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sabato 5 giugno 2010

Helena Christensen inaugura l'albergo costruito con i rifiuti Giornata mondiale dell'ambiente a Roma



Qui trovate il sito dell'artista tedesco HA Schult ,che ha realizzato il progetto e molte altre sue installazioni.

La "donna" cane,abbaia e fà pipi come un cane!


Una prova 'estrema' durante Dilemme, seguitissimo reality francese: a una concorrente, Ophélie Kelly, è stato chiesto di diventare per un giorno il cane di un'altra concorrente e far vincere alla sua squadra 3000 euro. Oppure rinunciare, nominare un sostituto e vincerne 1000.
Lei ha accettato e per 24 ore è andata in giro al guinzaglio, ha inseguito gli altri ospiti della 'casa', ha abbaiato e ha mangiato e bevuto in una ciotola. Alla fine della prova ha avuto una crisi ed è scappata dal reality.
Polemiche in Francia e internvento del Conseil supérieur de l'audiovisuel che ha definito l'episodio 'avvilente e degradante'

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Ma guarda un po!
Nessuno capisce più la sottile impercettibile "ironia",il "sarcasmo" greve e provocatorio della Pop Art,adesso se la prendono con i reality con le veline bionde e cretine ma cosi cretine che davvero non si sà chi le caga nel senso che nessuno,pochi lo ammettono!
Un essere umano trasformato in un cane che dopo un po dà i numeri... e che dire di queste "sufragette" allo sbaraglio,disposte a tutto? 
Tanto valeva darsi al porno che li almeno le crisi isteriche non arrivano,tuttalpiù quando la merce cesserà di interessare il basso ventre maschile o il buon diavolo la fede offrirà un comodo rifugio di espiazione e contrizione.

Paco Pomet’s Blog Iperrealismo inquientante

Nelle immagini si cela sempre un dettaglio spiazzante,incongruo un qualcosa di enfatizato...curioso Iperrealismo Surrealista,raffinato,urtante,permeato da una angoscia e una alienazione solo intuita,appena suggerita,la società malata con i suoi mostri che si mimetizzano nella normalità più banale,un grido di allarme Realista,invita a riflettere.
La vibrazione melancolica dell'Espressionismo aleggia su tutte le sue opere,voluta e stridente in una monocromia insopportabile,tetra,deprimente a supporre che cosi vuole porre in secondo piano l'enorme talento tecnico;anniantare la seduzione estetica della pittura...visitate il suo blog,ne vale la pena.


Granada-born artist Paco Pomet bases his paintings on old archival photographs, interjecting silly, surreal, and absurd elements — skewed and stretched features, scale shifts, extra or missing limbs, or goofy pop imagery — commenting on the distorting nature of memory.  (bio)

A Gaza, dove s’impara a sopravvivere senza cibo né acqua o a Stalingrado?

 A Gaza, dove s’impara a sopravvivere senza cibo né acqua

Fonte:L'Unità.it
Nemmeno al tuo peggior nemico puoi augurare di «vivere» in questa prigione sventrata, con le fogne a cielo aperto, con i bambini che giocano a scalare montagne di rifiuti in una gabbia ridotta ad un cumulo di macerie, isolata dal mondo. Il caldo soffocante moltiplica il bisogno di acqua. Quasi un miraggio, un bene divenuto di lusso dopo tre anni di embargo. Perché nella Striscia il 90% dei pozzi è chimicamente contaminato e l'acqua di casa non è potabile, per cui la gente è costretta a comprare acqua da privati. Neanche al tuo peggior nemico puoi augurare di «vivere» a Gaza. Di vivere in un paesaggio lunare, fatto di crateri che si susseguono per chilometri. Tra quelle macerie, dentro quei crateri si muove una umanità sofferente che scruta il mare perché dal mare può arrivare la Speranza, sotto forma di navi della libertà, come quelle assaltate dagli uomini rana israeliani l’altra notte.
La realtà di Gaza supera ogni metafora – prigione, gabbia, inferno - utilizzata per raccontare di una striscia di terra popolata da un milione e mezzo di persone – 1.527.069 secondo l'ultimo censimento - in maggioranza (il 54%) sotto i diciotto anni. Gaza dove –secondo una recente ricerca dell'Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi)- il numero delle persone che non hanno alcuna sicurezza per l'accesso al cibo e che non dispongono dei mezzi per procurarsi i beni più essenziali come il sapone o l'acqua pulita, è triplicato dall'imposizione del blocco nel giugno 2007. Gaza, dove 300mila rifugiati vivono in condizioni di povertà degradante contro 100mila all'inizio del 2007, con un tasso di disoccupazione tra i più alti al mondo: 41,8%. Gaza, dove il blocco –denuncia la Croce Rossa- «continua ad ostacolare gravemente» il trasferimento nella Striscia di attrezzature mediche essenziali, ponendo a rischio le cure immediate e le terapie a più lungo termine di migliaia di pazienti. Gaza, dove il 90% della popolazione dipende dagli aiuti alimentari distribuiti dalle agenzie dell'Onu.
Per entrare all’inferno devi superare a piedi –dopo un meticoloso controllo con fantascientifiche apparecchiature elettroniche da parte israeliana- il valico di Erez. Sono trecento metri in una terra di nessuno. Lo sguardo abbraccia un orizzonte fatto di macerie. E di bambini. Che camminano tra le rovine degli oltre 4mila edifici distrutti dall’aviazione e dall’artiglieria d’Israele nei 22 giorni dell’operazione «Piombo Fuso»: di quei 4000mila edifici, solo una minima parte sono stati ricostruiti. A Gaza manca il cemento per farlo. Israele ne proibisce l'entrata per timore che serva a ricostruire le infrastrutture di Hamas. Il cemento come mille altre cose: dalla fine di gennaio ci sono restrizioni su carburante, gas per cucinare, materiali per costruire. Poi a febbraio qualcuno ha denunciato che Israele bloccava anche i datteri, le bustine da tè, i puzzle per bambini, la carta per stampare i testi scolastici e la pasta (per Israele non è considerato bene umanitario, solo il riso lo è). Ora nella lista dei materiali proibiti sono entrati anche carta igienica, sapone, spazzolini e dentifricio, marmellata, alcuni tipi di formaggio e i ceci per fare l’hummus. Mancano a Beit Hanoun, a Rafah, Khan Yunis. E ancora: Jabaliya, Bureli, Al Nusayrat, Mughazi, Dayr al Balah, fatiscenti campi profughi trasformatisi in asfissianti centri urbani. Sono trascorsi quasi diciotto mesi da quel 27 dicembre 2008 (inizio dell'offensiva israeliana); 18 mesi dopo, Hamas continua a restare padrone di Gaza. Padrone di una «prigione», ma pur sempre padrone incontrastato.
L'embargo non ha indebolito il movimento islamico. Hamas è ovunque. Nelle organizzazioni «caritatevoli» che dispensano un acconto di cento dollari -un’enormità per chi (oltre 950mila persone) vive sotto la soglia di sopravvivenza– ad ogni famiglia colpita dal fuoco israeliano. Hamas presiede all'«economia dei tunnel», quella che si dipana sottoterra, nella miriade di gallerie che dalla frontiera con l'Egitto (il valico di Rafah riaperto da Mubarak dopo l'assalto alle navi della Freedom Flotilla), fanno arrivare a Gaza merce di ogni tipo. Hamas si è appropriato politicamente delle «Navi della libertà». Almeno diecimila persone hanno partecipato alle manifestazioni organizzate ieri nella Striscia dal movimento islamico contro il blocco israeliano e a sostegno della Freedom Flotilla: a sventolare, per ordine di Hamas, sono bandiere palestinesi e turche. Affianco ai ritratti di sheikh Ahmed Yassin –fondatore di Hamas ucciso dagli israeliani- compaiono quelli del «nuovo amico del popolo palestinese», il premier turco Erdogan.
Quello a Hamas è un consenso impastato di rabbia, paura, dolore. Alimentato da una rivendicazione di libertà repressa nel sangue. Per anni Ahmed Al-Jaru aveva sognato il mare, pur vivendo a poche centinaia di metri dalla distesa azzurra. Ma Ahmed e i suoi 9 bambini non potevano arrivarci perché a separarli dal mare c'erano i soldati israeliani che presidiavano uno degli undici insediamenti ebraici nella Striscia. Ora Ahmed e i suoi bambini li incontriamo al vecchio porto di Gaza City. Lui era lì la notte che la festa si è trasformata in tragedia. Era lì assieme a Faisal, Mahmud, Abdel, Zaira, e ad altre migliaia che attendevano la Freedom Flotilla. C'era anche una banda musicale per far festa... Ma a Gaza festeggiare è un sogno irrealizzabile. «Quei pacifisti sono eroi, shahid (martiri), e gli israeliani degli assassini», dice Faisal, 14 anni, il padre ucciso nella seconda Intifada. C'è chi affida il suo pensiero a Internet. È Ola, blogger di Gaza. «Per coloro che pensavano che l'era dei pirati fosse finita... o che rimanesse confinata alla fantasia dei film di Hollywood... Ripensateci. Voi, i martiri della Flotta della Libertà...Gaza voleva accogliervi come vincitori...ma il paradiso vi riceverà come martiri...Le onde del mare e i gabbiani e il tramonto piangono tutti per voi...». «Allah li accolga nel Paradiso degli shahid», le fa eco Yousef, che per sfamare la sua famiglia di undici persone ha ingrossato le fila dell'«esercito» di uomini-talpa che lavorano sottoterra al confine con l'Egitto. Un collega della Tv francese prova a dirgli: non dovete perdere la speranza. La risposta di Yousef è un pugno allo stomaco: «Non possiamo perdere una cosa che non abbiamo».
C'è animazione al porto. Si è sparsa la voce che un’altra nave di Freedom Flotilla - la «Rachel Corrie», con a bordo la Premio Nobel per la pace, l'irlandese Mairead Maguire, e il suo connazionale Denis Halliday, ex vice segretario generale delle Nazioni Unite - è in avvicinamento alle coste di Gaza. «Siamo partiti per consegnare questo carico alla popolazione di Gaza e quello intendiamo fare è forzare il blocco di Gaza... Non abbiamo paura», fa sapere dalla nave, Mairead Maguire. La nave è carica di materiale da ricostruzione, 20 tonnellate di carta e molti altri prodotti che Israele rifiuta alla popolazione della Striscia. «Di navi ne dovrebbero arrivare cento al giorno per portarci via di qua», sussurra Zaira, dieci anni che tiene per mano il fratellino Yasser, tre anni. A Gaza le prime vittime sono i bambini. Bambini come Shayma, 13 anni, la cui casa è stata distrutta 18 mesi fa dai bombardamenti israeliani e ancora oggi vive con sei fratelli in una baracca di lamiere. Fredda d'inverno, torrida d'estate. «Ho smesso di fare le cose che mi piacevano, disegnare, giocare – dice Shayma -. Non mi piace neanche più guardare la televisione». Shayma ha solo tredici anni, ma il suo sguardo, la sua voce raccontano di una infanzia sfiorita nell'inferno di Gaza. «Prima della guerra ero davvero brava a scuola, avevo buoni voti, adesso non lo sono per niente e ho paura che non riuscirò più a diventare dottore...». Anche Mahmud, 15 anni, ha perso la casa e ora vive in una tenda: «Non ho più sogni. Vorrei sentirmi come se avessi di nuovo una casa». Dalla prigione non si esce. Nella prigione si può solo morire. Anche se non hai alcuna colpa. Anche se hai solo sette mesi. Con le lacrime agli occhi, Yasmeen mi mostra una foto di Muhammad, il suo bambino. Due occhioni neri, un sorriso che apre il cuore. Ma il cuore di Muhammad Akram Khader non batte più. La sua morte – spiega Mu'awiya Hassanein, direttore generale dei servizi di Pronto soccorso nella Striscia - è avvenuta a causa di un rigonfiamento del cervello, che richiedeva cure disponibili solo fuori Gaza a causa dell'embargo. Muhammad è morto dopo che alla sua famiglia non è stato permesso di ricoverarlo in ospedali israeliani.
«Noi bambini diversi». Cosa sia crescere a Gaza, lo racconta Sani Yahya: un missile sparato da un F16 israeliano fece saltare per aria la festa del suo quindicesimo compleanno, uccidendo alcune delle sue sorelle e cugine. A Sany quell'attacco è costato il suo braccio sinistro: «Noi, bambini di Gaza, non siamo come gli altri –dice Sany che incontriamo a casa dei suoi nonni, alla periferia di Gaza City-. Da sempre dormiamo tutti insieme, abbracciati gli uni gli altri nello stesso letto per paura degli F16 che sorvolano di continuo le nostre case. Non parlo solo di adesso, di questa guerra. Noi siamo cresciuti così: senza luce e senz’acqua ogni volta che gli israeliani decidono di tagliarci l’energia; con l’eterna paura degli attacchi di punizione per i missili di Hamas e delle incursioni nelle nostre case. La mia scuola è stata bombardata tre volte in due anni. Non abbiamo diritto ad imparare né a sognare un futuro migliore. Nemmeno alla mia festa di compleanno avevo diritto...”. Il 31 luglio 2009, sulla spiaggia di Gaza, tremila bambini fecero volare in cielo gli aquiloni. Avevano sognato di volare con loro. Superando l'assedio, rompendo l'embargo. Volare via da quell'inferno chiamato Gaza.
articolo di: Umberto de Giovannangeli
IL MUSEO ARCHEOLOGICO DI GAZA 

Padova ha un "vizietto" e Zanonato PD lo asseconda

PADOVA-Nel Veneto leghista,o se vi piace nella "Padania Felix" il sindaco di Padova è Zanonato del PD, ex PCI!!!
"Somministra" Ammende da 50 euro (molto umano grazie) per occupazione del suolo pubblico (...) ai clochard e ai barboni o ai senzatetto domiciliati nei comuni della provincia.



Dopo le multe anti-prostituzione,dopo quelle contro l'uso di droga,sanzioni "morali" ora arrivano le sanzioni "estetiche" anti-barboni o se volete una volgare manifestazione di nazismo civico,una sorta di neopuritanesimo non ariano (anzi molto cattolico) ma che lo ricorda da vicino nella sua essenza nascosta.
A prima vista verrebbe di pensare che i padovani tutto ad un tratto si sono svegliati in Svizzera,a prima vista...non cascateci.
E mi spiego:è cosi quando insieme al momento che contempla la repressione e la sanzione non decolla un momento di solidarietà e soccorso,non da meno prevenzione in termini di sensibilità sociale e umanità.
Quanto alla speculazione politico mediatica della cosa più in basso capirete perchè (...)
L'ultimo episodio in ordine di tempo risale alla notte tra mercoledì e giovedì quando un pattuglia della polizia di stato (badate l'orario) tra mezzanotte e mezzanotte e mezza ha pizzicato 6 clochard (5 italiani e uno straniero,"distinzione" importante non vi pare?) mentre dormivano sotto i portici di piazzetta Conciapelli, piazzetta Sartori e piazzetta Bussolin.
Per loro, in virtù dell'articolo 142 del regolamento di polizia urbana, è scattata un'ammenda da 50 euro per occupazione abusiva di suolo pubblico.
Avete presente l'artticolo 142 ? No ...?
Embè eccolo qui :
1. Ai girovaghi con carovana non è permesso trattenersi con i propri veicoli sulle vie e piazze dei centri abitati.
2. Simile permanenza precaria potrà essere concessa per un periodo non superiore alle ore 24, ed in località che di volta in volta verrà indicata dall’ufficio di polizia municipale.
Adesso due sono le cose o si tratta di un abuso evidente o sono io che sono un cretino,fate voi,io mi sono limitato a controllare qui.
Non è del comune di Padova ma...insomma aspetto che qualcuno mi segnali il reato di vagabondaggio,non siamo nell'america della depressione quando milioni di persone fuggivano in preda alla fame le campagne devastate dalle banche!
Si badi bene:quando si vuole andare sul sicuro gli idioti ripiegano sul regolamento,tutto ad un tratto diventano zelanti e ci si nascondono dietro praticando la prima delle regole:

"espongo qui la più grande, la più importante, la più utile regola non scritta. E' di non guadagnare tempo,in cose utili ma di perderne ! "

L'episodio però non è un fatto isolato. Dallo scorso autunno infatti la polizia municipale sta multando sistematicamente tutti i senza fissa dimora che cercano un riparo per la notte.
A supporre che i barboni accorrano all'indomani a rimpinguare le casse comunali...ma davvero sarà cosi?
«Purtroppo, soprattutto nell'area attorno a piazzetta Conciapelli, queste presenze sono costanti e recidive, quindi abbiamo deciso di sanzionarle con regolarità» dice la vice comandante della polizia municipale Maria Luisa Ferretti che candidamente inconsapevole poi aggiunge: «Dalla fine della scorsa estate ne abbiamo già multati una sessantina. I residenti della zona, a ragione, lamentano il degrado causato da queste persone. Degrado che noi cerchiamo di contrastare in tutti i modi».
La domanda sorge spontanea perchè a forza di abusare delle virgolette il  lettore potrebbe lasciarsi sfuggire qualche dettaglio importante:quale sarebbe il degrado che causano queste persone?
Chiedetevelo,chiedetelo se credete che possano rispondere a una domanda che smaschera l'impasto di pregiudizi e luoghi comuni.
Come osate? "Ma si,si sà di che si stà parlando.." mà voi insistete:".vabbè ma io voglio saperlo" e vi và bene se vi arriva " scusi,ma lei stà cercando delle grane ?"
Non prendetevela con la vicecomandante inconsapevole o appiattita ad un certo clima (nella migliore delle ipotesi) da: tutto-sotto-il-tappeto-per-carità-che-ne-và-l'immagine-della-città!
Probabilmente anzi certo la consegna viene da ben più in alto...
L'immagine della città ?
Bizzarramente affatto in gioco sotto l'aspetto della tolleranza e dell'illegalità dell'applicazione del supposto regolamento a cui recidivano i barboni!
Manco dov'essero esibire una licenza per la sosta,la cosa ha del surreale se ci pensate bene,la povertà richiede per costoro che rispetti certi canoni estetici e di salute,altrimenti " via,pussa via andate a farvi fottere altrove !"
Notate bene che nessuno ha citato tra i reati ascritti a questi pericolosi clochard l'ubriachezza molesta (...) meno male,niente bottiglie per terra,cocci rotti,rutti,molestie dei passanti,canti notturni e risse (anche queste non citate) e direte voi dove voglio andare a finire?
Eh  dico ma allora perchè ce l'hanno tanto con loro cosa fanno di male ?
Possiamo supporre che guastano l'immagine della municipalità nel senso che il sindaco ritiene che cio comporti un danno d'immagine più che alla città (tutte le città hanno lo stesso problema,sono tempi scabrosi questo) alla sua personale politica che si dibatte scompostamente per contrastare l'assedio della destra nazi-leghista....?
Centro!
Ecco che abbiamo fatto centro,Zanonato vira a destra per salvare il poco che rimane della sinistra locale!
Complimenti e adesso tutti a casa,questa è la politica dell'italietta,oggi ce la prendiamo con gli zingari e siccome sono un monopolio del carroccio e di forza nuova al PD di padova non resta che ripiegare sui clochard e i barboni e ha cura di farci sapere che tra essi ci sono molti "stranieri" altra sottile distinzione  della municipalità :la povertà degli italiani è diversa da quella degli stranieri !
Tra l'altro mi viene da pensare che la povertà acquisisca una nuova qualità negativa oltre alle altre che conosciamo,rovina l'estetica dei luoghi,irrita i commercianti con le boutique sfavillanti,disturba la passeggiata delle signore e degli amanti del bello (...)
In larga parte si tratta di «barboni» italiani domiciliati nei comuni della provincia che hanno eletto però a loro dimora il centro storico.
Non manca naturalmente qualche straniero,
Molti di loro, soprattutto d'inverno, cercano d'infilarsi negli androni dei palazzi per passare qualche ora lontano dalla morsa del gelo. «Il nostro impegno su questo fronte rimarrà costante anche in futuro - conclude la vice comandante - Pur non venendo meno la comprensione per i problemi di chi è senza casa, abbiamo il dovere di tutelare i diritti dei residenti delle zone interessate a questo fenomeno».
Come la capisco,un pizzico di pietà,di comprensione non la si nega a nessuno per carità purchè vadano a nascondersi da qualche altra parte!
In quanto ad agire in termini di umanità facendo decollare iniziative di soccorso ad esempio un ricovero adeguato per la notte a gestione comunale questo sarebbe troppo,irricevibile,che dirrebbero i buoni cittadini" cosi si mantengono con i soldi delle nostre tasse dei parassiti ! "
Come nel caso delle maxi multe anti droga, nella maggior parte dei casi, le ammende anti barboni non vengono però pagate mà l'ho detto,una perdita di tempo con un guadagno politico certo,anzi certissimo vero signor sindaco?.

Trentino. Ai mendicanti 500 euro di multa, elemosina sequestrata 
Fonte:
CLES TRENTO- La cittadina di Cles, nella provincia di Trento ha preparato un'ordinanza per combattere l'accattonaggio che farà discutere. In pratica se un mendicante viene scoperto a tendere la mano per chiedere l'elemosina sarà sanzionato fino a 500 euro di multa e in più le verranno sequestrati i soldi ricevuti ed eventuali attrezzature usate per chiedere l'elemosina. Un provvedimento già in vigore in altri comuni del Trentino come Borgo Valsugana, Pergine e Rovereto, dove a marzo si segnalano già 3 multe.
Inoltre sarà vietato "richiedere denaro con insistenza, fermando o seguendo per alcuni tratti i passanti, offrire servizi non richiesti che spesso i cittadini dichiarano di avere accettato per timore". 

Albenga reddito minimo residenza immigrati, Brixton: “pesante tassello imbarbarimento razzista della società”

Dopo le leggi contro i “kebabbari”, l’ordinanza antiassembramento e relative prime multe, ecco che il sindaco di Albenga decide di tentare l’ultimo colpaccio per dare la definitiva impronta di paese razzista ed estremista alla sua cittadina. Ora per prendere la residenza, se sei “extracomunitario”, sarà necessario garantire un reddito minimo di 500€ mensili, altrimenti sappi che non sei degno di questa città,continua a leggere....

COLOSSALE GAFFE DEL GOVERNO ISRAELIANO inviato ai media video farsa sul blitz



Gaffe di Israele: inviato ai media video farsa sul blitz
L'ufficio stampa del governo israeliano ha divulgato per errore un video-farsa proprio sul sanguinoso arrembaggio costato la vita di nove persone. Il video creato da Latma Tv si intitola "Flotilla- We con the world" (Flotilla- Noi inganniamo il mondo) ed è la parodia di "We are the world". Il governo israeliano ha inviato per e-mail il link a una serie di giornalisti, tra cui quelli di BNO News. Ci sono volute quasi tre ore perchè i funzionari israeliani si rendessero conto della gaffe

Incredibile ! In Israele dei bambini palestinesi sono stati sottoposti ad abusi sessuali (?) !


Una Organizazione internazionale per il diriti dei bambini a denunciato che ci sono evidenze che portano a pensare che dei bambini palestini nelle prigioni isrealiane , siano stati sottomessi a abusi sessuali per estirparne delle  confesioni
 L' organizazione Defence for Children International ( DCI) , che a la sua sede a Ginevra a raccolto 100 denuncie fatte per bambini che accusano  Israele di maltramenti .
14 di queste denuncie sono per abusi sessuali o minaccie di farlo se loro non confessavano .
Un Corrispondente di Aljazeera nella West Bank , si è trovato con un bambino  che è stato sottoposto ad abusi sessuali dagli isrealiani .
L' organizazione DCI dinuncia che lo stato di Israele applica due missure per apliccare le leggi ,una per i  cittadini isrealiani e una altra per gli stessi palestinesi di Gaza e West Bank .
Tutti i palestinesi minorenni e adulti sono processati dai magistrati militari .
I bambini tra i 12 e 16 anni sono considerati per i militari isrealiani come bambini , ma dai 16 in avanti sono processati come adulti .
Nelle prigioni isrealiane ci sono 340 bambini prigioneri , molti di loro , per aver lanciato  sassi .
Un ordine dei militari israeliani ha stabilito , che  chi lancia pietre , puo essere condannatoo a pene detentiva che giungono sino a 20 anni e senza nessun diritto d'appello o possibilità di giungere alla cassazione.
Qui avete un video e la pagina da cui è stato estrapolato mal tradotto l'articolo.

http://english.aljazeera.net/news/middleeast/2010/05/201053082239109343....

 Peace Reporter
Più di 100 minori palestinesi hanno rivelato di aver subito abusi da parte dell'esercito israeliano mentre erano in custodia nel 2009.

Un articolo di Amira Hass, sul quotidiano Haaretz, rivela che 69 minori palestinesi sarebbero stati picchiati, 4 avrebbero subito abusi sessuali e 12 sarebbero stati minacciati sessualmente.

Moltissimi bambini e ragazzini palestinesi arrestati dall'esercito e dalla polizia  subiscono intimidazioni, abusi e maltrattamenti, sia prima che durante gli interrogatori. I dati emergono dalla sezione palestinese dell'Ong Defence for Children International che ha raccolto 100 dichiarazioni di minori dai 12 ai 17 anni subito dopo il loro rilascio. Quasi tutti, inclusi bambini da 12 ai 15 anni, sono stati tenuti per ore con le mani legati e il 92 per cento sarebbe stati bendati per moltissime ore. Il 26 per cento ha detto di essere stato costretto a rimanere in posizioni dolorose. Molti di loro hanno inoltre raccontato di aver dovuto attendere molte ore prima di ricevere cibo e acqua. Questi mezzi sarebbero stati utilizzati per costringere i minori a confessare.
Più di 100 minori palestinesi hanno rivelato di aver subito abusi da parte dell'esercito israeliano mentre erano in custodia nel 2009.

Un articolo di Amira Hass, sul quotidiano Haaretz, rivela che 69 minori palestinesi sarebbero stati picchiati, 4 avrebbero subito abusi sessuali e 12 sarebbero stati minacciati sessualmente.

Moltissimi bambini e ragazzini palestinesi arrestati dall'esercito e dalla polizia  subiscono intimidazioni, abusi e maltrattamenti, sia prima che durante gli interrogatori. I dati emergono dalla sezione palestinese dell'Ong Defence for Children International che ha raccolto 100 dichiarazioni di minori dai 12 ai 17 anni subito dopo il loro rilascio. Quasi tutti, inclusi bambini da 12 ai 15 anni, sono stati tenuti per ore con le mani legati e il 92 per cento sarebbe stati bendati per moltissime ore. Il 26 per cento ha detto di essere stato costretto a rimanere in posizioni dolorose. Molti di loro hanno inoltre raccontato di aver dovuto attendere molte ore prima di ricevere cibo e acqua. Questi mezzi sarebbero stati utilizzati per costringere i minori a confessare.


venerdì 4 giugno 2010

CROW DANCE


Crowd Dance from Rakesh on Vimeo.

La donna fumetto Tattoo,completamente tatuata

Fonte
Tecnicamente l'insieme dei suoi tatuaggi soffre in molti punti di cadute di qualità (inchiostri che sbavano) segno che sono moltissimi i tatuatori e non sempre professionisti (...) che hanno "punzecchiato" sadicamente la sua epidermide.
L'effetto nel suo insieme è suggestivo pure se caotico e disordinato,le foto non permettono di leggere il vissuto Tattoo di questa donna come si conviene,la sua storia,la percezione tuttavia in certi tratti del suo corpo restituisce un effetto fumetto,per questo l'ho messo nel titolo,resto in attesa del corpo,dell'Eros che si racconta e si illustra aprendo l'epoca in cui tutti ci si somiglia e ci si riconosce di più...simili e per questo più umani,più disponibili l'uno all'altro,in un certo senso la fine della privacy,dell'intimo e del segreto,ovviamente cio presuppone la scomparsa della morale collettiva,pubblica e l'affermarsi di un Edonismo etico positivo,epicuriano (...)
Noto anche un affastellarsi dei Tatto gli uni all'altra nello spasmo forsennato di coprire ogni centimetro dell'epidermide,il record,l'esibizionismo certo...questo aspetto lo considero estremamente negativo e pregiudizievole alla visione degli "episodi" narrati, essi non respirano per cosi dire,mancano di aria e di sfondo,un'aspetto che ben conoscono i pittori ma che ignorano i tatuatori cosi proni,appiattiti alle esigenze del committente!
Gli orientali questo problema lo conoscono bene tanto che collocano le immagini su sfondi composti di decorazioni vicine all'astratto e in contrasto con il soggetto che ospitano (...) qualche volta tenerlo presente non fà male.
Infine,un po meno caos e un maggiore studio della plasticità umana non guasterebbero,le curve e i volumi debbono essere sfruttati meglio...