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martedì 2 febbraio 2010

Trompe l'Oeil,pittura su parete,scenografia,Incredible 3D Wall Paintings

Credit-Incredible 3D Wall Paintings

Ho degli amici che si spaccano letteralmente la testa nell'ardua scelta dello spazio,della finestra che vorrebbero aggiungere alla parete per conferirle una maggior apertura sul mondo,qui sono certo troveranno qualche spunto,questo" Trompe l'Oeil",cioè inganna l'occhio molto raffinato è perfetto nelle sue prospettive,ben strutturato,mi pare possa fare al caso loro. Purtroppo il sito che me lo ha suggerito non cita il nome dell'artista,io trovo questa monocromia coloristica molto più raffinata dell'Iperealismo più fantasmagorico con tutti i suoi effetti rutillanti,una decorazione affatto invasiva,discreta,solare e rasserenante,ci restituisce l'idea di un tempo che si fà letteratura,narrazione. 


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lunedì 1 febbraio 2010

the mistery of Vivian Maier L'occhio di Vivian, la bambinaia rivela la triste America di strada

100cosecosi

La storia di una donna francese che ha deciso di vivere e interpretare la sua vita nell'ottica della filosofia,alla Michel Montaigne, se cosi si puo dire un filosofo di cui non poteva certo ignorare l'esistenza,un monumento della scienza umanista , parlerà a lungo delle sue caratteristiche fisiche, del suo temperamento, dei suoi sentimenti, delle sue idee e degli avvenimenti della sua vita. Il suo fine è quello di conoscersi e di conquistare la saggezza.
Il sentimento di una vita pienamente accettata e quindi goduta, la serena attesa della morte, considerata un evento naturale da attendere senza timore, rendono questo libro di Michel Montaigne: "Les essais" estremamente umano,la giovane fotografa più che puntare l'obiettivo su se stessa lo punta sull'uomo e sulla vita del suo tempo,con umiltà e segreta modestia sfruttando una peculiarità speciale dell'occhio del fotografo:tutto quello che fotografa si fissa nella sua memoria per sempre e personalmente ho immensamente gioito di questa magia,di questo doppio registro atto a catturare per sempre l'emozione,il sentimento innalzando il presente,l'attimo fuggente alle vette del sublime...Vivian sapeva di questa peculiarità della memoria e dello sguardo tant'è che la stragrande parte dei negativi non li ha mai sviluppati,erano le immagini ancora nell'ombra e non ancora domate dagli acidi di sviluppo già sue e per sempre!
Il mondo ha nutrito Vivian sino al suo ultimo sospiro ed è per un puro miracolo che oggi abbiamo la sua opera tra noi a indicarci un cammino segreto e universale,impiegabile in qualsiasi campo delle arti,dalla poesia alla letteratura sino alla pittura o alla scultura e via dicendo,il suo mondo è oggi scomparso come avviene e avverrà ogni tante generazioni,impercettibilmente scompare alla memoria dell'uomo,si inabissa se non fosse per lei di quel mondo in parte il suo mondo,non avremmo più traccia,ricostruire le assolate emozioni,gli incontri casuali delle sue passeggiate americane un microcosmo che si fà universo (...) capace di assurgere alla dimensione di una Supernova...Impossibile ricostruile se non ci fosse la sua straordinaria ossessiva,metodica testimonianza,il suo sguardo timido,sensibile,curioso e profondo;distaccato e rispettoso.
Possiamo riviverle le sue immagini solo se il nostro occhio vive desidera intensamente carpire l'autenticità impercettibile,sfuggente,sublime dell'attimo,del presente per dilatarlo,catturarlo sino a condividerlo dopo averlo fissato su carta fotografica,esso solo allora potrà appartenerci.


 L'occhio di Vivian, la bambinaia rivela la triste America di strada

Fonte: Corriere della sera.it
ANZIANE impellicciate che guardano stizzite l'obiettivo, uomini con i cappelli che fumano sigari, bambini che piangono accuditi da mammine eleganti. Venti anni di storia americana, fotografata per le strade di Chicago rigorosamente in bianco e nero con una macchina Rolleiflex medio formato, tornano alla luce, online, grazie a un collezionista fortunato. L'autrice di questi mirabili scatti, esempi preziosi di street photography, è la francese Vivian Maier: arrivata negli Stati Uniti negli anni '30, impiegata prima come commessa e poi come bambinaia, morta in disgrazia nel 2009 e solo oggi celebrata come una fotografa di successo. Ha scattato ininterrottamente fino agli anni '90 per poi conservare migliaia di negativi mai stampati tutti per sé, senza mostrarli mai a nessuno. Ma nel 2007, a causa di alcuni pagamenti insoluti, parte della  produzione di Vivian viene ceduta, insieme ad altri mobili d'epoca, chiusa in un armadietto di archiviazione.


I mobili vengono messi all'asta e 40mila negativi, dei quali circa 15mila ancora all'interno di rullini non sviluppati, vengono acquistati per poche centinaia di dollari da John Maloof, fotografo per passione e agente immobiliare per professione, in cerca di materiale fotografico per la scrittura di un libro sui quartieri di Chicago. È lui a decidere di far conoscere al mondo l'opera di Vivian pubblicando parte delle immagini acquisite sul blog Vivian Maier - Her discovered work. Sboccia così, a metà tra la leggenda e la virtualità, il mito di Vivian Maier, la fotografa del mistero della quale si conoscono rare notizie biografiche e il cui viso si intravede solo in alcuni autoscatti.


Nata in Francia il 1 febbraio 1926, la ragazza arriva negli Stati Uniti negli anni '30 e vive per alcuni anni a New York lavorando come commessa in un negozio di caramelle. Dagli anni '40 in poi si trasferisce a Chicago, dove viene assunta come bambinaia in una famiglia del North Side. Appassionata di cinema europeo, impara l'inglese andando a teatro, veste abiti e scarpe da uomo e indossa grandi cappelli. Una donna che non amava parlare, così la ricordano gli impiegati nello storico negozio di apparecchiature fotografiche di Chicago Central Camera, e i suoi ultimi giorni li ha trascorsi in una casa pagata dai tre ragazzi che aveva accudito fino agli anni '60. Sono loro, raggiunti da Maloof in un tentativo di ricostruire la biografia della fotografa, a raccontare di una donna misteriosa, socialista, femminista e anti-cattolica, che scattava fotografie in continuazione.


Maloof aveva cercato di contattarla circa un anno dopo l'acquisizione della collezione, dopo aver scoperto il suo nome, scritto a penna con una accurata grafia di altri tempi, a margine di una busta porta negativi. Digitando le parole Vivian Maier su Google aveva trovato però solo un annuncio mortuario. "Vivian Maier, nata in Francia e residente a Chicago negli ultimi 50 anni è morta serenamente lo scorso lunedì  -  recitava così il necrologio apparso su un quotidiano locale - Seconda madre di John, Lane e Matthew. Uno spirito libero che ha magicamente toccato le vite di chi la conosceva. Critica cinematografica e straordinaria fotografa".
L'occhio di Vivian, la bambinaia rivela la triste America di strada


Paradossalmente la donna era morta il giorno prima dell'inizio delle ricerche di Maloff. La storia di Vivian, dei suoi soggetti che a tratti ricordano l'asperità dei personaggi di Diane Arbus, dei suoi rullini non sviluppati e della sua tecnica unica, diventa per lui quasi un'ossessione. L'agente decide di comprare una Rolleiflex come quella di Vivian e di scendere per le vie di Chicago per ripercorrere le sue tracce. Capisce così il valore di quegli scatti, la difficoltà di cogliere quelle espressioni, e decide di pubblicare l'opera online. In attesa di scrivere un libro sulla fotografa del mistero.


Una storia in continua evoluzione che non smette di affascinare i centinaia di blogger che visitano il sito dedicato alla Maier Lì, una sezione speciale dal titolo Unfolding the mistery of Vivian Maier, ovvero svelare il segreto di Vivian Maier, raccoglie le poche informazioni e invita i visitatori a contattare l'autore in caso di altre notizie sulla donna. E mentre tutti i negativi sono stati scansionati ci sono ancora circa 600 rullini che attendono di essere sviluppati. Nella collezione acquisita da John solo un paio di immagini sono state stampate in piccolo formato da Vivian, quanto basta per  pensare che nelle volontà della fotografa non ci fosse l'idea della divulgazione e dell'esposizione di questi incredibili scatti.


DIAPORAMA



PARIGI MONUMENTALE BOLTANSKI installazione Monumenta 2010



L'Espresso.it
I ricordi individuali e la memoria collettiva, la necessità di lasciare una traccia, la vita, la morte, il caso, il destino. Questi sono i temi di un’immensa installazione effimera presentata da uno fra i principali artisti contemporanei internazionali, Christian Boltanski, a Monumenta 2010, nei 13.500 metri quadri della hall del Grand Palais.

Nato nel 1944, Christian Boltanski, per Monumenta 2010, propone un’esperienza intensa, fisica e psicologica, di fronte alla quale l’osservatore curioso, rimane scosso dalla spettacolarità emotiva e dalle questioni che emergono dall’intimo. Questioni intime e questioni senza tempo, che arrivano ad interrogare il senso della natura e quello dell’umanità.
Opera visiva e sonora, installazione effimera in-situ, riflessione sociale, religiosa, umana, sulla vita, la memoria, la singolarità irriducibile di ogni singola esistenza, la presenza della morte, la disumanizzazione dei corpi, il caso, il destino.
Invitato ad un percorso libero, fra le costrizioni fatte di paletti metallici arrugginiti, neon, abiti usati stesi a terra, in quest’installazione che potrebbe essere definita un’allegoria della vita, il visitatore ha il miglior ruolo. Quello dell’uomo libero, fra le costrizioni.
Libero di scegliere il suo percorso, corto o lungo, intenso o affrettato, superficiale o tanto profondo da poter lasciare la traccia del suo passaggio registrando il battito del suo cuore nell’opera “Archivi del cuore”, prima di avviarsi ineluttabilmente verso il destino. Tema nuovo, per questo artista che si interroga, nelle nelle sue opere, sui limiti dell’umanità e sulla dimensione essenziale del ricordo privato e della memoria collettiva.
Unico punto fisso, nei processi non lineari e sfuggenti della memoria, rimane la morte. È infatti attorno a lei che la memoria individuale e quella collettiva si annodano tragicamente. Punto di partenza dal quale la memoria si ricostruisce, nelle tracce di ricordo lasciate in contemporanei detentori di una effimera sopravvivenza.
L’opera non è più solo un oggetto d’arte, diventa vettore d’emozioni, trascende la forma per connettere gli uomini, far nascere un sentimento, uno choc, una presa di coscienza.
Il nome scelto per questa installazione da Christian Boltanski è “Personnes”. Parola a doppio significato, in francese. Sia “nessuno” che “persone”.
L’artista è colui che “svela allo spettatore una cosa che era già in lui, che profondamente sa già, e la fa risalire al livello della coscienza”, spiega Boltanski. Memoria individuale e memoria collettiva si associano, si interpenetrano. Ogni individuo è il suo proprio passato, ogni popolo è la sua storia. La questione dell’artista è proprio sul come si passa dai ricorsi individuali, che assomigliano solo a noi, alla memoria collettiva, condivisa. Qual’è la parte di ciascuno nella composizione dell’immenso puzzle della memoria di tutti. E come alcune memorie private riescono a prendere il passo, appoggiandosi su altre memorie private, fino, talvolta, a imporsi in tal modo prendere la mano del nostro futuro.
Ossessionato dalla traccia da lasciare Christian Boltanski, dal primo gennaio di quest’anno ha accettato di essere filmato in permanenza, nel suo ateliers, da quattro telecamere fino al momento della sua morte. Le immagini sono diffuse in diretta in una grotta in Tasmania, accessibile gratuitamente al pubblico, dove vive il ricco collezionista che ha acquisito l’opera in cambio di una rendita vitalizia: “Gioco una partita con il diavolo e conto vincere” spiega Boltanski “Se muoio entro 8 anni, il collezionista guadagna soldi, se scampo di più perde soldi”.
Le precedenti edizioni di Monumenta erano state confidate nel 2007 ad Anselm Kiefer e nel 2008 allo scultore americano Richard Serra. Ciascuna aveva attirato oltre 140.000 visitatori in cinque settimane.

domenica 31 gennaio 2010

OMOSESSUALI ? RIAPRIRE I CAMPI DI CONCENTRAMENTO OVVIO !

 Francamente quando ho letto a momenti cado dalla sedia,non tanto perchè sorpreso dalle affermazioni di questo individuo prezzemolino nel mondo mediatico delle TV ma per il fatto che l'Ordine dei Medici tolleri nei suoi ranghi un tale genere di "pensatore" più prossimo al nazismo che alla terapia medica in quanto tale e non c'è molto da sorprendersi perchè il personaggio fù spedito a suo tempo "sull'Isola dei Famosi" a quietare i bollenti spiriti della competizione sadomasex-alimentare !
Qui sotto tutte le sue opinabili affermazioni,da chiedersi che ne è dei suoi pazienti...insomma forse lo specchio della serietà con cui l'Ordine dei Medici gestisce "l'aderenza" scientifica dei suoi membri,l'università che lo ha promosso a pieni voti...insomma,si resta senza parole,sbalorditi,perplessi,in molto paesi le sue affermazioni sarebbero perseguite per incitamento all'odio razziale disconoscendo in pieno la Carta Universale dei diritti dell'Uomo !
"  Il mondo moderno va avanti per lobbies ed oggi quelle più potenti ed influenti sono quelle massoniche, ebraiche, omosessuali. Insomma, come qualle dei tassinari a Roma. Se ti opponi, ti menano  "  
Antisemitismo,Razzismo,Omofobia dichiarata che si apparenta nelle sue affermazioni al pensiero espresso dal III° Reich di Hitler e che ha prodotto oltre 600.000 vittime omosessuali nei campi di sterminio !
 
Allestimento di una Installazione d'Arte sull'Olocausto

Wikipedia: Nazismo e Omosessualità
Hitler supponeva che l'omosessualità fosse un "comportamento degenerato" che rappresentava una minaccia alla capacità demografica dello stato e ne che danneggiava il "carattere virile". I gay vennero denunciati come "nemici dello stato" ed accusati come "corruttori" della moralità pubblica che mettevano in pericolo il tasso di natalità della Germania. Circa un milione di omosessuali divennero vittime del regime nazista anche se non venivano da subito trattati alla stregua degli ebrei; come componenti, seppur "deviati", della "razza padrona" si preferiva "convincerli" ad una "corretta" sessualità e ed ad una "dignitosa" socialità. I gay che rifiutarono di conformarsi e modificare il loro orientamento sessuale vennero deportati nei campi di concentramento dove vennero sterminati attraverso il duro lavoro imposto.
La persecuzione nazista degli omosessuali venne portata a termine principalmente attraverso l'inasprimento delle leggi omofobiche, il tristemente conosciuto paragrafo 175, in nome del quale 100.000 gay vennero arrestati, 60.000 condannati a pene detentive e un numero sconosciuto internati in ospedali psichiatrici.
Migliaia di gay vennero sottoposti alla sterilizzazione forzata in seguito a sentenze pronunciate dai tribunali nazisti. Alcuni dei perseguitati da queste leggi non si identificarono mai come omosessuali e vennero semplicemente arrestati, imprigionati o castrati. Alcune di queste "leggi contro l'omosessualità" continuarono ad essere presenti nell'ordinamento giuridico occidentale fino agli anni '60 e '70 e per questo molti uomini e donne ebbero paura di rivelare la loro condizione sessuale fino a quando queste "leggi" vennero abrogate.
Il numero di persone omosessuali uccise nei campi di concentramento durante l'Olocausto varia in maniera tra le 10.000 e le 600.000; la ragione di queste ampie variazioni risiede nella diverso conteggio delle persone esclusivamente omosessuali o anche appartenenti ad altri gruppi sterminati dai nazisti (ebrei, rom, dissidenti politici). Inoltre spesso i documenti relativi alle cause di internamento non vennero compilati, oppure scomparvero dopo la guerra.


fonte "il nichilista" di Fabio Chiusi

IPSE DIXIT :
[L'omosessualità] è una patologia e quindi un grave disordine. Non è normale affatto, posso anche accettarla, nel senso che gli omossessuali vanno rispettati e non colpiti, ma da questo a farne cosa nella norma ci passa.
Esistono cause organiche, ma talvolta anche a scelte personali di vita, deliberate e volute. Una condotta comunque sempre contro ogni natura e disordinata.
Un tempo era senza dubbio vista da tutti come patologia. Poi, recentemente, prima la società americana di psichiatria e  dopo la organizzazione mondiale della sanità, la hanno cancellata.
Io ero e resto della convinzione che la omosessualità sia una patologia, una anormalità della sessualità e quindi un disturbo [...] per disturbo si intende un distacco dalla realtà e non ci piove sul fatto che la sessualità abbia come primo e principale scopo la riproduzione della specie. Ora non è possibile questo evento nell’atto sessuale tra persone del medesimo sesso. Nessuno, tanto meno io, vuole fare delle discriminazioni, ma è così.
In parte ci potrebbero essere persone geneticamente predisposte alla omosessualità, ma non è detto, come altre patologie se quel virus, non mi riferisco alla omosessualità per virus, esploda oppure no. Ma omosessuali si diventa, ed il più delle volte, per libera e precisa volontà. In una società che ha perduto ogni valore etico.
La sessualità ha senso se volta alla procreazione. Il matrimonio ha una duplice sfera: umana e relazionale e sacra e liturgica. Fuori di questi campi è libertinaggio. L’omosessualità, nonostante il parere di altri colleghi, è una anormalità, una patologia e un disturbo che si traduce in malattia.
Gli omosessuali sono dei disturbati e come tali patologicamente rilevanti.
Io ho il diabete. Non mi offendo se qualcuno mi dice che sono malato, è la realtà. Bene, per quale motivo gli omosessuali si offendono se qualcuno, correttamente, parla di patologia. Peggio ancora di scelte deviate.
I gay sono soggetti patologicamente diversi e basta. Dei disturbati.
Il mondo moderno va avanti per lobbies ed oggi quelle più potenti ed influenti sono quelle massoniche, ebraiche, omosessuali. Insomma, come qualle dei tassinari a Roma. Se ti opponi, ti menano.
Parola di Francesco Bruno, professione psichiatra (e frequentatore di salotti televisivi).
Esatto, lui potrebbe curare voi.

Esposto all’Ordine dei Medici contro Francesco Bruno


Apprendiamo da un sito di chiara matrice cattolica (www.pontifex.roma.it) le aberranti dichiarazioni del famoso criminologo e psichiatra prof. Francesco Bruno: "Io ero e resto della convinzione che la omosessualità sia una patologia, un’anormalità della sessualità e quindi un disturbo, un distacco dalla realtà e non ci piove sul fatto che la sessualità abbia come primo e principale scopo la riproduzione della specie. Ora non é possibile questo evento nell'atto sessuale tra persone del medesimo sesso”.
Nel ribadire le già conosciute posizioni anti scientifiche in materia di omosessualità, il dottor Bruno esprime tutto il suo disprezzo rispetto alle posizioni assunte dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla comunità scientifica internazionale. Il criminologo si lancia in opinioni improntate a una ricostruzione in termini patologici e meramente comportamentali dell’omosessualità e, di  fatto, nega la naturalità dell’omosessualità e la sua dimensione affettiva arrivando a definire la stessa una patologia.
“Queste argomentazioni sono prive di qualsiasi credibilità sotto il profilo scientifico – dichiara Aurelio Mancuso presidente nazionale Arcigay – sono indegne di uno psichiatra, intrise d’ideologia e di falsità. Quali sono le basi scientifiche di tali affermazioni? Quali gli studi di riferimento? Credo sia a tutti noto, piuttosto, che numerosi studi di carattere psicologico, ricerche internazionali, seminari scientifici e pubblicazioni psicologiche e sociologiche, sulla base di riscontri scientifici pubblicati, attestino esattamente il contrario di ciò che irresponsabilmente afferma il Dott. Bruno. Da parte nostra respingiamo questo maldestro tentativo di riportarci ai periodi bui della medicalizzazione della nostra identità sessuale”.
“Non possiamo consentire a un professionista del livello del dott. Bruno – dichiara Luca Trentini responsabile Diritti umani di Arcigay - di farsi portatore di una visione ampiamente sorpassata, che offende la nostra dignità personale e la realtà delle nostre famiglie. Provvederemo nei prossimi giorni a inviare un esposto all’Ordine nazionale dei Medici perché sia fatta ulteriore chiarezza e siano presi provvedimenti contro chi diffonde teorie condannate dalla scienza e dalla storia. Chiediamo alla comunità scientifica di contribuire a un’opera di verità, riconoscendo in modo chiaro e inequivoco la falsità di tali affermazioni e ribadendo la posizione netta, attestata da decenni dalla comunità scientifica internazionale: l’omosessualità è una variabile naturale del comportamento umano”.
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L'Ode a Silvio berlusconi un "divertissement" grammaticale alla francese
























Adesso non ricordo bene dove ho pescato questa immagine ma me ne sono ricordato quando mia moglie mi ha citato un divertissement grammaticale francese molto in voga per sfuggire alla censura nel XVII° secolo.
Bene ve la propongo certo di darvi un momento leggero leggero di svago al di là dei sermoni sulla grammatica italiana da Dante Alighieri sino al Manzoni o della comune propaganda politica.
Per leggere fate cosi se siete "forzaitalioti" leggete integralmente il testo,se siete "sinistri" una riga si e l'altra no.
Sorprendente vero?!

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Da ABC a Nobuyoshi Araki l'Erotismo nella fotografia,il desiderio nudo



Tutto incomincio in Italia con ABC un giornale in bianco e nero formato tabloid con non poche foto scollacciate,il servizio,lo scoop di quegli anni (correvano gli anni 60) più eclatante fù quello che pubblicava le foto seminude di Tamara Baroni uno scandalo di cronaca che segno una epoca, lo si trovava volentieri dal barbiere e passava di mano in mano,primi esempio di educazione al desiderio nell'italietta di allora,poi venne Playboy e segui a ruota Playmen infine dilago la pornografia su carta e virtuale nel cinema e nel web.
Oggi io memore dei "bei tempi" che furono ripropongo nel blog di tanto in tanto l'Eros e stavolta presentando la più completa raccolta di immagini intorno al desiderio di Araki Nobuyoshi un esploratore non sempre compreso ma che riscuote un successo incredibile con innumerevoli mostre nei musei d'Arte Contemporanea.
Esploratore nel senso che da un lato prende atto delle pulsioni profonde che muovono il desiderio nell'Eros umano e dall'altro le fà emergere ai nostri occhi per spazzare via con sfrontatezza trasgressiva inaudita ogni residua mistica moralista o idealista,nella sua opera "le desir" viene privato di ogni sentimento e con una tecnica compositiva raffinatissima riesce a produrre immagini capaci di turbare l'animo,l'inconscio molto più della banalità cruda della pornografia. 
Non lasciatevi trarre in inganno dall'apparenza,non si tratta del culto del Bondage che peraltro sappiamo in Giappone assunto quasi a religione nella cultura Samurai.
Con bondage (in inglese schiavitù, soggezione) si indicano un insieme di attività sessuali basate sulle costrizioni fisiche realizzate con legature, corsetti, cappucci, bavagli o più in generale sull'impedimento consenziente alla libertà fisica, di muoversi, di vedere, di parlare, di sentire,per Araki non si tratta di questo pur restando il Bondage il mezzo principe nella sua arte per potenziare il significato profondo del mistero che emerge dalla sua opera.
Nulla di torrido nelle immagini,l' atmosfera non è grave,oscura,misteriosa,nera come si suppone dovrebbe essere se si trattasse di una rappresentazione sadomasochistica (...)
Aggiungo una nota,purtroppo questo genere di immagini puo essere apprezzata quasi escusivamente da un pubblico maschile non esistendo una proposta al femminile dell'Eros e del desiderio equivalente come impatto alle immagini di Araki,quando le trovero non manchero di pubblicarle per il diletto visivo,estetico del pubblico femminile del blog.
Continuando a questo post ne seguirà un'altro con quasi l'intiera produzione di Araki,una faticaccia credetemi,sarei felice se contribuiste nei commenti alla discussione intorno ad un tema estremamente serio (niente batture cretine per favore) malgrado sono sicuro di poter contare sull'apprezzamento quasi esclusivamente visivo della sua opera più che per il contenuto intelletuale,i significati e il senso più profondo del suo lavoro.
Se vi affiora alla mente qualcosa del Manga,della cultura Manga non credo che Araki se ne occupi più di tanto,solo citazioni di sfuggita e semmai è il Manga Porno-Dark che lo saccheggia esistendo l'opera di Araki da ben prima che il Manga si popolarizzi,divenga un fenomeno di massa (...)
Potremmo parlare per ore di Araki,ad esempio dello splendido rapporto che tesse con le sue modelle,del suo carattere,degli innumerevoli arresti che ha subito in Giappone con l'accusa di oscenità (...) il pelo pubico in Giappone è tabù,intangibile,infrangibile,inossidabile,subi l'arresto anche il direttore di un museo per aver organizzato una sua mostra,il che è tutto dire.
Infine,verso il centro dell'album fotografico la foto che in Belgio subi un attentato,ve la segnala il commento.











Questa fotografia in Belgio è stata oggetto di un attentato al cocktail molotov,sembra che abbia acceso ferocemente il desiderio di un puritano teocratico ed è la controprova dell'immenso talento di Araki nell'accendere il desiderio.














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sabato 30 gennaio 2010

Gb, impacchettata alla Christo la strada degli incidenti



clic sulla foto per accedere alla Galleria fotograficaCase, alberi, automobili, cucce per cani e persino nani da giardino. Tutto accuratamente impacchettato in 1500 metri quadrati di carta a bolle per denunciare i pericoli della guida in inverno. 
Se vogliamo una scopiazzatura dei pacchi giganteschi realizati da Christo negli ultimi decenni,si sà i pubblicitari non sempre sono inventivi,creativi.
Un'intera strada, la più incidentata del Regno Unito secondo un sito di assicurazioni per automobili, è stata così allestita con un'operazione condotta da otto uomini per dodici ore. Secondo i reponsabili del sito, che hanno incartato la strada, nella piccola Somerville Road di Worcester si verificano circa dieci incidenti automobilistici all'anno da dieci anni. Quando basta per lanciare un segnale chiaro: "Fragile, evitate di rompere tutto quello che vedete" 
(di BENEDETTA PERILLI)















Tra gli esempi memorabili c’è l’impacchettamento con tela di plastica e corde del museo di Arte Contemporanea di Chicago, nel ‘69. Poi ancora l’imballaggio del monumento a Vittorio Emanuele in piazza Duomo e quello a Leonardo Da Vinci in piazza della Scala a Milano (nei primi anni ‘70). O ancora quello del Reichstag di Berlino. Fino agli interventi sulla natura e la trasformazione del paesaggio. Negli anni ‘80, ad esempio, i due artisti - e coniugi - circondano una serie di isolette della Florida con un tessuto rosa galleggiante, in modo che dall’alto “le isole sembrano spiaccicate su degli immensi chewing-gum”, come ha commentato il critico d’arte Francesco Bonami.

Michael Landy L'artista che distrugge i capolavori degli altri


L'artista inglese Michael Landy, famoso per le sue provocazioni, ha realizzato ciò che i detrattori dell'arte contemporanea sognano di fare tutte le volte che entrano in un museo: scaraventare dall'alto di una scalinata e distruggere decine di opere di artisti famosi, del calibro per dire di Tracey Emin, Damien Hirst e Gary Hume. La realizzazione dell'installazione è stata fotografata e filmata in itinere e attualmente occupa una sala della South London Gallery, dove resterà in esposizione fino al 14 marzo. Il titolo della mostra è Art Bin, che in italiano suona più o meno "bidone d'arte", un gioco di parole che in un colpo solo esalta e affossa l'ermetico mondo della creatività contemporanea. La maggior parte delle opere distrutte da Landy appartengono alla sua collezione personale, regali di amici artisti che quando hanno scoperto che fine avrebbero fatto le loro creazioni sono andati su tutte le furie. Per evitare di farsi il vuoto intorno Landy ha chiesto a tutti di donare spontaneamente le opere secondo loro "più adatte ad essere distrutte". Il primo a rispondere entusiasticamente è stato Hirst, il genio che negli anni '90 mise uno squalo-tigre in formaldeide dentro una vetrina, seguito a ruota da Tracey Emin, Peter Blake, Julian Opie, Cornelia Parker e molti altri nomi.
Clic sulla foto per accedere alla galleria fotografica

Haiti Rinasce

















Peinture naïve de Wilson Bigaud (1951). Musée d'art haïtien.
La pittura è sempre stata una forma d'espressione tradizionale ad Haiti come testimoniano le decorazioni murali e certe illustrazioni religiose risalenti al secolo XVIII° quando le famiglie dei coloni più ricche facevano venire quadri e artisti rinomati dall'Europa con i lucrosi proventi del traffico di schiavi e le coltivazioni,dal cotone al caffè  (...)
Altre famiglie inviavano in Francia i loro schiavi "liberi" per fargli apprendere nelle accademie la pittura e sfruttarne in patria il talento,il più famoso è il ritrattista Léogâne.
La prima accademia d'arte Haitiana è creata dal Re Cristophe poco dopo l'indipendenza nel 1804 circa,vi giungono professori,artisti francesi e tra il 1830 e il 1860 vedono la luce i soggetti tipici della produzione artistica di Haiti,cicli storici dedicati allo schiavismo e motivi religiosi specificatamente la liturgia Voudou.
A tutt'oggi questa produzione continua ad opera di un gran numero di copisti.
In generale si puo dire che il livello "culturale" del turismo ha forzato la mano verso produzioni smaccatamente commerciali,piacevoli,decorative,coloratissime,un primitivismo folcloristico e naif talvolta d'alta qualità,popolare volto a rappresentare il quotidiano della popolazione.
















Peinture naïve haïtienne de Henri Robert Bresil (1942-1999).
Galleria fotografica di come era Haiti 




Dopo il terremoto

Nella piazza centrale di Pétionville, quella della cattedrale di Saint-Pierre rimasta in piedi e della più fornita libreria dell'isola, dov'è sorta una delle tendopoli più grandi, i venditori di quadri espongono di nuovo le loro coloratissime tele in mezzo ai bambini che giocano: soggetti tradizionali, palme e mare, mercati, folla di donne che portano sacchi sul capo, il generale da operetta col sigaro in mano, il naufragio del traghetto "Nettuno" nel febbraio '93 in faccia al porto, quando perirono 1500 persone.
 
Li vedi dipinti, quei disgraziati, mentre cadono in acqua o galleggiano ormai senza vita: senza cattiveria ma senza rimozione, nel modo in cui da noi si riproducevano le disgrazie sugli ex-voto. Qualcuno ha già cominciato a dipingere la terra che si apre, le case che rovinano, i morti abbandonati.
Un modo primito ma efficace per il popolo di esorcizare attraverso l'arte il dramma,il tragico di un quotidiano difficile,la rappresentazione del dramma in una estetica decorata bella aiuta lo spirito a sublimare il tragico della memoria (...)

Gli umanitari,i soccorritori e i turisti che si avvicenderanno sull'isola li compreranno per ricordo con animo compassionevole,non di rado speculativo "questo lo rivendo a tanto" 5 dollari i piccoli, 10 i grandi, salvo nasconderli dietro l'armadio perché in salotto metterebbero di malumore. Non siamo attrezzati, noi popoli ricchi, a metabolizzare le sciagure. Questo è rimasto, forse, l'unico privilegio degli haitiani.