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sabato 30 ottobre 2010

Capezzone: “Chi sta vicino al premier rischia”. Specie se minorenne.

 Fonte

Premier coinvolto in vicende torbide con una minorenne. Per motivi di privacy non sarà reso noto il nome del premier.
(E vai, Pierluigi, anche la prossima campagna elettorale è fatta!)

Si parla di una storia del premier con una minorenne marocchina. Ma io non posso credere che un uomo della sua moralità vada con le negre.

La giovane aveva detto di avere 24 anni. Praticamente pensavano di essere coetanei.

La ragazza, in questura per furto, è stata rilasciata grazie a una telefonata della Presidenza del Consiglio. Un caso che suggerisce quanto faccia comodo avere un amico che fa l’imitazione di Berlusconi.

(Immagino Berlusconi che telefona in questura. “A proposito, c’è niente per me?”)

Intanto si cercano notizie sulla giovane nordafricana. Pare sia la figlia dell’autista di Craxi ad Hammamet.

Modelle minorenni, festini con prostitute e orge lesbo a casa di Berlusconi. Ma secondo me è la solita montatura per fargli riguadagnare consensi.

La ragazza ha svelato che il dopocena erotico era chiamato “bunga bunga”. Con i più piccoli è consuetudine dare alle cose nomi più orecchiabili.

I figli del premier gli si stringono intorno. Non si sa mai si riesca a sbirciare il testamento.

Indagato Emilio Fede: il reato è pavoneggiamento della prostituzione.

Fede coinvolto in vicende di prostituzione: “L’ho saputo dai giornali”....Che era reato. 

Il pentito Spatuzza riconosce un uomo dei servizi segreti. È quello che gli ha portato il caffè.

A Regina Coeli detenuto muore per denutrizione. È successo tutto in un attimo. 

Capezzone colpito da un pugno. Si era incantato. 

Il portavoce del Pdl è stato colpito da un pugno a Roma. Speriamo sia l’inizio di una tournée.

(Prima Belpietro, ora Capezzone: questi aggressori violenti stanno veramente rompendo i coglioni a Berlusconi)
Dopo il pugno a Capezzone è caccia all’uomo: ha saltato la fila.

Le telefonate di rivendicazione sono al momento gestite attraverso un apposito centralino.

Dell’episodio sospettato un italiano. Su due.
Capezzone è stato portato via in ambulanza. Meglio tardi che mai.

Cicchitto: “È uno squadrismo di sinistra quello che ha colpito Capezzone”. Finalmente ho deciso per chi votare.

“Il noto network dell’odio sta producendo effetti nefasti sempre più visibili”. Però non è che possiamo dare sempre la colpa a Minzolini.

Di Pietro ha condannato l’aggressione “senza se e senza ma”. Per non parlare dei congiuntivi.

Capezzone: “Chi sta vicino al premier rischia”. Specie se minorenne.

Capezzone:“Da mesi su Facebook si inneggia alla mia morte”. Allora è proprio vero che questi social network non servono a un cazzo.

È morto il polpo Paul. Tempi duri per gli invertebrati.

* * *
autori: mix, atlantide, stark, mangiabinari, frandiben, uomomordecane, giuspe, docmax, 3civette, serena gandhi, archi il leone, emp13, misterdonnie, benze, roberto manunta, lorberto, batduccio, elianoimperato, pietro angelio, maudech, marioblq, capt_yossarian, massimo.virgilio, starrynight, il professor morte, gabbbbro, carlocf, richi selva, frandiben e vik20.





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 CANADA DRY  & Bunga Bunga " Li ci sono diciamo certi "giochi" di società in cui si paga pegno,la classica penitenza,a chi tocca tocca e ve lo assicuro una penitenza indimenticabile a cui non ci si puo sottrarre pena l'esclusione dal giro,e la qual cosa vale indistintamente per uomini e donne! "

"Le vite dei santi" del "dolorismo sadomasochista di Santa Maria Margherita Alacoque, golosa di vomito di malati e di feci di dissenterici

Una Santa coprofagica masochista e golosa di vomito altrui;dal suo Diario:

Masochista
Non sapevo cosa fosse la vita spirituale, perché non ne ero stata istruita e non ne avevo sentito parlare; sapevo solo ciò che il mio divino Maestro m'insegnava e mi faceva fare con la sua amorosa violenza. E per punirmi in qualche modo delle ingiurie che gli facevo e per riprendere la somiglianza e la conformità con Lui, alleviando il dolore che mi tormentava, legavo questo miserabile e criminale corpo con corde annodate e le stringevo così forte, che a malapena potevo respirare e mangiare. E tenevo le corde strette così a lungo, che s'immergevano profondamente nella mia carne, che vi ricresceva sopra, e riuscivo a strapparle solo con molta violenza e crudeli dolori; lo stesso facevo con le catenelle che legavo alle braccia e che toglievo portandomi via pezzi di carne. Dormivo sopra un asse o sopra bastoni nodosi, e poi mi battevo con la disciplina, cercando rimedio ai conflitti e ai dolori che sentivo dentro me. Tutto quanto potevo soffrire esteriormente, sebbene le umiliazioni e le contraddizioni di cui ho parlato prima fossero continue e aumentassero invece di diminuire, mi pareva un sollievo in confronto alle pene che soffrivo dentro me e che mi facevo violenza per sopportare in silenzio e tenere nascoste, come il mio buon Maestro m'insegnava. Nulla traspariva all'esterno, a parte il fatto che mi vedevano impallidire e disseccarmi. Il timore che avevo di offendere il mio Dio mi tormentava più di tutto il resto, perché i miei peccati mi apparivano continui e così grandi, che mi meravigliavo che l'inferno non s'aprisse sotto i miei piedi per inghiottire una tale miserabile peccatrice.

Bacia le piaghe
Tutti questi permessi da chiedere mi attirarono rifiuti e mi resero così prigioniera, che, per via della grande autorità che veniva esercitata su di me, non poteva esserci una monaca più sottomessa. Ma il desiderio ardente che provavo di amare Dio mi faceva superare tutte le difficoltà e mi rendeva attenta a fare tutto quanto più contrastava con le mie inclinazioni e per cui provavo più ripugnanza. Mi sentivo talmente spinta ad agire in tal modo, che confessavo come un peccato il non averlo fatto. Mi disgustava vedere piaghe e mi misi a curarle e a baciarle, pur non sapendo come fare. Ma il mio divino Maestro sapeva supplire così bene a tutte le mie deficienze, che le piaghe guarivano prestissimo senz'altro unguento che quello della Provvidenza e, sebbene fossero molto pericolose, io avevo più fiducia nella sua bontà che nei rimedi umani.

Gode ad essere umiliata
Io mi gettai ai suoi piedi, ma lei, vedendomi fuori di me, tutta febbricitante e tremante, mi mortificò e mi umiliò con tutte le sue forze, cosa che mi fece un piacere incredibile e mi rese felice.

Lecca il vomito di una malata e ne gode
Lui mi rimproverò tanto su questo punto, che una volta, volendo pulire il vomito d'una malata, non riuscii a impedirmi di farlo con la lingua e di mangiarlo, dicendogli: «Se avessi mille corpi, mille amori, mille vite, io li immolerei per esservi schiava». E allora trovai in quell'azione tali delizie, che avrei voluto trovarne di simili ogni giorno, per imparare a vincermi, senza altro testimone che Dio.

Lecca la piaga del sacro cuore di gesù
la notte successiva, se non mi sbaglio, mi tenne quasi due o tre ore con la bocca incollata sulla piaga del suo sacro Cuore

Lecca la diarrea di una dissenterica
una volta in cui ero stata colta da nausea mentre accudivo una malata che aveva la dissenteria, mi rimproverò così aspramente, che, per riparare a questa colpa, mi vidi costretta, mentre andavo a buttare via ciò che quella aveva fatto, a bagnarvi a lungo la lingua dentro e a riempirmene la bocca. Avrei ingoiato tutto se Lui non mi avesse ricordato l'obbedienza, che non mi permetteva di mangiare nulla senza permesso.

Vomita tutto ciò che mangia
non mangiavo e ricevetti molti rimproveri dalla superiora e dal confessore, che mi ordinarono di mangiare tutto quanto mi veniva presentato a tavola. Quest'obbedienza era al disopra della mie forze, ma Colui che, nel bisogno, mai faceva mancare il suo aiuto, mi diede anche in quell'occasione la forza di sottomettermi senza repliche e scuse. Dopo che avevo mangiato, però, dovevo vomitare quanto avevo ingerito e, protraendosi a lungo tale situazione, finii per avere sempre mal di stomaco. I dolori erano terribili, al punto che non riuscivo a trattenere quel poco che avevo ingerito.

Con un cortellino si incide sul petto il nome di gesù
Ma poiché il suo amore mi aveva spogliata di tutto e non voleva che possedessi altre ricchezze che quelle del suo sacro Cuore, me ne fece in quello stesso momento una donazione, ordinandomi di scriverla col mio sangue, sotto dettatura. Poi la firmai sul mio cuore con un temperino, incidendo il suo sacro nome di Gesù.

Sta un mese e mezzo senza bere
Per questo mi chiedeva che, per onorare il suo digiuno nel deserto, trascorressi cinquanta giorni a pane e acqua. L'obbedienza non me lo volle permettere, per timore di farmi apparire stravagante, e Lui mi fece capire che gli sarebbe stato comunque gradito che trascorressi cinquanta giorni senza bere, in onore della sete ardente che aveva sempre sopportato per la salvezza dei peccatori e quella che il suo sacro Cuore aveva sempre patito sull'albero della Croce.

Dalla "Vita scritta da lei stessa" di Santa Maria Margherita Alacoque (Verosvres, 22 luglio 1647 – Paray-le-Monial, 17 ottobre 1690), mentre la santa donna vaneggia col suo "amante" Gesù Cristo

Ero talmente schifiltosa, che la minima sporcizia mi sconvolgeva lo stomaco. Lui mi rimproverò tanto su questo punto, che una volta, volendo pulire il vomito d'una malata, non riuscii a impedirmi di farlo con la lingua e di mangiarlo, dicendogli: «Se avessi mille corpi, mille amori, mille vite, io li immolerei per esservi schiava». E allora trovai in quell'azione tali delizie, che avrei voluto trovarne di simili ogni giorno, per imparare a vincermi, senza altro testimone che Dio. Ma la sua bontà, cui solo ero in debito di avermi dato la forza per dominarmi, non mancò di rendermi palese il piacere che quel gesto gli aveva procurato. Infatti, la notte successiva, se non mi sbaglio, mi tenne quasi due o tre ore con la bocca incollata sulla piaga del suo sacro Cuore, e mi sarebbe difficile esprimere ciò che provavo allora e gli effetti che questa grazia produsse nella mia anima e nel mio cuore. Questo basta a spiegare le grandi bontà e misericordie riversate dal mio Dio su una creatura così miserabile. Tuttavia, Lui non voleva affatto attenuare la mia sensibilità né le mie grandi ripugnanze, sia per onorare quelle che Lui aveva voluto patire nel giardino degli Ulivi, sia per fornirmi strumenti di vittorie e umiliazioni. Ma, ahimè, io non sono sempre fedele e spesso cado! Era una cosa cui pareva prendere gusto, sia per confondere il mio orgoglio, sia per rafforzarmi nella diffidenza verso me stessa, mostrandomi che senza di Lui potevo solo far male e avere continue cadute senza potermi risollevare. Allora quel sovrano Bene della mia anima veniva in mio soccorso e, come un buon padre, mi tendeva le braccia del suo amore, dicendomi: « Sai bene che non puoi nulla senza di me». Questo mi faceva sciogliere di riconoscenza per la sua amorevole bontà e mi mettevo a piangere, vedendo che non si vendicava dei miei peccati e delle mie continue infedeltà, ma m'inondava di eccessi d'amore con cui sembrava combattere le mie ingratitudini. Talvolta me le metteva sotto gli occhi, insieme alla moltitudine delle sue grazie, e mi ritrovavo nell'impossibilità di parlargli se non con le lacrime agli occhi, soffrendo più di quanto riesco a riferire. Così quel divino Amore si divertiva con la sua indegna schiava. E una volta in cui ero stata colta da nausea mentre accudivo una malata che aveva la dissenteria, mi rimproverò così aspramente, che, per riparare a questa colpa, mi vidi costretta, mentre andavo a buttare via ciò che quella aveva fatto, a bagnarvi a lungo la lingua dentro e a riempirmene la bocca. Avrei ingoiato tutto se Lui non mi avesse ricordato l'obbedienza, che non mi permetteva di mangiare nulla senza permesso. Dopodiché mi disse: « Sei davvero pazza a fare queste cose!». Io gli risposi: «O mio Signore, lo faccio per farvi piacere e conquistare il vostro cuore divino, che spero non mi rifiuterete. Ma Voi, mio Signore, cosa non avete fatto per conquistare il cuore degli uomini e, nonostante ciò, loro ve lo rifiutano e molto spesso vi cacciano via». «E vero, figlia mia, che il mio amore mi ha fatto sacrifica-re tutto per loro, senza esserne ricambiato. Ma io voglio che tu supplisca, per i meriti del mio sacro Cuore, alla loro ingratitudine».

Ma caddi così terribilmente malata, che rimasi quattro anni senza poter camminare. Le ossa mi bucavano la pelle da ogni parte; per questo motivo restai solo due anni nel convento, senza che si riuscisse a trovare un rimedio ai miei mali, tranne quello di votarmi al-la santa Vergine, promettendole che, se mi avesse guarita, sarei un giorno divenuta una delle sue figlie. Non appena ebbi pronunciato quel voto, ottenni la guarigione insieme alla protezione della Vergine santissima, la quale divenne talmente padrona del mio cuore, che, considerandomi sua, mi governava come se le fossi dedicata, rimproverandomi delle mie colpe e insegnandomi a fare la volontà del mio Dio. Una volta mi accadde che, essendomi seduta a dire il nostro rosario, Lei mi apparve e mi fece un rimprovero che non si è più cancellato dalla mia mente, sebbene all'epoca fossi ancora molto giovane: «Mi meraviglio, figlia mia, che tu mi serva con tale negligenza!». Queste parole lasciarono un'impressione così forte nella mia anima, che mi sono servite per tutta la vita.

Questa comunione colmò di tanta amarezza tutti i piaceri e i divertimenti, che non potevo gustarne alcuno, sebbene mi premurassi di ricercarli. Ma proprio quando mi accingevo a goderne con le mie compagne, sentivo sempre qualcosa che me ne allontanava e mi richiamava in un angolo nascosto, senza darmi tregua finché così non avessi fatto; e poi mi mettevo in preghiera, ma quasi sempre prosternata o con le ginocchia nude o genuflessa, ma sempre senza che mi si vedesse, ed era per me un tormento straordinario che mi trovassero in tale posizione. Avevo molta voglia di fare tutto quanto vedevo fare dalle religiose, le guardavo tutte come delle sante, pensando che, se fossi diventata monaca, sarei divenuta come loro; e da ciò mi nacque un desiderio talmente forte che vivevo solo per quello, sebbene non le trovassi così lontane dalle cose terrene come avrei voluto esserlo io. Non conoscendo altre religiose, pensai che dovevo restare con loro.

venerdì 29 ottobre 2010

Lui "razzista" non è mentre loro lo sono e sperticatamente disincantati

"...mi pare ovvio,non tutti i cittadini del Marocco sono uguali...il nostro razzismo è dapprima certamente economico,sociale,religioso etc, e successivamente altamente moderato dalla più o meno simpatia sessuale verso il soggetto in questione.In due parole conta il girovita,la circonferenza e il diametro del culo !"

Lo scuolabus lascia a piedi due fratellini
perché i genitori non hanno pagato il servizio

E' successo a Menaggio, in provincia di Como. L'autista, provvedimento comunale alla mano, li ha fatti scendere. Non è il primo caso di discriminazione dei bambini stranieri a causa delle inadempienze dei genitori. Ne sono accaduti anche a Brescia, Vicenza, Varese. Nel trevigiano, invece, un sindaco leghista ha scelto l'integrazione
La famiglia non ha i soldi per pagare lo scuolabus, così due bambini vengono lasciati a piedi. E’ successo a Menaggio, in provincia di Como, lo scorso 13 ottobre. L’episodio, raccontato oggi dal quotidiano comasco La Provincia, riguarda due fratellini, un maschio e una femmina, di origine maghrebina. A loro non è stata risparmiata l’umiliazione di dover scendere dal bus dopo essere saliti alla solita fermata di via Poletti. Con in mano il provvedimento comunale, lo stesso autista ha detto loro di non poterli caricare a bordo,continua a leggere....

Berlusconi ammette di aver aiutato Ruby: “Sono un uomo di cuore”
Fermata per furto, Ruby viene rilasciata dalla Questura grazie alla telefonata partita da Palazzo Chigi: "Mi muovo sempre per chi ha bisogno"
L’ammissione arriva da Acerra, durante la conferenza stampa sull’emergenza rifiuti in Campania. “Sono una persona di buon cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto”, dice Silvio Berlusconi alla giornalista di Annozero che gli chiede espressamente come mai la presidenza del Consiglio si sia mossa per far rilasciare dalla questura di Milano Ruby, la minorenne marocchina che racconta di aver frequentato le feste di villa San Martino ad Arcore. “Sono qui per parlare della spazzatura vera, non di quella mediatica”, taglia corto il presidente. In serata – da Bruxelles – ribadisce: “Visto che casino mi hanno fatto? Sul nulla… ”. La vicenda è quella raccontata ieri da Repubblica. Ruby è stata fermata il 27 maggio a Milano da una pattuglia della polizia. Una sua conoscente l’aveva segnalata al 113, sostenendo che qualche giorno prima le aveva rubato da casa soldi e gioielli per molte migliaia di euro. Portata alla questura di via Fatebenefratelli, Ruby risulta minorenne. E in fuga da una casa famiglia dove era stata collocata dal tribunale dei minori di Messina. A questo punto, scatta per la polizia l’obbligo di trattenerla, di compiere accertamenti. Invece arriva una telefonata da Roma, su cui sta indagando la Procura di Milano: è la presidenza del Consiglio, che chiede al capo di gabinetto della questura meneghina, Pietro Ostuni, di rilasciare immediatamente la ragazza, senza fotoidentificazione e senza relazione di servizio. “È la nipote di Hosny Mubarak, il presidente egiziano”, dicono da Roma. I funzionari di polizia obbediscono,continua a leggere...

Ruby Heyek a ragazza del Bunga Bunga

Voghera:lapide in onore dei repubblichini,si annuncia un'aspra battaglia,finirà in pezzi tutte le notti

Voghera, targa per i repubblichini
sulla prigione di partigiani e antifascisti
Il sindaco e la giunta Pdl ricordano sei fascisti morti in guerra. Ma nella città centro della Resistenza cittadini e opposizione non ci stanno e minacciano battaglia
La targa in memoria dei repubblichini resta  dov’è, sul muro del Castello Visconteo di Voghera, l’edificio che durante la resistenza fu una prigione per partigiani e antifascisti. Lo ha stabilito il sindaco della cittadina, Carlo Barbieri, esponente del Pdl, che a fine settembre si era detto disponibile a riparlare del caso. Mercoledì, durante il consiglio comunale straordinario convocato sull’argomento, invece non lo era affatto: “Tanto il Pdl ha già deciso: quella lapide non si tocca!”. L’opposizione invece ne aveva richiesto la rimozione, ma non è riuscita a spuntarla, pur dividendo la maggioranza. E stasera ci sarà un presidio di cittadini che la memoria l’hanno ancora viva e conosco le storie dei molti uomini rinchiusi lì dentro solo perché antifascisti durante il ventennio. E non accettano che la memoria si cancelli e si invertano i martiri.

La lapide non porta la firma del Comune o del committente, ma i nomi delle sei vittime “dei tragici eventi della II guerra mondiale”, fucilate “a conflitto concluso” e “senza alcun processo” il 13 maggio 1945. Si tratta di sei esponenti delle Brigate Nere e della Sicherheits, reparto per la sicurezza della Repubblica Sociale Italiana diretto dal commando tedesco nel Nord Italia, attivo nell’Oltrepò.

La decisione venne presa due anni fa dalla giunta di centrodestra guidata dal sindaco Aurelio Torriani. La posa, sollecitata dell’Associazione dei familiari dei caduti della Rsi, fu autorizzata dall’amministrazione con un parere conforme ma senza nessuna delibera, discussione o voto. Così la targa è stata posata il 28 settembre scorso sul muro esterno del centro storico della Resistenza. A Voghera, da cui provenivano le medaglie d’oro Ermanno Gabetta e Franco Quarleri. E’ stato “per pietà dei morti”, ha detto Barbieri.

“Non è lecito usare la pietà per i morti per confondere la ragione – ribatte Roberta Migliavacca, dirigente dell’Anpi di Pavia e membro del comitato “Per dignità e non per odio”, nato per la rimozione della lapide. Non si vuole infangare il ricordo, ma la vicenda sta diventando ridicola. Abbiamo sentito affermazioni disonorevoli sui partigiani. Non si possono dire cose che non hanno alcun riscontro”.

Mercoledì scorso in aula comunale la maggioranza è riuscita a spuntarla con quindici consiglieri contrari alla rimozione, nove favorevoli e sette astenuti (due della Lega, due del Pdl, due dell’Udc e uno di una lista civica). Francesco Rubiconto, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle, denuncia la presenza in Comune di naziskin. “Era come se presidiassero il territorio”, commenta. Una presenza costante a Voghera, raccontano, dove trovano sostegno in alcuni esponenti politici provenienti dalla Fiamma Tricolore.

Da un mese cittadini, partiti e associazioni protestano. E andranno avanti anche dopo il diktat di Barbieri. “Questa sera ci troviamo di nuovo davanti alla targa e rifaremo la manifestazione. Dopodiché nei prossimi giorni organizzeremo alcuni incontri di storia”, annuncia Migliavacca. Nei piani c’è quello di organizzare un convegno perché, “da quel che abbiamo capito, in consiglio comunale la storia è sconosciuta”.

“Continueremo a protestare, perché difendiamo la Costituzione”, conferma Rubiconto. “Sto già lavorando alla preparazione di un convegno a cui inviteremo una moltitudine di storici di tutte le aree politiche. Loro citano sempre Giampaolo Pansa e uno storico di Voghera che faceva il vigile”.

Ma non solo. Migliavacca intende portare la mobilitazione a livello nazionale “perché la vicenda non riguarda solo Voghera, ma c’è un tentativo di sovvertire la storia nazionale”, mentre Rubiconto vorrebbe proporre di mettere tante targhe sul castello quanti sono i morti fatti dal Fascismo: “ Quanti sono? Ottomila targhe, io le chiederò e voglio vedere la giunta che si riunisce e mi da una motivazione per cui non si può fare”.

Fonte

Amore e interrogativo "e adesso cosa faccio ? Perchè mi hai lasciato solo...?"

Consapevolezza della morte e amore

Ass Ar-Core non si comanda !Salta fuori la collana di diamanti ! Silvio fà penitenza!






Patrizia D’Addario ha paura per Ruby, la minorenne tunisina nell’occhio del ciclone per le sue presenze alle feste nella villa di Arcore di Silvio Berlusconi. “Le spezzeranno le ossa” spiega la escort barese, già coinvolta in una storia di festini a luci rosse in casa del presidente del Consiglio, in un’intervista al Fatto Quotidiano,continua a leggere.....

1- NEL VERBALE RUBY RACCONTA CHE, NELLA SECONDA SERATA DELL´INVITO AD ARCORE, AVVIENE QUESTA SCENA. "ARRIVIAMO, IO ED EMILIO FEDE, POI SILVIO MI TRATTIENE E NEL GIARDINO DELLA VILLA MI MOSTRA L´AUDI E DICE CHE È PER ME"
2- NELLE INTERVISTE QUELLA CHE PALAZZO CHIGI SPACCIAVA COME "LA NIPOTE DI MUBARAK" PER FARLA RILASCIARE DALLA QUESTURA DI MILANO FA RETROMARCH: "AD ARCORE? UNA SOLA VOLTA. SILVIO MI HA DATO SOLTANTO SETTEMILA EURO E UNA COLLANA DI DAMIANI. NON MI HA CHIESTO NIENTE IN CAMBIO. ERA MOLTO ARRABBIATO, MI HA DETTO CHE GLI AVEVO MENTITO DICENDOGLI CHE ERO MAGGIORENNE. MI HA ANCHE SGRIDATO PERCHÉ FACEVO UNA VITA CHE NON GLI PIACEVA. MI HA RACCOMANDATO DI COMPORTARMI BENE, DI STUDIARE"
3 - "NON È STATO LELE MORA A PORTARMI DA SILVIO. E NEANCHE EMILIO FEDE. È STATA UNA RAGAZZA MIA AMICA DI CUI NON VOGLIO FARE IL NOME" continua a leggere....

"Non c'è dubbio l'Italia ha un problema !"

Caccia sfrenata sui media al pitone "Silvio" sfuggito dalla patta,ecco un fotogramma

Silvio Berlusconi sorpreso fuori della patta!
Il 1° contratto pubblicitario di Ruby

Silvio Berlusconi esibisce la sua collezione di bambole,il segreto feticista svelato

La collezione segreta di bambole di Silvio Berlusconi

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Silvio fà "Penitenza":Il Governo sta cercando, con il decreto milleproroghe, ”una cifra abbastanza importante, circa mezzo punto di Pil” perché vuole intervenire in alcuni settori come ”le missioni militari all’estero, le scuole cattoliche e l’università”. Lo ha annunciato il premier Silvio Berlusconi, nella notte tra il 28 e il 29 ottobre a Bruxelles,continua a leggere....

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1- NEL VERBALE RUBY RACCONTA CHE, NELLA SECONDA SERATA DELL´INVITO AD ARCORE, AVVIENE QUESTA SCENA. "ARRIVIAMO, IO ED EMILIO FEDE, POI SILVIO MI TRATTIENE E NEL GIARDINO DELLA VILLA MI MOSTRA L´AUDI E DICE CHE È PER ME"
2- NELLE INTERVISTE QUELLA CHE PALAZZO CHIGI SPACCIAVA COME "LA NIPOTE DI MUBARAK" PER FARLA RILASCIARE DALLA QUESTURA DI MILANO FA RETROMARCH: "AD ARCORE? UNA SOLA VOLTA. SILVIO MI HA DATO SOLTANTO SETTEMILA EURO E UNA COLLANA DI DAMIANI. NON MI HA CHIESTO NIENTE IN CAMBIO. ERA MOLTO ARRABBIATO, MI HA DETTO CHE GLI AVEVO MENTITO DICENDOGLI CHE ERO MAGGIORENNE. MI HA ANCHE SGRIDATO PERCHÉ FACEVO UNA VITA CHE NON GLI PIACEVA. MI HA RACCOMANDATO DI COMPORTARMI BENE, DI STUDIARE"
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