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domenica 9 maggio 2010

Scioccante scena di panico di massa


Clic sull'immagine per accedere al video e alla galleria fotografica che documenta la fuga della Regina d'Inghilterra e le scene di panico di massa conclusesi per fortuna senza vittime,un falso allarme e purtroppo il sintomo di un clima instauratosi,subdolo,strisciante,un' ombra e capace di emergere d'un tratto con violenza panica in un qualsiasi momento della nazione.

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L'intervista a Michel Abbatangelo

Partiamo dagli inizi. Spiegaci la genesi di “Diario segreto di Renzo Bossi junior”.

Il "diario segreto" è un'opera nata dapprima come sfogo personale per dare sollievo al mio animo rivoltato di fronte allo stillicidio di episodi (a lato) spregevoli,razzisti,xenofobia,demagogia e populismo ,essi strizzano l'animo e lo  sospingono nella indignazione,essa poi  sfocia nella collera,questi fatti  hanno costellato la cronaca quotidiana,sono episodi riconducibili più alla bestialità che alla politica si vedano gli episodi di Adro o Rosarno (...) perchè quest'ultima ha in se qualcosa di "nobile",lo diceva anche il nostro amatissimo Toto,l'icona dell'Italia popolare: " ...a proposito di politica ci sarebbe qualcosa da mangiare? "
Nel "diario segreto" sono riuscito goffamente,a tratti casualmente,d'istinto a coniugare la cronaca,la realtà e l'immaginario,un che di visionario,il fantastico,qualcuno mi ha detto che ho inventato il surreale-reality-grotesque (...) una satira in cui la realtà è suggerita,commentata attraverso l'iperbole più allucinata con un diffuso contorno di " sembra quasi vero,anzi...è vero,verosimile ! " l'inverosimile,l'assurdo che suona,tintinna come se fosse cronaca e la anticipa e dal punto di vista morale ed etico vuole disinnescarla!.

Quando e come hai ricevuto la notifica della querela?

Qualche giorno fà,nella stessa giornata della tempesta che ha flagellato la Costa Azzurra,giornata epica da certi punti di vista,di quelle giornate che danno un senso a tutta una vita (...) Non avrei mai immaginato cosa ne sarebbe scaturito all'indomani quando Daniele Sensi,Pietro Orsati,AgoraVox,Alessandro Giglioli e altri hanno cominciato a diffondere nel web la denuncia.
Lo chock è stato forte,paradossalmente non riuscivo a giungere alla fine della sequenza di paragrafi incriminati,scoppiavo a ridere cosi mi sono detto lo farà il web per me;so quanto sono micidiali negli aspetti analittici (...) cosi è stato e tra le altre cose mi è toccato subire un giudizio a dir poco umiliante per la mia immagine di artista che si cimenta con la scrittura,la satira,tantissime persone hanno detto che la denuncia è di gran lunga più comica dei miei stessi racconti,un affronto intollerabile !
Insomma siamo al paradosso totale,si attacca la satira facendo dell'altra satira (non c'è più religione!)non vorrei essere al posto del giudice che deve districarsi in questo pasticcio,Renzo Bossi potrebbe chiedermi i diritti d'autore sulla stessa denuncia con cui spera surrettiziamente di potersi comprare una Ferrari (molti messaggi erano di questo tenore).

Quale è stata la tua reazione? Avevi ricevuto avvertimenti nei giorni precedenti?


Nei giorni precedenti almeno con il senso del dopo accadono cose strane,picchi di interesse per certi post attinenti il carroccio e le dichiarazioni di Pietro Citati che hanno dato fuoco alle polveri,si è ispirato ad un articolo di "Indymedia"  (anonimo) da me pubblicato e illustrato da un fotoritocco gustosissimo (...) Rivece attacchi a palle incatenate da Cota e da Castelli notissimo in quanto a satira nella dinamica del ghignetto ironico e beffardo è un maestro (...) dunque dicevo il post che riporta lo scontro Citati carroccio gode di un alto numero di visitatori e coincidenza sette otto giorni dopo ecco che mi arriva la denuncia !
Ipotizare che si tratti di una sequenza casuale di coincidenze sarebbe a questo punto certamente da ingenui,da beoti,chiaro il tentativo di prendersela con un signor nessuno per dare una lezione esemplare!

Prendersela con Citati sarebbe prematuro e in ogni caso credo che la scelta sia caduta su di me anche per via della pubblicazione di quell'articolo di Indymedia,c'è il fatto che pubblico molto nel social OKNOtizie ed è risaputo che li c'è una agguerrita rabbiosa pattuglia di leghisti usi di tanto in tanto "mobilitarsi" ovviamente in termini di divulgazione,non che incontrino molta attenzione tuttavia non hanno mancato di fare la segnalazione a chi di dovere,sono mesi e mesi che martello con il "diario segreto" e tutta una serie di post sul carroccio per una pura coincidenza finiti in home! 
L'obbiettivo dell'intimidazione è azzittire il Web,i blogger dal momento che la battaglia di internet il carroccio l'ha persa da un pezzo.
 
Sei stato contattato dall'avvocato di Renzo Bossi o da qualcuno del suo team?

Nessuno si è fatto vivo,anzi si sono rifiutati persino ai media,sia il partito sia Renzo Bossi in persona hanno brillano per la loro "indifferenza" forse una distratta assenza,in questi casi l'intimidazione è più efficace se si pone la vittima in una condizione di incertezza estrema,hanno supposto che di li a poco umiliato avrei contattato qualcuno o il loro stesso avvocato per cercare di ricomporre il conflitto (...) quello che ho fatto è stato invece di contattare alcuni avvocati e penalisti che si sono offerto di sostenermi con il patrocinio gratuito (...)

Perché hai scelto proprio lui? Quali sono altri personaggi politici su cui vorresti fare satira come hai fatto per lui?

 
Ho scelto lui perche come immagine "mascotte" del carroccio è quello che più rappresenta il leghista medio,non mi sembra qui il caso di dilungarmi sulle "qualità" del leghista pedemontano o delle campagne e sulla forte identificazione che si realizza sulla trota-mascotte-figlio-del-boss (...)
Francamente vi confesso che mi ha sorpreso la denuncia da parte sua in quanto credo che come macchietta sia il mio personaggio più riuscito,macchietta di fantasia voglio dire,il mio personaggio suscita molta simpatia e tutto sommato se ne esce abbastanza bene rispetto ad altri e fra essi ci sono tutti,da Silvio Berlusconi a Borghezio o a Bobo Maroni...
Quanto a fare ancora della satira che investa più in generale la politica italiana non so se ne sarei capace,la mia passione morale etica è stata accesa dallo squallore e dalla vigliaccheria meschina del carroccio e dei suoi comprimari di una certa "estrema destra",essi fanno finta di avere interessi divergenti ma in realtà hanno lo stesso obbiettivo:destabilizare,balcanizzare il paese per potersi ergere come fauttori di un nuovo ordine sociale!

La buona vecchia zuppa mefitica dei fascismi e dell'autoritarismo più bieco o se vogliamo una vera e propria pulsione di morte mascherata da quella di dominio (...)
Terrorizzare,diffondere la paura per ergersi a difensori se ci fate caso ne più ne meno di quello che fanno i racket o la mafia!
Paga il pizzo cosi ti lasciamo tranquillo.

Hai già un difensore? Che succederà ora a livello giudiziario?

 
Vi fornisco il link di un articolo estremamente esaustivo in cui si puo dedurre con quanta facilità io possa subire una condanna,l'aspetto legale è spiegato in dettaglio,non avete che da estrarre il paragrafo che più vi attizza.
Continuando credo che subiro in primo grado una condanna,in fondo verro giudicato letteralmente nella tana del lupo a Gemonio comune di residenza dell'offeso (Renzo Bossi) suppongo che godro della presenza di una numerosa starnazzante isterica claque!
Tuttavia non sono affatto inquieto o in ansia,lo ripeto sono anche cittadino francese,e di questo intendo avvalermi sino in fondo,per ragioni di riservatezza non posso andare più in là ma a questo punto è chiaro che c'è un reseau francese pronto ad attivarsi per manifestarmi la sua solidarietà (...)

Non che ne abbia ricevuto poca dall'Italia anzi...

Come giustifiche che renzo Bossi, eletto fuori dal suo collegio di Varese e fuori dal listino bloccato di Roberto Formigoni, sia riuscito a strappare oltre 12.000 preferenze a Brescia?


Guardi Jean Paul Sartre nel dopoguerra vendette un milione di copie di uno dei suoi libri,un evento,un fatto straordinario e curioso che intrigo tutti,com'era possibile quando il libro era un mattone di quelli veramente indigeribili,difficile persino a partire dalla prefazione? 
Ebbene il mistero venne svelato qualche anno dopo: il fatto era che i commercianti usavano il libro al posto del peso da un chilogrammo in metallo (pesava esattamente 1 kg) l'alto costo del ferro e la rarità dei pesi fecero di quel libro un best-sellers !
Ora sono sicuro che tra qualche tempo scopriremo la misteriosa ragione dietro questa elezione,al di là della banale promessa elargita enfaticamente da Renzo nei cuori della "padania felix".


Eleonora Bianchini

L'AIR DU TEMPS IL GIAPPONE ANTICO 3D

IMMAFINI STEREOSCOPICHE DEL GIAPPONE ANTICO  20 Fotografie
IMMAFINI STEREOSCOPICHE DEL GIAPPONE ANTICO  20 Fotografie

sabato 8 maggio 2010

SCRIBD "IL DIARIO SEGRETO DELLA TROTA" E SCARICATISSIMO

Scribd
Qualche mese fà vi avevo initato a scaricare,una precauzione neccessaria visti i tempi,il "diario segreto di Renzo Bossi Junior" nell'eventualità che una improvida censura potesse colpire il mio personalissimo modo di far satira,ebbene questo è successo e tuttavia almeno per ora non ho nessuna intenzione di bloccare la divulgazione,la condivisione della mia fatica letteraria in Scribd  tantopiù che nell'ultima settimana lo hanno scaricato oltre 4.000 persone !
Li voglio ringraziare per il prezioso nutrimento che apportano alla mia vanità,una quisquilia,una bazzecola di niente di cui si nutre il sentimento dell'arte di tanto in tanto.
Anzi come molti sanno ho ripreso a scrivere nuovi episodi,le idee abbondano,la mente è in piena ebollizione,l'ispirazione puo liberamente saccheggiare la cronaca recente del carroccio trovandovi abbondanza di reperti,senza andare al "mito" fondante della Lega.
Finalmente dopo mesi mi giungono i commenti assolutamente disinteressati di chi ha letto il "diario segreto",commenti che vertono sulla spanciata di risate che si sono fatti,sull'humor,la comicità espressa,presente in quelle pagine;era l'aspetto a cui più tenevo,ne sono orgoglioso,immensamente fiero,nel mio piccolo,nella condizione del perfetto signor nessuno sono riuscito ad occupare un frammento della cronaca del mio paese e a incidere sensibilmente nella sua realtà attraverso la creazione artistica,la satira,delle storie in cui s'impasta di iperbole e surrealismo l'avventura banalissima di alcuni protagonisti delle recenti vergogne del paese.
Tutto questo firmandomi con nome e cognome,ci tengo a dirlo,è stata sin dall'inizio una scelta a dir di molti venata di incoscienza,in fondo siamo o non siamo in un regime che si apresta ad imporre il suo autoritarismo ben oltre l'economia della finanza e della comunicazione?

LA SATIRA IN ITALIA RENZO BOSSI VS MICHEL ABBATANGELO SPUNTI DI RIFLESSIONE

"C'è Satira e Satira"
" Se avete pazienza di leggere questo panegirico da "Azzeccagarbugli" elaborato con grande chiarezza scoprirete che l'italietta riesce a prendersela adesso anche con la satira dipinta,realizzata dai pittori su tela,un fatto che ci caratterizza unici nel panorama della libertà di espressione,si deve cominciare ad avere paura? "

Di recente i reati di diffamazione, soprattutto nella sua forma aggravata della diffamazione a mezzo stampa, sono stati oggetto di molte e contrastanti discussioni sia in dottrina che in giurisprudenza. In questa sede, però, non m’intendo occupare della controversa riforma del reato a mezzo stampa, ma di un altro aspetto più curioso e meno conosciuto.
            Mentre si discute sempre della tutela del diritto di cronaca (57-58bis cp), non si disserta a sufficienza della libertà artistica e di espressione ex art. 21, 33, 111 Cost., tanto da farla sembrare, a mio modesto parere, un diritto di nicchia.
            Anni fa suscitò grande scalpore la causa intentata da un politico contro un noto vignettista, reo, a suo dire, di averlo diffamato con una serie di vignette, evidenzianti alcuni suoi presunti vizi e difetti legati alla sua attività ed alle sue opinioni politiche. La stampa ed i vari giornali satirici (v. “Striscia la notizia”) dedicarono ampi servizi al caso, perché era stata lesa la libertà d’espressione dell’artista, che, poi, fu assolto poiché le vignette erano espressione della satira politica, che, perciò non è sanzionabile ex art.51 cp.
            Questo è stato uno dei primi casi recenti in cui la giurisprudenza si è trovata ad affrontare la sottile linea di demarcazione tra satira, umorismo e diffamazione.
            In genere umorismo e satira possono essere usati anche come sinonimi, poiché la satira indica un componimento poetico composito (v. Devoto) in cui si fa dello humor su alcuni aspetti e difetti umani, della società, della politica etc., cioè si tratta di un’opera che “..mira all’ironia sino al sarcasmo e comunque all’irrisione di chi esercita un pubblico potere, in tal misura esasperando la polemica intorno alle opinioni ed ai comportamenti..”, esercitando così il c.d. diritto di satira o libertà di espressione artistica “..in quanto opera una rappresentazione intuitivamente simbolica che, in particolare una vignetta, propone quale metafora caricaturale..” (v.Cass.Pen. sez.V n.13563/98, caso Vauro).  
            Come si diceva mentre per l’individuazione del reato di diffamazione a mezzo stampa è facile individuare l’area di azione della scriminante sopra descritta e quella di perfezionamento del reato, in quanto la legge prevede dei parametri rigorosi e tassativi, è molto difficile, invece, individuare quando un poemetto, una fotografia od un’altra qualsiasi forma di arte figurativa possa rientrare nel campo della satira o in quello penalmente sanzionato, poiché non sono state individuate delle regole inequivocabili e precise.
            Giova fare un piccolo excursus storico sulla vicenda. La satira e le raffigurazioni allegoriche sono state utilizzate sin dall’antichità per ironizzare su questo o quell’aspetto della vita, intesa nella sua accezione più ampia, o della politica (v. ex multis “L’asino d’oro” di Apuleio, il “Satyrikon” di Petronio, le pitture delle case di Pompei etc.).
            È bene ricordare che anche gli umoristi antichi non avevano sorte facile come, talvolta i loro successori moderni, in quanto a causa delle loro opere ironiche ebbero non pochi guai.
            Per quanto riguarda le opere scritte celebri sono i guai subiti dal Boccaccio, dal Macchiavelli e dal Casanova, solo per fare qualche celebre nome, quest’ultimo perseguitato anche dall’inquisizione veneziana. Nel redigere la mia tesi di laurea (Giulia Milizia, Processi dell’inquisizione senese nel XVIII secolo, inedita) poi, mi sono imbattuta nel personaggio storico, che ispirò il protagonista di un celebre film di Alberto Sordi “Il Marchese del Grillo”, nobile di origine genovese che subì alcuni processi nel 1727 circa, per altro, per aver scritto e distribuito alcuni libelli anticlericali. Bisogna ricordare che tra i nobili, gli intellettuali, addirittura alcuni sacerdoti, era di moda scrivere piccoli poemi satirici sul clero ed il Papa; gli autori venivano processati dalle inquisizioni quali eretici, bestemmiatori e detentori di scritti sacrileghi.
            A Siena la diffusione di tali scritti, grazie anche alla presenza nel territorio di truppe spagnole e francesi, nonché per “l’importazione forzata” di coloni tedeschi per rinvigorire l’agricoltura toscana, operata sotto il regno di Leopoldo dei Medici, era un reato discretamente diffuso, così da creare una sottocategoria di reati contro il clero (allora molto corrotto). Tali reati però non erano mai puniti con la morte ed a Siena la pena era alquanto blanda e per lo più si riduceva all’abiura forzata, nonché, raramente, alla messa alla gogna, cioè nel costringere il reo a stare nella pubblica piazza nei dì di festa con le braccia bloccate in un giogo con una candela in testa od in mano ed un cartello indicante il reato commesso.
            Tra i pittori si ricordino le allegorie del Botticelli, le caricature del Brueghel, del Durer o le più celebri allegorie del Goya che, nel ciclo degli “Alienati” ironizza sui vizi e virtù del suo tempo e della corte spagnola.
            Anche Michelangelo e Caravaggio, per citare ex multis alcuni celebri casi, ebbero a che fare con la censura del tempo. Il primo fu censurato perché le sue opere nella Cappella Sistina, raffiguranti nudi (poi in gran parte celati da artisti successivi, detti in senso spregiativo e denigratorio mutandoni) furono censurate ed il pittore fu costretto a velarle, senza però togliersi una piccola soddisfazione, vendicativa, raffigurare il Card. Soderini, committente dell’opera, nudo e divorato da un demone nell’inferno. Caravaggio, poi, subì un processo per diffamazione per aver scritto poemetti licenziosi sul suo biografo Giovanni Baglione, apostrofato con termini tutt’altro che edificanti (v. Sì alla diffamazione a mezzo d’opera d’arte, “Muse al vetriolo” equiparate alla stampa”, condannato il pittore che sbeffeggiò i critici ritraendoli di Vincenzo Pezzella in Diritto e Giustizia n.44 del 4/12/04, ed. Giuffrè, pagg.46ss).
            Da questo rapido e necessario excursus storico si può facilmente comprendere come, pur non essendoci più l’inquisizione, le muse siano state tutt’altro che ben auguranti e foriere di fortune per alcuni artisti anche in tempi moderni.
Infatti non esistendo una disciplina codificata in materia ci si chiedeva quale normativa occorresse applicare se quella della diffamazione tout court o quella della forma aggravata del mezzo stampa.
Dopo una serie di sentenze, che prendevano atto che la satira è diversa dalla stampa, quindi non le possono essere applicati gli stessi parametri, in primis quello della verità, si giunse ad una prima sentenza storica: la Cass.Pen. sez.V n.2118/00.
In essa si affermava che sì alla satira non si può applicare il metro della verità, ma è soggetta al limite della continenza”..poiché rappresenta, comunque, una forma di critica caratterizzata da particolari mezzi espressivi.Ne consegue che come ogni critica non sfugge al limite della correttezza..”onde per cui non si potrà invocare la scriminante ex art.51cp qualora si attribuiscano “..condotte illecite o moralmente disonorevoli, gli accostamenti volgari o ripugnanti, o la deformazione dell’immagine..” susciti disprezzo o dileggio (Cass.pen. Sez.V n.2128/00), “..anche se si adoperino vignette o caricature o si voglia fare della satira o dell’ironia” (Cass.pen. Sez.V. n.2885/92 e Cass.civ. Sez.III n14485/00).
Infatti la giurisprudenza costante prevede, come trait de union, per tutti i tipi di diffamazione l’obbligo di rispettare il diritto all’identità personale, al rispetto del decoro, del pudore e dell’onore del soggetto, tenendo conto delle circostanze di tempo, luogo e modalità dell’offesa (v. ex multis Cass.pen. Sez.V nn 5757/81, 5258/85, 8282/85, 5559/92,849/93 etc.)
Perché il reato si perfezioni è sufficiente che le caratteristiche del soggetto sottoposto a satira siano anche semplicemente tratteggiate, abbiano un contenuto allusivo così che siano comprensive anche dall’uomo medio (v. Cas. Pen. Sez.V nn10372/99 e 9839/98), essendo sufficiente individuare anche in via induttiva la persona bersaglio di un’ironia pungente, sia essa concretizzata in una fotografia od in una vignetta od in un quadro e similia (v. Cass.pen. Sez.V 8220/92).
Inoltre in base ad un orientamento recente e costante della dottrina e della giurisprudenza per lesione del pudore, dell’onore etc. di una data persona è da valutarsi non in base alle credenze della società, dell’epoca in cui l’offeso vive, ma in base a ciò che questo ultimo ritiene e percepisce come lesivo della sua personalità, intesa nella sua accezione più lata.
Quindi non si può considerare diffamazione una vignetta sul politico x che ironizzi su un suo atteggiamento, sul quale lo stesso ironizzi; invece è da considerare lesiva dell’onore di una donna, notoriamente casta, ritratta in un momento di stanchezza in una posa ambiguamente lasciva oppure nel descrivere, con toni sferzanti, come obeso un soggetto che in passato ha sofferto di disturbi alimentari oppure suscettibile sul punto in questione. Il tutto verrà lasciato alla libertà d’interpretazione e/o giudizio dell’autorità adita, essendo richiesto un dolo generico per il perfezionamento del reato de quo.
Perciò, letta in quest’ottica, la recente sentenza della Cass. Pen. n.42375/04, che condannava per diffamazione aggravata dal mezzo stampa il pittore e critico Gianni Pisani, non è poi tanto rivoluzionaria. Ciò che è rivoluzionario è che sia stato equiparata la diffamazione a mezzo quadro a quella a mezzo stampa.
Bisogna, per correttezza, ricordare che il Pisani, ex direttore dell’Accademia delle Belle arti di Napoli aveva realizzato, dopo il suo licenziamento, una mostra con una serie di quadri in cui ironizzava pesantemente attribuendo vizi e difetti ad alcuni suoi ex colleghi, tra cui Maria Teresa Penta ( “La vedova allegra”) ed Armando De Stefano (“Il Papa nero più stronzetto nero”), esplicando tali caricature, la cui satira poteva essere ravvisabile solo dagli interessati e dai loro colleghi di lavoro, in un libretto illustrativo delle singole opere. Di conseguenza l’ampia portata, raggiunta dall’offesa, tramite la stampa della suddetta brochure, seppur non si facesse il nome di nessuno degli interessati, nonché l’ampia somiglianza dei soggetti del quadro agli offesi, nonché altri elementi che rimandavano chiaramente ad attribuite abitudini più o meno edificanti dei diffamati, connotavano i suddetti quadri come diffamatori.
Penso che si sarebbe giunti ugualmente a questa conclusione, per i motivi sinora esplicati, in quanto il quadro, come forma di astrazione artistica, suscettibile di raggiungere una moltitudine di persone, trasformando in caricature lati, presumibilmente tutt’altro che edificanti dei soggetti ritratti, esponendoli al pubblico dileggio, possa essere equiparato ad un poemetto satirico od ad un giornale.
Quindi anche i reati di diffamazione a mezzo di opera artistica, figurativa o meno, trovano una loro normativa regolante grazie alla sussunzione, in via analogica, sotto la disciplina dei reati a mezzo stampa ex artt.595, comma 3 e 57-58 bis cp.
In ogni caso spetterà al giudice di volta in volta valutare se si tratti di diffamazione generica od aggravata, anche se si è dimostrato che in definitiva il confine tra satira e diffamazione non è poi così evanescente come in passato, ma, bensì, delineato con estrema precisione. 

PIETRO CITATI IL "DIARIO SEGRETO DELLA TROTA" E L'ATTACCO ALLA SATIRA

LA TROTA RENZO BOSSI E LA TOMBA PER LA SATIRA

Io blogger, denunciato da Renzo Bossi per aver esercitato il diritto alla satira

UN CANE PER TUTTE LE RIVOLUZIONI


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È diventato la mascotte dei manifestanti in Grecia. È un cane, si chiama Kanellos e in rete è già una celebrità. Da oltre due anni il quadrupede partecipa attivamente ad ogni protesta, rivolta e manifestazione nel Paese. In rete alcuni utenti hanno raccolto una serie di fotografie con Kanellos sempre in prima linea tra la folla. Lo si vede ringhiare davanti ad un cordone di poliziotti in tenuta antisommossa, a cuccia tra i gruppi di manifestanti in strada o gironzolare tranquillamente tra lanci di pietre, bottiglie d'acqua e fumogeni. Dicembre 2008 (Afp)

Garibaldi, da santo a quasi terrorista La parabola di un'icona

 L’800 adorava il condottiero, ora il dileggio leghista
"Fonte Corriere della sera.it"
«Così ho trasformato il Sud da terza potenza mondiale in povera colonia italiana: eravamo solo mille... ma siamo stati sufficienti ad arraffare tutto l'oro del Meridione, a smontare le industrie del Sud che davano lavoro a migliaia di operai e a trasferire queste ricchezze al misero Nord». Sono parole messe in bocca a Giuseppe Garibaldi in una cartolina della serie «Garibaldi? No grazie», con tanto di barra di traverso diffusa dai nostalgici del Regno delle due Sicilie. Direte: questa poi! E quando mai è stato il Mezzogiorno la «terza potenza mondiale »? A metà dell’Ottocento? Davanti o dietro gli Stati Uniti? Davanti o dietro l'impero francese? Davanti o dietro l’impero britannico? E dov’erano in classifica, per dire, l'Olanda che controllava immensi possedimenti coloniali o l’impero ottomano? Uno storico sicuramente non filo-unitario come Mario Costa Cardol ricorda che «nel 1860 il Piemonte contava 803 chilometri di strade ferrate, la Lombardia 202, il Veneto 298, la Toscana 256 (...) e infine veniva l'ex regno napoletano, con 98» peraltro non al servizio dei cittadini ma dei Borboni perché potessero raggiungere più comodamente le sontuose residenze reali di Portici e Caserta? Chissenefrega: abbasso Garibaldi!
Il tentativo di trasformare il protagonista del Risorgimento che all’epoca, secondo lo storico inglese Denis Mack Smith, era «la persona più conosciuta e amata del mondo» in una specie di «delinquente, terrorista, mercenario» (definizione di uno pseudo-saggio che dilaga online) non è nuovo. Basti rileggere I napoletani al cospetto delle nazioni civili scritto da un anonimo e pubblicato senza data né luogo di stampa perché clandestino sotto il nuovo regno d'Italia: «Briganti noi, combattendo in casa nostra, difendendo i tetti paterni, e galantuomini voi, venuti qui a depredare l'altrui? Il padrone di casa è il brigante o non piuttosto voi, venuti a saccheggiare la casa?» Negli ultimi anni, però, c'è stata un’accelerazione. Che il culto antico di Garibaldi fosse a volte esagerato fino al ridicolo, non si può negare. Il catalogo della mostra «Garibaldi nell'immaginario popolare» curato da Franco Ragazzi e Claudio Bertieri, trabocca di oggetti incredibili: caraffe garibaldine, bottiglie garibaldine, sardine garibaldine, maccheroni garibaldini, ginseng garibaldini e poi spille e poltrone, divani e fermagli, ventagli e statuette di ceramica, bottoni e fazzoletti. Per non dire dei ritratti. Dei busti. Dei monumenti equestri sparsi per le contrade del mondo. E poi film, romanzi, saggi. Nel 1970 lo studioso Anthony Campanella contò non meno di 16.141 libri dedicati all'eroe. Da allora, sarebbero almeno raddoppiati.
Uno lo ha scritto una studiosa genovese, Franca Guelfi. Si intitola «Dir bene di Garibaldi » e raccoglie 155 epigrafi sparse per l'Italia. «Altro che Che Guevara!», commenta nell'introduzione Luciano Cafagna. Alcune sono strepitose. Come quella sul Palazzo Alliata di Villafranca a Palermo: «In questa illustre casa il 27 maggio 1860 per sole due ore posò le stanche membra Giuseppe Garibaldi. Singolare prodezza fra l’immane scoppio delle micidiali armi da guerra sereno dormiva il genio sterminatore d’ogni tirannide». O quella a Lunano, Pesaro: «Inseguito da orde straniere, sostava qui con la fedele coorte tra l’agguato e l’ansia e gli batteva accanto il cor d’Anita». O quella a Palazzo Grignani di Marsala: «In questa casa per ore sessanta fu Garibaldi, qui nel 19 luglio 1862 la prima volta tuonò o Roma o morte». O ancora quella a Colle di Gibilrossa (Palermo): «Da questa rupe rivolgendosi a Bixio diceva le fatidiche parole, Nino domani a Palermo». L’eroe dei due mondi, ha scritto Ragazzi, «era visto dal popolo come un santo liberatore. A Palermo era considerato "parente" di Santa Rosa così come a Napoli lo divenne di San Gennaro, in una stampa popolare era raffigurato con un gesto benedicente (...) In un calendario del 1863 era elevato alla gloria degli altari, il busto-reliquiario con tanto di aureola posto su un altare fra baionette, cannoni e munizioni al posto dei ceri. L'epigrafe era vero manifesto dell’anticlericalismo: "figli d'Italia, se asciugar volete / di Venezia e di Roma il lungo pianto / poco v'importi se non canta il prete / queste son le candele, questo è il santo"».
Troppo? Certo che era troppo. Ma è troppo forte anche il passaggio dal peana al dileggio. Sostiene la storica cattolica Angela Pellicciari: «Il suo mito è stato costruito ad arte dalla Massoneria, di cui Garibaldi era illustre esponente. Come del resto il Risorgimento: un fatto massonico contro la popolazione italiana, definita oscurantista perché in stragrande maggioranza cattolica ». Tutto qui? Davvero il Risorgimento può essere liquidato, citiamo a caso Giancarlo Padula, «giornalista, scrittore e cantautore », come «una vera e propria rapina del ricco e colto, all’epoca, Meridione»? Davvero è «normale» che un uomo che perfino il burbero Indro Montanelli trattò con qualche rispetto («S’imbarcò alla chetichella e, delle personalità piemontesi, il solo Persano venne a dirgli addio. La grettezza di Vittorio Emanuele, il livore di Cavour e la meschinità di Farini gli avevano reso, in fondo, un enorme servigio. A confronto di tali ometti, egli sembrava, senza esserlo, un gigante») possa essere liquidato come uno che «si lasciò crescere i capelli perché in Sud America violentò una ragazza che gli mozzò un orecchio con un morso»? Si è sentito di tutto, in questi anni. Di tutto. Il torinese Mario Borghezio ha tuonato che Garibaldi «è solo una montatura. Mica per altro piaceva tanto a Craxi. Era solo un esaltato innalzato dalla retorica nazionalista. Ma non valeva un'unghia di Emanuele Filiberto».
Il catanese Raffaele Lombardo che «è tempo che l'intera nazione prenda coscienza del male che ci ha fatto Garibaldi: l'unità ci ha portato sottosviluppo, immigrazione, e un genocidio chiamato brigantaggio, con gli insorti impiccati, bruciati vivi e denigrati come banditi. La conquista savoiarda ha depredato le casse del Banco di Sicilia e ha impedito la nascita di uno Stato federale sotto il coordinamento di un sovrano, magari del Papa». Il bergamasco Roberto «Pota» Calderoli che certe ricorrenze risorgimentali sono «un lutto»: «L’azione di Garibaldi e dei Savoia ha fatto il male della Padania e del Mezzogiorno che stavano benissimo come stavano». E mentre il sindaco siciliano di Capo d’Orlando spaccava a martellate la targa di Piazza Garibaldi («un feroce assassino al servizio della massoneria e dei servizi inglesi») il bossiano Francesco Bricolo sparava: «Era un traditore, un mercenario, un massone, un nemico della Chiesa, un negriero, un truffatore, un ladro di bestiame e un criminale di guerra ». Quello che dicono i fanatici borbonici come lo «storico» Antonio Ciano, tabaccaio a Gaeta e fondatore del Partito del Sud, che svetta su YouTube con filmati tipo: «Il regno delle due Sicilie e le trame della massoneria », «Garibaldi: eroe o cialtrone?» «La più grande rapina della storia» e così via… Tutte tesi che hanno sdoganato i blogger. Eccitati al punto da fare un casino pazzesco, come un certo «Salux» che su www.riflessioni.it/forum scrive: «Pio IX definì Garibaldi: “un metro cubo di letame”» No, guardi, fu il contrario. Va ben, che sarà mai… Uno dice una cosa, uno un’altra… Lo storico Mario Isnenghi sostiene che nossignori, non si può fare la storia «fai da te» e che «gli avvenimenti storici si sono svolti in una certa maniera e non in un’altra» e comunque certe tesi vanno provate? Uffa, il solito parruccone…
Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella

PIETRO CITATI IL "DIARIO SEGRETO DELLA TROTA" E L'ATTACCO ALLA SATIRA

5 LUMINARI AL CAPEZZALE DI "CELODURO"
Confesso che l'età comincia a pesarmi,d'accordo è l'età della "ragione",quella che porta la saggezza,la malinconia dell'incanto della giovinezza appena passata;eppure certe distrazioni si finisce per pagarle care,per fortuna riordinando i miei vecchi post sono caduto su un articolo della  “Repubblica.it" ( “Le bretelle della Repubblica ai tempi del viagra ") in cui d'un tratto m'illumino d'immenso,capisco,e tutto mi appare più chiaro,ovviamente è una ipotesi ma a pensare male qualche volta ci si azzecca.
In questi giorni facendo un po di dietrologia un po tutti ce la siamo presa con la mascotte del carroccio la "trota",Renzo Bossi che a tutta evidenza mi ha denunciato per diffamazione via internet per una serie di storie satiriche a episodi che incominciai a pubblicare un anno fà.
Ebbe se si legge bene l'articolo che ho segnalato si scopre che appena una settimana prima della denuncia divenuta un fatto mediatico nel web Pietro Citati fù oggetto di un attacco a palle incatenate da parte di tutti i maggiorenti del carroccio,perchè ebbe a dire:«Come tutti sanno, anni fa Umberto Bossi disse che la Lega “CELHADURO”. E allora – dice questa tradizione – una sera per provare i suoi doni sessuali, Bossi andò con una ragazza in uno degli innumerevoli alberghi che decorano i paesotti e le cittadine della Pianura Padana. Per accrescere la propria forza, ingoiò non una ma due pasticche di viagra. Gli venne un colpo, e di notte, segretamente, venne portato in una clinica svizzera. Ora, se lo vedi alla televisione, balbetta, biascica, sbrodola». Lo scrittore conclude il suo racconto, ipotizzando un futuro invaso da uno scenario leghista. «Il ministro della Pubblica Istruzione pubblicherà gratuitamente tutti i poeti e i romanzieri dialettali: decine di migliaia. E le bandiere, le camicie, i foulards, le bretelle della Lega sventoleranno sinistramente sopra i disastri d’Italia». 
In definitiva pur avendo fatto affermazioni ben più pesanti di quelle che vengono rimproverate a me e affatto in un contesto satirico.
Qui fornisco l'articolo originale che  ha "ispirato" Citati e coincidenza è proprio da una settimana e poco più che il post che lo segnala evidenzia nelle statistiche del mio modesto blog picchi di interesse eccezzionali in termini di visitatori!
L'articolo proviene da Indymedia Lombardia ed è vecchio di qualche mese,credo di autore...anonimo;ora ad essere denunciato sono stato io un perfetto signor nessuno e privo di quel prestigio intellettuale che avrebbe potuto farmi da scudo.
A questo punto emerge il sospetto che pur avendola firmata  Renzo Bossi la denuncia proviene dall'interno del partito o dalla stessa segreteria,chesso Castelli che è stato durissimo e insultante verso Citati «Vi sono una serie di giornalisti ed intellettuali che, passati gli ottant’anni, sono sempre più incavolati perché nessuno gli dà più retta. E così finiscono con il perdere anche l’umanità. Penso sia questione di invidia, invidiano gli altri per la loro vita attiva. E uno come Bossi – conclude l’esponente padano – che ha dato una prova di forza incredibile indispone questi vecchi».
Va da se che castelli nella peculiare Pratica propria al carroccio della "satira" da Bar sport non si fà mancare la schiettezza salvo provare a linciare il primo che si muove alla replica nascosto sotto le ampie gonne della Satira,cioè me!
non potendosela prendere con lui:Citati e avendo sotto mano me l'autore del "diario segretodi Renzo Bossi Junior " hanno ripiegato su un obbiettivo minore,un po come "parla alla nuora perchè la suocera intenda!"
Tutta una coincidenza? Dietrologia?
Bhe ragazzi...se credete che in politica esiste il caso ed esistono certe coincidenze allora questo post fate finta di non averlo letto e ditevi che una distrazione in più aiuta il sonno degli innocenti e dei beoti!