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martedì 17 maggio 2011

VITTORIO SGARBI LITTORIO URLA STRILLA AGGREDISCE TUTTI SALVO IL MAFIOSO NEL SUO CONSIGLIO COMUNALE


Vittorio Sgarbi detto "Littorio" è quel bastardo di un Bounty Killer a tassametro pregiudicato e pluricondannato, nelle aule di tribunale (...) nei media aggredisce ogni opposizione nella dinamica della "polemica" forte,alza la voce,aggredisce si,insinua,svillaneggia,insulta e dà dell'ignorante salvo poi nella sua amministrazione comunale di cui è sindaco permettere che un mafioso da strapazzo venga in Consiglio Comunale senza "arte ne parte" a comandare,pure a tenere acceso l'orecchio neppure un sussuro si leva...da quel tronfio amor proprio che si fà zerbino ed accorre ad ogni occasione a mezzo servizio per il padrone Silvio !

Sgarbi e le amicizie pericolose a Salemi

Fonte - Ricordo i tempi in cui Vittorio Sgarbi offriva la cittadinanza onoraria alla vedova del giudiceBorsellino, suscitando l’indignazione dei fratelli Rita e Salvatore, la mia e quella di altri familiari di vittime innocenti della mafia proprio in virtù dell’amicizia con l’ex latitante democristiano, maggiore rappresentante della politica andreottiana nel trapanese, Giuseppe “Pino” Giammarinaro. Sgarbi fece allusioni al nostro sperpero di fondi pubblici (ma l’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia si è sempre autofinanziata) e addirittura disse che io avrei voluto la Sicilia in mano alla mafia per poter continuare a fingermi vittima. Dopo aver infamato la mia figura e aver mortificato quella di mio padre, giornalista ucciso dalla mafia nel 1993, Sgarbi ebbe addirittura il coraggio di annunciare l’intenzione di sporgere querela nei confronti della sottoscritta e di Salvatore Borsellino.

Oggi le agenzie di stampa e i quotidiani online raccontano che l’amico di Sgarbi, Giammarinaro, è nei guai.

“Dall’esito di siffatte indagini, è emerso il costante tentativo da parte dell’ex sorvegliato speciale di PS (Giuseppe Giammarinaro, n.d.r.) di condizionare l’attività amministrativa del Comune di Salemi, partecipando occultamente alle fasi decisionali più importanti, così ponendo in essere ‘…un vero e proprio condizionamento mafioso di tutta l’attività amministrativa del Comune di Salemi…’, finalizzato ad imporre, dopo l’elezione del Sindaco Sgarbi, un’influenza sull’Amministrazione Comunale di Salemi”.

Basterebbe, e forse basterà, soltanto questa frase per portare allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Salemi, grosso centro in provincia di Trapani amministrato dal pregiudicato (truffa ai danni dello Stato) Vittorio Sgarbi. E’ un estratto della misura di prevenzione personale e patrimoniale chiesta e ottenuta dalla Questura di Trapani ai danni di Giuseppe Giammarinaro, ex deputato regionale della Dc.

Gli investigatori scrivono che “la D.D.A. di Palermo, nel contesto di indagini finalizzate ad individuare la provenienza delle numerose minacce anonime di cui è rimasto vittima il Sindaco di Salemi Vittorio SGARBI, ha palesato come le risultanze investigative abbiano delineato un contesto ambientale in cui il GIAMMARINARO ha inciso in modo significativo su alcune delibere del Comune di Salemi. Dalle intercettazioni e dalle altre indagini svolte è, infatti, emerso che la candidatura alla carica di Sindaco di Salemi di Vittorio SGARBI è stata sostenuta proprio dal GIAMMARINARO Giuseppe, che ha appoggiato il noto critico d’arte durante la campagna elettorale”.

Emerge, dal provvedimento, un Vittorio Sgarbi succube compiacente di una figura inquietante quale quella di Giammarinaro. Tanto che anche Oliviero Toscani, noto per lo scarso pelo sullo stomaco, agli investigatori che lo interrogano dice senza problemi: “..Sgarbi mi ha detto che fu Pino Giammarinaro a chiedergli di fare il Sindaco di Salemi. Mi ha detto che Giammarinaro salì a Milano e gli fece la proposta”.

E ancora, si legge: “In merito al ruolo occulto dell’ex sorvegliato speciale di PS nel pesante condizionamento dell’attività amministrativa di Salemi, il Toscani chiariva, testualmente, in modo significativo: “ho deciso di lasciare la Giunta di Salemi perché mi sono reso conto che il contesto territoriale, che mi permetto di definire “mafioso”, non mi consentiva di operare in maniera libera ed autonoma nell’amministrazione comunale. In particolare, Le posso dire che sin dal mio ingresso in Giunta, ho potuto constatare la costante presenza di Pino Giammarinaro alle riunioni della Giunta. Giammarinaro partecipava e assumeva decisioni – senza averne alcun titolo – alle riunioni della Giunta di Salemi, alla presenza di Sgarbi, del sottoscritto e di altri assessori comunali. La cosa mi sembrò alquanto anomala, perché nessun estraneo aveva mai partecipato alle riunioni della Giunta…”.

Nella proposta di sequestro dei beni si citano atti di indagine “acquisiti presso la Procura di Trapani e la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, dai quali è stato, altresì, possibile avere contezza di un coinvolgimento diretto del Giammarinaro Giuseppe nelle attività politico-amministrative del Comune di Salemi, attualmente retto dal sindaco SGARBI Vittorio”.

Un quadro che dovrebbe, e lo farà, mettere fine alla carriera politica di Sgarbi e si spera serva alla Rai per annullare immediatamente ogni contratto con un pregiudicato amico di un ex latitante, peraltro già condannato per concussione e peculato e oggi indagato per riciclaggio. Nelle carte dell’inchiesta spunta anche il nome del neo-ministro dell’agricoltura Saverio Romano, ma a lui ho dedicato un altro spazio, sul mio blog personale.

(video) Giuliano Ferrara: Berlusconi ha perso, il suo monologo ha stufato

Castelli:''In mano agli estremisti di sinistra: che Milano mediti'' Pirlun lo ha appena fatto !

lunedì 16 maggio 2011

COLONNELLI LEGHISTI PRONTI ALLA SCISSIONE ! CIOE ALLA SECESSIONE !

Ho seguito un poco la tornata elettorale in video,mi chiedo com'è possibile che fra tutti i commentatori nessuno abbia tirato fuori il "malloppo" !
Francamente parlando è chiaro che la Lega Nord ha perso consensi e nella capitale del Nord italia !
Che vuol dire? Dicono che Bossi e compagnia "brava" cercherà di smarcarsi un po dal governo e mettere in difficoltà "Burlescuoni" per non farsi fagocitare dallo sfracello imminente (le elezioni da fine mandato).
Niente di più falso;chi non conosce un po la storia della Lega Nord dovrebbe andare al tempo del ribaltone (...) quando Bossi fece cadere il governo perchè "  quel figlio di puttana stà comprando i nostri parlamentari !  " si concluse di li a poco nella generosa elargizione da parte di Silvio a Bossi di qualche miliardo di vecchie lire ( salvo l'Umberto dalla bancarotta) ormai è storia quella del fruttivendolo che mette in vendita il suo stesso culo più che le patate nella dinamica del: "  il partito è mio e poi sai i sacrifici,tanto sudore...e insomma un tanto al kg ! " .
La qual cosa si trasformo in una folle trascinante passione, interessata,mà pur sempre amore !
Cosa succedera dunque adesso ? 
La tentazione da parte di qualche colonnello ingrato e a "digiuno" di tentare una paradossale "secessione" (finisce in farsa con i puffi verdi) cioè una una scissione o più scissioni,ipotesi assolutamente realistica,si sà quanto si amano tra loro i leghisti,il resto sono solo chiacchiere,schifezze e frattaglie,l'essenziale è riassunto nel fotomontaggio qui sotto .
Il pirlone,la "trota" e l'altro ad un passo dal decollo !


SPLEEN ROCK BAND BELGA ALLA CONQUISTA DELL'EUROPA



Sonia una affezionata lettrice di 100cosecosi e amica carissima ci dice: " Je voulais t'annoncer la bonne nouvelle : " mon petit frére Sandro vient de signer avec une maison de disque pour un contrat de 3 ans et vient d'emporter la demi finale en belgique pour jouer la finale en france  !!.....avec son groupe Spleen ( inspiré de Baudelaire) .... c'est génial car  il n'y croyais plus !!!  "

Suo fratello  dopo anni di sacrifici e passione sfrenata è riuscito con la sua Pock Band ad entrare in semifinale nel più importante concorso musicale del Belgio tanto da firmare un contratto triennale con i discografici,la finalissima si terrà in Francia,un avvenimento straordinario per un giovane artista,la sua famiglia e gli amici tutti .
Dimenticavo:sono tutti figli di immigrati italiani in Belgio !


IL LORO SITO per ascoltarli

PISAPIA SPEDISCE LETIZIA MORATTI SULLA LUNA !

I milanesi ammazzano alle elezioni

Di mattiacarzaniga  

«Il Piddì alla ‘merigana: per la campagna elettorale ha riesumato l’uomo-sandwich.»

«Perché Boeri era meglio? Cos’ha fatto, a parte il palazzinaro chic?»

«L’altra mattina mi ha svegliato un tizio che gridava nel megafono: non era l’arrotino, erano i radicali.»

«Mi stanno arrivando più mail elettorali che inviti alle svendite.»

«Ma quest’anno si son messi in lista tutti quelli che non ho votato manco come rappresentante di classe al liceo?»

«Sì, la lista di Grillo… le Cinque Stelle… il Four Seasons.»

«Ma le hai viste le ragazze del gazebo del Pidielle di via Dante? Si mettono lo smalto sulle unghie e mangiano ghiaccioli alla fragola.»

«Ma posso fare il voto disgiunto? Cioè disgiunto dalla mia voglia di andare a votare?»

«Quella scrive su Facebook: ”Se non vince Pisapia cambiamo città”. Il fatto è che poi lei lo fa davvero, con tutti i soldi che c’ha.»

«T’invidio molto che voti in Brianza.»

«Ma quelli di sinistra non sanno che esiste photoshop?»

«Il Cucchi è bipartisan: ieri c’aveva i volantini di una del Pidielle, oggi va di Piddì.»

«Ma quello lì di Sinistra e Libertà andava sempre al Plastic, e soprattutto all’Etnico. No, hai presente l’Etnico?»

«Guarda, la sinistra a Milano non vincerebbe manco con Pippa Middleton.»


(Comunque stasera andate qua. Comunque votate Pisapia, dai.)

"DON GELMINI DEVE PAGARE" (post per stomaci duri...) semplicemente raccapriciante,l'icona dell'orrore della porta accanto (pardon della Chiesa accanto!)

Fonte-Droga, santi e telefilm
Comunità che fanno male
Parla l'autore del noir «Mara come me», edizione Cooper, storia fantasiosa ma anche autobiografica ispirata al prelato amico del Cav.

«In futuro sarei guarito dalle numerose malattie causate dalla droga ma mai mi sarei del tutto liberato dallo stress e dal dolore subiti». Fausto è solo uno dei tanti ragazzi che come nau­fraghi esausti approdano in una ben pre­cisa comunità di recupero per tossicodi­pendenti, molto sponsorizzata, e si ritro­vano invece prigionieri di una sorta di set­ta dove le conoscenze medico-scientifi­che vengono rifiutate e sostituite dalla «Cristoterapia», imposta da un prelato sempre circondato da guardie del corpo e dai suoi fedelissimi. Una comunità do­ve le forze dell'ordine si fermano alla por­ta, anzi, attendono in auto "il Don" da scortare. Abusi, soprusi, violenze psichi­che, fisiche e sessuali: «Ma era poi così dif­ficile immaginare come quasi 600 in­dividui provenienti dalle strade di tutta Italia e con le esperienze più miserevoli al­le spalle, rinchiusi nello stesso luogo e sotttoposti a privazioni di tutti i tipi tra cui quelle del sesso, potessero dedicarsi a
qualcosa di diverso, viste le finalità stru­mentali della direzione?». Li «c'era don Luigi, ma chi controllava che don Luigi fosse idoneo a un compito simile? Il Vati­cano? Chi verificava la preparazione dei suoi collaborarori, in maggioranza ex tos­sici formatisi in quella stessa scuola?».
Fausto è il protagonista del romanzo di Marco Salvia «Mara come me» appena edito dai tipi della Cooper(pag. 159, euro 13). Un noir dal ritmo serrato, intrigante e appassionante, che in questa edizione (la seconda: venne pubblicato per la pri­ma volta nel 2004 da Stampa Alternativa) porta in calce la rivelazione del segreto che nasconde la storia vera del fondatore della comunità cui l'autore si è ispirato.

Salvia, ci racconti tutto dall'inizio, da quando il suo noir venne scelto dalla Coloradofilm di Gabriele Salvatores per farne una fiction.
Scrissi la sceneggiatura, ma è finita se­polta in un cassetto, perché ormai in Ita­lia non si fa più un film se non passa per la televisione e in tv le porte si sbarrarono una ad una. Si può immaginare che tipo di reazioni ha sollevato quel Don, mani­polatore di anime, che fonda una sorta di città-stato tra le colline del centro Italia dove riceve illustrissimi ospiti e dove le te­rapie psicologiche e farmacologiche per la cura della tossicodipendenza non sono altro che «ridicoli palliativi inutili e fuor­vianti», come afferma il Don Luigi del ro­manzo.
Fu allora, nel 2005, proprio sul manife­sto che lei svelò i tratti autobiografici, reali, di un romanzo che è anche costru­ito su spunti di fantasia e rivelò a chi era ispirato don luigi, uno del personag­gi principali. Venne querelato?
Assolutamente no, anzi. Dissi esplicitamente che si trattava di Don Pierino Gel­mini, fondatore della comunità Incontro di Amelia(Tr). Anche se per scrivere il ro­manzo ho raccolto quasi 100 interviste di ospiti di varie comunità terapeutiche, e per quanto riguarda l'omicidio descrit­to nel romanzo, mi sono ispirato alle de­posizioni del processo a Vincenzo Muccioli (assolto in secondo grado) il fondato­re di San Patrignano. Sono testimone del grande business che si è sviluppato attor­no a questo tipo di comunità e alla propa­ganda che tende solo a fare disinforma­zione sul problema delle droghe. In Fran­cia la comunità Le Patriage, che ha lo stes­so approccio ideologico di Gelmini e Muccioli, è stata iscritta sul registro delle sette.
È successo invece che il mio libro è stato acquisito agli atti dell'inchiesta del­la procura di Terni, e io stesso sono stato ascoltato dal pm Barbara Marzullo che nel marzo 2009 richiese e ottenne il rinvio a giudizio per don Gelmini con l'accu­sa di aver abusato sessualmente di 1O ospiti della comunità Incontro, alcuni dei quali minorenni.

Parliamo di un personaggio non da po­co: nel 2006 con la sponsorizzazione di don Gelmini è diventata legge dello stato Italiano la Fini-Giovanardi che senza alcun fondamento scientifico ha parificato di fatto l'eroina alla marijuana fa­cendo la ricchezza delle mafie e delle comunità terapeutiche private. E riempiendo le carceri di tossicodipendenti o di piccoli spacciatori. Lei ha conosciu­to don Gelmlnl, vero?
Sì. Negli anni '80 ho passato una deci­na di giorni nella comunità Incontro, ad Amelia. E ho conosciuto tanti ragazzi che vi sono passati. Ho aiutato alcuni di loro a farsi forza e denunciare, perciò mio mal­grado sono diventato il catalizzatore di tante terribili storie, tanti ragazzi che mi cercano perché non sanno a chi rivolger­si. Purtroppo sono anni che ricevo tanti piccoli "avvisi", telefonate mute notturne e altro. Ma non mi importa. Qualche tem­po fa mi chiamò la madre di un ragazzo che mi chiedeva aiuto perché era dispera­ta, tanto più perché lei era molto devota a quel prelato e lo vedeva come una sorta di santo. È così, d'altronde, che vogliono farlo passare. È già cominciata l'operazio­ne di santificazione con un film dal titolo «Don Pierino» -l'unico che in quest'Italia anestetizzata si può fare su don Gelmini- ­che è pieno di falsificazioni, uno spotto­ne per descriverlo come un santo e accu­sare di persecuzione chi lo ha denunciato e chi indaga. Una fiction appena prodot­ta che è un manifesto per esaltare questa persona e che presto - ne sono sicuro - ve­dremo in televisione. Pensi che tra le va­rie comparsate di questo film, veri e pro­pri testimonial della sua immagine me­diatica, c'è anche Silvio Berlusconi.
Queste sono sue valutazioni, non l'ho ancora visto. Dunque quest'anno, in oc­casione dell'apertura del processo a don Gelmlni prevista per Il 29 marzo 2011 ma subito rinviata a ottobre per problemi di salute del principale imputato (gli altri sono tre suoi collaboratori ma uno, Pierluigi La Rocca, nel frattem­po si è suicidato, la casa editrice Coo­per le ha chiesto di aggiungere in calce al romanzo la cronologia del caso giudi­ziario del controverso sacerdote. Per­ché lei ci tiene così tanto a far emergere questa storia?
Perché si dice sempre che ha salvato tante persone mentre io credo siano mol­te di più quelle che ha distrutto. Poi ci so­no persone che sono state brave a salvar­si da sole, e la comunità ha offerto loro un posto dove farlo. Basti pensare che non è riuscito a salvare nemmeno La Roc­ca, ex tossicodipendente e suo fedelissi­mo trattato a base di Cristoterapia per vent'anni. Va detto chiaramente che il processo va fatto e non deve essere affos­sato. lI problema è che queste comunità ricevono moltissimi soldi pubblici. Don Gelmini, poi, malgrado abbia già sconta­to 4 anni di carcere negli anni '70 e sia accusato di abusi sessuali, gode della difesa ad oltranza di molti e potenti espo­nenti politici del centrodestra e degli in­genti doni di Berlusconi, decine di milio­ni di euro che gli sono serviti a costruire un impero di 150 comunità nel mondo anche in Thailandia, Bolivia e Costarica(5 milioni di euro solo negli ultimi anni, secondo la lista di donazioni resa nota dallo stesso Berlusconi attraverso Italia 1 nel febbraio scorso, ndr).
Nella postfazione al romanzo lei raccon­ta le mille difficoltà incontrate dai ra­gazzi abusati nel trovare credibilità ("è la nostra voce che ascolteranno, non quellà di un tossico bugiardo come te'') e dalle famiglie impaurite dalla potenza e dalle conoscenze del personaggio.
Ma perché, se fossero veri tutti questi abusi, la comunità terapeutica non esplode?

Perché c' è effettivamente un grande controllo carismatico su persone molto fragili come i tossicodipendenti e le loro famiglie. Persone che non sanno a chi al­tro rivolgersi perché questo governo sta smantellando poco a poco tutti i servizi sociali per tossicodipendenti. Sono ragaz­zi che cercano un nuovo padre e genitori che credono più all'immagine che alla realtà. Dentro la comunità la legge non entra perché esiste solo la legge-verità del capo supremo. È una semplificazione che sviluppa dipendenza perché le leggi sono semplici, preistoriche, e se fili dritto spesso ti viene dato un ruolo che ti per­mette di usare potere verso gli altri. La so­cietà -che rimane fuori e non entra mai in queste strutture al contrario di quanto avviene perfino nelle carceri- è più complessa, è più difficile confrontarsi con le norme, le relazioni e la libertà di scelta. Un progetto di recupero, invece, dovreb­be essere un progetto di restituzione alla società.
Lei trova delle somiglianze tra la figura pubblica di Don Gelmini e quella di Silvio Berlusconl?
Assolutamente sì: antropologicamen­te, culturalmente, politicamente. Entram­bi puntano a un potere carismatico ma don Gelmini, che non ha nulla di mistico, io credo sia più reazionario e bigotto. So­no molto potenti e sanno usare bene l'im­magine mediatica, entrambi odiano chi si mette di mezzo sul loro cammino. Non aspirano all'autorevolezza ma ad ottene­re riconoscimento. E questo è terribile, perché se una persona accede a un servi­zio non deve essere riconoscente a nessu­no, è un suo diritto. Entrambi lavorano per costruire fabbriche di benpensanti, per limitare la capacità di pensiero delle persone. Gelmini conosce molto bene Berlusconi.
Eleonora Martini da "IL MANIFESTO" del 3/5/2011

VOTA PISAPIA ! FATTI UN NODO LI PER RICORDARTELO

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Nicole Minetti contestata, madrina a un concorso nel milanese



Fonte-SEDRIANO (MILANO) – Un centinaio di persone si sono radunate a Sedriano, nel Milanese, per protestare contro la presenza del consigliere regionale della Lombardia Nicole Minetti a un concorso per premiare ‘La creatività delle donne della Provincia di Milano’, dove è stata invitata dal Comune come madrina. I manifestanti hanno portato cartelli con scritte come ”Minetti madrina delle donne, no grazie”, ”Facciamo Olgettina a Sedriano?”. Uno striscione è stato appeso anche sul balcone dell’abitazione di fronte alla sala comunale in piazza del Seminatore dove era in corso la premiazione e i manifestanti hanno gridato ”Vergogna” all’arrivo del consigliere regionale.

”La protesta è nata spontanea dall’indignazione per un invito che in questo momento ci sembrava inopportuno – ha spiegato il segretario del Pd locale Atos Barbieri -, non voglio entrare nella logica dei giudici, ma bisognava evitare che proprio la Minetti premiasse i vincitori di un concorso al femminile”. Nel comune del Milanese, amministrato da una coalizione di Lega Nord-Pdl, è stata varata anche un’ordinanza molto dura nei confronti della prostituzione, che punisce i clienti con il sequestro dell’auto e una multa da 500 euro.

”Ho ricevuto un’accoglienza bellissima, mi sono sentita in mezzo ad amici”, ha detto Nicole Minetti, che però ha preferito non commentare le proteste. ”Fino a quando una persona non è condannata per noi è innocente e ha il diritto di partecipare a cerimonie pubbliche senza essere attaccata”, ha commentato il sindaco Alfredo Celeste, insegnante di religione, che presiede una giunta dove tre assessori su sei sono donne. ”Sono state proprio le donne a chiedere di invitare la Minetti alla cerimonia – ha concluso – perché a causa delle vessazioni che sta subendo rappresenta il riscatto della condizione femminile, e anche per dare risalto alla manifestazione”.