google6a3fa170c1192d09.html 100cosecosi 100cosecosi

giovedì 15 aprile 2010

Roma e Cina, due imperi a confronto


Clic sulla foto per accedere alla Galleria fotografica.

A CHI RUBA LE IDEE BERLUSCONI



Tutti avete presente la roboante campagna autoreferenziale di Silvio Berlusconi inerente la ricostruzione della città vittima del terremoto dell'Abruzzo l'Aquila,ebbene qui la prova inconfutabile che dimostra a chi si sia ispirato per la sua campagna mediatica.
Il Video mostra la propaganda staliniana sulla ricostruzione della citta di Mosca ad opera del popolo dei Soviet Russo,la differenza macroscopica è nel fatto che Mosca venne davvero ricostruita ed a una velocità sorprendente per l'epoca anche se qui nel video l'enfasi non manca (...) non senza una grandeur,una megalomania immaginifica,di pura fantasia, mentre l'Aquila aspetta,aspetta paziente ora il "popolo delle cariole" ora l'eroe nazionale Bertolaso con la sua truppa di mascalzoni dediti ai "grandi eventi" ridi-e-fotti-che-tanto-ci-votano-lo-stesso!

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

TERRIFICANTE DISPOSITIVO ANTISTUPRO


Clic sulla foto per accedere alla Galleria fotografica completa.
Credo questo dispositivo assolutamente funzionale all'autodifesa delle vittime di stupro,per certi versi puo sembrare di una crudeltà inaudita,lo stupratore per liberarsi della "trappola" è obbligato a raffreddare per cosi dire i suoi bollenti spiriti e la carica del suo violento ardore (...) passare insomma da uno stato di erezione a quello di riposo.
Il dispositivo sfrutta il principio di certi cappelli parasole cinesi,capaci di assumere una forma diversa automaticamente in presenza di un semplice tocco,una volta che il suo centro viene toccato o solo appena sfiorato di richiude sul "corpo" dell'incauto "visitatore" penetrando con i suoi aculei nel muscolo,oltre al dolore ogni tentativo immediatto di toglierselo causerà una penetrazione maggione degli aculei nel muscolo,scientificamente nel corpo cavernoso del pene!
Terrificante direi...specie se la fanciulla diovesse scordarsi di toglierselo durantye un incontro galante,autorizato,consensuale insomma.
Nella galleria fotografica le immagini sono molto esaurienti oltre che un po scioccanti (dipende dai punti di vista ovvio).
Dovesse essere privo di controindicazioni per la salute della portatrice il sistema godrà di un indubbio successo commerciale,i costi a prima vista sembrano estremamente contenuti,tempi bui per i violenti che esercitano sulle loro vittime indifese una rivoltante attitudine,pulsione di dominio culminante nell'umiliazione e nell'annientamento della personalità (...)
Da giurarci che l'individuo noto per il " un minuto di silenzio che cosi sento meglio le cazzate che dico " troverà l'oggetto in questione disumano,cori di sostegno contro la crudeltà eleveranno alta la loro sdegnata voce.


Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.

Jeff Koons, il Re Mida dell’arte «Io che vivo ad alta quotazione» l'intervista


































Dal Corriere della sera.it
NEW YORK - A cinquantacinque anni Jeff Koons è uno degli artisti più quotati del mondo. È anche un collezionista: sulle pareti rosa salmone della camera da letto, nella sua casa nell’Upper East di Manhattan, ha appeso quadri di Manet, Courbet e Poussin, solo per citarne alcuni. Da pochi giorni, poi, ha indossato anche i panni di curatore. Ha allestito la mostra Skin Fruit, aperta fino al 6 giugno al New Museum di New York. Scegliendo tra 80 opere della collezione privata del magnate greco Dakis Joannou, che non a caso è uno dei sostenitori del New Museum, nonché uno dei suoi collezionisti (in mostra, tra gli altri, Mike Kelley, Cindy Sherman, John Bock, Nathalie Djurberg e Dan Colen). E per l’occasione si è sdoppiato: il curatore Koons ha scelto, infatti, di esporre anche un’opera dell’artista Koons, One Ball Total Equilibrium Tank, una palla da basket sospesa nell’acqua, realizzata nel 1985. Lo abbiamo incontrato nel suo gigantesco studio di Chelsea, sulla ventinovesima strada, dove lavorano per lui 135 assistenti. E dove ci ha parlato della sua carriera e della vita privata, presentandosi con T-shirt bianca, golf blu e un gran sorriso.
Perché ha deciso di creare una factory?
Il lavoro artistico è il gesto, l’idea. Creo le immagini delle mie opere al computer e i miei assistenti le realizzano al mio posto. Vengono create delle mappe molto elaborate e preparati i colori in modo che non debbano prendere nessuna decisione: sono la mia estensione. Ma non è una factory: produciamo solo 10 quadri e 8 sculture circa ogni anno, cerco di mantenere un livello di qualità molto alto. Esistono lunghe liste di attesa: non tutte le persone che possono permettersi un’opera di Jeff Koons riescono a comprarla.
Come seleziona i suoi collezionisti?
Non lo faccio personalmente. Ileana Sonnabend è da sempre la mia gallerista. Abbiamo un rapporto molto stretto con Larry Gagosian. E abbiamo degli amici, come il gallerista Max Hetzler a Berlino e Jerome de Noirmont, a Parigi. È Jerome ad avere avuto l’idea di esporre a Versailles dieci anni fa (Koons è il primo artista ad avere avuto una personale a Versailles nel settembre 2008, ndr). Loro sanno chi sono le persone realmente impegnate nell’arte. Non vendono agli speculatori, perché chi vuole comprare per poi rivendere non mantiene gli oggetti in buono stato, cosa che è molto difficile fare, anche per un breve periodo di tempo. (Tra i collezionisti più importanti di Jeff Koons c’è Eli Broad: colleziona le sue opere dall’85, e non ne ha mai venduta una, ndr).
Qual è la prima cosa che ha pensato quando ha saputo che Larry Gagosian ha comprato la sua scultura Hanging Heart ad un’asta da Sotheby’s nel 2007 per più di 17 milioni di euro, segnando il record d’asta per un’opera di un’artista vivente?
Recentemente ho venduto a prezzi vicini a quella cifra. Ma quella era un’asta, e io sulle aste non guadagno nulla. Comunque, non ho mai avuto problemi con il fatto che un’opera d’arte possa avere un valore molto alto: è una forma di protezione. Se qualcuno investe una cifra del genere ci sono più possibilità che l’oggetto venga ben preservato.
All’inizio della sua carriera per mantenersi faceva il broker. Cosa ha imparato da Wall Street?
Wall Street ha rafforzato il mio amore per l’arte. Moralmente, amo avere il controllo del mio prodotto e amo il fatto che puoi essere ancorato nel tuo proprio essere. Wall Street è un mondo molto limitato, pieno di ansia, dove non sei in grado di controllare se un mercato scende o sale. Nell’arte il valore delle opere può salire, ma non può scendere: ho costruito una certa solidità. Oltretutto l’arte è un microcosmo, nel quale puoi avere un dialogo con tutte le discipline del mondo: l’economia, la teologia, la filosofia, la sociologia, tutto in un unico gesto.
Che cosa rende il suo lavoro unico al mondo?
La forte energia visiva che c’è dietro alle mie opere. Sono riuscito ad articolare la mia iconografia personale. Ho accettato pienamente me stesso: solo quando ti accetti puoi uscire fuori, essere aperto ed essere accettato. La mia arte non ha a che fare con il lusso, con il consumismo o con il materialismo, come sostengono in molti, ma con l’intensità. Gli oggetti senza l’uomo non sono nulla. Io mostro la magnificenza dell’energia, le sue eccitanti possibilità. L’arte ha portato trascendenza nella mia vita, ha espanso i miei parametri, e voglio espandere i parametri dello spettatore, trasmettere cosa significa sentirsi vivi. Per essere un artista devi essere generoso.
Per realizzare le gigantesche opere in acciaio inossidabile di Celebration negli anni Novanta, ha rischiato la bancarotta. Massimiliano Gioni, curatore delle mostre speciali al New Museum, sostiene che lei “ricerca la perfezione al di là di ogni ragionevole limite”. È cosi?
Nelle opere di Celebration, ispirate alle sfere di cristallo che le persone mettono nei loro giardini dei sobborghi americani come segno di generosità nei confronti dei loro vicini, l’invisibile è visibile: c’è un’interfaccia sotto la superficie, qualcosa è catturato lì in mezzo. Balloon Dog per esempio è come un cavallo di Troia: ha una sua straordinaria bellezza, data anche dalla sua dimensione, ma ha anche una più oscura vita interiore. E ha una forte energia sessuale. Per ottenere questi risultati ci è voluto molto tempo, molto lavoro. Credo nel controllo della materia e ho la mia visione. Non penso di essere un perfezionista, ma sono attento ai dettagli, perché i dettagli sono un modo per far vedere agli spettatori che tengo a loro. Le persone mi stanno a cuore.
Per finanziare Celebration, si è ritrovato nei guai anche Jeffrey Deitch, ex gallerista e ora direttore del Moca di Los Angeles, e art adviser da tempo di Dakis Joannou. Deitch cinque anni fa ha dichiarato di essere il suo migliore amico, lo è ancora?
È uno dei miei migliori amici. Siamo arrivati a New York nello stesso momento alla fine degli anni Settanta. Nel mondo dell’arte si creano legami molto forti tra persone che hanno la stessa visione. Ho molto rispetto per il coraggio con il quale cerca di perseguire i suoi obiettivi. Ma il mio migliore amico è mia moglie Justine.
A proposito di matrimonio, c’è chi sostiene che abbia sposato la sua prima moglie, Ilona Staller, per vivere un’esperienza totalizzante allo scopo di realizzare la serie Made in Heaven.
Dopo aver realizzato Banality alla fine degli anni Ottanta, il Whitney Museum mi ha chiesto di realizzare un’immagine per un cartellone pubblicitario di New York. Ho deciso di assumere Ilona dopo aver visto una sua imagine su una rivista in un autogrill in Italia mentre pagavo il mio cappuccino. Mi è venuta l’idea di ricreare lo stesso set fotografico e posizionarmici anch’io come se stessimo girando un film. Come un Adamo ed Eva contemporanei, per eliminare il senso di colpa e la vergogna. Mentre facevamo le foto, ne sono stato intrigato, lei flirtava con me e ho finito per innamorarmene veramente. Una parte di lei è innocente.
Cosa trova sexy in una donna?
Il suo amore per la vita.
E cosa l’ha fatta innamorare di sua moglie Justine?
Il suo carattere, la sua bellezza, la sua intelligenza. Lavorava come mia assistente nel mio studio e mi incoraggiava molto. Ma da quando abbiamo avuto il nostro primo figlio ne rimane fuori. È un’ottima madre.
E lei è un buon padre?
Ho quattro figli a casa. E un altro in arrivo. È per loro che sono un collezionista: un giorno cresceranno, si renderanno conto che i loro genitori sono famosi. E voglio che capiscano che il mondo dell’arte è molto più grande dei loro genitori. Cerco anche di incoraggiarli molto. Voglio che diventino dei leader.
C’è un gran silenzio nel suo studio, lei non ama la musica?
La ascolto in macchina. Amo i Led Zeppelin. Li considero la mia prima esperienza artistica. Sono appassionati e filosofici. Sto per consegnare un premio a Jimmy Page. Sono molto eccitato.
Tanti successi, figli, denaro, ma oggi che è “arrivato” ha una paura? E, se sì, quale?
Il fatto che tutto sia destinato alla distruzione.

Wrestling,la lotta in India il mestiere dei sogni

Clic sulla foto per accedere alla Galleria fotografica.
Da una parte c'è l'India ricca, elegante che si concede ai club del lusso con i maestri del cricket con i loro abiti bianchi, immacolati. Dall'altra c'è quella oscura, quella che sogna e spera in un futuro migliore. E per molti il futuro potrebbe essere nel wrestling. Sono tanti i ragazzi (alcuni cominciano a 12 anni) che coltivano questa legittima ambizione e si radunano intorno alla scuola del  Guru Hanuman Akhara. In questa galleria del fotografo Kuldip Lal le splendide immagini che ritraggono gli atleti durante i loro allenamenti.

Malick Sidibè"Il potere dell'immagine"




Clic sulla foto per accedere alla Galleria fotografica.
 "Io credo al potere dell’immagine, è per questo che ho passato tutta la vita a ritrarre le persone nel miglior modo possibile, perché la vita è un dono di Dio". Con queste parole il fotografo maliano Malick Sidibé riassume l’essenza della sua fotografia nel contesto della storia personale e sociale del suo paese. L’esposizione intitolata "Malick Sidibè, la vie en rose" la più ampia personale dedicata al fotografo in Italia - propone una selezione di circa 50 fotografie, realizzate tra gli anni Sessanta e Settanta a Bamako, capitale del Mali. Fotografie che rivelano tutta la magia della vita a Bamako in quegli anni: le feste degli anni Sessanta, i ritratti in studio ed una selezione di stampe d’epoca tratte dai suoi archivi, foto che raccontano un lungo periodo della storia del Mali. Ingresso libero, dal 9 maggio al 31 luglio 2010 presso la Collezione Maramotti

mercoledì 14 aprile 2010

Mark Jenkins "la strada è un campo di battaglia"





Sono installazioni da strada e non c'è che dire hanno un certo impatto,l'artista impiega la strada come palcoscenico per la sua rappresentazione artistica,ammirate il bassisimo costo di realizazione delle stesse (...) lavora insieme al critico d'arte Mark Jenkins,per aiutarvi a capire basta poco,per loro la strada è un campo di battaglia,già Pablo Picasso disse che la pittura" è uno strumento,un arma da guerra"  (...) se volete la piazza,la strada lo è da ben prima della Rivoluzione Francese o della Comune di Parigi c'è chiarissime tutte una serie di metafore sulla Libertà,il Consumismo,L'animalità e l'Animalismo e regna regina su tutte la più classica: l'Indifferenza.
La loro opera attraverso la provocazione in salsa un po Dada,Surrealista e non senza sarcasmo vuol far riflettere "la strada" la gente coinvolgendola in dinamiche semplici,provocartorie,spiazzandole e quasi da laboratorio sociologico o più prosaicamente non molto distanti dalla Candid Camera.


Mark Jenkins installazione
Mark Jenkins installazione
Mark Jenkins installazione
Mark Jenkins installazione
Mark Jenkins installazione
Credit immagini

LA GUERRA A COLORI FOTOGRAFIA


Clic sulla foto per accedere alla Galleria fotografica.
La guerra a colori" - esposizione promossa dalla Provincia e curata da Reinhard Schultz della galleria Bilderwelt di Berlino - presenta per la prima volta in Italia alcuni dei rari scatti a colori della Grande Guerra. Un percorso in sessanta fotografie che getta una luce diversa e nuova sul conflitto che inaugurò il "secolo breve" e sconvolse Europa, Medio Oriente, Africa e Asia Orientale con oltre dieci milioni di morti
Palazzo Incontro

Muore bimba musulmana La Lega le nega,contesta la tomba

Cimitero mussulmano

  " Francamente sono quasi giunto alle soglie del vomito,possibile che anche i morti debbano essere oggetto di un contenzioso politico a sfondo razziale,religioso,razzista ? 
Ma costoro sanno cosa è la vergogna o più semplicemente occorre che la fermezza democratica alimentata dallo sdegno e dalla indignazione gli ricacci in gola a suon di ceffoni certe strampalate affermazioni? "


di Toni Fontanatutti gli articoli dell'autore
L’appuntamento è per sabato, in piazza a Udine. I seguaci di Bossi, come ha detto a suo tempo il capogruppo Luca Dordolo, ritengono gli islamici della terra friulana «irrispettosi dei sentimenti più intimi della maggioranza delle popolazione». Lo scorso anno i cinquemila musulmani “friulani” hanno ottenuto ciò che chiedevano da una decina di anni. Il 28 settembre dello scorso anno la giunta di centrosinistra capitanata dal Furio Honsell, ex rettore dell’Università di Udine, ha deliberato (30 voti a favore, 7 contrari) la realizzazione di un un piccolo cimitero destinato ad ospitare 200 fosse scavate in senso obliquo, orientate sull’asse Nordest-Sudovest, in direzione della Mecca. L’iniziativa, la prima in questa parte d’Italia, scatenò, fin dallo scorso anno, l’ira del leghisti, Ci furono fiaccolate e raccolte di firme (ne furono raccolte 1700). Anche il parroco di Paderno, periferia di Udine, luogo che ospita il cimitero, è sceso in campo ed ha affidato a “Il Giornale” le sue lamentele. «Questa gente - dice il religioso riferendosi ai musulmani - dovrebbe laicizzarsi un po..’». Cioè adeguarsi ai costumi e alle tradizioni della Chiesa cattolica. comunità musulmana Ma i capi della comunità degli immigrati hanno fatto notare che non erano più in grado di sostenere i «costosi rimpatrii» delle salme nei paesi d’origine. Il progetto del comune è andato avanti; le proteste si sono raffreddate per qualche tempo. Fino a pochi giorni fa quando, all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine è morta una neonata figlia di una coppia di fedeli dell’Islam. I genitori hanno deciso di tumularla a Paderno. Raccontano testimoni che la piccola bara è stata sepolta e coperta con la terra dopo il funerale celebrato con rito islamico. I leghisti e non solo loro, non hanno perso tempo ed hanno nuovamente dato fiato alle rimostranze. Sabato ci sarà una nuova raccolta di firme. Del malumore per l’oltraggio alle tradizioni cattoliche, si fa interprete il capogruppo del Pdl Loris Michelini che affida il suo pensiero al “Gazzettino”: «Intendo verificare - dice l’esponente del partito di Berlusconi - se, come mi è stato riferito, nella sepoltura siano state commesse delle irregolarità, come il lavaggio di un luogo improprio di alcune parti della salma. Dal punto di vista cristiano ci sconvolge questo modo di iniziare un’epoca all’insegna dell’integrazione». Dà manforte il leghista Dordolo secondo il quale «la giunta ha chinato la testa di fronte ad una richiesta degli islamici irrispettosa dei sentimenti più intimi della maggioranza della popolazione». Per sabato la Lega convoca la piazza. Resta appunto da vedere quale sarà il contenuto del volantinaggio. Chiederanno di trasferire la salma della piccola musulmana altrove? Sul Web molti commenti sul caso. Scrive un anonimo cittadino. «Sarebbe un bel gesto se il parroco di Paderno, alla prima occasione, rivolgesse “un pensiero” ai quei poveri genitori, a quella bimba. Un gesto dettato da pietà e rispetto. Davanti alla morte, davanti a Dio, e soprattutto alla nostra coscienza non siano tutti uguali?».

 Codogné alla guerra delle rose «rosse» Piantate dalla sinistra, la Lega le taglierà
CODOGNÈ (Treviso) – In paese la chiamano già «la guerra delle rose». Codognè, piccolo paese della provincia di Treviso, si spacca attorno alla decisione della nuova giunta leghista di estirpare il migliaio di rose piantato negli ultimi dieci anni dalla passata amministrazione di centrosinistra. Il sindaco Roberto Bet motiva la scelta «per ragioni di bilancio e di salute», in quanto la spesa per la manutenzione dei fiori non sarebbe sostenibile e le spine comporterebbero il rischio di infezioni per i passanti in caso di cadute sui roseti. Una vicenda che è già un caso politico. «Se quei petali fossero verdi li avrebbero lasciati stare», tuona un anziano in bicicletta CONTINUA A LEGGERE
Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare le mie notizie anche in questa pagina.