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giovedì 28 luglio 2011

Pontifex denuncia Berlusconi per bestemmia in luogo pubblico !

" Non nominare il nome di Dio invano ".
Scegli il momento più opportuno per l'effetto.
di Ambrose Bierce, Dizionario del diavolo, 1911

Quei "buontemponi" di Pontifex sono cosi presi dalla loro civica crociata,giustissima,sacrosanta che si sono scordati (suvvia una banalissima distrazione,li si deve capire,la fissa di Vendola e i Gay...uno stress inaudito,tutta quella carta bollata....) di denunciare il più illustre tra i bestemmiatori del belpaese,ecco io e Virtualblog abbiamo voluto aiutarli,qui nel video un momento di forte imbarazzo istituzionale del Presidente del Consiglio,a supporre che anche lui dovrà pagare pegno?

In fondo,la legge non è uguale per tutti ?!

Una bestemmia vale più di mille libri di teologia dice Jacques Prévert...mà non credo che Silvio o " Ghedinos " adombri questa nobile lirica difesa...
 

Oppure buttiamola giù cosi con l'aiuto del Divin marchese: "
Il mio più grande dolore è che in realtà non esiste un Dio, e quindi mi vedo privato del piacere di insultarlo più positivamente."
Donatien Alphonse François de Sade, Storia di Juliette o la prosperità del vizio, 1797

Voglio dire, forse Solvio se l'è cavata con un Pater Noster e tre Ave Marie...a Pontifex dovrebbe bastare come penitenza o no?
Infine...non è che ci speriamo (...) mà almeno diteci grazie...
Grande la memoria del web !


BESTEMMIE SU FACEBOOK?
SI RISCHIA FINO A 309€ DI MULTA
 
ROMA - Per gli irriducibili della bestemmia su Facebook può scattare la denuncia. Il blog cattolico Pontifex ha infatti dichiarato guerra ai gruppi su Fb che propagandano la bestemmia, denunciandoli penalmente e chiedendone «l'immediato oscuramento». La denuncia è stata presentata ai sensi dell'articolo 724 del Codice Penale - così come modificato da una sentenza della Consulta nel 1995 e da un decreto legislativo del 1999 - che punisce «chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità». Pontifex chiede una sanzione pecuniaria da 51 a 309 euro per ogni iscritto («reo di bestemmia») ai gruppi Facebook di cui produce un dettagliato elenco chiedendone la chiusura: sono sette i gruppi del popolare social network nel mirino di Pontifex, tra cui la «Confraternita dei Frati bestemmianti», il «Club della bestemmia», «Radio Bestemmia». «Siamo certi - dicono al blog e quotidiano cattolico - che la Polizia postale e lo staff di Facebook interverranno con solerzia».
Fonte

VIDEO - E GLI DEI IMPARARONO A DANZARE

Trovo questo video a dir poco geniale,far danzare gli Dei o scoprire che sanno danzare rasserena l'animo giacchè l'immobilità contemplativa e assente sembra da sempre caraterizarli...assenti,distanti se non peggio:indifferenti alle vicende umane !
In secondo luogo rallegra lo spirito intuire un momento, sensuale (anche loro?) condivisione di cui ci fanno parte per l'infinita bellezza della loro stessa creazione quasi fossero i principali fruitori della poesia dell'universo,cosa presumibilmente vera.

Liberalizzazione delle armi Scontro in aula sull'idea leghista "prove tecniche di secessione"

E un " vizietto " inestirpabile quello dei leghisti,appena ti distrai zac ! 
Ecco che cercano di mettertelo in quel posto,ce l'hanno costantemente affacciato alla patta,ci provano e riprovano con una coerenza a dir poco rivoltante,irritante,schifosamente impresentabili eccoli con l'improponibile,l'inconfessabile,ora tra il surreale e il grottesco ora deliberatamente consapevoli con intenzioni nazistoidi,il peto sulla loro bocca diventa leggibile,si fà letteratura dell'odio e dello scherno,dell'idiozia e del nulla,loro sono li,sempre pronti,secessionisti,smaccatamente fascisti anzi peggio,con il loro livore malcelato,i loro conti da regolare rimandati ad una alba radiosa altra,con il loro risentimento da eterni sfigati,orfani,figli del secolo che corre troppo,immersi in un medio evo mentale oscuro,primitivo,pieni di voglie e di appetiti insaziabili,loro sono sempre li,sempre pronti,sono la schiuma del paese,la zavorra,la cancrena che divora il paese e lo mortifica,lo umilia...lo uccide !

I nuovi mostri
 ANTONELLA RAMPINO
La fonte, estremamente autorevole per l’esperienza tecnica in materia, lo dice che più chiaro non si può: «Se passa quell’emendamento, i fatti di Oslo diventeranno possibili anche in Italia». Quasi le stesse parole che poi pronuncerà in Aula il senatore Pd Felice Casson. La proposta, dopo tre ore e mezzo di scontro in Senato, non passerà.

Ed è un’altra vittoria del leghista ministro dell’InternoRoberto Maroni sul «cerchio magico» di Bossi, perché quell’idea era stata infilata dal bossiano 
Bricolo nelle pieghe del decreto di rifinanziamento delle missioni italiane all’estero, e avrebbe cancellato - con conseguenze devastanti sull’ordine pubblico - un organismo del Viminale: il «Catalogo nazionale delle armi da sparo». Tre ore di serrato e crudo dibattito con le opposizioni, e poi il relatore del decreto sulle missioni militari, il berlusconianoGiuseppe Esposito, ritira l’emendamento, che verrà trasformato «in un ordine del giorno della Commissione».

Come dire: il nulla. Anche se Bricolo insiste: «Dopodomani lo ripresenteremo come disegno di legge». Sarà. Ma intanto in Aula si è assistito alla presa di distanza del presidente del Senato Schifani, al governo che non dà parere favorevole ma solo «conforme» al relatore. Il centrodestra ha dovuto cedere non alle opposizioni, ma alle sue stesse contraddizioni interne: 
il Pdl non reggeva quella proposta della Lega. E per forza: si sarebbe aperta la strada alla costituzione di milizie private con armi molto potenti, dice il nostro analista. Perché nell’emendamento 8.0.1 di modifica al ddl 2824 cancellava il «Catalogo nazionale delle armi comuni da sparo».

Un semplice articolo, il numero 7, di una legge del 1975 che è anche, però, un intero dipartimento del ministero degli Interni. Che serve a tracciare le armi in mano ai privati, collegando numero progressivo d’iscrizione, descrizione dell’arma e del calibro, produttore e detentore.
Una vera e propria funzione preventiva contenuta in una legge contro la quale da decenni si batte la lobby dei produttori, dei commercianti e degli importatori di armamenti. Ed è questo l’argomento che ieri le opposizioni hanno cavalcato in ogni modo: «Diciamo la verità, qui stiamo parlando di un settore industriale, ed è la seconda volta che si cerca di farlo passare: dopo averlo infilato nel provvedimento sulla Semplificazione normativa, adesso tentate la via delle missioni militari», dice a un certo punto il Pd Luigi Zanda chiedendone, assieme ad altri, lo stralcio.

«Stiamo cambiando l’uso delle armi sul territorio italiano colla scusa delle missioni militari all’estero, una vergogna» incalzava il casiniano D’Alia. Se quell’emendamento fosse passato, sarebbero state commercializzabili sul mercato civile armi troppo potenti, non a raffica ma capaci di perforare, con un colpo solo, i mezzi blindati, come i fucili d’assalto. O come pistole del calibro 7,62 Nato, molto occultabili e capaci di superare qualunque protezione balistica. L’emendamento poi avrebbe spostato dal ministero dell’Interno alla Difesa, dunque dalla pubblica sicurezza civile al militare, la competenza sulle armi da fuoco ammissibili nel mercato civile nazionale. «Un bel favore alla criminalità organizzata», commenta 
Anna Finocchiaro.
Ma il leghista 
Mazzatorta ha difeso il provvedimento, «tutta demagogia», sostenuto dal berlusconiano Franco Orsi che a un certo punto decanta «la cancellazione della struttura del Catalogo, a suo avviso troppo costosa: quei venti milioni di euro serviranno per le missioni di pace». Non molto convincente, per il presidente del Senato Schifani, che ha preso tempo a più riprese. Così, dopo due sospensioni di venti minuti l’una, Bricolo - che dell’emendamento era primo firmatario con Bodega, Mazzatorta, Torri, Divina, Carrara e l’ex generale di An Ramponi - prima ha tentato la via del compromesso, «riscriviamo l’emendamento», poi ha chinato il capo e ha accettato il ritiro.

mercoledì 27 luglio 2011

IL MOSTRO DI OSLO ANDERS BREIVIK UOMO IMMAGINE DELLA IKEA

IL MOSTRO DI OSLO SCONTERA' LA PENA...IN UN ALBERGO IKEA... 
Dicono che Anders Breivik, l'autore dell'attentato di Oslo o del massacro di Norvegia, sarà mandato a scontare la sua "lunga" pena nella prigione norvegese di massima sicurezza  Halden Fengsel; peccato che più che assomigliare a un carcere sembra un hotel arredato da IKEA; c'è perfino uno studio di registrazione per i carcerati più musicali graffitti di pregio dal costo stratosferico e una pulizia minimalista che ti fà sembrare di essere in vacanza in svizzera !
I maligni assicurano che le autorità in realtà lo hanno condannato a morte,cio avverrà se dovesse venir meno il regime di isolamento,pare che gli altri detenuti nutrano verso Anders un "affettuoso" patriottico rancore !
Ironia a parte plaudo alla civiltà norvegese.

Ma quanto ci costa la casta?


Secondo uno studio di recente pubblicato dalla Uil, sono 1,3 milioni le persone che vivono direttamente, o indirettamente, di politica; sono «un esercito di 145.000 tra parlamentari, ministri, amministratori locali», mentre «ogni anno i costi della politica ammontano complessivamente a 24,7 miliardi di euro».
  UN OCCHIO DELLA TESTA !
Nel 2008 il successo editoriale della Casta di Stella e Rizzo aveva indotto i capi-partito a proclamare, alla vigilia delle elezioni, la fiera volontà di ridurre i costi della politica. A Walter Veltroni che il 22 marzo annunciava «l’abolizione delle Province» faceva eco Berlusconi che il 10 aprile dichiarava: «Aboliremo le Province e le comunità montane, è nel nostro programma». Poi le Province da abolire divennero… quattro! Ma anche quelle restarono.
Tre anni dopo stessa solfa. Con i voti contrari del Pdl e la decisiva astensione del Pd, la Camera ha detto «no» alla proposta di legge sulla loro soppressione presentata dall’Idv. Il signor «Questarobaqua», alias Pier Luigi Bersani, ha così risposto a Di Pietro che gli ha rinfacciato di tradire le promesse: «Non ci facciano per favore tirate demagogiche, noi abbiamo una nostra proposta che prevede di ridurre e accorpare le Province ma bisogna anche dire come si fa, perché le Province gestiscono un certo numero di cose importanti, come ad esempio i permessi per l’urbanistica».
Le proclamazioni di ieri sono divenute oggi «tirate demagogiche»! E i permessi per l’urbanistica, signor Questarobaqua? Comprendono anche l’area di Ugozzolo di Parma per collocarvi un inceneritore «democratico»?
La manovra economica ha liquidato l’unica misura volta a contenere i privilegi della Casta. Vitalizio era e vitalizio resta. Elargito dopo cinque anni di mandato a partire dal 65° anno di età, succhia all’Erario da un minimo di 2.486 euro a un massimo di 7.460 euro. Per usufruire di una pensione, sovente modesta, l’italiano medio deve lavorare 40 anni, mentre cinque anni a Montecitorio bastano per fare del parlamentare medio un nababbo. A Pantalone questa gente costa il triplo rispetto ai contribuenti tedeschi, francesi e inglesi. Su tale vitalizio un vero e proprio «Patto d’acciaio» cementa destra e sinistra, giustizialisti e garantisti, romanisti e juventini.
L’ultima volta che della sua abolizione si è discusso alla Camera i «sì» sono stati solo 22 contro 498 «no». Che siffatti privilegi li difenda il personale politico della destra economica e finanziaria, lo si comprende. Che li difenda il partito che si proclama usbergo del «popolo lavoratore» è cosa che il signor Questarobaqua e affini si guardano bene dallo spiegare. (Pubblicato dalla Gazzetta di Parma il 15 Luglio 2011)

VIDEO BRUNETTA INSULTA LA FOLLA CHE LO FISCHIA "CRETINI CRETINI"

Prendersela con Brunetta è come picchiare una vecchietta !

" Voi non lavorate, poveretti, andate avanti così. Non vedete quanto siete disperati e disgraziati ". E continua, rivolgendosi a uno dei contestatori: " Cretino! Cretino! ".
Comico e Patetico indigesto polpettone retorico di Brunetta e  neanche in piena forma,dice di snobbare i disturbatori mà passa la serata a rifilarci il pippotto della sua carriera da self made man intercalando un cretino ogni due frasi all'indirizzo dei "provocatori" ...autoreferenziali e autocelebratorie,si sà la "statura" dello statista merità l'elevazione (...) ci dice quanto bene arreca la sua presenza alle aziende ed agli italiani e all'amministrazione pubblica,s'abboffa tronfio della solita tiritera: " HO LA FIDUCIA DI 60 MILIONI DI ITALIANI.VOI SIETE DISPERATI,DISGRAZIATI E CRETINI  e bla bla bla... " prossimamente non gli resterà che la Madonna e la fata Turchina e Sarkozyx a legittimarlo nella statura dopo aver evocato tutto lo stivale; ormai è un disco rotto.
Che siano tempi duri per la casta di cui lui è un esimio rappresentante è infine solo un dettaglio insignificante !

SINGOLARE COINCIDENZA COLPISCE RUPERT MURDOCH


'Chi erano i giovani laburisti di Utøya?' Le ipotesi mancate di una strage

100cosecosi-L'ipotesi non mi pare poi tanto peregrina conoscendo certe "paranoie" di Israele e le sue diffuse strategie "preventive" nella dinamica della ritorsione-dissuasione; ironia del destino se cosi fosse avremo dei filonazisti beffati e strumentalizati alle politiche imperialiste del sionismo in nome della santa causa contro l'Islam (badate bene,non contro l'islamismo) infatti l'islamismo è il più fantastico alleato di israele vista la mattanza di mussulmani che ha fatto in un decennio!
Già nel 1975 ebbi casuali contatti con militanti antisionisti,antisemiti con diffuse simpatie filonaziste e opportunisticamente schierati con l'OLP di allora (...) a tutta evidenza certi giochetti dei servizi nella guerra segreta sono un segreto di pulcinella,basta muovere il classico a "cui prodest" mà...nella giusta direzione,vero Borghezio... ?
Suggerimento non fate leggere questo articollo a Porchezio e Speroni,potrebbero restarci male !


Qui il video di Utoya, il giorno prima della strage


http://www.infopal.it/writable/img/boycott-israel.jpgfonte-I nostri media mainstream non ne parlano e forse non lo faranno mai, e dopo un'altra pagina di vergognoso giornalismo italico, hanno persino smesso di usare il termine "terrorismo", quando, con loro grande stupore, hanno appreso che il massacratore norvegese era cristiano, biondo e con gli occhi azzurri, e non l'onnipresente minaccia islamica, bruna e con gli occhi neri, pericolo per la nostra Civiltà.

Ora il biondo terrorista, macellatore di innocenti cittadini e di ragazzini, è spacciato per "folle", per drogato o altro ancora. Nessun cenno alle sue simpatie politiche per leader sionisti, per esempio, o ad altre ipotesi dietro all'orrendo crimine. Solo la follia e la sua, non celabile, islamofobia. Una islamofobia che, peraltro, ha anche dei fan.

E neanche un riferimento al fatto che 48 ore prima del massacro, adolescenti norvegesi, presenti al campeggio organizzato dal movimento giovanile del partito Laburista, avevano partecipato a un incontro in cui chiedevano il boicottaggio di Israele: lo scrive persino Ynet...

O che la Norvegia è uno dei Paesi che appoggia lo Stato palestinese, o che la popolazione è favorevole al boicottaggio dei prodotti israeliani, e molto altro ancora.

Focalizzare l'attenzione sulla ipotetica "malattia mentale" di Breivik, sulla sua islamofobia, non aiuta affatto a capire. Perché non ci si chiede come mai non abbia compiuto una strage in una moschea, allora? O a un meeting di giovani musulmani? 

Il "folle", i cui scritti sono invece molto lucidi, inequivocabili, ha puntato le armi contro giovani laburisti anti-sionisti... Ma questa ipotesi, ovviamente, non s'ha da citare.

Riportiamo qui di seguito un interessante articolo di Pino Cabras, di Megachip, e un'intervista al leader dell'AUF, pubblicata su Dagbladet, uno dei principali quotidiani norvegesi.


Di Pino Cabras – Megachip.

Quali erano i valori dei ragazzi e delle ragazze norvegesi dell’isola di Utøya, teatro della strage del 22 luglio 2011? I nostri media non ne hanno fatto cenno. Nel pieno del seminario estivo del movimento giovanile laburista Arbeidernes Ungdomsfylking (AUF), il suo leader Eskil Pedersen, il 19 luglio, aveva rilasciato un’intervista all’importante quotidiano «Dagbladet». E cosa leggiamo di così clamoroso in questa intervista? Proprio alla vigilia dell’incontro con il ministro degli esteri di Oslo, il laburista Jonas Gahr Store, quali temi di politica internazionale va a proporre Pedersen? Il giovanissimo politico della sinistra di governo norvegese, in modo inequivocabile, punta tutto su un solo tema: no al dialogo con Israele, sì all’embargo. Vi proponiamo qui di seguito la traduzione dell’intervista.

I lettori potranno così vedere sotto un’ulteriore luce il massacro perpetrato da Anders Behring Breivikalias ABB, con i suoi complici. Si potranno porre domande fin qui sopite soprattutto se si accenderà poi un’altra luce, quella sul lungo documento di Breivik, che proclama in molti punti una viscerale fedeltà alla causa sionista, e quando si riveleranno i contatti organici di ABB con l'estrema destra sionista europea. L’«anti-islamico» ABB non ha consumato il suo piombo in una moschea. Ha invece sterminato le giovani leve di un'intera nuova classe dirigente sgradita. Lui sarà pazzo. Ma i pazzi come lui spesso sono in mano a manovratori e agenti d’influenza con una visione precisa. Qualunque cosa per adesso si possa pensare, intanto buona lettura.

«Il Dialogo non serve, Jonas!»


Il leader dell’AUF, Eskil Pedersen, ritiene che sia l’ora di misure più forti contro Israele.


Intervista a cura di Alexander Stenerud - dagbladet.no.

Questa settimana circa un migliaio di membri dell’organizzazione dei Giovani Laburisti (AUF) si sono radunati all’isola di Utøya per discutere di temi politici. Giovedì a Utøya verrà Jonas Gahr Store per dibattere di Medio Oriente.

Il ministro degli esteri crede nel dialogo in merito al conflitto tra Israele e Palestina, ma il leader dell’AUF Eskil Pedersen ha un chiaro messaggio per il ministro.

«Ci piace che si parli ma, da come abbiamo visto, Israele non è interessata, e non ha ascoltato nessuna delle rimostranze che le sono state fatte. Il processo di pace è un vicolo cieco, e sebbene il mondo intero strepiti affinché gli israeliani vi si conformino, loro non lo fanno. Noi della Gioventù Laburista vogliamo un embargo economico unilaterale contro Israele da parte norvegese», dichiara Pedersen.

Il leader dei giovani laburisti sostiene che il dialogo non ha più nulla da offrire di fronte a Israele, e ritiene che sia l’ora che si adottino nuovi tipi di misure. Pedersen considera che le autorità israeliane si sono spostate così tanto a destra che risulta impossibile avere alcun colloquio con loro.

«La Norvegia ha poche opportunità di esercitare in qualche modo un’influenza, e non siamo vicini ad alcuna pace in questo conflitto. Semmai il contrario. Israele si è spostata estremamente a destra, il che fa sì che scarseggino i partner dialoganti. Oserei dire che perfino i responsabili della politica estera del Partito del progresso (la formazione conservatrice liberale norvegese, NdT) faticheranno assai per trovare interlocutori in Israele. Non c’è più alcun filo diretto. Quel che intendo dire è che dovremmo parlare con chiunque, ma non possiamo sacrificare i nostri principi e le nostre politiche tanto per parlare».

La Gioventù Laburista è stata a lungo in favore del boicottaggio di Israele, ma la decisione all’ultimo congresso, che richiedeva che la Norvegia imponesse un embargo economico unilaterale del paese, era più netta che in precedenza.

«Riconosco che questa sia una misura drastica, ma ritengo che essa dia una chiara indicazione del fatto che siamo stanchi del comportamento di Israele. Larghe parti del mondo reagiscono in ogni momento, ma Israele non ascolta. Penso che la decisione sia un segno che noi dell’AUF diffidiamo di Israele, semplicemente».



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