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lunedì 3 marzo 2008

La corrida

Pubblico un articolo breve di sostegno,adesione di Michel Onfray al sito anticorrida.org

"la cosa mi ha fatto un piacere immenso,Onfray e una delle mie letture preferite,la mia pittura gli deve tantissimo,faro il possibile per invitarlo al vernissage della mia mostra "eros et toros".

MICHEL ONFRAY

Michel Onfray, philosophe, écrivain et créateur de l'Université populaire de Caen, nous a fait parvenir un texte évocateur qui débute ainsi : « La poignée d’arguments des défenseurs recycle toujours les mêmes lieux communs. Or tous évitent cette question cardinale : que signifie jouir du spectacle de la mort ? Car il s’agit bien de cela : fanfare et habits de lumière, discours techniques et justifications esthétiques, bénédictions littéraires et légitimations cathartiques n’y font rien : on paie, on s’excite, on vocifère en bande, le tout pour connaître l’orgasme dès que le tueur ôte la vie... »


martedì 19 febbraio 2008

Apre l'Atelier d'Art"le mercredi des singes"

Finalmente sono riuscito ad aprire l'Atelier Galleria d'Arte "le mercredi des singes" che è una versione "riveduta e corretta"del amato "mercoledi delle scimmie" (o Melokanu Africa)di Padova il quale chiuse i battenti dopo una stagione folgorante nel lontano 1996(...)Oggi riapriamo in Francia in una città a due passi dalla Spagna,BEZIERS in AV CLAPAREDE 34500,il telefono debbono ancora installarlo,anche qui la "telecom"non fà faville!Siamo a pochi metri dalla "plaza de toros" o Les Arenes de Beziers,lo spazio è ampio e luminoso (per gli amici che durante le mostre volessero continuare a lavorarre),abbiamo l'ambizione di proporre tematiche e opere dal contenuto fortemente radicato nella realtà del nostro alienato Occidente mentale,opere critiche,profonde,polemiche e provocatorie in nulla "caste" ,decorative,presentabilii,insomma niente "pop corn"! Informazioni tecniche : 150 metri quadri,un soppalco,ampia e luminosa vetrina,adeguata illuminazione alogena,connessione adsl,possibilità di alloggio per gli ospiti,a 10 km dal mare,zona centrale,possibile un raddoppio della superficie in un prossimo futuro etc,


domenica 10 febbraio 2008

Toto truffa


X è un pittore orribilmente negato con qualche tratto di genialità nel "commerciale"(una diffusa forma di prostituzione),non aspettava altro,nutre contro di me una gelosia spaventosa(una...?!Se fosse possibile tutte.),dal suo metro e sessanta tondo tondo eccitato felice "...ho avuto la visita di un Lord,gli sono piaciuti i miei quadri...mi ha invitato a una donazione al suo nuovo Museo di Montecarlo...ne ha un'altro in Linchestein ho il suo biglietto da visita..."In uno slancio di

generosità:"...ne ha visto anche uno dei tuoi...gli piacciono....""Vabbè dammi sto bigliettoE è la prima cosa che gli dico" con tono scettico. faccio una ricerca in internet;ne esce un sito modesto con roboanti titoli nobiliari e un centinaio di quadri visibilmente mediocri,a naso come dicono gli spagnoli"puzza di ratto morto"!".Una settimana dopo "l'epidemia" si espande,un ufficiale dei carabinieri un tipo negato per entrambe le cose(la carriera militare e la pittura )ossessionato da Collodi(l'autore di Pinocchio)"...ha sputtanato l'arma piu di..." mi confessa che ha fatto la famosa"donazione"La vicenda si conclude 3 mesi dopo con l'arresto del Lord a Montecarlo per truffa etc...Purtroppo l'ambiente palula di personaggi del genere in cerca di tipologie umane dall'identità vacillante e desiderose di un po di lustro(...) a buon mercato,Toto aveva piu talento di questi moderni "trafficoni" quando cercava di vendere ad un Americano la Fontana di Trevi!
Toto in " toto truffa "

venerdì 8 febbraio 2008

Gratis Gratos Free

"artista e babbo natale...?"

Prima o poi vi capiterà di incontrarlo odi ricevere una Mail da un collezionista(?)del tutto particolare,con tono suadente,seduttivo oltre ogni limite,"la faccia come il culo"metodico ed al tempo stesso con un che di tristezza poichè in vesti di Collezionista non puo permettersi una delle vostre opere,cortesemente vi invita a dirgli in quali modi puo realizzare il suo desiderio a cui tiene tanto(...)Li per li si è da un lato lusingati e dall'altro amareggiati perplessi;personalmente non do seguito a questi approcci,tuttavia ho sempre da parte dei disegni,degli schizzi o scarabocchi preparatori utili in caso di bisogna per un presente gradito e Gratis!Vi allego un articolo sull'argomento tratto da "la repubblica",effettivamente è possibile bazzicando per atelier di mettere insieme una collezione interessante,ovviamente si richiede che il collezioinista appartenga ad una tipologia colta,interessante ed almeno fornita di buonumore,un sorriso per grazie è il minimo.
ETTORE LIVINI
Non solo musica, video e notizie?Ecco come si viaggia senza pagare:
MILANO - C'è chi s'è comprato una casa pagandola con una graffetta. C'è una persona in Calabria che regala una Y10 a chi se la ritira. Ci sono catene alberghiere che offrono settimane di vacanza in Costa Brava, compagnie aeree che regalano viaggi, aziende che prestano auto in uso gratuito. La chiamano società dei consumi. Ma, almeno in parte, è una bugia. Certo, il denaro, più che il tempo, è l'unità di misura del terzo millennio. Eppure la vecchia arte d'arrangiarsi da una parte e le strane regole del marketing dall'altra consentono oggi all'uomo di realizzare un sogno antico come il mondo: vivere (quasi) gratis.L'arte dello scrocco richiede solamente un po' d'adattabilità, spirito d'iniziativa e la capacità di sfruttare a proprio vantaggio le logiche un po' ciniche del nuovo capitalismo, un universo dove l'immagine spesso vale più di un bene materiale. L'esempio più lampante è quello delle automobili. In America (vedi sito www.freecarindex.com o www.libertydrive.com) esistono agenzie pubblicitarie che selezionano persone con la fedina automobilistica immacolata (zero incidenti negli ultimi 10 anni) per regalargli una macchina "sponsorizzata" dai loro clienti con il logo pubblicitario sulle portiere.Un fenomeno sbarcato anche in Europa ma non in Italia, dove la legge impedisce questo tipo di subaffitto della quattroruote. Le acrobatiche leggi del mercato - sempre in tema di trasporti - producono un altro paradosso: le compagnie aeree che regalano biglietti solo per fidelizzare i passeggeri e lucrare (al limite) sui costi dei servizi accessori come prenotazione auto e alberghi.Il principe assoluto di queste iniziative è la Ryanair, più che una low cost - in questo caso - una no-cost, visto che prevede di offrire a costo zero nei prossimi tre anni almeno il 50% dei propri posti, sicura che gli optional le basteranno a far tornare i conti. Un'altra frontiera violata dall'arte di vivere gratis è quella dell'alloggio, almeno in vacanza. Il sito cult, in questo caso, è www. couchsurfing. com, una specie di piazza virtuale dove si mette a disposizione un posto letto nel proprio appartamento (oppure il giardino per piantare un tenda) in cambio di ospitalità dagli altri membri della community.Un successo planetario visto che questo network è già riuscito a organizzare le vacanze senza spesa a oltre 327mila persone, moltissime anche in Italia. Ma il volontariato non è l'unico modo di trovare una casa per farsi una bella settimana al mare. Sull'italianissimo sito www.viveregratis.it, ad esempio, c'è una società spagnola che offre dieci giorni di relax in appartamenti in Costa Brava. Certo è una forma pubblicitaria (il sito non percepisce un euro), visto che la stessa azienda offre soggiorni in multiproprietà nella stessa struttura. Ma non esiste nessun vincolo al riguardo."In una società come la nostra avere gratis ciò che di solito paghiamo è molto più facile di quanto si pensi - racconta Francesco Gaudino, inventore del sito tricolore che in quattro mesi di vita ha registrato 12mila iscritti e 2,5 milioni di contatti - . Se prende la nostra rubrica Barattopoli scopre che c'è una persona a Cosenza che regala due auto in cambio del passaggio di proprietà, un'altra che offre una tv a 29 pollici o una mountain bike". E' l'ecologissimo concetto del riciclo, del non - spreco (www.freecycle.org è il vangelo del baratto mondiale) che ha consentito al 26enne disoccupato canadese Kyle MacDonald in una serie di 15 scambi on line di partire da una piccola graffetta rossa per arrivare qualche mese dopo (quando il suo caso era arrivato su tutte le tv Usa) ad avere una casa tutta per sè nel comune di Kipling (la sua storia è su oneredpaperclip.blogspot.com).E la cultura? Niente paura. Anche qui ce la si può cavare a costo zero. Il Nobel della letteratura gratis, ad esempio, spetta a Paulo Coelho. Nel suo sito (www. paulocoelho.com) appare una foto dello scrittore con la benda da pirata sull'occhio. Cliccando sull'immagine, alla faccia delle case editrici di tutto il mondo, l'autore brasiliano ha messo in rete, gratis, quasi tutti i suoi libri. In alternativa ci si può arrangiare con il bookcrossing (www.bookcrossing.com) una rete virtuale dove gli appassionati di tutto il mondo si scambiano i loro volumi.Nel mondo dell'arte dello scrocco, in fondo, c'è solo un grande buco. Quello del cibo. Qualcuno però ha risolto anche questo problema. Sono i Freegan americani, un gruppo anarcoide che combatte contro gli sprechi del mondo (www.Freegan.info). La loro ricetta è semplice: frugano nelle pattumiere delle grandi città, vicino ad alberghi e ristoranti soprattutto. Sarà poco dignitoso, ma è politicamente molto corretto. E tra i sacchetti e gli scarti trovano tonnellate di cibo in ottime condizioni. E, alla fine, non c'è nessuno a presentare il conto.

giovedì 7 febbraio 2008

A come come classe sociale

 





















A qualcuno in tempi di rifluso estremo in un privato narcolettico-ombellicale devo fare un disegnino perchè identifichi a quale classe appartiene,tantopiu se ambisce ad una identità d'Artista (non solo per far colpo sulle ragazze!). Ormai succede di tutto, lo spirito rivoluzionario dei giovani talvolta lascia a desiderare,di slancio verso l'utopia manco a parlarne,e la trasgressione al massimo è intesa in termini di potere(d'acquisto) attraverso l'incontro con il travestitismo a stampellare identità virili vacillanti.

Le buone compagnie

...Questo genere di compagnia costo carissimo ai destinatari del roboante: "facciamolo-santo-subito!",la stretta di mano con il "figuro" è divenuto un fatto storico cosi come le cartoline di auguri all'indirizzo di Pinochet da parte della "frigidona di Calcutta" e insomma,di esempi se ne possono fare,certe compagnie vanno messe da parte anche perchè dicono i

maligni(...)"non ti fanno vendere quadri!" Peggio portano una jella della m...Infatti ogni volta che ho esposto in una cittadina "fervente"di "Cristicoli" sono stato additato a dito:"guai a chi mette piede in quella mostra!"Non che dipingessi opere particolarmente trasgressive,anzi(...) ma perchè ad organizzare l'Evento ci stava un assessore alla cultura di Sinistra!Quando intuite d'essere finiti in un tritacarne vi consiglio di cambiare aria,si rischiano buchi nell'acqua.Ancora peggio vi andrà con un Assessore di destra,e insomma evitate per quanto è possibile che vi appiccichino una etichetta...lo so,non è affatto facile.

Lo statuto dell'animalità


Traduzione parziale di un articolo di filosofia che si interroga sull'animalità portando l'attenzione sul carattere di evento che l'incontro con l'animale può rappresentare.
LO STATUTO DELL’ANIMALITA’ - Ingrid Auriol
L’intenzione di tradurre il seguente articolo, seppur parzialmente (la quarta e ultima parte), è da ricondurre all’interesse che suscitano, e dovrebbero suscitare, pensieri che tentano di pensare in altro modo rispetto a quello espresso dalla razionalità occidentale il rapporto dell’uomo con l’animale e viceversa. L’interesse è inoltre incrementato dalla piacevole sorpresa di trovare un tale pensiero espresso in un’autorevole rivista specialistica qual è “Heidegger Studies” (2001, pp. 135-153), dedicata appunto al pensiero del filosofo tedesco.

Sono necessarie alcune parole introduttive per collocare la parte conclusiva nel contesto dell’articolo. La prima parte riprende la tematizzazione del rapporto dell’uomo con l’animale in due pensatori del Novecento, Merleau-Ponty e Martin Heidegger, rispettivamente nei luoghi che risultano di maggior interesse per la questione, in alcune pagine delle lezioni del 1957/58 al Collegio di Francia dedicate al concetto di natura e nel corso “I concetti fondamentali della metafisica” del 1929/30. Entrambi tentano, Merleau-Ponty con maggior guadagno, di ripensare lo statuto dell’animalità libero da gerarchizzazioni.

Merleau-Ponty discute infatti, tra gli altri, anche il testo del biologo svizzero Adolf Portmann, “La forma degli animali. Studi sul significato dell’apparire (Erscheinung) dell’animale” del 1948 (Feltrinelli 1960), che rivendicava uno sguardo, non solo scientifico, all’animale sotto il rispetto della forma, del suo apparire e mostrarsi, in sede intra-e interspecifica. L’animale ha una propria corporeità ovvero visibilità che non deve venire ridotta all’analisi anatomica, poiché è solo guardando all’interno, secondo Portmann, che esso ci può sembrare “macchina”, secondo la nota tesi cartesiana. Con questo il biologo polemizzava con il principio necessitaristico alla Monod e quello utilitaristico della teoria dell’evoluzione di Darwin che non riesce in ultimo a spiegare la ricchezza fenomenica presente nel mondo: il perché, in sostanza, la natura non si serve quasi mai della via più diretta per soddisfare i propri bisogni, perché essa sia così antieconomica, perché abbia bisogno di tanta varietà di colori disegni forme espressioni vitali, tutti elementi che hanno il loro senso nell’essere percepiti, essere per altri che guardano, nello scatenare piacere, quello originario sensibile, dello sguardo o del tatto. La vita come godimento (jouissance) compare anche nel testo seguente al posto dell’idea schopenhaueriana della vita come cieco istinto, volontà.

La seconda parte, che coincide con l’ultima, qui tradotta, prosegue l’indicazione offerta da Merleau-Ponty per portare l’attenzione sul carattere di evento che può diventare l’apparire di un animale, talvolta evento di accordo “emotivo” perfetto.

Il testo parte, anch’esso, dalla nota constatazione che l’animalità è sempre stata scambiata con la bestialità al fine di presentare l’uomo come essere vivente dotato di ragione, e dunque vicino al “divino”, o come il coronamento della creazione, nella tradizione giudaico-cristiana.
L’idea, che esso indica non a caso attraverso il ricorso ad esperienze consegnate alla scrittura poetica o letteraria, è nel pensiero che ci si avvicina al che-cos’è l’animale solo attraverso l’esperienza dell’incontro di noi con la sua presenza viva e di lui con noi. Solo questa esperienza è il luogo in cui l’animale ci appare come un enigma, che attira e inquieta ad un tempo, secondo quel duplice carattere che è proprio dell’“alterità” che si rivela, avvertita come vicina e insieme irraggiungibile. Tale esperienza è - “checché noi ne pensiamo”, dice Merleau-Ponty - indisgiungibile dalla nostra capacità di empatia.

Questo piccolo lavoro non può che essere dedicato a Roberto.


- E’ nell’età in cui veniamo cullati, se non è quella, come sostiene Platone, in cui veniamo presi per il naso dai racconti della balia, che spesso si incontrano gli animali per la prima volta. Ora, ben pochi filosofi si ricordano, per rallegrarsene, di essere stati bambini. Certamente è un età (verso i due, tre anni) che possiamo senza dubbio qualificare come ingenua, in cui certi bambini sembrano non avere il senso per ciò che li distingue dagli animali. Un bambino di quest’età potrebbe dunque stupirsi delle “mani” del cane, poiché non ha alcuna idea di ciò che chiamiamo “l’unità del genere umano”. Questa ingenuità merita un qualche considerazione.

In effetti, una volta che ci si è presi cura di allontanare la proiezione sull’animale della corporeità umana e soprattutto – errore diffuso e non meno grossolano –l’introiezione nell’animale della spiritualità umana, l’atteggiamento del bambino continua ad interrogarci. Esso parteggia per una fenomenologia dell’incontro dell’uomo con l’animale e – ciò che è maggiormente singolare – dell’animale con l’uomo. Quest’esperienza di incontro è di una portata non trascurabile. Essa è anzitutto fondata sull’interanimalità in quanto tale: noi effettivamente incontriamo l’animale perché esso può dapprima incontrare i suoi simili. Quando incontriamo un cinghiale camminando nel bosco, non incontriamo un organismo. Quando l’animale s’arresta prima di sparire nella macchia, siamo stupiti, vagamente inquieti e insieme perfettamente meravigliati. Questo stupore ci invita a considerare un tale incontro come un evento. Un poema di Sylvia Plath [la poetessa americana morta suicida nel 1963 a 31 anni] tratta dalla raccolta “Crossing the Water” ci offre l’occasione di coglierlo. La poesia si intitola Il fagiano [la riporto per intero e in originale]:

Pheasant.
You said you would kill it this morning.
Do not kill it. It startles me still,
The jut of that odd, dark head, pacing
Through the uncut grass on the elm's hill.
It is something to own a pheasant,
Or just to be visited at all.
I am not mystical : it isn't
As if I thought it had a spirit.
It is simply in its element.
That gives it a kingliness, a right.
The print of its big foot last winter,
The tail-track, on the snow in our court-
The wonder of it, in that pallor,
Through crosshatch of sparrow and starling.
Is it its rareness, then? It is rare.
But a dozen would be worth having,
A hundred, on that hill - green and red,
Crossing and recrossing : a fine thing!
It is such a good shape, so vivid.
It's a little cornucopia.
It unclaps, brown as a leaf, and loud,
Settles in the elm, and is easy.
It was sunning in the narcissi.
I trespass stupidly. Let be, let be

Binswanger racconta come il malato Bruno Brandt, quando stava per impiccarsi ad un albero del bosco, accorgendosi improvvisamente una donnola o un animale simile tra il fogliame, si dice: - non hai ancora mai visto una donnola, lasciati del tempo. Avendo osservato l’animale egli dovette constatare che l’intenzione di suicidarsi era svanita. Occorre senza dubbio ammettere che una malinconia capace di fermarsi dinnanzi a una donnola non è già più ad una fase profonda. Si tratta dunque di provare a cogliere l’evento riferito, con la serietà e precauzione con cui si prende una parabola.

La vivacità dell’animale, che ha in certa misura già da sempre acconsentito alla vita vivente e non si cura di alcuna “volontà”, come la donnola, non è ciò che suscita in molti, come improvvisamente in questo malato, lo stupore di trovarsi in presenza dell’animale e il desiderio di restarci?

Occorre dunque riconoscere che gli animali mostrano una grazia incomparabile e gioire/godere della vita e nulla vieta di pensare che questa gioia sia perfettamente in accordo con la vita vivente. Ora, ciò non è affatto estraneo all’enigma dell’animalità. Questo è forse ciò che l’evento dell’incontro con la donnola rivela al malato Bruno Brandt. La vita si manifesta allora non come volontà ma come godimento, ovvero come assenso a ciò che nessun vivente può decidere o volere, poiché la vita gli accade. Da qui probabilmente la “regalità” (kingliness) evocata nella poesia di Sylvia Plath.

Senza dubbio ammettiamo un po’ rapidamente che l’essenza della corporeità animale risiede in ciò che la scienza ci spinge a studiare: l’organismo considerato non nel suo apparire ma relativamente a ciò che non si vede, ossia la vita intraorganica. Già l’osservazione dell’animale nel suo ambiente, di cui già l’etologia ha il merito di rendere conto, l’attenzione prestata anche al suo apparire, ai movimenti che animano la sua “forma”, in breve alla sua propria “vita” hanno già di che sorprenderci e rapirci. Non è da escludere che restiamo stregati proprio da quest’altro modo di sentire in cui indoviniamo una specifica pienezza che non si lascia ridurre ad uno al di qua dell’umano.

La vita non esaurisce tuttavia tutte le possibilità di rapporto con l’animale dal momento che desideriamo stabilire ogni sorta di contatto con animali di tutte le specie. Nella storia dell’umanità questi contatti hanno preso forme diverse. I processi del domare e dell’addomesticare, che occorre accuratamente distinguere, sono pratiche senza le quali la vita degli uomini non sarebbe nemmeno stata possibile. Se il domare l’animale consiste nel familiarizzare l’animale con l’uomo senza controllarne la riproduzione, l’addomesticamento riguarda “le specie nutrite all’interno dell’abitazione dell’uomo, o nelle sue vicinanze, e che ivi si ripoducono” [G. Saint-Hilaire, Acclimatation des animaux utiles, Paris 1856], e ha dunque come effetto l’emergere di animali che differiscono dalla forma selvaggia originaria. Questi comportamenti restano, come la cattura o la caccia, in stretto rapporto con l’appropriazione e l’utilizzazione della forza o delle capacità prospettiche dell’animale, esse sono legate alla volontà di consumarne la carne, o sfruttarne le ossa, le corna, la pelle, la madreperla, la seta... L’addomesticazione che pone dunque l’uomo al centro della sopravvivenza animale e instaura una dipendenza è dunque una forma di trappola. Ma non bisogna limitare a delle ragioni utilitaristiche l’attrazione potente e duratura che suscita l’animale. Certamente, nella nostra civilizzazione cittadina, i necessari contatti con gli animali tendono a diventare sempre più radi, mentre le specie selvagge sono minacciate. Tuttavia, sappiamo bene che né la favola né il racconto né il cartone animato né soprattutto il tamagoshi - questa macchina simulacro d’animale che crede di poter imitare la vita riducendola alla tecnologia interattiva del computer – possono pretendere di sostituirsi alla vera presenza dell’animale in confronto a chi, come noi, sogna di parlare “il linguaggio degli uccelli”.

Così la costanza del nostro desiderio pone la domanda - che non possiamo eludere - di ciò che potremmo chiamare, in mancanza di un termine più specifico, l’“emotività” animale.
Sicuramente gli animali soffrono e sicuramente provano altresì piacere a vivere, avvertono tutto e le modalità di tale sentire sono qualitativamente molto differenziate. D’altronde è spesso proprio il piacere animale, evidente ma ma in un certo senso altrettanto poco conosciuto che la sofferenza, che ci interroga più profondamente, dal momento che non ne siamo nemmeno più testimoni passivi. Dispensiamo cure e carezze ai nostri gatti, ai nostri cani, lusinghiamo i cavalli di cui apprezziamo la bardatura di seta, e il nostro affetto si vanta di un certo scambio, prendendo anche atto di un sentire di altro genere, e di un’altra corporeità che tuttavia non esclude una certa partecipazione di un piacere d’una qualità altra.

I mammiferi con un lungo periodo di maturazione conoscono un periodo della vita che possiamo senza esagerare qualificare come giovanile. E’ per questo che giovano. Buytendijk [Traité de psychologie animale, PUF, 1952] ha mostrato che il gioco degli animali aveva tutte le caratteristiche per mettere in dubbio le teorie utilitaristiche che tendono a ricondurre l’attività ludica dell’animale ad esercizi che favoriscono l’adattamento. Egli ha messo in luce la gratuità, la sovrabbondanza, la dismisura e l’originalità del gioco. Che cosa indica questa improvvisa irruzione di una quasi-libertà nella sfera vitale? Qualche cosa di ordine diverso, pare, che la soddisfazione pulsionale. Certi animali, più di altri, hanno una giovinezza. Il modo in cui essi sono in rapporto al “tempo” non è forse meno povero e una certa sensibilita agli affetti non vi deve essere correlata? In quale prospettiva può essere sviluppata la particolarità del nostro rapporto, della nostra singolare parentela a questa animalità?

Qui dobbiamo richiamare il passaggio di un racconto che ci sembra rendere perfettamente conto di ciò che chi possiede degli animali sa per esperienza. Quando nei “Quaderni di Malte Laurids Brigge” Rilke presenta, in termini precisi, una scena familiare di cui il cane Chevalier è il protagonista, crediamo di assistere ad un rito funebre improprio. In realtà vi intravediamo ciò che nessuna parola del nostro linguaggio saprebbe restituire sinteticamente.

Il cane Chevalier aveva l’abitudine di fare le feste alla persona che portava la posta; in quel giorno - la famiglia è riunita in giardino per il tè, quasi dimentica della scomparsa di questa persona, sepolta da una settimana - egli è come in attesa. In accordo con questa Stimmung [stato d’animo], il cane comincia a fare le feste a - come chiamare questa presenza dell’assente? -, a girare intorno allo “spettro” della defunta. In quest’istante anche il cerchio della famiglia comprende l’animale: “egli le correva incontro sebbene ella non venisse: per lui ella veniva. Comprendemmo che egli le correva incontro. Per due volte egli si girò verso di noi come per interrogarci. Poi si diresse verso di lei ... [...] Si sarebbe benissimo potuto credere ch’egli ce la nascondesse con i suoi salti. Ma d’un tratto ci fu un lamento, e il suo slancio lo fece piroettare e ricadere all’indietro con una maldestria bizzarra; restò steso dinnanzi a noi, stranamente, e non si mosse più”.

Uno spettro, questa è la modalità che consente all’assenza di irrompere. Nella caduta maldestra del cane, nel suo lamento di dolore c’è la percezione irrimediabile di un’assenza. Per l’anomalia rappresentata dall’abitudine disturbata l’animale accede quasi al fantasma della defunta. La trasfigurazione romanzesca di ciò che nel racconto è dato come un ricordo autentico si incarica di formulare ciò che elucideremo più avanti, la presenza-assenza, l’esistenza spettrale al nostro fianco di coloro che non sono più, attraverso la quale l’animale domestico, secondo la sua “emotività” specifica, entra in rapporto – per stupefacente che possa sembrare- con il dolore dell’assenza.

E’ effettivamente significativo che un poeta quale Rilke ci stimoli a riconoscere che l’animale può avere qualcosa da insegnarci non solamente sull’animalità in quanto tale ma anche sull’uomo stesso e, in più, su ciò che sembra esser la cosa più propria dell’uomo, la morte. Chi sa d’altronde se il nome di “morte” che diamo alla dolorosa anomalia dell’assenza non è la trappola in cui accogliamo il lutto spaventoso, per meglio tenerlo a distanza e riconciliarci filosoficamente con esso? Vorrebbe dire che il comportamento di un cane o l’evocazione letteraria di esso possono essere ritenuti capaci di insegnarci qualche cosa a proposito di un tema grave e serio di cui l’ultima messa in gioco resta la messa in gioco di tutta la filosofia?

Sappiamo bene che la vita del nostro corpo è ben lontana dall’essere la sintesi delle peripezie biologiche che affettano il nostro organismo da quando esistiamo. Tuttavia non possiamo fare del tutto astrazione del fatto che la vita è la condizione insostituibile dell’esistenza poiché è attraverso la nostra corporeità viva che esistiamo e siamo in contatto con il mondo. Così l’indice della nostra finitezza e della nostra morte è il nostro corpo vulnerabile.
Heidegger in “Essere e tempo” rivela la morte come struttura esistenziale dell’essere Heidegger scrive nel § 53: “c’è in essa [nella morte] la possibilità per il Dasein [l’uomo] di un anticipo esistentivo, ossia la possibilità d’esistere come poter-essere-intero”. Questa possibilità di esistere per così dire “in proprio” suppone l’incontro con la finitezza nel modo del compimento.

Tuttavia occorre ammettere, come ci ricorda il comportamento del cane Chevalier, che troppo spesso la morte “prematura” di questo o quel congiunto non fa che sigillare una finitezza di fatto che nessun orizzonte di senso ci autorizza ad apprendere come compimento ovvero come interezza significante. “E’ morto” non significa sempre, lo sappiamo fin troppo bene, “ha terminato di vivere”. Per quanto tentante e consolante sia la forzatura filosofica che ci spinge a decidere altrimenti, bisogna senza dubbio essere capaci di riconoscere semplicemente che qui, per noi e non solo per “lo stupido animale”, il senso può venire meno.

Sarebbe senza dubbio un’esagerazione voler tirare una lezione troppo generale dalle relazioni che intratteniamo con alcuni animali. Tuttavia resta che esiste un aspetto della Stimmung che ha la possibilità di farci entrare in risonanza con il sentire dell’uomo e quello dell’animale. La gioia serena che non parte da noi ma ci riempie e ci spinge lontano dal nostro io accentuando l’unità armonica con la vitalità di tutta la vita, si trova al cuore di questa vicinanza. Ma si dovrà mostrare, per chiarificare tale proposito e andare al di là della sua semplice plausibilità, come la disposizione e i modi o tonalità (Stimmungen) si rapportano alla corporeità viva (Leib) di tutto l’uomo.
In somma, la considerazione per la forma animale, “presenza viva la cui manifestazione sembra chiamare una visione” [Merleau-Ponty], ci invita a guardare in modo ardito alla relazione dell’uomo e dell’animale. Gli eventi che possono costituire la giovinezza, la curiosità gratuita, la forma animale rendono l’incontro, non certo con tutti gli animali ma certamente con alcuni, eminentemente significante. Occorre senza dubbio ammettere che qualcosa d’altro che le pulsioni entra allora in gioco per la nostra soddisfazione e con nostro grande stupore. E’ per questo che, per concludere, vorremmo sottolineare che la vita animale supera il quadro finalistico su cui sia Heidegger sia Merleau-Ponty non avrebbero potuto non convenire.
La vita non si comprende in termini di “finalità” poiché essa non si accontenta di essere adattata ad uno scopo, essa è in tutto e per tutto magnificenza, come tende a dire Buytendijk. Il crudele esperimento della farfalla dalle ali tarpate che vola bene altrettanto bene dei suoi simili mostra che la superficie delle ali degli insetti è indubbiamente più grande di quanto non sia strettamente necessario. Ora, questo non è che un caso di una legge più generale: le fibre dei muscoli sono più numerose di quanto serva, il cervello è più ricco di connessioni di quanto sia “utile”, i polmoni hanno una superficie respiratoria più grande del necessario per conservare la vita ecc. La vita è nella sua essenza variabilità di forme, continuità e legame delle parti, degli esseri, ricchezza infinita e sovrabbondanza ostentata. Così essa non reclama di essere solamente spiegata ma essa deve essere compresa. Ogni pensiero nasce da uno stupore che le costruzioni delle teorie scientifiche non possono annichilire. Così l’enigma dell’animalità non risiede in ciò che ci sfugge dell’animale, ma più ancora in ciò che sfuggendoci nondimeno ci affetta. -
[trad. di B. Bordato]

mercoledì 6 febbraio 2008

Animalità seconda parte


Un tema che ho consigliato a delle giovani artiste quale ricerca è" l'innocenza dell'animalità",(la quale è ingiustamente percepita come trasgressione)una condizione disprezzata quasi non ne facessimo parte o che viviamo in termini innaturali,nel senso che nell'animale il senso di colpa è assente;poi strada facendo anche perchè il compito si era fatto un po difficile (colpa mia ) abbiamo pensato a un bestiario in cui si fondono due condizioni:l'animale vero e proprio e l'essere umano,lo scopo era giungere ad una nuova figurazione in cui il corpo quale esclusivo elemento fisico decontestualizato dal valore religioso(...) potesse splendere quale splende la ""bellezza animale" nello scatto,nella potenza,nella sensualità etc,confesso che ero ben cosciente che a livello inconscio si sarebbero liberate delle dinamiche "primitive" nell'accezione positiva o piu vicine alla natura(...)e lontane dall'educazione,dall'imprinting culturale.Cosi è stato e con gioia,la ricerca artistica ha assunto una funzione pedagogica e formativa verso l'identità,le ricadute estremamente positive hanno saputo investire in piccola parte il quotidiano(...)questa operazione è piuttosto facile quando si tratta di donne le quali per qualche misterioso motivo sono piu vicine alla natura,forse perchè generano,forse perchè esprimono il proprio genio attraverso il "pensiero magico" seppure con qualche scivolone nella superstizione.L'animalità investe il quotidiano umano prepotentemente,il corpo è negato nelle sue funzioni piu vitali,piu naturali,represso,privato del suo slancio verso il nutrimento(non quello alimentareci si nutre anche di piacere!)cui segue se conseguito la serenità .Questo è uno dei temi che mi sento di proporre perchè venga svolto non certamente in termini sentimental-animalista(anche gli animali hanno un anima...) ma piuttosto nell'ottica di una pulsione interna all'uomo e legittima ,rappresentare l'animalità in tutti i contesti e relazioni attraversate dall'uomo,dalla sessualità,dall'eros sino alla gestione del territorio in termini (metropolitano) metaforici.Oppure,potrebbe essere una traccia ulteriore una ricerca sulla parentalità(che è utile affermare per stabilire un punto fermo Evulozionista e non il fantasioso "disegno intelligente") la quale passa sempre attraverso un bestiario immaginario(come in uso nel 600),fusione di corpi;metafora del rapporto che lega il divenire l dell'animale agli occhi della scienza.Controbestiario anche per rivalutare un infinito ordine di valori,utilità in antitesi al ritorno del "pensiero magico" in forze,intenzionato a restaurare un ordine antico sanguinario e maleodorante.E per chi non lo rammenta i famosi processi ai gatti neri accusati di "amicizia" col diavolo!La rappresentazione animale puo anche essere intesa in termini di proiezione di un proprio fantasma o pulsione/aspirazione e ricordo di aver parlato a A. di una possibilità di ritrattistica affiancata all'animale feticcio del committente...(in stile Surrealista)se è possibile questa operazione che richiede l'apporto del "dizionario dei simboli e dei misteri" vuol in una qualche misura, l'opera che ne scaturisce...farsi pozione,lenimento magico,inconscio,medicina!Scopriremo forse un giorno il potere lenitivo di certe immagini cosi come liberano"certe parole".Mi scuso per l'eccesso di sintesi e per il modo rozzo con cui espongo queste tracce di una questione che merita ben altri toni,spazi e dettagli.

martedì 5 febbraio 2008

Animalità

http://www.italway.it/associazioni/sitri/la_bella_e_la_bestia/1-bella-e-la-bestia.gif
"Le parti dov'è più odore sono quelle dove si raccoglie più anima. L'occhio, che è senza odore, è specchio, non anima. Aggiungere profumi al corpo è aggiungere anima o fingere di averne, se manca, una. Gli odori troppo forti ci sono diventati sgradevoli, perché l'eccesso d'anima è intollerabile a misura che l'animalità naturale è repressa e frenata dalla civiltà.
"
"Guido Ceronetti"
Il fascino del pelo e del capello
nel mito de La Bella e la Bestia

Una riflessione di Jean Cocteau per il film francese del 1945.

La Bella e la Bestia, una fiaba nata dalla penna di madame Leprince de Beaumont, è diventato un breve tempo un mito, un mito contemporaneo: descrive il fascino ed il desiderio che istintivamente esercita sull'essere umano il connubio fra animalità e istintualità.

« In un luogo che non è altro che l'indefinito paese delle fiabe, un ricco mercante, rovinato da una tempesta in cui sono, andate perse le sue navi cariche di mercanzie, abita con le tre figlie e il figlio. Due delle figlie sono persone molto cattive che riducono in schiavitù Bella, la vera Cenerentola della famiglia.
Questo padre buono e debole, ha appreso da poco una grande notizia: una delle sue navi è stata ritrovata. [] Bella, quando suo padre si mette in cammino verso il porto, gli domanda di riportarle una rosa. [] E' l'inizio del dramma.
Immaginiamo che il pover'uomo perda il suo cammino. Cerca la strada, trascinando il cavallo per le briglie, quando intravede una luce. I rami degli alberi si scostano. Penetra in un passaggio. I rami si richiudono. Eccolo scoprire poco a poco un immenso castello vuoto, gremito di enigmi, candelabri che si accendono da soli e statue che sembrano viventi. []
Si avvicina ad un cespuglio di rose pensa alla richiesta di Bella. Ne coglie una. In quel momento l'eco che gli rimandava i suoi "Heilà!" e i suoi "C'è qualcuno?", diventa una voce terribile che grida: "Heilà!" il mercante si volta e vede la Bestia. Il suo aspetto è quello di un grande Signore con il viso e le mani di una fiera selvaggia. E questa bestia espone il misterioso postulato del racconto: "Voi avete rubato le mie rose, voi morirete. A meno che una delle vostre figlie non acconsenta di morire al vostro posto".
E' molto probabile che questa rosa sia il primo meccanismo di una trappola dove si perderà Bella, per l'eternità [].
Presso la Bestia, Bella non avrà la sorte che si attendeva. La trappola funziona a meraviglia. La Bestia la circonda di lusso e di cortesie. Perché questa bestia feroce è una buona bestia. Soffre della sua bruttezza e questa bruttezza commuove. Poco a poco Bella ne sarà toccata, ma suo padre è malato. Uno specchio magico glielo prova. Anche lei a sua volta cade malata. La Bestia finisce per socchiudere la trappola. Bella ottiene otto giorni per recarsi da suo padre con la promessa di tornare. [] Presso suo padre Bella, con i suoi abiti, suscita la gelosia delle sorelle. Loro si adoperano per carezzarla e abbindolarla con le loro false lacrime impedendole di partire. In breve la riducono di nuovo in schiavitù. Bella non ha mantenuto la sua promessa. Non osa più raggiungere il castello. Vede, nello specchio, la Bestia che piange. Nella sua casa non c'è che solitudine [].
Arriva al castello. Dov'è la Bestia? Chiama, corre, la cerca. La trova morente sul bordo dell'acqua. [] Sul bordo dell'acqua, Bella si lamenta. Supplica la Bestia di ascoltarla. La Bestia mormora "è troppo tardi". Bella arriva a dirgli "Io vi amo". [] In quel momento, la Bestia si trasforma sotto lo sguardo amoroso di Bella. E' lo sguardo d'amore di una giovane donna che doveva spezzare l'incantesimo. Bella fa un balzo indietro perché davanti a lei si para un Principe Affascinante. [] Sembra che Bella rimpianga un po' la buona bestia. [] Ma la fine di una favola è la fine di una favola.»

lunedì 4 febbraio 2008

Alexander "la Bambina e il toro"


Alexander...mi vuole bene e decide di invitarmi ad una maggiore prudenza nell'esporre certe opere nella Galleria di Beziérs,rischio di dare una cattiva immagine di me e insomma potrei pregiudicarmi qualche vendita importante (...)A parte il fatto che gli sono riconoscente d'aver con la sua intuizione (un perfetto profano)capito una delle mie opere meglio di me che l'ho fatta!!! Al punto da chiedergli in futuro di esprimere liberamente la sua opinione in merito la mio lavoro.Comunque non ho intenzione di prestare molta attenzione alla sua raccomandazione,non tanto perchè lo scandalo in se non abbia certe ricadute (...) mà perchè dell'opinione della "gente" non me ne frega un bel picchio.Uno dei quadri supposti turbare la quiete sonnolenta di Béziers è questo a fianco,una bambina che cavalca innocente,limpida in un candore assoluto un giovane torello...la mia intenzione era un invito all'amicizia con l'animalità che trovo profondamente innocente (e poi semmai colpevole di che?!).Poi...non è stato quel certo Freud (...) a scoprire la potenza della pulsione sessuale nell'infanzia sino al allora ritenuta innocente,casta (...) ?! E ancora Alexander che mi accenna alla mia fissa sul sesso perchè lo metto dappertutto nei miei quadri (...) Non credo che abbia molto capito quando gli ho accennato all'Eros umano,alla sua centralità nella formazione dell'identità,Eros e sessualità quali motori inconturnabili nel percorso,nella realizazione del desiderio,della felicità o Ataraxia o ...serenità umana.

"L' arte non è casta,dovremmo interdirla agli ignoranti innocenti , mai metterli in contatto con essa se essi non sono sufficientemente preparati ; si l' arte è pericolosa o se è casta non si tratta di arte."

"L'art n'est pas chaste, on devrait l'interdire aux ignorants innocents, ne jamais mettre en contact avec lui ceux qui y sont insuffisamment préparés. Oui, l'art est dangereux. Ou s'il est chaste, ce n'est pas de l'art."

[Pablo Picasso]

I cassetti della memoria

"Quello che crediamo di sapere non lo sappiamo"
quello che abbiamo letto,intravisto,guardato non lo conosciamo,non ci appartiene ancora,crediamo di aver correttamente metabolizato l'informazione ma non è cosi;il processo è incompleto,la fenomelogia della memoria conprende in quanto specie sociale (...) nell'uomo che condivida l'informazione attraverso la parola,il gesto,lo sguardo,la scritura etc,Solo quando si ascolta se stessi nell'atto della condivisione,dello scambio l'informazione è correttamente acquisita e potrà intereagire,lievitare,fondersi nelle dinamiche generali del pensiero,fatta propria,è conoscenza.Infatti una delle tecniche per sviluppare la memoria orale (...) consiste a leggere ad alta voce un testo,lettura e ascolto al tempo stesso,far lezione a se stessi.molti grandi artisti si sono permessi durante le sedute di pittura un lettore(ad esempio Picasso ascoltava di Mitologia)con cui intereagire.Ecco perchè lo scambio è al centro dell'evoluzione umana;abbiamo piu cassetti della memoria e certamente quello sociale (...) è quello di cui dobbiamo aver maggior cura.

domenica 3 febbraio 2008

Picasso

Uno dei miei amici mi ha regalato uno splendido libro su Picasso,almeno 5 kg !
Ecco,Picasso è scomparso credo nel 1975 e ancora oggi la sua opera ispira un numero infinito di artisti,persino certe avanguardie dei nostri giorni.
Ad esempio ho identificato in una delle sue opere a tema"il mandolino"l'apertura di un nuovo e rivoluzionario stile,chiaramente enunciato e certamente lui ne era cosciente,appagato ha ritenuto di non perseguirlo e lui (quello stile) è rimasto su quella tela sino a che io non l'ho identificato e abbastanza chiaramente,la critica?
Figuratevi se si davano l'incomodo di una fase particolarmente analittica,investigativa su quel particolare soggetto,una variazione della serie dei "mandolini" (almeno 80!?).
Qualche tempo dopo scopro di un noto scultore americano e della sua ricerca sui"vuoti",sulla struttura dell'esistente o della matrice che genera la realtà,l'idea etc,tagliamo corto.

Ebbene da chi ha preso l'idea di questa ricerca e senza neanche darsi la pena di una fase esplorativa personale?
Ma da Picasso,da quella tela famosa (che solo io credevo di aver compreso) e...riconosco che onestamente lo riconobbe,ovviamente senza dire quale "tela" era all'origine della sua scoperta.
Insomma ci ha costruito su una carriera.
Picasso pare talvolta si accontentava della sola scoperta,ah il terribile vecchietto!
Non vi piace?
Non lo capite?
Lasciate perdere la pittura,non è colpa votra,vi firmo la giustificazione se volete ma lasciate perdere...

La lotta

Dipingere un quadro specialmente con la pittura a olio è una lotta estremamente dispediosa,occorre dell'energia per dominare un insieme di fattori talvolta effimeri,sfuggenti,inefferrabili,energia e volontà per inseguire i bisogni della costruzione,della struttura,dei colori.Riscontro nella mia esperienza un periodo caldo di 3 ore oltre il quale sentiamo qualcosa scemare e a poco servono le pause piu o meno lunghe che ci concediamo.Uno dei modi per economizare questa energia è di depositare i colori in relazione a quanto si ha

sottomano,sulla punta del pennello,vuotarlo,ricaricarlo di altre mescole a loro volta da riversare qui o là sino all'esaurimento,in alternativa si perde tempo a pulire lo strumento ed energia,si perde il filo per modo di dire(...)e il tempo fugge e cosi l'energia,la forza che abbiamo accumulato nell'attesa di cimentarci con l'opera;tutta l'operazione richiede una velocità nervosa e ispirata,questo almeno in alcune se non la maggioranza delle opere d'invenzione(....)o di ricerca delle tracce coloristiche o altre(parti della tela finite che indicano la via che porta alla fine...).Un altro metodo è di diluire il meno possibile i colori e gettarli a crudo nei punti che piu ci interessano(specie i lumi,le luci e poco importa lo spessore materico che acquista l'opera(tanto tra un secolo la gravità lo avrà appiattita!)Ecco perchè occorre una fase di riposo,di rilassamento prima di accingersi al lavoro, diciamo di creazione.Viene utile aver già abbozzato grossolanamente l'opera nella sua struttura sommaria e il giorno dopo con freschezza si puo imboccare la parte finale del percorso.Indubbiamente l'energia è in relazione all'età dell'artista ed alle tecniche in cui si adopera,un giovane puo passare tutta una notte su un opera piu agevolmente,al contrario oltre una certa età ci si deve affidare all'ingegno,ai trucchi e alla pazienza,quella certa incosciente irruenza non ci appartiene piu(...)ne consegue pure qualche gratificazione,ad esempio un piacere diluito,posticipato al giorno dopo...una sorta di "coitus interoptus"e ad ogni modo sono i risultati che contano.
Picasso è uno dei maestri nelle tecniche piu rapide e potete osservarlo nel film documentario di Cluzot,in bianco e nero fatto negli studi di Nizza(scaricatelo con Emule),oppure soffermatevi con piu attenzione in un museo sulle sue opere piu tarde.Piu in generale nelle opere dei maestri piu anziani osserverete uno sforzo costante verso la sinteticità,l'economia delle energie per giungere alla fase finale,decisiva,improcastinabile in cui un ultimo barlume,un ultimo scatto(...)inchioda,afferra e fissa per sempre qualcosa che abbiamo creduto inafferrabile e indefinibile,almeno nella nostra mente ma ora che è là...è tutt'altra cosa,è immobile,adesso finalmente ci appartiene.

Quando vi chiedono lo sconto


Mi è accaduto spesso il contatto sgradevole con il cliente che reclama lo "sconto dello sconto" ?!
A giustificazione della cosa la "faccia da culo" aggiunge che in cambio vi farà della buona pubblicità (...)
Ebbene in questi casi sono solito chiedergli se quando incontra la sua "puttana" preferita gli fà la stessa proposta!

Lo scarafaggio il Re e Dakar

Ricordo che nel 1989 a Dakar   (in Senegal) sono ospite di Madame Awa Ndiane (Ministro alla Cultura),predispose per me una camera con un balconcino e vista sulla strada sabbiosa di un coloratissimo quartiere popolare.E li che mi accade un fatto curioso a cui non ho mai saputo fornire una spiegazione convincente:sognai di uno scarafaggio lungo quanto basta ad intimorire (...) gonfio di rabbia e coraggio per la mia invasione di campo inopportuna nei suoi domini decide di mordermi nel sonno e abbastanza
dolorosamente,immediatamente mi risveglio e sorprendo lo scarafaggio(cafard,cucaracha,beatles) con ancora le mandibole serrate al mio sopracciglio!Con un gesto rabbia lo allontano e lo schiaccio selvaggiamente sotto la pianta del mio piede.Dopo una sigaretta riprendo il mio umido sonno tropicale(40°all'ombra anche di notte!);vengo svegliato di nuovo da un vociferare di folla isterica,una marea di scarafaggi mi circondava visibilmente li per li per prendermi d'assedio.Si avanza quella che sembra una autorità e lo era,un Re...e mi redarguisce aspramente per aver ucciso uno dei suoi sudditi,accuse e minacce di vendetta miste a richiesta di giustificazione si alternano....in breve stizzito mi alzo e comincio una forsennata caccia inseguendoli sino sul balcone,quelli che non sfracello a piedi nudi vengono scopati fuori dal balcone,sulla strada,un massacro,non ricordo se ho ucciso il Re,ma ricordo bene che ben pochi riuscirono a nascondersi e a fuggire,con un che di soddisfazione contemplo il campo dello scontro,della battaglia.In quell'istante mi sveglio con una percezione dolorosa,avevo uno scarafaggione attacato al sopracciglio e non voleva mollare la presa,staccarlo fu doloroso (...) passai il resto della notte a pormi degli interrogativi sul film,sulla velocità del pensiero,sul realismo della cosa e sui tempi ,una storia complessa si sruota realisticamente e razionalmente in una frazione di secondo...mente d'artista?

Lacrime per annafiare i Bonsai e madonnine esplosive


Ogni volta che succede mi prendo delle incazzature epocali,esco di casa a razzo,passo nervoso,parlo e impreco tra me e me(...)chi mi vede mi prende per scemo(...)accendo una sigaretta dopo l'altra e tiro qualche "madonna"!Mi chiedo com'è possibile che "la madre degli imbecilli sia sempre incinta..."Penso a Michelangelo Buonarrotti ad alla sua arte,alla sua "pietà" che si becco(dice la leggenda)una martellata sul ginocchio perchè non voleva parlare (...) penso alle Madonnine di Raffaello a a quelle di Leonardo(...) cosi amate e apprezzate per la loro grazia (...) e di esempi potrei citarne all'infinito...e invece la lacrimucccia (...) della divinità si condensa sempre per misteriose ragioni mistico-chimiche sul volto di vili madonnine in gesso prodotte in serie per "cristicoli" e turisti del mistero "addolorato".Se innafiate davvero i Bonsai con queste lacrime li seccate!

Qui ci dovete venire se siete curiosi,sempre storie di "Madonnine" esplosive 

sabato 2 febbraio 2008

Quando non si và da nessuna parte perchè l'Asino ...

Immagine estremamente chiara di quanto non si deve fare in relazione all'autopromozione(...),caricare la "comunicazione" di troppi elementi descrittivi,una forte complessità di segnali puo ottenere un che di indecifrabile in un lettore occupato,stressato,indaffarato,leggi burocrate,consiglio la semplicità,l'essenzialità,sintesi,leggerezza e garbo,poche pagine,meglio una,tutto ridotto all'osso,limare e poi limare,e accettare il rischio di vedersi fare delle domande banali.

SPAM/@RTE promozione-marketing dell'@rtista intraprendente

Qui vi do qualche idea messa giu sinteticamente,l'argomento è vasto,i mezzi per produrre la propria promozione infiniti(per esempio : la provocazione,lo scandalo,l'impresa unica etc,) ovviamente occorre una certa propensione all'organizzazione,al lavoro a tavolino(...) pero se si hanno le idee chiare con un po di fortuna e un po di tempo libero lo scopo è raggiunto in tempi brevi.Per Spam intendiamo quella mole di fastidiosa inutile pubblicità che invade le nostre caselle postali,non crediate che per quanto irritante sia la faccenda non assicuri a chi lo promuove un forte ritorno economico(...)altrimenti non esisterebbe no?
"Ciò che chiamano insincerità è semplicemente un modo attraverso cui uno riesce a moltiplicare la propria personalità"
Oscar Wilde

Se avete accesso a internet fate una ricerca sull'indirizzo sull'Email delle Gallerie d'Arte di tutto il mondo,con un software apposito provvedete a scaricare tutti questi indirizzi e poi fabbricate la vostra comunicazione personale con le migliori opere della vostra produzione,vi aggiungete un cenno critico,la vostra Email@ ,il vostro indirizzo,il vostro sito personale,la vostra quotazione,sintetici commenti entusiasti dei vostri Collezionisti che vantano sia la qualità sia la bontà dell'investimento (ci andiamo pesante eh!?),il formato e le tecniche con cui realizate le vostre opere,se a olio per esempio e infine fate tradurre il tutto in Italiano,Francese,Tedesco,Inglese,Cinese (lo chiedete al cameriere del ristorante cinese sotto casa e che diamine...)e Spagnolo;fatto questo con un altro software apposito(informatevi)cominciate a spedire la vostra Email@ badando a non appesantirla troppo,ripetete l'operazione ogni mese per un anno,il lavoro tanto lo fà il vostro pc,il vostro piccolo Einstein domestico.potete ampliare la cosa acquistando in internet qualche milione di indirizzi di privati (vi costa qualche decina di €uro) ma suppongo che questo è chiedere troppo.Ovviamente potete dare un tono piu o meno serioso alla faccenda,renderla piu garbata,gentile o piu aggressiva,come piace a voi;e in bocca al lupo!

"Per acquistare popolarità bisogna essere una mediocrità " Oscar Wilde

Un altro sistema autopromozionale consiste nell'avere un occhio d'attenzione per il calendario,per i centenari,i bicentenari,le celebrazioni di questo o quel personaggio,tema,ricerca,scoperta etc,in alcuni paesi come la Francia il governo pubblica un libricino ogni anno,si accenna alle manifestazioni in calendario a venire,di solito con un anticipo di due o piu anni,tale pubblicazione è destinata sopratutto ai municipi e alla comunità intelletuale (fra cui gli artisti,agenzie che promuovono eventi etc,).Una volta che avete identificato una "celebrazione"attinente con la vostra tematica artistica,la vostra sensibilità,mettetevi al lavoro e realizate le opere (si suppone dopo 6 o piu mesi)preparate ad uso e consumo degli assessorati alla cultura di questo o quel municipio la comunicazione che vi riguarda,sito,numero di opere attinenti alla celebrazione(...) a venire,quante opere,di che tipo,formato etc,cenni critici,commenti,stima delle opere,quotazione etc,come sopra insomma,la vostra Email e via dicendo,inutile ripetersi,fatto questo potete inviare almeno 1000 mail o lettere raccomandate ai municipi selezionati(certo un assessore di un paese di 1000 abitanti non ha grandi risorse da mettere a disposizione dell'evento(...),scegliete delle città,ci siamo capiti?Si tratta di proporre la vostra mostra attinente le celebrazioni(cercate di contattarli in anticipo altrimenti...),aggiungete che l'assicurazione è a carico dell'Assessorato alla cultura etc(oppure fondate una associazione culturale d'arte e tramite essa assicurate la vostra opera a una somma contenuta),a quali costi accettate di privarvi delle opere temporaneamente,con un po di fortuna e se lavorate d'anticipo riuscirete ad essere ospitati e pagati per almeno 10 mostre personali(!!!)della durata tra il mese e i tre mesi,tutto a carico dell'amministrazione che organizza le celebrazioni,l'evento.Generalmente questo tipo di marketing è prodotto da agenzie specializate le quali si fano pagare profumatamente e...pagano,elargiscono...diciamo benefit pur di conseguire gli appalti;tuttavia voi se fate un buon lavoro oltre alla qualità potete vincere perchè proponete un evento a costi infinitamente piu contenuti.In bocca al lupo.In casi eccezzionali un buon allestimento(tutto compreso fino al poster della mostra),una buona mostra puo avere accesso anche a città Europee,ovviamente conta il tema,andate sui siti della Comunità Europea e cercate le proposte evento a venire.Un ultimo suggerimento..;vista la stragrande collocazione degli artisti a sinistra e specie se il vostro "tema" è dichiaratamente connotato a sinistra o libertario potrebbe crearvi qualche difficoltà presso quelle amministrazioni comunali posizionate a destra.Inciampare fortunosamente in una buona amministrazione di sinistra comporta alle volte una sorta di raccomandazione per altre amministrazioni,una specie di effetto valanga tutto sommato positivo per voi;abbiate cura nella scelta del tema(...)di essere presenti nell'attualità e nelle polemiche intelletuali.piu avanti indichero alcuni temi ricorrenti su cui si puo lavorare,specie politici.

Qual'è la percentuale o la commissione che tiene per se unGallerista?

Partiamo dal presupposto importante che il gallerista sia un gallerista vero, con i suoi contatti ed i suoi collezionisti, ossia non uno di quei furbi che chiedono denaro per affittarti i locali. Questi ultimi, infatti, da evitare come la peste, non possono
esserti utili in nessun modo, non hanno nessun interesse a vendere le opere che espongono perché il loro guadagno lo hanno già ottenuto.(trattero piu avanti di alcuni trucchi in uso presso le Gallerie d'Arte)
Ciò premesso, in un mercato serio il prezzo non lo decide l'artista, che può comunque esporre una propria intenzione di quotazione, ma viene determinato dalla formula "richiesta/offerta". E' già difficile, per chi inizia, essere preso in considerazione; se poi ci si impunta con un "io voglio tot soldi" si può tranquillamente girare a vuoto per un tempo infinito. Ti dicevo della formula "richiesta/offerta". Un bravo gallerista, un professionista che sa come muoversi e vendere, e che ovviamente conosce il mercato, avrà un'idea molto precisa circa la cifra da chiedere, e giustamente te la imporrà lui. La percentuale parte da un minimo del 40% per arrivare (con alcune gallerie di alto rango) al 75%. Questo potrebbe sembrare eccessivo; in realtà è un qualcosa che gioca a favore delle tue quotazioni, che un bravo gallerista sarà benissimo in grado di gonfiare come ritiene più opportuno. Inoltre la richiesta di una percentuale alta sul totale della vendita è garanzia che il gallerista si impegnerà il più possibile per piazzare le tue opere. Conseguentemente le tue quotazioni si alzeranno (grazie soprattutto al suo lavoro). Le gallerie che operano in questo modo sono parecchie, e similmente fanno anche molti mercanti (compreso il mio, che prende il 60%-70% sulle vendite). E' assolutamente normale, in un contesto del genere, che ti venga imposto un contratto di esclusiva (di solito 5 anni, rinnovabile, che sei libero di non accettare, ovviamente con la diretta conseguenza di essere mandato a spigolare). Tale contratto garantisce il gallerista - o il procuratore artistico - sul fatto che non dovrai vendere nulla della tua produzione (o di parte della tua produzione precedentemente convenuta, ad esempio i soli dipinti ad olio). Infatti, se tu vendessi direttamente, si avrebbero due problemi:
- il gallerista, dopo aver lavorato per alzare le tue quotazioni, non ottiene il suo giusto guadagno;
- il gallerista rischia di essere sbugiardato se tu, per un qualche motivo, vendi a prezzi inferiori a quelli della galleria. Questo chiaramente danneggia anche te.

Altri galleristi fissano un prezzo da pagare a te e vendono per conto proprio: in questo caso, a differenza di quello precedente, non si tratta più di un conto vendita ma di vendere direttamente alla galleria. Questa tipologia di vendita è poco diffusa, anche perché poco conveniente per l'artista, che magari dopo qualche anno, quando le quotazioni iniziano ad alzarsi, continua a vendere al gallerista per quattro soldi.

Infine: nei giri che farai dovrai portare con te:
- vari cd da lasciare ai galleristi, con le foto delle tue opere in alta risoluzione (mi raccomando la qualità, le foto di scarsa qualità vengono automaticamente cestinate);
- stampe cartacee delle foto relative alle tue opere in formato A4 circa, quindi una misura né troppo grande né troppo piccola (alcuni galleristi odiano i supporti digitali e preferiscono le tradizionali stampe su carta);
- biglietti da visita decenti con tutti i contatti web che ritieni opportuno segnalare;
- se porti anche delle brochure non sarebbe male...

mercoledì 30 gennaio 2008

"Il buon confessore"

"Il buon confessore" (l'autore del sito è nato a Buenos Aires l'11-1-1953)

Il diavolo confessore

Non so quale tormento ha sconvolto i cattolici argentini nell’ascoltare il racconto dei sopravvissuti alle squadre della morte dei generali P2. Nella tribuna dell’imputato era seduto il cappellano militare Christian Von Wernich e le Tv e i fotografi che cercavano di cogliere nel volto un’ombra di imbarazzo (se non di pentimento) trovavano occhi di ghiaccio, labbra piegate nel sarcasmo quando, chi uscito vivo dalle prigioni clandestine, spiegava quale inferno aveva attraversato. L’ho visto e rivisto in Tv per evitare il luogo comune del colpevole indifferente, ma Von Wernich resisteva nel rappresentarsi come luogo comune senza speranza.
Ha confessato i prigionieri che non si erano arresi alla tortura non avendo segreti da raccontare, invitandolo a collaborare perché l’Altissimo lo pretendeva. Chi confidava la verità nascosta - abbandono di ogni credente al confessore - era lontano dal sospetto di un confessore spia dei torturatori.
L’accusa ha inchiodato all’ergastolo Von Wernich: 7 omicidi, 32 casi di tortura ripetuta dopo le notizie raccolte nel confessionale e 42 amici spariti nel nulla. Nove anni fa il capitano Scilingo, primo repressore ad aver confidato a Horacio Verbitsky (autore de Il volo, editore Feltrinelli) come funzionava la repressione, racconta delle parole di consolazione con le quali Von Wermich ed altri cappellani militari accompagnavano i condannati a morte verso l’aereo che li avrebbe dispersi in mare: la volontà del Signore lo pretendeva, segno dell’ amore col quale proteggeva la patria. «Rassegnati, Dio lo sa». Nell’interpretazione di questi sacerdoti, la rassegnazione disinfettava dagli insetti maligni la nuova società che il delirio dei militari stava disegnando. Ma non erano insetti e non erano maligni: solo ragazzi che non sopportavano l’oppressione armata. Ecco perché 30 anni dopo memoria e perdono restano i problemi irrisolti della Chiesa nel continente più cattolico del mondo. Von Wermich non è diventato improvvisamente colpevole otto giorni fa. Subito dopo la sentenza del tribunale, la Chiesa annuncia procedure per decidere il destino di un prete del quale si conoscono i delitti da tempo immemorabile. Negli ultimi mesi ogni vescovo ha incontrato ogni giorno su ogni giornale e ogni Tv i racconti dei testimoni e i documenti che provano l’orrore. Non a caso il comunicato della Commissione Episcopale appare cinque minuti dopo l’annuncio dell’ergastolo. Perché cinque minuti dopo e non cinque anni o cinque mesi fa come i credenti pretendevano? Poche righe che deludono: «Il vangelo di Cristo impone a noi discepoli una condotta rispettosa verso i fratelli. Un sacerdote cattolico, per azioni e omissioni, si è allontanato dall’esigenze della missione che gli era stata affidata. Chiediamo perdono con pentimento sincero mentre pregiamo Dio nostro Signore di illuminarci per poter compiere la missione di unità e di servizio».
Non una parola di pena per le vittime. La deviazione di Von Wermich rimpicciolisce nella deviazione personale ed il silenzio della comunità ecclesiale è il peccato inspiegabile che ha riunito tanti vescovi e tanti sacerdoti, alcuni di loro prossimi al processo. E dopo la sentenza se ne aggiungono altri. Il vescovo vicario della diocesi di san Miguel, Federico Gogala, visitava giovani donne che stavano per partorire. Nude e incappucciate per non riconoscerlo. Se ne andava col bambino appena nato mentre la madre veniva assassinata. Una suora e un’infermiera stanno testimoniando. E testimoniano le nonne di piazza di Maggio con la prova di una nipote ritrovata: era stata data in adozione dal Movimento Familiare Cristiano vicino al vescovo ausiliare Gocala. Comprensibile l’imbarazzo e il dolore eppure nessuna spiegazione su «omissioni ed azioni» che tormentano il clero argentino, ma anche sacerdoti e cattolici di tutte le americhe latine. Non hanno saputo affrontare il passato prossimo con la chiarezza compagna di viaggio della loro missione. Per il diritto canonico la decisione sul futuro sacerdotale dell’ex cappellano militare è competenza del vescovo della diocesi, monsignor Martin Elizaide, 67 anni, profilo incolore nella gerarchia argentina. Facile pensare che il verdetto risentirà degli umori della conferenza episcopale. La procedura sarà lunga, Martin Elizaide non ha indicato quanto durerà. A Von Wermich è consentito ricorrere al tribunale vaticano se gli sarà proibito per sempre di esercitare la funzione ministeriale. Passato lo choc per la condanna che ritiene falsata da falsi testimoni, Von Wermich riprenderà a confessare, celebrare messa come ogni parroco in pace con Dio; potrà distribuire la comunione ad altri torturatori chiusi nella stessa prigione fino a quando la decisione del vescovo non lo impedirà. Ma glielo proibirà per sempre o «la contrizione palese per il male commesso» potrà risorgerlo a nuova vita restituendogli messa, comunione e confessione? Su Ernesto Cardenal e Manuel D’Escoto, ministri nel governo sandinista, papa Wojtyla aveva alzato l’indice del rimprovero. Hanno perso la messa per sempre. L’altro fratello, Ferdinando Cardenal, fratello di Ernesto e gesuita, a 70 anni ha riaffrontato il noviziato con l’umiltà di un seminarista adolescente. Ed è tornato a celebrare dopo anni di punizione... I delitti di Von Vernich oscurati da silenzio e complicità aprono un capitolo finora esplorato con imbarazzo: il rapporto tra cappellani militari e dittature, dall’America Centrale a Brasile, Cile, Argentina. Con quale spiritualità si sono rivolti a Dio gomito a gomito con le squadre della morte? Fedeli alla loro coscienza o ligi all’obbedienza dovuta che incatena ogni militare? Fino al processo Von Wernich, ai cappellani militari di Argentina e Cile non era successo niente. Si sapeva e si sa delle ambiguità a volte degenerate in collaborazione al delitto. Sembra impossibile che i vescovi cappellani militari e i vescovi amici dei vescovi militari non abbiano saputo niente.Possibile che i nunzi apostolici, ambasciatori del Papa, non si siano rivolti a Roma supplicando di intervenire? Forse i doveri diplomatici e l’amicizia personale con gli strateghi della repressione hanno annacquato nell’ipocrisia quel dovere che impone la fede e l’esempio del pastore. Vent’anni dopo, 1996, i vescovi argentini finalmente si fanno vivi con un’autocritica superficiale. Nel 2000 chiedono per la prima volta perdono. In Cile il silenzio continua. Nella cattedrale castrense di Santiago, alla messa della domenica vecchi e nuovi militari si accostano all’altare con la devozione di Pinochet.
La storia dei rapporti chiesa-stato ha conosciuto in Argentina momenti che imbarazzano la rilettura. Subito dopo il colpo di stato 1976, il cardinale di Buenos Aires Carlo Aramburu invita i fedeli a collaborare col governo dei generali «i cui membri appaiono assai bene ispirati». Gran parte dei vescovi e il nunzio apostolico Pio Laghi (oggi cardinale) assistono alla cerimonia di insediamento del generale Videla. Laghi è l’unico diplomatico straniero presente. Perché? Tre mesi dopo benedice a Tucuman le truppe impegnate nella repressione: «L’autodifesa contro chi vorrebbe far prevalere idee estranee alla nazione... impone misure determinate. In queste circostanze si potrà rispettare il diritto fin dove si potrà». Anche il cardinale Benelli, sostituto segretario di stato vaticano, si dichiara «soddisfatto per l’orientamento assunto dal nuovo governo argentino nella sua vocazione cristiana e occidentale». Paolo VI era stanco e malato. Lo si informa in qualche modo nascondendo quasi tutto. Anche Giovanni Paolo II viene a sapere della tragedia argentina dalle madri di piazza di Maggio. La Chiesa di Buenos Aires imponeva il silenzio ma le madri alle quali avevano rubato i ragazzi vengono a Roma sperando di informare il papa. Per sopravvivere attorno al vaticano lavorano come perpetue o inservienti in collegi religiosi e parrocchie. Ed è così che è Wojtyla e non un vescovo argentino a pronunciar per primo la parola «desaparecido». Tardi, purtroppo: 30 mila morti. Ieri, come oggi, in Argentina e nel continente latino (Venezuela compreso) si delineano due Chiese lontane tra loro. Tanti preti e due vescovi fra le vittime. Romero e dodici religiosi in Salvador. Due vescovi e religiosi assassinati in Argentina. Il primo a morire don Carlos Mugica, fondatore del movimento dei sacerdoti terzomondismi. Poi padre Josè Tedeschi, poi l’intera comunità dei Pallottini: tre preti, due seminaristi. Il vescovo Enrique Angeletti viene ucciso al ritorno da un convegno in Ecuador organizzato dai teologi della liberazione; il vescovo Carlos Ponce muore a San Nicolas in un incidente stradale che la polizia definisce «immaginario».Due suore francesi violentate, torturate e uccise dal guardiamarina Astiz. Quando l’indulto del presidente Menem impedisce libera gli assassini in diretta Tv l’ambasciatore francese anziché complimentarsi con Astiz, nuovo capitano di vascello dalla divisa immacolata, scandisce un giudizio che gela la cerimonia: «Non sapevo che per far carriera nella marina argentina servissero eccellenti qualità criminali». E a Parigi il cardinale Marty rifiuta di celebrare messa nell’ambasciata di Buenos Aires.
Due vescovi argentini - Karlic e Novak - precedono il mea culpa ufficiale invocando perdono per il male che la chiesa «non ha impedito, sopportato e in qualche caso aiutato». Ma il vescovo Laguna, portavoce della confederazione episcopale, se ne era lamentato: possono parlare a titolo personale, non a nome della chiesa. Il regime cade ma certe solidarietà non svaniscono. 24 settembre 1991: il nunzio apostolico Ubaldo Calabresi organizza un ricevimento per festeggiare il dodicesimo anniversario dell’investitura di Giovanni Paolo II. Fra gli invitati i generali Videla, Viola e l’ammiraglio Massera mandanti dell’uccisione di migliaia persone, riconosciuti colpevoli in tribunale ma perdonati e rimessi in libertà dall’indulto.
La Chiesa continua a tacere. L’altra Chiesa argentina guarda al futuro in modo diverso. Dopo la condanna di Von Wernich la Commissione Giustizia e Pace assistita dal vescovo Jorge Casaretto (71 anni, origini genovesi) si preoccupa del dolore dei familiari ed esprime pietà per le vittime invitando la giustizia a scoprire quali complicità e quanti tradimenti siano allo radice di una tragedia impossibile da nascondere. Casaretto ha guidato la Caritas negli anni del disastro economico: metà Argentina non sapeva cosa mangiare. Ha aperto mense popolari, bussato alle porte che contano per raccogliere risorse. Ma Von Wernich appartiene all’altra Chiesa. L’ergastolo illumina lo scandalo dei sacerdoti che hanno trasformato la confessione in gadget della tortura. «Era difficile», sospirava il vescovo Laguna nella sua stanzetta di Morelos, qualche anno fa, «restare fedeli alla promessa e sopravvivere nella paura». Difficile, ma non impossibile.

Maurizio Chierici
da l'Unità