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sabato 17 luglio 2010

Chi è Cesare? La questura di Roma ha diffuso l’identikit

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Chi è il famoso Cesare di cui si parla tanto nelle intercettazioni della nuova associazione segreta di pirla finiti in galera? Di chi parlavano chiamandolo "Cesare" i vari faccendieri che tramavano per l’eolico in Sardegna, per far fuori il nuovo governatore della Campania, per farsi i cazzetti loro? Una cosa è certa: tutti quei gentiluomini puntavano a fare affari zozzi con la copertura politica del governo del fare, del fare i cazzetti loro, appunto. Ma gli inquirenti continuano a chiedersi: chi è questo Cesare? Tutti i faccendieri della cricca denominata P3 ne parlano con grande rispetto, si preoccupano sempre che lui sia contento, ogni tanto gli chiedono un incontro o chiedono com’è andato l’incontro con Cesare. Chiedono: Cesare è contento? Cesare che ha detto? Ora, la procura di Roma, in collaborazione con la questura della capitale ha messo a punto un identikit grazie ad alcune notizie trapelate dai palazzi della politica, da alcune confessioni e mezze ammissioni degli inquisiti e dalla testimonianza di centinaia di signorine. Cesare sarebbe un anziano imprenditore con i capelli finti piantati in testa a uno a uno (probabilmente con un martello). Non sarebbe di alta statura, anzi, si terrebbe ben sotto il metro e settanta. Secondo alcune notizie ancora da controllare amerebbe impiastricciarsi la faccia di cerone, raccontare barzellette zozze, pagare signorine avvenenti per avere compagnia, imbarbarire il paese con la produzione di prodotti culturali indecenti e odiare la libertà di stampa. Secondo altri ha numerosi problemi con la giustizia, anche se è riuscito fin’ora a scansarli facendosi delle leggi apposta. Mettendo insieme tutti gli indizi, l’identikit è stato duffuso in tutte le questure e ora campeggia sul cruscotto di tutte le volanti. Insomma, attento Cesare… arrivano! In accordo con le forze dell’ordine anche questo sito pubblica l’identikit del famigerato Cesare. Se lo vedete, avvertite subito la polizia, i carabinieri o la procura della Repubblica.
Clicca sulla foto per vedere meglio questo famoso Cesare di cui parlano tutti gli indagati.

Palermo, danneggiate statue di Falcone e Borsellino

Due statue in gesso, raffiguranti Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, sono state danneggiate a Palermo. Erano state messe nella centrale via Libertà, alla vigilia dell’anniversario della strage di via D’Amelio e durante la notte sono state buttate giù.
Le statue, realizzate dallo scultore palermitano Tommaso Domina, erano state posizionate su una panchina del marciapiede, a pochi passi da Piazza Politeama, con la scritta ”Giovanni e Paolo, due uomini liberi con le loro idee, nel sole, nell’allegria, nell’amicizia, fra la loro gente”.


Falcone e Borsellino, distrutte le statue
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Nel giorno dell'inizio delle manifestazioni per ricordare la strage di via d'Amelio, distrutte in via Libertà, in pieno centro di Palermo, due installazioni con le figure dei giudici Falcone e Borsellino. Vai all'articolo (foto Franco Lannino - Mike Palazzotto)

Paride Mori, fascista di Salò E il centrosinistra gli dedica una strada

E' accaduto a Traversetolo, dove l'amministrazione di centrosinistra ha intitolato una via all'ufficiale del battaglione dei bersaglieri 'Mussolini'. Il sindaco: "Ci siamo sbagliati, non lo sapevamo".
Paride Mori, fascista di Salò E la sinistra gli dedica una strada
La didascalia sulla targa dice "Capitano dei bersaglieri". Punto e stop. In realtà Paride Mori fu un ufficiale del battaglione 'Bruno Mussolini', inquadrato nelle SS tedesche tra il '43 e il '45. Un fascista. Un 'ragazzo di Salò' e anche di più. Eppure a lui il Comune di Traversetolo - amministrazione di centrosinistra nel cuore dell'Emilia rossa - ha intitolato nei giorni scorsi una strada. Via Paride Mori, capitano dei bersaglieri appunto. Un'autorete, un 'continuiamo a farci del malè d'autore. "Ci siamo sbagliati, non sapevamo chi fosse Mori - ammette il sindaco Alberto Pazzoni - ma nessuno metta in dubbio l'integrità e l'attaccamento di Traversetolo ai valori della Resistenza".
A via Paride Mori si accede tramite via della Libertà, manco a farlo apposta. Siamo in pieno centro, pochi metri dal Municipio. Qualche chilometro più avanti verso l'Appennino c'è Gardasone, borgo scelto da Giampaolo Pansa come ambientazione del recente I tre inverni della paura: ancora un romanzo sulle zone d'ombra della Resistenza. Vietato però fare illazioni, parola di sindaco: "Abbiamo trattato la vicenda con leggerezza - dice Pazzoni - ma non sarebbe giusto pensare a speculazioni storico-politiche".
Questione di burocrazia, piuttosto. Di routine che diventa tagliola. "La questione - spiega il primo cittadino - risale al 2003, quando il Consiglio comunale ratificò l'intitolazione di alcune strade discussa in commissione Toponomastica". Un voto e via. Nessuno però si prese la briga di controllare chi diavolo fosse Paride Mori: "Ci siamo fidati dell'opposizione, da cui venne la proposta dell'intitolazione - prosegue Pazzoni - Mori ci fu presentato solo come capitano dei bersaglieri". Un cavallo di Troia della minoranza di centrodestra? Chissà.
C'è voluto Marco Minardi, direttore dell'Istituto storico della Resistenza di Parma per rivelare la gaffe: "Ho fatto alcune ricerche - riferisce lo storico - adempiendo semplicemente al mio compito istituzionale". Paride Mori, nato a Traversetolo ai primi del '900, morì in alta Val Baccia nel goriziano (oggi territorio sloveno) il 18 febbraio 1944. Era capitano del battaglione dei bersaglieri 'Bruno Mussolinì (terzogenito del Duce), alle dipendenza dirette del Terzo Reich e col compito di presidiare le ferrovie dell'Isonzo attaccate dai partigiani. "Probabilmente per lui non vale l'attenuante della casualità, usata spesso per i giovanissimi arruolati nella Rsi - ragiona Fabio Todero dell'Istituto per la storia del movimento di Liberazione del Friuli Venezia Giulia - essendo un ufficiale sui 40 anni è quasi certo che Mori avesse scelto in modo consapevole". Non a caso l'ufficiale parmense è menzionato tra i sacrari dei siti web d'estrema destra, alla voce "Fascisti uccisi a guerra finita". Così nei blog www. laltraverita. it www. conformismoalmuro. blogspot. com. I nostalgici del Duce sentitamente ringraziano.
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Venezia. Leghista multato sul treno: «Controllore comunista, sono consigliere»


 VENEZIA (17 luglio) - Non aveva timbrato il biglietto e ha pagato la multa, ma solo dopo aver protestato con il controllore: «Guardi, sono un consigliere e non è che voglia essere trattato meglio degli altri, però..Lei ècomunista?». 

Quando i Calimeri sono troppi !
 Il protagonista dell'episodio è Santino Bozza, consigliere regionale della Lega in Veneto, che ha sfogato la sua indignazione per il trattamento “subito” in treno con un intervento-fiume davanti ai colleghi della seconda commissione consiliare che aveva all'ordine del giorno proprio l'esame di una proposta di modifica della legge sulle multe a carico degli utenti privi di biglietto o che non lo hanno obliterato sulle tratte venete di Trenitalia. 

Un resoconto dettagliato del siparietto che è finito nei verbali ufficiali della seduta. «Credo che l'assessorato si sia mosso grazie a una mia denuncia perché a me personalmente è capitato tutto questo», ha esordito il consigliere del Carroccio. In realtà il progetto di legge era già stato approntato nella scorsa legislatura, ma la precisazione non ha fermato l'irruenza del leghista, che ha praticamente monopolizzato la seduta: «Si viaggia in vagoni da bestiame, io salgo a Monselice e mi siedo passata Padova. Mi è capitato di incappare in un biglietto non obliterato quando ho preso di corsa il treno di ritorno - si è giustificato - Sono salito e, guarda caso, 10 metri dopo - non 10 km ma 10-20-100 metri - mi si è avvicinato il controllore». 

A nulla sono valse le spiegazioni di Bozza sul biglietto non timbrato: «L'ho preso stamattina, lo oblitero quando lo faccio... guardi sono anche consigliere, non è che ho voglia di essere trattato meglio degli altri, però..» Niente da fare, 50 euro di multa: «Non li ho in tasca, pago con il bancomat». Ancora niente da fare, i controllori non hanno la macchinetta. E il diverbio si è acceso: «Perchè uno deve avere per forza 50 euro in tasca? - ha chiesto il consigliere - sono passato a una multa di 100 euro. Voglio che i controllori abbiano il bancomat», ha tuonato il leghista davanti alla commissione. «Ma è vero che ha chiesto al controllore se era comunista?», ha domandato il vicepresidente dell'Assemblea regionale, il Pd Franco Bonfante: «Sì, gliel'ho chiesto», ha ammesso il consigliere del Carroccio.

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Il Veneto preso da insana follia,rifiuta posti di lavoro e investimenti per 200 milioni di euro!

Bruno Zago vorrebbe investire 200 milioni in una nuova cartiera a Rovigo: «Nessuna risposta, la farò in Piemonte o Sardegna»

TREVISO (16 luglio) - «Voglio fare solo l’imprenditore, investire 200 milioni a Rovigo in una nuova cartiera con centrale elettrica e dare lavoro a 350 persone. Da quasi due anni busso in Regione Veneto: nessuna risposta».

Bruno Zago, 60 anni, sbuffa e non solo per il caldo asfissiante di questa giornata torrida di luglio. «In Piemonte e Sardegna appena ho illustrato il progetto mi hanno ricevuto e si sono detti pronti ad aiutarmi finanziariamente - spiega questo imprenditore trevigiano che è il re italiano della carta da imballaggi riciclata ed è a capo di un gruppo, Pro-gest, che nei primi sei mesi di quest’anno ha segnato 165 milioni di fatturato contro i 110 dell’anno scorso ("se continua così finisco con cento in più sull’anno scorso") - al Veneto non ho chiesto niente, sono pronto a fare tutto da solo»,continua a leggere.... 


Treviso. Gli imprenditori alla Madonna: “Salvaci dalla crisi”

La Francia vieta il velo integrale, un imprenditore crea un fondo per pagare le multe

 
La Francia si appresta a vietare burqa e niqab nei luoghi pubblici, ossia queli veli usati da alcune donne musulmane che coprono corpo e volto lasciano una minima fessura all’ltezza degli occhi. La notizia ha già spaccato l’opinione pubblica in una pese dove abitano 5 milioni di musulmani.


E così un imprenditore francese di origine algerina, Rachid Nekkas, ha deciso di creare un fondo da un milione di euro con il quale pagare le multe previste per chi trasgredisce. “Non avranno che da inviarci la multa e, visto che nessuna legge lo proibisce, riceveranno in cambio un assegno”. La legge è pronta per l’approvazione da parte della Camera dei deputati francese e prevede multe da 150 euro e in alcuni casi anche l’obbligo a frequentare un corso di educazione civica.
Pene severe soprattutto per quei mariti e parenti che obbligano le donne a velarsi contro la loro volontà: 1 anno di carcere e multe fino a 30mila euro, che raddoppiano nel caso una minore sia costretta a portare il velo integrale.
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Quel reportage è un'opera d'arte


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Una storia, un'opera d'arte. Il foto reportage non è solo documentazione o approfondimento di nicchia: il fotografo è un sensibile narratore, un ricercatore paziente, un coraggioso viaggiatore, uno sciamano del quotidiano. Un testimone in grado di elevare la provvisorietà di un attimo all'assolutezza del senso. 'Storie in 3 scatti', la mostra curata da Eva Zamboni e Carlo Madesani alla galleria Camera 16 di Milano (fino al 15 settembre), rende omaggio al reportage d'autore, presentando una selezione di scatti di dieci fotoreporter italiani: Francesco Acerbis, Alfredo Bini, Massimiliano Clausi, Mauro D'Agati, Stefano De Luigi, Giulio Di Sturco, Marco Gualazzini, Pietro Masturzo, Mimì Mollica e Alessandro Vincenzi. Con l'intenzione di reclamare la giusta attenzione per lavori spesso poco conosciuti o troppo presto dimenticati e rivendicare anche per il fotogiornalismo lo statuto di arte a tutti gli effetti - di Simona Caleo

NICOLA SAMORI



La violenza con cui denuncia il dolorismo SM catto cristiano gli è valsa una bella censura,non si sono presi neppure la briga di avvertirlo che lo avevano messo fuori da una mostra in cui avrebbe dovuto apparire assieme al Caravaggio!
Qui trovate l'articolo che ne parla diffusamente,io personalmente sono sedotto dal suo lavoro.





Caravaggio da solo,niente contemporanei,intolleranze artistiche

«I contemporanei non siano
esposti con Caravaggio»

Commissionate a un giovane pittore due tele ispirate al Merisi. Ma poi scatta la censura della sovrintendente

Commissionate a un giovane pittore due tele ispirate al Merisi. Ma poi scatta la censura della sovrintendente
La Maddalena in estasi dipinto da  Nicola Samorì
La Maddalena in estasi dipinto da Nicola Samorì
MILANO - Chi ha paura dell’arte contemporanea? Accostare a Caravaggio un giovane pittore di talento è forse un sacrilegio? Pare proprio di sì, stando alla vicenda di questa mostra a Porto Ercole (dal 18, alla chiesa di Sant’Erasmo), che commemora la fine della vicenda umana dell’artista (in fuga da Napoli verso Roma, fu arrestato a Palo, si rimise in viaggio colpito da febbre e morì nel 1610 a Porto Ercole). Questa mostra prevedeva la presenza di due tele di grandi dimensioni dipinte da Nicola Samorì, commissionate tre mesi fa all’artista, e ora cancellate dalla mostra, perché non gradite alla soprintendente del polo museale romano, Rossella Vodret, che ha posto il suo veto. (Altrimenti niente prestito).
«Il Caravaggio a Porto Ercole è stato un prestito eccezionale, concesso per la sua forte valenza simbolica, emotiva e culturale. Mettergli vicino delle opere di un contemporaneo è assolutamente fuori luogo», taglia corto la Vodret, che dichiara di aver approvato solo il prestito del San Giovannino e null’altro. Ma così il progetto (prodotto da Aleart con le restauratrici romane Valeria Merlini e Daniela Storti, oltre a Francesca Temperini) è monco della sua parte contemporanea, prevista fin dall’inizio delle trattative, confermano gli organizzatori. Tanto più che i due dipinti di Samorì sarebbero andati all’asta, e il ricavato devoluto all’Archivio di Stato di Roma per il restauro dei documenti sulla vita del Caravaggio. Noi il progetto ve lo mostriamo qui nel suo impianto originario, con questi due dipinti “incriminati”, insieme a quello della Galleria Borghese.
Il San Giovannino di Caravaggio
Il San Giovannino di Caravaggio
Samorì, per dipingere, si era ispirato alla Maddelena in estasi e al San Giovanni Battista disteso, probabilmente le due tele andate perdute (di cui però esistono copie del Sei e Settecento) che, insieme al San Giovannino (prestito della Galleria Borghese per questa mostra) facevano parte del carico dell’imbarcazione attesa a Roma, e destinato al cardinal Scipione Borghese come “salvacondotto” per rientrare a Roma. Ma cosa c’è che non va in queste due tele di Samorì? Dov’è il sacrilegio? «Solo pochi giorni fa ho saputo che le mie opere non sarebbero più state esposte. Il perché, nessuno me lo ha finora spiegato. Se sono così scandalose, anche questo va considerato un risultato», dice Nicola Samorì, basito per quello che gli è successo. Samorì (classe 1977), è un artista figurativo, dalla mano molto felice e molto dedito al ritratto (sia sotto forma di dipinto che di scultura), in cui i tratti scompaiono nella materia o nel colore, così da far emergere un aspetto dolente, irrisolto, emaciato di questi volti.
La sua Maddalena in estasi si ricollega all’ état morbide, all’isteria patologica che caratterizza l’iconografia secolare di questa peccatrice per eccellenza. Mentre nel San Giovanni disteso, l’accento è posto unicamente sul corpo: il viso è completamente illeggibile, ma non alla Bacon, risultando molto più ectoplasmatico. L’artista, con un gesto performativo, è intervenuto sul colore ancora molle, deformando completamente il viso del santo. «La mia è una corsa contro il tempo: prima nel ricostruire tecnicamente il quadro in tutta la sua complessità, e poi nell’alterarlo in maniera molto forte», spiega l’artista. «Questi non sono lavori che “copiano” le copie. Se li confronto con quelle, sono totalmente diversi nei dettagli. Qui si voleva evocare due assenze con una presenza equivoca».
Il San Giovanni disteso  dipinto da Nicola Samorì
Il San Giovanni disteso dipinto da Nicola Samorì
Ma il punto cruciale, che ha mosso la soprintendenza, sembra proprio essere stata la non opportunità di un confronto fra il San Giovanni del Caravaggio e questi lavori di Samorì. «Non ho scimmiottato il Caravaggio: il mio è un lavoro molto più legato alla cultura del Seicento napoletano di de Ribera. Non c’era la presunzione di fare un confronto, che non avrebbe avuto senso, ma di ricostruire una determinata situazione non ricorrendo però alle copie, per via di delicate problematiche anche relative all’ipotetica autenticità di queste, magari reclamata dai proprietari… Avvalendosi di un lavoro artistico come il mio, ciò permetteva di aggirare il problema». E allora com’è possibile che un progetto approvato vada a gambe all’aria a pochi giorni dall’inaugurazione? «Approvato, ma con le riserve di massima che però ogni museo trattiene fino alla fine quando presta un’opera. Che cosa siano state queste riserve non so, ma so che si sono tradotte nella revoca dei miei lavori. Non me lo aspettavo». La soprintendente Vodret ribadisce a proposito: «Non siamo normalmente abituati a fare prestiti così importanti all’interno di altre mostre che prevedono quadri di arte contemporanea».
Francesca Pini