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domenica 21 febbraio 2010

Il 10% degli stupri nel paese sono attribuibili alla Lega Nord,ecco perchè....gli altarini svelati della Padania Felix

Qui sotto l'articolo apparso ieri su OKNOtizie riportato integralmente con tutto il suo spregevole immondo livore xenofobo e razzista,una fatto di cronaca,una tragedia piegata strumentalmente alla politica dell'odio contro i diversi gli "stranieri",un articolo laido,firmato da un personaggio di una insensibilità orribile,meriterebbe una incriminazione per incitamento all'odio razziale!
Non da meno gli amministratori del social forum che hanno ospitato l'articolo dovrebbero bannare il dominio...vedremo se si attiveranno in tal senso... 
In un paese civile le scuole di giornalismo fanno bene intendere che mai e poi mai si cita la provenienza etnica e l'origine di un cittadino,si incorre altrimenti in una grave violazione del codice etico della professione;sarebbe come dire,suggerire al lettore...eccovi faccio un esempio: il tale che nel 1995 venne sorpreso dai carabinieri nelle campagne di Padova intento a stuprare una vacca con l'aiuto di uno sgabello (...) viene arrestato per atti osceni in luogo pubblico,se il Gazzetino locale avesse detto che era un cittadino di Cadoneghe e per di più della Lega Nord avrebbe suggerito,dato ad intendere mellinfluamente che quelli di Cadoneghe e della Lega Nord si scopano le mucche ! 
(peraltro l'episodio è autentico)
Evidentemente per il leghista autore dell'articolo le nazioni in cui è in vigore un tale codice praticano una qualche barbarie astrusa a lui incomprensibile.



































A Rovigo e Lecco ancora stupri commessi da stranieri
IMMIGRAZIONE, PAGANO LE DONNE
Proseguono senza sosta le odiose imprese dei bruti d'importazione e ora in
Padania il sesso debole vive l'angoscia d'uscire per strada
di Paola Galli. Rovigo 
Ancora stupri, ancora stranieri protagonisti. Giovedì sera una 49enne è stata violentata a Rovigo. L'odioso episodio è accaduto in via Micca, nei pressi della tangenziale Est. La donna si stava recando da un'amica quando, intorno alle 20,30, un uomo descritto come straniero dalla vittima l'ha aggredita puntandole un coltello alla gola. Minacciando di sgozzarla, l'animale ha trascinato la poveretta in un campo poco distante dove è stata consumata la violenza carnale. Seppure in stato confusionale, la 49enne è riuscita a telefonare col cellulare all’amica, che ha immediatamente allertato i carabinieri.

GRAVE CHOC. La donna, in preda a un grave choc, è stata ricoverata all’ospedale rodigino dove i sanitari hanno riscontrato le tracce dello stupro e altre lesioni inferte dall'aggressore per vincere la resistenza della vittima. Continuano, intanto, le indagini per cercare di identitificare il nordafricano che nella notte del 15 febbraio ha aggredito e stuprato una 20enne in centro a Lecco sul lungolago.

DIETRO LA GIOSTRA. La violenza sessuale è avvenuta verso le 23.00 a poca distanza dal monumento ai caduti, dove la vittima stava attendendo che un amico venisse a prenderla per accompagnarla a casa. Improvvisamente è spuntato un uomo dai tratti somatici inequivocabili che ha afferrato la giovane trascinandola dietro una giostra dove la poveretta è stata stuprata.

20 febbraio 2010

I dati statistici che rivelano una sconcertante verità
La stima dell'istat: la maggioranza delle violenze avviene in casa.Stupri: solo il 10% attribuibili a stranieri
Il 69% delle violenze sessuali sono opera di partner, mariti o fidanzati, soltanto il 6% dovuto a estranei


ROMA - Non più del 10% degli stupri commessi in Italia sono attribuibili a stranieri. Lo stima l'Istat. Secondo l'istituto di statistica, il 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati; solo il 6% sono opera di estranei. Se anche considerasse che di questi autori estranei il 50% sono immigrati, si arriverebbe al 3% degli stupri, ha sottolineato Linda Laura Sabbadini, direttore centrale dell'Istat.

VIOLENZE IN CASA - Se si aggiungesse il 50% di conoscenti, al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri a opera di stranieri. «Invece l' immagine è di stupri per le strade a opera di immigrati», ha aggiunto Sabbadini. «Non fare i conti con le statistiche esistenti in Italia può portare a orientare in modo errato le priorità e il tipo di politiche». Inoltre, la maggioranza delle violenze più gravi subite dalle donne avviene in casa, «eppure l'immagine che esce dagli organi d'informazione è molto diversa». Il presidente dell'istituto, Luigi Biggeri, ha ricordato che l'Istat ha avviato, e intende continuare, il processo di riforma delle statistiche ufficiali che tiene conto dei temi che riguardano il genere. «Ma il nostro lavoro non si ferma qui: dovremo porre l'attenzione anche su altre tematiche come la discriminazione, terreno difficilissimo ma che ormai necessita di essere misurato in tutte le sue manifestazioni».

GOVERNO - Lo scorso 23 novembre, il governo ha deciso l'avvio dell'Osservatorio permanente pubblico per un piano d'azione contro la violenza sulle donne. «Davanti a un dramma culturale e sociale come le violenze sulle donne non basta una singola legge, ma occorre una strategia complessiva», aveva detto il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini.

DATI - In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006: 1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni. In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti.


"Scopa Italiano"
Ve lo ricorderete il Bossi pensiero di qualche tempo prima,auspicio,volonta disattesa, le puttane d'importazione erano più economiche (...) per non parlare dei turismo sessuale Padano a Santo Domingo,a Cuba "vuoi mettere con una comunista?!" 
Poi laThailandia,il Vietnam,la Cambogia,il Kenia etc,la lista sarebbe lunga;infine è venuta l'elezione di Miss Padania,un modo come un'altro di mercificare la carne fresca Padana vedasi nel poster qui sotto come (...) si partecipa all'elezione della miss pagando un tanto a scatto,molto innocente .A supporre che gli "stranieri" prendono alla lettera l'auspicio leghista del "scopa italiano"....
Volendo essere ancora più perfidi,maligni ci si puo ingaggiare nel calcolo statistico,ad esempio suddividete pure all'ingrosso la percentuale degli stupri italiani,cioè quella come sopra detto non addebitata agli stranieri (dati Istat) per la percentuale di voti espressi alla Lega Nord avrete la sorpresa di scoprire che la percentuale di leghisti stupratori equivale a quella degli "stranieri" se non superiore!!!
E si noti per "stranieri" abbiao inteso anche i cittadini della Comunità Europea sino ad Americani,Canadesi etc,
Insomma i numeri sono questi e c'è poco da girarci intorno,lo so che il dato è scioccante ma i numeri sono quello che sono.
Per cui la truppa starnazzante e isterica,criminale e impunita che addita agli onesti e agli "onestissimi" un gran numero se non la totalità degli stupri come opera dello "straniero", mente spudoratamente  per coprire la propria percentuale di stupri ad opera di volonterosi fratelli,padri,fidanzati e via dicendo.
A supporre che intenda cosi proteggere una specie di personale monopolio dello stupro "italicus",mamma mia che cattivo che sono quando mi ci metto!
Si comprende infine quanto possa essere agghiacciante,scioccante la propria immagine allo specchio ma non per questo ci si dovrebbe astenere da un minimo di coscienza e di pudore!


































http://www.misspadania.com/old/06/image/selezioni_06/savigliano_cn.jpg

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LA LEGA NORD,LA PORNOGRAFIA,NUOVI GUSTI E CONSUMI DELLO SCOPA PADANO. UNA RIVOLUZIONE  TUTTA ITALIANA: TRASFORMIAMO IN PUTTANE L'EX,L'AMICHETTA,LA NIPOTINA,LA VICINA E LA CUGINETTA,L'EROS CANNIBALE DELLA DESTRA MOLTO SADOMASOSEX E POCO CELODURISTA!

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sabato 20 febbraio 2010

Antifascisti fermano neonazisti

Dresda,antifascisti fermano neonazi

Catena umana blocca la manifestazione

 Circa 10mila manifestanti antifascisti sono riusciti a impedire con una catena umana ai neonazisti di svolgere a Dresda la loro programmata "marcia funebre" per ricordare il 65.mo anniversario della distruzione della città sotto le bombe alleate nel febbraio del 1945. Nel pomeriggio circa 5mila neonazisti volevano accedere al centro della città. La contro manifestazione, avallata anche dal sindaco, ha bloccato il tutto.

Massiccio il dispiegamento di agenti, con cinque elicotteri che sorvolavano la città, per prevenire scontri tra i due gruppi. Nonostante il lancio di qualche sasso e palla di neve, secondo la polizia le due parti sono state tenute a debita distanza. C'è stato qualche tafferuglio e alcune barricate sono state incendiate, ma le fiamme sono state spente velocemente.
La polizia ha registrato qualche ferito lieve, tra cui alcune persone colpite dalle sassaiole. Da tutta la Germania e da altri paesi europei sono arrivati a Dresda per partecipare alla "marcia del lutto" circa 5mila estremisti di destra, secondo la polizia. Ma la contromanifestazione ha fermato il controverso corteo. "Circa 10.000 persone sono riuscite a bloccare l'accesso alla piazza del raduno", ha dichiarato Stefan Thiele, portavoce dell'organizzazione "Dresda senza nazisti", che raccoglie anche personalità politiche, sindacali e artistiche della città sassone. Secondo Thiele, grazie all'azione degli antifascisti "la marcia neonazista non ha assunto le dimensioni che ha avuto in passato", mentre erano attese circa 6.500 attivisti della destra estrema.

In uno degli episodi più controversi della Seconda Guerra Mondiale, le aviazioni alleate rasero al suolo Dresda, gioiello del barocco tedesco, con un bombardamento a tappeto con bombe spezzoni incendiari nelle notti del 13 e 14 febbraio 1945, provocando la morte di oltre 25.000 abitanti.

venerdì 19 febbraio 2010

Pawzant Oleery un video d'arte e Surrealista stupendo

Qui trovate sia i Graffiti,sia le grandi tele che un video in cui l'animazione è costituita dallo stile Surrealista di Oleery quasi un omaggio alla metafisica di De Chirico,spero ve lo ricordiate (...)
Allo stesso tempo la sostanza vegetale che ispira l'artista cosa assai rara a vedersi giacchè tutti hanno i loro segreti.
Queste opere sembrano uscire dritte dritte da un laboratorio di scenografia,ovviamente abbiamo a che fare con professionisti della presentazione,credo che sia un dettaglio da non sottovalutare se volete farvi notare nel web.
ghost -  by pawzant oleery

ghost -  by pawzant oleery


ghost -  by pawzant oleery

ghost -  by pawzant oleery

ghost -  by pawzant oleery

ghost -  by pawzant oleery

ghost -  by pawzant oleery

 

ghetto art biennale in haiti

Gli artisti Haitiani hanno parechi problemi ad ottenere i visti d'ingresso per l'occidente,pare sia uno dei paesi oltre che più sottosviluppati anche tra i più violenti,insomma l'eredità della dittatura cinquantennale della famiglia Duvalier!
Ebbene c'è che si è detto perchè non organizziamo una Biennale dei rifiutati,invece di far correre per il mondo gli artisti Haitiani facciamo venire ad Haiti tutti gli altri,li invitiamo e speriamo bene,da cosa nasce cosa....ora il fatto risale a un po prima del drammatico terremoto che ha colpito l'isola,spero vivamente che il progetto sia ancora in piedi,gli artisti a Port au prince hanno molto da dire al mondo specialmente dopo una tragedia immane come quella che abbiamo conosciuto,intuito parzialmente tramite i media.
Qui una ricca galleria di immagini sulla Biennale del 2009 poco prima del terremoto
Qui un'altra galleria di immagini,scoprirete come l'animismo e il feticismo africano non siano affatto distanti dalla cultura degli artisti di Haiti.
Infine qui sotto in francese un approfondimento per chi volesse approfittare ora della curiosità che anima lo spirito nomade ora dei tropici e autoinvitarsi alla biennale.

Credit: http://www.sfp.asso.fr/vitevu/index.php/2009/12/20/355-ghetto-biennale-un-salon-des-refuses-au-21eme-siecle C’est un projet qui semblait impossible, particulier, extraordinaire qui prend forme en ce moment à Port au Prince. Leah Gordon*, photographe britannique, que nous avions reçue à la MEP l’année dernière, organise depuis plus d’un an une biennale d’art contemporain dans les ghettos haïtiens. Cette idée part d’un constat simple : les artistes haïtiens ont peine voyager faute de visa. Le monde occidental veut bien acquérir leurs œuvres, les exposer mais ne souhaite pas forcément leurs autoriser un temps de séjour. Alors, inversons la tendance, et invitons les artistes des pays développés à se rendre chez nous, au cœur même d’un des pays les plus pauvres et plus violents du monde.
Force est de constater qu’aucun budget n’a été alloué, aucune aide des gouvernements, mais malgré tout, la Ghetto Biennale est bien là, présente et réserve encore des surprises. L’objectif était de mobiliser les artistes locaux, que ce soit leur biennale ; alors Jean Hérard Céleur, André Eugène (tous deux exposés à Kreyol Factory, La Villette, l’année dernière) et d’autres artistes de Grand Rue ont pris les choses en main du mieux qu’ils ont pu afin d’accueillir leurs collègues majoritairement anglais et américains. Faciliter l’entrée dans le pays, améliorer les conditions de séjour mais ne pas occulter le ghetto, la misère, le quotidien des haïtiens que les touristes s’efforcent d’ignorer quand ils vont se prélasser sur les plages antillaises. La population vit dans les détritus que nos sociétés de consommation rejettent sur leurs côtes. Les artistes en tirent partie - ont-ils le choix ? - et fabriquent leurs œuvres aux influences vodous dans du plastique, des carrosseries de voiture, des déchets en tout genre et subliment la pourriture.

Les artistes utilisent tous les détritus de l’économie post-coloniale qui se sert d’Haïti comme d’une déchetterie. Aujourd’hui, ils retournent le compliment, en créant des assemblages et bricolages étonnants, qui expriment à la fois la détresse tout autant que la créativité sans fin d’Haïti et du vodou. J’ai visité leurs ateliers de la Grand Rue à plusieurs reprises au cours de ces quatre dernières années. J’ai eu la chance de voir leurs sculptures naitre à partir des matériaux récupérés, dans un chantier installé sur un bout de rue, un bout de ville sur un bout de pays. Mais ce n’est pas tout, il faudrait ajouter que tout comme Haïti, leur sculptures semblent exprimer la créativité débordante d’un peuple qui est simultanément le plus pauvre économiquement et plus riche artistiquement du Nouveau Monde.
Professeur Donald Cosentino, World Arts and Cultures, Université de California-Los Angeles.

Parmi les artistes invités à venir créer à Port au Prince, la photographe américaine Laura Heyman. Connue pour ses autoportraits en tant que femme de l’artiste**et professeur assistante à l’université de Syracuse, Laura Heyman décide d’aborder cette biennale en soulevant la question du voyeurisme dans la pratique photographique. « Est-ce que quelqu’un peut voir/photographier le Tiers Monde sans voyeurisme ou objectification ? » demande t-elle en introduction à son projet. S’inspirant des photographes comme Mike Disfarmer, James VanDer Zee et Seydou Keita qui pratiquent le portrait des classes les plus pauvres avec respect et dignité du modèle, elle continue la réflexion en se refusant à rapporter ses clichés chez elle pour les développer mais aussi par crainte de les statufier en souvenirs exotiques des « autres ». Pour remédier à cette pratique qu’elle qualifie d’impérialiste, elle conçoit son projet en deux parties : une première étant de filmer les négociations et discussions entre les modèles et le traducteur, enregistrant alors chaque demande particulière de pose, de fond … la seconde étant l’installation d’une chambre noire dans sa chambre d’hôtel afin de développer les clichés. Laura Heyman repartira les mains vides, toutes les photographies ayant été données aux modèles respectifs. Ce sont eux, ces haïtiens, qui détermineront la vie de leur image, la chériront, l’offriront, la troqueront. Laura Heyman prépare son second voyage pour Port-au-Prince afin de continuer son projet photographique. Elle nous livrera alors son expérience de travail en Haïti.



detail andré eugene's papa legba sculpture on boulevard jean jacques dessalines
photo by richard fleming
image courtesy of the miami herald



















agede sculpture on the road
image courtesy of the miami herald



the ghetto art biennale
photos by tracey moberly

the ghetto art biennale
photos by tracey moberly


sculpture by andré eugene
image courtesy of andré eugene


'grand rue sculptors' pioneer andré eugene
image courtesy of the miami herald
      

Napoli, i Clochard a guardia dei monumenti architettonici del passato!

Clic sulla foto per accedere alla Galleria fotografica



Sconvolgente!
In questa galleria vedrete piccole chiese,monumenti architettonici del passato in completo stato di abbandono,
che almeno le regalassero o prestassero dico io, ai mussulmani che almeno ci farebbero una Moschea,sarebbero senza dubbio gli ingressi più puliti,meno ostruiti dalla sporcizia e forse li restaurerebbero questi beni!
Paradossale che ad abitarle siano dei clochard,dei barboni,non che non lo meritino anzi ben venga la caritatevole ospitalità condita da tolleranza verso il servizio che prestano...mà sintomatico il fatto di come vanno le cose in Italia in tema di patrimonio d'arte!

La pedofilia del clero e' colpa del '68


Ho fatto un po di confusione,ecco il link originale del post

PADANIA FELIX PADANIA FUN VIAGGIO NELLA CRAZY PADANIA

 La pedofilia del clero e' colpa del '68
- da Di tutto di piu' di Slasch16 (Natalino Grigolato)

La pedofilia del clero e' colpa del '68. Non l'ha detto Brunetta o Sacconi ad un convegno del Pdl, ma il Vescovo di Augsburg.
La teoria che tutto il male sia colpa del '68 e' tipica degli ex socialisti che adesso sono nel partito della liberta', in quanto sono liberi di dire stronzate, dato che nel '68 erano degli emarginati, ma questa volta non sono loro a delirare, e' un vescovo.
Walter Mixa, vescovo di Augsburg, gia' non so scrivere in italiano figuratevi in tedesco, in una intervista alla Sueddeutsche Zeitung mette a fuoco il suo punto di vista sulla pedofilia clericale che sta' travagliando la chiesa tedesca e non solo, come sappiamo.
Dice Don Mixa: se questa infamia ha travolto le sacre tonache, la colpa e' del permissivismo sessuale e della culla che lo ha sdoganato, e cioe' il sessantotto.
Essendo nato a dicembre del '48, nel '68 avevo 19, anni e vi assicuro che ho cercato di approffittare al massimo della permissivita' sessuale dei miei tempi, diciamo che ogni lasciata era persa. Lo so che e' non era una delle filosofie migliori ma ci si divertiva un mondo.
Ebbene, mai mi e' passato per il cervello di fare sesso con una bambina e tanto meno con un bambino. Questo e' semplicemente un pazzo, un vescovo pazzo, per non dire altro.
Tra l'altro, faccio notare, che come vescovo non conosce nemmeno la Bibbia, quella sacra, che racconta in quantita' industriale di accoppiamenti a dir poco disinvolti, raramente regolari, stando ai canoni del '68.
A meno che la Bibbia non l'abbia scritta Mario Capanna spinto dalla filosofia di Herbert Mancuse.
Pensate che persino i massaggi del capo della protezione civile vengono da li', dalla Bibbia.
Adesso sono curioso, se quello che dice Don Mixe e' credibile, voglio telefonare a Mario Capanna e chiedergli: Mario, cosa intendevi dire quando hai scritto: Formidabili quegli anni?
Ti riferivi alla passera o alla politica, rispondi tranquillamente, senza problemi. Per non sbagliare ci ho dato dentro con tutte e due, e' solo una curiosita' personale.
Niente rimorsi.
Mentra infuria la polemica sulla pedofilia e l'omosessualita' del clero Sanremo ha provveduto a fottersi il popolo italiano contro natura, per i leghisti: l'ha messo nel culo agli italiani.
Con l'inno reazionario cantato da principe e dal suo portamazza, Pupo. ( Fonte l' UNita')
Che sia colpa del '68 anche li'?

Credit:
http://slasch16.splinder.com/post/22277664/La+pedofilia+del+clero+e%27+colp

Reportage fotografico l'Harem,l'Eros la sua vita e le sue creature

Prima o poi tutti abbiamo ammirato l'Orientalismo,quel genere di pittura ricco di esotismo molto in voga dal 1800 in poi,ad esempio con Delacroix oppure più tardi con certe opere di Matisse,l'Harem fu un mito,una fantasia,un sogno ad occhi aperti per gli artisti dell'epoca e i viaggiatori,un fantasma per i collezionisti,la moda dilago nelle cartoline postali ed ancora oggi le sue immagini le ritroviamo sfruttate commercialmente in tutta una serie di prodotti,io vi presento qui un reportage fotografico di Tamer Yilmaz sull'harem certo di fare un immenso piacere a molti miei colleghi.
Il fotografo pare sia stato chiamato a realizzare un reportage privato dentro un vero harem,una commissione lautamente ricompensata,ha avuto la buona idea di ricostruire nel suo studio la scenografia e l'ambientazione dell'harem per restituircelo come esso abita il nostro immaginario e a suo dire non molto distante dalla realtà che ha fotografato,il "padrone" dell'harem opto per una fedelissima ricostruzione dello stesso ispirandosi ad opere d'arte dell"800 francese;esso pone nella rappresentazione-ricostruzione fotografica invariabilmente l'accento sul fantasma sessuale dell'harem,l'Eros,l'abbandono nell'ombra fresca e profumata di una soleggiata costa mediterranea più che sulla fierezza e la ricchezza delle personalità femminili che lo popolano;lo rammento una" fauna" allevata con un destino promesso sin dalla più giovane età ed estremamente colta,raffinata (...) nel mito l'harem è per eccellenza il luogo delle trame e dei misteri,di una guerra accanita per il predominio,nella realtà  il Serraglio (...) è governato da leggi secolari tramandate segretamente da pochi iniziati che ne regolano la vita.
Qui sotto aggiungo qualche informazione in più tratta da wikipedia,l'argomento è sterminato e volutamente ho posto da parte l'aspetto letteratura e filosofia....



Dalla parola araba Ḥarīm (ﺣﺮﻳﻢ), l'Harem indica il gineceo: il "luogo riservato" destinato alla vita privata delle donne.
Le disposizioni relative alle donne, frutto di una tradizione antica precedente l'Islam e talvolta di una contaminazione derivante dall'acculturazione con i costumi bizantini, hanno presto comportato nell'ambito della cultura islamica che le donne vivessero, all'interno della casa, in uno spazio loro riservato, cui aveva diritto d'accesso solo l'uomo che, per età o grado di parentela, non potesse aver lecitamente rapporti sessuali con la donna.
Luoghi riservati alle donne erano anche identificati negli edifici pubblici, cosicché alle donne era ad esempio destinato, se possibile, uno spazio soprastante il luogo di preghiera (musalla) nella moschea, ovvero era loro ritagliato un orario differenziato di accesso rispetto agli uomini che dovevano assolvere l'obbligo canonico della Ṣalāt.
Del pari, nei bagni pubblici (ḥammām), le donne potevano accedere in orari diversi da quelli degli uomini (sovente il pomeriggio), oppure in giorni alterni rispetto al sesso maschile.
Gli Harem diventarono un'istituzione dagli accentuati riflessi sociali e politici quando erano costituiti dai sovrani dei vari Stati musulmani. Costoro — che avevano l'obbligo di mantenimento dei ginecei dei loro predecessori — amarono ingrandire il più possibile i loro Harem, non solo come ostentazione della loro ricchezza e potenza o della propria personale soddisfazione sensuale, ma anche per poter più facilmente scegliere, fra i tanti figli che le tante concubine gli generavano, quello che a loro arbitrio appariva il più dotato e il più meritevole della successione.
A sorvegliare gli Harem erano destinati gli eunuchi che, per il loro altissimo valore pecuniario, costituivano un altro simbolo di ricchezza e di potere. Essi garantivano un controllo dei luoghi senza che ciò comportasse alcun rischio per i loro gelosi padroni.
Il ricorso agli eunuchi è praticamente scomparso nelle aree di cultura islamica, sopravvivendo solo nel servizio di sorveglianza e di cura della Ka'ba di Mecca. Anche l'ampiezza dei ginecei si è drasticamente ridotto, permanendo di fatto quasi solo nelle aree dei Emirati del Golfo Persico e dell'Insulindia, anche in considerazione del fatto che in non pochi paesi musulmani la poligamia, nella forma della poliginia, è stata interdetta dalle leggi civili, malgrado essa nel Corano sia invece autorizzata, pur con qualche limite.

CREDIT:Photographer: Tamer Yilmaz Stylist: Hakan Ozturk Make Up: Hamiyet Akpinar Hair: Ibrahim Zengin Production: Hakan Ozturk

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milano.corriere.it «La fotografia in Italia. 1945-1975» come eravamo

Clic sulla foto per accedere alla Galleria fotografica.
Alcune foto leggendarie dal 1945 al 1975 in quets agalleria fotografica,alcune di esse sembrano lontane secoli dalla nostra attuale identità ma a ben vedere la sostanza provinciale del paese non è affatto cambiata.

Michelangelo sotto le dita per la III giornata nazionale del braille

 La «Creazione di Adamo» viene riprodotta in rilievo per il Polo tattile multimediale di Catania

a partire dal 20 febbraio 

Il museo tattile di CataniaCATANIA – «Leggere» con le dita la «Creazione di Adamo» e provare meraviglia, come chi sullo stesso soggetto dipinto posa invece lo sguardo. Questa esperienza sarà possibile ai non vedenti da sabato 20 febbraio al museo del Polo tattile multimediale (Ptm) di Catania, dove verrà presentata una riproduzione in rilievo del più noto particolare del «Giudizio universale» affrescato da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina. Lo svelamento dell’opera, realizzata in scala fedele all’originale dagli artisti del laboratorio cartotecnico della Stamperia regionale Braille, rientra nell’ambito delle iniziative per la «III Giornata nazionale del Braille» fissata il 21 febbraio ma celebrata già a partire da due giorni prima con un convegno («Il Braille: portale di scienza, arte e cultura») presso il Monastero dei Benedettini.
DUE SIGNIFICATI, UNA GIORNATA – Ricordando che gli ultimi dati disponibili, diffusi nel 2008, stimavano in oltre 350 mila le persone cieche e in più di 1 milione e mezzo gli ipovedenti italiani, la tre giorni di iniziative dedicata all’invenzione di Louis Braille acquisisce un peso specifico notevole. Da un lato sottolinea l’importanza di un alfabeto che, avanzamenti tecnologici a parte, resta tuttora essenziale per la comunicazione e l’apprendimento di non vedenti e ipovedenti. Dall’altro consente di accendere i riflettori su una sorta di cittadella di servizi e proposte d’interazione per i ciechi all’avanguardia in Europa, ovvero il Polo tattile multimediale di Catania.
CITTADELLA RICCA DI ATTRATTIVE – Il Ptm ha sede in un edificio settecentesco di 2 mila metri quadri e comprende spazi e funzioni differenti: c’è il Giardino sensoriale con la fontana «musicale» e il percorso tra i profumi delle piante tipiche isolane; c’è il Bar al buio dove vedente e non vedente si scambiano il ruolo di guida; c’è l’Internet cafè con postazioni computer dotate di barra Braille per leggere i testi con le dita e di screen reader (lo strumento che traduce in voce ciò che appare sul monitor); c’è infine l’unico show-room d’Italia (e terzo per ampiezza in Europa, dopo Parigi e Londra) con libri, giocattoli e sussidi didattici e tecnologici innovativi a disposizione dei visitatori. Inoltre, «Creazione di Adamo» a parte, del Ptm fa parte anche il Museo tattile, dove si possono toccare molti capolavori d’arte riprodotti in scala e identificati da targhette in Braille. Dalla «Venere di Milo» al «Discobolo» di Mirone, dal busto del «Cristo Crocefisso» di Donatello alla «Psiche abbandonata» di Pietro Tenerani, e poi la «Venere dei Medici» e la «Testa di Medusa» di Antonio Canova, altri pezzi di Michelangelo (la testa del «David», «Mosè» e «Aurora») e i modellini del catanese Castel Ursino, dei templi di Agrigento, dell’Etna e del Ponte sullo Stretto di Messina come prefigurato nei progetti...
LA STAMPERIA E IL 3D – Infine, la Catania per i non vedenti offre i servizi della Stamperia regionale Braille dell’Unione italiana ciechi. Una biblioteca con 5 mila volumi in Braille e un migliaio di audiolibri, ma soprattutto un laboratorio artigiano che stampa in rilievo i testi scolastici, riedita libri a caratteri ingranditi per ipovedenti, trascrive opere a richiesta, realizza testi elettronici, registra volumi su file e supporti magnetici, produce disegni termoformati in rilievo (cartine geografiche e figure tridimensionali).
Corrado Fontana