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lunedì 24 maggio 2010

ORIGINI DELL'USO DELLE IMMAGINI NEL CRISTIANESIMO

Nel cristianesimo l'uso di immagini religiose è piuttosto tardivo. Le origini ebraiche della religione cristiana hanno indubbiamente influenzato i primi cristiani, che tra l'altro, in buona parte, erano essi stessi ebrei “convertiti”. Nella Legge di Mosé, infatti, sia la fabbricazione che il culto di immagini religiose erano severamente vietati e considerati “idolatria”. 
Perché un tabù così forte, come quello verso le immagini religiose, fu non solo superato, ma si arrivò all'estremo opposto, e cioè ad un uso generalizzato delle icone sacre? 
Ovviamente le conversioni più o meno forzate delle masse pagane al cristianesimo sono state determinanti nell'importare nella nuova religione le precedenti usanze, tra cui appunto l'uso di immagini e statue, usanze che sono state poi in qualche modo ufficializzate, con opportuni adattamenti teologici, da una chiesa sempre più attenta agli opportunismi propagandistici e alle esigenze devozionali piuttosto che all'ortodossia della dottrina.  
Tuttavia, non possiamo liquidare troppo semplicisticamente l'avvento dell'iconografia sacra nel cristianesimo come una semplice importazione di usi pagani. Va detto che ciò è potuto avvenire perché nel cristianesimo primitivo si erano andate delineando le premesse teologiche affinché questa operazione potesse diventare possibile. 
La svolta teologica fondamentale che aprirà la strada ad una progressiva paganizzazione del cristianesimo fu operata dal primo vero teologo della chiesa cristiana, ovvero san Paolo, detto appunto “apostolo delle genti” perché si dedicò prevalentemente alla conversione dei “gentili”, ovvero i non ebrei. 
Strano destino quello di san Paolo: da feroce persecutore del nascente movimento ispirato a Gesù (quando ancora era una semplice sètta ebraica gestita da gente semplice, in genere senza istruzione: pescatori, artigiani, donne, ex militanti di sètte antiromane, pubblicani, ecc.) a vero fondatore del cristianesimo, a cui diede, mediante le sue epistole, una prima vera sistemazione teologica. 
Non sapremo mai se la cosiddetta conversione di Saulo sulla via di Damasco, che poi prese il nome di Paolo, fu un reale cambiamento di idea, o non sia stato invece un calcolo ben premeditato, o magari il risultato di un movente inconscio, che spinse questo poliedrico personaggio, collezionista di titoli e di privilegi (era sia fariseo che cittadino romano) a passare dal perseguitare il cristianesimo ad impadronirsene sul piano culturale.  
Se il suo scopo era quello di eliminare gli aspetti politicamente più pericolosi del messaggio di Gesù, tale scopo è stato sicuramente raggiunto. Il Gesù di Paolo è un personaggio muto, è un agnello sacrificale: a Paolo di Gesù sembra interessare solo il corpo e il sangue, con i simboli ad essi connessi, non quello che egli disse.  
Nelle tante epistole di Paolo non abbiamo la citazione di una sola parola detta da Gesù, tranne, guarda caso, la descrizione della celebrazione dell'ultima cena, nella quale Gesù ha avuto l'insolito ruolo di celebrante, pur essendo stato sempre critico verso i rituali esteriori.  
E' comunque probabile che Saulo-Paolo possa aver pensato che un personaggio della sua cultura, in mezzo ad un manipolo di popolani un po' sognatori, sarebbe immediatamente diventato il massimo esponente spirituale, in grado di influenzare le linee teologiche di base, cosa che infatti avvenne. Ancora oggi queste basi teologiche sono fondamentali, dato che più di mezzo Nuovo Testamento lo ha praticamente scritto Paolo di suo pugno, a differenza dei vangeli che sono invece raccolte di varie tradizioni orali, anche piuttosto eterogenee. 
Per facilitare le conversioni al cristianesimo dei pagani (o forse per riconvertire il cristianesimo ad un blando paganesimo rispettoso delle autorità) Paolo operò dunque 2 importanti cambiamenti rispetto alla nascente chiesa di Gerusalemme, governata dagli apostoli: 
1.      appoggiò con molta decisione una definitiva sostituzione del cruento rito della circoncisione con il solo battesimo nell'acqua. Ciò non senza aspre polemiche con l'ala più conservatrice, che preferiva mantenere il cristianesimo all'interno dell'ebraismo e quindi riteneva fondamentale mantenere il rito della circoncisione come rito iniziatico anche per i cristiani ex pagani.                                      
 
2.      sostenne inoltre un'altra importante svolta teologica che si rivelò vincente ai fini della propagazione della nuova dottrina: il centro del messaggio cristiano non era più l'insegnamento etico ed un po' ascetico di Gesù circa l'amore incondizionato per il prossimo e per i nemici, la rinuncia a sé stessi, l'obbligo di donare ai poveri le proprie eventuali ricchezze, il rifiuto del commercio religioso, l'attenzione per i minimi, per gli emarginati, per gli ultimi, ecc. ecc., bensì il “sacrificio espiatorio” di Gesù e i benefici che ogni credente avrebbe potuto trarre da esso, a partire da una comoda salvezza personale ottenuta per semplice accettazione, senza particolari impegni a seguire leggi, comandamenti, prescrizioni, e men che meno gli austeri ideali evangelici, salvo una morale fondata su una rigida e nevrotica castità, che spinse Paolo a considerare persino il matrimonio non come istituzione basilare per la società, ma come un “male minore” rispetto ad una vita trascorsa nel continuo “pericolo” di cadere in tentazione. Tentazioni a cui lui però si riteneva immune, dato che scelse volontariamente il celibato. 
Anche se al tempo di Paolo i cristiani non usavano immagini religiose, ma solo simboli, (il culto delle immagini sarà ufficialmente adottato solo con il Concilio Niceno II dell'anno 787 e.v.) tuttavia è nella teologia paolina che troviamo il substrato teologico che ispirerà poi la chiesa a fare della croce prima e del crocifisso poi il suo simbolo principale.  
Ciò non era affatto scontato: le prime immagini di Gesù, se non per fini di culto quantomeno per fini pedagogici, risalgono al 3° secolo e.v. e lo ritraggono come “il Buon Pastore” della famosa parabola della pecora smarrita. In effetti non è ancora iconografia vera e propria perché si tratta di una rappresentazione grafica metaforica per fini di catechesi che non ha ancora sconfinamenti devozionali. 
Fra i simboli utilizzati dai cristiani primitivi ricordiamo il pesce, perché in lingua greca può formare un acronimo con le parole “gesù cristo figlio di dio salvatore”, il pellicano, perché nutre i piccoli stritolando i pesci che tiene a macerare nella sacca membranosa che pende dalla mandibola inferiore, dando così l'impressione che si trafigga il petto per farne uscire il sangue, il chirmon, una sorta di “P” e “X” sovrapposti, che corrispondono alle lettere greche “chi” e “ro”, prime due lettere di cristòs)
Seguendo la logica dei vangeli dovrebbe essere quantomeno possibile intravedere nella risurrezione, e non nella crocifissione, la rappresentazione più eminente e gloriosa del Cristo, che ogni buon cristiano dovrebbe accettare “per fede” come realmente accaduta, sebbene si tratti evidentemente di un mito che serviva a non disperdere il movimento di Gesù, anzi a poterlo rilanciare nonostante l'enorme delusione della condanna a morte, sopraggiunta proprio quando i discepoli si aspettavano l'acclamazione popolare di Gesù come Re dei giudei.  
Acclamazione alla quale peraltro lo stesso Gesù credeva, dato che entrò in Gerusalemme sul dorso di un'asina, cosa che nella simbologia ebraica equivaleva a proclamarsi Re. Fu infatti in quella sola occasione che fu chiamato dai suoi sostenitori “figlio di Davide”, il più prestigioso Re di un passato glorioso in cui Israele non era ancora scisso in Giudea e Samaria. 
Il vestito da Re, perlomeno, era già pronto: quando fu arrestato Gesù indossava una “tunica senza cuciture”, costosissimo abbigliamento riservato ai potenti, dettaglio che tra l'altro evidenzia l'esistenza di finanziatori che con ogni probabilità avevano il fine politico di suscitare una ribellione aperta contro gli odiati romani, anche strumentalizzando il carisma che si supponeva che Gesù esercitasse sulla gente. In realtà questo carisma non doveva essere così coinvolgente se è vero che Barabba ottenne più preferenze per ottenere l'amnistia annuale in occasione della Pasqua.  
Queste considerazioni discendono dai recenti sviluppi della ricerca storico-critica e, come si noterà, spazzano via ogni calunnioso pregiudizio su concetti farneticanti in merito a presunte “colpe” dei giudei circa la condanna a morte di Gesù. Tale condanna da parte del procuratore romano appare quantomeno fondata, sul piano giuridico-legale dell'epoca. Nessuno Stato può tollerare un tentativo, per quanto grottesco, di sovvertire le istituzioni. Figuriamoci i romani.  
Tornando alla risurrezione, nonostante il furore iconografico cattolico abbia prodotto migliaia di immagini devozionali, dal cuore di Gesù a quello di Maria, da Gesù bambino alla annunciazione di Maria, dalle sindoni alle madonne nere, curiosamente non abbiamo quasi mai immagini del Cristo risorto. 
Una rappresentazione della risurrezione non avrebbe però avuto un grande impatto “pubblicitario”, perché in effetti il tema è troppo astratto per suscitare meccanismi  di identificazione. Non ci si può identificare perché nessuno è mai risorto, né si tratta di un evento plausibile. Mentre la crocifissione, al contrario, ci ricorda quantomeno la sofferenza della vita umana, e quindi  produce simpatia, solidarietà, immedesimazione. 
Comunque, un simbolo di risurrezione sarebbe potuto essere l'emblema di un cristianesimo fondato sulla vita e sulla speranza, invece la storia ha voluto che prevalessero le croci, quali emblemi di un cristianesimo fondato sulla morte, sul senso di colpa, sui peccati da espiare. 
Sarebbe veramente divertente proporre in qualche scuola di sostituire i crocifissi con l'immagine di un Cristo che risorge dal sepolcro! Il netto e paradossale rifiuto che si riceverebbe, metterebbe in cruda evidenza l'attaccamento cattolico ad una cultura di morte, di negazione, di cieca intolleranza persino contro gli aspetti meno orribili dello stesso cattolicesimo. 
Anche in campo iconografico, le scelte della Chiesa non sono state mai casuali. E' ovvio che in una logica finalizzata a strumentalizzare la devozione popolare per motivi di potere e privilegio, un Cristo crocifisso può rappresentare un utile monito, un modello di devota rassegnazione ad una sofferenza necessaria, da cui nemmeno colui che è definito come signore e salvatore ha potuto sottrarsi. 
Anche i criteri che hanno guidato la definitiva rappresentazione grafica della croce, non potevano non tenere conto di esigenze propagandistiche. Ogni dettaglio devozionale deve riscuotere un consenso popolare basato su credenze già consolidate. Questa è la regola cattolica fondamentale. La stessa chiesa ammette di basarsi su due fonti di rivelazione: la sacra scrittura e la tradizione. Quindi la croce andava rappresentata in modo riconoscibile e gradito ai fedeli. Non doveva più sembrare uno strumento di tortura, ma quasi un altare sacrificale. Infatti, la croce “cristiana” deriva da quel simbolo che oggi è conosciuto come “croce celtica”, che pare risalga a circa 10.000 anni fa. Più che un simbolo, un vero archetipo. 
La croce a forma di “più”, il segno dell'addizione, ovvero a 4 braccia, somiglia solo vagamente alla croce usata dai Romani come strumento di morte. Quest'ultima infatti era più simile ad una “T” (un palo a cui si appendeva il patibulum, l'asse orizzontale) e talvolta ad una “V” rovesciata: in pratica, due pali appoggiati fra loro. 
Ma come dicevamo, la chiesa è sempre stata molto attenta, da san Paolo in poi, ad appropriarsi dei preesistenti miti pagani. Non era importante la fedeltà realistica ma l'evocazione di sentimenti. Sovrapporre Gesù ad uno dei simboli più antichi e universali non poteva che accrescere il prestigio della chiesa.
La cosiddetta croce celtica rappresenta tutto ciò che un uomo dell'antichità poteva sapere del suo mondo: una linea verticale che rappresenta il cielo, o meglio la linea di connessione ideale fra terra e cielo, una linea orizzontale che rappresenta la terra, un cerchio in mezzo che rappresenta il sole. Inoltre le 4 braccia della “croce” sono anche le 4 direzioni nord-sud-est-ovest nonché i 4 elementi terra-acqua-aria-fuoco. La croce celtica era chiamata "ruota del sole", i cui raggi dividono l'anno in quattro stagioni e mostrano il movimento del tempo.
Nell'antichità, qualcuno avrà certamente notato che il Cristo crocifisso sulla croce conteneva una metafora perché la cosiddetta croce celtica aveva un cerchio in mezzo, ovvero il sole. Gesù crocifisso sulla croce a 4 braccia evidenziava quindi una sostituzione: Gesù al posto del sole! Non sarà certo un caso se la nascita di Gesù fu fatta coincidere con la nascita del Sole Invitto.
Va detto che il termine “croce” deriva dalla parola latina crux che a sua volta potrebbe derivare dal greco colux, ovvero palo.  
E' divertente notare un certo imbarazzo da parte dell'iconografica classica, perché quando raffigura Gesù in mezzo ai due ladroni (dato storicamente dubbio: la crocifissione era per  i ribelli e i traditori, non per i delinquenti comuni) pone questi ultimi su una croce dalla forma più attendibile, a forma di T, mentre la croce di Gesù sarebbe a 4 braccia. Nessuno pare domandarsi come potevano i Romani riservare a Gesù un modello speciale di croce. Per quale motivo, poi? Il vero retroscena di questa contraddizione grafica sta nella necessità di far coincidere la croce di Gesù con l'importante archetipo della croce “quadridirezionale”. 
Va ricordata una curiosità: il più antico crocifisso è stato disegnato intorno al 200 e.v. per motivi satirici. Si trova a Roma, al colle Palatino, nell'antica scuola per gli schiavi addetti al servizio imperiale. L'uomo crocifisso ha però la testa di un asino. A completare l'irriverente vignetta c'è anche una didascalia: “Alexamenos adora dio”. Probabilmente l'autore è un amico di tale Alexamenos, che ha voluto prendere in giro quest'ultimo per la sua conversione al cristianesimo. 
Un ulteriore motivo per cui la teologia del sacrificio espiatorio costituì un vantaggio per la diffusione del cristianesimo presso i pagani, è costituito dal fatto che tutte le religioni primitive presentano qualche rito espiatorio di purificazione, basato sul sacrificio di qualche animale. Non era una affatto una novità che si attribuisse al sangue una forza rigeneratrice.
 Questa strategia teologica e al tempo stesso psicologica, consistente nell'adottare e fare propri temi universali o comunque già presenti nella cultura dominante, nella pratica religiosa popolare, nell'inconscio collettivo e nella psiche individuale della maggioranza degli individui, caratterizzerà tutta la storia della chiesa.  
Grazie al compiacente cristianesimo paolinico, la conversione dei pagani non sarà più fondata su una difficile opera di convinzione, sul richiamo a rigidi valori morali, ma sarà facilitata dalla compiacente cristianizzazione di temi religiosi già diffusi.
E' su queste basi che si sviluppa anche il mito della “divinità” di Gesù, nonché della nascita da una vergine, tutti temi molto ricorrenti nella religione greca e nelle altre religioni mediterranee.
Come già detto, l'unica vera costante della storia del cristianesimo è l'incredibile capacità della chiesa di impadronirsi e strumentalizzare ogni singolo elemento delle vicende umane: gli archetipi, i temi di altre religioni, le tradizioni popolari, le esigenze psicologiche, le regressioni infantili, le tendenze superstiziose, la paura della malattia e della morte, le ricorrenze del calendario, i miti ancestrali, i significati di equinozi e solstizi, le consuetudini, i territori, gli spazi visivi, gli spazi acustici, persino il tempo, scandito dalle campane e dalle messe vespertine, nonché le fasi della vita umana: la nascita, l'infanzia, l'adolescenza, il matrimonio, la fase terminale della vita, il funerale, la sepoltura dei defunti.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

Riccardo Calimani, Gesù ebreo, Oscar saggi Mondadori, 2001
Riccardo Calimani, Paolo. L'ebreo che fondò il cristianesimo, Mondadori, 1999
Leonhard Goppelt, Teologia del Nuovo Testamento, voll. 1-2, Morcelliana, 1983

Karlheinz Deschner, La Chiesa che mente, Massari Editore

Karlheinz Deschner, Il gallo cantò ancora, Massari Editore

David Donnini, Cristo: dopo 2000 anni il caso si riapre, Massari Editore

David Donnini, Gesù e i manoscritti del Mar Morto, Coniglio Editore, 2006

Leo Zen, L'invenzione del cristianesimo, Editrice Clinamen, 2007

Corrado Augias e Mauro Pesce, Inchiesta su Gesù, Mondadori, 2006

Corrado Augias e Cacitti Remo, Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione, Mondadori. 2008

Sgamata la Banca Cattolica Pax traffico di armi e...

Fonte

4gifs.com
" Armi....ecco a cosa servono! " L'immagine giff altamente pedagogica è aggiunta da 100cosecosi !
La banca cattolica PAX  -s’è scoperto tramite il periodico tedesco “Der Spiegel”:
 Banca cattolica investe in armi, anticoncezionali e tabacco.I dirigenti dell'istituto di credito che predicava investimenti etici ligi al cattolicesimo si sono subito scusati pubblicamente

La Chiesa cattolica si batte strenuamente da anni contro la guerra, contro l'uso della pillola anticoncezionale e per la salute dei cittadini, eppure il giornale Der Spiegel ha scoperto che la banca tedesca Pax ha investito migliaia di euro in società che vanno contro la sua stessa etica. In particolare, 580mila euro in azioni della "Bae Systems", società inglese produttrice di armi, 160mila euro nella pillola contraccettiva Wyeth e 870mila euro in partecipazioni in società di tabacco. La banca si è scusata per il comportamento "non conforme a standard etici". La Pax promuoveva gli investimenti in fondi etici, specialmente dichiarando l'esatto contrario ossia di evitare investimenti in società produttrici di armi e tabacco perchè non consoni a una organizzazione la cui azione è ispirata alla fede cattolica. La Chiesa condanna la contraccezione dal 1968 e l'uso della pillola contraccettiva è considerata un "grave peccato".

Un rappresentante della Pax Bank ha dichiarato che i loro errori verranno corretti immediatamente senza alcuna conseguenza pregiudizievole per i nostri clienti, in quanto sfortunatamente tali investimenti sono sfuggiti ai controlli interni, e ha ringraziato il giornalista tedesco di Der Spiegel per aver sollevato la questione.

traffica;Lucra in: Tabacco, Armi e Pillole contraccettive. E’ proprio evidente che, tra le puzze clericali di incenso stantio  “pecunia non olet” alla faccia della spiritualità cristiana. Il tabacco, va beh, fa venire il cancro, ma è un “peccato veniale” per così dire, perchè è una tossicodipendenza che ha a che fare con l’arbitrio (libero) del singolo…
Le armi invece? Accidenti…è proprio singolare che l’Istituzione che spaccia un autoritarismo che alla Polonia costa, per fare un esempio, 200 mila aborti clandestini ufficiali all’anno (piu’ quelli non contabili perchè praticati nelle campagne sotto le mani poco igieniche di mammane professioniste e piu’ economiche dei medici che spessissimo sono pubblici “obiettori” e privati “fabbricatori di angeli”) lucri su manufatti industriali che alle potenziali ed attuali madri provocano quello che è descritto (e illustrato) in questo post.
Sta a vedere che le fotografie degli “embrioni abortiti” con cui le società “pro-life” spacciano orribili immagini di “feti” le vanno a riciclare direttamente dall’Iraq la cui situazione …ehm…politica è condizionata, tra le altre cose, dalle lucrose attività della banca PAX che, sgamata, come l’accozzaglia di pretazzi ipocriti e zozzi che ha sempre protetto il clero pedofilo, ha chiesto scusa.
Prendiamo un fanatico a caso, il presidente del Movimento Per la Vita Casini, che si batte contro contraccettivi, educazione contraccettiva nelle scuole, pillola (del giorno prima, del giorno dopo e RU486) e che con la sua organizzazione si vanta di “aver restituito alle donne la libertà di non abortire”   Chissà che ne pensa di una banca cattolica che impone alle madri dei territori di guerra di non generare o di generare mostri perchè il “telos” delle attività della banca PAX (finanziamento della produzione e vendita di armi n.d.r.) che fa capo a questa istituzione criminale e oscurantista, alla faccia del Vangelo e dei vari “messaggi di Cristo”, si concentra tutto nel profitto, nel guadagno, nella ricchezza, nel conquibus, unico versante tangibile delle “chiacchiere morali” che sostengono politiche di privazione della libertà con cui la chiesa vorrebbe impestare il mondo.
I contraccettivi, poi, non vanno bene perchè distolgono dall’ordine provvidenziale del mondo: se dio vuole che una sedicenne partorisca non è giusto che questa assuma, che so, per esempio la pillola Wyeth, che impedirebbe il libero espletarsi della volontà diddio sulla vita che potrebbe nascere da quel giovane corpo. Ma se la pillola Wyeth porta lauto lucro alle casse della banca PAX allora alla volontà diddio di perseguire il suo piano si puo’ tranquillamente porre una deroga e la sedicenne puo’ tranquillamente godersi il suo rapporto sessuale protetto, con la benedizione (segreta eh…) della chiesa, in chiave di doppia morale.
Doppia, appunto. La morale dei gonzi che si bevono stronzate del tipo: prega, obbedisci e imponi il tuo credo anche a chi pensa diverso e quella del “fa quel cazzo che vuoi, purchè il tuo condursi frutti ‘emolumento per la santa romana chiesa“.
E il guadagno va in ogni caso a coloro che, scoperti, come i preti pervertiti che sodomizzano i bambini, chiedono scusa.

Immagine trovata pe r"caso" nel web !

 Una risposta “Un’istituzione di pervertiti ipocriti, dediti al lucro”

Eli scrive:
Lo IOR da anni investe in fabbriche di armi, ed anche nelle aziende farmaceutiche americane produttrici di anticoncezionali, solo che è impossibile provarlo, perché non siamo in Germania, e non abbiamo giornalisti come quelli tedeschi; ne accenna qualcosa Gianluigi Nuzzi nel suo “Vaticano S.p.A”.
Come tu ben sai, la RU486, quando non era legale in Italia, veniva venduta tranquillamente nella farmacia vaticana.
Quando ero ragazzina, e le pillole anticoncezionali erano vietate nella farmacopea italica, si trovavano solo in vaticAno.
Business is business!
La bimillenaria organizzazione criminale ha una doppia morale: una per se stessa, ed un’altra per i babbaloni che gli danno retta.
Del resto, gente disposta a credere che un lenzuolo medioevale con le fattezze di un occidentale sia il sudario di un palestinese di duemila anni fa, merita di essere presa per il culo.

Drawing Autism, l’autismo stimola il talento E la malattia diventa un’opera d’arte


Clic sulla foto per accedere alla Galleria fotografica (23)


di Giulia Belardelli

Un libro raccoglie le opere di 54 artisti affetti da Disturbi dello spettro autistico. Per molti di loro, l'arte è un modo per superare le difficoltà sociali e comunicare emozioni e paure. Il ruolo di parenti ed educatori è spesso fondamentale nella scoperta del talento
L'articolo Autismo, dalla matematica all'arte

Storie di Piscio per Scodinzolini Minzolini !!!

Multe da 50 a 300 euro se il tuo cane sarà sorpreso a fare la pipì sulle ruote delle macchine. È la proposta che il comune di Trieste vuole introdurre nel nuovo regolamento sull'igiene urbana. E non è l'unica idea per mantenere pulite le strade della città. Paolo Rovis, assessore allo sviluppo economico del comune, ne ha parlato con Emiliana Pontecorvo (Radio Capital) 

Il Proffessor Odcsi (O-Deus-como-soy-idiota) dopo accurate e profonde ricerche nel campo dell'idiozia e della cretinaggine affacciatesi alle soglie del nuovo millennio (...) mette in guardia le istituzioni:accenna ad una pericolosa sindrome che si connota di igienismo,estetismo e specismo intendendo con questo ultimo termine denunciare da un lato la "considerazione" sprezzante,il razzismo di specie,mossa al mondo animale domestico o degli animali d'affezzione e dall'altro a un certo bigottismo "purista" il quale si badi bene porto qualche santo con le rotelle fuori posto a tagliarsi il pene,altri a tapparsi l'ano finche esplosero (...) e altri ancora a lunghi digiuni per scampare alla vile condizione del contenitore di merda!
Santi che consideravano sia l'urina e il resto,gli efluvi o le eiezioni umane impure e peccaminose,insomma i resti di una concettualità legata al pensiero magico-religioso medioevale,oggi in agonia ma che di tanto in tanto bussa alla porta per far sentire,urla garbatamente ammantato di "buosenso" c'è ancora,il cretinismo vive e non vuole morire!
Cretinismo che ignora le specialissime qualità dell'Urea in termini antisettici tant'è che in casi estremi vi si fà ricorso per disinfettare le ferite profonde (...) piovesse piscio le città sarebbero più asettiche...

Ora si dà il caso che qualche sindaco illuminato da lampi di imbeccillità scopra che gli animali d'affezzione non debbano urinare ed emette ordinanze e severissime sanzioni,queste più che irritare muovono al sorriso ed a facili ironie gli amanti degli animali,vien da aggiungere che se fosse vivo il "Divin Marchese" De Sade per intenderci prenderebbe immediatamente in mano la penna per sanzionare in prosa l'incauto,il cretino che osa prendersi cosi sul serio e muove questa ridicolissima crociata o nella peggiore delle ipotesi avrebbe un orgasmo pisciando sulle scarpe di certi individui!

Dove trae origini questo tentativo di spacciare per igienismo tutta una serie di provvedimenti e ordinanze finalizate ad ottenere attraverso la provocazione spazi mediatici e visibilità mi pare si saperlo,come voi ben potete immaginare "Scodinzolini" queste notizziole le piazza alla fine del TG 1 giusto come dice lui " per sdrammatizzare la cronaca " voi mi darete la vostra opinione in merito e magari muoverete una riflessione su quelli che al mare e sulle spiaggie si bagnano beoti e incauti nel piscio di intere città che per il solo fatto che le condutture sfociano a mezzo miglio dalla costa (quando và bene) sperano non possano,le eiezioni giungere grazie al gioco delle correnti a riva!

Quando il piscio è simpatico!

IMMIGRATI E FORTEZZA EUROPA ,LISTA DEI CASI DI MORTE DOCUMENTATI

http://www.unitedagainstracism.org/pdfs/listofdeaths.pdf
Leggetevi,scorrete questo documento agghiacciante,sono le vittime cadute ai piedidella "Fortezza Europa",gli uomini,le donne e i bambini che abbiamo condannato a una morte certa con piena consapevolezza,a questa lista mancano i nomi delle vittime abbandonate nel deserto libico da Gheddaffi,spesso torturate,dopo che il nostro governo li ha espulsi e riconsegnati spesso in violazione alle leggi internazionali e negando loro  il diritto d'asilo politico,controllo dei documenti sbrigativo e celere espulsione senza neppure un interrogatorio in presenza di un interprete!
Non ci sono i nomi delle decine di migliaia di persone scomparse in mare e mai giunte sulle nostre coste e talvolta quando vi giungevano lestamente occultate (...)
Anche di questo siamo responsabili,delle politiche che vogliono fare del Mediterraneo una terra di nessuno,un confine a spartiacque tra una civilazione e l'altra.
Mancano molti nomi a questa lista,essa è solo la punta di un Iceberg,quanto è celato da questa calma piatta mortale, un giorno emergerà e verrà connotato come un crimine contro l'umanità.
Il dovere dell'accoglienza e del diritto di asilo è non solo sotto il profilo legale e umano un dovere ma anche un debito contratto dall'Europa con il mondo e se qualcuno lo ha scordato rammento lui quanti godettero di questo diritto durante la seconda guerra Mondiale!
Vergogna,vergogna,e poi ancora vergogna!!!

Travaglio sui servizi del Tg1 e gli editoriali di Vespa (Festa del Fatto Quotidiano)



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“Se ci volete silenti dovete spararci” - LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI

“Se ci volete silenti dovete spararci” - 
LETTERA APERTA A SILVIO BERLUSCONI
SILVIO BERLUSCONI
Gentilissimo Presidente

Le scrivo in rappresentanza delle centinaia di testate locali che ogni giorno, nel nostro paese, si battono per la libertà d’espressione. Piccoli “nidi di ragno” innestati in territori spesso difficili o come, nel nostro caso, in terra di mafia, clientelismo e corruzione. Gentilissimo Presidente, ogni giorno “giornalisti per amore” vengono pestati, minacciati, intimiditi per l’unica colpa di volere raccontare la verità, di tentare di rendere onore ai padri costituenti che ci regalarono l’Articolo 21 della Costituzione ed, insieme ad esso, la democrazia e la libertà col costo di migliaia di vite umane.
Siamo carne da macello, signor Presidente, alla mercé di mafiosi, politici corrotti e scagnozzi che vogliono rendersi belli agli occhi dei capi. Spesso soli nelle nostre battaglie, nelle denunce da Trento a Trapani. Siamo anche quelli che conoscono meglio il territorio, perché lo viviamo ogni giorno. Perché col mafioso o col politico corrotto che denunciamo spesso ci tocca dividere il bancone dello stesso bar. Siamo anticorpi democratici di un paese che, anche grazie al suo governo, sta andando in cancrena.
Abbiamo mille volti e mille mezzi. Siamo blogger, speaker, redattori, scriviamo via web, parliamo via etere, raccontiamo su carta. Non siamo giornalisti ma veniamo perseguitati come tali. Abbiamo i nostri eroi, alcuni scolpiti nella storia come Peppino Impastato, altri fortunatamente ancora liberi di esprimere il loro pensiero come Carlo Ruta o Pino Maniaci. Ma soprattutto gentilissimo Presidente abbiamo fatto la nostra scelta: la nostra libertà vale molto di più delle nostra vita.
Dove non hanno potuto i bossoli, le lettere intimidatorie, le minacce, le denuncie, le querele mirate, dove non ha potuto la più potente ed influente famiglia politico/mafiosa della Sicilia, non potrà una legge canaglia come quella sulle intercettazioni.
Lei e il suo fido Alfano v’illudete che una norma moralmente illegale possa diventare prassi solo perché vergata su crismi di burocratica legalità.
Signor Presidente noi continueremo a fare il nostro lavoro, raccontando quello che avviene, anticipando la notizia, veicolando le news e se il caso, scrivendo quello che (secondo voi) non si deve raccontare.
“Disonorare i mascalzoni è cosa giusta, perché, a ben vedere, è onorare gli onesti”.
Sa perché gentilissimo Presidente non potrà mai batterci? Perché giochiamo su un terreno a Lei sconosciuto. Quello della libertà individuale che diventa patrimonio collettivo. Non siamo in vendita e sappiamo “resistere” a tutto.
Siamo liberi e quello che facciamo lo facciamo di tasca nostra, rischiando di nostro. Perché è facile dire per una grande testata “noi resisteremo” dall’alto d’avvocati ben pagati e gruppi editoriali forti ma è ben più difficile farlo quando quel poco che hai in soldi di carta e rabbia ti serve anche per mangiare ogni giorno.
Ma lo facciamo in tutta Italia, da classici signor nessuno, senza enfasi o protagonismi. Perché amiamo il bello del nostro paese e ogni muro amico che ci ha visto piangere o sognare. Perché diciamo ogni giorno di voler mollare ed ogni giorno troviamo la forza di andare avanti. Perché amiamo le nostre donne e ci perdiamo negli occhi dei nostri figli a cui vorremmo consegnare qualcosa di più bello del paese attuale.
Ed abbiamo riferimenti etici alti: Pietro Ingrao, Vittoria Giunti, Luigi Ciotti, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e quel Piero Calamandrei che dei partigiani italiani diceva così:” Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la fede e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili ed oneste il loro sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli”.
Non li tradiremo signor Presidente.
“Se ci volete silenti dovete spararci” dicemmo da ragazzini, di un piccolo giornale locale (Ad Est) di un piccolo paese dell’entroterra agrigentino, ad uno scagnozzo mafioso che ci intimava di tacere.
Lo ripetiamo a Lei che con l’aureola della legalità vuole imporci lo stesso mafioso silenzio.
Non taceremo e non molleremo neppure un centimetro. Quindi signor Presidente non ha altra scelta: ritiri la legge o prepari tanti proiettili, perché siamo in molti. Indietro non torniamo…neanche per prendere la rincorsa.

Ad Est - il giornale dei siciliani migranti
http://gaetanoalessi.blogspot.com/

Il Potente ed i Ragazzi
http://gaetanoalessi.blogspot.com/2010/01/il-potente-ed-i-ragazzisette-anni-di.html



I Nostri riferimenti etici VITTORIA GIUNTI
http://gaetanoalessi.blogspot.com/2010/05/vittoria-giunti-le-battaglie-per-la.html

Broken Fingaz -Graffiti Stop Motion VIDEO


Broken Fingaz -Graffiti Stop Motion


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Link via Neu Black

domenica 23 maggio 2010

SPOT E CONTROSPOT L'AMERICA E L'AMERICHETTA






"...io il Ph.D l'ho fatto a Londra e adesso sono a San Diego in California. E' anni che penso di tornare in Italia. mi piacerebbe un casino ma il video parla da solo. i miei ex professori in italia guadagnano fino a 8000 euro al mese (insegnamento, finte commissioni etc etc) e non pubblicano un paper da almeno 10 anni. che schifo  ."

" Io il PhD l'ho fatto in America, lavoro in America da 15 anni, ho una cattedra da 10, sono ordinario da 3, e col cavolo che in Italia torno per qualsiasi altra cosa che non siano le vacanze."

"...bel lavoro ragazzi, da condividere subito. Quello che rimane alla fine e' una profonda amarezza, non c'e' tempo per fare gli eroi, meglio andare via e inseguire i propri sogni dove ci sono possibilita' concrete di realizzarli. Un italiano da Bruxelles. "

" A tutti quelli che qui han scritto di essere all'estero: vi prego rimanete dove siete, non v'azzardate a pensare di tornare in italia. La pubblicità intesa a cui fa riferimento questa "risposta" è una delle cose più offensive mai concepite. @ivabrunetta: sei a san diego e pensi di tornare in italia? Pazzo! Puoi andare a veder giocare i chargers, facciamo a cambio :p "

" Complimenti per il video!Laurea in Biotecnologie col massimo dei voti e ora PhD a Dublino...e dopo aver vissuto un'esperienza all'estero, chi vuole tornare in Italia sapendo che niente è cambiato?!Un saluto a tutti i ricercatori!!! "

" Mi viene da piangere...vero, troppo vero....Siamo un paese di vecchi, dominato da vecchi che mollano il "cadreghino" ovvero la seggiola come si dice in Lombardia, solo quando schiattano...."