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venerdì 22 luglio 2011

Crocifisso in Regione, vince la Lega Il Pd: «Usato come suppellettile»

Prossimamente nei bagni pubblici e in tutti i gabinetti della regione Lombardia
«LA NOSTRA IDENTITÀ STORICA» - «Si tratta di una battaglia di civiltà - ribatte il promotore Marelli - e di difesa dei nostri valori. Il Crocifisso non è solo una icona spirituale e religiosa del Cristianesimo ma rappresenta altresì la nostra identità storica-culturale e i concetti di "fratellanza"  di "pace" e di "giustizia". Al contrario di quanto affermato dagli esponenti del Pd, " nessuno" vuole svuotare il simbolo del Crocifisso dalla sua valenza religiosa, ma abbiamo ritenuto di evidenziare, nel progetto di legge, i suoi valori civilmente rilevanti». Alessandro Marelli è un appassionato di rievocazioni storiche ed è il presidente, con il soprannome di «Capitan Lehander», della «Confraternita del Leone», un gruppo bresciano nato nel 1999,continua a leggere....

JBRock Sulle orme di uno street artist


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Nelle sue opere, il trentatreenne romano JBRock combina l'underground con citazioni Art Nouveau e icone classiche. Il giovane fotoreporter Lorenzo Meloni ne ha seguito passo passo l'attività, ritraendo l'artista nel suo studio, dove nascono i disegni preparatori, per finire di notte sulle strade della Capitale, dove le creazioni prendono vita e vengono 'incollate' sui muri della città. JBRock e Diamond (un altro street artist con cui collabora) sono anche autori del libro Roma Omnia Vincit (edizioni Drago), dedicato a questo genere artistico - Foto di Lorenzo Meloni

India, ai matrimoni si mangia troppo: stop agli sprechi

Il governo prende provvedimenti nei confronti dei sontuosi banchetti nuziali (si arriva fino a 30 portate e ben oltre) della nuova classe benestante: troppi sprechi in un paese in cui la povertà arriva a livelli altissimis se non addirittura da spavento come ben sà ogni turista...



Fonte - In marzo l'inflazione in India è cresciuta del 9%: se nell'anno alcuni generi alimentari hanno sfiorato aumenti fino al 18%, dalle cipolle allo zucchero, in un Paese con 800 milioni di poveri costretti a spendere metà o più del proprio reddito per mangiare certi rialzi significano che i soldi per le cipolle improvvisamente non ci sono più.

E non c'è tempo per aspettare riforme eternamente invocate: la riforma della terra per aumentare la produttività, quella delle vendite al dettaglio per migliorare la distribuzione. La Banca centrale indiana agisce sul costo del denaro per frenare gli aumenti, il governo di Manmohan Singh spera di mettere finalmente a punto il Food Security Bill per garantire prezzi accettabili a tutte le famiglie. E K.V.Thomas, ministro responsabile per l'Alimentazione, se la prende con le feste di matrimonio.

Party giganteschi, com'è tradizione: dove secondo Thomas il 30% del cibo viene buttato via. L'India, con metà dei suoi bambini malnutriti, vede la ricchezza diffondersi troppo piano, un contrasto che stride più che altrove: gli sprechi di cibo, avrebbe detto Sonia Gandhi a un amico, «sono offensivi» nel momento in cui i poveri non possono permettersi le cipolle. Il Paese che un tempo era noto come "Licence Raj", l'impero della burocrazia, si appresta a regolamentare i banchetti dei matrimoni.

Nei giorni scorsi il ministro Thomas ha annunciato la costituzione di un comitato che fisserà dei limiti al numero di persone che potranno essere invitate a un matrimonio, e perfino al numero delle portate. «Riteniamo di poter recuperare grano per i poveri e i bisognosi – aveva detto Thomas lanciando la sua campagna in febbraio – razionalizzandone l'uso in queste celebrazioni stravaganti e opulenti». Grossi grassi matrimoni come quello descritto dal quotidiano Indian Express, 30mila invitati per le nozze del figlio di un imprenditore del partito presieduto da Sonia Gandhi, Kanwar Singh Tanwar. Un elicottero come regalo agli sposi, ghirlande fatte di banconote, 100 piatti vegetariani, 12 mega-schermi per seguire la cerimonia. Una cosa "semplice", è riuscito a dire il padre dello sposo, pur avendoci speso – si calcola - 20 milioni di dollari.

Se le intenzioni del Congress Party hanno messo in allarme gli organizzatori dei ricevimenti, per una volta il Bharatiya Janata Party all'opposizione è d'accordo con il Governo e lo sosterrà: «Le feste sontuose creano una spaccatura tra ricchi e poveri – ha detto il portavoce Prakash Javadekar – abbiamo bisogno di matrimoni più contenuti». Come quello di Varun Gandhi, cugino dei figli di Sonia e Rajiv, l'ex premier assassinato nel 1991. Un ramo della famiglia che non è mai andato d'accordo con Sonia, e che infatti è schierato con il Bjp. La cerimonia delle nozze a Benares è stata descritta come "dignitosa e raccolta". Si contava sulla presenza di Sonia, un'occasione per riconciliare la dinastia, ma né la leader del Congress Party né la figlia Priyanka si sono fatte vedere. Ma questa, rispetto all'opportunità di limitare il numero degli invitati ai matrimoni, è tutta un'altra storia.

Addio a Lucian Freud il pittore che indagò l'essere umano


Clic sull'immagine per accedere alla galleria fotografica completa e qui la galleria fotografica che gli dedica il Corriere della Sera.it

Lucian Freud video , artista di fama internazionale che con i suoi lavori contribuì a ridefinire l'arte figurativa contemporanea, è morto a Londra all'età di 88 anni. La notizia è stata diffusa dalla galleria londinese di William Acquavella, suo agente. Nato a Berlino nel 1922, nipote di Sigmund Freud, figlio dell'architetto Ernst Freud e padre della scultrice Jane MacAdam Freud, nel 1933 - poco dopo l'ascesa al potere in Germania di Adolf Hitler - si trasferisce nel Regno Unito con la famiglia, ottenendo qualche anno più tardi la naturalizzazione britannica. La sua unica scultura, realizzata nel 1937, gli vale l'ammissione alla Central School of Arts and Crafts di Londra. Poi si iscrive alla East Anglian School of Drawings and Paintings di Dedham, nell'Essex, diretta dal pittore Cedric Morris, che fu il suo primo mentore. Fin dalle prime opere Freud mostra uno spiccato spirito di osservazione del reale e una forte adesione concettuale ad esso, che si farà con gli anni sempre più incisiva. La sua prima personale risale al 1944, ma già dieci anni dopo rappresenta la Gran Bretagna alla XXVII Biennale di Venezia a fianco di Francis Bacon e Ben Nicholson. Dalla fine degli anni Cinquanta lascia il disegno come attività principale e il suo nuovo stile muove da una nuova diversa maniera di vedere, il suo sguardo si volge anche all'interno dell'essere umano. Nel 1951 al Festival of Britain è premiato con l'Arts Council Prize. Nel 1953-1954 è visitor professor alla Slade School of Fine Art di Londra. Dal 1979 le mostre si moltiplicano ed espone in Giappone e negli Stati Uniti. Nel 1983 gli viene conferita l'onorificenza di "Companion of Honour". Era Accademico Emerito dell'Accademia delle Arti del Disegno nella Classe di Pittura


giovedì 21 luglio 2011

MILANO 55 TRAILER il documentario sulla vittoria di Giuliano Pisapia [VIDEO]

Fotoritocco 100cosecosi.blogspot.com

ALDO MORO scoop ! “UN 'COMMANDO' ERA PRONTO A SALVARE IL LEADER DC, MA ALL’ULTIMO MINUTO IL BLITZ FU FERMATO”

 E un articolo lunghissimo mà credi valga la pena di leggerlo sino in fondo specie per chi ha vissuto all'epoca la tragedia,affatto nuova la constatazione che siamo stati come paese una pedina significantissima nella scacchiere della politica internazionale...

MORO scoop! - ADNKRONOS INTERVISTA FERDINANDO IMPOSIMATO, L’EX PM ORA LEGALE DELLA FAMIGLIA MORO, E SPARA LA BOMBA: “UN 'COMMANDO' ERA PRONTO A SALVARE IL LEADER DC, MA ALL’ULTIMO MINUTO IL BLITZ FU FERMATO” (da chi?) - LA DENUNCIA DI UN BRIGADIERE DEL BATTAGLIONE VALBELLA DELLA FINANZA (UN BRACCIO DI GLADIO?) - “ERA STATO LORO DETTO CHE L'OPERAZIONE DOVEVA ESSERE FATTA L'8 O IL 9 MAGGIO 1978” (MORO VIENE UCCISO IL 9) - SULL’ELENCO DEI COMMILITONI DEL BRIGADIERE È STATO POSTO IL SEGRETO DI STATO…

Aldo Moro
Aldo Moro

(Adnkronos) - Un piano militare per liberare Aldo Moro. Avevano deciso di intervenire l'8 o il 9 maggio del 1978. Si erano preparati a fare un blitz dopo aver ispezionato l'appartamento di sopra a quello in cui era prigioniero lo statista. Ma un contrordine, arrivato all'ultimo momento, blocca l'operazione in via Montalcini n. 8. Una pista che sembrerebbe legare il caso Moro all'organizzazione Gladio.
Ferdinando Imposimato, ora, in qualita' di legale di Maria Fida Moro, parte offesa nel processo sulla strage di via Fani e il sequestro e l'omicidio di Aldo Moro, ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978, si oppone alla richiesta di archiviazione, chiedendo la prosecuzione delle indagini.

''La verita' sul caso Moro e' piu' vicina -spiega all'ADNKRONOS Imposimato- e vogliamo conoscerla, anche per onorare la memoria dei martiri di via Fani. Senza paura e con fiducia nella giustizia. Ma non c'e' giustizia senza verita'. La vicenda Moro si riapre perche' esiste una denuncia fatta da un brigadiere della Guardia di Finanza, G.L., che appare persona attendibile. E' stato militare dei bersaglieri presso il Battaglione Valbella, di stanza ad Avellino, insieme ad altri 40 commilitoni. Una parte di questi fu portato a Roma, con lo scopo di liberare un 'importante uomo politico'. Questo accadeva durante il sequestro Moro, dopo il 20 aprile 1978, data in cui i militari del 'commando' sarebbero arrivati a Roma''.

''Quando ho letto la denuncia che mi fu consegnata dallo stesso brigadiere il 7 ottobre 2008 -ricostruisce l'ex magistrato esperto di trame- in presenza di altri due sottufficiali inviati da un colonnello della Finanza di Novara, sono rimasto perplesso, data la gravita' delle affermazioni del brigadiere, e ho detto che senza avere dei riscontri al suo racconto, quella storia non poteva essere credibile.
Spiegai loro che non ero in grado di fare una verifica, anche perche' -mi fu riferito dal sottufficiale- nel frattempo il Valbella era 'scomparso', smantellato. Penso che questo Battaglione Valbella poteva essere una struttura di Gladio. Ritengo ci sono tutti gli elementi per fare ulteriori indagini, oltre quelle svolte puntalmente dalla procura della Repubblica di Roma e dalla procura di Novara''.

Aldo MoroIn quella sede, spiega ancora Imposimato, ''sottolineai anche che bisognava identificare i commilitoni che secondo il brigadiere avevano partecipato alla missione nella capitale. Ho quindi consegnato la denuncia al procuratore aggiunto della Repubblica di Roma, Pietro Saviotti, il 20 novembre 2008, per chiedere una verifica delle circostanze riferite dall'uomo.
aldo moro prigioniero visto da tullio pericoli
di Tullio Pericoli
Ho chiesto che il brigadiere G.L. fosse sentito e di essere informato in caso di una eventuale archiviazione. Allo stesso tempo ho cercato, tra altri atti di cui ero venuto in possesso regolarmente, riguardanti un'altra richiesta di archiviazione disposta dal gip, eventuali conferme o smentite al racconto del sottufficiale della Guardia di Finanza. E ho letto anche gli atti della commissione stragi riguardanti l'inchiesta su Gladio''.

''Ho poi esaminato gli atti -spiega l'ex giudice- regolarmente da me acquisiti su autorizzazione del gip di Roma, che riguardavano sia la vicenda di Pierluigi Ravasio, ex carabiniere paracadutista, che prima aveva parlato, per poi ritrattare, di un mancato intervento per impedire il sequestro Moro, e del colonnello Camillo Guglielmi, presente in via Fani la mattina del 16 marzo '78.
Ho analizzato anche i documenti che riguardavano Nino Arconte, che aveva compiuto una speciale missione per andare in Libano e prendere contatti con un agente speciale, in vista della liberazione di Moro. Arconte ha prodotto un documento che e' stato ritenuto falso dagli investigatori, ma che io invece reputo fondamentale sottoporre a una perizia tecnico-grafica per stabilirne l'autenticita' o meno''.
''Altro elemento che ho acquisito - rimarca il legale di Maria Fida Moro - riguarda la presenza a Roma della Sas, Special Air Force inglese, durante il sequestro dello statista della Democrazia cristiana. Secondo Francesco Cossiga, allora ministro dell'Interno, doveva essere impiegato per la liberazione di Moro.
Un riscontro alle dichiarazioni del brigadiere della Guardia di Finanza, che non puo' aver tratto questa ricostruzione dal mio libro 'Doveva morire. Chi ha ucciso Aldo Moro. Il racconto di un giudice', ne' puo' aver preso dagli atti dei processi che non fanno in alcun modo riferimento alla presenza di agenti inglesi nella vicenda Moro''.

''Il brigadiere G.L. - spiega Imposimato - viene a sapere che la sua presenza a Roma, insieme ad altri militari, anche stranieri, era finalizzata alla liberazione di questo 'importante uomo politico'. A Roma questa presenza si protrae per 15-20 giorni. Era stato loro detto che l'operazione doveva essere fatta l'8 o il 9 maggio 1978, e avevano capito che li' c'era Moro. Anzi, uomini di questo 'commando' erano stati anche portati in via Montalcini, in un altro edificio vicino a quello in cui era stata individuata la prigione del politico Dc''.
Il sottufficiale, sottolinea l'ex giudice, ''sostiene di aver visto anche la famiglia che abitava nell'appartamento sovrastante quello in cui era prigioniero Moro. Ma l'8 maggio arriva un 'ordine superiore': il blitz viene annullato e tutti gli agenti e i militari devono tornare nelle strutture di origine''. La cosa non e' indolore: ''Nel momento in cui i militari vengono a sapere che l'operazione era stata annullata -spiega Imposimato- hanno una reazione perche' avrebbero voluto liberare l'ostaggo. Fu detto loro di dimenticare quello che era successo. E calo' il silenzio su tutto''.


Ma ''non e' finita'', incalza l'ex giudice. ''A mio avviso -spiega- bisogna eliminare qualunque tipo di segreto di Stato sulla vicenda. Un segreto che, invece, e' stato posto dall'autorita' militare all'elenco dei commilitoni del brigadiere. Occorre poi interrogare gli altri uomini del 'commando', nel contraddittorio delle parti, come previsto dall'articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dall'art. 111 della Costituzione. E bisogna sentire anche tutti i vertici di Gladio per conoscere la sua reale struttura, e se sia possibile che di essa abbiano fatto parte soldati dell'esercito o di altre forze armate, oltre agli agenti del Sismi''.
''L'obiettivo -rimarca Imposimato- e' capire se era possibile salvare Moro durante la sua prigionia, con un blitz analogo a quello che scatto' per liberare il generale Dozier, senza cedere al ricatto delle Brigate Rosse''. ''Ero e sono d'accordo -precisa l'ex giudice- con la linea della fermezza e con quello che ha detto il Presidente Cossiga, ma prova di maggior fermezza sarebbe stato intervenire 'manu militari' per liberare Moro''.

''E' questa -rimarca il legale di Maria Fida Moro- la pagina che manca e che la famiglia dello statista e direi tutta l'Italia, attende di conoscere per sgomberare il campo da ogni dubbio su quella che, per dirla con il Presidente Ciampi, e' stata la piu' grande tragedia che ha colpito il Paese dalla nascita della Repubblica''.
E a chi gli chiede perche' Moro doveva morire, Imposimato replica: ''Perche' il suo progetto politico era in contrasto con la strategia dell'America e dell'Unione Sovietica. Gli americani non potevano accettare un governo con i comunisti ne' i sovietici consentire il dialogo comunisti-cattolici, perche' questo avrebbe scardinato il 'modello' dell'Est''.
A distanza di 33 anni dall'omicidio Moro, conclude Imposimato, ''bisogna avere il coraggio di accettare degli aspetti che non erano conosciuti dagli inquirenti al tempo delle indagini. Ma ora la verita' e' piu' vicina''.

PERCHÉ RATZINGER E WOJTYLA SONO RESPONSABILI PER LA PESTE PEDOFILA

 di Paolo Flores d’Arcais.
Cinque anni fa, durante la solenne Via Crucis del venerdì santo al Colosseo, Joseph Ratzinger esclamava: “Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a Cristo!”. In questi giorni ci è stato ripetuto che la “sporcizia” di cui si scandalizzava Ratzinger era proprio quella dei sacerdoti pedofili, a dimostrazione che la Chiesa gerarchica già allora (solo cinque anni fa, comunque) non aveva alcuna intenzione di “insabbiare”. Ma quanta di tale “sporcizia” è stata da Ratzinger realmente denunciata? Denunciata, vogliamo dire, nell’unico modo in cui si denuncia un crimine, perché sia fermato e non possa essere reiterato: ai magistrati dei diversi paesi. Quanti di quei sacerdoti pedofili? Nessuno e mai.

Non nascondiamoci perciò dietro un dito. La copertura che è stata data per anni (anzi decenni) a migliaia di preti pedofili sparsi in tutto il mondo,
 non denunciandoli alle autorità giudiziarie, garantendo perciò ai colpevoli un’impunità che ha consentito loro di reiterare lo stupro su decine di migliaia di minorenni (talora handicappati), chiama direttamente e personalmente in causa la responsabilità di Joseph Ratzinger e di Karol Wojtyla. Se responsabilità morale o anche giuridica, lo decideranno tra breve alcuni tribunali americani. La responsabilità morale è comunque evidenziata dagli stessi documenti che l’Osservatore Romano (organo della Santa Sede) ha ripubblicato qualche giorno fa.
Qui non stiamo infatti considerando i casi singoli di “insabbiamento” anche nell’ambito della “giustizia” ecclesiastica, ormai accertati e riportati dalla stampa soprattutto americana e tedesca, e che vanno moltiplicandosi man mano che si allenta la cappa di omertà, paura e rassegnazione. Ci riferiamo invece alla responsabilità diretta e personale dei due pontefici per tutti i delitti di pedofilia ecclesiastica che non sono stati denunciati alle autorità civili, molti dei quali, ripetiamolo – mai come in questa circostanza orribile repetita juvant – non sarebbero mai stati perpetrati se casi precedenti fossero stati denunciati e sanzionati nei tribunali statali.
La questione cruciale è infatti proprio questa: non la “Chiesa” in astratto, ma le sue gerarchie, e in particolare il Sommo Pontefice e il cardinal Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, hanno imposto un obbligo tassativo a tutti i vescovi, sacerdoti, personale ausiliario ecc., sotto solenne giuramento sul Vangelo, di non rivelare se non ai propri superiori, e dunque di non far trapelare minimamente alle autorità civili, tutto ciò che avesse a che fare con casi di pedofilia ecclesiastica.
La confessione viene da loro stessi. L’Osservatore Romano ha ripubblicato il motu proprio di Giovanni Paolo II, che riservava al “Tribunale apostolico della Congregazione … il delitto contro la morale”, cioè “il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età”, e la “Istruzione” attuativa della Congregazione per la Dottrina della Fede, con queste inderogabili disposizioni: “Ogni volta che l’ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolto un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede”.
Tutte le “notitiae criminis” devono insomma affluire ai vertici, la Congregazione per la dottrina della Fede (Prefetto il cardinal Ratzinger, segretario monsignor Bertone) e il Papa. Sarà la congregazione a decidere se avocare a sé la causa oppure “comandare all’ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale”. Papa e Prefetto, insomma, sono informati di tutto (sono anzi gli unici a sapere tutto) e sono loro, esclusivamente, ad avere l’ultima e la prima parola sulle procedure da seguire.
Decidano direttamente, per avocazione, o demandino il “processo” al Tribunale ecclesiastico diocesano, ovviamente la “pena” estrema (quasi mai comminata) è solo la riduzione allo stato laicale del sacerdote. In genere si limitato invece a spostare il sacerdote da una parrocchia all’altra. Dove ovviamente reitererà il suo crimine. “Pena” esclusivamente canonica, comunque. Nessuna denuncia deve invece esser fatta alle autorità civili. La Chiesa gerarchica si occuperà insomma del “peccato” (in genere con incredibile indulgenza) ma terrà segreto e coperto il “reato”. Che perciò resterà impunito. E potrà essere reiterato impunemente. Perché l’ordinanza della Congregazione, in ottemperanza al motu proprio del Papa, è imperativa e non lascia margini di scampo: “Le cause di questo genere sono soggette al segreto pontificio”.
Di cosa si tratta? E’ spiegato in un documento vaticano del marzo 1974, una “Istruzione” emanata dall’allora segretario di Stato cardinale Jean Villot, seguendo le volontà espresse da Paolo VI in un’udienza ad hoc.
Leggiamone i passi cruciali. “In taluni affari di maggiore importanza si richiede un particolare segreto, che viene chiamato segreto pontificio e che dev’essere custodito con obbligo grave … Sono coperti dal segreto pontificio …” e qui seguono numerosissimi casi, tra i quali due fattispecie in entrambe le quali rientrano i casi di pedofilia ecclesiastica. Il punto 4 (“le denunce extra-giudiziarie di delitti contro la fede e i costumi, e di delitti perpetrati contro il sacramento della penitenza, come pure il processo e la decisione riguardanti tali denunce”) e il punto 10 (“gli affari o le cause che il Sommo Pontefice, il cardinale preposto a un dicastero e i legati della Santa Sede considereranno di importanza tanto grave da richiedere il rispetto del segreto pontificio”).
Ancora più interessante il minuzioso elenco delle persone che “hanno l’obbligo di custodire il segreto pontificio”:
“1) I cardinali, i vescovi, i prelati superiori, gli officiali maggiori e minori, i consultori, gli esperti e il personale di rango inferiore, cui compete la trattazione di questioni coperte dal segreto pontificio; 2) I legati della Santa Sede e i loro subalterni che trattano le predette questioni, come pure tutti coloro che sono da essi chiamati per consulenza su tali cause; 3) Tutti coloro ai quali viene imposto di custodire il segreto pontificio in particolari affari; 4) Tutti coloro che in modo colpevole, avranno avuto conoscenza di documenti e affari coperti dal segreto pontificio, o che, pur avendo avuto tale informazione senza colpa da parte loro, sanno con certezza che essi sono ancora coperti dal segreto pontificio”.
Insomma, certosinamente tutti. Non c’è persona che possa direttamente o indirettamente entrare in contatto con tale “sporcizia” a cui sia concesso il benché minimo spiraglio per poter far trapelare qualcosa alle autorità civili e quindi fermare il colpevole. La “sporcizia” dovrà restare nelle “segrete del Vaticano”, pastoralmente protetta e resa inavvicinabile dalle curiosità troppo laiche di polizie e magistrati. L’impunità penale dei sacerdoti pedofili sarà di conseguenza assoluta e garantita.
Per raggiungere questo obiettivo, che rovinerà la vita a migliaia di bambini e bambine, si esige anzi un giuramento dalla solennità sconvolgente.
Recita l’istruzione: “Coloro che sono ammessi al segreto pontificio in ragione del loro ufficio devono prestar giuramento con la formula seguente: ‘Io… alla presenza di…, toccando con la mia mano i sacrosanti vangeli di Dio, prometto di custodire fedelmente il segreto pontificio nelle cause e negli affari che devono essere trattati sotto tale segreto, cosicché in nessun modo, sotto pretesto alcuno, sia di bene maggiore, sia di causa urgentissima e gravissima, mi sarà lecito violare il predetto segreto. Prometto di custodire il segreto, come sopra, anche dopo la conclusione delle cause e degli affari, per i quali fosse imposto espressamente tale segreto. Qualora in qualche caso mi avvenisse di dubitare dell’obbligo del predetto segreto, mi atterrò all’interpretazione a favore del segreto stesso. Parimenti sono cosciente che il trasgressore di tale segreto commette un peccato grave. Che mi aiuti Dio e mi aiutino questi suoi santi vangeli che tocco di mia mano’”.
Formula solenne e terribile, che davvero non ha bisogno di commenti. Dalle conseguenze tragiche e devastanti per migliaia di esistenze.
Tutte le Istruzioni di cui sopra sono ancora in vigore. Il giuramento ha funzionato. In questi giorni di aspre polemiche, infatti, la Chiesa gerarchica non ha potuto esibire un solo caso di sua denuncia spontanea alle autorità civili, con il quale avrebbe potuto rivendicare qualche episodio di non omertà e di “buona volontà”.
Il “buon nome” della Chiesa è venuto sempre prima, sulla pelle di migliaia di bambini e infangando e calpestando quel “sinite parvulos venire ad me” (Vulgata, Matteo 19,14) del Vangelo su cui si è fatta giurare questa raccapricciante congiura del silenzio. Sempre più testimonianze confermano anzi di una Chiesa gerarchica indaffarata per decenni a “troncare e sopire”, e anzi a negare l’evidenza (in una corte si chiamerebbe spergiuro) o a intimidire le vittime (in una corte si chiamerebbe ricatto o violenza) se qualche ex-bambino ad anni di distanza trovava il coraggio di sporgere denuncia. I casi del genere ormai emersi sono talmente tanti che “il mio nome è Legione”, come dice lo “spirito immondo” di cui Marco, 5,9.
Di fronte a documenti ufficiali talmente “parlanti” si resta dunque allibiti che nessuno chieda ai vertici della Chiesa gerarchica, il Papa e il Prefetto della Congregazione per la Fede, ragione di tanta squadernata responsabilità. Monsignor Bertone, all’epoca della “Istruzione” di Ratzinger vescovo di Vercelli e segretario della Congregazione (il vice di Ratzinger, insomma, allora come oggi), in un’intervista del febbraio 2002 al mensile 30Giorni, ispirato da Comunione e Liberazione e diretto da Giulio Andreotti, si stracciava le vesti dall’indignazione all’idea che un vescovo potesse denunciare il sacerdote pedofilo alle autorità giudiziarie: al giornalista che si faceva eco delle ovvie preoccupazioni dei cittadini con un: “eppure si può pensare che tutto ciò che viene detto al di fuori della confessione non rientri nel ‘segreto professionale’ di un sacerdote...” rispondeva a muso duro: “se un fedele non ha più nemmeno la possibilità di confidarsi liberamente, al di fuori della confessione, con un sacerdote … se un sacerdote non può fare lo stesso con il suo vescovo perché ha paura anche lui di essere denunciato... allora vuol dire che non c’è più libertà di coscienza”. Libertà di coscienza, proprio così.
Quella libertà di coscienza che il mondo moderno, grazie all’eroismo di spiriti eretici mandati puntualmente al rogo, e all’azione del vituperatissimo illuminismo, è riuscito a strappare contro Chiesa (che la giudicava pretesa diabolica), viene ora invocata per garantire l’impunità a migliaia di preti pedofili. Cosa si può dire di fronte a tanta … (lascio in sospeso il vocabolo, non sono riuscito a trovarne uno adeguato alla “cosa” e che rispetti il detto secondo cui “nomina sunt consequentia rerum”)?
Che senso ha, perciò, continuare a parlare di “propaganda grossolana contro il Papa e i cattolici” (l’Osservatore Romano”), di “attacchi calunniosi e campagna diffamatoria” (idem), di “eclatante campagna diffamatoria” (Radio vaticana), di “furibonda fobia scatenata contro la Chiesa Cattolica” (Joaquin Navarro Vals), di “menzogna e violenza diabolica” (monsignor Luigi Negri, vescovo di San Marino), di “accuse menzognere” (cardinal Angelo Scola), di “accuse ignobili e false” (cardinal Carlo Maria Martini), e chi più ne ha più ne metta, visto che sono gli stessi documenti vaticani a confessare la linea di catafratto rifiuto della Chiesa gerarchica ad ogni ipotesi di denuncia dei colpevoli alle autorità giudiziarie secolari? E si badi, il “Motu proprio” e l’”Istruzione” del 2001 segnano un momento considerato di maggiore severità di Santa Madre Chiesa nei confronti dei sacerdoti pedofili. Possiamo immaginarci cosa fosse prima.
Davvero di fronte a questo scandalo la miglior difesa è l’attacco, come sembrano aver deciso i vertici vaticani? Punta di diamante di tale strategia è il cardinal Sodano, decano del Sacro Collegio, che sull’Osservatore Romano del 6-7 aprile tuona: “La comunità cristiana si sente giustamente ferita quando si tenta di coinvolgerla in blocco nelle vicende tanto gravi quanto dolorose di qualche sacerdote, trasformando colpe e responsabilità individuali in colpa collettiva con una forzatura veramente incomprensibile”.
No cara eminenza, nessuno si sogna di coinvolgere in blocco la comunità cristiana, nemmeno nel più ristretto senso di comunità cattolica, qui si tratta solo della Chiesa gerarchica e delle sue massime autorità, che hanno imposto il silenzio del “segreto pontificio” e dunque impedito che le autorità statali mettessero i sacerdoti pedofili nella condizione di non nuocere. E poiché nel catechismo è scritto innumerevoli volte che si può peccare in modo equivalente “per atti o per omissioni”, vorrà convenire che attraverso questa omissione resa solenne e inderogabile attraverso il “segreto pontificio”, il Papa e il cardinal Prefetto si sono resi responsabili (di certo moralmente) delle migliaia di crimini di pedofilia che sollecite denunce alle autorità statali avrebbero invece impedito. E’ purtroppo un dato di fatto acclarato che aver voluto trattare questi crimini semplicemente all’interno del diritto canonico, e nella maggior parte dei casi limitandosi oltretutto a spostare il sacerdote violentatore da una parrocchia all’altra, ha avuto il risultato di diffondere la peste pedofila.
Tentare di corresponsabilizzare tutti i fedeli è anzi un “gioco sporco”, cara eminenza. Dubito che la grande maggioranza dei fedeli sapesse del “segreto pontificio” e delle sue implicazioni di dovere insuperabile del silenzio nei confronti di qualsiasi autorità esterna (polizie e magistrati) alle gerarchie ecclesiastiche. Dubito che se ne avesse avuto conoscenza avrebbe approvato l’idea che i nomi dei preti pedofili dovessero restare sepolti nelle “segrete del Vaticano” a tutela del “buon nome” della Chiesa.
In questa orribile vicenda non è in discussione la Chiesa nell’accezione di “popolo di Dio” o comunità dei fedeli. E’ in discussione, cara eminenza, solo, sempre ed esclusivamente la Chiesa gerarchica e i suoi vertici. Timothy Shriver, figlio di Eunice Kennedy, dunque esponente della più famosa famiglia cattolica d’America, dunque parte della Chiesa in quanto comunità dei credenti, ha pubblicato sul Washington Post un appello – da cattolico – in cui è detto senza mezzi termini: “Se questa Chiesa, con la sua attuale gerarchia, col suo Papa e i suoi vescovi, non saprà confessare la Verità; se continuerà a nascondere le proprie colpe, come Nixon lo scandalo Watergate; se si dimostrerà più votata al potere che a Dio, allora noi cattolici dovremo cercare altrove una guida spirituale”. Solo il 27% dei cattolici americani (la Chiesa nel senso del “popolo di Dio”), interpellati da un sondaggio della Cbs il 2 aprile, ha espresso un giudizio favorevole e di fiducia in Ratzinger e nei suoi vescovi (la Chiesa nel senso della Gerarchia). Addirittura solo uno su cinque, sulla questione specifica dell’atteggiamento verso lo scandalo dei preti pedofili.
Torniamo perciò al punto cruciale. Wojtyla e Ratzinger hanno preteso e imposto che i crimini di pedofilia venissero trattati solo come peccati, anziché come reati, o al massimo come “reati” di diritto canonico anziché reati da denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie secolari. Queste omesse denunce sono responsabili di un numero imprecisato ma altissimo di violenze pedofile che altrimenti sarebbero state evitate.
Se l’attuale regnante Pontefice ha davvero capito l’enormità della “sporcizia” e la necessità di contrastarla senza tentennamenti anche sul piano della giustizia terrena, può dimostrarlo in un modo assai semplice: abrogando immediatamente con “Motu proprio” le famigerate “Istruzioni” che fanno riferimento al “segreto pontificio” e sostituendolo con l’obbligo per ogni diocesi e ogni parrocchia di denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie ogni caso di cui vengano a conoscenza. E spalancando gli archivi, consegnandoli a tutti i tribunali che ne facciano richiesta, visto che alcuni paesi hanno deciso di aprire per la denuncia del crimine una “finestra” di un anno per sottrarre alla prescrizione anche vicende lontane.
Se non avrà questa elementare coerenza, non si straccino le vesti il cardinal decano e tutti i cardinali del Sacro Collegio nell’anatema contro i credenti e i non credenti che insisteranno nel giudicare corrivo l’atteggiamento attualmente scelto.
Tanto più che la Chiesa gerarchica, che in tal modo si rifiuterebbe di ordinare alle proprie diocesi la collaborazione per punire come reato il peccato di pedofilia dei sui chierici e pastori, è la stessa che pretende di trasformare in reati, sanzionati dalle leggi dello Stato e relative punizioni, quelli che ritiene peccati (aborto, eutanasia, fecondazione eterologa, controllo artificiale delle nascite, ecc.), e che per tanti cittadini sono invece solo dei diritti, ancorché dolorosi o dolorosissimi.
Fonte: Il Fatto Quotidiano

BORGHEZIO HA VISTO GLI U.F.O - FOTO

«Chiederò in sede europea che tutti gli stati membri tolgano il segreto apposto sugli avvistamenti Ufo, e mi adopererò affinché anche coloro che ci rappresentano al Consiglio d'Europa facciano la stessa cosa». Lo ha dichiarato Mario Borghezio su Radio Padania Libera, nel corso di una trasmissione dedicata ai rapporti tra "padanismo e vita extraterrestre". 

 
L'europarlamentare leghista (che s'è detto sicuro «di una volontà politica tesa a oscurare gli avvistamenti di dischi volanti», una congiura del silenzio che coinvolgerebbe «Stati Uniti, Russia, Nato e le nostre stesse autorità militari») ha anche annunciato la prossima costituzione, a Milano, di un gruppo di lavoro che lo supporti in questa nuova battaglia. «Tutti devono poter prendere visione di tali documenti, per poter arricchire la propria conoscenza universale, scientifica e politica», ha detto Borghezio.
La trasmissione rientra in un ciclo di appuntamenti radiofonici inaugurato agli inizi di agosto da Andrea Rognoni (conduttore che all'indomani del terremoto in Abruzzo seppe distinguersi interpretando quel dramma[1] come presagio di un'imminente islamizzazione dell'Europa) e da Alfredo Lissoni, già volto di Telepadania.
Tra telefonate di sostenitori leghisti che abitualmente scorgono alieni prelevare campioni di flora nei boschi del torinese, e contributi di segretari delle sezioni locali del Carroccio (Ugo Palaoro, ex assessore alla cultura e segretario della Lega Nord di Stresa) appassionati al fenomeno dei cerchi nel grano ed impegnati in una personale lotta contro i mistificatori che attribuiscono i crop circleall'opera notturna di qualche buontempone, scopo di Rognoni e di Lissoni è quello di contrastare la disinformazione operata da divulgatori come Piero Angela e da accademici come Margherita Hack, personaggi che in nome dell'illuminismo arrivano a negare l'evidente («Purtroppo questa è la cultura di sinistra: tutti i grossi scettici sono militanti di sinistra»). Più che alla Scienza («troppo legata al Potere») occorre quindi rifarsi alla Tradizione – sollecitano i due conduttori – quella stessa tradizione «che testimonia di avvistamenti Ufo, in Padania (l'area in cui si ha il più alto numero di ufologi), già a partire dal '500».
Qualche scettico, però, c'è pure tra i radioascolatori, e taluni telefonano in trasmissione per chiedere come mai gli alieni dovrebbero macinarsi tanti anni-luce di viaggio per poi, una volta arrivati qui, passare tutto il tempo a nascondersi. Ma coloro che hanno imparato a giostrarsi tra i tranelli del criticismo illuministico hanno pronta la replica: «Gli extraterrestri sanno che un loro atterraggio palese e pubblico sarebbe all'origine di una sicura crisi di panico, ecco perché ci inviano segnali gradatamente».
Replica che fa il paio con l'affermazione di un colonnello dell'aeronautica militare (ospite in studio) per il quale i governi occidentali «non vogliono dirci la verità poiché non possono fornire risposte che non siano destabilizzanti per la cultura e per l'assetto economico delle nostre società».

Gli attori di simile complotto oscurantista dovranno però ora vedersela con l'onorevole Borghezio. I fautori dell'amicizia universale non hanno tuttavia motivo di inquietarsi: mai un leghista chiederà il permesso di soggiorno a un (altro) omino verde.



Foto 100cosecosi.blogspot.com
Daniele Sensi 

http://danielesensi.blogspot.com/ 


India: la cascata mortale (video)

India-Sorprende e turba profondamente questo video una banale traversata nei pressi di una cascata da parte di un gruppo di gitanti si ammanta di tragedia,essa è totalmente inattesa,scorre sotto i nostri occhi sempre più grave sino all'esito finale che travolgerà delle giovani vite...toccante il momento protettivo,forse del padre verso un giovane e verso una ragazza...

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