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mercoledì 9 giugno 2010

Tetsuya Ishida Surrealista dal Giappone

 Lo so che sono molto strane queste opere Surrealiste,grottesche ma in alcune di esse appare chiaro il tema che stà a cuore (all'orientale) all'artista,curiosamente potremmo affermare che si tratta del parente complesso di Topor in missione speciale nel Sol Levante.
La sua critica feroce,spietata e fatalista,rassegnata un po Dark-barocca e certamente molto surreale,Dada ma con poco spazio all'humor anche quello nero di Topor è incentrata sull'uomo macchina,il consumismo,la merce e l'uomo merce,oggetto d'uso,mobile o fisso che sia sempre immerso in una desolante alienante solitudine coatta con i tratti della patologia.
Osservate come nel parto del Coccodrillo nasce un nuovo predatore accolto affettuosamente e coccolato,è la metafora della trasmissione del sistema da una generazione all'altra della schiavitù consumista.
Oppure il ragazzo lavandino che con le lacrime salate (di mare) nutre una cimice o pulce di mare (...) per chi non lo sà si attacca alla coda del pesce e lo mangia poco alla volta e non c'è modo per il pesce di liberarsene!

















martedì 8 giugno 2010

Lettera al Presidente Napolitano. “Migliaia di italiani saranno costretti a violare la legge per difendere la Costituzione”

 di Pietro Orsatti
Caro Presidente,
le scrivo come a un amico, l’amico che custodisce il bene più prezioso della nostra società. La Costituzione. Le scrivo con un misto di speranza e sconcerto. Perché ogni giorno che passa diventa sempre più difficile, e le assicuro non solo per me, capire cosa stia succedendo in questo nostro Paese.
Lei continua a mandare messaggi di ottimismo agli italiani ogni qual volta prende la parola pubblicamente, ma forse non sa che per la grande maggioranza di noi l’ottimismo è un lusso. Siamo tutti troppo impegnati a sopravvivere per essere ottimisti. Troppo confusi e spaventati per avere speranza. Vediamo giorno dopo giorno liquefarsi il patto sociale che ha tenuto in piedi questo Paese per 65 anni, quello sancito nell’articolo 1. Non è colpa sua, Presidente, ma ormai da anni, se non decenni, il lavoro è uscito dal racconto sociale. Il lavoro, paradigma centrale nel Novecento, da valore e fondamento del contratto democratico è diventato elemento accessorio. Un surplus. Sia sul piano culturale che su quello materiale. Quando la disoccupazione a livello generale supera il 10% e per i giovani il 30%, non è in pericolo solo la stabilità economica e sociale di una Paese, è in pericolo la democrazia.
Quando poi oltre a questo dato incontestabile si aggiungono altre pericolosissime e ormai quotidiane aggressioni a diritti fondamentali dei cittadini sanciti dalla Carta costituzionali, lo sconcerto si trasforma in allarme, tensione e purtroppo conflitto. Equità sociale, trasparenza assoluta della pubblica amministrazione, legge uguale per tutti, questione morale  e lotta alla corruzione, diritto di espressione e diritto di essere informati, contrappesi fra i poteri dello Stato, indipendenza della magistratura: è evidente a tutti i cittadini che in questo Paese alcuni poteri intendono mettere pesantemente mano su questi nodi irrinunciabili del patto di cittadinanza. Come è sempre più evidente che parallelamente si sta procedendo, attraverso un numero spropositato di decreti e leggi ordinarie, alla riscrittura de facto della Costituzione andando perfino a toccare l’unità dello Stato.
Sono perfettamente consapevole che i suoi poteri sono molto limitati e di come sia difficile per lei, oggi, contrapporsi a questo attacco concentrico contro la Costituzione. Ma so anche che in politica la parola pesa, e che la sua potrebbe essere determinante a modificare un andamento che sembra voler archiviare la democrazia parlamentare nata dalla Resistenza e dalla Costituente del primo dopo guerra. La sua parola, il suo giudizio, suoi eventuali messaggi alle Camere, potrebbero avere un potere politico sostanziale ben più efficace di rimandare ogni tanto quei testi più grossolanamente anticostituzionali come le è capitato di fare in questi anni.
Lo so che per fare questo, per uscire allo scoperto oltre alla ritualità a cui, per legge, è vincolato, è necessario che ci sia un pericolo per la democrazia e la tenuta dello Stato. Ma, caro Presidente, è proprio di questo di cui sto parlando. Ormai c’è un divario enorme fra legalità e giustizia, fra norma e democrazia. Ci sono interi settori del Paese che si troveranno costretti, per necessità e per scelta, a violare alcune delle leggi che sono nate ultimamente e stanno vedendo luce in queste settimane. Le faccio due esempi, quello dell’obbligo di denuncia da parte dei medici in caso si ritrovino a curare dei migranti clandestini e poi quello che spingerà molti di noi operatori dell’informazione a violare molti dei vincoli imposti alla stampa nel Ddl intercettazioni in discussione in queste ore. Caro Presidente, ci saranno persone che violeranno e in parte già violano norme approvate dall’attuale coalizione di maggioranza. Se questo non è un allarme per la tenuta della nostra democrazia, cos’altro è? Quando le leggi contrastano così palesemente con il patto costituzionale e i diritti fondamentali sanciti da ogni democrazia matura – come dovrebbe ed è stata finora la nostra – il pericolo è davvero troppo. Centinaia di migliaia di giovani, ricercatori, scienziati e professionisti hanno già preso la via dell’emigrazione verso altri Paesi. Una migrazione di massa della parte più importante della nostra società. Altre migliaia di persone civilmente violeranno sistematicamente le leggi più inique approvate nella nostra storia repubblicana. Violare le leggi per garantire la giustizia, per difendere il Paese e la sua democrazia costituzionale: è questo il paradosso a cui stiamo per assistere.
Per questo la invito a dare un segnale autorevole e inequivocabile in difesa di questo Paese e di questa democrazia. Finché si è ancora in tempo, prima che di questa nostra Italia non rimangano solo macerie. Facendo tutto quello che può grazie alla sua esperienza e all’autorevole ruolo che ricopre grazie alla sua carica. Parli a questo Paese ed eserciti il suo diritto di critica.
Un caro saluto
Pietro Orsatti

VIOLENZA SESSUALE "LIEVE" AI MINORI: ECCO I NOMI DEI SENATORI!

Qui il link che documenta dettagliatamento l'ipotesi della bufala

VIOLENZA SESSUALE "LIEVE" AI MINORI: ECCO I NOMI DEI SENATORI!


Si erano inventati un emendamento proprio carino.
Zitti zitti, nel disegno di legge sulle intercettazioni avevano infilato l'emendamento 1.707, quello che introduceva il termine di "Violenza sessuale di lieve entità" nei confronti di minori.
Firmatari, alcuni senatori di Pdl e Lega che proponevano l'abolizione dell'obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se - appunto - di "minore entità".
Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale "di lieve entità" nei confronti di un bambino.
Dopo la denuncia del Partito Democratico, nel Centrodestra c'è stato il fuggi-fuggi, il "ma non lo sapevo", il "non avevo capito", il "non pensavo che fosse proprio così" uniti all'inevitabile berlusconiano "ci avete frainteso".
Poi, finalmente, un deputato del Pd ha scoperto i firmatari dell'emendamento 1707.

Annotateli bene:

sen. Maurizio Gasparri (Pdl),
sen. Federico Bricolo (Lega Nord Padania),
sen. Gaetano Quagliariello (Pdl),
sen. Roberto Centaro (Pdl),
sen. Filippo Berselli (Pdl),
sen. Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania) e il
sen. Sergio Divina (Lega Nord Padania).


Per la cronaca, il sen. Bricolo era colui che proponeva il "carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico" (ma non per chi palpeggia o mette un dito dentro ad una bambina);
il sen. Berselli è colui che ha dichiarato "di essere stato iniziato al sesso da una prostituta" (e da qui si capisce molto...);
il sen. Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari "emendamenti per impedire i matrimoni misti";
mentre il sen Divina è divenuto celebre per aver pubblicamente detto che "i trentini sono come cani ringhiosi e che capiscono solo la logica del bastone" 

L'Etica ,morale dell'Amerika o nazismo civico ?

WASHINGTON - All'inizio di aprile ha consegnato al sito Wikileaks un video che ha fatto il giro del mondo: quello della strage compiuta da un gruppo di militari americani a bordo di un elicottero Apache a Bagdad. A luglio del 2007 spararono su un gruppo di persone in una via della capitale, scambiandole per terroristi con dei lanciarazzi,continua a leggere....
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" Il segreto militare ? E un gioco a nascondino per cretini poco intelligenti "
 Il padre,contrito:«Ho lasciato l'esercito da 30 anni e in tutto questo tempo non ho mai diffuso un solo segreto, tra tutti quelli di cui ero a conoscenza, attento a rispettare le regole. Non so spiegarmi cosa sia successo a mio figlio, è stato sempre un bravo ragazzo, non ha mai avuto alcun problema di alcol o droga».
Che dire ?
Un padre coi fiocchi,con un senso civico,meglio dire nazismo civico,infarcito di quella sana morale,"etica" che ha fatto grande l'Amerika dei nostri tempi schiacciando sotto il suo tallone spietata intieri popoli !
Una o più verità o tutte vengono dopo la ragion di stato,l'interesse dello stato... da qualche parte:del partito;non vi rammenta nulla?
A qualunque prezzo anche a scapito delle vittime innocenti che perdono la vita nei cosidetti "danni collaterali " o vittime del " fuoco amico "!
Neanche per un attimo gli sfiora la mente che suo figlio ha compiuto una altissima azione morale denunciando "segreti " di pulcinella che garantivano l'impunità agli autori di un massacro di innocenti e tra essi dei giornalisti !!!
Si sente obbligato a sottointendere l'azione di suo figlio in favore della verità come indotta da uno squilibrio mentale equiparabile all'alcol o alla droga...
Meno male che non ha dichiarato che da piccolo andava in chiesa tutte le sante domeniche!
Ancora peggio nell'articolo suggerito dalla stampa amerikana viene buttato li con noncuranza che il militare (un eroe per me) si sarebbe vantato della "marachella" come un qualunque sbruffone di periferia!
Ma non fà tutto questo un po schifo... no?
.

La lega nord infuriata con gli americani per il declassamento della "razza " Padana !

 
Sopra arii, sotto negroidi
Nella mappa, il 45° parallelo nord che taglia orizzontalmente la pianura padana. Il rapporto della Commissione sull'immigrazione americana, nel Dictionary of Races and Peoples, stabilì a cavallo degli Anni Venti del Novecento, con demente "scientificità", che "tutti gli abitanti della penisola propriamente detta così come le isole della Sicilia e della Sardegna [...] sono italiani del Sud. Anche Genova fa parte dell'Italia del Sud". La frontiera tra i due mondi, per gli xenofobi più invasati, era il 45° parallelo nord, che sta esattamente a metà strada tra il Polo Nord e l'Equatore. Esempio straordinario di come la pretesa di dimostrare "scientificamente" la superiorità di una razza su un'altra possa rivelarsi, al di là di ogni giudizio morale, assolutamente ridicola.

POGROM ANTITALIANO,LINCIAGGI,RAZZISMO E XENOFOBIA

 
New Orleans, eccidio in carcere
Una immagine del linciaggio di 11 italiani a New Orleans tratta dalla rivista Illustreted American del 4 aprile 1891 e ripubblicata da Richard Gambino nel libro "Vendetta" edito da Sperling & Kupfer nel 1975.
Racconta Gambino che le mamme con i bambini in braccio si chinavano sui cadaveri per inzuppare i fazzoletti nel sangue come souvenir. 


Sacco e Vanzetti, i capri espiatori
Nella foto, gli anarchici Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Pugliese il primo, piemontese il secondo, furono arrestati il 5 maggio 1920 con l'accusa di avere commesso una sanguinosa rapina. Le prove, in realtà, erano piuttosto fragili per non dire inesistenti e il loro processo, parte di una durissima campagna repressiva contro la "sovversione" voluta dal presidente Woodrow Wilson e venato di una profonda xenofobia, scatenò reazioni in tutto il mondo. Al punto di far dire a Vanzetti subito dopo la lettura della sentenza di condanna a morte . Furono giustiziati il 23 agosto 1927. Per essere riabilitati avrebbero dovuto attendere il 1977.

I funerali di Nic&Burt: la svolta
Nella foto, i funerali di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, seguiti da una folla immensa. L'onda emotiva seguita all'esecuzione dei due anarchici italiani, della cui innocenza moltissimi americani si erano ormai convinti, contribuì a cambiare molto l'atteggiamento dell'opinione pubblica degli Stati Uniti dei confronti della nostra comunità. Non a caso fu dopo la morte di quelli che erano stati adottati come "Nic &Burt", che i nostri emigrati cominciarono ad assumere alcune posizioni di rilievo. Angelo Rossi fu eletto ad esempio sindaco a San Francisco e Fiorello La Guardia acclamato sindaco di New York.


Aigues Mortes, linciati alle saline
Nel disegno di G.Starace sull'"Illustrazione italiana" del 1893, "Le prime aggressioni alle saline della fangouse", dove ebbero inizio i disordini sfociati nel massacro di Aigues Mortes. Gli operai francesi accusavano gli italiani di rubare il lavoro. Pochi anni prima, nell'inchiesta parlamentare sulla condizione operaia nota come Rapporto Spuller, un sindacalista parigino aveva fatto mettere a verbale: "L'operaio italiano è caratterizzato dal fatto d'essere più docile, più malleabile; gli si fa fare tutto ciò che si vuole, abbassa la schiena e tende la guancia per ricevere un altro schiaffo. Come uomo, trovo la cosa rivoltante. Questi operai non hanno dignità personale; sopportano tutto, chinano il capo e obbediscono".

 
Troppo gentili coi neri : tutti uccisi
Una illustrazione di fine Ottocento sul linciaggio degli italiani a Tallulah, in Luisiana, accompagnata da una poesia gonfia d'indignazione di Antonio Corso


Calumet, strage all'Italian Hall
I corpi di alcuni bambini morti nella strage all'Italian Hall di Calumet, nel Michigan. Era la notte di natale, gli operai delle miniere dei dintorni, in sciopero da mesi, avevano fatto una grande festa per i loro figlioletti nella sede della Societa Mutua Beneficienza Italiana, conosciuta in citta come Italian Hall. Improvvisamente uno degli scagnozzi mandati dai proprietari delle miniere mise dentro la testa e urlo: . Nella sala si scatenò il panico. Ma la gente in fuga trovo le porte sbarrate dall'esterno dagli organizzatori dello scherzo criminale. Calpestate nella ressa, morirono 73 persone, tra cui moltissimi bambini. Come Jenny Giacoletto, che aveva solo nove anni.
Fonte: "Il Corriere della Sera"

Impiccati dopo lo sciopero
Nella foto, scattata nel 1910 a Tampa, in Florida, esposta qualche anno fa nella mostra Without Sanctuary: Lynching Photography in America, e pubblicata dalla rivista "Passato e presente" n. 55 nel gennaio 2002, due italiani linciati durante uno sciopero nelle fabbriche di tabacchi.
Quello piccolino si chiamava Costanzo Ficarotta, quello alto Angelo Albano.
Sui motivi del linciaggio gli studiosi sono divisi. Secondo Patrizia Salvetti i due erano accusati di avere fatto un attentato al dirigente di uno stabilimento, secondo Alessandra Lorini furono "puniti" così barbaramente solo perché erano dei crumiri.


Kalgoorlie, alcool e odio
Ecco come era ridotto l' di
Kalgoorlie (la foto e tratta dal libro di Flavio Lucchesi
Elsie>, Guerini e Associati) dopo il pogrom del 1934. Era l'Australian Day, i cercatori d'oro che lavoravano nella miniera dell'Australia Occidentale a circa cinquecento chilometri da Perth avevano bevuto troppo e bastò una scintilla, una banale lite finita tragicamente, perché gli anglosassoni scatenassero tre giorni di devastazioni bruciando e distruggendo tutto quello che era italiano o appartaneva agli slavi, considerati . I morti furono tre, i feriti decine, i danni incalcolabili.

 
Coira: ucciso per baldoria
Attilio Tonola, un emigrato della Val Chiavenna qui con la moglie e uno dei quattro bambini, fu assassinato a pugni e calci da tre fanatici razzisti condannati a pene ridicole nel 1969 dopo un processo durato due giorni.

 
Zurigo: massacro al bar
Ecco come fu ridotto, a pugni e calci, Alfredo Zardini, un cortinese che era emigrato a Zurigo da una settimana. Il pestaggio, da parte di un razzista, avvenne in un bar affollato ma tutti fecero finta di non vedere. Era il 20-3-1971

 
Uccidi un italiano? 18 mesi
Nella foto Gerhard Schwizgebel, un balordo xenofobo che nel 1974 fu condannato a soli 18 mesi per avere ammazzato a pugni e calci Alfredo Zardini (foto Gente) 


FONTE

VOI ITALIANI SIETE TUTTI MAFIOSI MAGNACCIA E NEGRI !

Santi e Madonne neri: italiani negri!
Nella foto di Alfonso Bugea il santo più amato della Sicilia Occidentale, San Calogero, il quale secondo la tradizione era un monaco africano di colore, guaritore, dotto, protettore del raccolto, che girava raccogliendo elemosina per gli appestati. Anche la devozione a santi neri o a Madonne nere quali quelle di Loreto, di Viggiano, di Tindari o di Siena o
ancora a Cristi neri come quelli di Crema e di Siculiana, veniva usato dai razzisti americani a sostegno della "negritudine" della "razza italiana".


Shelley: Tribù di schiavi
Nell'immagine, il poeta inglese Percy B. Shelley, autore di sprezzanti giudizi sugli uomini ("possono a stento definirsi tali: sembrano una tribù di schiavi stupidi e vizzi, e non penso di aver visto un solo barlume di intelligenza nel loro volto, da quando ho attraversato le Alpi") e le donne d'Italia: "Forse le più spregevoli fra tutte quelle che si trovano sotto la luna; le più ignoranti, le più disgustose, le più bigotte, le più sporche." I racconti del Gran Tour, che descrivevano il nostro come un paese di mendicanti, puttane, ruffiani, sozzoni e briganti, furono determinanti nel creare gli spaventosi stereotipi che accolsero i nostri emigranti al loro arrivo nei paesi dove cercavano di fare fortuna. 


Vietato l'ingresso agli italiani
Una fotografia scattata nel 1958 a Saarbrucken, alla finestra di un club. Il divieto d'ingresso per gli italiani era bilingue. Si tratta solo di un esempio: simili avvisi, in Germania e soprattutto in Svizzera, erano frequentissimi.




Arandora Star: la strage ignorata
Nella foto, l'Arandora Star, un transatlantico da crociera sequestrato dalle autorità inglesi all'inizio del secondo conflitto mondiale.
Fu qui che, dopo la dichiarazione di guerra da parte di Benito Mussolini, vennero caricati, con l'accusa di essere spie in servizio o potenziali, oltre 700 immigrati italiani in Inghilterra. Una retata vergognosa: moltissimi erano indifferenti alla politica, molti vivevano in Inghilterra da quarant'anni e avevano figli nell'esercito britannico, altri ancora erano addirittura antifascisti da anni in esilio o ebrei fuggiti dall'Italia dopo le leggi razziali del 1938.
La nave, sulla quale erano stati concentrati anche 500 prigionieri tedeschi (tra i quali diversi antinazisti ed ebrei che avevano cercato rifugio oltre Manica) fu intercettata da un sottomarino tedesco il 2 luglio 1940, silurata e affondata. Gli italiani che sparirono tra i flutti, urlando disperati nel tentativo di superare le barriere di filo spinato stese sul ponte, furono 446. Ma sui giornali dell'epoca non uscì una riga.
Il primo libro italiano sul tema, di Maria Serena Balestracci, è uscito nel 2002: 62 anni dopo l'ecatombe.



Troppe valigie: un reato
Nella foto a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta un gruppo di emigranti in attesa di partire. Diceva un titolo del "Corriere della Sera" del 6-3-1971: "Per un italiano che approda in Svizzera è un reato anche portare troppe valigie". La barzelletta preferita dai razzisti seguaci di James Schwarzenbach era questa:




L'italiano di Hollywood: gangster
Nella foto, una scena con Marlon Brando e Al Pacino de "Il Padrino". Il film è il massimo esempio di uno dei filoni preferiti del cinema hollywoodiano. L'Italic Studies Institute di New York, nel 2000, si è preso la briga di esaminare 1057 pellicole girate nella mecca del cinema a partire dal 1928, cioè dall'avvento del sonoro, in cui qualcuno ha fatto la parte dell'italiano. . I film che davano di noi un'immagine positiva erano 287 (27%), negativa 770 (73%). Più in dettaglio, ricorda Ben Lawton nel suo saggio pubblicato nella raccolta Scene italo-americane curata da Anna Camaiti Hostert, gli italiani criminali erano 422 (40%) contro 348 (33%) rozzi, bigotti, stupidi o buffoni. 



Italiani? Di origine abissina
Nella foto, Giuseppe Sergi, uno dei grandi antropologi italiani (il più famoso fu Cesare Lombroso) di fine Ottocento. Fu lui, con Luigi Pigorini, a teorizzare che l'Italia era stata colonizzata in tempi antichissimi da una popolazione africana, probabilmente abissina.
Furono proprio i loro studi, secondo la studiosa francese Bénedicte Deschamps, a confermare gli xenofobi americani nella loro convinzione che gli italiani fossero una razza "per metà bianca e per metà negra".


Dickens, assediato dai questuanti
Charles Dickens, con i suoi reportage sul "Daily Mirror" del 1844 poi raccolti in "Visioni d'Italia", diede un contributo centrale alla diffusione degli stereotipi sugli italiani. Visti troppo spesso come ladroni, prostitute, questuanti, tagliagole. Basti ricordare la descrizione di Pisa: "Con la sua torre, e la settima meraviglia del mondo", ma "puo pretendere di essere almeno la seconda o la terza per i mendicanti che vi si incontrano. Questi appostano lo sfortunato visitatore a ogni svolta, lo scortano a tutti gli usci dietro i quali si dilegua e giacciono in attesa di lui, con grande stuolo di rincalzo, a ogni porta per dove sanno che dovra uscire. Il cigolio dei cardini e segnale a un grido generale; e il momento in cui egli appare, vien circondato e assalito da mucchi di stracci e di corpi deformi."



Sopra arii, sotto negroidi
Nella mappa, il 45° parallelo nord che taglia orizzontalmente la pianura padana. Il rapporto della Commissione sull'immigrazione americana, nel Dictionary of Races and Peoples, stabilì a cavallo degli Anni Venti del Novecento, con demente "scientificità", che "tutti gli abitanti della penisola propriamente detta così come le isole della Sicilia e della Sardegna [...] sono italiani del Sud. Anche Genova fa parte dell'Italia del Sud". La frontiera tra i due mondi, per gli xenofobi più invasati, era il 45° parallelo nord, che sta esattamente a metà strada tra il Polo Nord e l'Equatore. Esempio straordinario di come la pretesa di dimostrare "scientificamente" la superiorità di una razza su un'altra possa rivelarsi, al di là di ogni giudizio morale, assolutamente ridicola.



Camorristi e mafiosi a passeggio
Nella illustrazione di un giornale dell'epoca, tratta dal libro "Vendetta" di Richard Gambino (Sperling & Kupfer 1975), una scena di vita nel quartiere italiano di New Orleans. La didascalia originale diceva: "Attraversate il quartiere italiano di una qualsiasi grande città e non mancherete di trovarvi in mezzo alla Camorra e alla Mafia" 



FONTE

lunedì 7 giugno 2010

LA PROSSIMA GUERRA IRANIANA...CI RISIAMO !


LA PROSSIMA GUERRA IRANIANA
- di MJ ROSEMBERG -The Huffington Post -

Sta succedendo di nuovo.

Le stesse forze - con alcune nuove aggiunte e meno alcuni disertori intelligenti - che hanno spinto gli Stati Uniti in una guerra inutile e mortale con l'Iraq, ora si stanno organizzando per la prossima guerra.
Questa volta l'obiettivo è l'Iran, che, proprio come l'Iraq, si dice sia in procinto di creare armi di distruzione di massa.
Inoltre, proprio come l'Iraq, il suo presidente è un probabile pazzo determinato a distruggere Israele.
Nel caso dell'Iraq, il presidente, Saddam Hussein, non solo minacciò di bruciare "la metà di Israele", ma effettivamente lanciò 39 missili SCUD contro Israele durante la guerra del Golfo del 1991.
Quella guerra determinò la fine del potere di Saddam.
Ma questo non fu buono abbastanza per il vice presidente Dick Cheney e i suoi compagni di sciacallaggio bellico. Dieci anni dopo, con Cheney alla vicepresidenza e l'11 Settembre come pretesto, la banda Cheney portò l'America ad una guerra per deporre Saddam. L'obiettivo: trasformare l'Iraq in un protettorato americano, al fine di realizzare decine di miliardi di dollari per sé e per i loro alleati. Finora, 4.400 americani, 318 delle forze alleate, e centinaia di migliaia di iracheni sono morti per portarla avanti.

Ma Cheney arruolò anche un gruppo di ragazzi pon-pon di guerra che non avevano alcun interesse a trarre soldi dal conflitto. Quelli erano i neocon che spingevano per la guerra con la scusa che l'eliminazione di Saddam Hussein sarebbe stata un bene per Israele.

La banda Cheney era formata da gente come Doug Feith, Joe Lieberman, John Bolton, Frank Gaffney, Richard Perle, Charles Krauthammer, Scooter Libby, Bill Kristol, Elliot Abrams e loro alleati nel Governo e in vari mezzi di comunicazione. Anche la lobby israeliana è un membro della banda - sebbene operi con niente altro che il vigore che ora dedica allo sforzo anti-Iran. (La pressione esercitata dalla lobby e’ per buona parte la ragione per cui molti democratici hanno sostenuto una guerra che sapevano sbagliata.)

Naturalmente, l'Iraq non aveva ADM [armi di distruzione di massa-ndt] e l'amministrazione Bush quasi certamente lo sapeva. (Se l'Iraq le avesse avute, non lo avremmo attaccato più di quanto ora attacchiamo la Corea del Nord. In effetti, la prova che un paese non dispone di ADM provoca la nostra disponibilità a prendere in considerazione di bombardarlo).

Ma, in ogni caso la banda degli sciacalli di guerra e ideologi neocon era caparbiamente a favore della guerra. Le probabili ADM erano solo un pretesto.

Questo sarebbe tutto per i libri di storia (e le vedove in lutto, i genitori, i nonni, i figli, i compagni, le sorelle e i fratelli degli americani caduti) se lo stesso scenario non si ripresentasse oggi. All'inizio di maggio, Turchia e Brasile - dopo mesi di intensi negoziati – hanno persuaso il regime iraniano ad accettare un accordo che avrebbe notevolmente ridotto la sua capacità di produrre un' arma nucleare. L'accordo turco-brasiliano è stato quasi identico a quello che il presidente Obama e i nostri alleati spingevano gli iraniani ad accettare in ottobre.

Solo che questa volta, esso non era abbastanza efficace. L'amministrazione Obama ha ignorato la conquista turco-brasiliana, dicendo che il suo obiettivo paralizzava le sanzioni che erano vicini a ottenere. Certo, pochi credono che le sanzioni avranno un qualche effetto significativo se non quello di punire iraniani comuni, persone che soffrono già abbastanza sotto un regime mostruoso.

Ma all'amministrazione sembra sia stato venduto un disegno di legge che lascia gli Stati Uniti con due sole scelte: sanzioni o guerra. L'opzione diplomatica sembra essere fuori dal tavolo, tolta dai piedi dalla pressione dei vari falchi di guerra, neocon, dal primo ministro israeliano Netanyahu e i suoi alleati in Congresso. (Obama inizialmente aveva favorito una diplomazia aperta, senza scadenza; Netanyahu in qualche modo lo convinse che un termine sulla diplomazia aveva senso. Così non è.)

Anche alcune delle voci più progressiste sono in calo per questa falsa scelta, in gran parte perché la lobby – sebbene avanzando a fatica, poiché l’ideologia del J Street [gruppo non profit americano impegnato a promuovere la fine del conflitto israeliano-palestinese- ndt] si muove in chiara ascesa tra i giovani ebrei e quelli di mezza età - riesce ancora ad intimidire.

L'altro giorno, è apparso sul giornale ebraico Forward un Op Ed che sembrava risalire al 2002 circa [opposite to the editorial page – articolo di uno scrittore esterno alla redazione di un giornale e non necessariamente in linea con esso- ndt], del rabbino Eric Yoffie, capo del movimento di riforma ebraica in America e un progressista.

Il pezzo di Yoffie è una cris de couer, che invita tutti gli ebrei a sostegno di una linea dura contro l' Iran. "Ora è tempo", egli scrive, "di fare pressione sul nostro governo affinché si muova in modo più marcato per contrastare la minaccia iraniana”.

Il pezzo di Yoffie è significativo per due ragioni. La prima è che egli non sostiene la ridicola tesi che un Iran nucleare sarebbe disposto ad accettare il suicidio al fine di distruggere Israele. Il rabbino conosce con sufficiente chiarezza le relazioni internazionali e il comportamento umano per comprendere che esistono limiti a ciò che le nazioni possono fare per creare un punto politico e che il suicidio nazionale non è uno di questi.

No, la sua descrizione della minaccia a Israele è tanto più sottile quanto più onesta.

Egli scrive: "Anche se l'Iran sviluppasse armi nucleari e non le usasse, il pericolo per Israele sarebbe ancora intollerabile. Israele non può vivere all'ombra di un Iran nucleare. Nella mente dei suoi cittadini e della comunità mondiale, Israele cesserebbe di essere un luogo sicuro in cui vivere".

C'è del vero in questo. Il pensiero di un Iran nucleare così vicina a Israele è sconvolgente. Ma allora fu così anche per la Guerra Fredda. Ed è un fatto che la Corea del Nord, Pakistan, India e Russia hanno tutte armi nucleari - per non parlare di tutte quelle armi nucleari mancanti che potrebbero finire, Dio non voglia, nelle mani dei terroristi. E tale è la vita in questi giorni a New York, Washington, Londra e - soprattutto - Seul, dove, appena sotto la superficie, vi è la paura che una catastrofe potrebbe accadere in qualsiasi momento.

Va notato, inoltre, che per la maggior parte del mondo, l'idea che Israele ha più di 200 armi nucleari e, a differenza dell'Iran, non ha firmato il Trattato di non proliferazione nucleare, è di per sé profondamente preoccupante. In realtà, gran parte del mondo ritiene che Israele è così veemente sulle armi nucleari iraniane perché vuole rimanere l'unica potenza nucleare in Medio Oriente, volendo sentirsi libera di fare ciò che vuole, quando vuole. Le piace la sua egemonia. Questo è ciò che viene prospettato da Yoffie.

Tuttavia, sono d'accordo con lui che il mondo, e non solo Israele, vivrebbe meglio se l'Iran non sviluppasse armi nucleari.

Ma la mia idea di come impedire un Iran nucleare è piuttosto diversa da quella del rabbino.

Ecco Yoffie: "Non c'è una soluzione ipotizzabile per la minaccia di un Iran nucleare che non richieda una leadership americana. Tutte le opzioni – sia sanzioni economiche che azioni militari - sono impossibili senza il sostegno americano".

Divertente, Yoffie si riferisce a "tutte" le opzioni, quando ne nomina solo due - sanzioni o guerra. È come se avesse avuto intenzione di includere l'unica opzione che ha senso, la diplomazia, e avesse cambiato idea all'ultimo momento. Il "tutto" è il residuo di un pensiero che non permette a se stesso, sia perché si oppone onestamente alla diplomazia o perché non vuole incrociare l’ AIPAC [American Israel Public Affair Commette –ndt].

Le alternative di Yoffie non sono affatto alternative. Le sanzioni non funzioneranno (tranne che per punire iraniani comuni e arricchire quelli che sfidano le sanzioni) e l’ "azione militare" non produrrà nulla se non più morti - tra cui americani - e, molto probabilmente, una guerra regionale. Una guerra eliminerebbe qualsiasi possibilità che Israele possa mai avere la pace con il mondo musulmano e distruggerebbe la reputazione dell'America in una regione fondamentale.

Qual è il pensiero di Yoffie quando esclude la diplomazia, ma include una terza guerra in Medio Oriente? La preventiva strage di innocenti è davvero un’opzione legittima per persone civili del 2010? Beh, non per me o per gli ebrei della Riforma che guardano a Yoffie per la leadership. (Gli ebrei sono per lo più colombe e gli ebrei della Riforma, a loro vanto, sono più «colombe» di tutti.)

E’ la guerra, non la diplomazia, che dovrebbe rimanere fuori dal tavolo. Sono sicuro che il rabbino Yoffie lo sa. Questo è ciò che avrebbe dovuto scrivere.

Titolo originale: "The Coming Iran War "
Fonte: http://www.huffingtonpost.com/
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CONCETTA DI LORENZO

Goya " I disastri della guerra"
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