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venerdì 25 dicembre 2009

Mike Mitchell

Finiti i tempi della bella illustrazione,adesso vanno alla grande le fiabe e la narrazione cattiva,dissacrante,inquisitoria,godetevi il suo sarcasmo Pop sul mito del supereroe americano alla Marvell,ce n'è per tutti i gusti nel suo sito,da visitare,giusto per toccare con mano la fine imminente della Disney e del suo mieloso sentimentalismo.
Personalmente non me la prenderei tanto con Topolino sapendo quanto fosse amato e odiato (perchè nero) dal suo creatore che scelse in Europa di spingere altre sue creazioni a suo parere meno eversive,si sà Disney era un silmpatizante del partito nazionalsocialista tedesco,un fervente ammiratore di Hitler insomma!

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giovedì 24 dicembre 2009

JON BEINART SCULTURE SIAMO TUTTI MOSTRI O LO STIAMO DIVENTANDO

iL SUO SITO

Jon Beinart

E un po moralista Jon,se la prende con la passione umana per le appendici,tecnologiche e non,sottinteso nella sua opera qualcosa di genetico pur collocandosi nel bestiario dei miti e sostiene forse inconsapevolmente il punto di vista religioso sull'uomo moderno,di scienza, avviato verso la dimensione Frankenstein,la fabbrica dei mostri!

Fà un discorso estremamente complesso che spazia dall'antichità pagana sino ai nostri giorni e oltre ma come ho accennato mi sembra che si esprima in termini di condanna allorche l'essere umano riprogetta il suo divenire nella forma e nei contenuti.

jon-beinart
Jon Beinart, founder of the Beinart International Surreal Art Collective, is best known for his ‘toddlerpedes’, recycled plastic doll parts made into monstrous sculptures resembling insects and mythological creatures.
Maxim Magazine said of his work, “Michelangelo’s famous sculpture of Italian exhibitionist David this ain’t. But it is mind-bogglingly weird, verging on brilliant. And it’s guaranteed to give your high school art teacher anxiety hives…”

Conception d'un stand Video FIAC 2009

Estranei in casa, storie dell'altro mondo fotografia

Galleria fotografica

  Estranei in casa, storie dell'altro mondo
scattata a Nablus, lungo il check point che si trova all'ingresso della città. Tutti i Palestinesi che intendono entrare in città devono fare lunghe file e mostrare i propri documenti ai soldati Israeliani che sorvegliano l'avamposto.

Mirko Siakkou-Flodin arte coi pneumatici o maestro del battistrada

Mirko Siakkou-Flodin

Conosciutissimo nel web,armato di potentissime colle riesce a contorcere ed annodare una materia come il pneumatico notoriamente ostile a farsi manipolare,ne escono opere di un virtuosismo straordinario in una ottica mitico orientale,Draghi,e  un bestiario Medioevale che sembra uscito da un libro di antiche miniature,finiscono cosi nelle strade della metropoli moderna ed esercitano tra le altre cose il fascino del riciclabile con l'arte.

La metafora segreta ma ad un occhio sensibile evidente è politica,ci parla della ferocia del potere,della volontà di potenza nella sua accezzione piu negativa,smittizza un Evo in nulla mitico e rievoca il terrore del cavaliere nero tutt'oggi tra noi...dunque,malgrado le apparenze molto piu di un soggetto oggetto di curiosità per il suo virtuosismo e la sua originalità.

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” My desire as an metal artist working internationally is to design artwork which fits into the broader cultural context as well as the ambiance of the desired setting. Therefore, I strive to combine the site specific natural and architectural lines with traditional and historical themes to create something both unique and representational for the piece in its setting. ” - Mirko Siakkou-Flodin
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Emozione Boltanski Due importanti mostre a Parigi nel 2010

La galleria fotografica

Disappereance, 1998-1999

Emozione Boltanski

Due importanti mostre a Parigi nel 2010. Il grande artista racconta il suo mondo di memoria e oblio
L'articolo di Fabio Gambaro
Invecchiando un artista si mette ad assomigliare alle sue opere. Che poi è un modo per proteggersi, perché è più facile essere un'opera che un essere umano... A 66 anni, Christian Boltanski non rinuncia a sovrapporre arte e vita, spiazzando l'interlocutore, come fa spesso con le sue emozionanti installazioni, capaci di sorprendere e trasformare radicalmente lo spazio artistico. Francese, uno dei maggiori artisti viventi, le sue opere sono un invito alla meditazione, a gennaio Boltanski sarà al centro della scena artistica, con due eventi. Dopo Anselm Kiefer e Richard Serra, sarà lui il terzo artista invitato dalla rassegna 'Monumenta' a confrontarsi con i 13.500 metri quadri del Gran Palais, dove, dal 13 gennaio al 22 febbraio, proporrà una spettacolare istallazione intitolata 'Personnes', incentrata sul tema della casualità ineluttabile della morte. Contemporaneamente, al museo Mac/Val, dal 15 gennaio al 28 marzo, presenterà 'Après', una stupefacente città fantasma nella quale i visitatori saranno invitati a inoltrarsi nelle tenebre dell'alidilà. Boltanski ce ne parla nel suo atelier alla periferia di Parigi, uno spazio spoglio dove lavora in solitudine, senza assistenti, lasciando maturare lentamente le sue opere. Negli anni ha sfruttato le soluzioni più diverse, dalla pittura alla fotografia, dal cinema all'assemblaggio di oggetti, dai video alle grandi istallazioni. "Nel mio lavoro lo spazio è un interrogativo da risolvere. Mi interessa costruire percorsi, dove l'osservatore non sia davanti all'opera d'arte, ma dentro l'opera, sprofondato in un universo in grado di sollecitare tutti i suoi sensi", spiega Boltanski, che per l'anno prossimo sta anche preparando un libro insieme a Daniel Mendelshon, l'autore degli 'Scomparsi' (Neri Pozza). "L'istallazione al Grand Palais sarà come un'opera lirica, in cui l'architettura avrà il ruolo che tradizionalmente è della musica. Al centro ci sarà una grande gru, il cui braccio si muoverà sopra una montagna di vestiti. Al Mac /Val invece allestirò un labirinto: i visitatori si perderanno e saranno sollecitati, anche corporalmente. Le due istallazioni sono come due gironi danteschi. 'Personnes' è l'ingresso nell'aldilà, la fabbrica della morte dominata dalla casualità, 'Après' rappresenta invece il limbo. Sarà popolato di manichini che interrogheranno i visitatori sul passaggio dalla vita alla morte".


Il tema della morte la ossessiona.
"Quando ero più giovane, lavoravo sulla morte degli altri. Invecchiando m'interesso alla mia futura scomparsa".

È per questo che ha venduto la registrazione della sua vita a un collezionista in Tasmania?
"È una scommessa con il diavolo. Il collezionista è uno scommettitore. E io invece di vendergli un'opera, ho preferito scommettere con lui sulla mia speranza di vita. Da gennaio, una telecamera filmerà 24 ore su 24 tutto quello che accade nel mio atelier, fino al mio ultimo giorno di vita. Tutto il materiale registrato sarà di proprietà del collezionista, che lo potrà utilizzare dopo la mia scomparsa. La registrazione della mia vita artistica sarà la mia ultima opera. È come se gliene vendessi la nuda proprietà, contro un vitalizio mensile. Visto il prezzo complessivo che abbiamo stimato, se muoio prima di otto anni, il collezionista ci guadagnerà. Se invece vivo più a lungo, il guadagno sarà mio. Lui è sicuro di vincere. Vedremo. E poi, tutta la mia vita artistica è stata una battaglia contro l'oblio, benché sapessi quanto questo tentativo fosse vano. Nasce da qui la mia riflessione sulla memoria, cui ho dedicato molte opere. Ad esempio l'istallazione per il Museo per la memoria di Ustica, dove, più che ricordare il passato delle vittime, ho cercato di conservare la memoria del loro futuro spezzato".

Confrontarsi con la memoria storica è più difficile che lavorare sulla memoria privata?
"Sono nato nel 1944, mio padre era ebreo e durante tutta l'infanzia e l'adolescenza ho sempre sentito parlare della Shoah. Avevamo l'impressione di essere dei sopravvissuti. Viene da qui la mia ossessione per i morti, gli scomparsi, l'oblio. Le mie istallazioni sono monumenti a coloro a cui nessuno dedica mai un monumento: le persone comuni. Cerco di conservare la piccola memoria quotidiana di queste persone, fatta di fotografie, oggetti, come le scatole di biscotti. Tutti hanno diritto di essere ricordati".

mercoledì 23 dicembre 2009

Yang Jing l'Eros cinese e volontà di dominio dell'identità femminile

Il suo sito
assolutamente da visitare 
 ...sono assolutamente senza parole,vi invito caldamente a visitare il suo sito e ad aprire una riflessione sulla sua opera,non è il solo artista a muovere pesantissime critiche all'Eros contemporaneo Orientale giocando con le "bambole" in questo caso dipinte,iperrealiste,lo fà con una nitidezza straordinaria ammantando la sua metafora di un barocco ludico,ovattata dall'ipocrisia borghese,il trionfo del vizio e di un Eros che cerca compensazioni attraverso la sottomissione sadomasosex dell'altro,pratiche tutt'altro che solari... 
Forme di cannibalismo contemporaneo all'indirizzo dell'identità femminile moderna,la rende con la sua arte estremamente seducente e con una presenza raffinatissima della decorazione tradizionale pop cinese.
Se volete una rivisitazione orientale della mignottocrazia ma con una differenza,se a Occidente le ninfette sanno anche essere cattive,aggressive a oriente sono ancora tappeti di carne da abusare,oggettivizare sull'onda di un mieloso sentimentalismo "gna gna"! come dicono in Francia.


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Yang Jing <-- 1976 Born in Beijing, China; 1996 Graduated from the Fine Art School attached to the Central Academy of Fine Arts, Beijing; 2000 Graduated from Mural department of Central Academy of Fine Arts, Beijing; Now works and lives in Beijing (via Andrew James Art)
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IL LINK DOVE SCARICARE AVATAR ? www.liens-emule.com Buone Feste con Emule !

Avatar: al cinema, DRM permettendo un articolo di Punto Informatico.it
"Il film più chiacchierato dell'anno è risultato temporaneamente bloccato ai nastri di partenza del botteghino. La colpa è della tecnologia di protezione della versione digitale in 3D"

























Avatar TS FRENCH 2009 la versione francese in Emule

Malgré sa paralysie, Jake Sully, un ancien marine immobilisé dans un fauteuil roulant, est resté un combattant au plus profond de son être. Il est recruté pour se rendre à des années-lumière de la Terre, sur Pandora, où de puissants groupes industriels exploitent un minerai rarissime destiné à résoudre la crise énergétique sur Terre. Parce que l'atmosphère de Pandora est toxique pour les humains, ceux-ci ont créé le Programme Avatar, qui permet à des " pilotes " humains de lier leur esprit à un avatar, un corps biologique commandé à distance, capable de survivre dans cette atmosphère létale. Ces avatars sont des hybrides créés génétiquement en croisant l'ADN humain avec celui des Na'vi, les autochtones de Pandora. Sous sa forme d'avatar, Jake peut de nouveau marcher. On lui confie une mission d'infiltration auprès des Na'vi, devenus un obstacle trop conséquent à l'exploitation du précieux minerai. Mais tout va changer lorsque Neytiri, une très belle Na'vi, sauve la vie de Jake...
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