(Aggiornamento: la notizia viene data parlando vagamente di sindacalisti (...) e tacendo che a capo della banda c'era un leghista! Ne parlo tempo fà "striscia la notizia" a sottointendere una appartenenza vaga di sinistra degli inquisiti (...) quando invece in realtà l'ambiente che aveva generato il traffico era di un verde marcio!) Naturalmente è solo in ambito locale che lo scandalo ha assunto proporzioni innimaginabili prova ne è l'immediato intervento riparatore posto in atto dal sindaco Tosi di Verona spacciato dai leghisti per il migliore sindaco d'italia! (in fondo alla pagina) Il sospetto che palate di discrezione e riservatezza aleggi sul caso è una constatazione al quale non si puo sfuggire,dire che caio è agli arresti domiciliari non è la stessa cosa che caio è un militante storico della Lega Nord ! "
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| L'evoluzione della specie e regressione verdastra ovvio |
La cronaca dei fatti:Se la sono presa con i deboli, i disperati. Hanno promesso loro una vita da sogno in Italia con lavoro e alloggio. Hanno chiesto a 500 migranti dai 7000 ai 9000 euro. Poi, li hanno beffati una volta arrivati a Verona: li hanno lasciati senza occupazione e permesso di lavoro stagionale e privi anche della possibilità di tornare a casa. I migranti, arrivati dal Pakistan, Marocco e India, non avevano più neanche un euro per pagarsi il biglietto aereo. E i loro genitori non potevano più aiutarli: avevano venduto greggi e fondi pur di fare uscire i figli da quella cronica condizione di miseria.
LE ACCUSE. La "festa" di guadagni milionari, si parla di 4 milioni e mezzo di euro e sfruttamento, però, l'hanno fatta finire i finanzieri del comando di Legnago e Verona, coordinati dal colonello Bruno Biagi, nell'operazione chiamata "Landless", senza terra. Nei guai, sono finiti in 11 ma solo a sette è stata applicata la misura cautelare mentre quattro, tutti stranieri, sono latitanti. Tutti sono accusati di associazione a delinquere, a carattere transnazionale e falso, finalizzati al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Gli arresti sono stati eseguiti sulla base di un'ordinanza di custodia cautelare, firmata dal gip Sandro Sperandio così come aveva chiesto il pm Paolo Sachar.
GLI ARRESTI. È stato decapitato il vertice dell'Ugl coltivatori di Verona. A finire in manette su tutti è stato Gianluigi Falavigna, 52 anni, residente a Vigasio e presidente del sindacato dei datori di lavoro agricoli. Ma sono altri tre gli iscritti all'Ugl, secondo la Guardia di finanza, coinvolti nell'inchiesta: Marino Coeli, 70 anni, residente ad Albaredo Adige, Andrea Corbellari di Badia Calavena e Camillo Gambin e sua moglie,(storico esponente del Carroccio ad Albaredo d’Adige (Verona), è agli arresti domiciliari per una storia di falsi permessi di soggiorno rilasciati in cambio di denaro.”La Lega tuona contro gli immigrati, mentre i leghisti fanno affari sulla loro pelle), 38, vice di Falavigna, abitante ad Albaredo d'Adige al quale sono stati concessi gli arresti domiciliari. Alla moglie di Gambin, Adele Gina Chirica, 48, è stato imposto l'obbligo di firma. Chiudono la lista degli arrestati Luca Bertoli, residente a Brescia e un pakistano di Bagnatica, vicino a Bergamo.
L'INCHIESTA.Tutto parte da alcuni controlli della Guardia di finanza su due imprese agricole nel Legnaghese. Ai primi controlli, risultavano fasulle in quanto, tra l'altro, erano proprietari di terreni agricoli nè avevano mai presentato alcuna dichiarazione di Iva e Irpef. Ad avanzare altri, inquietanti sospetti, rivelano gli investigatori, anche la denuncia di marocchini che hanno raccontato la loro odissea vissuta con chi li aveva beffati. Sono così partite le intercettazioni telefoniche sui cellulari degli indagati e il cerchio si è chiuso.
MIGRANTI CACCIATI. Gli appartenenti all'organizzazione, operante tra il Veronese, il Bergamasco e il Bresciano, utilizzavano le due imprese agricole fasulle per assumere fittiziamente i migranti. Gli stranieri venivano contattati nei loro paesi d'origine da intermediari, finiti nel calderone dell'inchiesta. Venivano così attratti da un trasferimento in Italia nel segno della legalità. Nel Veronese, si usava il "chiavistello" dell'Ugl coltivatori diretti per ingannare lo sportello immigrati della Prefettura di Verona. Era il sindacato degli imprenditori agricoli a gestire le pratiche per le regolarizzazioni fasulle. Alla Chirica, per esempio, era stata fornita la password per entrare nel sistema della Prefettura e falsificare i dati per il permesso di soggiorno. Il cerchio si chiudeva con l'arrivo dei migranti che venivano portati in due appartamenti tra Cerea e Casaleone. Una volta ricevuti gli ultimi soldi dei nove mila euro richiesti, i 500 migranti venivano cacciati da quelle abitazioni per entrare direttamente nella dimensione di clandestini. Senza soldi e lavoro.
Il sindaco di Verona, Flavio Tosi ha annunciato che interesserà il ministero dell'Interno per la sorte di questi migranti «persone che senza volerlo si sono ritrovate a vivere come clandestini sul nostro territorio».
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