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venerdì 20 agosto 2010

giovedì 19 agosto 2010

Lettera aperta "Oggi compio 18 anni e il mio sogno è di vivere in un paese normale".

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Il giovane che esibisce il tatuaggio di Falcone e Borsellino non è lo stesso della lettera
Caro giornale,
mi chiamo Gianluca Daluiso e sono di Riccione. Oggi compirò diciotto anni. Potrei finalmente votare. Tuttavia non sono felice di avere acquisito questo diritto, perché in realtà non so cosa farmene.
Vivo in un paese che non ha nulla a che fare con  la democrazia. Io non voglio parlare di Berlusconi, perché sarebbe tempo perso, oramai penso, ma soprattutto spero, che tutti gli italiani si siano resi conto di chi sia questa persona veramente. Io voglio affrontare un problema più grande, guardando in faccia la realtà. In Italia non esiste una vera classe politica. Io non ho fiducia in chi amministra la cosa pubblica attualmente in Italia. Hanno tolto a me e a tutti i giovani ogni futuro, siamo un paese allo sbando, destinato a fallire. Io, nonostante tutto, non mi rassegno, non gliela dò vinta a questi DIPENDENTI infedeli. Continuerò a combattere, continuerò a credere nei miei ideali, anche quando non ci sarà più speranza. Ho avuto la fortuna di crescere grazie agli insegnamenti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, mi hanno insegnato il senso dello stato, il senso della legalità, il senso della giustizia o più semplicemente il senso di vivere, il significato di appartenere ad una comunità.
Ho imparato grazie a loro l'importanza di fare ogni giorno il mio dovere, senza avere paura degli eventuali ostacoli, difficoltà che potrei affrontare nel fare questo.
Io voglio, o meglio, io desidero che gli italiani comincino ad indignarsi, a reagire.
E' troppo tempo che noi cittadini veniamo trattati come dei sudditi, è tempo che ci riappropriamo del nostro Stato perché lo Stato è nostro, lo Stato siamo noi.
Non so, come siamo potuti cadere in questa profonda crisi Istituzionale, non lo voglio neanche sapere. Quello che interessa a me al momento è che si combatta, che si faccia qualcosa per far avvenire questa tanto attesa rivoluzione culturale e morale che smuoverà il paese e la coscienza tutti gli Italiani. I giovani, la mia generazione, ricoprono un ruolo importante in questo. I ragazzi d'oggi saranno i cittadini del domani, se loro vorranno, se noi ci oppone remo a questo sistema di illegalità diffusa, a questa struttura di commistioni, tutto questo svanirà come un brutto incubo e lo studieremo soltanto sui libri di storia e ne parleremo soltanto come un brutto ricordo, una situazione totalmente differente dalla realtà. Per fare questo però, bisogna muoversi, occorre che ogni persona nel suo piccolo conduca le sue battaglie, resista. Resistenza non vuole dire stare dietro a un computer e scrivere la parola "resistenza" su un network e sembra che più grande la scrivi e più resistenza compi.
La vera resistenza è scendere in piazza, è parlare ai giovani, è informare la gente, è rifiutare quei "piccoli compromessi" di ogni giorno, insegnando il rispetto per la legalità alle nuove generazioni.
Io con queste mie poche parole voglio smuovere, voglio far indignare tutti quegli italiani onesti. Crediamoci in un cambiamento, crediamo in una nuova riforma della società italiana, crediamo di potere restaurare la democrazia in Italia.
Io combatterò sempre per ciò in cui credo, e so che non sono solo e non sarò da solo. Ci sono già tanti italiani che si battono per rivendicare i propri diritti da cittadini e questa cosa da oggi la dovranno fare tutti gli italiani. Basta a delegare il proprio lavoro a gli altri. Come diceva Ghandi "Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo"
Non lamentiamoci di com'è la situazione italiana se noi in prima persona non facciamo niente per poterla cambiare. Lottiamo, affrontiamo le problematiche del nostro paese, senza avere paura, senza rassegnarsi. Poi noi, ottimisti, potremo pure perdere tutte le nostre battaglie, ma come diceva Indro Montanelli, una battaglia la riusciremo sempre a vincere, la più importante, quella che si ingaggia ogni mattina davanti allo specchio.
Cerchiamo di camminare sempre a schiena dritta e testa alta, ascoltando soltanto la voce della nostra coscienza, e non avremo mai rimpianti, perché sapremo di aver fatto comunque sempre la cosa giusta, il nostro dovere.
Io nonostante tutto, continuo a credere in noi italiani, penso che saremo capaci di cacciare, spero con metodi democratici, chi oggi occupa abusivamente le nostre istituzioni e ci rendono gli zimbelli del mondo.
Crediamoci, insieme ce la possiamo fare, anzi sono sicuro che ce la faremo.
Gianluca Daluiso (Riccione)

Se qualcuno mi voglia contattare questo è il link del mio profilo: Fonte

Arte e Poesia ,il signore delle bolle

Tatto politico Falcone e Borsellino insieme per sempre sulla pelle !

Foto di un fan di "Il Popolo delle Agende Rosse"

Lo sapete,amo il tatuaggio come metafora della trasparenza,"la mia storia,il mio vissuto lo potete vedere tutti" .
Ne o presentati spesso dilungandomi tantissimo sul racconto impresso sull'epidermide,ebbene questo mi sembra veramente speciale,và ben al di là del racconto,della decorazione estetica per quanto la sua qualità di esecuzione sia pressochè perfetta,mi pare che si possa affermare senza ombra di dubbio che siamo al cospetto del primo tatuaggio politico,etico,esprime una idea,un ideale di onestà,non considero tali i tatto  che celebrano personaggi politici assunti a icona dell'idiozia come ad esempio Bush,e per fortuna che ci è stato risparmiato il tatuaggio di Silvio da parte dei suoi estatici  (ma mica tanto scemi) supporters,evidentemete sanno che passerà!
Si saranno detti :" abbiamo già versato l'obolo,ci mancherebbe altro che oltre al c..  ci accolliamo pure una seduta sadomaso per dare "splendore" alla prossima campagnia elettorale !"
Allo stesso tempo questo tatuaggio è un evento piccolo ma significativo,perchè il giovane che lo esibisce abita in Sicilia,l'aria stà cambiando da quelle parti,sarebbe stato ancor più bello sapere il nome del tatuatore che lo ha eseguito con una tale perizia,un vero peccato....

Processo Rasman,6 mesi ai 3 agenti che hanno ucciso un giovane !

Confermata la condanna in appello per gli agenti coinvolti nella morte di Riccardo Rasman. Gli stessi che hanno querelato Daniele Martinelli per il suo servizio. Il colpevole è sempre il giornalista.
"La notizia è giunta in serata: Mauro Miraz, Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi, i tre agenti condannati in primo grado a 6 mesi di reclusione con la condizionale per eccesso di colpa nell’omicidio di Riccardo Rasman, hanno avuto la stessa condanna in appello. Confermata anche l’assoluzione per Francesca Gatti. Il collegio di giudici del tribunale di Trieste presieduto da Morelli con Solinas e Ciriotto a latere, hanno letto la sentenza poco prima delle 18. I tre agenti sono gli stessi che mi hanno querelato per "lesa onorabilità" relativa al testo del mio servizioLalla M., Arezzo
pubblicato nel gennaio del 2009 sul blog di Beppe Grillo." 

ANIMALI COLLEZIONE








mercoledì 18 agosto 2010

Una chiesa americana brucerà il Corano per commemorare il 9/11

di Mazzetta

Difficile immaginare un'iniziativa più intimamente stupida e più platealmente provocatoria di questa, ma sembra proprio vero che i folli del Dove World Outreach Center di Gainesville in Florida facciano sul serio. 
La Chiesa in cui sarà bruciato il Corano
Come sistema per raggiungere "un world outreach" in effetti è difficile pensare di meglio, anche se il mondo non sembra averla presa bene
Hanno annunciato la loro ideona sul loro sito e su Facebook provocando, com'è scontato e pure giusto, la reazione ufficiale del supremo consiglio islamico di al-Azhar in Egitto, mentre l'Indonesia ha chiesto ufficialmente al governo americano d'impedire l'evento, e molte altre ne provocheranno ancora, non solo nel mondo islamico.
Ci hanno messo nove anni per partorire quest'orrore che si commenta da solo e che mira all'offesa diretta e brutale del sentire religioso dei musulmani, ma che dovrebbe offendere anche gli appartenenti alle altre religioni, perché è chiaro che nessun ebreo accetterebbe il rogo di una Torah in memoria di una strage israeliana e nessun cristiano accetterebbe il rogo di una Bibbia in ricordo di una delle tanti stragi compiute dai cristiani nel nome del loro Dio e via con esempi del genere per ciascuna religione, ben poche delle quali si sono risparmiate masacri in nome di Dio. In ogni caso un'iniziativa che dovrebbe provocare disgusto a ogni credente, a prescindere dalla religione che professa, ma anche ai non credenti.
Più che colombe ("Dove") questi sono i classici piccioni americani, stupidi fanatici noti per la loro omofobia e per la fissa contro l'Islam, che considerano demoniaco. Tra le le iniziative in calendario hanno pure una protesta contro l'omosessualità di fronte al municipio. Il sindaco di Gainesville è un omosessuale che non fa mistero di esserlo e a loro non piace. Glielo andranno a dire e poi immagino se ne torneranno a casa come sono arrivati, sul sito non c'è il programma e non è facile davvero immaginare cosa passi per la testa di pazzi del genere.
Il loro sito è abbastanza scarno, offre il libro "L'Islam è del diavolo", magliette con il titolo del libro e rifugio alle donne che fuggono dall'Islam. Le "Dieci ragioni per bruciare il Corano" non aiutano molto, si tratta di un accrocchio di robaccia dal quale si evince solo che ci danno giù di brutto con le sostanze pesanti o che sono dei pazzi scatenati ossessionati dall'Islam e dal diavolo. Chi volesse e avesse la buccia di approfondire può rivolgersi al blog http://islamisofthedevil.com/blog>islamofthedevil.com, che si offre di rispondere ai quesiti dei dubbiosi.
La notizia del rogo è emersa nelle ultime ore sul mainstream e ancora non sono note reazioni politiche negli Stati Uniti, anche se è facile immaginare che di fronte all'indignarsi della maggiore autorità islamica anche i politici e i media americani s'interesseranno a questo gruppo di scombinati, che sono "cristiani carismatici" secondo la definizione ufficiale. Una definizione dietro la quale si nascondo i soliti autoproclamati pastori statunitensi impegnati più a far soldi e a prendersela con qualcuno che a pregare o a comportarsi in maniera decente per guadagnarsi il paradiso.
Per il momento dal fronte cristiano è arrivata al condanna della chiesa battista e dell'associazione nazionale degli evangelici, mentre in Israele la discussione è stata aperta sulle pagine di Haaretz e si attendono le reazioni delle varie anime dell'ebraismo o comunque di una loro buona parte. Sul fronte cattolico c'è da registrare per ora la protesta dei vescovi indonesiani e indiani.
Il corano

Nando Dalla Chiesa su Cossiga: "Costruiva trame inesistenti, spacciava panzane per misteri e ricordava i morti diffamandoli"

Un funerale troppo scuro!
 Certo non si porterà nell'aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri.

Sarò onesto: non mi mancherà. Guai se la pietà per la morte offuscasse la memoria e il giudizio che la memoria (viva, ben viva) porta con sé. Non esisterebbe più la storia. E dunque, parlando di Francesco Cossiga, rifiuterò il metodo che gli fu alla fine più congeniale: quello di ricordare i morti diffamandoli, dicendo di loro cose dalle quali non potevano difendersi. Fidando nel fatto che i familiari una cosa sapevano con certezza: che se avessero osato replicargli lui avrebbe inventato altri episodi sconvenienti ancora e poi li avrebbe dileggiati, forte della sua passata carica istituzionale e della compiaciuta docilità con cui la stampa ospitava ogni sua calunnia. Fece così con Moro, con Berlinguer, con il generale dalla Chiesa. Fece così con altri. Era nato d'altronde un autentico genere giornalistico, l'intervista a Cossiga, che consisteva nel mettergli davanti un microfono o un taccuino e ospitare senza fiatare le sue allusioni, le sue bugie.
Da trasformare in rivelazioni storiche, provenienti dal loro unico e inesauribile depositario. Mi atterrò dunque ai fatti che tutti possono pubblicamente controllare. Perché ai tempi fui tra parlamentari che ne chiesero l'impeachement, anzitutto. Perché io il sistema politico di allora, quello che chiamavo il regime della corruzione, lo volevo cambiare per davvero. Ma per renderlo conforme alla Costituzione e a un decente senso delle istituzioni. Perciò mi scandalizzavo nel vedere un capo dello Stato giocare soddisfatto al picconatore, conducendo una massiccia attività di diseducazione civica. Quando poi Cossiga si mise alla testa della lotta contro i giudici, minacciando, lui presidente del Csm, di farlo presidiare militarmente dai carabinieri avvalendosi delle sue prerogative di Capo supremo delle Forze armate, pensai che la misura era colma. Che l'uomo esprimeva una cultura golpista e che era nella posizione istituzionale per tradurla in realtà politica.
Le chiavi di casa e i giudici ragazziniPerché titolai la storia di Rosario Livatino "Il giudice ragazzino". Esattamente in polemica con lui, che delegittimava i giovani magistrati che in Sicilia sfidavano la mafia. A questi giudici ragazzini non affiderei neanche le chiavi di una casa di campagna, aveva detto. E Livatino, morto a trentotto anni, aveva compiuto le sue prime coraggiosissime inchieste quando di anni ne aveva ventotto. Avevo imparato dai racconti di mio padre che quando si ha a che fare con la mafia chi ha un grado superiore protegge chi sta sul posto, ci passeggia insieme in piazza perché tutti capiscano. Che non è solo, che ha dietro lo Stato. Lui, capo dei magistrati, aveva invece umiliato sprezzantemente proprio i giudici più esposti negli anni della mattanza. Perchémi astenni, unico nel centrosinistra, sulla fiducia al primo governo D'Alema. Non per oltranzismo ulivista, ma perché non ero certo entrato in parlamento per fare un governo con Cossiga e con ciò che lui rappresentava nella vita del paese e nella mia vita personale. Il testo dell'intervento pronunciato in quell'occasione è agli atti. Allora mi valse richieste di interruzione da sinistra e qualche stretta di mano (tra cui quella di Gianfranco Fini). Perché l'ho spesso citato – ma non quanto avrei voluto – nei libri, negli articoli o negli interventi che avevano per oggetto la vicenda di mio padre.
Veleni attorno a un sacrificioPerché ho sempre trovato maramaldo quello spargergli veleno intorno dopo il suo sacrificio. Non ho mai capito se fosse il seguito dell'isolamento che il sistema aveva inflitto al prefetto dopo l' annuncio che sarebbe andato in Sicilia per combattere la mafia per davvero. Ricordo però con certezza che Cossiga iniziò a colpirne l'immagine in vista del maxiprocesso presentandolo con naturalezza come iscritto alla P2. I giudici che avevano indagato a Castiglion Fibocchi, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, mi garantirono che loro nella lista quel nome non l'avevano trovato. Lui insisté contro ogni atto giudiziario e parlamentare (della storia ho reso i particolari su "In nome del popolo italiano", biografia postuma di mio padre, nel 1997). Finché anni dopo ancora raccontò la sua pazzesca verità: per proteggere mio padre Colombo e Turone, giudici felloni, avevano strappato un foglio dall'elenco. Non smise mai di raccontarlo. Così come, per sminuire il lavoro di Giancarlo Caselli e di mio padre contro il terrorismo, sostenne un giorno, poco dopo l'avviso di garanzia per Andreotti a Palermo, che il vero merito del pentimento di Patrizio Peci fosse di un maresciallo delle guardie carcerarie di Cuneo. Costui venne da lì lanciato pubblicamente in orbita giornalistica e televisiva per seminare nuove e inverosimili calunnie su mio padre, alcune delle quali si sono ormai purtroppo depositate negli atti giudiziari (tra i quali rimane però anche, a Palermo, il testo della controaudizione da me richiesta).
Altro verrebbe da dire, dalla memoria di Giorgiana Masi uccisa in quella famigerata manifestazione del '77 zeppa di infiltrati in armi, al contrasto avuto con lui in Senato, dai banchi della Margherita, sui fatti della Diaz, che lui, sedicente garantista, avallò senza scrupoli. Come e più che con Giovanni Leone, che non ebbe comunque le sue colpe, avremo probabilmente un mieloso coro di elogi. Poiché l'uomo ha incarnato alla perfezione la qualità media della nostra politica questo è assolutamente naturale. Certo non si porterà nell'aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri. Riposi in pace, e che nessuno faccia a lui i torti che lui fece alle vittime della Repubblica.

Nando Dalla Chiesa
pubblicato da Contro l'informazione manipolata

Assessore leghista alla Sicurezza indagato per sfruttamento della prostituzione

"Celodurista"
Un amministratore locale della Lega Nord, Alessandro Costa, assessore alla sicurezza nel Comune di Barbarano Vicentino, e’ indagato dalla Procura di Padova con l’ipotesi di sfruttamento della prostituzione. I carabinieri della compagnia di Padova hanno perquisito la sua abitazione e gli uffici dell’assessorato nell’ambito di un’indagine su sfruttamento della prostituzione che vede al centro alcuni siti internet a luci rosse, attivi agli indirizzi ”bestannunci”, gia’ oscurati dalla squadra mobile di Verona nel marzo dello scorso anno.

Costa, che lavora come vigile urbano in un altro comune vicentino, e’ sospettato dagli inquirenti di essere al vertice dell’organizzazione che faceva affari con gli annunci hot su questi siti per appuntamenti. Secondo quanto emerso dalle indagini, coordinate dal pm Vartan Giacomelli, Costa, di fatto titolare degli indirizzi internet ‘bestannunci.us’ e ‘bestannunci.in’, che richiamano ad un altro collegamento analogo, si sarebbe avvalso di due complici vicentini con il compito di agenti procacciatori di clienti nell’ambiente della prostituzione (soprattutto lucciole dell’est europeo e trans sudamericani). Clienti, circa un centinaio, che pagavano un canone mensile che si aggirava sulle 150 euro per pubblicare le loro offerte di appuntamento sui siti.

Alessandro Costa era finito nei guai alcuni mesi fa per aver smarrito la pistola d’ordinanza, e per questo era stato cautelativamente sospeso dal suo incarico di agente della polizia municipale. Nelle prossime ore, secondo quanto si e’ appreso, dovrebbe essere formalizzata anche la revoca nei suoi confronti di tutte le deleghe da assessore alla sicurezza nel Comune di Barbarano.

Fonte


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