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martedì 3 agosto 2010

La verità di Terry su Palazzo Grazioli "Io, nel letto di Silvio con altre due"

Dopo Patrizia D'Addario, un'altra escort racconta di una notte con il premier nella sua residenza romana. "Ci siamo fermate fino alle 11 perché fuori c'erano tanti giornalisti. Uscire senza essere viste è stato un problema"

di PAOLO BERIZZI
ROMA - "Nel letto eravamo io, le due ragazze di Roma e Berlusconi". C'è un'altra prostituta, dopo Patrizia D'Addario, che racconta di una notte con Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli. È Maria Teresa "Terry" De Nicolò, 38 anni, barese, una delle escort che Gianpaolo Tarantini inviò nella residenza romana del presidente del Consiglio. Il 19 giugno 2009 De Nicolò viene interrogata come persona informata dei fatti dai pm Giuseppe Scelsi e Marco Di Napoli, titolari dell'inchiesta su un giro di tangenti, cocaina e prostitute con al centro Tarantini. Il cosiddetto Bari-gate. Negli uffici della Procura ci sono alcuni investigatori tra cui il tenente colonnello Salvatore Paglino, il finanziere indagato per stalking (ai danni della stessa De Nicolò), rivelazione di segreto d'ufficio e peculato, reato, quest'ultimo, per il quale è arrestato. L'interrogatorio inizia alle 9,30 e si conclude mezz'ora dopo (verbale depositato al tribunale del riesame di Bari nell'ambito dell'inchiesta sullo stesso Paglino). Ecco quello che riferisce De Nicolò.

Milano-Cortina, in viaggio per Giampi. Il pm Scelsi chiede conto a Terry di alcuni suoi viaggi. Uno a Milano, in aereo, il 31 gennaio 2008. Biglietto Bari-Linate "emesso su richiesta di Gianpaolo Tarantini". "Non c'è una ragione specifica per la quale sono andata a Milano... era per aiutare, abbiamo passato un giorno insieme a Milano io e lui (Tarantini), siamo andati a casa, siamo usciti". A febbraio 2009 la escort barese (pagata da Tarantini anche per alcuni incontri con l'ex assessore regionale pugliese Sandro Frisullo, ndr) parte per una mini vacanza a Cortina. In macchina, da Bari, con la Range Rover di "Gianpi" "c'erano altre persone che non conoscevo, in auto mi ricordo solo di Alessandro Mannarini" (ex collaboratore di Tarantini, arrestato nella stessa inchiesta per spaccio di sostanze stupefacenti). Tarantini aspetta il gruppo all'aeroporto, "forse di Venezia". Insieme all'amico Massimo Verdoscia (anche lui arrestato). "Siamo andati a Cortina solo per divertirci". L'hotel e le spese? "Non ho pagato niente" continua a leggere....

Silvio Porn Orgy
 

lunedì 2 agosto 2010

Libero: tra la Shoa e il divieto di fumare non c'è nessuna differenza


Il fascismo era roba di sinistra.

Questo è Nicholas Burgess Farrell, autore di Mussolini: a New Life. Non è finita: Hitler era roba di sinistra. "I nazional-socialisti tedeschi odiavano gli ebrei perché banchieri e piccoli imprenditori, simboli dell'odiato capitalismo". "Non a caso - secondo Farrel - di sinistra sono gli antisemiti mascherati da anti-sionisti, che tutt'oggi odiano Israele e tubano con i fascisti islamici che sottomettono uomini e donne in nome dello Stato".

Insomma: Mussolini era di sinistra, Hitler era di sinistra, i Gulag erano giustamente roba di sinistra e i dinosauri si sono estinti grazie a un meteorite carico di comunisti. La destra, poverella, è sempre rimasta a guardare. I suoi bambini sono stati divorati da famiglie di orchi rossi. Gli imprenditori sono stati barbaramente perseguitati da quel grandissimo pezzo di Stalin che era il Führer. La bibbia dei fascisti era "Il manifesto del Partito Comunista" e Benito non era altri che il figlio segreto di Karl Marx.

E dove poteva scrivere, Nicholas Burgess Farrell, se non su Libero? Del resto, il Cavaliere è già in campagna elettorale e per costringere a votare un popolo di destra sempre più amareggiato e deluso lo spettro delle toghe rosse non basta più: bisogna spararle grosse. Mi aspetto di assistere al ritorno del Messia, ricevuto in pompa magna con un altare in noce negli studi di Porta a Porta, che stende le sue mani sulla faccia di bronzo di Arcore pronunciando solennemente: "Silvio, alzati e cammina". O magari, se siamo fortunati, vedremo l'apertura del Mar Rosso - il mare comunista -, con la divisione delle destre dalle sinistre per consentire l'ascesa del Mosè da Arcore al Colle.

Sarei disposto ad accettare tutto, perché tutto sarebbe meglio della continuazione dell'articolo di Farrell.

« La Shoah è stata roba di sinistra come lo è il divieto di fumare nei locali pubblici. [...] Diciamolo: c'è un nesso tra l'odio per ebrei e l'odio per i fumatori. HItler e Mussolini odiavano il fumo. E non per niente quelli che vogliono tramite lo Stato vietare ai cittadini il loro diritto di fumare, bere, mangiare il grasso, ecc., vengono definiti in America "health fascists", cioè: fascisti del salutismo. Da fumatore, ad esempio, io sono costretto ormai a vivere da cittadino di seconda classe per strada anche quando nevica come un cane randagio. Mi manca solo la stella gialla. »

Propongo una colletta per mandare Farrell in viaggio premio ad Auschwitz così imparerebbe la differenza tra fumarsi una sigaretta sul balcone e morire gasati dopo essere stati ridotti a grotteschi simulacri di corpi umani.

Fonte : ByoBlu

LA RUSSA NON VUOLE ANDARE A BOLOGNA

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La video denuncia su Villa Borghese di Suso Cecchi d'Amico





La sceneggiatrice Suso Cecchi d'Amico assieme ad alcuni artisti tra cui Luigi Magni, Furio Scarpelli, Age, Mario Monicelli e altri ancora diede vita all'Associazione 'Gli Amici di Villa Borghese' per tutelare il parco storico. Uomini e donne di cultura e cinema realizzarono anche una video-denuncia. La voce narrante delle scempio del parco è quella del regista Magni. Bellissime le immagini storiche tratte da alcune pellicole che raccontano la magia di un patrimonio storico, artistico, naturalistico fra i più importanti d'Europa che oggi secondo Suso va morendo

Dopo le mutande, la Brambilla si scapezzola senza tanto successo con la nazistoide Santanchè !

100cosecosi- Il fatto curioso è che questo post ha svelato una faccia nascosta degli utenti di OKNotizie a dir poco stupefacente ! E accaduto che tra ieri e oggi abbia totalizzato un migliaio di visite con 10 OK !!!
Quasi un home...e adesso mi chiedo io:" ma Santissimi dei che c'ha di speciale stà "sufragetta" arrivista,ignorante e con lo charme di un camionista da eccitare stà gente? "
Ma ci avete fatto caso che le toilette di OKNotizie erano stranamente affollate? E i dispenser di Clinex vuoti?
Mentre i berlusconiani festeggiavano, nella lussuosa cornice di Villa Aurelia, i cinquanta anni del ministro Rotondi, tra tartufi giganti, abiti da sera, capezzoli della Brambilla fuoriusciti dall’abito da sera nero, Gasparri che si strafogava di tartine, in una visione da “gli ultimi giorni di Pompei correvano gli ultimi giorni di una banda di forsennati mascalzoni...!
A  sinistra Michela Vittoria Brambilla

Dopo le mutande, la Brambilla mostra anche il capezzolo

Prima gli slip di pizzo nero a Porta a Porta, poi la mutanda bianca sotto al Duomo di Milano alla celebrazione dei 150 anni della Provincia . Ora alla “sexy ministra” (link speciale) al Turismo Michela Vittoria Brambilla, davanti all’ennesimo obiettivo di un fotografo, spunta anche il capezzolo.
Questa volta la rossa “senza portafoglio” era alla festa di compleanno del ministro Gianfranco Rotondi a Villa Aurelia, alla quale ha partecipato anche il premier Silvio Berlusconi . Accanto a lei, mentre il suo capezzolo sinistro viene prepotentemente fuori dal vestito nero c’era una glitterata, ma più casta, Daniela Santanchè.

LA LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO

Mosca restauro del monumento ai lavoratori del Kolkhoz Worker and Kolkhoz Woman Reinstalled in Moscow clic per visitare il monumento



  Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.

Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.

L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.

L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.

L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.

L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.

L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.

Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010,  su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione  del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof.  Deaglio a Radio 24 tra le 17,30  e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).

Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.

Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.

Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

Odorava di dignità.
      (Luca Mazzucco)
Fonte

EROS PUBE E POESIA VISIVA DELLA BODY ART

Pube,poesia visiva

Fu scambiata per la ragazza uccisa La falsa Neda fugge dal suo Paese

Zahara Soltani, 33 anni, sosia di Neda e oggi profuga in Germania. "Il regime mi perseguitava, voleva che mi sostituissi alla sua vittima"


Fu scambiata per la ragazza uccisa  La falsa Neda fugge dal suo Paese
Neda e la sua sosia
LA MORTE di Neda Agha-Soltan ha sconvolto milioni di persone in tutto il mondo. Poco più di un anno fa la studentessa iraniana fu uccisa dalle milizie di Ahmadinejad in una strada di Teheran.

Su un video che fu fatto girare in rete, milioni di persone videro gli ultimi momenti della giovane donna colpita a morte da un proiettile della polizia, riversa a terra con gli occhi ancora aperti e fiotti di sangue che uscivano dal naso e dalla bocca, mentre alcune persone cercavano inutilmente di soccorrerla e un uomo vicino gridava il suo nome: "Neda!". Quell'immagine fu la prova schiacciante della brutale repressione del regime iraniano contro i milioni che protestavano contro la truffa elettorale che riportò al potere Ahmadinejad. Neda diventò l'icona del movimento di opposizione.

Tra chi vide quell'immagine sconvolgente c'era un'altra giovane iraniana. Aveva un cognome simile a quello della ragazza uccisa, Soltani, e anche lei frequentava la stessa università Azad, anche se  -  di quattro anni più vecchia di Neda Soltan  -  ormai come insegnante; e anche lei veniva chiamata familiarmente Neda, sebbene il suo nome vero fosse Zahra: è molto comune oggi in Iran che donne che hanno ricevuto nomi tipicamente islamici come Zahra o Fatemeh, preferiscano farsi chiamare con nomi che non appartengono alla tradizione islamica.

Non appena il video della morte di Neda venne diffuso su internet la stampa internazionale cercò di capire chi fosse quella ragazza. Dalla rete emerse così una foto di Neda Soltani, 33 anni, molto somigliante alla vittima, almeno per quanto permetteva di vedere il foulard che le copriva la testa. La sua foto fu pubblicata su internet come quella della ragazza uccisa e mostrata in diversi reportage televisivi.

Un errore che "ha cambiato la mia vita", racconta oggi Neda (Zahra) Soltani, ormai al sicuro in Germania dove ha ottenuto asilo politico. La sua tranquilla esistenza tra casa e insegnamento a Teheran ebbe infatti immediatamente fine. Lei ricorda ancora la sorpresa di trovare decine di messaggi sulla sua mail, e lo shock di quando scoprì di essere data per morta. Lei naturalmente smentì, rivelò il caso di omonimia, e altrettanto fece la famiglia dell'altra Neda, pubblicando in rete le vere foto della ragazza uccisa. Ma le autorità iraniane, che cercavano disperatamente di contrastare il video che rivelava le dimensioni della violenza usata contro manifestanti inermi, pensarono di aver trovato il modo per beffare il mondo. Il 24 giugno, il giorno dopo la pubblicazione delle foto sul web, la polizia segreta era già sulle sue tracce. Impaurita, Neda Soltani cercò di mettersi in contatto con i media internazionali per spiegare l'errore e con Amnesty International per chiedere aiuto. L'intelligence la prelevò per un primo interrogatorio tre giorni dopo. "Volevano convincermi a presentarmi alla televisione iraniana per affermare che Neda era viva e che il video era solo una montatura, volevano che dicessi che la mia foto era stata data ai media occidentali dall'ambasciata greca". Poi passarono alle minacce e le misero di fronte il tabulato delle chiamate che aveva fatto a Amnesty International, dicendo che non aveva scelta: o faceva come loro dicevano o sarebbe stata accusata di spionaggio. Il giorno dopo Neda Soltani lasciò l'Iran. "Tutto quello che avevo era uno zaino, il mio laptop e una borsetta", racconta al New York Times. Rimase in Turchia per nove giorni, poi passò in Grecia e di lì in Germania.

Ora Neda Soltani vive nelle vicinanze di Francoforte, non ha un lavoro, e si sente sperduta. "Ho nostalgia di casa. La mia vita è stata sconvolta dai media occidentali e dalla polizia segreta iraniana. Spero che almeno i media si rendano conto di quello che hanno fatto".
di VANNA VANNUCCINI
Fonte

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