Vedere il Ministro della Difesa Ignazio La Russa che aggredisce uno studente al grido di “Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco! Vigliacco!“, con una prepotenza,una arrogante irrefrenabile protervia,una vera aggressione che preclude e incita allo scontro fisico con argomentazioni nulle, tra grida, e minacce con il rifiuto all'ascolto dell'altro e un solo spazio aperto:quello della provocazione,dell'insulto in cui l'altro idiotizato dal fiume di parole e dalla veemenza dovrebbe precipitare (VittorioSgarbi ha fatto scuola) beh, è uno spettacolo banale,rivoltante e da brividi.Qui sotto un esempio della tecnica con cui è uso affrontare le contestazioni vissute come una lesa maestà all'icona (lui) che vuole incarnare e interpretare il diffuso risentimento degli sfigati marginali di una terza età con un piede nella tomba,incarnare il risentimento verso il ribellismo come lesivo del privilegio " dell'età della ragione " e si,il giovanilismo gagliardo irrita da sempre certe classi (...)
Mi permetto di ricordare a lui che dà del vigliacco a uno studente con tanta veemenza (...) quando lui partecipava a cortei che lanciavano bombe che ammazzavano poliziotti !
Si granate (è storia ufficiale ormai) facendo vittime (sotto l'episodio storico in cui è coinvolto Ignazio La Russa) dapprima incoraggiando il suo partito di allora (...) la violenza nelle sue forme più estreme e sovversive e poi con la delazione strumentale più ignobile consegnando gli autori alle forze dell'ordine sperando di salvare la faccia ad un partito armato,complottista,antidemocratico e terrorista !
Anche questa è storia!
Milano si svolge una manifestazione (non autorizzata) del Msi. Il corteo, guidato dai dirigenti nazionali Servello e Petronio, si scontra con la polizia. Nel corso degli scontri, violentissimi, vengono lanciate alcune bombe a mano contro le forze dell'ordine, provocando la morte dell'agente di polizia Antonio Marino.L'immagine legalitaria e di forza d'ordine del Msi è irrimediabilmente incrinata. I dirigenti missini, nel tentativo di recuperare un'immagine rispettabile per il movimento, denunciano i presunti autori dell'attentato (riconosciuti poi colpevoli), sperando di dimostrare, in tal modo, l'estraneità del partito alle violenze. Tuttavia, ciò contribuirà ancor di più a sottolineare i legami tra estremisti violenti e Msi. I colpevoli (Murelli e Loi), infatti, appartengono al gruppo milanese La Fenice, che risulterà avere piena legittimità all'interno del Msi.
APPROFONDIMENTO
ANTONIO MARINO
Agente ucciso dall'Msi
Il 12 aprile 1973, a Milano, durante una manifestazione non autorizzata del Msi, movimento sociale italiano, venne ucciso da una bomba l’agente Antonio Marino.
I vertici dell'MSI, di Destra Nazionale e del Fronte della gioventù avevano indetto per quello che poi verrà ricordato dalla stampa come “giovedì nero” una manifestazione con un comizio di Ciccio Franco. Al comizio avrebbe dovuto parlare anche Ignazio La Russa, allora segretario regionale del Fronte della Gioventù, l'organizzazione giovanile del partito.
Scopo della manifestazione sarebbe stato «dimostrare contro la violenza rossa». Durante corteo, vietato dalla Questura ma guidato dai dirigenti nazionali Franco Maria Servello e l’onorevole Francesco Petronio, iniziarono violentissimi scontri con i celerini e, oltre a numerosi atti di vandalismo, vennero addirittura lanciate alcune bombe a mano contro le forze dell'ordine.
Marino fu colpito in petto dalla seconda bomba, che lo uccise sul colpo: al momento della morte aveva ventidue anni. Altri dodici celerini furono travolti dalle schegge, riportando ferite di varia entità. I dirigenti missini, nel tentativo di recuperare un'immagine rispettabile per il movimento, denunciarono i presunti autori dell'attentato, sperando di dimostrare, in tal modo, l'estraneità del partito alle violenze. Maurizio Morelli e Vittorio Loi vennero riconosciuti colpevoli in seguito ad una delazione di Gianluigi Radice (segretario provinciale del Fronte della Gioventù che la sera stessa aveva reso una dettagliata deposizione sui fatti intascando così la taglia di 5 milioni di lire promessa dallo stesso Msi a favore di coloro che avrebbero indicato gli autori del reato). Tuttavia, ciò contribuirà ancor di più a sottolineare i legami tra estremisti violenti e Msi. I colpevoli, infatti, appartenevano al gruppo milanese La Fenice, che risulterà avere piena legittimità all'interno del Msi. Inoltre, interrogando i manifestanti arrestati, cominciò ad emergere un disegno criminoso ben preciso: la parata sarebbe stata organizzata e pianificata dettagliatamente attraverso riunioni in bar di Piazza San Babila, punto di ritrovo dei neofascisti milanesi, e non sarebbe stata un atto di violenza spontanea.
Ormai chiamato in causa, l'Msi finanziò i due imputati, offrendo loro 22 milioni di lire per i risarcimenti. Offrì anche alla famiglia di Marino 20 milioni ma questi soldi non vennero mai versati e la famiglia sporse denuncia contro il partito.
La magistratura chiese l'autorizzazione a procedere contro Servello e Petronio: la Camera dei deputati ritenne che non vi fossero gli estremi, e tutelò i due deputati negando il permesso per le indagini. Il 26 maggio 1978 con sentenza del Tribunale di Milano i dirigenti locali missini vennero assolti dalle accuse di aver organizzato deliberatamente gli scontri.
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