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lunedì 10 gennaio 2011

Gianni Morandi Belen e Canalis, sfuma la missione al fronte con La Russa

 Il Festival di Sanremo 2011 (trash/Pop che più trash non si puo) avrebbe dovuto prendere il via dall'Afghanistan.
Ve lo immaginate il ritorno mediatico gossiparo? Dagospia scatenato ? Novella 2000 che si svena per la trasferta,Cinecittà mobilitata per le scenografie ? Bruno Vespa che presenta il plastico dell'evento? Emilio Fede che sogna di distribuire medaglie e finisce a pacche o manine morte sul posteriore delle inviate speciali...? Minzolini con l'elmetto e un servizievole afgano in turbante che gli regge il Martini...?
NoooooOOOOO !
Milano libera che "intervista" dietro le quinte Minzolini mentre abbraccia affettuosamente Emilio Fede...?
Secondo il quotidiano Il Secolo XIX, infatti, il ministro della Difesa Ignazio La Russa aveva pensato bene di "spedire al fronte" Gianni Morandi, Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis...
Considerazione surreal grottesca:gli americani non vedono l'ora di togliersi dalle palle mà per Sanremo ce n'è uno,un tal George Clooney (che di cinema e guerre non capisce un cazzo,mica è Speilberg...) e ci spedisce la fidanzata in Afganistan...!
Ecco Ignazio voleva fare un colpaccio mediatico "universale",stupire anche gli americani..quelli di Litle Italy !
Su Facebook e nella blogosfera c'è chi la pensa diversamente...in Afganista vorrebbero spedirci il figlio Geronimo e amici...
" Finché la guerra sarà considerata una cosa malvagia, conserverà il suo fascino. Quando sarà considerata volgare, cesserà di essere popolare. " Ignazio sembra faccia del suo meglio per ribaltare l'aforisma di Oscar Wilde !
Non c'è il minimo dubbio il nostro Ministro alla Difesa Ignazio La Russa và spesso al cinema,ne ho quasi la certezza,ne trae ispirazione tanto da rievocare nettamente Apocalypse Now di Francis Ford Coppola del 1979 e tratto dal libro di Joseph Conrad:" Au cœur des ténèbres" (Heart of Darkness) Nel film ve le ricordate le starlette che danzano e sculettano davanti alla sterminata platea di marines assatanati...?
Lui ha avuto la stessa idea,cioè forse Coppola l'ha copiata da Ignazio o La Russa non ha bene afferrato la metafora (...)La foto qui in basso ve la dice lunga su quel famoso show tutto sommato "civile" affatto ironico,surreale se pensiamo che i giapponesi dopo l'invasione "civilizzatrice" della Cina schiavizzarono centomila e più donne definite di "conforto" mettendole a disposizione delle truppe di occupazione nei bordelli di guerra (...) il contenzioso è ancora aperto.
E se ben ricordo Ignazio e la sua destra hanno sempre nutrito una certa simpatia per i bordelli (...) o le case chiuse,alle afgane presumo sia andata di lusso,film giapponesi in giro capaci di ispirarlo non ce n'è se si fà eccezzione per "L'impero dei sensi" un film del 1976, scritto e diretto da Nagisa Oshima, basato su un celebre episodio di cronaca avvenuto nel Giappone degli anni trenta.
(Roba che non puo certo ispirarlo,anzi glielo ammoscia semmai...) 



Il lato ironico della cosa è che di allora rammento Jane Fonda che esibisce la sua solidarietà ai Vietcong (...) e oggi vedere un Morandi patriotico in Afganistan..." C’era un ragazzo che come me amava Eros e Vasco Rossi, e poi è finito a fare la guerra in Afghanistan "  bhè è un po surreale se non patetico,Belen (da qualche parte doveva pur sbatterla dopo i recenti flop) poi non ne parliamo: "PANEM ET CIRCENSES" per la truppa guardare e non toccare, mentre nei palazzi del potere in patria è assodato la toccatina si fà orgia sfrenata.
" Salò o le 120 giornate di Sodoma " si emerge con le sue torride atmosfere decadenti... chissa se i nostri soldati ricevono li certa nostra "brutta" orribile stampa gossipara.
Ho scherzi a parte più che il trio il nostro "Settimo Cavalleria" avrebbe fatto ben altre richieste...diciamo attinenti all'equipaggiamento (...) non quello delle ragazze,che andate a pensare ?!
L'iniziativa era in progetto per il 6 gennaio (ho l'ironia della data poi...) sembra il pomeriggio natalizio presso l'Associazione nazionale dei Combattenti (1965) con la distribuzione dei regali ai bambini bisognosi !
Che sarebbe la truppa demoralizata da quei cattivi dei Talebani;infatti questi ringraziano e il regalo con tanto di sarcasmo,maccabro ce lo fanno loro,ci ammazzano un bravo ragazzo e tutto và gambe all'aria !
Povero Ignazio per una volta che una delle sue idee puo definirsi..Cult !
Diceva Otto von Bismarck " La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla ai militari. ..." mà averla affidata a La Russa non mi pare poi un grande affare !

*Avvertenza: per i diritti d'autore dell'articolo consultare il mio "esperto" del ramo 
Profilo swaswa 9167.
 


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domenica 9 gennaio 2011

Mestre. Pedinano le donne in pelliccia: azione di "100% animalisti" in piazza

I militanti hanno inseguito donne, soprattutto anziane, con in mano cartelli di protesta: "L'ignoranza non cancella l'odore"

MESTRE (9 gennaio) - Signore in pelliccia inseguite per le vie centrali di Mestre da giovani con in mano cartelli con scritti evidenti messaggi anti-pelliccia. Questa sarebbe una "zanzarata", così nominata dai promotori, i militanti di "100% animalisti", ossia una punzecchiatura contiua e costante di chi ha deciso di indossare l'indumento incriminato.
Le donne, soprattutto anziane, che sono uscite nel pomeriggio di sabato con addosso la pelliccia si sono ritrovate alle calcagna i militanti, armati di cartelli che non lasciavano dubbi sulla loro opinione riguardo al coprispalle pedinato: "Stop alle pellicce", "l'ignoranza non cancella l'odore".
Secondo i militanti, i manifestanti sarebbero stati sempre in silenzio "senza parlare né rispondere alle proteste e alle offese. Alcune donne cambiavano strada o si rifugiavano nei negozi, altre tentavano di scusarsi ("ce l'ho da tanti anni"...)".
FONTE

 Nelle notti del 7 e dell'8 Giugno la sezione romana dell'associazione 100% animalisti ha rivendicato due "blitz" contro il canile comunale di Muratella, con l'affissione di alcuni striscioni. Il giorno successivo due personaggi del PdL romano (area Alleanza Nazionale), Fabrizio Santori (Presidente della commissione sicurezza del Comune di Roma noto per le sue dichiarazioni a favore di una occupazione del gruppo neofascista Casa Pound nel VI municipio, e al tempo stesso per i continui attacchi repressivi contro i movimenti antagonisti capitolini) e Andrea De Priamo (presidente della Commissione ambiente del Comune di Roma ed ex squadrista del Fronte della Gioventù), tessevano le lodi dell'azione dei 100% animalisti.
Gli striscioni affissi altro non sono che il riciclo di alcuni manifesti di Area Identitaria, gruppo neofascista gravitante intorno ad Alleanza Nazionale. I 100% animalisti millantano un presunto impegno contro tutte le forme di sfruttamento animale; ancora una volta invece, la provenienza del loro materiale ed i caratteri grafici (..."non conformi"...) rivelano la matrice profondamente politicizzata della loro associazione in termini chiaramente reazionari e soprattutto il loro prestarsi ad essere braccio di propaganda "animalista" di partiti, gruppi politici e aree della società per loro natura basati sulla gerarchia e lo sfruttamento e dunque inevitabilmente refrattari ad un qualsiasi principio di liberazione animale e cambiamento reale dell'esistente.
Nell'ambito dell'area "non conforme", Area Identitaria (derivazione di reduci di Forza Nuova e Fiamma Tricolore) è la presunta autonomia di Alleanza Nazionale. Un cavallo di Troia con cui le destre neofasciste cercano spazi all'interno di tematiche tradizionalmente antiautoritarie quali l'ecologismo, la lotta alla globalizzazione e l'animalismo radicale. E' ovvio però che non ci può essere impegno genuino e consapevole per la liberazione della Terra e degli esseri viventi da parte di chi è abituato a rinchiudere se stesso e gli altri in gabbie concettuali e fisiche fatte di sfruttamento, sopraffazione e specismo.
Un po' di storia...In questo piano di infiltrazione l'associazione 100% animalisti gioca da anni un ruolo fondamentale nel fornire agibilità all'interno del territorio e soprattutto una patina di "animalismo" a interessi esclusivamente politici. Il fondatore e presidente Paolo Mocavero ha un trascorso esemplare in questo senso: candidato sindaco per la lista "Destra Veneta - Stop immigrazione per una Forza Nuova" alle elezioni comunali di Padova del 13 giugno 1999, è stato uno degli uomini chiave del partito fondato dall'ex membro di Terza Posizione Roberto Fiore. L'avventura elettorale di Mocavero naufraga pateticamente, arenandosi sulla miseria di 1451 voti al primo turno. Voti prontamente offerti per il ballottaggio al candidato di Alleanza Nazionale Giustina Destro, poi eletta con il 50,6% dei voti.
In quel periodo i fascisti impongono un clima di violenza e terrore nella città , sotto l'incoraggiamento dei vertici politici di riferimento. Nel giugno del 2000 una sentenza della Corte d'Appello condanna otto giovani padovani tutti "appartenenti al gruppo di estrema destra Forza Nuova" per aver picchiato un ragazzo di colore per "finalità razziste". Nel periodo immediatamente antecedente alle elezioni c'erano stati gli arresti di altri due membri del partito, Andrea Bordin e Roberto Baggio. Nel 2000 la polizia scopre a casa di un'altra persona dell'ambiente, Lorenzo Stivanello, micce ed esplosivi. Sfumata la carriera politica, e fiutata l’aria ostile, Paolo Mocavero decide di ripiegare sull'animalismo e fonda la suddetta associazione. Con uno stile apparentemente aggressivo raccoglie una base di giovani ragazzi (alcuni certamente in buona fede): si fa strada parallelamente diffamando e insultando sul suo sito web tutte le altre realtà protezioniste, animaliste ed antispeciste, facendone un calderone comune contro cui indirizzare il malessere esistenziale dei suoi attivisti all'insegna del più classico "molti nemici, molto onore". Visto però che il movimento antispecista oppone una sarcastica indifferenza, altro che nemici, i 100%animalisti si dedicano al marketing: cappellini, magliette, gadget, bandiere con il teschio del Jolly Roger, vere e proprie divise. I loro obiettivi: sagre di paese, palii semisconosciuti, fiere di campagna, circhi. Tutte realtà che, pure se da combattere, poco incidono nel quotidiano e sistematico panorama degli abusi e delle violenze che gli uomini compiono sugli animali. In cambio però garantiscono un facile e immediato riscontro mediatico (guarda caso tutte testate di destra, da Libero a siti come VivaMafarka e No Reporter): a maggior gloria non degli animali (quelli servono solo per le magliette...) ma dell’ immagine del proprio gruppo.
La linea ufficiale è quella dell’apoliticità. Addirittura in home page del sito internet vengono riportate le frasi dell’attivista antispecista inglese Barry Horne. Ovviamente ai giovani e sprovveduti militanti non viene detto che Horne era un militante libertario. Tuttavia l’impronta politica dei 100%animalisti è forte ed affiora continuamente. I referenti politici, i contatti con certa stampa, gli attacchi strumentali alle campagne animaliste che in Italia ed in Europa colpiscono i nodi dello sfruttamento animale industriale. Lo sfruttamento vero, quello che per essere combattuto richiede tempo, lucidità, fatica, capacità di mettersi in gioco e di rischiare in prima persona: dalla vivisezione all’industria della carne fino a quella della pelliccia. Qualcosa di ben più complesso, oscuro e potente di un presidio di fronte ad una sagra di paese, con quattro urla da osteria, due insulti e poi, via, a casa…E soprattutto gli insulti e le offese a tutti coloro che pagano il proprio impegno per la difesa della Terra e degli esseri che la popolano con la repressione e la detenzione in carcere.
Riteniamo che l'infiltrazione dei 100% animalisti abbia superato il livello di guardia e non sia più tollerabile. Come non sono più tollerabili le offese, le minacce, lo squadrismo verbale che questa accozzaglia pseudo-animalista continua a proporre. Non solo fascismo e animalismo/antispecismo sono in contraddizione logica, ma certe "azioni" dei 100% animalisti e certi loro rapporti con settori del neofascismo italiano evidenziano che questa associazione, o perlomeno i suoi vertici (fatta salva l’eventuale buona fede di un numero più o meno grande di attivisti, semplici pedine sulla scacchiera da usare e poi buttare quando non servono più), non è affatto apolitica ma ingranaggio di una strategia di infiltrazione più complessa e sistematica. 
Fonte:

C’ero anch’io a lanciare i sassi alla polizia. E mi chiedo come abbia potuto succedere...

Anch’io Black Bloc!

La mia storia e' stata un po’ particolare.
Non a tutti capita che ti rapiscono la mamma e la vedi tornare a casa coperta di sangue.
Sono cose che possono farti impazzire.
Ma, devo essere sincero, questo evento tragico incontro' un terreno fertile.
Io sono cresciuto con in testa i film western e la rivoluzione comunista. Armata. Due cose che si combinavano bene insieme.
A quei tempi non c’era quasi nessuno a sinistra che pensasse che si poteva cambiare il mondo senza affrontare e distruggere l’esercito dei padroni.
E devo anche confessare che non lasciai l’Armata Rossa perche' diventai pacifista. Quello accadde dopo.
E forse potrebbe essere utile a molti, che oggi stanno pensando che e' ora “di passare ai fatti” e procurarsi una pistola, sapere come ando'.
Mia madre fu rapita a marzo, passai un mese quasi sempre in casa per starle vicino. Intanto pensavo solo a uccidere. Era l’unico pensiero che avevo in testa. A aprile tornai a scuola. Diedi due ceffoni a un fascista, di fronte a tutti, in un corridoio.
Non avevo mai colpito qualcuno e devo dire che la sensazione fu disgustosa.
In quel periodo militavo nell’ala morbida dell’Autonomia Operaia, mi presentai a un leader dell’ala militarista e mi arruolai.
Così iniziai un anno di addestramento. Perche' non e' che ti mandano a sparare così alla cavolo.
Eravamo una trentina, la colonna studentesca dell’organizzazione. Durante gli scontri di piazza ci portavamo dietro centinaia di simpatizzanti ma il livello militare era composto da una decina di ragazzi. Eravamo divisi in operativo, logistico e informativo, avevamo nomi di battaglia, studiavamo diligentemente come si costruiscono armi rudimentali sui manuali dei Marines americani e dei tupamaros e come si usano quelle vere. Imparai che prima di un’azione non bisogna mangiare niente perche' se ti sparano nella pancia a stomaco pieno muori in 15 minuti per emorragia, se sei a digiuno forse arrivi all’ospedale ancora vivo. La cosa che mi stupisce di quegli anni era che ero proprio convinto che sarei morto in combattimento o che mi sarei fatto cento anni di prigione e non me ne importava nulla. Non vedevo nessuna alternativa. Ricevetti l’ordine di tagliarmi i capelli e di andare in giro con la giacca (la cravatta non era obbligatoria). Mia nonna era contenta di vedermi finalmente “vestito da cristiano in modo decente”.
C’erano lezioni anche su come comportarci se venivamo catturati. Era scontato che ci massacrassero per farci parlare. Il nostro addestratore era pragmatico, dava per scontato che tutti parlano, ma la consegna era di resistere 24 ore per dare tempo ai compagni di scappare.
Insomma, sembrava proprio una cosa seria.
I primi dubbi mi vennero quando prima di un’azione (dovevamo incendiare alcune auto di nemici del popolo) il mio gruppo decise di andare a mangiare una pizza. Una palese violazioni degli ordini.
Lo dissi. Mi risero in faccia. Poi, come accadeva il piu' delle volte, l’azione non si svolse perche' non riuscimmo a trovare le auto da bruciare. Un errore nelle informazioni che ci avevano dato.
Così arrivai a finire il tirocinio e a passare all’azione. E lì iniziai a capire che c’era qualche cosa che non funzionava. Ricevemmo l’ordine di bruciare una decina di automobili con bombe incendiarie a tempo. Fu un disastro perche' ci fornirono indirizzi sbagliati e timer che non funzionavano.
Poi ci fecero lavorare per un paio di mesi alla preparazione di un attentato incendiario contro una multinazionale. Ma i responsabili fecero un po’ di confusione e ci incaricarono di incendiare l’immenso parco auto dell’autonoleggio Avis che non c’entrava niente (GIURO!). Ci fermarono appena in tempo. E tanta grazia che non distruggemmo l’altra Avis, quella dei donatori di sangue…
Poi scoprii che una ragazza bellissima, alla quale facevo la corte, sapeva tutto quello che succedeva in tutti i gruppi armati di Milano perche' aveva rapporti intimi con alcuni capi militari.
Mi chiesi se era saggio iniziare la lotta armata in una situazione nella quale bastava che arrestassero una ragazza con tette fantastiche per decapitare le forze rivoluzionarie nel nord Italia.
Poi durante un’altra azione, fallita come al solito, Marco Barbone abbandono' una borsa con dentro 4 bottiglie molotov chimiche. Sulla borsa c’era scritto a caratteri cubitali MARCO BARBONE e di seguito il suo numero di telefono e indirizzo. Marco si diede alla latitanza per un paio di settimane. Ma nessun poliziotto busso' mai alla sua porta. Mi chiesi se potevo iniziare la lotta armata con gente che andava in azione con il proprio nome scritto ben in evidenza sulla borsa. Poi un altro compagno, durante una spesa proletaria, perse la carta d’identita' nel supermercato. Ci avevano fatto una lezione intera sul fatto di non andare in azione con nulla che ci potesse far identificare ma evidentemente lui quel giorno era assente. Ma gli ando' liscia. Si presento' alla cassa il giorno dopo chiedendo se avevano trovato una carta d’identita'. Gliela restituirono senza che nessuno facesse domande.
Un militante di un gruppo armato con il quale avevamo rapporti stretti, fu arrestato perche' a un posto di blocco consegno' ai poliziotti due patenti. Con due nomi diversi sopra. Quando seppi che un covo delle BR era stato scoperto perche' un brigatista era stato preso con un mazzo di chiavi con su scritto l’indirizzo esatto del deposito di armi iniziai a domandarmi che cosa stesse succedendo al cervello dei rivoluzionari.
A questo punto l’organizzazione ci chiese il battesimo del fuoco. Un’azione armi in pugno. Dovevamo sparare alle gambe al preside di un liceo. Era il Grande Salto per tutta l’organizzazione perche' fino a quel momento non era stato ancora sparato neppure un colpo. Quello era il passo che ci avrebbe rapidamente portati alla lotta clandestina. Io iniziavo ad avere un po’ di dubbi sulle reali possibilita' di un’accozzaglia di distratti totali di battere militarmente le Forze Armate Italiane.
E poi non mi andava di sparare a un povero preside. Quindi usai la mia influenza per convertire i proiettili con un po’ di vernice rossa. Lo scopo dell’azione era verificare la nostra capacita' militare quindi tutto sarebbe stato realizzato come un attacco armato, con tanto di finto scontro tra auto e successivo incendio per bloccare la strada, ma non avremmo sparato.
Arrivo' il giorno dell’ultima riunione, dopo mesi di preparativi e pedinamenti. Io intanto mi ero follemente innamorato di una ragazza e stavamo per partire per il Portogallo in Luna di miele. Intervenni nel mio ruolo di commissario politico della cellula operativa, ribadendo le ragioni che ci avevano fatto decidere l’azione e poi dissi: “Io mi sono innamorato e sto per partire, quindi non vorrei essere arrestato. Propongo di rimandare l’azione a settembre.” Mi aspettavo urla, accuse di tradimento, minacce. Invece tutti accettarono istantaneamente di rimandare. La cosa mi sconvolse. Ero pronto alla rissa e invece…
Così capii che con quei rivoluzionari non sarei riuscito a combinare niente.
Andai in Portogallo, lei mi lascio' per un brasiliano bellissimo incontrato lì, in una comune di Lisbona e io tornai in Italia con un ascesso devastante a un dente e la faccia gonfia in modo spaventoso.
A settembre io e l’altro responsabile degli studenti ci presentammo all’esecutivo nazionale della struttura  militare. Avevamo un piano. Non fu facile perche' il luogo dove si teneva la riunione era segreto. Avevi un appuntamento in un punto, passava una staffetta in moto e ti dava l’indirizzo finale. Meta' delle riunioni non si facevano perche' i delegati si perdevano.
Quando finalmente si riuscì a riunirsi intervenni dicendo: “Noi siamo 200. Mettiamo che riusciamo a diventare settemila. Loro hanno l’aviazione. Come facciamo a sconfiggerli?” Quel che si dice un intervento breve e incisivo.
Una domanda semplice.
Toni Negri mi rispose con il discorso piu' fumoso che abbia mai sentito. Parlo' un’ora e poi la riunione, che doveva decidere la nostra prima vera offensiva militare, fu rimandata.
La volta successiva fu l’altro rappresentante degli studenti a porre la stessa semplice domanda e Toni rispose con lo stesso discorso. Andammo avanti così fino a novembre, bloccando l’esecutivo e prendendo il tempo per organizzare l’uscita del grosso degli studenti medi dall’organizzazione. Uscimmo in 150. E anche la maggioranza degli operai se ne andarono.
Negli anni successivi i pochi che erano restati si divisero in piccole bande, alcune delle quali arrivarono a sparare e uccidere (Toni Negri, che in fin dei conti era un moderato, senza di noi che eravamo l’ala morbida, si trovo' in minoranza e fu esautorato dai durissimi). Tra i durissimi c’era Marco Barbone, che qualche anno dopo finira' per assassinare Valter Tobagi (che per inciso era un suo amico di famiglia, lo scelsero perche' ammazzarlo era piu' facile visto che sapevano tutto di lui…).
Dopo qualche anno alcuni dei duri vennero arrestati e si vide che non erano poi tanto duri. Parlarono e denunciarono 250 compagni.
Una bella mattina del 1979 uscì sul Corriere della Sera che anche io ero tra gli incriminati per banda armata, nonostante fossi uscito prima dell’inizio della guerriglia. Alle 9,30 del mattino ero dal mio avvocato, alle 10 stavo su un treno per Parigi, senza bagagli. Avevo pero' comprato un panettone. Si era sotto Natale e volevo darmi un’aria normale.
Restai latitante all’estero per un mese poi mi dovetti rassegnare al fatto che nessuno mi dava la caccia e rientrai in Italia.
Il mio processo duro' parecchi anni. Finii nella “branchia” chiamata Rosso3, che si occupava degli imputati di basso livello, quelli sfigati. Partii con 16 imputazioni che via via cascarono soprattutto perche' ero accusato di azioni che non erano mai state eseguite.
Sono le accuse migliori perche' e' facile difenderti.
Tanto per dare l’idea del casino che fecero i pentiti, all’udienza finale prima di me c’era un ragazzo che aveva ammesso 17 rapine in banca e che pero' rigettava l’accusa per la diciottesima avanzando la scusa che quel giorno era in una cella d’isolamento sotterranea del carcere le Nuove di Torino. Dopo di lui fu ascoltato un altro militante che aveva ammesso parecchi crimini ma rigettava l’imputazione per un assalto armato a una sede del Msi adducendo la scusa di essere stato, contemporaneamente, sotto anestesia per un intervento di peritonite presso l’ospedale Fatebenefratelli di Milano. Il giudice pote' solo constatare che c’erano stati alcuni errori.
Quando il giudice mi chiese se avevo qualche cosa da dire mi alzai per spiegare che la mia generazione aveva commesso molti errori e si era macchiata di crimini violenti. Ma avevamo un’attenuante: combattevamo per un mondo migliore. La causa della nostra rabbia erano coloro che avevano attaccato i nostri cortei sparando e uccidendo, che avevano messo le bombe, i ladri e i corrotti che stavano dissanguando l’Italia… Loro non venivano mai processati per i loro immensi crimini. Il mio avvocato mi faceva le boccacce per farmi stare zitto… Ma io dissi quel che che pensavo e che penso ancora. Fino al 1979 nessun manigoldo potente era mai finito in carcere…
Col tempo, grazie al processo e a una serie di racconti di compagni usciti di  prigione (a volte dopo 15 anni), scoprii alcune storie pazzesche su un paio di fatti.
Sapevo che quello che era il capo militare supremo di Rosso, Carlo Saronio, era stato ucciso, ma la controinformazione dell’Autonomia Operaia aveva sostenuto che erano stati i servizi segreti a ucciderlo. Poi venne fuori un’altra versione dei fatti: i rapitori erano dei malavitosi comunisti che avevano ricevuto l’ordine di rapirlo. A dare quest’ordine era stato il secondo capo militare supremo di Rosso. Tale Fioroni. Si disse che avevano usato troppo cloroformio e Saronio aveva avuto un infarto.
Fioroni poi fu catturato con in mano i soldi del riscatto, fu tra i piu' notevoli pentiti, per numero di incriminati. Denuncio' anche me. Non mi conosceva ma evidentemente nonostante la segretezza sapeva che, nel 1974, facevo ancora parte del gruppo. Essere figlio di persone famose in questi casi non e' un vantaggio… Gli avevano riferito che avevo dato fuoco a una serie di colonnine per dare l’allarme alla polizia che erano state sistemate in varie zone di Milano. Per mia fortuna anche questo attentato non era mai stato realizzato…
In realta' non era stato neppure progettato da noi…
Poi scoprii che alcuni sostenevano che questo Fioroni si trovasse sotto il traliccio sul quale morì Feltrinelli. Tutti ci eravamo chiesti come poteva Feltrinelli andare a piazzare una carica di esplosivo con la spoletta gia' innestata… va beh che erano tutti pazzi ma questo sembrava eccessivo. Altri parlavano di soldi e armi spariti dopo la morte dell’editore guerrigliero.
Incontrai anche militanti di altre organizzazioni armate, usciti dopo aver scontato pene dai dieci anni in su e chiesi loro di raccontare le loro storie. Volevo sapere se solo il nostro gruppo era pieno di distratti e criminali. Le storie che ho raccolto sono veramente incredibili e mostruose.
La piu' agghiacciante e' il racconto di quel che successe a Torino quando Prima Linea decise di ammazzare “qualche agente” per vendicare l’uccisione di quattro militanti che, secondo la controinformazione, erano stati giustiziati nel sonno (non so se fosse la verita'). Fattosta' che quattro guerriglieri si appostano, due in un bar e due di fronte, sono armati fino ai denti. Chiamano le forze dell’ordine dicendo che e' in corso una rissa. Arriva una macchina, 3 agenti entrano nel bar e vengono presi in mezzo da un fuoco intenso di due pistole, un fucile a canne mozze e una mitraglietta. Rispondono al fuoco svuotando i caricatori. Un pandemonio. Si sparano addosso per cinque minuti e nessuno dei contendenti viene colpito. Un proiettile vagante uccide pero' un povero ragazzo che passava di lì.
Per motivi di parita' sessuale avevano dato la mitraglietta all’unica ragazza del gruppo. Che sparando un’ultima raffica colpisce la gamba di un compagno, che peraltro pare fosse anche il suo fidanzato. Il che ha fatto sorgere varie congetture. 
Il nucleo si ritira trascinandosi dietro il ferito che perde sangue dalla gamba crivellata. Da una cabina telefonica chiamano il numero di emergenza per avere l’indirizzo del pronto soccorso clandestino. Risponde un dirigente di Prima Linea che a fatica ammette che hanno mentito: non esiste nessun pronto soccorso clandestino. Allora quelli del nucleo di fuoco dicono: “Ok, veniamo lì e vi ammazziamo tutti.” Il ferito intanto rischia di morire. Mentre loro si dirigono verso il covo della direzione, quelli cercano un medico per evitare di essere giustiziati come traditori bastardi. Riescono a contattare quelli di Rosso che il pronto soccorso mobile ce l’aveva veramente. Parte un’auto da Milano. Arrivano a Torino e improvvisano una sala operatoria. Hanno una macchina per le radiografie. Ma e' del tipo che usano i dentisti. Così devono fare 30 radiografie di 4 centimetri per 4 e attaccarle con il nastro adesivo per avere il quadro di tutta la gamba. Ovviamente sbagliano un paio di cose e il ferito poi restera' zoppo.
Negli anni scoprii anche che la nostra controinformazione raccontava parecchie balle. Ad esempio, Potere Operaio nel 1973, convinse tutti che i suoi militanti non erano colpevoli dell’incendio nel quale morirono i fratelli Stefano e Virgilio Mattei, Stefano era un bimbo di otto anni. Così, nel 1974, mi trovai a realizzare un libro a fumetti nel quale si sosteneva, tra l’altro, la versione di Potere Operaio, che fu accettata subito da tutto il Movimento (solo recentemente gli autori di quel crimine hanno confessato…).
Sarebbe stato per noi inconcepibile scoprire che dei compagni erano responsabili della morte di un bambino. Ma era proprio così.
Spero che queste storie possano far riflettere qualche giovane black bloc su quel che sta facendo.
Penso che in mezzo ai ragazzi che distruggono le vetrine e incendiano le auto oggi non ci siano solo provocatori… ci siano parecchi che agiscono in buona fede, convinti come lo eravamo noi, che passare alla violenza sia l’unico modo per reagire alle ingiustizie.
Raccontare qui le ragioni della scelta pacifista e dell’idea che con la violenza non si arriva mai a niente di buono sarebbe lungo (ho spiegato la mia conversione al pacifismo  in un libro uscito nel 1980: “Come fare il comunismo senza farsi male”)
E forse a un ragazzo che e' caduto nella trappola della via militare a un mondo migliore, questi racconti sull’idiozia dei violenti possono far sorgere dubbi piu' di qualunque discorso teorico.
Come ho detto la mia fede nella lotta armata inizio' a vacillare quando mi resi conto che ero circondato da dementi (e forse anch’io non ero troppo lucido).
Quel che capii e' che la violenza e' fisiologicamente legata alla stupidita' e alla disonesta'. Sono le persone peggiori quelle che hanno piu' probabilita' di fare carriera e arrivare ai vertici di un’organizzazione militare segreta. Il crimine e' ovviamente parente della violenza: si attraggono. Chi e' senza scrupoli e' spesso piu' bravo a menar le mani. E i piu' coraggiosi nelle battaglie sovente sono solo i piu' cretini e incoscienti.
Al di la' delle ragioni strategiche e morali la violenza e' sempre sbagliata perche' puoi star certo che gli stupidi, i mediocri e i criminali prendono il sopravvento.
Non c’e' modo di evitarlo. E’ la natura della guerra.
Racconti analoghi me li faceva mio nonno Felice Fo sulla Resistenza. Lui era tenente del Cnl e dopo il 25 aprile del 1945, aveva autonomamente deciso di formare una squadra di partigiani che andavano a bloccare le esecuzioni sommarie che alcuni partigiani veri criminali e alcuni criminali falsi partigiani, stavano organizzando per regolare conti in sospeso o semplicemente per appropriarsi di denaro e altri beni. Arrivavano nei paesi sul lago Maggiore e armi alla mano si facevano consegnare i prigionieri. Liberavano quelli che evidentemente erano solo vittime di un crimine e quelli che avevano qualche reale responsabilita' li portavano in carcere perche' fossero processati. Salvo' parecchi fascisti come prima aveva salvato parecchi ebrei, portandoli clandestinamente in svizzera approfittando del fatto che era ferroviere.
La banalita' del bene…
E credo che sia un peccato che siano pochi i libri scritti dai reduci della fallita rivoluzione comunista italiana che raccontano la verita' dell’orrenda stupidita' militarista.
Anche a molti che si sono sinceramente ravveduti scoccia raccontare quant’eravamo coglioni e tragicamente ridicoli.
Così tralasciano i particolari imbarazzanti.
Io quindici anni fa decisi di raccontare una storia di quegli anni ben diversa da quelle che circolano. Insieme a Sergio Parini scrivemmo “1968. C’era una volta la rivoluzione” per Feltrinelli.
Se quanto ti ho detto non ti ha convinto e decidi che la guerriglia e' l’unica via per salvare il mondo, ti chiedo almeno di prefiggerti di farla bene. Se vuoi evitare di trovarti con una decina di pentiti che ti accusano di parecchi reati scegli molto attentamente i tuoi compagni di lotta.
Se un cretino di offre una pistola riflettici: se e' pirla non puoi fidarti.
Quindi se una persona ti sta offrendo una pistola prima di accettare chiediti se e' tra le persone migliori che conosci.
Se ti rifiuti di prendere una pistola dalle mani di un pirla non diventerai mai un terrorista. E’ un sistema infallibile.
PS
Due anni fa i giornali hanno pubblicato i nomi dei criminali che hanno rapito e seviziato mia madre.
Sinceramente ho passato un giorno intero a chiedermi se era il caso di prendere la macchina e andare ad ammazzarli uno per uno. Poi ho deciso di non farlo. Non e' stato facile. Io non perdono niente, solo trovo che ucciderli non cambierebbe nulla, non risarcirebbe in nessun modo mia madre per quello che ha patito. Non le darebbe nessuna soddisfazione se io le consegnassi il cuore di quegli esseri. Mia madre ha bisogno di un figlio che l’abbracci. I proiettili non danno la serenita'.
Mai.
(La vendetta comunista e' una stronzata.)

sabato 8 gennaio 2011

"ABOLIAMO IL 25 APRILE"


Informo i lettori di questo blog 
che il suddetto articolo nel Social OKNOtizie è stato amputato,maciullato,pubblicato in minima parte per l'intervento censorio di un Power User;lo accusa di essere stato "copiato" come se fosse privo di fonti e sottoscritto come personale,la mia protesta non è servita a nulla (...) la personalità in questione di una pedanteria assoluta si arrampica sugli specchi,citando un regolamento estremamente vago abbastanza da permettere questo genere di abusi,ho motivi di ritenere che dietro la materia del contendere che lede il diritto dell'informazione a circolare si celino risentimenti e rancori personali !

ABOLIAMO IL 25 APRILE

A pronunciare la frase che ha destato molte polemiche è stato il consigliere Pdl del Campidoglio Ugo Cassone alla presentazione del libro "Acca Larenzia. Quello che non è stato mai detto". Immediate le critiche e il sindaco Gianni Alemanno ha preso pesantemente le distanze dal consigliere della sua stessa parte politica che aveva detto: «sarebbe auspicabile trovare una data condivisa nel segno della riappacificazione e della condivisione dell'amore per la patria». Alemanno ha condannato le parole di Cassone. «Non solo non si può abolire ma bisogna lavorare perché sia la festa di tutti gli Italiani che, con la lotta di liberazione, hanno conquistato libertà e democrazia».
                                           (fonte in tempo.it)
“Calendario veneto”, abolita la festa del 25 aprile: è polemica


E’ iniziato il nuovo anno e come di consueto sono entrati nelle case degli italiani diversi calendari. Ma tra questi, uno sembra fare la differenza. Si tratta del Calendario Veneto che sembra non aver inserito nei suoi 12 mesi due feste nazionali: il primo maggio non è indicato come Festa del Lavoro, nè il 25 aprile come quella della Liberazione. Ovviamente tutto questo ha fatto nascere le polemiche tra la giunta di centrodestra della Provincia e quella di centrosinistra del Comune di Solesino,continua a leggere....




TUCSON ARIZONA STRAGE DEPUTATA IN FIN DI VITA MORTE 6 PERSONE

 Gabrielle Giffords l' im (Pallin) ata

 STATI UNITI...(ndr) si tratta di una banale lezione di meteorologia ,un certo clima all'amerikana o se volete i frutti del clima avvelenato creato dalla  ultradestra  americana o...se volete infine qualcosa di molto vicino ai leghisti di casa nostra,tutto il mondo è paese putroppo!

 Tucson, uomo spara e fa una strage deputata in fin di vita, morte 6 persone

Sparatoria nella città dell'Ariziona, un uomo ha colpito alla testa la parlamentare democratica Gabrielle Giffords (video) , 40 anni, che stava parlando a un'iniziativa pubblica. Altre sei persone sono rimaste sul terreno. Ci sarebbero alcuni feriti. Il killer è stato arrestato,continua a leggere....

AL CONGRESSO USA DAL 2006

Gabrielle Giffords, democratica moderata
Era finita nella "lista nera" di Sarah Palin

Madre di due figli, proveniente da una famiglia che si occupa di vendita di autovetture, era stata eletta per la terza volta al Congresso. E' favorevole alla ricerca sulle cellule staminali, all'aborto e alle energie rinnovabili. Si occupa di immigrazione e Forze armate, ma si era opposta alla modifica dei diritti dei possessori di armi,continua a leggere...

Terremoto Haiti, Huffington Post: Dove sono finiti 1,4 miliardi di dollari raccolti in Usa? E quelli raccolti dalla Lega Nord ?

" E già che ci siamo,domandina: che fine hanno fatto i fondi raccolti dalla lega Nord per venire in soccorso alle popolazioni di Haiti tragicamente colpite dal terremoto e invitate a restare a casa loro ? "

L'incredibile oscena e surreale operazione "Umanitaria" della Lega Nord  

Eloquente vero,sembra che non abbiano limiti alla bassezza ed alla meschinità di cui sono capaci,e poi,questo genere di operazioni sappiamo bene come vanno a finire,la storia è piena di queste storielle del "buon cuore" razzista e xenofobo,che volete anche loro hanno un cuore,cuore di bestia certo da non confondere con il cuore dell'animale che come sapete è capace di solidarietà stupefacenti,continua a leggere........


Terremoto Haiti, Huffington Post: Dove sono finiti 1,4 miliardi di dollari raccolti in Usa?

Fonte
Dopo il devastante terremoto che ha colpito Haiti un anno fa, dozzine di importanti organizzazioni senza scopo di lucro ed associazioni filantropiche hanno raccolto oltre un miliardo di dollari, esattamente 1,4 miiardi da destinare ai soccorsi e alla ricostruzione del Paese caraibico. Peccato che meno del 40 per cento di quella somma sia stato impiegato per i fini per i quali era stato donato. Il rimanente non si sa che fine abbia fatto? Ingrassa i conti correnti delle organizzazioni umanitarie? è stato dirottato per altri scopi, leciti ma forse anche illeciti? aspetta che si presentino occasioni propizie per aiutare gli haitiani senza spechi?
Nessuno lo riesce a capire, i responsabili interpellati sono stati evasivi a dire il meno. Si tratta di un vero e proprio scandalo che è stato denunciato dal giornale on line Huffingtonpost.com nella sua edizione di venerdì sera e lasciato lì in home page come monito per il risveglio del week end degli americani.
Secondo Huffingtonpost, nel corso dell’ultimo anno, questi gruppi hanno speso centinaia di milioni perchè milioni di haitiani potessero avere acqua, servizi igenici, cibo ed altre forme di assistenza. Altri donatori hanno pianificato le loro spese, riservando fondi per progetti a lungo termine cruciali nella ricostruzione dell’isola.
Ma secondo rivelazioni dell’Huffington Post, alcune organizzazioni forniscono risposte vaghe se gli si chiede come e quando intendono spendere i milioni raccolti rimasti e custoditi nelle loro casse.
Nel 2010 gli americani hanno donato complessivamente oltre 1,4 miliardi di dollari destinati agli aiuti per Haiti, ma di questa enorme somma solo il 38 per cento  stato speso per soccorsi e ricostruzione, secondo un’indagine condotta dalla Chronicle of Philantropy su 60 delle principali organizzazioni che hanno raccolto gli aiuti.
The Huffington Post rileva a questo proposito che, per contro, quando nel 2005 l’uragano Katrina si abbattè sulle coste del Golfo del Messico devastando in particolar modo la Louisiana e la sua principale città, New Orleans, le organizzazioni assistenziali spesero l’80 per cento del denaro raccolto.
Il sito denuncia questa riluttanza ad utilizzare per Haiti i fondi reperiti pubblicando una lunga lista di associazioni che hanno raccolto le somme, ma che ne hanno speso solo una parte, trattenendo il resto.

venerdì 7 gennaio 2011

RICERCA-INCHIESTA LEGHISTA A SORPRESA PREMIA L'ODIATISSIMO VENDOLA CHE RINGRAZIA

La svolta di San Francisco
un sindaco cinese nella Silicon Valley

Primo asiatico alla guida di una metropoli Usa, Ed Lee è il figlio di immigrati sbarcati sulla West Coast per sfuggire alla fame. La conferma della supremazia cinese negli equilibri economici dell'area,A San Francisco i cinesi sono 170.000,

il 20% della popolazione. Un terzo delle imprese hi-tech create nella Silicon Valley appartengono a fondatori asiatici. È anche grazie a loro che questa città ha livelli d'istruzione, di occupazione e di reddito nettamente superiori alla media americana: oltre il 44 per cento della popolazione adulta ha una laurea, e San Francisco con soli 850.000 abitanti è l'ottava città del mondo per numero di miliardari.

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La Lega s'arrende: al Sud
i Comuni sono più virtuosi

Il Carroccio premia il Sud La Puglia batte i lombardi. Una ricerca del gruppo della Lega in Veneto fa i conti: molti Comuni virtuosi sono nel Meridione e nelle rosse Emilia e Marche.

La Lega si accorge che anche il Sud è virtuoso. È bastato che il gruppo dei fedelissimi dell'Umberto eletti nel Consiglio regionale del Veneto promuovesse uno studio per misurare la qualità della gestione amministrativa dei Comuni d'Italia per scoprire che le sorprese arrivano proprio dal Mezzogiorno. E non solo, infatti, a ruota, lo seguono anche alcune Regioni governate dal centrosinistra e da quello stesso Lazio più volte additato dai nordisti come simbolo degli sprechi italiani. E così nonostante la medaglia d'oro per le amministrazioni comunali più virtuose se la sia aggiudicata proprio il Veneto, è interessante notare come, al secondo posto, si sia classificata la Puglia seguita da Emilia Romagna e Marche.
Una vera e propria rivoluzione per il leghista-pensiero che, costretto dalle percentuali a a vedere la Lombardia al quinto posto delle regioni con i comuni più virtuosi, cerca comunque una chiave positiva per giustificare il risultato. Un compito che spetta proprio al capogruppo della Lega a Palazzo Balbi, Federico Caner: «Il nostro Rapporto vede i comuni della Puglia al secondo posto, dopo quelli veneti: è la dimostrazione del fatto che anche il Sud trarrebbe vantaggio da un sistema di gestione autonoma degli Enti locali. Infatti, dallo studio si ricava che anche nel Meridione è possibile fare passi in avanti verso l'efficienza, operando attraverso una migliore organizzazione delle strutture amministrative e cercando di "unire le forze" mediante una gestione associata delle funzioni».
E così, proprio nel giorno in cui Umberto Bossi e i vertici del Carroccio puntano i piedi e pongono come termine ultimo la settimana tra il 17 e il 23 gennaio per vedere la fine dell'iter legislativo sui decreti attuativi sul federalismo fiscale, l'indagine, condotta dal centro studi Sintesi usufruendo del Cruscotto degli indicatori socio-economici, potrebbe diventare una carta vincente per convincere anche i più scettici sulla validità della riforma. Il banco di prova è ormai alle porte. Infatti proprio a partire dal 17 gennaio tornerà a riunirsi la commisione parlamentare per l'attuazione del federalismo fiscale e in quella sede inizierà la discussione di due dei cinque decreti attuativi che interessano da vicino i Comuni: il primo, presentato il 22 luglio scorso dal Consiglio dei ministri, riguarda la determinazione dei fabbisogni standard per gli enti locali, e il secondo, approvato in via preliminare dallo stesso governo il 4 agosto, riguarda invece l'autonomia tributaria dei Comuni (quello che introduce l'imposta municipale unica e la cedolare secca sugli affitti).
Ma è analizzando distintamente i dati che compongono lo studio promosso dalla Lega del Veneto che emergono molti altri elementi interessanti. Infatti esso si basa su dodici indicatori connessi alla gestione della macchina amministrativa e all'impiego delle risorse pubbliche da parte degli Enti locali. Gli indicatori sono stati idealmente suddivisi in quattro gruppi (indicatori di «gestione», indicatori di «equilibrio economico», indicatori di «efficienza e autonomia» e, infine, quelli di «servizio pubblico») a loro volta suddivisi in altri tre sottogruppi. Dalla «gestione» per esempio è interessante vedere come, per quanto riguarda la «Rigidità strutturale» (la quota di entrate assorbite annualmente dai costi per il personale e gli interessi passivi), emerge che i Comuni laziali hanno il valore più basso nella classifica (20,5%) mentre la maglia nera spetta al Piemonte (39,1%), seguito da Toscana e Umbria. I comuni dell'Abruzzo risultano invece «virtuosi» per quanto riguarda le «Spese di funzionamento procapite» dove la migliore prestazione è ascrivibile alla Puglia (538 euro procapite) ma dove anche gli abruzzesi fanno un'ottima figura stabilizzandosi a quota 587 euro su una media nazionale di 644 euro.
Per quanto riguarda invece gli indicatori di «equilibrio economico» la situazione migliore la registrano i Comuni del Lazio che, per quanto riguarda l'«Equilibrio corrente», la «Sostenibilità del debito» e il «Rispetto del Patto di stabilità interno», evidenziano un'ottima situazione rispetto agli altri Comuni italiani, soprattutto rispetto a quelli del Nord che, nonostante qualche distinguo, arrancano. Interessante in questo comparto anche il dato relativo al Molise dove i Comuni risultano essere i meno indebitati in relazione alle proprie disponibilità di entrata. Una percentuale del 71,2% rispetto a una media del 113,1%. Per quanto riguarda gli indicatori di «Efficienza e autonomia» è l'Abruzzo a dimostrare per ben tre volte di avere valori superiori alla media conquistandosi tre medaglie. Infatti, a sorpresa, i più «autonomi» (l'autonomia tributaria viene calcolata rapportando le entrate tributarie sul totale delle entrate correnti) sono i Comuni abruzzesi (45,8%), seguiti dagli Enti pugliesi (44,9%) e veneti (41,3%).
Diversamente, il minore grado di autonomia si registra nel Lazio (25,1%) difficoltà che emerge anche per quanto riguarda un indicatore relativo all'efficienza nella gestione delle risorse pubbliche ovvero la velocità di pagamento. Infine sono gli indicatori di «Servizio pubblico» a consegnare qualche riconoscimento ai comuni laziali. Per quanto concerne il servizio «Asilo nido», la copertura maggiore si registra in Emilia Romagna ma anche nel Lazio dove il 77,2% dei bambini tra 0 e 2 anni risiede in un Comune nel quale è presente il servizio.
Percentuali più basse della media nazionale invece in Abruzzo (68,8%) e in Molise (37,5%). I Comuni laziali si rivelano particolarmente attenti anche all'«Assistenza agli anziani»: il 95% delle persone con più di 65 anni vive in un Comune in cui è presente il servizio. Inferiore alla media invece è ancora la situazione del Molise con una percentuale dell'84%. Da ultimo è il dato sulla «Raccolta differenziata dei rifiuti urbani» a evidenziare una situazione che ormai da anni è sotto gli occhi di tutti: la medaglia d'oro spetta ai Comuni veneti dove viene differenziato il 52,9% del totale dei rifiuti prodotti su una media nazionale del 26,2%. Percentuali analoghe si registrano anche in Piemonte e Lombardia. Medaglia nera invece per i molisani (6,5%), i lucani (9,1%), i pugliesi (10,6%) e i laziali (12,9%).

La vita di Craxi in dvd per le scuole "no,non paga Berlusconi,con denaro pubblico si farà l'educazione alla latitanza!"

  Vento in poppa dopo l'isteria "Battisti" il terrorista latitante che sfregia la giustizia degli anni di piombo giusto per mettere i puntini sulle "i" ecco che Berlusconi decide di accontentare con un piccolo obolo a spese del contribuente e a spese della pedagogia che la scuola trasmette ai futuri cittadini una bella lezione sulla "latitanza" o se vogliamo sull'arte di nascere socialisti rivoluzionari e finire allegramente nel post fascismo mascalzone parafrasando la definizione che Craxi diede al furbastro che si fece sgamare e da cui prese l'avvio tangentopoli !
Sulla riconoscenza di Silvio non ci giurerei neppure se mi coprissero d'oro,sul fatto che in cambio di questo favore darà un aiutino a riciclare il famigerato "bottino" di Bettino (che fà pure rima) ecco si ci giurerei,ci metto la mano sul fuoco,quella destra per intenderci,non la sinistra,sono mancino,nella mano e nella mente!
Qui sotto la notizia integrale presa da Indymedia

Berlusconi vorrebbe proiettare il cortometraggio sul leader socialista in tutte le aule d'Italia: «E' un esempio da mostrare alle nuove generazioni»

«Il cortometraggio su Bettino Craxi andrebbe proiettato anche nelle scuole, per dare alle nuove generazioni i necessari spunti di riflessione sul modo in cui è finita la Prima Repubblica». A scriverlo è Silvio Berlusconi nel pamphlet di presentazione per il lancio del dvd su "vita morte e miracolo" di Bettino Craxi, prodotto dalla fondazione della figlia dell'ex leader del Psi, Stefania, e in vendita tra pochi giorni nelle librerie e nelle videoteche.
Come dire: "finalmente" tutta la verità su quello che fu uno dei peggiori momenti della Storia d'Italia, quella di Tangentopoli, per chiarire una volta per tutte quale fu il vero volto di quella - come sostiene Berlusconi- «falsa rivoluzione giudiziaria che portò alcuni settori dellamagistratura a teorizzare la supplenza delle toghe sulla politica». E poi una difesa, accorata certo, dell'uomo Craxi che invece, e il Premier del leader socialista fu anche intimo amico, fu il primo «fautore delle riforme istituzionali», «un precursore della sinistra moderna di cui in Italia,purtroppo, non si vede ancora una traccia definita». Insomma, lodi lodi lodi.

Meglio pensare che sia solo, un'altra boutade del nostro Premier, meglio pensare che Berlusconi - che ai giornalisti ci ha tenuto a precisare di non essere «affatto esperto di magistratura» e che, al contrario, «sono i 903 magistrati che si sono occupati di me e del mio gruppo per 12 anni che sono esperti di me e del mio gruppo» - abbia solo voluto dimostrare quanto ancora sia riconoscente (e a ragione) nei confronti di un uomo (Craxi) che con un decreto ad personam salvò il nascente impero mediatico dell'attuale capo del Governo, come ricorda Vincenzo Vita,Pd, commentando al Corriere, la proposta di Berlusconi: quell'intervento «non fu uno strappo da niente. Da allora ci portiamo dietro un vulnus mai sanato».
E ancora: c'è forse bisogno di ricordare che «Craxi non si sottopose MAI alla giustizia italiana lasciando di fatto il dubbio sulla sua presunta innocenza»? Non solo: «Bettino non morì in esilio come dice qualcuno, ma morì come latitante». Non sembra certo questo un esempio educativo da mostrare alle nuove generazioni.

COME METTERE LE MANI NELLA SACCOCCIA DI BERLUSCONI E FARLA FRANCA


Su tutti i blog di libera informazione belli brutti o cattivi che
hanno  aderito al sistema pubblicitario Google AdSense. appare fastidioso,insopportabile,una persecuzione,non serve a niente mettersi gli occhiali da sole,Silvio  ha da spendere e si è comprato tutto il web,in attesa di poterlo zittire.
Anche il vostro schifoso blog "resistenziale" e vostro malgrado con la sua invadenza si fà beffe di voi
(che lo faccia apposta !? Ma certoooOOOO)
Succede purtroppo che in automatico vengano pubblicati dal sistema Google, degli spot pubblicitari non idonei alla nostra politica,al nostro target,alle vostre idee...cioè si potrebbe dire : "Dio è grande mà ci vede malissimo" rapportato a Google.
Ciò accade spessissimo,tuttavia,qualora dovesse succedervi  di incontrarlo (innanzitutto ce ne scusiamo con i nostri Lettori ) e,in secondo luogo,vi invitiamo a cliccare  tempestivamente il link (o collegamento ipertestuale) del sito "incriminato" antipatico,è importante, cliccare sui link in oggetto, in quanto equivale a rubare soldi all'inserzionista "la casa delle libertà" cioè Silvio,ad ogni clic lui deve aprire  i cordoni della borsa la qual cosa dovrebbe gratificarci immensamente per via del fatto che i piccioli per una volta prendono un cammino diverso finendo nelle tasche degli odiatissimi blogger "resistenziali" che sia poi per una pura coincidenza un furto quello che perpetriamo...bhè non ce ne puo fottere di meno l'importante è il dispetto per cui "clicchetto e scherzetto" e via con il vento in poppa !
Buon clic a tutti. 

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