto segretario di stato vaticano, si dichiara «soddisfatto per l’orientamento assunto dal nuovo governo argentino nella sua vocazione cristiana e occidentale». Paolo VI era stanco e malato. Lo si informa in qualche modo nascondendo quasi tutto. Anche Giovanni Paolo II viene a sapere della tragedia argentina dalle madri di piazza di Maggio. La Chiesa di Buenos Aires imponeva il silenzio ma le madri alle quali avevano rubato i ragazzi vengono a Roma sperando di informare il papa. Per sopravvivere attorno al vaticano lavorano come perpetue o inservienti in collegi religiosi e parrocchie. Ed è così che è Wojtyla e non un vescovo argentino a pronunciar per primo la parola «desaparecido». Tardi, purtroppo: 30 mila morti. Ieri, come oggi, in Argentina e nel continente latino (Venezuela compreso) si delineano due Chiese lontane tra loro. Tanti preti e due vescovi fra le vittime. Romero e dodici religiosi in Salvador. Due vescovi e religiosi assassinati in Argentina. Il primo a morire don Carlos Mugica, fondatore del movimento dei sacerdoti terzomondismi. Poi padre Josè Tedeschi, poi l’intera comunità dei Pallottini: tre preti, due seminaristi. Il vescovo Enrique Angeletti viene ucciso al ritorno da un convegno in Ecuador organizzato dai teologi della liberazione; il vescovo Carlos Ponce muore a San Nicolas in un incidente stradale che la polizia definisce «immaginario».Due suore francesi violentate, torturate e uccise dal guardiamarina Astiz. Quando l’indulto del presidente Menem impedisce libera gli assassini in diretta Tv l’ambasciatore francese anziché complimentarsi con Astiz, nuovo capitano di vascello dalla divisa immacolata, scandisce un giudizio che gela la cerimonia: «Non sapevo che per far carriera nella marina argentina servissero eccellenti qualità criminali». E a Parigi il cardinale Marty rifiuta di celebrare messa nell’ambasciata di Buenos Aires.
Due vescovi argentini - Karlic e Novak - precedono il mea culpa ufficiale invocando perdono per il male che la chiesa «non ha impedito, sopportato e in qualche caso aiutato». Ma il vescovo Laguna, portavoce della confederazione episcopale, se ne era lamentato: possono parlare a titolo personale, non a nome della chiesa. Il regime cade ma certe solidarietà non svaniscono. 24 settembre 1991: il nunzio apostolico Ubaldo Calabresi organizza un ricevimento per festeggiare il dodicesimo anniversario dell’investitura di Giovanni Paolo II. Fra gli invitati i generali Videla, Viola e l’ammiraglio Massera mandanti dell’uccisione di migliaia persone, riconosciuti colpevoli in tribunale ma perdonati e rimessi in libertà dall’indulto.
La Chiesa continua a tacere. L’altra Chiesa argentina guarda al futuro in modo diverso. Dopo la condanna di Von Wernich la Commissione Giustizia e Pace assistita dal vescovo Jorge Casaretto (71 anni, origini genovesi) si preoccupa del dolore dei familiari ed esprime pietà per le vittime invitando la giustizia a scoprire quali complicità e quanti tradimenti siano allo radice di una tragedia impossibile da nascondere. Casaretto ha guidato la Caritas negli anni del disastro economico: metà Argentina non sapeva cosa mangiare. Ha aperto mense popolari, bussato alle porte che contano per raccogliere risorse. Ma Von Wernich appartiene all’altra Chiesa. L’ergastolo illumina lo scandalo dei sacerdoti che hanno trasformato la confessione in gadget della tortura. «Era difficile», sospirava il vescovo Laguna nella sua stanzetta di Morelos, qualche anno fa, «restare fedeli alla promessa e sopravvivere nella paura». Difficile, ma non impossibile.
Maurizio Chierici
da l'Unità
Volontà di potenza
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Il concetto di volontà di potenza (Wille zur Macht in tedesco), insieme a quello di superuomo e a quello dell'eterno ritorno, è un concetto caratteristico della filosofia di Nietzsche. Esso è stato teorizzato in particolare nell'opera La volontà di potenza. Saggio di una trasvalutazione di tutti i valori, raccolta postuma di frammenti riuniti in modo arbitrario dalla sorella di Nietzsche, la quale ne condizionò in tal modo l'interpretazione portando al fraintendimento di quest'opera in ottica razzista e autoritaria.
Storia del concetto[modifica]
Il concetto, mutuato probabilmente da Spinoza e da alcuni saggi di Emerson, come "Potenza" (Power, 1860), viene menzionato per la prima volta in Così parlò Zarathustra, per poi essere ripreso, almeno a margine, in quasi tutte le opere successive. Esso si rifa inoltre alla centralità della volontà nella filosofia di Schopenhauer, intesa come volontà di vita che si afferma al di là e al di sopra di ogni rappresentazione, nei singoli viventi, e che va convertita in nolontà, o non-volontà, mediante una sorta di percorso ascetico ispirato allo spiritualismo orientale.
Definizione[modifica]
La volontà di potenza è la volontà che vuole sé stessa, ovvero la volontà come perpetua trascendenza e rinnovamento dei propri valori. La volontà di potenza non si afferma dunque come desiderio concreto di uno o più oggetti specifici, ma come il meccanismo del desiderio nel suo stesso funzionamento incessante: esso vuole, continuamente, senza sosta, il suo stesso accrescimento, ovvero è pulsione infinita di rinnovamento. È evidente in tal senso il nesso profondo che lega il tema della volontà di potenza con quello del superuomo e dell'eterno ritorno: è caratteristico del superuomo, infatti, poter assumere su di sé con leggerezza tutto il peso di questa volontà creatrice, accettando e affermando nel contempo l'inesorabile ripetizione dell'attimo creativo, che soggiace alla teoria dell'eterno ritorno.
martedì 29 gennaio 2008
La pittura del Nudo
"mercoledi delle scimmie"
Mal d'Africa
Frugando nelle mie cose"alla ricerca del tempo" perduto mi sono imbattuto in un quadro(50x60 del 1993 credo) qui a fianco a dir poco stupendo,con una pasta coloristica eccezionale...e insomma,questo quadro è il mio,uno dei miei,del mio passato un po figurativo,Realista.Mi ha messo voglia di cimentarmi di nuovo con il colore,con "certi"colori.Mi permetto immodestamente di segnalarlo proprio per la sua qualità coloristica,per il suo calore e la sua luminosità. L'ho dipinto in Africa e il solo vederlo mi immalinconisce...sarà il vecchio male che in coincidenza con il ritorno di Adrien dal Mali si affaccia a questo occidente mentale alienato?!
Adrien per chi non lo sà è un incontro casuale tra "lui" e la sua voglia di imparare a pensare la pittura e me,qualche anno dopo decide di praticare un che di nomadismo attraverso un viaggio di studio e pittura in Africa ,presto mi mostrerà i suoi lavori,non credo che ora abbia molta necessità di una mia opinione ,l'esenziale lo ha capito.


