google6a3fa170c1192d09.html 100cosecosi 100cosecosi

sabato 15 gennaio 2011

Ruby intervista video "...sino a che le puttane diventano cosi poco puttane da sconfinare nella castità dell'acqua ! "


Clic sull'immagine per accedere alla galleria fotografica completa dei volti noti delle 14 ragazze citate: Iris Berardi, Barbara Faggioli, Barbara Guerra, Raissa Skorkina, Miriam Loddo, Eleonora e Imma De Vivo, Maristel Garcia Polanco e Alessandra Sorcinellia
"  Donne ridotte a meno delle scimmiette da circo in cambio dei bon bon negli spettacolini,nelle allegre cenette  ! Lo si deduce dal racconto di molteplici testimonianze,un fatto assodato non un reato se la prendiamo alla larga e dando credito al nanerottolo dalla volontà di potenza un pochino eccentrica,perversa (...)  tuttavia l'altra metà del cielo che popola il belpaese potrebbe di tanto in tanto pronunciarsi o no ?
Oppure per salvare capra a cavoli facciamo come si è fatto per l'acqua in veneto,alziamo i limiti d'intolleranza sino  a che le puttane diventano cosi poco puttane da sconfinare nella castità dell'acqua ! "


Per la prima volta dopo lo scandalo, la 18enne marocchina Ruby Rubacuori (alias Karima El Mahroug) parla della sua nuova vita, del rapporto con Silvio Berlusconi, delle feste ad Arcore, di Lele Mora ed Emilio Fede. "Vivo facendo ospitate in discoteca"

Le sei notti di Ruby in villa e le testimoni sfuggite a Ghedini

Le sei notti di Ruby in villa  e le testimoni sfuggite a GhediniLe prove che incastrano Berlusconi. L'avvocato del premier ha tentato di blindare le verità scomode delle ospiti delle feste a Villa San Martino. Quei bunga bunga con le ragazze vestite da poliziotte

di GIUSEPPE D'AVANZO (La Repubblica.it)
L'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto giudizioso tra la fine dell'estate e l'inizio dell'autunno, ma non ha preso in considerazione che al mondo esistono anche donne normali.

Testimoni che non mentono. Che rispondono con lealtà alle domande della magistratura. Torna comodo muovere dai suoi passi per sbrogliare una matassa che, in capo a non più di sei settimane (21/26 febbraio), potrebbe condurre il presidente del Consiglio dinanzi al giudice con l'accusa di concussione e soprattutto di "favoreggiamento della prostituzione minorile" (un reato punito con la reclusione da sei a dodici anni). Bisogna seguire Ghedini perché è lui  -  l'avvocato  -  che, nonostante le risorse, l'impegno e la tenacia, manca clamorosamente il colpo. Si lascia sfuggire qualche testimone risolutivo. Sottovaluta quali prodigi investigativi si possono accumulare analizzando con pazienza il traffico telefonico, scrutinando la localizzazione cell-based con metodi capaci di definire la cellula che "ospita" un telefono mobile e quindi, con un margine di errore di cinquanta metri, il luogo in cui è attivo (o inattivo) quel "terminale". Le tracce che si lascia dietro un cellulare possono "raccontare" la vita, gli incontri, le relazioni, i movimenti, i tempi di una persona. di un gruppo di persone.

Occorre comunque, per capire, ricordare qual è lo stato di allarme di Berlusconi in primavera. Già il 27 maggio il capo del governo ha tra le mani tutte
le ragioni per sentirsi molto preoccupato. Ruby  -  minorenne  -  è in questura, quella notte. Quando Michelle Conceicao de Oliveira, una prostituta brasiliana, lo chiama a Parigi, il Cavaliere ha ben chiaro che è finito in un guaio grosso. Quella Ruby, che il Sovrano presenta come "la nipote di Mubarak" agli amici, ha la lingua lunga. Spesso è fuori controllo. È facile all'ira, se trascurata. Il Cavaliere nemmeno osa pensare, quella notte, quale calamitosa frittata può venire fuori se la ragazza va "fuori di testa" e racconta ai funzionari della questura di Milano che lei, Ruby  -  Karima el Mahroug, 17 anni e sei mesi  -  è da tre mesi "la favorita" del Sultano. Lo sappiamo. Quella notte, il capo del governo gioca abusivamente tutta la sua autorità per "liberare" Ruby. Convince i funzionari della questura a qualche mossa "indebita" (nasce qui l'accusa di concussione): Karima può allontanarsi lungo via Fatebenefratelli con accanto Nicole Minetti.

La storia, come l'angoscia del Cavaliere, è soltanto all'inizio. Dopo qualche tempo, Lele Mora, definiamolo il direttore del carosello notturno che gira ad Arcore per l'esclusivo diletto del Sovrano, sa che la ragazza è stata più volte interrogata dalla procura di Milano in luglio e ancora in agosto. Che cosa ha detto? Quel che ha detto ora, più o meno, lo sappiamo. Ruby svela che il 14 febbraio, giorno di San Valentino (ha 17 anni e novantacinque giorni) la chiama Emilio Fede e le dice: ti porto fuori. Non dice dove, non dice con chi o da chi. Il giornalista (ottantenne) passa a prenderla con un auto blu. Ruby sale e filano via scortati da un gazzella dei carabinieri verso Arcore. Non entrano dal cancello principale, dove ci sono i carabinieri, ma da un varco laterale. Dice Ruby ai pubblici ministeri: "Vengo presentata a Silvio. È molto cortese. Ci sono una ventina di ragazze e  -  uomini  -  soltanto loro due, Silvio ed Emilio. Cenammo, ma non rimasi a dormire. Dopo cena, andai via. Alle due e mezza ero già a casa. Con un abito bianco e nero di Valentino, con cristalli Swarovski, me l'aveva regalato Silvio. La seconda volta vado ad Arcore il mese successivo. Andai con una limousine sino a Milano due, da Emilio Fede, e da lì, con un'Audi, raggiungemmo Villa San Martino. Silvio mi dice subito che gli sarebbe piaciuto se fossi rimasta lì per la notte. Lele Mora mi aveva anticipato che me lo avrebbe chiesto. Mi aveva anche rassicurato: non ti preoccupare, non avrai avance sessuali, nessuno ti metterà in imbarazzo. E così fu. Cenammo e dopo partecipai per la prima volta al "bunga bunga". (Ruby descrive agli stupefatti pubblici ministeri milanesi la cerimonia con molta vivezza). Io ero la sola vestita. Guardavo mentre servivo da bere (un Sanbìtter) a Silvio, l'unico uomo. Dopo, tutte fecero il bagno nella piscina coperta, io indossai pantaloncino e top bianchi che Silvio mi cercò, e mi immersi nella vasca dell'idromassaggio. La terza volta che andai ad Arcore fu per una cena, una cosa molto ma molto più tranquilla. Quando arrivai Silvio mi disse che mi avrebbe presentata come la nipote di Mubarak. A tavola c'erano Daniela Santanché, George Clooney, Elisabetta Canalis".

Non è il racconto che Ruby riferisce subito a Mora. Minimizza all'inizio. Confonde i suoi ricordi. Non rivela tutto. Mora comprende che la ragazza non dice tutto, dopo aver detto troppo in procura e avverte il premier. Berlusconi che deve fare? Affida a Nicolò Ghedini il contrattacco difensivo. Una segretaria di Palazzo Chigi convoca le giovani ospiti del premier nello studio legale Vassalli in via Visconti di Modrone a Milano per affrontare la questione delle "serate del presidente".

Ghedini ha dunque l'incarico di proteggere "le serate" di Silvio Berlusconi. Deve raccogliere da quelle giovani donne (stelle, stelline, aspiranti stelline, prostitute giovani, giovanissime, italiane, latine, slave, caraibiche) dichiarazioni giurate che confermino quel che il Cavaliere va dicendo: si rilassa a volte, come è giusto che sia, ma in celebrazioni che non hanno nulla di scandaloso o perverso. Sono "testimonianze" necessarie per evitare al premier altro discredito. La procura di Milano indaga per favoreggiamento della prostituzione Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti. Berlusconi teme che la prostituzione, ipoteticamente favorita dai suoi tre amici, abbia il teatro proprio a Villa San Martino nelle "serate rilassanti" che il Cavaliere organizza. Anche nell'ipotesi peggiore, dice Ghedini, egli sarebbe l'"utilizzatore finale". Anche se si scoprisse che le sue ospiti sono minorenni, nessun problema penale: l'utilizzatore non è tenuto a conoscere l'età della sua ospite. È fuori di dubbio, però, che sarebbe meglio "documentare" che in quelle allegre serate il sesso non c'è. Ecco la missione di Ghedini.
Interrogare le ragazze, raccoglierne i ricordi e lasciarle dire con buon anticipo dell'innocenza di quelle occasioni. Ghedini può farlo. La sua iniziativa è ineccepibile perché l'art. 391-nonies del codice di procedura penale regola "l'attività investigativa preventiva" del difensore "che ha ricevuto apposito mandato per l'eventualità che si instauri un procedimento penale". Nell'eventualità che Berlusconi sia indagato, Ghedini già prepara le prove non solo dell'estraneità del Cavaliere, ma dell'insussistenza del "fatto". Lasciamo in un canto qui l'abuso di potere che si intravede: decine di ragazzine, ragazze, giovani donne, che hanno partecipato ai "bunga bunga" presidenziali, sono convocate  -  addirittura a Villa san Martino  -  e trovano Ghedini. L'avvocato chiede: mi racconta che cosa accade nelle serate del presidente? Sono appuntamenti innocenti o peccaminosi? Si fa sesso? Lei ha fatto sesso con il presidente? Quelle poverette non hanno né arte né parte. Hanno una sola ambizione: fare televisione, apparirvi. Sono addirittura in casa del grande tycoon, a un metro dal cielo. Arrivate a quel punto, potrebbero mai dire una parola storta contro o sul conto del presidente del consiglio? Ripeto, lasciamo da parte questo aspetto dell'affaire perché ora conta l'abbaglio in cui incappa Ghedini. L'avvocato colleziona le testimonianze delle "ragazze", diciamo così dello spettacolo o le giovani e giovanissime professioniste del sesso e pensa di aver un buon lavoro. Trascura (o, poverino, nessuno glielo dice) che ad Arcore ci sono state anche donne che non hanno nulla a che fare né con lo spettacolo né con la prostituzione.

Come la testimone A, ad esempio. È un'amica di Nicole Minetti. Le cose stanno così. La Minetti, a Rimini, ha tre amiche del cuore al liceo. Anche quando Nicole, all'esame di maturità viene bocciata, non si perdono di vista. Una di loro  -  "assomiglia come tipo alla Carfagna", dicono  -  si laurea in giurisprudenza e ora è prossima alla laurea in economia. Minetti la invita a casa del presidente domenica 19 settembre 2010. Il 20 la giovane donna (A) chiama le altre due amiche. Alla prima, che chiameremo B, racconta tutto al telefono in una lunga conversazione. Alla seconda, che chiameremo C, dice invece che gliene parlerà da vicino della sua serata ad Arcore.

A sarà interrogata (la prelevano all'università alla fine di un esame) e conferma l'"imbarazzante serata", parole sue. B non sarà interrogata (quel che può sapere lo si è già ascoltato nell'intercettazione dalla viva voce dell'amica che le racconta la sua notte dal presidente). C sarà convocata da Bologna. Frequenta un corso di specializzazione post-laurea in attesa di affrontare il concorso in magistratura. È seria, motivata, estranea all'ambiente del presidente. Dalla convergenza delle due testimonianze e del documento sonoro, si può ricostruire che cosa accade quella notte.

È dunque il 19 settembre 2010. A arriva a Milano. Va a casa della Minetti a Segrate, Milano 2. Si cambia. Raggiungono due stelline dello spettacolo televisivo (A ne conosce una, ne indica il nome) e poi tutte insieme via verso Villa san Martino. All'ingresso è sufficiente il nome  -  "Minetti"  -  per superare i controlli di polizia. A cena 20/25 ragazze, più della metà straniere, e tre uomini: il Cavaliere, l'immancabile Emilio Fede, Carlo Rossella, presidente di Medusa. Cena un po' noiosa. Parla sempre il presidente. Racconta barzellette, canta. Tutti sono chiamati soltanto a ridere e a cantare in coro. È soltanto un preludio. Dopo cena, si scende in quella che tutti chiamano  -  dicono A e B  -  "la sala del bunga bunga". È più o meno una discoteca, un banco con l'asta per la pole dance, divani, divanetti, "camerini" dove le ragazze si travestono da infermiere, da poliziotte, tutte con il seno nudo e poi improvvisano uno striptease (stripper anche la Minetti), mimano scene di sesso. Devono essere "convincenti", "spregiudicate", disinvolte e molto disinibite ché le performance migliori saranno premiare con un invito a restare per la notte (allo spettacolino sono presenti Rossella e Fede).

Dopo il "bunga bunga", si risale in un'altra sala dove Berlusconi sceglie e comunica chi rimarrà per la notte. A racconta che qui l'atmosfera si fa elettrica, competitiva, carica di adrenalina e addirittura di odio. E' il momento clou della serata. Chi sarà la favorita? Chi resterà? Chi avrà l'opportunità di "guadagnare" di più? Non è che chi ritorna a casa va via con le mani vuote. Il premier  -  ancora in un'altra stanza  -  congeda chi va via. E' qui che accoglie la giovane A. C'è anche la Minetti. Berlusconi le chiede se si è divertita.

A dice: "No!".

Il Sovrano, alquanto risentito, chiede: "Perché?".

A rincara: "Mi sono sentita imbarazzata" (Dirà meglio alle amiche: "Quello è malato, si vede che è un malato!").
B. le chiede un bacetto e le dà due cd di Apicella e tra i cd una busta con quattro fogli da 500 euro. In auto sarà rimproverata dalla Minetti: "Sei stata troppo dura, ricordati che potrà esserti di aiuto".

Queste testimonianze, sfuggite all'occhiuto Ghedini, non dicono soltanto delle "serate rilassanti" del presidente. Chiudono un cerchio. Le intercettazioni raccontano che è Emilio Fede a muovere la giostra. Chiama Lele Mora e gli dà il via: "Stasera bunga bunga". Mora si muove. Convoca stelline e prostitute. Sono consapevoli del "mestiere" di quelle giovani donne, come è consapevole Berlusconi che le riceve e le trattiene per la notte. Quando varcano il cancello di Villa san Martino, nelle serate del "bunga bunga", l'amministratore personale del presidente, Giuseppe Spinelli, ha già preparato e lasciato nella "stanza dedicata" il numero necessario di buste con un vasto spettro di retribuzioni, dai cinquecento euro per la presenza ai diecimila euro "per la notte". E non sempre finisce così. Spinelli riceve anche dopo, le telefonate della "ragazze". Si sono affannate a capire chi ha avuto quanto e perché più delle altre e come ha fatto, che cosa ha fatto, che cosa ha detto. Ci provano tutte con Spinelli, il giorno dopo. Il segretario non è mai infastidito o impaziente. Ascolta con pazienza. La risposta sempre uguale: "Ho bisogno di essere autorizzato, richiamerò". E richiama, richiama sempre o per dire che "no, non ha ottenuto l'autorizzazione" o "va bene, la busta è pronta". Queste scene devono avere ancora dimostrare due questioni essenziali: Ruby si prostituisce? Ha fatto sesso con Berlusconi? Sono quadri che la procura di Milano ricostruisce con altri testimoni (amici di Ruby, "clienti" di Ruby prima e dopo i mesi del "capriccio" del Sovrano) e soprattutto con l'ascolto telefonico della ragazza. In una conversazione, un amico la prende in giro: "E così, Ruby, hai preso il posto di Noemi Letizia". "No, caro mio  -  risponde la "nipote di Mubarak"  -  Noemi per lui era un angelo, io per lui sono..." È ancora il telefono di Ruby a rivelare le menzogne e le omissioni e a svelare quante volte e per quanto la minorenne marocchina si è intrattenuta a Villa san Martino. I giorni in cui il cellulare della ragazza è presente nella cella di Arcore, notte e giorno, sono sei.24, 25 (quella notte dormì ad Arcore anche Vladimir Putin) e 26 aprile 2010. E ancora il 1 maggio. Infine nei giorni di Pasqua e Pasquetta, 4 e 5 aprile 2010 (oltre che il 14 febbraio, San Valentino, quando però la ragazza  -  non ha mentito  -  torna a casa intorno alle 3 del mattino).

Dunque, ricapitoliamo. Ruby è una prostituta. La ingaggia Lele Mora. Fede l'accompagna dal presidente del consiglio. Il presidente del consiglio la paga per la sua presenza notturna in sei occasioni. È sufficiente per contestare al capo del governo il favoreggiamento della prostituzione minorile alla luce del secondo comma dell'art. 600-bis? Bisogna farsi aiutare dalla lettura del codice penale. Se Lele Mora, Emilio Fede, Nicole Minetti risponderanno del primo comma ("Chiunque induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto ovvero ne favorisce o sfrutta la prostituzione è punito con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da 15.493 a 154.937), Berlusconi dovrà rispondere del secondo comma: "Salvo il fatto costituisca più grave reato, chiunque compie atti sessuali con un minore di età compresa tra i quattordici e i diciotto anni, in cambio di denaro o di altra utilità economica, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa non inferiore a 5.164". Qui si deve dire quanto malaccorto sia stato Ghedini a confessare l'abitudine del Cavaliere a farsi "utilizzatore finale" della prostituzione. Perché, è vero, che questi non è imputabile, ma nel caso in cui la prostituta sia minorenne è imputabile, eccome. Anche se non c'è stato "atto sessuale" in quanto, per giurisprudenza costante della Cassazione, è configurabile come "atto sessuale", in soldoni, anche una "palpazione concupiscente".


Clic sull'immagine per accedere alla galleria fotografica completa "Bunga Bunga"



A Napoli Ruby e Berlusconi finiscono nel presepe. A San Gregorio Armeno le statuine della cubista con il premier
La cubista Ruby Rubacuori, appena maggiorenne, grazie alla sua frequentazione con il premier Silvio Berlusconi, è diventata la regina del gossip nelle ultime settimane. Probabilmente però, mai si sarebbe aspettata di finire addirittura nel presepe. Succede a Napoli, dove sui banchetti dei mastri presepiali di san Gregorio Armeno, accanto all'ormai consueta statuina del premier è comparsa anche quella dell'avvenente marocchina. Turisti e clienti hanno accolto con simpatia la novità ma non manca chi, invece, ironia a parte,

Donna poliziotto in tenuta anti-sommossa mentre fa la pipì "lo scandalo"

ROMA (13 gennaio) - Fa discutere a Dresda, in Sassonia, una scultura di silicone che raffigura una donna poliziotto in tenuta anti-sommossa mentre fa la pipì: intitolata "Petra", l'opera, esposta in una sala dell'Accademia di Belle Arti della città, ha mandato su tutte le furie il ministro dell'Interno del Land. "Petra", dell'artista Marcel Walldorf, un tedesco di 27 anni, ha fatto il suo debutto nel prestigioso istituto il 7 gennaio scorso ed è valsa al suo autore un premio dalle fondazione culturale Leinemann di Amburgo (Nord).

Il ministro dell'Interno della Sassonia - Markus Ulbig - non ha però apprezzato il genio artistico di Walldorf e ha definito quella figura di silicone e acciaio con i pantaloni parzialmente abbassati un insulto alle donne poliziotto. Per la giuria della fondazione Leinemann, che ha assegnato all'artista un premio di 1.000 euro, si tratta invece di un'opera «stupefacente... che mostra molto bene che c'è una differenza tra sfera pubblica e sfera privata».

PARCO GIOCHI PICASSIANO IN UCRAINA


Perchè lo pubblico ?
Perchè ho visto certe schifezze frutto dell'incubo notturno di certi assessorati  dediti al sociale ed alla infanzia a Milano e provincia ! 
Questo parco giochi non ha bisogno di alcun commento,tutta roba riclicata e ridipinta,saldata e stupisce per la sua bellezza ed è per di più capace di trasmettere valori d'arte,non solo l'aspetto ludico.
Il parco si trova nella città di Khmelnitsky in Ucraina ed è stato commissionato dalla municipalità ad uno scultore,sia mai l'idea possa illuminare la mente di uno dei nostri assessori dopo aver visto queste immagini,in fondo (voglio sperarlo) vorrei che quadro di Picasso li colpisca,li ispiri.













venerdì 14 gennaio 2011

Parla un prete pedofilo,risposte scioccanti (video) si autoassolve !





Questa intervista se è autentica è spaventosa,ce la dice lunga sull'auto indulgenza di questa specie di predatori in tonaca e sulla pedagogia religiosa che ne costituisce il retroterra culturale,sopratutto ci dice del vulnus che esiste nella constatazione che ci sono per alcuni due forme di giustizia,quella dello stato e la loro che assolve con una facilità che rasentà la deliberata complicità per un crimine odioso.



Tunisia, Ben Ali abbandona il paese: potere a un direttorio guidato dal premier Prima della fuga il presidente ha destituito il governo e indetto elezioni. Arrestati i familiari, assaltate ville della moglie

"  Una immensa vittoria di popolo in Tunisia,segno che c'è ancora un limite che non si puo vallicare nello sfruttamento dei popoli,ricomincia la lotta di liberazione,il bacino del mediterraneo non sarà più lo stesso,vi allego un articolo esaustivo che fornisce lo spuunto per un gran numero di riflessioni sull'argomento e un link al post scritto da me ieri notte alle prime notizie giunte dalla Tunisia. "
La rivolta del pane
Fonte:ROMA (14 gennaio) - Dopo le urla di vittoria dei manifestanti, ieri sera, oggi la Tunisia è di nuovo precipitata nel caos. Sul finire di una giornata di nuove manifestazioni e scontri, dopo che Ben Ali aveva annunciato lo scioglimento del governo e nuove elezioni, con tanto di proclamazione dello stato d'emergenza, il presidente ha deciso di abbandonare il paese, lasciando le redini della Tunisia a un direttorio. Alcuni familiari del presidente sono stati arrestati. L'esercito presidia l'aeroporto di Tunisi, chiuso lo spazio aereo.

Un direttorio di sei membri guiderà la Tunisia. Il primo ministro Mohammed Ghannouci, 69 anni, fedelissimo di Ben Ali, ha annunciato che il potere è stato affidato ad un comitato di sei persone e che egli stesso ha assunto anche le funzioni di presidente. Nel team è prevista anche la presenza dell'attuale ministro della Difesa, Ridah Grira. «Chiedo a tutti i tunisini di tutti i partiti - ha detto il premier in tv - di calarsi nello spirito nazionale e di aiutare tutti il paese a uscire da questa fase critica». Ghannouci ha assunto le funzioni presidenziali «fino alle prossime elezioni anticipate», così come previsto dall'art. 56 della Costituzione.

Il presidente Ben Ali ha lasciato il paese alle 17. Incerta la destinazione. Secondo alcune fonti ha lasciato Tunisi, con il suo entourage, su due Falcon dell'aeronautica militare francese diretto a Parigi. E stasera un aereo dalla Tunisia è atterrato a Le Bourget, alle porte di Parigi, con a bordo una figlia e una nipote di Ben Ali. Un secondo aereo in arrivo vuoto è stato invitato a non atterrare su suolo francese, mentre un terzo sarebbe in rotta verso Parigi. Ieri era scoppiata la polemica perché uno dei suoi generi era fuggito in Canada con la moglie ed i figli.

Ben Ali, prima della fuga, aveva annunciato la destituzione del governo ed elezioni anticipate, da tenersi fra sei mesi. Ghannouchi aveva detto di essere stato incaricato di formare il nuovo governo. Il capo del Partito democratico progressista (Pdp), all'opposizione, Mohammed Nejib Chebbi, aveva chiesto un governo di unità nazionale. «Non c'è alternativa - ha detto Chebbi - nonostante Ben Ali abbia voluto mostrare di voler venire incontro alla gente. Ma la gente non ha più fiducia in lui. Per questo serve un governo di unità nazionale, per evitare un bagno di sangue. E se non basterà c'èil rischio di una situazione di tipo birmano. Il Paese è come un ambiente saturo di gas. Basta un fiammifero per farla esplodere». Questa mattina, l'ipotesi di un governo di unità nazionale era stata definita «del tutto fattibile e anche normale» dal ministro degli esteri Kamel Morjane.

Lo stato d'emergenza prevede il coprifuoco dalle 17 alle 7 del mattino e il divieto di assembramenti di più di tre persone. «Verranno usate le armi» se gli ordini delle forze di sicurezza non saranno ascoltati.

In meno di 24 ore si è passati così dalla manifestazione che acclamava Ben Ali, a quelle delle migliaia di persone che gli chiedevano di andare via, fino alla dichiarazione dello stato d'emergenza e alla fuga del presidente. Meno di una giornata, scandita da notizie di scontri e di morti, nella notte nelle periferie e anche in pieno giorno, nel pieno centro di Tunisi: 13 quelle che contavano fonti ospedaliere nella notte solo a Tunisi, 2 a Kairouan. Altre manifestazioni si svolgevano anche a Kasserine, Gafsa e Sidi Bouzid, dove tutto era cominciato.

A far precipitare la situazione in Avenue Bourghiba, dove la gente si era raccolta di fronte al ministero dell'Interno, l'arrivo nel pomeriggio - dopo i primi cortei di ragazzi delle periferie - di un furgoncino bianco. Sul tettuccio, un ragazzo teneva un mazzo di fiori: era il carro funebre per Helmi, studente, 24 anni, quartiere di Bab Kadra, ucciso da un tiratore scelto negli scontri di ieri. È stata la scintilla che ha fatto scoppiare il caos: la salma è stata portata fuori, la folla ha urlato, gli agenti hanno reagito.

I manifestanti hanno urlato di tutto contro Ben Ali, e soprattutto sua moglie Leila e la famiglia di lei. A lui hanno detto di andarsene, ai Trabelsi (il clan della first lady) hanno dato dei ladri. Sembra anche che il cognato del presidente e sindaco di La Goulette, Imed Trabelsi, sia stato pugnalato a Le Kram e portato in ospedale. La sorte della ricchissima e odiata famiglia Trabelsi è incerta. Nel pomeriggio centinaia di giovanissimi hanno preso d'assalto le ville della famiglia a Gammarth, sobborgo benestante nel nord di Tunisi, saccheggiandole e incendiandole. Armati di una lista di nomi, ragazzi fra i 16 e 17 anni hanno fatto il giro delle ville, attaccando sistematicamente quelle appartenenti alla famiglia Trabelsi e lasciando perdere le altre, comprese le più lussuose. «È stato un saccheggio organizzato. Gli insorti fanno uscire gli abitanti dalle case, tirano fuori le Mercedese dai garage, saccheggiano e poi danno fuoco», ha detto a Le Monde un giornalista tunisino che ha chiesto di rimanere anonimo. «Due camionette della polizia cariche di agenti sono passate, senza intervenire. Non ho mai visto scene del genere». La moglie di Ben Ali e i suoi familiari, specie i suoi nipoti, sono odiati dai tunisini in quanto simbolo dell'accaparramento delle ricchezze del Paese e della corruzione.

«Abbiamo vinto», gridava la gente ieri sera in piazza a Tunisi, sfidando un coprifuoco che nessun agente si sognava ormai di applicare. Il colpo di scena nella tarda serata, quando il presidente Ben Ali è apparso in televisione per comunicare di aver chiesto alle forze di sicurezza di non usare più le armi da fuoco contro i manifestanti, e di aver ordinato «la riduzione del prezzo del pane, del latte e dello zucchero». Ben Ali aveva anche annunciato di non ricandidarsi nelle elezioni del 2014, promettendo la libertà di stampa e la fine della censura sui siti internet. Parole che hanno scatenato la festa: migliaia di persone sono scese nella blindatissima Avenue Burghiba, sventolando le bandiere nazionali e addirittura, qualcuno, inneggiando al presidente.

Supporto per i manifestanti che da giorni protestano contro il governo in Tunisia è stato espresso da al-Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi), che con un nuovo video diffuso sul web ha invitato la popolazione a rovesciare il regime del presidente Zine El Abidine Ben Ali. Nel video di 13 minuti Abu Musab Abdul Wadud, leader di Aqmi, chiede ai manifestanti: «Mandate i vostri figli da noi per ricevere formazione all'uso delle armi e fare esperienza militare». Abul Wadud ha poi chiesto ai tunisini di mobilitarsi in tutto il paese per far cadere «il regime corrotto, criminale e tirannico» di Ben Ali, portando all'affermazione nel paese della shaaria, la legge islamica.

RUBY "CHIAPPA D'ORO" BERLUSCONI E GLI ULTIMI GIORNI DI HITLER e L'HITLERJUGEND

Se mi riesce metto qui tutti i link attinenti la storia intanto apprezzate l'immagine di "nonleggerlo" sgamata a quei pirloni "ingenui" de "il giornale" autodegratatosi ormai a volantino buono per tutti gli usi,dalla carta igienica all'asciuga vetri sino a potervi impacchettare il pesce cosi il cattivo odore se ne và,garanto !
Visto che sull'argomento è stato ormai detto tutto,dal comportamento istituzionale da tenersi in certe occasioni alla minaccia per la sicurezza esponendosi il politico ad ogni genere di ricatti (...) io dico una sola cosa non ancora detta:siamo di fronte ad un idiota finito,un cretino arrogante che si fà sorprendere sempre come l'ultimo ladro di galline! 
E attorniato da una corte di zelanti servi proni ad ogni suo volere e pavidi oltre ogni immaginazione (...) 
Per questo accade che regolarmente l'idiota riesce a farsi sgamare da mezzo mondo,non c'è volta che non si sia fatto scoprire con le mani nella marmellata !La situazione rievoca gli ultimi giorni di Hitler nel bunker di Berlino quando muoveva sullo scacchiere divisioni inesistenti e nessuno dei suoi generali osava dirgli che delle stesse esistevano solo un pugno di combattenti e per restare in argomento Hitler un "genio" mobilito l'Hitlerjugend arruolando d'autorità decine di migliaia di bambini per scagliarli contro l'avanzata russa in città! 
Se alludo alle masse infatilizate,idiotizate che lo sostengono? 
Alludo alludo e chè diamine,quando ci vuole ci vuole !
Aspettiamo adesso pazienti i processi,un imputato è innocente sino alla sua condanna definitiva se non altro perchè il gossip intorno alle chiappe di Ruby risulterà meno noioso della parabola discendente di un cretino grande come l'universo e capace di incantare,sedurre un intero paese.


Ruby
Induzione e sfruttamento della prostituzione. Sono i reati per cui è indagata Nicole Minetti, consigliere regionale della Lombardia.
In un nota la procura di Milano precisa che la Minetti è indagata sia per la violazione della legge Merlin, sia per  aver indotto alla prostituzione la giovane marocchina Ruby: induzione che sarebbe avvenuta nel periodo compreso tra febbraio e maggio scorsi, cioè lo stesso per cui il premier Silvio Berlusconi è indagato per aver avuto rapporti sessuali con la minorenne.
Nella mattinata di oggi, gli investigatori hanno perquisito abitazione e uffici della Minetti a Milano.

Fonte
La procura di Milano ha intenzione di chiedere il processo con rito immediato per Silvio Berlusconi per il caso Ruby. L’immediato uno dei riti speciali previsti dal codice di procedura penale e accelera i tempi rispetto a un processo ordinario. In sostanza si evita l’udienza preliminare e dalle indagini si passa direttamente al dibattimento: questo rito viene scelto dai pm quando c’è “evidenza della prova”.
Per chiedere il rito immediato, oltre all’evidenza della prova, ci vuole un tempo d’indagine non superiore ai tre mesi. Berlusconi é stato iscritto nel registro degli indagati per prostituzione minorile e concussione il 21 dicembre scorso. Inoltre, è necessario un invito a comparire per l’interrogatorio dell’indagato, ossia quello che è stato notificato oggi al premier.

Il presidente Silvio Berlusconi potrebbe comparire in tribunale tra una settimana, tra il 21 e il 23 gennaio. I pm di Milano hanno infatti invitato Berlusconi per una di queste date, dopo che  è indagato per prostituzione minorile e concussione in relazione al caso di Ruby, la minorenne marocchina che sarebbe stata più volte a casa sua ad Arcore.
Non solo: pare che i pm vogliano chiedere il rito immediato per Berlusconi, ossia uno dei riti speciali previsti dal codice di procedura penale e che accelera i tempi rispetto a un processo ordinario. In sostanza si evita l’udienza preliminare e dalle indagini si passa direttamente al dibattimento: questo rito viene scelto dai pm quando c’è “evidenza della prova”.
Per chiedere il rito immediato, oltre all’evidenza della prova, ci vuole un tempo d’indagine non superiore ai tre mesi. Berlusconi é stato iscritto nel registro degli indagati per prostituzione minorile e concussione il 21 dicembre scorso. Inoltre, è necessario un invito a comparire per l’interrogatorio dell’indagato, ossia quello che è stato notificato oggi al premier.
Ora la nuova vicenda processuale si intreccia con la sentenza sul legittimo impedimento. Lo scudo è parzialmente saltato, Berlusconi dovrà comparire in Aula come un comune cittadino? Non è detto che andrà così: la legge su cui la Corte costituzionale si è pronunciata resta ancora in vigore. Verrà “cancellata” dalla sentenza dei giudici solo una volta che quest’ultima sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. E potrebbero passare ancora alcune settimane: prima i giudici devono infatti scrivere la sentenza. Si parla di fine gennaio, forse primi di febbraio.
I legali di Berlusconi fanno sapere che non è ancora stato stabilito se Berlusconi comparirà in aula o meno il 21 gennaio. Se dovesse farlo, potrebbe essere l’inizio della campagna elettorale.

Ruby, Berlusconi indagato da pm Milano
Il premier: invidiosi, sovvertono democrazia

Il Cavaliere: non vedo l'ora di difendermi in tribunale. Concussione e prostituzione minorile le accuse. Il pm: «Sesso quando era minorenne». La difesa: falso. Foto e filmati nel pc. Indagati Minetti, Fede e Mora

Fonte:ROMA (14 gennaio) - Il premier Silvio Berlusconi è indagato per prostituzione minorile per aver avuto rapporti sessuali in cambio di denaro con la giovane marocchina Karima "Ruby" El Mahroug - che all'epoca era minorenne. Berlusconi non ha mai avuto rapporti sessuali con Ruby, replicano i legali del premier, che respingono ogni accusa e affermano: la procura di Milano non ha competenza. In serata Berlusconi parla di ennesima invenzione dei pm, accusandoli di essere invidiosi per non essere stati invitati alle cene, di voler sovvertire la democrazia e di non vedere l'ora di difendersi in tribunale.

Berlusconi è anche accusato di concussione per aver
esercitato pressioni nei confronti dei funzionari della questura di Milano per ottenere il "rilascio" della ragazza, trattenuta negli uffici di polizia nel maggio scorso perché accusata di furto, e il suo affidamento alla consigliere regionale lombarda del Pdl Nicole Minetti, in modo che la vicenda dei rapporti con la minorenne non emergesse.

La procura di Milano ha intenzione di chiedere il processo con rito immediato. Per chiedere il rito immediato serve l'evidenza della prova, che in questo caso esiste secondo gli inquirenti, e un tempo d'indagine non superiore ai tre mesi.

È la svolta nel caso Ruby, che è stata ufficializzata con un comunicato della procura di Milano. Iscritto nel registro degli indagati «in data 21 dicembre 2010», i magistrati hanno notificato un invito a comparire al premier. Tre date sarebbero state proposte al presidente del Consiglio per rispondere all'invito a comparire: si tratterebbe del 21, 22 e 23 gennaio.

Nella stessa inchiesta, coordinata dai procuratori aggiunti Ilda Boccassini e Pietro Forno e dal pm Antonio Sangermano, sono indagati anche Minetti, il direttore del Tg4 Emilio Fede e l'agente di spettacolo Lele Mora. Tutti e tre sono accusati in concorso di aver indotto alla prostituzione Ruby tra il febbraio e il maggio dello scorso anno.

Nell'arco dello stesso periodo di tempo, secondo le indagini, Berlusconi avrebbe avuto rapporti sessuali con la giovane, all'epoca 17enne, nella residenza di Arcore. Mora, Fede (ai due stamani è stata notificata un' informazione di garanzia, come comunicato dalla Procura) e la Minetti avrebbero gestito anche un giro di prostitute maggiorenni: a loro, infatti, viene contestata anche la violazione di alcune disposizioni della legge Merlin e, in particolare, l'aver indotto, favorito e sfruttato la prostituzione reclutando più prostitute.

«I Pm di Milano si sono inventati il reato di cena a casa del presidente del Consiglio»,

«Alcuni pm vogliono sovvertire democrazia». «Se volessi prendere sul serio un'iniziativa che seria in realtà non è - aggiunge Berlusconi - direi che si è superato ogni limite e che alcuni magistrati che non potrebbero neppure indagare per ragioni di competenza funzionale e territoriale stanno tentando di sovvertire le regole fondamentali della democrazia. È necessario intervenire con urgenza per evitare che certi magistrati possano impunemente violare la privacy dei cittadini comprimendo la loro libertà. I giornali raccontano soprattutto pettegolezzi e svolgono sempre più spesso un'opera di disinformazione».

«Io non vedo l'ora di difendermi in tribunale da accuse tanto assurde - ha detto Berlusconi - Ma non credo, e per questo la nostra maggioranza aveva voluto quella legge, non credo che serva al paese una continua guerra fra la politica e una parte della magistratura. Sono gli stessi numeri a denunciare la persecuzione politico-giudiziaria a cui sono stato e sono sottoposto con l'evidente finalità di farmi fuori, essendo io considerato, da parte della sinistra e dei suoi giudici, un ostacolo insuperabile e quindi da eliminare con ogni mezzo per il raggiungimento del potere. I magistrati che mi hanno infangato non hanno mai pagato dazio per i loro errori. Sono sceso in campo per servire il Paese, è in atto una evidente persecuzione politica da parte dei magistrati di sinistra sostenuti dalla sinistra politica, una persecuzione che si è articolata su 105 indagini e in 28 processi, il record assoluto credo di tutta la storia dell'uomo in qualunque paese del mondo. Questi processi hanno impegnato i miei difensori in 2.560 udienze, con più di 1.000 magistrati intervenuti con un costo, per me, di oltre 300 milioni di euro in avvocati e consulenti e credo con un costo di pari importo per lo Stato e quindi per i contribuenti. I 28 processihanno dato luogo a 10 assoluzioni, 13 archiviazioni e sono 5 i processi ancora in corso. Nessuno di questi processi è collegato alla mia attività di governo come Presidente del Consiglio».

Anche la casa di Ruby, a Genova,
è stata perquisita stamani. Gli investigatori si sono presentati anche nell'ufficio di Giuseppe Spinelli, storico uomo di fiducia e amministratore del patrimonio del premier, per eseguire una perquisizione, rinunciando però poi, pare, quando gli è stato opposto il fatto che gli uffici sono di pertinenza della segreteria politica di Berlusconi.

«Sesso con Ruby da febbraio a maggio 2010, ci sono le prove». Secondo il pm, Berlusconi avrebbe avuto rapporti sessuali con Ruby dal febbraio al maggio 2010. Secondo l'accusa, infatti, Karima El Mahroug sarebbe andata ad Arcore non solo tre volte, come finora da lei stessa ammesso, ma molte di più nei mesi tra febbraio e maggio 2010, in alcuni periodi in modo continuativo. A provare che in occasione di quegli incontri si sarebbero consumati rapporti sessuali, ci sarebbero inoltre delle fonti di prova tecniche più che testimoniali.

Nel fascicolo dell'indagine ci sarebbero anche foto digitali e filmati custoditi nel pc che venne sequestrato il 28 ottobre scorso nella comunità-alloggio di sant'Ilario (Genova) dove viveva Ruby. I filmati e le foto riguardano alcune feste in Sardegna.

La svolta nelle indagini si sarebbe avuta grazie alla verifica delle celle in ingresso delle telefonate delle persone coinvolte nell'inchiesta. Nell'inchiesta, stando a quanto si è appreso, ci sarebbero numerose intercettazioni che riguardano le persone coinvolte nelle feste a luci rosse. Fonti giudiziarie hanno però precisato che, nel rispetto della legge Boato del 2003, non sono state intercettate le telefonate e acquisiti i tabulati dei parlamentari.

I legali del premier: mai rapporti sessuali con minore. «E' palesemente destituito di ogni fondamento» l'assunto che Berlusconi avrebbe avuto rapporti sessuali con Ruby quand'era minorenne. Lo precisano gli avvocati del premier Piero Longo e Niccolò Ghedini. «Come risulta dalle stesse dichiarazioni della ragazza e dalle puntuali indagini difensive svolte in merito sulla vicenda, mai vi sono stati rapporti sessuali, ma soltanto una conoscenza senza implicazioni di carattere intimo. Qualsiasi illazione sul punto, dunque, è destinata ad essere totalmente smentita da dati fattuali. La nuova indagine nei confronti del presidente del Consiglio da parte della procura di Milano appare talmente assurda ed infondata in fatto ed in diritto che non meriterebbe commento alcuno. Si deve per osservare che le ipotesi prospettate sono già state ampiamente smentite da tutti i testimoni e dai diretti protagonisti. Il depositare in questa fase parziale stralci di atti di indagine, fra cui moltissimi giuridicamente inutili e confezionati in chiara prospettiva accusatoria, fa apparire questa vicenda più mediatica che processuale, che non potrà che concludersi con una doverosa archiviazione». I due legali parlano di una «gravissima intromissione nella vita privata del presidente del Consiglio senza precedenti nella storia giudiziaria del Paese».

«Dalla lettura dell'atto notificato si può evincere come la Procura di Milano stia procedendo nei confronti del Presidente Berlusconi in maniera non conforme alla normativa vigente», affermano poi Ghedini e Longo aggiungendo che «fermo restando l'infondatezza dell'intero assunto accusatorio, per quanto concerne la ipotizzata concussione, dallo stesso capo di incolpazione si evince che, anche in questa fase, la competenza funzionale è pacificamente del Tribunale dei Ministri mentre, anche ad escludere la connessione peraltro contestata, per la asserita vicenda di Ruby, comunque la competenza territoriale proprio dal capo di incolpazione è da individuarsi presso il Tribunale di Monza».

Fede: apprendo dai giornali, non so nulla. «Che io sia indagato i giornali lo scrivono da mesi, ma, con tutto il rispetto che ho per il lavoro dei miei colleghi, devo dire che a me non risulta assolutamente - ha detto Fede - Se essere indagato significa aver ricevuto un atto di garanzia, non lo sono assolutamente. Della vicenda Ruby credo di aver già detto tutto: l'ho conosciuta a casa di Berlusconi, ma non l'ho presentata io al presidente, né so chi lo abbia fatto, né sapevo che all'epoca fosse minorenne».

Lele Mora: nulla da dire. «Sono in una riunione, non ho niente da dire né ora né dopo», ha detto Lele Mora, raggiunto al telefono dall'Ansa. Mora ha sempre dichiarato di non aver portato lui Ruby nella residenza del premier ad Arcore.

Minetti a lungo in questura a Milano. Il consigliere regionale della Lombardia del Pdl, indagata per favoreggiamento della prostituzione, era entrata negli uffici della squadra mobile per firmare gli atti del sequestro messo a segno stamane dagli agenti nel suo ufficio e nella sua abitazione. A Minetti sono stati sequestrati il computer e alcune fatture, secondo quanto afferma il suo difensore, che ha assistito alle perquisizioni nell'uficio e nell'abitazione della sua assistita. Secondo l'avvocato Daria Pesce, Minetti è stata in questura solo per firmare il verbale relativo alla perquisizione. Anche se Minetti è entrata alle 12 circa negli uffici di via Fatebenefratelli ed è uscita solo alle 18, a bordo di una X 5 di colore blu, senza rilasciare alcuna dichiarazione.

dice Silvio Berlusconi in un messaggio ai Promotori delle libertà. Il Cavaliere ha detto che il caso non avrà nessuna influenza sul governo e lui intende andare avanti. «Mi aspettavo francamente che dopo la sentenza della Corte, per ricominciare, attendessero almeno una settimana. Invece i Pm di Milano non hanno resistito e la sera stessa mi hanno mandato il loro biglietto di auguri per il nuovo anno e per l'occasione si sono inventati il reato di cena privata a casa del Presidente. Ho dedotto che sono invidiosi e che mi fanno i dispetti per non essere stati invitati anche loro. Come al solito, anche questa vicenda finirà nel nulla perchè nel nulla si basa ma intanto il Presidente del Consiglio e l'Italia saranno stati infangati senza che nessuno poi paghi alcunché». Il premier: «Sono perseguitato, processi
ridicoli. Legittimo impedimento salvo»

I "CULT" RAGAZZI DI CITTADELLA (PD) CONTRO L'ABORTO !

Padova. Il corto anti-aborto dei ragazzi di Cittadella: "Danse macabre"



Clic sull'immagine per accedere al video
Il film è stato girato da studenti del Girardi e del Caro, scuole superiori di Cittadella ed è in rete da ieri. Una giovane ragazza alle prese con un aborto illegale, dai risvolti terribili. "Una critica contro questa pratica disumana che estirpa l'innocenza" secondo gli autori.
100cosecosi-E immerso in una atmosfera orribile,claustrofobica in linea con i dettami della Hollywood di serie B per intenderci l'horror virale-bufala con corollario di svenimenti in sala (...)  abilmente confezionati di questi ultimi anni,muove il suo marketing promozionale antiabortista di marca "cristicola" con un indubbio talento nella rappresentazione di una buona parte dei luoghi comuni intorno all'aborto,nessuna obbiettività e parecchie scivolate nel pensiero magico in funzione di terrorismo psicologico volto a gravare di enormi sensi di colpa le donne che vivono l'aborto,la parola d'ordine è di drammatizarlo ulteriormente (...) più di quanto giù non avvenga!
Infine...mi sono fermato dalla visione di questa porcata dopo due minuti,il resto se vi và me lo direte voi,per me è una porcata,una di più a cui questi ragazzi si sono prestati inconsapevolmente,nulla da stupirsi siamo a Padova nel Veneto che conosciamo,nella sua più profonda regressione identitaria e culturale.
Gli sponsor ? 
Non ci vuole molta immaginazione...dei mediocri che non hanno immesso nel web informazioni e approfondimenti supplementari,d'obbligo quando si toccano temi sensibili .

Ben Ali fa un passo indietro: “Basta spari sulla folla”. Festa nelle strade in Tunisia

Una festa anche per noi italiani con un po di vergogna pero,il nostro governo di merda è amico del dittatore,o meglio Silvio Berlusconi ce la mette tutta quando deve accompagnarsi alla feccia,alla schiuma del pianeta purchè possa farci degli affari,"pecunia non olet" (...) e con Ben Ali ne ha parecchi affari in corso (in bella compagnia di altri ticon italiani e non) ovvio sempre televisioni (sua pure quella tunisina! Godetevelo..lo so vi voglio male! A sentirlo delirare nel video allegato...) una amicizia di lunga data grazie ai buoni uffici del latitante Craxi e del gobbo malefico ...Andreotti.
Un po di nostalgia non guasta e cionondimeno non scordiamo i buoni uffici dei nostri servizi sempre pronti alla tresca senza la classe di un De Mattei,una scuola pericolosissima meglio quella mafiosa (...)
Il governo non ha mosso un dito in difesa del popolo tunisino,noi non abbiamo mosso un dito !
Nessuna manifestazione,nessun consolato appena appena fischiato,Maroni è contento non ha dovuto mobilitare ne l'esercito ne i Caramba (poi buoni solo a far la guardia alla spazzatura di Napoli!) Ne i sindacati,ne i partiti,tutti,nessuno ha fatto un cazzo...Mare Nostrum sto cazzo e che siamo tutti diventati svizzeri o Svedesi ?!
Con le pezze al culo !
Abbiamo delegato a Mediaset la politica estera del paese!
Io me lo ricordo bene Silvio alla televisione tunisina fare alcune delle sue roboanti sparate...da suicidio,roba da tagliarsile vene e in un francese maccheronico comico,era sospeso leggero oltre la terra di nessuno li dove il pudore non si sà cosa sia.
500 morti è costata quella sollevazione popolare,l'effetto domino ha letteralmente terrorizzato i paesi dell'area tutti,tutti nella stessa drammatica situazione della Tunisia,ve lo immaginate Ben Ali che riceve telefonate ora ansiose ora angosciate sul tenore del "falla finita che qui simette male !
E infatti puntuale arrivano i passi indietro che sanciscono una sconfitta epocale dei padroni del mondo,non succedeva dalla guerra D'Algeria !
Una vittoria di popolo e una o venti ville residenziali in meno per l'esilio dorato a disposizione del nostro "in-umano" dittatore di una italietta ridicola,impoverita sfilacciata,confusa,divisa e senza un bricciolo di dignità,onore,passione morale,etica,quest'ultima era pure gratis bastava qualche parola mà allungare la mano (la lingua) avrebbe significato meno affari..bella figura abbiamo fatto davanti all'Europa,e di merda soprafina l'ha fatta Frattini...la zoccola scendiletto del nano !



Dalle proteste e dagli scontri, dai lacrimogeni e dagli spari alle urla di trionfo. ”Abbiamo vinto”, grida la gente stasera in piazza a Tunisi, sfidando un coprifuoco che nessun agente si sogna ormai di applicare.
Il colpo di scena è arrivato alle 20:00 in serata, quando il presidente Ben Ali’ è apparso in televisione per comunicare alla Nazione di aver chiesto alle forze di sicurezza di non usare piu’ le armi da fuoco contro i manifestanti, e di aver ordinato ”la riduzione del prezzo del pane, del latte e dello zucchero”.
Ben Ali ha anche annunciato di non ricandidarsi nelle elezioni del 2014 ed ha promesso la liberta’ di stampa e la fine della censura sui siti internet. Parole che hanno scatenato la festa: migliaia di persone sono scese nella blindatissima Avenue Burghiba, sventolando le bandiere nazionali e addirittura, qualcuno, inneggiando al presidente. Negli ultimi giorni si contavano scontri e morti, le cifre degli oppositori contro quelle ufficiali. Nelle strade la polizia lanciava lacrimogeni e poi anche pallottole vere, gli agenti uccidevano a pochi passi dalla tv di Stato e dal ministero dell’interno, mentre nei palazzi si ragionava sulla possibile fine di un regime che sembrava tanto vicina.
E invece il presidente ha giocato di sorpresa venendo incontro alle richieste della società civile. Certo le sue parole sono al momento solo promesse, ma apparentemente gli hanno fatto riguadagnare in meno di mezz’ora di discorso, faccia seria e intristita di fronte alle telecamere e alla nazione, tutta la popolarità che aveva perso in questi 23 anni di regime da pugno di ferro, di un sistema segnato da disparita’ sociali e di sviluppo e da tanta, troppa corruzione.
”La gente è felice, ci crede”, dice un ragazzo che segue il corteo dei manifestanti, le macchine scese in strada che suonano il clacson. ” E’ vero, tante cose sembra che le abbiamo ottenute. Ora però vedremo cosa succederà veramente”. Non tutti si lasciano ingannare, forse questa manifestazione era stata organizzata, insinua qualcuno, anche se sembra tanto spontanea. Così come è stata certo studiato fino all’ultimo il discorso del presidente, studiato apposta per ottenere proprio queste reazioni. Ma una manciata di minuti in tv può cancellare cosa è accaduto nel Paese in queste ultime settimane, i suicidi con il fuoco a Sidi Bouzid, i morti di Thala e Kasserine, i tanti morti fantasma di cui si parla ogni giorno senza conferme ufficiali – dai 58 contati oggi dalla Lega per i diritti umani ai 29 contabilizzati dal ministro degli Esteri con gli ambasciatori? Si possono dimenticare i saccheggi, le devastazioni, gli assalti della gente – anche oggi tra Gafsa e Nabeul, tra Biserta e Gabes – ai supermercati Carrefour, Casino e altri ancora con nome francese, ma che sarebbero legati – come comunque credono i distruttori – ai vertici del potere? Potere che in Tunisia in larga parte vuol dire, alla famiglia del presidente e soprattutto della moglie, Leila Trabelsi.
“E’ stato un discorso importante e inaspettato che viene incontro alle aspettative della società civile – valuta a caldo il principale leader dell’opposizione tunisina, Najib Chebbi – Il presidente ha toccato il cuore del problema, ovvero la richiesta di riforme”.

Tunisia. Niente più censura per i siti web, gli internauti “brindano”


E’ festa non solo nelle piazze ma anche su Internet: subito dopo il discorso televisivo del presidente tunisino Ben Ali, sono stati sbloccati – come promesso dal Capo dello Stato – diversi siti, inaccessibili da anni.
La notizia della rimozione della censura è apparsa su Facebook e si è subito sparsa tra il popolo degli internauti. Ora per i tunisini è possibile navigare in acque finore proibite, come tra le news online o i video di Al Jazeera, Flickr, Youtube, Wat.tv, Daily Motion, del sito della radio di opposizione Kalima ed di altri ancora.
In molti hanno brindato, a loro modo, alla fine della censura del Ministero degli Interni, che veniva chiamata ”Ammar 404”. ”Ammar 404 è in sciopero”, ”by bye Ammar 404”, si rincorrevano i messaggi sul web.
Nel Paese l’uso di Internet e’ molto diffuso. Basti dire che i membri di Facebook costituiscono il 18.6 per cento della popolazione, secondo una recente ricerca di mercato: una quota altissima, seconda solo alla Germania. Stasera in molti si sono buttati a scaricarsi un libro finora severamente vietato in Tunisia: ”La reggente di Cartagine”, scritto dai giornalisti francesi Nicolas Beau e Catherine Graciet sul ruolo che svolge la moglie di Ben Ali, la signora Leila Trabelsi.
A gioire per la nuova libertà di stampa e di espressione sono ovviamente gli oppositori politici. Quello di Ben Ali ”è stato un discorso importante e inaspettato che viene incontro alle aspettative della societa’ civile”: ha commentato senza esitazioni il principale leader dell’opposizione tunisina, Najib Chebbi.
”Il presidente ha toccato il cuore del problema, ovvero la richiesta di riforme. Francamente non mi aspettavo che affrontasse tali questioni”. Per l’opposizione sarà più facile adesso farsi sentire: Chebbi ha chiesto che venga ora creata una coalizione di governo per gestire il processo di riforma. Najib Chebbi è l’unico politico dell’opposizione visto dai diplomatici occidentali come un potenziale partner. Il piccolo partito da lui fondato, il Pdp, ha boicottato le ultime elezioni presidenziali, e agenti in borghese hanno, almeno fino ad oggi, vigilato sul quartiere generale dell’organizzazione politica. ”Tocca a noi dell’opposizione e a quelli al potere trovare una pacifica e graduale uscita da questa crisi”, ha aggiunto.
Fonte

"Danneggiati dai rifiuti, Napoli ci paghi". Ma il sindaco perde la causa e gli arriva il conto

Il sindaco di Montegrotto Luca Claudio
100cosecosi-" Pluf...un bel buco nell'acqua l'ardita operazione a sfondo razzista (modello leghista brevettato copione) escogitata dall'indubbio talento "creativo" di Luca Claudio,se fosse riuscita il precedente legale avrebbe costituito una micidiale mina vagante a spasso per il paese.
Quanto bastava a scatenare una guerra civile:campanile contro campanile e poi diciamocelo francamente Napoli è sozza,i Napoletani sono sozzi,la classe politica locale è sozza mentre i quattrini del bussines spazzatura sono "puliti" Insomma la munnezza è oro... specie quando se lo spartiscono le varie cricche,dalla Camorra alla 'Ndrangheta e sù sù fino al governo che contando parecchio nella spartizione si becca la fetta (percentuale) più grossa !
Una banale legge del mercato insomma,tutti sozzoni. "

MONTEGROTTO. Condannato a pagare 25 mila euro di spese legali. Il Comune di Montegrotto ha perso la causa contro le istituzioni napoletane e campane citate in giudizio perchè con lo scandalo dei rifiuti avevano "rovinato" l'immagine turistica dell'Italia e dunque anche dell'area delle Termee Euganee, che aveva risentito di un calo di turisti.

I giudici hanno dato torto al sindaco del comune padovano Luca Claudio, eletto con il Pdl e passato poi con "La Destra", condannando l'amministrazione a rifondere le spese legale. Il caso dunque approderà alla Corte dei Conti per stabilire se debbano essere gli amministratori a pagare di tasca propria per aver trascinato il comune in una causa che si è dimostrata inutile. 

L'azione legale infatti è stata avviata, dopo il via libera della giunta, direttamente dal Comune di Montegrotto, rappresentato dall'avvocato Alberto Cartia, nella sede distaccata del Tribunale di Este. Il Comune di Napoli era rappresentato dall'avvocato Chiara Cacciavillani. La prima udienza risale al luglio 2009, oggi la sentenza.








Fonte

"Noi siamo destinati a morire" il piano Berlusconi e l'alleanza con la Camorra per l'Olocausto Campano (un segreto di stato ben custodito)

La munnezza è oro. Non esiste altra ricchezza più duratura e non esistono parole per descrivere cosa non fa lo Stato per mantenere gli impegni.  Disse Bertolaso: via le discariche abusive, faremo quelle sicure, a tenuta stagna, ecocompatibili, perfette. E nel ciclico turno dell’emergenza in Campania si costruì a norma di legge. Fu approntata la discarica di Macchia Soprana, in provincia di Salerno, che dal 2007 ad oggi ha ingoiato circa 700mila tonnellate di spazzatura. Era stata chiusa per raggiunti limiti. Sarà riaperta perchè c’è ancora la possibilità di riempire un altro buco. Ma la discarica è perfetta, controllata, analizzata in tutto e per tutto. Smaltiti a norma di legge i liquami tossici, il percolato che è l’altro figlio cattivo della munnezza, che inquina e uccide. A Serre , il comune salernitano che ospita la discarica, l’efficienza dello Stato è nei fatti: sembra che si spendano circa due milioni e mezzo di euro all’anno solo per condurre il percolato lontano dalle viscere della terra.
Tanti o pochi che siano, soldi ben spesi.
E però guardate qua :
Sembra che esista un percolato a e uno b. Un percolato smaltito e l’altro abusivo. Uno tolto dal sottofondo della discarica, l’altro incanalato vergognosamente  nel fiume Sele. Percolato che alimenterà la diga di Persano le cui acque finiscono nel mare di Paestum e vengono utilizzate per irrigare i quarantamila ettari della piana del Sele.
E tutti quei soldi spesi per smaltire il percolato? Tutto il percolato, vero?